La geografia del tempo
Parte prima - Il tempo nell'esistenza
Capitolo 1. Luoghi e tempo quotidiano
Luoghi senza tempo. Secondo la definizione di Marc Augé, il non-luogo è un prodotto della modernità caratterizzato da tre forme di eccessi: eccesso di spazio, perché dinnanzi a noi si aprono spazi che ci permettono di instaurare nuovi tipi di relazioni (nel caso della sala business di un aeroporto, grazie al cyberspazio, entriamo in relazione con ogni punto del mondo); eccesso di ego, perché ogni momento che trascorriamo in internet ci fa sentire più espansi; eccesso di tempo, perché il tempo di internet ci permette di contrarre il tempo. Il tempo del non-luogo è un tempo privo di identità, privo di connotazioni culturali. Ma, a fianco ai non-luoghi, nel mondo permangono luoghi in cui il tempo assume significati molto più coinvolgenti.
Tempo islamico. Diverso è, ad esempio, il tempo islamico. Ogni giorno, all'alba, da uno dei quattro minareti della montagna dell’Imam, il mu’adhdhin pronuncia il rituale invito alla preghiera, dando inizio alla giornata islamica. L’invocazione è pronunciata dalla sommità di una torre, per indicare la vicinanza con Allah. Il tempo islamico è, quindi, il tempo della trascendenza, vissuto come condizione per produrre un contatto tra mondo terreno e ultraterreno.
Tempo cristiano. Allo stesso modo, al sorgere dell'alba le campane dei monasteri annunciano il giorno. Prima dell’avvento dell’età moderna, il suono delle campane non era solo un richiamo alla preghiera, ma scandiva il ritmo del giorno tra lavoro e riposo. Sia il tempo del Cristianesimo che quello dell’Islam, quindi, collegano una narrazione religiosa con un fatto naturale. La differenza tra i due richiami, però, sta nel fatto che, mentre quello islamico dà luogo ad un fatto sociale (perché ogni fedele si rivolge inginocchiato verso la Mecca), quello cristiano non solo invita alla preghiera ma diffonde anche istruzioni su come organizzare la propria giornata.
Orologio e campanile. Il campanile, spesso, incorpora un segno fisico del tempo, dalla meridiana all'orologio. La meridiana, dal punto di vista architettonico, assume un ornamento denotativo perché comunica i tempi di lavoro e riposo; dal punto di vista semiotico appare come un segno connotativo perché esibisce il senso dell’esistenza. La meridiana rappresenta il tempo ciclico che si snoda attraverso il succedersi di giorno e notte, in contrapposizione alla verticalità del campanile che indica una processione lineare, un percorso di ascensione verso il trascendente.
Verso il tempo moderno. Il debutto dell’orologio moderno ha avuto luogo nel momento in cui esso si è configurato come l’applicazione di una teoria scientifica: quella del moto pendolare. Nel Seicento la scienza moderna poneva il moto al centro dell’attenzione. La scoperta delle leggi che regolano il moto degli astri conduceva a rappresentare la giornata come l’insieme delle conseguenze prodotte da un moto che obbedisce a leggi eterne e che produce sempre gli stessi effetti. L’orologio meccanico è il simbolo di una contaminazione tra due modi diversi di rappresentare il tempo: l’uno che conduce alla regolarità del movimento degli astri riflessa sulla nostra esistenza; l’altro che tiene in considerazione la proiezione della luce sulla terra. Il moto pendolare è stato la base scientifica che ha reso possibile la creazione di orologi da tavolo e pendoli. Al di là del funzionamento meccanico, gli orologi, in base al tipo di ornamento da cui sono caratterizzati, possono configurarsi come esibizione di un’ideologia, di uno stato esistenziale o anche della storia e del sistema di valori su cui il proprietario fonda la propria condizione sociale.
Tempo e modernità. I pendoli che, a partire dal Settecento sono collocati nelle residenze borghesi e nelle sedi pubbliche, sono i segni del passaggio dalla premodernità alla modernità. La premodernità si era dipanata attraverso quella che Foucault ha denominato costruzione ternaria della conoscenza. Partendo dall’oggetto si costruivano segni che riflettessero l’oggetto senza avere la pretesa di spiegarlo. La modernità, invece, costruisce il segno con l’intento di piegare l’oggetto, cioè di fornire una rappresentazione dell’oggetto fondata sull’identificazione di relazioni di causa ed effetto (conoscenza binaria). A mano a mano che questi connotati della modernità si fanno sentire, l’orologio ne diventa un’espressione cardine: rappresenta il tempo quotidiano come una successione di momenti regolata dal movimento di corpi celesti e misurata secondo leggi fisiche. Questa rappresentazione conduce a ritenere che il tempo sia oggettivo, esista di per sé. L’orologio è manifestazione della modernità anche perché si configura come uno strumento di progetto: egli progetta la propria giornata in base alla scansione del tempo e delle macchine.
Capitolo 2. Calendario, trama di segni
La luna mesopotamica. La Mesopotamia è stata una delle regioni più fertili del mondo, la cosiddetta “mezzaluna fertile”. La Luna è stata il primo corpo celeste cui sono state riferite le esperienze quotidiane, perciò essendo che le prime rappresentazioni del tempo sono state ad essa riferite, i primi calendari sono stati quelli lunari. Il calendario lunare disegna l’esistenza umana come un’esperienza condotta in base a periodi di trenta giorni: il ciclo lunare comincia con la Luna nuova e a questa posizione ritorna dopo aver percorso le tappe del primo quarto, della luna piena e dell’ultimo quarto. Le comunità neolitiche non poterono fare a meno di prestare attenzione anche al Sole: i mesi lunari si pongono all’interno di un anno solare. Mesi lunari nel contesto di un anno solare suddiviso in quattro stagioni: questa è la rappresentazione del tempo.
In che modo questa visione ciclica si traduce nei segni che caratterizzano i luoghi? Ad esempio nell’uso della pianta quadrata (ortogonale). Nella civiltà islamica questo tipo di pianta costituisce la rappresentazione dell’unione con il trascendente. La pianta è dominata dal numero quattro, come quattro sono gli elementi su cui si fonda il pianeta (acqua, fuoco, terra, aria), quattro i colori che contraddistinguono i paesaggi (rosso, giallo, verde, blu), quattro le condizioni ambientali (caldo secco, caldo umido, umido freddo, secco freddo), e quattro sono le parti in cui è diviso l’anno solare (autunno, inverno, primavera, estate). L’anno è, quindi, un ciclo. Il calendario lunare è costituito da un’ampia impalcatura di simboli che si rifanno alle influenze degli astri sull’esistenza umana. Ne deriva una visione della vita costruita su base religiosa.
Il sole neolitico. Il sole ha esercitato un’influenza più estesa rispetto alla Luna. Il calendario solare, a dimostrazione di alcuni storici, sarebbe stato concepito nelle antiche civiltà egizia e maya. Nel corso del neolitico sono stati creati, dalle culture locali, luoghi con un’attenzione così grande nei riguardi del sole e dei suoi movimenti, luoghi in cui si può trovare il senso profondo della ciclicità del tempo. Un esempio del genere ci è fornito dalla sepoltura megalitica del New Grange. Il tumulo ha un diametro di circa 80 m ed è cinto da un alto muro perimetrale e da un altro cerchio più largo. Ciò che rende unico e spettacolare questo luogo è il fenomeno che si verifica ogni 21 dicembre, durante il solstizio d’inverno. Dal buio più totale, penetra un bagliore di luce che illumina la sala per alcuni giorni per poi ripiombare nuovamente nel buio. Questo è un ottimo caso di studio per scandagliare le origini della rappresentazione del tempo offerta dalla moltitudine di calendari in uso nella civiltà occidentale. Non meno interessanti sono i segni che troviamo a Giza dove il pianoro roccioso su cui sorgono le tre piramidi si stende per un chilometro e mezzo lungo la valle che domina da un’altezza di una quarantina di metri.
Le piramidi hanno base quadrata e la loro configurazione planimetrica sembra abbia debuttato a metà del secondo millennio a.C. proprio mentre il dio sole divenne l’elemento dominante dell’universo mitologico. L’ingresso alle piramidi è stato realizzato sul lato settentrionale, in direzione della stella polare che costituiva il simbolo del fulcro dell’universo, il luogo verso il quale i faraoni si sarebbero diretti dopo la morte e dove avrebbero conseguito l’immortalità. Il mito della creazione, collocato nel sole e quello della vita oltre la morte, collocato nella stella polare davano luogo alla rappresentazione dell’universo e del suo rapporto con l’esistenza umana.
Sole e luna sulla sinagoga. La rappresentazione del tempo su base solare associata a quella su base lunare condusse Metone, astronomo greco del V secolo a.C., a constatare che 19 anni solari corrispondevano a 235 mesi lunari. Poiché in 19 anni lunari vi sono 228 mesi era sufficiente inserire nel calendario lunare 7 mesi intercalati nell’arco di 19 anni per ottenere una coincidenza quasi perfetta tra i due tipi di calendari. Un secolo dopo, questa scoperta fu usata dalle comunità ebraiche per creare il calendario lunisolare, una rappresentazione del tempo molto raffinata e complicata. Con questa innovazione la civiltà ebraica riuscì a rendere coerente il vecchio calendario lunare con il ritmo delle stagioni e con le ricorrenze religiose che alle stagioni erano collegate. La sinagoga è interessante per il fatto che, così come la basilica cristiana, si raccorda al templum romano, soprattutto per la pianta ortogonale. Essa conduce a considerare il dominio simbolico del numero quattro: i bracci della croce indicano le quattro stagioni; ma si riferiscono anche ai quattro muri della Gerusalemme, alle quattro lettere del nome di Yvhv e del nome di Adam.
Il tempo della ragione. A parte l’introduzione del calendario gregoriano, non vi è stato momento in cui il modo di concepire l’anno sia stato percepito non solo come forma di rappresentazione del flusso ciclico del tempo ma anche come manifestazione del potere politico più di quanto sia accaduto nel 1793, nell’ambito della Rivoluzione Francese. Mentre i segni del calendario gregoriano sono impressi nei manufatti architettonici, i segni del calendario rivoluzionario sono soprattutto testuali, impressi in dipinti e pubblicazioni, e si trovano concentrati in collezioni private e in musei. In questi luoghi della testimonianza si possono trovare anche degli orologi che misurano il tempo su base decimale: il giorno è suddiviso in 10 ore; ogni ora è divisa in 100 minuti e ogni minuto è diviso in 100 secondi. Questa configurazione del tempo deriva dall’aver ripudiato il sistema sessagesimale perché ritenuto un prodotto non razionale. L’unico elemento “irrazionale” che sussisteva era la divisione dell’anno in 12 mesi. La differenza tra i due sistemi - sessagesimale e decimale - sta nel fatto che il primo è un prodotto del mythos, il secondo un prodotto del logos. Questa dicotomia esibisce l’eterna lotta tra scienza e religione.
L’anno tra mito e scienza. I segni del calendario impressi nei luoghi conducono a significati diversi in base al contesto culturale in cui si inseriscono. L’unico elemento in comune è quello di rappresentare l’anno e la sua suddivisione in mesi, così i mesi e la suddivisione in giorni, e di riferire la rappresentazione ai cicli del sole e della luna. Il paesaggio della città di Tunisi può essere suddiviso in quattro gruppi di luoghi che in rapporto alla rappresentazione del ritmo settimanale del tempo, mostrano differenti corredi simbolici:
- Il primo gruppo è costituito dai luoghi di culto e dai luoghi in cui risiede la comunità islamica (giorno di riposo venerdì).
- Il secondo gruppo è costituito dai quartieri degli affari abitati dagli occidentali (riposo la domenica).
- Il terzo gruppo è costituito dalle famiglie che, in determinati periodi, affluirono in città (riposo il sabato).
- Il quarto gruppo è caratterizzato dai luoghi della modernità (stazioni, aeroporti, alberghi).
Il ritmo settimanale su cui si imposta l’esistenza è una rievocazione del modo con cui l’universo è stato creato. Le influenze più estese che le religioni monoteiste hanno esercitato nel creare il corredo simbolico del mese e nel determinare il ritmo dei giorni di riposo e dell’attestazione di fede sono consistite nell’aver adottato la ripartizione del mese in periodi di 7 giorni: Dio ha creato il mondo in sei giorni, il settimo giorno è dedicato al riposo e alla preghiera. In origine, la settimana sembra essere stata ideata riflettendo sulle fasi lunari. Suddividendo il mese lunare in 4 fasi - le odierne Luna nuova, primo quarto, Luna piena, ultimo quarto - dava luogo alla rappresentazione del tempo esistenziale su un ritmo settimanale.
Capitolo 3. Calendario, trama di discorsi
Collage di discorsi. Le configurazioni dei calendari sono, ovviamente, diverse in rapporto al contesto culturale cui appartengono. Passando dal paesaggio urbano ebraico a quello cattolico, per finire a quello islamico, abbiamo notato che la settimana assume un senso diverso: cambia il giorno di riposo, cambiano le celebrazioni, le architetture si fanno a stili diversi. Il calendario, potremmo dire, è una trama di discorsi e narrazioni sull’esistenza umana. L’esplorazione di questa esistenza può iniziare col chiederci quando inizia il ciclo maggiore che definiamo anno, e come questo connoti i singoli luoghi. Nel mondo occidentale, il capodanno è identificato nel primo gennaio e i festeggiamenti si svolgono tra la notte del 31 dicembre e tutta la giornata dell’1. Ma, al di fuori del mondo occidentale, il capodanno ricorre in altre date. O, anche nel mondo occidentale stesso, in alcuni luoghi il capodanno ha una rilevanza minore rispetto a festività come Natale e Pasqua. I cittadini occidentali percepiscono il capodanno come una festa laica che segue, di pochi giorni, la festività cristiana del Natale. L’inizio dell’anno l...
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