Estratto del documento

Moderne icone di moda

Capitolo 1: Fotografia, moda, modernità

Parigi dell'800 (periodo esaminato: metà XIX sec. e inizi del XX): modernità e modernismo (fenomeno estetico trasversale capace di modificare il rapporto tra società, cultura e pensiero), sia per la moda che per la fotografia. Parigi è la capitale più attrattiva e attraente. Parleremo di personaggi in grado di usare la fotografia e i mass media in maniera pionieristica veicolando la propria immagine e la propria identità sottoponendosi a uno sguardo anonimo e diffuso, fornendo in questo modo uno stile, una moda e una tendenza. L’icona di massa detta legge in fatto di moda. Le sette di cui parleremo esemplificano l’estetica del modernismo.

Moda e modernità: è nella moda che si riflettono i segni della modernità, in sostanza la modernità coincide con la moda. Tra XIX e XX la moda comincia ad acquisire quella fisionomia con la quale oggi la intendiamo: da distinzioni di classi sociali a un fenomeno di massa (mass moda). E la moda risulta un evento caratterizzato da un mutamento costante. La moda, come la intendiamo da Simmel in poi, nasce con la fotografia: qualcosa che fino a quel momento aveva avuto un pubblico ristretto si offre a una scena senza confini geografici e sociali. Alcuni primi esperimenti con le tendenze della moda vennero personificate da celebrità, attori, scrittori, ballerine.

Società di massa, consumi diffusi, città sono i tre elementi che fondano il passaggio della moda in "mass-moda". Concorrono la nascente società di consumo di massa, la presenza di strumenti tecnologici e il ruolo delle città con le vetrine, i magazzini e i passages. Ciò che noi oggi intendiamo per immagine, era considerata l'icona, e cioè una vera e propria figurazione, non ingannatrice.

Capitolo 2: Clèo de Mérode, moderna icona di moda

La star, idolo di massa

Edgar Morin, nel saggio sul divismo, parla di una commistione tra una dimensione arcaica e una moderna dovuto alle aspirazioni umane che si esprimono sul piano del mito e della religione. Star e divo sono utilizzati come sinonimi di icona e mito di massa, in riferimento a personaggi che si impongono mediaticamente e traggono la loro forza simbolica da immagini che da un certo momento in poi non possono che essere fotografiche. Morin: presenze-feticcio universali del XX secolo.

Alcune delle tesi fondamentali sulla fotografia, mezzo moderno e antico assieme: capace di coniugare le aspirazioni allo sdoppiamento. Marshall McLuhan negli anni 60: nel mezzo che risiede il messaggio. Caso ottocentesco precoce di starificazione di tipo fotografico. All'apparire del nuovo mezzo fotografico che si modificano i rapporti e le modalità di fidelizzazione, che prima erano possibili solo con illustrazioni ed oggetti (antichi "fans"): è con la fotografia che nasce la possibilità della costruzione mediatica del mito. Foto come emanazione del divo, una sua traccia, la possibilità di vivere, mimetizzarsi, confondersi con la star. Personaggi resi eterni, scolpiti nella memoria dei posteri. Ne sono un esempio le cartes da visite e gli album fotografici da collezione, le prime riviste e le singole foto che ora si possono acquistare negli atelier fotografici (dal 1839 in poi).

E' proprio a partire dal brevetto di Eugène Disdéri del 1854 che la fotografia, a prezzi economici, diviene accessibile a tutti. Si può dunque affermare che il fenomeno fotografico della collezione di cartes da visite abbia dato l'avvio ad una sorta di image fandom. La "carte da visite", emblema della "peep culture" moderne icone di moda. La possibilità di possedere fisicamente una reliquia del mito fatto immagine, scatenò una moda senza precedenti. Solo la replicabilità e la diffusione democratica possono costruire le caratteristiche essenziali di ciò che oggi consideriamo la costruzione di un fenomeno mediatico impensabile dell'era fotografica. La contropartita sta nella perdita di privacy e di riservatezza, essa ha una grande efficacia commerciale. La celebrità è dunque un prodotto dell'era cine-fotografica, prima non esisteva. Barthes: età del fotografico = irruzione del privato nel pubblico. Pubblicità del privato.

Con l’immagine cine-fotografica diventa possibile creare un mito moderno: immedesimarsi e identificarsi, fuga nell’immaginario. Sorgono nuovi studi di ritrattistica, come quello di Nadar, in cui professionisti specializzati, con attrezzature apposite, fotografano tutto il bel mondo parigino. Gli impulsi sono alla celebrazione di sé, al narcisismo e all'esibizione.

Gianni Vattimo definisce "la modernità come quell'epoca in cui il mondo si riduce, o piuttosto, si costituisce a immagini". L’immagine di massa è merce di scambio.

Clèo de Mérode, lo stereotipo della bellezza

Clèopatre-Diane de Mérode, detta Clèo, proviene da una nobile famiglia austriaca, ma nasce a Parigi nel 1876. Clèo è appassionata di arte in generale: non solo la fotografia, ma anche il teatro e la danza la attraggono e la portano sul palco a soli 7 anni. Il primo incontro con la fotografia, di cui racconta nella sua biografia, avviene a soli 3 anni nel 1878, nell'atelier di Nadar: era dotata di una notevole forza fotogenica e l'appuntamento con la fotografia per lei diviene costante. La fotografia le offrirà l’immortalità, è l’arte in generale a provare poi attrazione per lei. Goplo (fotografo) che la immortala con un voyeurismo alla Lewis Carroll nel 1883. Tutti i fotografi volevano immortalare la sua bellezza e quei lunghissimi capelli che furono uno degli elementi chiave della sua fama.

Alcuni ritratti del 1894 da Paul Nadar sanciscono l'inizio del suo mito, anche attraverso elementi ricorrenti (o, ancora meglio, feticci che creano un legame di abitudine):

  • Catenella più volte girata attorno al collo,
  • Capelli, acconciati con un basso chignon e la riga centrale (“bande piatte”), mentre la moda prevedeva una cotonatura. L’acconciatura è uno dei più importanti veicoli dell’immaginario erotico.
  • Lo stretto vitino di vespa.

A proposito del suo abbigliamento, è modella e testimonial: veniva vestita dai maggiori designer del tempo (Doucet, Poiret, Lanvin), lanciando addirittura una tendenza di moda detta à la Clèo. La giovane riesce a imporre la sua immagine come modello di moda e costume.

Collezionare Clèo

Funzionale al lancio della sua immagine vi è la mania del collezionismo di cartoline illustrate. Clèo è disposta a tutto pur di apparire, anche a sopportare qualche scandalo (come una presunta foto senza veli o un rapporto malizioso con Leopoldo II del Belgio). Ovviamente questi episodi non fanno altro che renderla ancora più famosa e chiacchierata e il suo volto più riconoscibile.

Il caso della statua di Alexandre Falguière (danseuse) è un esempio del fenomeno del gossip, legato al bisogno dell’uomo di conoscere vizi e virtù dei propri idoli. Studia persino la danza giavanese, sfruttando l'ondata di esotismo che si sta diffondendo, e ne replica le movenze tradizionali in una sua personalissima versione. Ormai il volto di Clèo è ovunque, diventa uno stereotipo e funziona da identità di massa, favorito dal voyeurismo.

L'alba del divismo pop

L'elemento pionieristico sta piuttosto nel non avere poi disdegnato in seconda battuta una vera e propria mercificazione popolare e di massa di quella sua stessa icona consolidata dall'arte, una traduzione appunto "abbassata" (perché moltiplicata e volgarizzata), ma al contempo potentissima in quanto a efficacia mediatica. Ha anticipato la forza dei gadget su opere d’arte e anche la filosofia worholiana del mondo come grande magazzino in cui tutto è vendibile.

I ritratti (soprattutto del fotografo Reutlinger), grazie alle nuove tecniche di riproduzione meccanica, cominciano a essere ristampati in cartoline e album, dove vengono ritoccati, colorati, montati con altre immagini. Le sue immagini cominciano a essere presenti su scatole di sigarette, calendari, cartoline postali, cartes da visite e oggetti pubblicitari: la sua vita appartiene a un pubblico anonimo e sfugge al suo dominio (associazioni spesso non approvate). Diventano anche ispirazione per altre opere. Clèo come stereotipo di bellezza. Dai suoi ritratti emana freddezza: è perfetta per il processo di iconizzazione-mercificazione cui si offre, sa di essere solamente un elemento decorativo, una maschera, questo perché deve essere un identità archetipica (tratti distintivi), e per questo asessuato (idea platonica). È solo pellicola e superficie, sa di essere un elemento decorativo. Corvisier: l’icona ha preso il sopravvento sulla donna.

Massificandosi si annulla, si omogeneizza perdendo la sua originalità (Monna Lisa con Warhol). Abbiamo anche l’impossibilità di cogliere la profonda interiorità (messa in superficie): la fotografia svolge il suo compito di memorizzazione ma ne fa evaporare l'anima. Pur dichiarando che il processo di massificazione della propria immagine non è di sua diretta responsabilità, Clèo non farà niente per impedire che accada e sarà oggetto di ritratti fino al 1914.

Clèo ha dalla sua una davvero precocissima capacità di sfruttare la propria immagine e divenire una delle prime (o la prima) icone di massa, costruendo sui nuovi dispositivi tecnologici la sua identità divistica. Nel 1964 scattate le ultime foto a Clèo da parte di Cecil Beaton. Il balletto è stato la sua vita e il teatro lo spazio vitale, ma non è stata l'arte teatrale ad averle regalato la vera immortalità, quanto la riproducibilità della sua immagine tecnologica.

La moda e il mito cinematografico

Il teatro è il primo bacino che lo spettacolo fornisce alla costruzione mediatica di personaggi in grado di ispirare una moda di massa; il passo successivo è l'incrocio tra cinema e moda che avviene sul terreno comune della concretizzazione del sogno. Entrambi questi due mondi hanno bisogno di mettere in scena una finzione credibile per immagini e la traccia fotografica ne è la cellula base. Ben presto anche Parigi si deve arrendere alle dive dello schermo che dettano legge. Già dal 1914, ad ogni uscita di film si assisteva all'impennata di richieste di abiti nello stile lanciato dalla nuova star. Dal 1930 abbiamo riviste come Screen Star Style che immettono sul mercato abbigliamenti legati ai personaggi delle pellicole.

Naturale che le immagini fotografiche amplifichino l'immagine delle star dello schermo e il culto della diva del cinema "che fa" moda si trasmette. Si diffondono e si moltiplicano le cosiddette publicity photographs, che devono eternare la perfezione del mito sfruttando della fotografia la natura di frammento e feticcio ma la fotografia ben presto comincia ad immortalare anche la privacy, i difetti e le debolezze che i fan vogliono conoscere dei propri beniamini. Star sempre più vicina alla realtà. Morin: “la foto è il miglior surrogato della presenza reale. Per potersi immedesimare nel proprio idolo il fan cerca dei frammenti che ne rendano possibile l’identificazione, come foto e autografi, e poi ne tenta l’imitazione. Nel corso del Novecento il teatro cede lo scettro al cinema, ma la foto continua, per i motivi espressi prima, a essere lo strumento privilegiato di massificazione.

Theda Bara e Lady Gaga

Il decennio più legato al mito della star è quello degli anni Trenta. Nell'inconscio collettivo le scelte di stile diventano una cosa sola con il personaggio e l'identificazione dev'essere fatale. Nascono tendenze divenute famose e alcune tipologie femminili: Nasce la femme fatale con Theda Bara, la misteriosa con Louise Brooks, la diva con Marylin Monroe. Ogni indumento, proposta di stile o accessorio diventa una cosa sola col personaggio che l’ha interpretato per le masse.

Soprattutto dagli anni Sessanta in poi, il serbatoio del divismo di moda alloggia anche tra le modelle (Twiggy della swinging London). Oggi è sempre più dalla musica e dalla televisione che arrivano le ultime grandi fashion icons: Sarah Jessica Parker, Lady Gaga (postpop: attraversamento totale di ogni limite e ogni barriera culturale, il confine tra vita sotto i riflettori e quella privata si assottiglia fino a cancellarsi); anche se, nel continuo autocitazionismo della moda, è naturale che i designer recuperino miti del passato (come ha fatto D&G con Marylin). Uomini style icons: Marlon Brando, James Dean, David Beckham. Non hanno imposto stili, ma anche uno stile di vita.

Capitolo 3: Charles Baudelaire, total black dandy

Il "Salon" del 1859

Parigi e le grandi capitali europee brulicano di atelier di ritrattistica fotografica e molti dei fotografi non sono altro che ex aspiranti artisti che hanno convertito la loro passione. Vera e propria moda che quindi Baudelaire non può ignorare. Il 1859 è la data dell'incontro tra Baudelaire e la fotografia. Infatti, il Salon di quell'anno decide finalmente di accogliere anche la fotografia nei suoi spazi espositivi, e Baudelaire ne scrive una cronaca. Nello scritto "Il pubblico moderno e la fotografia" considera la fotografia una "nuova industria", "vero rifugio di tutti i pittori mancati" ed è bene che il suo ruolo sia salvare dall'oblio le rovine cadenti, cose preziose che devono rimanere nell’archivio della memoria, ma non può essere considerata esercizio artistico, non prevedendo un contributo derivante dalla creatività personale dell'autore. Inevitabile senso di inferiorità porta la fotografia ottocentesca a rincorrere e imitare i modi e gli stili della contemporanea pittura. Fenomeno del "pittorialismo".

"Che cos'è il dandy"

Nato in Inghilterra verso la fine del XIX secolo con Lord Brummell e George Byron, il dandysmo arriva in Francia e trova nell'Ottocento postrivoluzionario di D'Aurevilly e Charles Baudelaire un terreno fertile nella sua eroica opposizione al materialismo e utilitarismo arido della società borghese. Il rapporto tra moda e modernità è sottolineato dal culto dell'artificialità e del feticismo (Balzac, Gautier) e dal famoso "sex appeal dell'inorganico"; la moda è uno degli elementi fondamentali dell'identità del pittore della vita moderna.

Il dandy infatti, tramite un atteggiamento di differenza esprime la sua distanza dal conformismo stereotipato: la moda - o meglio il fuori moda - e l'abbigliamento sono alcuni degli strumenti privilegiati, non è uno stile ma una filosofia di vita. Studiano nei minimi particolari la loro toiletta, ogni gesto è di repertorio, un elemento cromatico li contraddistingue. Tutta la vita del dandy è progettata come un'opera d'arte e il dandismo risulta forse essere il primo vero fenomeno che esalta la dimensione di arte e vita. E la vita come l’arte è qualcosa di commercializzabile.

Egregio interprete sarà Andrea Sperelli, ma non D’Annunzio, in quanto è più corretto definirlo snob, in quanto è contraddistinto da un carattere guerrafondaio, mentre i veri dandy devono essere impassibili, distaccati e freddi. Ma duplice contraddizione il dandy risulta insensibile, freddo e distaccato, ma ricerca la performer, performance di un io altamente stilizzato e costruito. Il dandy deve essere anche in grado si sottoporsi a discipline severe.

La freddezza performativa del dandy può trovare sfogo anche nel grottesco e nella caricatura che è la critica del dandy fatta da un dandy. Caricatura come modo di criticare la società presente. Barthes: sostiene che la moda come sistema moderno ha ucciso il dandismo: prima di essa l’abito era una forma di creazione, il dandy costruiva il suo abito come un artista la sua opera.

Baudelaire, l’uomo che non si dimentica mai

Baudelaire lotta a favore dell'artificio: si ricopre di profumi, elogia il maquillage, aborra la donna (= natura) senza trucco (=artificio) che le permette di mascherare le tracce della natura. Spese eccessive per i suoi abiti, costretto a chiedere prestiti anche a Nadar. Il punto di rottura risale al momento in cui la madre vedova si risposa con un generale nel 1828. B. sente la sua solitudine. Auto-contemplazione, auto-osservazione condizione di duplicità: ha scelto di vedersi come se fosse un altro. (dice Sartre) Vuole essere diverso ma diverso in mezzo agli altri; la sua è la condizione di chi è in lotta contro qualcosa ma non può fare a meno di quel qualcosa per esistere. Vuole una libertà vigilata, vuole essere diverso ma diverso in mezzo agli altri. Per questo vuole vedersi con gli occhi degli altri, per avere tutto sotto controllo. Ogni particolare della sua vita è sempre ricercato, voluto, programmato: tenta di vedersi come se fosse un altro o, meglio, con gli occhi degli altri. Essere per se stessi oggetto, per adornarsi, dipingersi come un reliquiario. Capelli verdi di B. forzato isolazionismo che lo spinge a un desiderio di esibizionismo. "Per paura d'esser visto, Baudelaire s'impone agli sguardi".

Il dandy e la fotografia

Nonostante le critiche al mezzo fotografico, sappiamo che Baudelaire si fece ritrarre diverse volte. Lo specchio gli restituisce un viso troppo familiare: deve stabilire una distanza fra i suoi occhi e la sua immagine: cosa meglio della fotografia? In questo modo Baudelaire può avere una più

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 19
Riassunto esame fotografia di moda, prof.ssa Muzzarelli, libro consigliato Moderne icone di moda, Muzzarelli Pag. 1 Riassunto esame fotografia di moda, prof.ssa Muzzarelli, libro consigliato Moderne icone di moda, Muzzarelli Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame fotografia di moda, prof.ssa Muzzarelli, libro consigliato Moderne icone di moda, Muzzarelli Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame fotografia di moda, prof.ssa Muzzarelli, libro consigliato Moderne icone di moda, Muzzarelli Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame fotografia di moda, prof.ssa Muzzarelli, libro consigliato Moderne icone di moda, Muzzarelli Pag. 16
1 su 19
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher twistte di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fotografia di moda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Muzzarelli Federica.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community