La geografia del tempo
Saggio di geografia culturale Adalberto Vallega
Cap. I Luoghi e tempo quotidiano
All'aeroporto di Hong Kong, Vallega guarda il pannello che indica in quale momento della giornata ci si trovi nei principali luoghi del mondo (fusi orari). Quella rappresentazione del tempo conduce lungo due sentieri che attraversano differenti campi di significato. Il primo è il campo dei significati propri della visione razionalista del mondo, in cui il tempo è l'espressione del movimento delle cose: un movimento che si può rilevare, misurare e rappresentare in termini condivisibili da tutti, quindi in termini oggettivi. Il secondo è il campo dei significati culturali, nel quale il tempo ci fa riflettere sui luoghi e sul senso che essi hanno in rapporto alla nostra esistenza.
Immersi in una sala dell'aeroporto ci troviamo in una condizione di doppia sospensione. La prima è una sospensione nello spazio, mi trovo infatti in un luogo che, per rifarci a Augè, possiede una triplice indeterminatezza, un non-luogo. Prima di tutto è un luogo non identitario perché non riflette le eredità culturali e le visioni del mondo di nessuna comunità; poi è un luogo non relazionale perché gli oggetti di cui è composto non sono legati tra loro in modo da creare una sola condizione di vita, come invece avviene ad esempio in un'abitazione; infine è un luogo non storico perché è privo di radici culturali. La seconda è una sospensione nel tempo perché mi trovo in un momento non definito, compreso tra il tempo del luogo da cui sono partito e il tempo del luogo verso cui mi dirigo.
La giornata islamica inizia con il sorgere del sole e la preghiera. Mentre il sole percorrerà la volta celeste il fedele ripeterà le sue preghiere per 4 volte, in momenti fondamentali della giornata. Ciò comunica un tempo immerso nella trascendenza, un tempo non oggettivo, profondamente incastonato in condizioni esistenziali e ammantato di spiritualità, vissuto non in sé ma come una condizione propizia a produrre un contatto tra terreno e ultraterreno.
Al sorgere dell'alba le campane della cristianità annunciano il giorno ed invitano ad iniziarlo bene, in preghiera. Nel Medioevo il suono delle campane si diffondeva ogni 3 ore attorno a campagne immerse nel silenzio. In particolare l'ora dei Vespri che segnava anche la fine del lavoro quotidiano nei campi, variava molto da un monastero all'altro e nello stesso monastero variava in rapporto al Campanaro di turno. Nel corso dei secoli che hanno preceduto l'era moderna, il suono delle campane si indirizzava a gente che lavorava nei campi o nelle botteghe artigiane e che per la maggior parte era priva di propri strumenti di misura del tempo. Non soltanto era un richiamo alla preghiera ma scandiva anche l'alternanza dei tempi di lavoro e di riposo.
Negli spazi geografici dell'Islam e del Cattolicesimo sono dunque diffusi due tipi di segni architettonici, minareto e campanile, che mettono in relazione la vita sociale e spirituale con il percorso che il sole compie lungo il corso del giorno. Vi sono associati segni sonori: nel caso del minareto una voce umana, al giorno d'oggi spesso sostituita da quella impersonale di un disco, nel caso del campanile un suono solenne generato da uno strumento massiccio e agile allo stesso tempo qual è la campana. Ambedue collegano una narrazione religiosa con un fatto naturale qual è la traiettoria del sole.
Il legame tra individuo e trascendente, cui richiama la voce del minareto e il suono delle campane, è una rappresentazione della componente spirituale dell'esistenza umana, mentre la traiettoria percorsa dal sole costituisce soltanto lo sfondo della rappresentazione. Mentre nei musulmani la voce richiama alla preghiera, nel caso della campana coesistono due significati: un primo significato, costituito dall'invito alla preghiera che si rivolge al sentimento religioso dunque al trascendente; un secondo significato diffonde istruzioni sul modo con cui organizzare il lavoro, il cibo e riposo, quindi narra una realtà immanente alle vicende di tutti i giorni.
Con l'avvento della modernità il significato proprio del campanile si è affievolito al punto che al giorno d'oggi soltanto negli ambienti rurali tradizionali il segno del campanile risveglia emozioni che conducono ai significati originari. Per il resto è percepito come un ricordo del passato, qualcosa da conservare ma non da assumere come riferimento per la vita spirituale. Al contrario, in gran parte del mondo islamico, il minareto desta ancora le emozioni di un tempo e continua a condurre ai significati per cui è stato ideato.
La differenza fondamentale tra i due segni, minareto e campanile, sta nel fatto che il primo non accoglie segni fisici riferiti al tempo, mentre il secondo spesso non soltanto incorpora un segno fisico del tempo, dalla Meridiana all'orologio, ma ne fa uno strumento di organizzazione della vita sociale. Dal punto di vista architettonico, la Meridiana appare come un ornamento denotativo perché comunica i tempi del lavoro e del riposo. Dal punto di vista semiotico, invece, appare come un segno connotativo perché esibisce il senso dell'esistenza umana. La Meridiana rappresenta un tempo ciclico e così facendo ci conduce a una grande narrazione, quella di una natura che procede secondo traiettorie circolari sempre uguali a se stesse.
Il Campanile che svetta verso l'alto esprime invece l'anelito della comunione con il trascendente. Il cerchio contrassegna dunque processi naturali mentre la linea che si dirige verso l'alto ci parla di percorsi spirituali. I due segni hanno anche una differente natura. Il campanile, segno architettonico, è un segno fisico che appartiene alle eredità culturali tangibili, maturate nell'ambito della comunità locale. Di conseguenza in numerosi casi si raccorda con gli stili architettonici del centro abitato in cui è collocato. La meridiana, ospitata all'interno del campanile è invece un segno testuale, perché costituisce essenzialmente una rappresentazione del tempo e rientra nell'eredità culturali non tangibili del luogo.
Le premesse per l'orologio moderno risalgono all'invenzione degli orologi meccanici cioè al 200 con il motore a peso. Possiamo però adottare un criterio diverso e assumere che il debutto dell'orologio moderno non sia stato associato al mero uso di un apparato motore, ma abbia avuto luogo nel momento in cui il meccanismo sia diventato l'applicazione di una teoria scientifica. In questo senso l'orologio non è moderno perché meccanico, ma lo è perché è il prodotto di una visione moderna del mondo. Muovendo da questa prospettiva il debutto dell'orologio moderno ha avuto luogo con l'introduzione del pendolo, cioè nel 600 per merito di Galileo Galilei e di Huygens.
In un secolo così affascinante e inquietante quale fu il 600, la scienza moderna poneva il moto al centro dell'attenzione. La scoperta delle leggi che regolano il moto degli astri conduceva a rappresentare la giornata come l'insieme delle conseguenze prodotte dal movimento di corpi celesti. È un modo che non si può rappresentare facendo ricorso a teorie sperimentali ed è prevedibile al punto da poter stabilire in quale momento futuro un evento astronomico si verifichi. L'orologio rappresentava la giornata non già mediante la comprensione del mondo cioè muovendo da una fonte di conoscenza esterna all'uomo, ma piuttosto mediante la spiegazione cioè muovendo da una fonte insita nell'uomo, dalle sue capacità di analisi e di deduzione. Il fatto che quel modo di intendere il tempo fosse un riflesso della teoria sul moto faceva sì che la rappresentazione del tempo fosse connessa alla rappresentazione dello spazio: tempo e spazio sarebbero state categorie intimamente connesse.
Trascorso un secolo Kant avrebbe considerato spazio e tempo come concetti innati, categorie a priori, che stanno alla base di tutte le intuizioni e la conoscenza basata sull'esperienza. Era la condizione filosofica della costruzione moderna della conoscenza. Il moto pendolare, connotato da ritmi regolari, sempre uguali a se stessi, è stato la base scientifica che ha reso possibile la creazione di orologi da tavolo e pendoli. Gli ornamenti degli orologi divennero sempre più ricchi fino a raggiungere le loro manifestazioni più raffinate in pieno barocco. Al di là dello stile cui si ricollega, l'ornamento può avere due funzioni. Da un lato può avere la funzione di esibire il manufatto in sé, oppure di esibire un'ideologia, un sistema di pensiero. In questi casi, l'ornamento ha una veste connotativa ad esempio gli ornamenti tipici del Barocco e del neoclassico posseggono questa proprietà.
Dall'altro l'ornamento può avere un intento comunicativo cioè quello di indirizzare messaggi all'utente, sollecitando una riflessione e immaginazione e in questo caso si parla di proprietà denotative, ad esempio gli ornamenti dell'architettura medievale rientrano in questa categoria. Trasferendo la distinzione tra funzione connotativa e funzione denotativa al caso degli orologi, possiamo parlare di orologi a sfondo denotativo quando gli ornamenti trasmettono messaggi che riguardano le condizioni esistenziali delle persone, soprattutto che rievocano interrogativi profondi circa la condizione umana rispetto al tempo, alla quotidianità del tempo, al susseguirsi del giorno e della notte. Ricorre invece una funzione connotativa quando gli ornamenti sono riferiti alle condizioni del proprietario, alla sua storia, al contesto sociale cui appartiene e al sistema di valori su cui fonda la propria posizione sociale. La funzione denotativa rivolta alla comunicazione appare in un numero piuttosto ristretto di casi, soprattutto in orologi che compaiono all'interno di edifici religiosi. Alcuni di questi la manifestano in modo molto evidente. È il caso del celebre orologio astronomico che si erge nell'abside della cattedrale di Strasburgo.
Questo capolavoro ci racconta con quali simboli ebbe a combattere la modernità quando irruppe nello scacchiere europeo per proporre e imporre nuove visioni del mondo. L'energia denotativa dell'orologio di Strasburgo si manifesta nel modo di rappresentare le ore: sono scandite da un angelo munito di scettro e il mezzo giorno è scandito da un carillon che esibisce il corteo dei 12 apostoli nell'atto di rendere omaggio a Gesù. Nel 700 avanzato l'orologio appariva ormai come un simbolo dotato di straordinario impatto culturale. Lo era per vari motivi: era frutto di una grande scoperta scientifica, le leggi del moto pendolare; misurava la realtà prescindendo da elementi ultraterreni; inquadrava ogni fatto che avviene nel corso del giorno all'interno di una successione di istanti che dipendono dal movimento di rotazione della Terra. In sostanza mostrava una realtà vera e oggettiva perché dimostrata e misurata.
I pendoli sono i segni della ragione non soltanto perché sono un prodotto eccellente di integrazione tra scienza e tecnologia, ma anche e soprattutto perché contrassegnano il passaggio dalla premodernità alla modernità. La premodernità si era dipanata attraverso quella che Foucault ha denominato costruzione ternaria della conoscenza. Partendo dall'oggetto si costruivano segni che riflettessero l'oggetto stesso senza avere la pretesa di spiegarlo. Nel costruire segni non c'era bisogno di esplorare significati nascosti, era sufficiente rifarsi ai significati forniti dalla religione. La Meridiana sul campanile così come l'annuncio della preghiera nel minareto, rappresentavano il tempo quotidiano nell'ambito di questo schema. La modernità invece costituisce il segno con l'intento di spiegare l'oggetto, cioè di fornire una rappresentazione dell'oggetto fondata sull'identificazione di relazioni di causa ed effetto. Lungo questa via costruiamo una conoscenza binaria perché il segno, non più l'oggetto, diventa la base di partenza per costruire conoscenza.
L'orologio rappresenta il tempo quotidiano come una successione di momenti regolata dal movimento di corpi celesti e misurata secondo leggi fisiche. Non hanno più rilevanza accadimenti naturali come il sorgere del sole. Questa rappresentazione conduce a ritenere che il tempo esiste di per sé, non sia una proprietà dei luoghi ma esista prima dei luoghi. Elias insiste sull'avvento del tempo oggettivato come manifestazione profonda di modernità. L'orologio è una manifestazione profonda e invasiva di modernità anche per una seconda funzione culturale, di essere uno strumento di progetto. L'uomo moderno deve progettare la propria giornata per sincronizzarla con i progetti altrui e con i ritmi delle macchine. Questo uomo, protagonista di nuove forme di pensiero e di società, avverte che il tempo è sempre più la piattaforma di riferimento dei suoi progetti. L'idea di progetto è così influente che nell'Ottocento all'orologio si affiancano altri due prodotti che sottendono l'idea del tempo oggettivo. Il primo prodotto è l'orario che inquadra l'attività della fabbrica, i movimenti dei treni e delle navi. Il secondo prodotto è l'agenda, libro in cui si annotano le azioni da compiere nei giorni che verranno.
Cap. II Calendario, trama di segni
In Mesopotamia sono disseminati segni del tempo nei quali era rappresentato Sin, il dio Luna. Essendo le prime rappresentazioni del tempo state riferite alla Luna, i primi calendari sono stati quelli lunari. Prima che il neolitico partorisse la civiltà urbana, il rifarsi alla Luna per rappresentare come i cicli vegetali e la vita umana si svolgessero con regolarità nel corso del tempo, era una pratica diffusa. Questa impostazione è stata adottata dall'Islam, per cui oggigiorno è condivisa da oltre un sesto dell'umanità. Grazie a una rappresentazione del rapporto con la natura riferito alla Luna e in qualche modo attenta anche al Sole, il calendario nacque come rappresentazione ciclica del tempo. Se si tratta della Luna, il ciclo lunare comincia con la Luna nuova e a questa posizione ritorna dopo aver percorso le tappe del primo quarto, della luna piena e dell'ultimo quarto. Se si tratta del Sole il ciclo è disegnato dal suo percorso sulla volta celeste.
La rappresentazione del tempo vede mesi lunari nel contesto di un anno solare, suddiviso in 4 stagioni. Nella civiltà islamica il disegno cruciforme della città costituisce una rappresentazione del mondo e del suo legame con il trascendente; rappresentazione nella quale il tempo non è considerato in rapporto alle funzioni della città, ma piuttosto in base a una concezione religiosa della vita urbana. La pianta urbana è, infatti, dominata dal numero quattro: quattro sono le porte che rendono possibile l'accesso alla città.
Secondo la cultura islamica il pianeta si fonda in 4 elementi (fuoco, aria, acqua, terra), luoghi e paesaggi sono contraddistinti da 4 colori (giallo, rosso, verde, blu) e 4 sono le condizioni ambientali (caldo secco, caldo umido, umido freddo, secco freddo) in cui conduciamo l'esistenza. La realtà urbana a sua volta è immersa in un ciclo temporale quadripartito, suddiviso cioè nei due equinozi e nei due solstizi. Ecco, dunque, che il tempo dell'anno, impresso nel disegno della città, diventa una componente di due narrazioni, quella dell'universo e quella dell'esistenza umana. La prima narrazione disegna l'universo come un grande affresco, ove campeggiano Luna e Sole e nel quale si trova l'impronta di Dio. La seconda narrazione, quella riferita all'esistenza umana, disegna un ciclo di stagioni che si succedono a intervalli regolari dando luogo a uno scenario nel quale si manifesta l'obbedienza del fedele nei confronti di Dio.
Il calendario lunare affonda le proprie radici più nel mythos, cioè nella conoscenza rivelata e nell'immaginazione, che nel logos, cioè nella conoscenza costruita sulla base dell'esperienza e della ragione. Il calendario lunare è costituito, infatti, da simboli che si rifanno alle influenze degli astri sull'esistenza umana e chiamano in causa divinità e mitologie. Ne deriva una visione della vita umana e delle sue relazioni con l'universo e il trascendente costruita e legittimata soprattutto su base religiosa.
Nel rappresentare il tempo attraverso i calendari, il Sole ha esercitato un'influenza più estesa di quanto abbia fatto la Luna. Dal punto di vista geosemiotico è rilevante il fatto che il calendario solare sia stato adottato nella civiltà romana e si sia trasferito nella civiltà cristiana per approdare infine alla modernità. Costituisce dunque la manifestazione più significativa della civiltà moderna e uno dei caratteri più marcati attraverso i quali essa si distingue dalla civiltà islamica. A Giza il complesso delle tre piramidi di Cheops, Chephren e Mykerinos, una delle 7 meraviglie del mondo, da modo di comprendere quale sia stato il senso del tempo che ha condotto a passare dal calendario lunare.
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