L'incertezza creativa (L. Gemini)
Prefazione
Sebbene la forma caratteristica del legame della tarda modernità sia quella debole, gli esseri umani continuano a recuperare la soggettività e gli spazi irriducibili di emotività e sensorialità. È possibile quindi osservare la tarda modernità, non solo in termini di globalizzazione, ma anche di glocale o lobale, ossia di locale che si accoglie l'esterno, filtrandolo in base alla propria cultura di riferimento.
Introduzione
Secondo Baudrillard, il processo di volatilizzazione del reale nei simulacri resi disponibili dalla proliferazione tecnologica dipende dalla perdita di fiducia degli uomini nei confronti della propria originalità e genialità, che li spinge a liberarsi della propria capacità di riflessione e del proprio sapere. I riti armonizzano l'individuo con la sfera in cui realizza la sua integrazione. Pertanto, la performance ha la capacità di manipolare l'esperienza, innescando un rapporto dialettico tra passato, cose da mantenere e innovazione. Essa possiede quindi un carattere storico e contestuale che rende necessario applicare cornici metacomunicative adeguate.
Per Freud, nel dominio dell'arte l'uomo si avvicina a realizzare i desideri che lo consumano. L'arte è quindi l'interprete del sociale, che, sotto forma di critica o denuncia, prepara il terreno per lo sviluppo di reazioni stabilizzatrici. Il rituale promuove la capacità riflessiva del soggetto, rispondendo ai suoi desideri di coinvolgimento. È quindi necessario abbandonare il modello trasmissivo con cui tradizionalmente venivano studiate le comunicazioni di massa e i loro effetti, per osservare gli aspetti sociali, relazionali e individuali della comunicazione teatrale attraverso il paradigma interattivo della comunicazione. La performance diventa quindi un'esperienza del soggetto, con i suoi autonomi percorsi di senso: ogni spettatore porta con sé la propria storia, le emozioni e le attese, diventando "homo performans".
La performance culturale e i suoi orizzonti teorici
Osservare la e con la performance
Il termine "Performance" si traduce letteralmente in "esecuzione" e viene impiegato nella descrizione dell'espressività collettiva e del rapporto individuo-società. Essa possiede un carattere interculturale e onnicomprensivo, poiché ogni società necessita di meta-commenti, ossia di storie da raccontarsi su sé stessa. Esiste un rapporto di determinazione reciproca fra evoluzione dei generi performativi, immaginario collettivo, struttura sociale e agire creativo degli uomini. Turner parla infatti di "dramma sociale" come unità di misura del processo sociale fonte di ogni pratica espressiva con cui le persone, partecipandovi, diventano consapevoli della loro appartenenza a una comunità socioculturale.
Il termine "performance" può quindi includere una gamma amplissima di eventi comunicativi distinguibili solo tramite il "frame" applicato. Singer definisce infatti le "performance culturali" i fenomeni solitamente classificati come religiosi e rituali, anziché artistici, pur avendo una durata definita, un programma organizzato di attività, esecutori, pubblico, luoghi e circostanze. Si tratta di fenomeni liminali, eseguiti in spazi e tempi privilegiati. Goffman definisce invece "performance" come presentazione di sé nella vita quotidiana, ossia la materia base della vita sociale.
La performance genera una tensione fra efficacia e intrattenimento, osservabile nelle forme "idealtipiche" del rituale e del teatro. L'approccio antropologico di Turner sposta l'interesse teorico dalla struttura ai campi socio-simbolici, che mutano continuamente grazie all'azione creativa degli utilizzatori. Schechner osserva i tratti comuni tra le tipologie di performance, definendo i meccanismi fondamentali di base, tra cui l'"actual", ossia la manipolazione dell'esperienza che si realizza in un evento. Il "comportamento recuperato" si realizza invece in virtù del fatto che ogni scelta operata fra gli eventi comunicativi possibili conserva infatti la potenzialità della scelta lasciata in sospeso, riattualizzabile in altre occasioni.
Fra rituale e teatro: performance e omologie sociocomunicative
Nel rituale, il testo performativo accenna alle storie e ai rapporti che identificano la comunità tramite evocazioni e allusioni, anziché una narrativa omogenea. Il mito nasce quando un evento concreto si traduce in idea, immagine esemplare con cui identificarsi. Attraverso la mitopoiesi, ossia la socializzazione ai valori di una società, si dà senso alla vita di ciascuno. La performance ritualistica trasforma quindi i partecipanti e rinnova la struttura comunitaria.
L'intera collettività dà spettacolo a sé stessa nei rituali, fondati sulla ripetizione che riattualizza il tempo originario della cultura illitterata a oralità primaria (priva di documenti), in cui le rappresentazioni avevano pertanto una forte valenza cognitiva. Successivamente, l'evoluzione della comunicazione ha determinato la progressiva virtualizzazione (intesa come sganciamento dalla base concreta), che nasce col linguaggio. Dando un nome alle cose, infatti, esse assumono la forma dell'informazione e acquistano un significato trasmesso attraverso segni. Il simbolico indica quindi l'autonomia celebrale che alleggerisce il peso di oggetti e fatti reali e consente la costruzione creativa delle metafore.
Il teatro va inteso come un rito in cui l'efficacia lascia maggiore spazio all'intrattenimento. L'evoluzione della scrittura ha causato la progressiva scomparsa delle forme arcaiche della memoria e il predominio del sapere scientifico: la logica dell'ambiguo e dell'equivoco viene soppiantata da quella di non contraddizione e dal codice binario, alla verità legata alla "parola del maestro" si sostituisce il sapere sistematizzato.
Teatro deriva da "theatron" (luogo dello sguardo). In esso, infatti, il pubblico è separato dall'azione e il corpo dal sapere, ma alla sequenza acustica della tradizione epica si aggiunge la serie visiva di gesti e azioni sulla scena. Lo spettatore impara a scegliere e organizzare le sue percezioni, ordinando spazialmente e temporalmente l'evento come se fosse nella sua mente. Con la nascita del dramma (il testo scritto dall'autore), la manifestazione codificata come azione viene ricodificata in parole scritte.
La performance oggi: oltre la polarità di efficacia e intrattenimento
La configurazione complessa della società postmoderna non conosce un sottosistema che prevalga sull'altro, essendo essa eterarchica e reticolare. L'integrazione degli individui non si realizza più, di conseguenza, nell'ambito dell'antica appartenenza simbolica: la persona non può essere collocata nella sua interezza in un sistema specifico. Simmel sosteneva infatti che la libertà individuale aumenta all'allargarsi dell'area sociale di riferimento, con conseguente indebolimento dei vincoli di identificazione. Le forme tradizionali di legame sociale si sono infatti scompaginate, poiché non si ha più bisogno di valorizzare le differenze con gli altri gruppi. La categorizzazione degli individui avviene in termini di inclusione/esclusione, a cui corrisponde la scissione tra corpo e mente: la società necessita infatti soltanto di individui socializzati, funzionali alla sua riproduzione, capaci di vivere nella contingenza, concetto che esprime la convivenza del non necessario e del non impossibile e l'apertura a un orizzonte di scelte diverse sempre attualizzabili.
Habermas sosteneva che il sociale è caratterizzato dall'esistenza di strutture di intersoggettività prodotte linguisticamente, la cui volontà di comprendersi si soddisfa grazie alla significazione simbolica. La condizione postmoderna è infatti caratterizzata dalla perdita di riferimenti normativi, mitici e valoriali, sostituiti da una serie di micronarrazioni con durata limitata e pertinenti solo ai contesti in cui emergono e solo per gli individui coinvolti. Nascono quindi sempre nuovi bisogni di espressività negli interstizi della vita societaria, ovvero performance che Turner definisce liminoidi, ossia legate allo svago e alla necessità di porre lo sguardo altrove.
La comunicazione è un evento altamente improbabile: ciò pone il problema della riduzione dell'incertezza, che si affronta attraverso la selezione, ossia l'accettazione del linguaggio, con cui si può oltrepassare l'ambiguità delle percezioni e parlare di cose astratte. La comunicazione linguistica simbolica separa il contenuto dalle forme che lo trasmettono, essendo indipendente dalla presenza percepibile di ciò a cui il contenuto comunicativo rimanda.
McLuhan considera gli artefatti tecnologici come estensioni dell'apparato percettivo e i media della comunicazione come prolungamenti dei sensi, che inducono a riorganizzare il legame tra pensiero e azione. La scrittura è dunque anche il primo mezzo di diffusione, che crea un discorso che (a differenza di quello orale), non può essere discusso col suo autore nell'immediato, separando atto del comunicare e comprensione. L'elemento principale diventa il ricevente, che attribuisce significato alle parole scritte. Esso diventerà "pubblico", ossia generalizzato, inconoscibile e astratto con l'avvento dei media gutenberghiani, che permisero lo sviluppo della cultura. Con cinema e televisione, il mondo diventa comunicabile, tutti i fatti si prestano a essere trattati dai mass media.
Ong introduce qui il concetto di oralità secondaria, sovrapposizione dei mezzi di comunicazione e degli scenari sociali. Le strutture di informazione si presentano come simultanee: l'uomo è quindi immerso in un flusso informativo multidirezionale immediatamente percepito.
L'evoluzione tecnologica non ha un andamento lineare prevedibile, ma dipende da un processo di determinazione biunivoca fra innovazione e uso sociale. Esiste inoltre un rapporto di interdipendenza e complementarietà fra i mezzi. McLuhan afferma inoltre che, dato che ogni nuova tecnologia estende le istanze latenti, i nuovi medium si sviluppano a partire dal contenuto di uno vecchio, nonché da una richiesta comunicativa che gli apparati tecnici esistenti sono troppo limitati per soddisfare. L'obsolescenza delle pratiche comunicative non comporta quindi necessariamente la loro scomparsa, bensì la loro evoluzione. I mass media possono essere definiti come i mezzi che ci permettono di costruire la rappresentazione sociale del mondo, una "realtà senza costrizione al consenso" (Luhmann). Nasce così una forma collettiva dell'intelligenza, nonché un'intelligenza connettiva.
Le relazioni si svincolano infatti dalle oggettivazioni spazio temporali grazie ai legami contingenti, né necessari né impossibili, probabilmente deboli ma che trovano forza nel costruirsi a distanza in tempo reale. I media generano quindi una dinamica inedita del fare comunità.
Le avanguardie storiche si assunsero il compito di ridefinire l'arte all'interno del contesto socioculturale di riferimento, per contrastare quella che Debord aveva definito "società dello spettacolo", depurata del carattere partecipativo della performance. L'estetica occidentale di derivazione platonica e aristotelica era infatti considerata un'esperienza disincarnata, legata al cervello e alla dimensione simbolica, lontana dalla capacità di sentire le emozioni nel corpo. Turner osserva infatti le forme liminoidi che nascono nelle società complesse, in cui la dimensione individuale dell'arte sostituisce le performance rituali obbligatorie: il teatro borghese ha infatti trasferito l'antico spirito comunitario nella sacralità moderna dell'istituzione e dell'artista. Tuttavia, teatro e cinema nascono dalla collaborazione sociale e dalle esigenze espressive di ogni specifica congiuntura culturale. Il pieno significato della performance emerge quindi dall'interrelazione fra attori e pubblico in un momento del processo sociale in atto in un gruppo, sebbene la funzione mimetica dell'arte sia stata oggi usurpata dai media, capaci di offrire la "cosa reale".
L'incertezza creativa: la performance artistica e i suoi linguaggi
La performance fra sistema dell'arte e immaginario collettivo
La società differenziata per funzioni vede l'arte come un particolare sistema sociale autopoietico, che tuttavia decide cosa è arte e cosa no tenendo conto anche delle indicazioni degli altri sottosistemi. Il prodotto artistico viene considerato l'esito di un processo attivato da qualcuno, con carattere di artificialità, che rende legittima la domanda relativa allo scopo della sua esist...
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