Sommario
Genomi, trascrittomi e proteomi ................................................................................................... 3
DNA ............................................................................................................................................ 4
RNA e trascrittoma ..................................................................................................................... 8
Proteine e proteoma ................................................................................................................ 12
Studiare il DNA ............................................................................................................................. 16
Enzimi per la manipolazione del DNA ....................................................................................... 17
Reazione a catena della polimerasi .......................................................................................... 23
Clonaggio del DNA .................................................................................................................... 25
Sequenziamento dei genomi ........................................................................................................ 30
Sequenziamento Sanger ........................................................................................................... 30
Sequenziamento NGS ............................................................................................................... 35
Come sequenziare un genoma ................................................................................................. 40
Annotazione del genoma ............................................................................................................. 45
Annotazione del genoma mediante analisi al computer della sequenza di DNA ...................... 45
Annotazione del genoma mediante analisi dei trascritti dei geni............................................. 50
Identificare le funzioni geniche .................................................................................................... 53
Analisi al computer della funzione di un gene .......................................................................... 53
Assegnare una funzione mediante inattivazione o sovraespressione genica ........................... 54
Comprendere la funzione di un gene attraverso studi sul pattern di espressione e sul prodotto
genico ....................................................................................................................................... 56
Catalogazione dei dati degli elementi del DNA ............................................................................ 59
Genoma nucleare eucariotico ...................................................................................................... 61
I genomi nucleari sono contenuti nei cromosomi..................................................................... 61
Come sono organizzati i geni in un genoma nucleare? ............................................................. 66
Organizzazione del genoma umano.............................................................................................. 75
Geni che codificano proteine .................................................................................................... 76
I geni per RNA ........................................................................................................................... 80
DNA ripetitivo ........................................................................................................................... 81
Il DNA mitocondriale ................................................................................................................ 87
Come si accede al genoma ........................................................................................................... 91
All’interno del nucleo ............................................................................................................... 91
Modificazioni del nucleosoma ed espressione del genoma ...................................................... 96
Modificazioni del DNA ed espressione del genoma ................................................................ 100
Analisi di espressione genica ...................................................................................................... 104
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Ibridazione molecolare ........................................................................................................... 104
Altre tecniche per l’analisi dell’espressione genica ................................................................ 109
Mutazioni e riparazione del DNA ............................................................................................... 113
Cause delle mutazioni............................................................................................................. 115
Meccanismi di riparazione delle mutazioni e altri tipi di danno al DNA ................................. 121
Evoluzione dei genomi ............................................................................................................... 128
Evoluzione di genomi sempre più complessi .......................................................................... 128
Studio del genoma degli ultimi 6 milioni di anni .................................................................... 136
Diversità genomica intraspecifica ............................................................................................... 141
Il progetto 1000 genomi ......................................................................................................... 142
Teoria della coalescenza ......................................................................................................... 144
Caratterizzazione del genotipo e linkage disequilibrium ........................................................ 144
Trasmissione di caratteri quantitativi ..................................................................................... 148
Microbiota intestinale, metaboliti e immunità dell’ospite ......................................................... 158
2
Genomi, trascrittomi e proteomi
La genomica è una scienza che studia il contenitore dell’informazione genetica che è per la gran
parte il DNA mentre alcuni virus hanno genomi a RNA.
La genomica è costituita da tutta una serie di sottoclassi:
→
- Genomica comparata studio di funzioni e strutture della genomica confrontando specie
diverse. Come questa immagine che mette a
confronto cariotipi di grandi primati.
- Genomica funzionale
- Genomica strutturale
- Genomica di popolazione
- Epigenetica
- Metagenetica
Questa immagine mette a confronto la grandezza del DNA in base alla classe di organismi:
• I virus hanno il genoma più piccolo. Possiedono un
genoma che va da 30 mila pb fino anche a un milione di pb.
• I batteri invece presentano una dimensione maggiore
rispetto ai virus. Le dimensioni vanno da un milione fino a
decine di milioni.
• 7 8
I funghi hanno dimensioni del genoma da 10 fino 10
• 8
Le piante hanno dimensioni del genoma che va da 10
11
fino a 10
• Gli animali hanno un’ampia gamma di grandezza del
7 11
genoma, da 10 a 10 . In particolare i mammiferi hanno un genoma costituito da qualche
miliardo di basi.
Il genoma umano, similmente ai genomi di tutti gli animali multicellulari, è costituito da due
componenti distinte:
• Il genoma nucleare di 46 cromosomi è raggruppato in 23 molecole lineari ognuna facente
parte di un diverso cromosoma. Questi 23 coppie di cromosomi consistono in 22 autosomi e
due cromosomi sessuali X e Y. In totale il genoma umano nucleare contiene circa 45.500 geni.
• il genoma mitocondriale rappresenta solo una piccolissima porzione di 16.569 pb e 37 geni. Si
trova all’interno di mitocondri.
Nelle cellule vegetali oltre al DNA che si trova nei mitocondri vi è quello che si trova nei cloroplasti.
Il genoma è quindi la base in cui è racchiusa tutta l’informazione per far funzionare un organismo.
13
Ognuna delle 10 cellule del corpo umano adulto ha la propria copia o copie del genoma nucleare,
fatta eccezione per quelle poche cellule che, come i globuli rossi del sangue, allo stadio totalmente
differenziato sono prive di nucleo.
La maggior parte delle cellule, dette somatiche, è diploide con 46 cromosomi mentre le cellule
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sessuali o gameti sono aploidi e hanno solo 23 cromosomi. Ogni cellula possiede copie multiple di
genoma mitocondriale.
Il genoma è il magazzino dell’informazione genetica ma da solo sarebbe incapace di trasmettere
questa informazione alla cellula. L’utilizzazione dell’informazione biologica contenuta nel genoma
richiede l’attività coordinata di enzimi e altre proteine, che partecipano ad una serie complessa di
reazioni biochimiche note nell’insieme come espressione genica. Il primo prodotto
dell’espressione genica è il trascrittoma, l’insieme di copie di RNA di geni codificanti proteine
attive, la cui informazione è richiesta dalla cellula in quel momento. Il trascrittoma si forma in
seguito a un processo chiamato trascrizione, in cui i singoli geni vengono copiati in molecole di
RNA. Il secondo prodotto dell’espressione genica è il proteoma che corrisponde all’insieme di
proteine presenti in un organismo, che determina la natura delle reazioni biochimiche che una
cellula è in grado di eseguire. Le proteine che costituiscono il proteoma derivano dalla traduzione
di singole molecole di RNA presenti nel trascrittoma.
La biologia dei sistemi tenta di collegare queste reazioni e processi in una rete che descriva la
funzione globale delle cellule e degli organismi viventi.
DNA
Il DNA è stato scoperto nel 1869 da Miescher ma solo nel 1930 venne dimostrata la sua funzione
come materiale genetico.
Due diversi esperimenti hanno permesso di dimostrare come il DNA sia il materiale genetico:
• esperimento di Griffith (Avery-MacLeod-McCarty): Si sono presi in considerazionei batteri
Streptococcus pneumoniae, che producono la polmonite nell’uomo, e in particolare due ceppi:
un ceppo virulento S (che presenta un rivestimento proteico che prende il nome di capside) e
un ceppo R non virulento rugoso (non possiede il capside di rivestimento). Il ceppo S, anche
chiamato liscio, determinava la morte del topo e si
andava a posizionare a livello della membrana
pericardica.
Se si uccideva il ceppo S con il calore e si iniettava poi
nel topo non si aveva la morte di questo. Se invece si
iniettava il ceppo S morto e insieme il ceppo R non
virulento si vedeva come il topo moriva. Inoltre
analizzando il topo morto si vedeva come in prossimità
della membrana pericardica vi era la presenza del
ceppo S vivo.
Vi doveva quindi essere un principio di trasformazione
che determinava appunto la trasformazione dei batteri
R non virulenti in batteri S virulenti.
Per capire quale fosse il principio trasformante fu ogni
volta eliminato un costituente nel batterio (proteine,
RNA, DNA etc).
Solo quando veniva eliminato il DNA non si verificava la
trasformazione del ceppo non virulento a un ceppo virulento. Quindi era proprio il DNA il
principio trasformante. 4
• Esperimento di Hershey e Chase: l’esperimento venne effettuato utilizzando batteriofagi che
iniettano il loro materiale genetico uccidendo il
batterio e sfruttano i macchinari molecolari dei
batteri per riprodursi.
Presero in considerazione: un’aliquota di batteriofagi
in cui marcarono il DNA con fosforo 32 radioattivo e
un’aliquota di batteriofagi in cui marcarono le
proteine con zolfo 35 radioattivo. Ciò permette la
distinzione di proteine (che hanno zolfo) dal DNA
(che ha fosforo).
Le due aliquote vennero inoculate in una coltura
batterica in modo da far riprodurre i fagi. Dopo aver
aspettato che i fagi attaccassero i batteri, hanno
agitato per centrifugazione per staccare i fagi che
ancora non avevano attaccato i batteri. La
centrifugazione produsse la separazione dei batteri
(di peso maggiore) che andarono sul fondo formando il pellet mentre i batteriofagi solubili nel
brodo di coltura rimasero nel supernatante.
In seguito si è analizzata la radioattività che era presente nel pellet e quella presente nel
supernatante. È stata ritrovato nel pellet una radioattività di fosforo 32 che dimostrava che
all’interno del batteri vi era il DNA fagico, dimostrando come il DNA fosse la sede del materiale
genetico.
Il DNA è un polimero lineare, non ramificato le cui subunità monomeriche sono quattro nucleotidi
chimicamente differenti che possono essere legati insieme in qualsiasi ordine per formare catene
lunghe centinaia, migliaia o anche milioni di unità. Ogni nucleotide è formato da:
• Uno zucchero pentoso che è il 2’-deossiribosio. Deossi perché in posizione C2 è stato sostituito
un OH con l’H.
• al C1 del deossiribosio è legata una base
azotata. Le basi di DNA sono 4: adenina,
guanina, citosina, timina. L’adenina e la
guanina prendono il nome di purine mentre la
citosina e la timina prendono il nome di
pirimidine. La differenza è che le purine sono
costituite da due anelli mentre le pirimidine da uno solo.
• al C5 è legato un trifosfato. 5
Una molecola composta solamente dallo zucchero e dalla base prende il nome di nucleoside;
l’aggiunta del fosfato lo converte in nucleotide. Solo i nucleotidi trifosfato agiscono come substrati
per la sintesi di DNA.
Lo zucchero e il fosfato si legano per la polimerizzazione in filamenti con un legame fosfodiesterico
tra il primo fosfato e il 3’OH con liberazione di un gruppo pirofosfato. Questa è una reazione
endotermica in quanto richiede energia. Questo tipo di legame porta ad avere le due estremità
chimicamente distinte e ciò significa che il polinucleotide ha una direzione chimica espressa come
5’→3’ o 3’→5’. Tutti gli enzimi DNA polimerasi naturali sono in grado di realizzare esclusivamente
una sintesi 5’→3’, cosa che complica notevolmente il processo di replicazione del doppio
filamento di DNA.
La struttura del DNA è stata determinata da Watson e Crick. Per ottenere tale struttura si sono
basati su quattro tipi d’informazione:
1. I dati biofisici, come ad esempio la densità del DNA in una fibra;
2. Il rapporto tra le basi, scoperto da Chargaff, per cui il rapporto di adenina-guanina e citosina-
timina è 1 nelle molecole di DNA, suggerendo l’appaiamento tra le basi.
3. I profili di diffrazione di Rosalind Franklin che, sfruttando la diffrazione ai raggi X del DNA
cristallizzato, si accorse che questo avesse una struttura elicoidale a raggio fisso. Essendo a
raggio fisso ci doveva essere una contrapposizione tra una purina ed una pirimidina. Ci sono
quindi legami complementari tra citosina-guanina e adenina-timina.
4. La costruzione di modelli in scala delle possibili strutture del DNA, che è stata l’unica vera
tecnica che Watson e Crick hanno effettivamente sviluppato in prima persona e che ha
permesso di verificare la posizione relativa dei diversi atomi per permettere i legami a
idrogeno tra le basi.
La citosina e la guanina si legano mediante 3 legami idrogeno mentre timina e adenina con 2
legami idrogeno. Si formava un incastro perfetto che
formava un tubo a raggio costante.
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La doppia elica è quindi formata da due
filamenti di DNA uniti da legami zucchero-
fosfato che esponevano all’interno dell’elica le
basi azotate che si appaiano in maniera
complementare a formare la doppia elica con
precisa complementarietà.
La doppia elica ha un andamento destrorso e i
due filamenti corrono in direzioni antiparallele.
L’elica è stabilizzata da due tipi di interazioni
chimiche: l’appaiamento di basi tramite legami
a idrogeno; l’impilamento delle basi dato da
interazioni idrofobiche tra coppie di basi
adiacenti. Sia l’appaiamento che l’impilamento
delle basi sono importanti per mantenere insieme i due polinucleotidi, ma l’appaiamento ha
maggiore importanza per le sue implicazioni biologiche. Infatti la replicazione del DNA può
generare copie perfette della molecola parentale semplicemente usando i filamenti pre-esistenti
per dettare le sequenze dei nuovi filamenti. Si tratta di una sintesi di DNA templato dipendente e il
sistema è usato da tutte le DNA polimerasi cellulari.
La doppia elica descritta da Watson e Crick è detta forma B del DNA. Le sue caratteristiche
dimensionali sono: un
diametro costante di 2,37
nm, un’altezza di 0,34 nm
per coppia di basi, ed un
periodo, cioè la distanza che
intercorre tra le basi dopo un
giro completo di elica, di 3,4
nm che corrisponde a dieci
coppie di basi per giro. Si ritiene che il DNA nelle cellule viventi si trovi principalmente in
conformazione B.
Ora si sa che le molecole di DNA non sono uniformi in
struttura e ciò è dovuto al fatto che ciascun nucleotide
nell’elica è dotato di una flessibilità che gli permette di
assumere forme molecolari lievementi differenti.
La conformazione A è tipica di DNA esposto a diverse
umidità relative. Presenta un’elica destrorsa con diverse
caratteristiche dimensionali.
La conformazione Z invece a differenza delle altre due è
sinistrorsa. Lo scheletro zucchero-fosfato adotta
un’irregolare conformazione a zig-zag e la doppia elica è
più snella. Questa forma ricorre in regioni della doppia
elica contenenti ripetizioni del motivo GC.
La forma B del DNA non ha una superficie uniforme: al
contrario, due solchi si avvolgono a spirale per tutta la
lunghezza dell’elica. Uno di questi solchi è relativamente
ampio e profondo ed è chiamato solco maggiore, l’altro è stretto e meno profondo ed è chiamato
solco minore. Anche il DNA A ha due solchi, ma in questa conformazione il solco maggiore è
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ancora più profondo mentre il solco minore è meno profondo e più ampio. Il DNA Z è ancora
diverso
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