Le grammatiche della geografia
Capitolo 1. Luogo e territorio
Territorializzazione
La geografia umana indaga e rappresenta le manifestazioni prodotte dalla presenza degli uomini sulla superficie terrestre. Diverse sono le teorie emerse dagli studi geografici e tra esse ricordiamo: il determinismo ambientale, il possibilismo, la natura territorializzata. La teoria del determinismo ambientale (natura condizionante) afferma che la natura genera una serie di influenze che determinano le forme con cui gli umani si insediano sul territorio (le manifestazioni non sono frutto della libera scelta dell’uomo). La teoria del possibilismo afferma che la natura offre all’uomo delle possibilità tra le quali egli può scegliere; la scelta dipende dalla cultura delle comunità umane.
La territorializzazione è intesa in termini di interventi umani sulla superficie terrestre. Essa si sviluppa attraverso una sequenza di tre forme di controllo: controllo intellettuale, controllo materiale, controllo strutturale. Il controllo intellettuale consiste nell’attribuire un nome al luogo che, di conseguenza, non è più una realtà esterna al soggetto. Il controllo materiale consiste nell’abitare la terra e nello sfruttarne le risorse. Il controllo strutturale consiste nel suddividere il territorio in porzioni, ognuna delle quali sfrutta la superficie e le risorse a modo proprio.
La prospettiva della struttura
Le due prospettive con cui rapportarsi al territorio e alla territorializzazione divergono tra loro. La prospettiva che ha esercitato la maggiore influenza poggia su due assunti fondamentali: la superficie terrestre è costituita da elementi legati tra loro da relazioni; gli elementi si comportano in parte come causa ed in parte come effetto. La struttura territoriale appare come uno spazio omogeneo all’interno (valori, etnie, coltivazioni) e differenziata nei confronti dello spazio esterno. Ogni struttura territoriale si differenzia per le funzioni che produce. Le funzioni sono i prodotti e i risultati che nascono dal modo in cui la struttura si organizza (ad es. beni alimentari, posti di lavoro). La territorializzazione è disegnata come la creazione di strutture che si dirigono verso determinati obiettivi.
La grammatica razionalista
La grammatica razionalista possiede un proprio apparato di sostantivi, costituito da parole chiave e apparati verbali. Il geografo razionalista si serve del concetto di territorio o, ancora meglio, di spazio geografico e lavora per trovare le omogeneità tra uno spazio ed un altro (cerca, cioè, le porzioni della superficie terrestre che posseggono le stesse caratteristiche) essendo consapevole che possedere la stessa natura equivale a possedere la stessa struttura. Questo lavoro permette, ad esempio, di definire regioni “mediterranee” tutti quegli spazi che possiedono un clima mite e in cui si svolgono particolari attività quali il turismo, l’agricoltura specializzata, traffico di navi mercantili.
Col tempo allo spazio ontologico si è affiancato lo spazio cibernetico attraverso cui il geografo può creare realtà virtuali. La grammatica razionalista ha adottato un archetipo che consiste nel presentare il territorio come un campo di forza in cui un magnete governa l’intorno (un fulcro territoriale esercita influenza sul territorio circostante).
La prospettiva dell’esistenza
Le prospettive razionalistiche non tengono conto del soggetto. È con la prospettiva dell’esistenza che i geografi iniziano a tener conto delle condizioni esistenziali del soggetto in rapporto al territorio. Il territorio è considerato solo se entra nella prospettiva esistenziale del soggetto. Il principio del primato del soggetto è concepito in due modi: il primo modo consiste nel ritenere che lo spazio geografico esista di per sé ma sia rilevante per la rappresentazione geografica solo quando entra nella sfera esistenziale di un soggetto; il secondo modo si basa sull’idea che il mondo esterno non esista di per sé.
Il legame tra spazio e soggetto è costituito dalla ragione: nel momento in cui il soggetto entra in contatto con lo spazio ne produce una rappresentazione. Secondo la grammatica umanistica, invece, il luogo si sostituisce allo spazio e diventa fonte di emozioni nel soggetto. Le emozioni sono la fonte della rappresentazione. La rappresentazione si manifesta attraverso una simbolizzazione, intesa come attribuzione di simboli (metafore degli oggetti). Anche la grammatica razionalista fa uso di simboli ma, a differenza della grammatica umanistica i cui simboli sono finalizzati alla comprensione dell’oggetto (prendere insieme-inglobare il soggetto nella sfera esistenziale), i simboli razionalisti sono semplicemente esplicativi.
La grammatica umanistica
Il primato del luogo è un elemento cardine della rappresentazione. Il luogo non è, però, inteso come realtà pura e tangibile ma come fonte di impatti emotivi. La geografia diventa, quindi, rappresentazione di una realtà duale costituita dall’unione del luogo e del sentimento umano (topofilia). Un altro concetto di luogo connesso all’impostazione umanistica è l’eterotopia: si tratta di luoghi inseriti nello spazio come corpi estranei perché differiscono da esso per alcune caratteristiche e per il tipo di condotta sociale (caserme, luoghi religiosi).
Un altro apporto alle indagini dei luoghi in chiave umanistica è dato dai non-luoghi, frutto della differenziazione dei simboli cui sono soggetti spazi e luoghi per effetto di tre forme di eccesso: di spazio (si aprono spazi nuovi come gli aeroporti), di tempo (vita sociale accelerata), di ego. A queste tre categorie concettuali si aggiungono gli iperluoghi, frutto dell’immaginazione.
Grammatiche a confronto
Passando da una grammatica all’altra che cosa cambia nel costruire conoscenza geografica? Si può pensare ad una coesistenza di due grammatiche? Per rispondere alla prima questione è utile tenere in considerazione il triangolo dell’episteme territoriale. Al vertice in basso a destra vi troviamo l’oggetto, cioè la realtà territoriale, che assume la funzione di referente. Al vertice in basso a sinistra troviamo il segno, rappresentazione dell’oggetto (ad es. una planimetria è la rappresentazione della città). Al vertice in alto troviamo il significato. Il segno fa da tramite tra referente e significato.
I segni sono innumerevoli ma possiamo distinguerli in:
- Indici (tutti i segni che hanno una connessione fisica con l’oggetto- hanno un solo significato);
- Icone (segni che rimandano all’oggetto in virtù della somiglianza con esso);
- Simboli (sono segni arbitrari che dipendono dalla cultura).
Veniamo ora alle differenze di prospettive tra le due grammatiche. Per la grammatica razionalista il referente della rappresentazione è inteso come una struttura che interagisce con l’ambiente esterno tramite relazioni casuali. Per la grammatica umanistica, invece, è una sorgente di emozioni. La costruzione di metafore contraddistingue il cammino lungo il quale si procede dall’oggetto al segno. Per la grammatica razionalista le metafore sono modelli che mostrano la casualità tra gli elementi dell’oggetto e tra quest’ultimo e l’ambiente. Per la grammatica umanistica sono connotazioni simboliche che la cultura attribuisce agli oggetti.
I segni della grammatica razionalista sono arbitrari e hanno poche relazioni con la natura dell’oggetto mentre i segni della grammatica umanistica riflettono condizioni emotive e sono variabili in rapporto alla cultura. Infine, il significato, nella rappresentazione su base razionalistica, rappresenta l’approdo finale e consiste nella spiegazione dell’oggetto, ne mostra la natura profonda. Nel caso della rappresentazione su base umanistica, invece, il significato è esplicativo del senso che un oggetto acquisisce entrando a contatto con la sfera esistenziale del soggetto che lo percepisce.
Capitolo 2. Semiotica geo-geografica
Opzioni nella rappresentazione
La rappresentazione cartografica è il complesso di segni attraverso i quali rappresentiamo i termini in cui la superficie terrestre è coinvolta in strategie e in azioni, e inquadrata in visioni e immaginazioni. La carta geografica e i grafici sono segni che si configurano come metafore della realtà.
Cartografia moderna: segni e tecnostrutture
La cartografia moderna fu preannunciata da Mercatore nel 1569. Egli suppose che il globo terrestre fosse cinto da un cilindro tangente l’equatore e che la superficie fosse proiettata sulle pareti del cilindro. L’obiettivo di Mercatore era quello di costruire una carta seguendo criteri matematici. Il suo modello venne tenuto in considerazione fino agli anni Settanta del Novecento quando la cartografia si evolse per l’avvento del computer (digital mapping). Nella cartografia automatica ogni punto è caratterizzato da due coordinate, latitudine e longitudine, che vengono memorizzate per costruire carte e modificarle (ingrandirle, ridurle, aggiornarle). Negli anni Ottanta questo metodo è diventato fondamentale per la realizzazione dei GIF (Sistemi geografici informativi).
Esibizione e comunicazione
Per renderci conto di come cambia la funzione della rappresentazione cartografica passando dalla grammatica razionalista a quella umanistica possiamo mettere a confronto tre tipologie di carte. La prima carta risale al 1544 ed è dovuta a S. Munster. Si tratta di una carta priva di rigore (le regioni del sud sono raffigurate in alto) e piena di imprecisioni a livello orografico, idrografico e urbanistico. La forza comunicativa è notevole, ci aiuta a percepire cosa si incontra percorrendo ogni centro. La seconda carta è tratta da uno dei tanti atlanti in uso. Essa ci fornisce un’ottima conoscenza del territorio ma è un tipo di carta realizzato per esibire e non per suscitare emozioni. Svolge, quindi, una funzione fredda. La terza carta rappresenta la parte di Roma in cui si trovano le sette chiese dei pellegrinaggi. Qui, invece, all’itinerario fisico è associato un itinerario discorsivo che prende le mosse dalla centralità del cattolicesimo fino a Santa Croce in Gerusalemme che, essendo ritenuta sorta nel palazzo della madre dell’imperatore Costantino, indica l’unione tra potere temporale e spirituale.
Proiezioni e punti di vista: galassie discorsive
La rappresentazione con intento informativo-razionalista-esibisce come lo sviluppo economico e il progresso si riflettano sul territorio in termini di territorializzazione sempre più avanzata. La rappresentazione con intento comunicativo-umanistica riguarda la sfera culturale e intellettuale. A qualunque grammatica faccia riferimento, la carta geografica non è un prodotto neutrale ma possiede un forte potere persuasivo che può essere impiegato per fornire spiegazioni o provocare comprensione. Gli strumenti per far accettare visioni del mondo sono costituiti dal tipo di proiezione e dalla collocazione del centro di proiezione. Gli elementi vengono uniti tra loro a seconda dell’uso che si vuole fare della carta. Se, ad esempio, si volesse dimostrare un fatto avvenuto sull’intera superficie terrestre bisognerebbe ragionare interrogandosi su quale rappresentazione fornisca la visione più vicina alla configurazione reale.
Se l’argomento fosse affrontato dalla prospettiva semiotica dovremmo chiederci quale rappresentazione renda la carta più persuasiva in rapporto al significato da comunicare. Per renderci conto del potenziale semiotico che la carta geografica possiede in rapporto a prossimità e coerenza, possiamo mettere a confronto tre mappamondi. Il primo è realizzato con la proiezione di Mercatore: il punto di proiezione è posto in maniera tale da far apparire l’Africa al centro. La posizione centrale dell’oceano Pacifico indica che esso sta assumendo una funzione centrale nell’economia mondiale. Il secondo mappamondo è una proiezione di Peters che restituisce le reali proporzioni ai continenti. Essa vuole rappresentare le dimensioni geografiche del mondo in via di sviluppo con una corrispondenza precisa tra dimensioni reali e cartacee. Il terzo mappamondo è frutto di una proiezione polare e, rappresentando i collegamenti a lunga distanza, narra la configurazione delle comunicazioni internazionali.
Simbologia e iconologia: tra due grammatiche
La maggior parte dei segni che troviamo nelle carte geografiche riguardano realtà tangibili della superficie terrestre. Un’altra parte, invece, riguarda realtà non tangibili e non oggettivamente determinabili. Nella produzione cartografica viene prediletto il primo patrimonio di segni perché la grammatica razionalistica si preoccupa di trasferire su carta ciò che è oggettivamente trasferibile. Una carta si configura come una rappresentazione ridotta e simbolica della superficie terrestre o di una sua porzione. Nella rappresentazione cartografica non sono coinvolti gli indici (che hanno una connessione fisica con l’oggetto) ma lo sono i simboli e le icone. Anche se in molti casi è dubbio se si tratti di simboli o icone, in linea di massima i caratteri distintivi tra le due tipologie di segni sono chiari.
Ad esempio, se volessimo rappresentare i grattacieli in modo da conoscere quali porzioni dello spazio urbano si sviluppano verticalmente, potremmo usare una figura geometrica che, in questo caso, sarebbe un simbolo. Se, invece, volessimo indicare la posizione dei grattacieli disegnando un edificio alto, faremmo uso di un’icona. I simboli, da una carta all’altra, possono assumere significati differenti ma nella stessa carta il significato non varia. Al contrario l’icona ricorda la forma dell’oggetto quindi non varia da carta a carta. La carta geografica su base razionalista predilige i simboli perché la sua funzione è quella di esibire; la carta geografica su base umanistica predilige l’icona perché la sua funzione è quella di comunicare.
Tuttavia, se osserviamo la simbologia di determinate carte geografiche possiamo notare come esse includano sia simboli che icone che possono essere raggruppati in tre categorie:
- Localizzazione e distribuzione (per la rappresentazione razionalista i segni indicano dove si trova l’oggetto e come è diffuso nel territorio considerato- figure geometriche; per la rappresentazione umanistica i segni indicano quale sia l’interesse che riveste per l’esistenza del soggetto- icone/finestre emozionali);
- Estensione (per la grammatica razionalistica i simboli indicano la porzione sulla quale è presente l’oggetto e come varia la distribuzione da una superficie all’altra; per la grammatica umanistica indicano quali conseguenze sulle condizioni di vita provoca la presenza dell’oggetto);
- Movimento (per la rappresentazione razionalista i segni indicano in quale direzione avviene il movimento e con quale flusso- simboli vettoriali; non ha rilevanza in chiave umanistica).
Diagrammi, segni razionalisti
Il grafico rientra nella grammatica razionalista perché si basa sulla misura di fatti e fenomeni e su quella delle relazioni tra elementi. La sua rilevanza è data dal fatto che arricchisce il contenuto informativo di una carta geografica. Nella sua forma più essenziale, il grafico pone in relazione il comportamento di due variabili: tempo- territorializzazione; spazio- territorializzazione; o due fatti che riguardano entrambi fenomeni di territorializzazione. Esistono, poi, i diagrammi areali che vengono utilizzati per indicare l’estensione che determinati fatti di territorializzazione assumono sulla superficie terrestre.
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