Le grammatiche della geografia di Adalberto Vallega
Capitolo I: Luoghi e territorio
Fin dal momento in cui, alla fine dell'800, Ratzel disegnò la configurazione della geografia umana, questa si insediò nell'arena della scienza moderna. Questo campo della geografia si è subito distinto da altre discipline che si occupano dell'uomo come animale sociale, perché non indaga l'essenza del rapporto uomo-natura, ma piuttosto le manifestazioni territoriali cui il rapporto dà luogo.
Sono emerse in particolare tre teorie:
- Natura condizionante e il determinismo ambientale: È la prima configurazione teorica, sorta nelle atmosfere del positivismo, maturate nell'Ottocento e condivise a lungo nel Novecento. È consistita nell'ipotizzare che la natura indirizzi alle attività umane delle influenze che determinano le forme con cui le comunità umane si insediano sul territorio e ne sfruttano le risorse. Questa concezione appare piuttosto semplicistica ma la sua influenza è durata a lungo ed è tutt'ora avvertita in molti ambienti geografici.
- Cultura e natura interagenti, possibilismo: Delineato agli inizi del 900 da Vidal de la Blache. Questo disegno parte dal postulato che le manifestazioni territoriali dell'interazione uomo-natura siano il frutto di una reciproca influenza; il comportamento umano influisce sulla natura, la quale reagisce nei riguardi di questi impulsi, e allo stesso modo la natura indirizza i propri impulsi alle comunità umane, le quali a loro volta reagiscono.
- La natura territorializzata: Più recentemente, dagli anni '70, è venuto alla ribalta un terzo disegno, che non concentra l'attenzione sui modi con cui le relazioni tra comunità umane e natura sono configurate, ma piuttosto sui modi con cui sorgono e si evolvono. Questa prospettiva è stata coltivata dalla teoria della territorializzazione sulla quale ha discusso a lungo Raffestin e ha sviluppato approfondimenti teorici e verifiche empiriche Turco. La territorializzazione è intesa in termini di presenza umana e di intervento sulla superficie terrestre e delle conseguenti trasformazioni della natura.
Per il semplice fatto di essere presente, la specie umana ha dato luogo alla territorializzazione di parti sempre più estese della superficie terrestre. Se adottiamo il concetto di ecumene, con cui i geografi denotano la parte del pianeta investita da territorializzazione, possiamo constatare come la storia umana sia stata caratterizzata da un'espansione dell'ecumene e come dalla metà dell'800 l'espansione abbia subito un'accelerazione senza riscontro, investendo l'intera superficie terrestre e lo spazio gravitazionale della terra.
Secondo Turco, la territorializzazione si sviluppa attraverso una sequenza di tre forme di controllo:
- Controllo intellettuale: L'incontro tra le comunità umane e la superficie terrestre avviene quando le prime identificano i luoghi che possono rientrare nelle loro dimensioni esistenziali e così facendo attribuiscono senso e valore alla superficie terrestre. La forma primaria di controllo è dunque costituita dalla denominazione dei luoghi. Attribuire il nome a un luogo fa sì che il luogo cessi di essere una realtà esterna al soggetto e divenga parte della sua sfera intellettuale e spirituale.
- Controllo materiale: Si manifesta nell'abitare la Terra e nello sfruttarne le risorse, dando così vita a processi in cui l'uomo plasma la terra non più solo con la forza del suo pensiero ma anche con l'abilità della sua mano. Alla simbolizzazione mediante la quale si sviluppa il controllo intellettuale, segue dunque la reificazione, cioè la trasformazione della realtà materiale.
- Controllo strutturale: L'intervento materiale conduce a organizzare il territorio generando così la terza forma di controllo. Su questo livello il controllo si esercita attraverso la suddivisione del territorio in porzioni, ognuna delle quali possiede un proprio profilo funzionale, nel senso che è caratterizzata da determinate forme di uso della superficie terrestre e delle sue risorse e nello stesso tempo è soggetta a un determinato regime normativo e all'autorità di determinati soggetti decisionali.
Concludendo, la territorializzazione appare come una sequenza in cui emergono dapprima manifestazioni pertinenti la sfera intellettuale e spirituale e infine manifestazioni che riguardano la sfera dell'organizzazione e che si traducono in strutturazione.
Prospettive divergenti nella territorializzazione
Le due prospettive con cui rapportarsi al territorio e alla territorializzazione divergono perché propongono di costruire la conoscenza della superficie terrestre in due modi non soltanto diversi ma anche radicalmente conflittuali. La prospettiva che ha esercitato un'influenza più intensa nel tempo poggia su due basi ampiamente condivise dalla comunità scientifica. La prima base consiste nella visione strutturalista della realtà territoriale, in base alla quale la superficie terrestre è costituita da elementi fisici e umani legati fra loro da relazioni. La seconda base consiste nell'interpretare le relazioni in termini causalisti, essendo cioè che gli elementi da cui le strutture sono costituite si comportino in parte come causa e in parte come effetto.
Dal momento in cui la geografia umana ha acquisito un proprio statuto epistemologico si sono succeduti i vari indirizzi attraverso i quali questa prospettiva ha avuto modo di manifestarsi estesamente. Se si condivide l'idea di struttura come concetto guida per conoscere e rappresentare la territorializzazione, si è indotti a considerare la superficie terrestre come un mosaico di strutture in cui gli elementi sono legati tra loro. La struttura territoriale appare quindi come uno spazio abbastanza omogeneo al proprio interno e differenziato nei confronti dello spazio esterno. Ogni struttura territoriale si identifica per le funzioni che esprime. Le funzioni di un'area agricola consistono nel produrre beni alimentari, quelle di un'area industriale consistono nel creare posti di lavoro e nel produrre semilavorati e via dicendo. Le due idee, struttura e funzione, sono quindi intimamente associate.
Quando consideriamo la struttura territoriale siamo indotti a tenere conto delle relazioni che essa intrattiene con l'ambiente esterno. Ad esempio, una struttura territoriale con funzioni industriali si evolverà anche e soprattutto in base alle relazioni con il mercato, che è costituito da elementi che stanno all'esterno della struttura. La territorializzazione è dunque disegnata come la creazione di strutture che attraverso fasi di adattamento e di trasformazione si dirigono verso determinati obiettivi.
Il successo dell'idea di struttura è dipeso dal fatto che le relazioni tra gli elementi del territorio sono state configurate in termini di relazioni causali. Il successo della visione causalista in geografia e in generale nelle scienze del territorio, è stato provocato essenzialmente da due circostanze. In primo luogo è un concetto semplice e dunque, seconda conseguenza, può esprimersi con successo se fondata su una spiegazione razionale. La lettura del territorio insieme con la rappresentazione che ne consegue sono il prodotto di un impianto logico che potremmo assimilare a una grammatica della geografia. La grammatica razionalista costituisce la prima manifestazione del mestiere del geografo.
Essendo basate su una grammatica razionalista, le rappresentazioni danno luogo a un discorso privo di ambiguità nel senso che ogni segno conduce a un significato certo e inequivocabile. La grammatica razionalista si è imposta perché è stata capace di rappresentare il territorio in modo coerente con le grandi connotazioni ideologiche della società moderna. Esiste dunque un legame tra la rappresentazione della realtà e l'ideologia del progresso: conoscere secondo ragione produce progresso, il progresso legittima la produzione di conoscenza secondo ragione, ne consegue che l'uso della grammatica razionalista contribuisce a produrre progresso.
Negli anni '70, con l'emergere della questione ambientale, lo sviluppo è stato inteso come produzione di ricchezza e occupazione nel rispetto dell'ambiente. All'alba degli anni '90 la concezione dello sviluppo è stata sostituita da quella dello sviluppo sostenibile inteso come integrità ecologica, efficienza economica ed equità sociale.
Grammatica razionalista della geografia
La grammatica razionalista della geografia possiede un proprio apparato di sostantivi. Il geografo che si rifà al razionalismo parla di territorio e più frequentemente di spazio mentre è raro che parli di luogo. Una porzione più o meno vasta della superficie terrestre, qual è lo spazio geografico, si presta molto meglio ad applicare l'idea di struttura di quanto lo possa essere una realtà puntuale qual è il luogo.
Concentrata l'attenzione sullo spazio, il geografo può dedicarsi a identificare strutture che posseggono gli stessi elementi e presentino reti simili di relazioni e così facendo va alla scoperta e alla rappresentazione della omogeneità territoriale, cioè di porzioni della superficie terrestre che hanno la stessa natura, essendo consapevole che avere la stessa natura equivale ad avere la stessa struttura. Se siamo in grado di conoscere il territorio secondo il principio di omogeneità strutturale, possiamo anche progettare spazi omogenei con la presunzione che essi vadano incontro al modo naturale di territorializzare la superficie terrestre.
Fino ai tardi anni '70, nell'ambito della grammatica razionalista lo spazio è stato inteso in senso ontologico, vale a dire come una realtà tangibile. La rappresentazione funzionale a questo modo di intendere lo spazio è stata la cartografia convenzionale, vale a dire la produzione di carte geografiche in assenza di strumentazione informatica. Più tardi, allo spazio ontologico, costituito dalla superficie terrestre, si è affiancato uno spazio parallelo, quello virtuale creato con il computer e con internet. Lo spazio virtuale consente al geografo estese elaborazioni e ampi giochi di simulazione. Le tecniche esaltano le capacità creative del soggetto poiché egli è posto in condizione di rappresentare praticamente qualunque cosa che egli voglia disegnare e progettare.
Possiamo concludere sostenendo che la grammatica razionalista attribuisce il primato allo spazio geografico rispetto al luogo e che di spazio geografico sono presi in considerazione due versioni, lo spazio tangibile e lo spazio virtuale. Grazie soprattutto alle teorie emerse negli anni '50 e '60, la grammatica razionalista ha adottato un archetipo forte che consiste nel presentare il territorio come un campo di forza in cui un magnete governa l'intorno. In questa visione il magnete è la metafora di un fulcro territoriale che esercita influenza sul territorio circostante. La città e la sua area di gravitazione costituiscono un esempio: la città è il magnete mentre l’area di gravitazione è la superficie dove l’aria del magnete si sviluppa orientando ogni oggetto. Le varie strutture si dispongono su un assetto gerarchico in cui le città influenzano le altre dotate di funzioni meno elevate, al punto che l’intero territorio appare come una gerarchia di città.
La prospettiva umanistica
La prospettiva umanistica ha radici in geografi tedeschi dell'800 che hanno risentito dell'influenza del Romanticismo e dello spiritualismo. Nella seconda metà del 900 un impulso notevole è stato fornito da Lehmaun soprattutto per le sue impostazioni relative allo studio del paesaggio, nelle quali ha proposto vie non razionaliste d'indagine. In questo indirizzo possono non soltanto farsi rientrare i lavori di Andreotti, ma anche la cosiddetta geofilosofia che si propone appunto di considerare il territorio come un’arena che produce sollecitazioni sulla sfera spirituale dell’individuo e delle comunità umane. A questo apporto se ne è aggiunto un altro di cui si sono resi protagonisti Yi-fu Tuan e Buttimer.
All’impostazione orientata a rappresentare la territorializzazione come frutto di procedimenti razionali da parte del soggetto, essi hanno contrapposto impostazioni sensibili a tenere conto delle condizioni esistenziali del soggetto in rapporto al territorio. Da queste prese di posizione è derivato l’indirizzo umanistico in geografia umana. La prima connotazione mediante la quale la grammatica umanistica si contrappone a quella razionalista risiede nell’inversione della posizione dell'oggetto e del soggetto. Nella grammatica razionalista il soggetto non è considerato mentre nella grammatica umanistica il soggetto balza al primo piano, diventa il protagonista della rappresentazione del territorio e quest'ultimo è considerato soltanto se e in quanto entra nelle dimensioni esistenziali del soggetto.
Al primato dell’oggetto, connotato caratterizzante della grammatica razionalista, si sostituisce il primato del soggetto. Il principio del primato del soggetto è in realtà concepito in due modi. Il primo modo, che potremmo definire di impostazione morbida, consiste nel ritenere che lo spazio geografico, soprattutto i luoghi da cui è connotato, esistano di per sé, ma siano rilevati per la rappresentazione geografica soltanto se entrino nella sfera esistenziale del soggetto. Si potrebbe dire che i luoghi esistano di per sé ma sono oggetto di conoscenza soltanto se vivono nel soggetto. Il secondo modo, che potremmo definire di impostazione dura, si basa sul postulato che il mondo esterno non esiste di per sé ma soltanto nel soggetto, per cui i luoghi sono oggetto di rappresentazione soltanto in quanto fanno parte della sfera spirituale del soggetto.
Il geografo che procede secondo criteri umanistici parte dal soggetto e considera la superficie terrestre soltanto in rapporto al soggetto e così facendo si chiede come si dispongano i luoghi nella sua sfera esistenziale. La rappresentazione si esprime attraverso una simbolizzazione intesa come attribuzione di simboli a oggetti, luoghi e spazi, ognuno dei quali conduce a significati culturalmente rilevanti. I simboli costituiscono metafore degli oggetti nel senso che stanno al posto degli oggetti.
Anche la rappresentazione su base razionalista fa uso di simboli, ne sono manifestazione le carte geografiche degli atlanti, la differenza sta però nella natura del simbolo. Nell’ambito della grammatica razionalista il simbolo infatti costituisce un elemento di spiegazione dell’oggetto mentre nell’ambito della grammatica umanistica il simbolo non è finalizzato alla spiegazione ma piuttosto alla comprensione dell’oggetto.
Con la grammatica umanistica non è più il territorio o lo spazio geografico a costituire il referenziale attraverso cui è indagata la superficie terrestre, ma è piuttosto il luogo. Lo spazio non è del tutto escluso ma è relegato nel sottofondo come un concetto marginale. Il luogo può essere considerato come un sito di estensione variabile che però possiede un’unica connotazione simbolica, vale a dire rimanda a uno specifico significato.
Muovendo da questa base la grammatica umanistica non fa posto al luogo puro e semplice ma a luoghi in quanto fonte di impatti emotivi. Luoghi che Yi-fu Tuan ha chiamato topofilia, per denotare l’intima unione che scaturisce tra il luogo fisico e i sentimenti da cui è avvolto. In questa prospettiva la geografia non è più rappresentazione del luogo ma dell’unione del luogo e del sentimento umano. Oltre la topofilia troviamo il concetto di eterotopia che significa luogo altro, diverso, denota un luogo reale inserito nello spazio come un corpo estraneo dal quale differisce perché possiede un differente corredo di simboli. Le eterotopie sono presenti in tutte le culture, come le caserme e le scuole militari o gli spazi sacri delle comunità religiose.
Un altro apporto è costituito dal concetto di nonluogo proposto da Augé. I nonluoghi sono il risultato della differenziazione di simboli cui vanno soggetti spazi e luoghi urbani per effetto di tre forme di eccesso: eccesso di tempo, eccesso di spazio ed eccesso di ego. Un’altra categoria è quella del luogo iperreale, inteso come un luogo che si dispone al di sopra del luogo reale, che appartiene al dominio dell’immaginazione e al quale il soggetto perviene per...
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