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LA LINGUISTICA

UN CORSO INTRODUTTIVO

IL LINGUAGGIO VERBALE

Capitolo 1

1.1 Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione

La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua.

Lo studio della lingua si può dividere in linguistica generale che si occupa di cosa sono, come sono

fatte e come funzionano le lingue, e la linguistica storica che si occupa dell'evoluzione delle lingue

nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura.

Oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, cioè le lingue nate spontaneamente lungo

il corso della civiltà umana e tutte le lingue storico-naturali sono espressione del linguaggio

verbale umano, ovver una facoltà innata nell'homo sapiens ed è uno degli strumenti di

comunicazione che questi abbia a disposizione.

La sociolinguistica studia l'interazione fra lingua e società e la variazione dei comportamenti

linguistici.

Un segno è qualcosa che sta per qualcos'altro e serve per comunicare questo qualcos'altro.

Comunicare equivale a "passaggio di informazione", trasmissione intenzionale di informazione e si

ha comunicazione quando c'è un comportamento podotto dall'emittente al fine di far passare

l'informazione e che viene percepito dal ricevente come tale (intenzionalità).

Le 3 categorie della comunicazione:

1. Comunicazione in senso stretto (linguaggio verbale umano):

- emittente intenzionale

- ricevente intenzionale

2. Passaggio di informazione (comunicazione non verbale, ad esempio posture del corpo):

- emittente non intenzionale

- ricevente intenzionale

3. Formulazione di inferenze

- nessun emittente (ma solo presenza di oggetto culturale che viene interpretato come volto a

fornire un'informazione)

- interpretante (case dai tetti aguzzi: qui nevica molto)

1.2 Segni, codice

Il segno è l'unità fondamentale della comunicazione. Esistono diversi tipi di segni:

1. Indici: motivati naturalmente/non intenzionalmente (es. Nuvole scure = "star per priovere");

2. Segnali: motivati naturalmente/usati intenzionalmente (es. Sbadiglio volontario = "sono

annoiato");

3. Icone: motivati analogicamente/intenzionali (riproducono proprietà dell'oggetto designato,

es. Carte geografiche);

4. Simboli: motivati culturalmente/intenzionali (es. Rosso del semaforo = "fermarsi");

5. Segni: non motivati/intenzionali (es. La lingua dei segni)

Codice: l'insieme di corrispondenze, fissatesi per convenzione, fra qualcosa (insieme manifestante)

e qualcos'altro (insieme manifestato) che fornisce le regole di intepretazione dei segni. Tutti i

sistemi di comunicazione sono dei codici. I segni linguistici costituiscono il codice lingua.

1.4 Principi generali per l'analisi della lingua

Sincronia e Diacronia

Diacronia: considerazione delle lingue lungo lo sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica.

Sincronia: Considerazione delle lingue guardando a come essi si presentano in un determinato

momento agli occhi e all'esperienza dell'osservatore, nel loro stato presente, prescindendo dalla loro

evoluzione temporale e i mutamenti che in questa si sono avuti.

Fare per esempio l'etimologia di una parola significa fare un operazione di linguistica diacronica.

Descrivere il significato che hanno oggi le parole in italiano è un operazione di linguistica

sincronica.

Nei fatti linguistici è impossibile separare la dimensione sincronica da quella diacronica, giacchè un

elemento della lingua in certo momento è quello che è sia in virtù delle relazioni che intrattiene con

gli altri elementi del sistema linguistico (visione sincronica) sia in virtù della sua storia precedente

che lo ha portato alla condizione attuale (visione diacronica), e quindi c'è un rimando continuo tra

sincronia e diacronia. Inoltre la sincronia assoluta non esiste, giacchè la lingua è in costante

movimento lungo l'asse del tempo. Langue e Parole

La distinzione fra sistema astratto e realizzazione concreta, si presenta nella linguistica moderna

come langue e parole, sistema e uso, competenza ed esecuzione. Con il primo termine si intende

l'insieme di conoscenze mentali, regole insite nel codice lingue che costituiscono la nostra capacità

di produrre messaggi e sono possedute come saper astratto e da tutti i membri di una comunità

linguistica. Con il secondo termine si intende l'atto linguistico individuale, la realizzazione

concreta di un messaggio verbale in una certa lingua. Linguisti come Coseriu pongono una terza

entità intermedia tra sistema e l'uso: la norma, che costituirebbe una specie di filtro tra l'uno e

l'altro, specificando quali sono le possibilità del sistema che vengono attualizzate nell'uso dei

parlanti di una lingua in un certo momento storico. (vedi esempio pagina 36).

La lingua come sistema si manifesta nell'esperienza sotto forma di atti di parole: per studiare la

Langue il linguista deve partire dalla parole che gli fornisce i dati da cui ricavare le leggi del

sistema. Paradigmatico e Sintagmatico

Ogni attuazione di un elemento del sistema di segni in una certa posizione nel messaggio implica

una scelta in un paradigma (insieme) di elementi selezionabili in quella posizione: l'elemento che

compare esclude tutti gli altri che pur potrebbero comparire in quella posizione e coi quali quel dato

elemento ha rapporti sull'asse paradigmatico (asse delle scelte).

Contemporaneamente l'attuazione di quell'elemento in una certa posizione implica la presa in conto

degli elementi che compaiono nelle posizioni precedenti o susseguenti dello stesso messaggio, coi

quali quel dato elemento ha rapporti sull'asse sintagmatico (asse delle combinazioni) e coi quali

deve esserci una coerenza sintagmatica, lungo lo sviluppo lineare del messaggio.

L'organizzazione secondo i 2 principi dell'asse paradigmatico e dell'asse sintagmatico da luogo alla

diversa distribuzione degli elementi della lingua.

Livelli d'analisi

Vi sono 4 livelli di analisi: fonetico, morfologico, sintattico e semantico.

Vi sono inoltre sottolivelli secondari di analisi della lingua come la grafematica (riguarda i modi in

cui la realtà fonica è tradotta nella scrittura) e la pragmatica e testualità (organizzazione dei testi

in situazione).

La fonetica/fonologia e la semantica rappresentano i livelli più esterni, in quanto sono le

interfacce del sistema linguistico con la realtà esterna. Morfologia e sintassi rappresentano invece i

livelli interni, in cui il sistema si organizza secondo i principi che governano la facoltà del

linguaggio in quanto componente specifica dell'uomo.

FONETICA E FONOLOGIA

Capitolo 2

2.1 Fonetica

La fonetica è la parte della linguistica che si occupa della componente fisica, materiale della

comunicazione verbale.

La fonetica si suddivide in 3 campi:

1. "fonetica articolatoria": studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono articolati,

cioè prodotti dall'apparato fonatorio umano;

2. "fonetica acustica": studia i suoni del linguaggio in base alla loro consistenza fisica e modalità di

trasmissione, in quanto onde sonore che si propagano in un mezzo;

3. "fonetica uditiva": studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono ricevuti,

percepiti dall'apparato uditivo e decodificati dal cervello.

Apparato fonatorio e meccanismo di fonazione

I suoni del linguaggio vengono prodotti mediante l'espirazione, quindi con un flusso di aria

"egressivo": l'aria muovendo dai polmoni attraverso i bronchi e la trachea raggiunge la laringe.

Esistono suoni che si realizzano mediante inspirazione (flusso ingressivo).

Nella laringe, dove ha inizio il "tratto vocale", l'aria incontra le corde vocali e queste che durante la

normale respirazione silente restano separate e rilassate, nella fonazione (produzione dei suoni del

linguaggio) possono contrarsi e tendersi avvicinandosi l'una all'altra, e riducendo o bloccando il

passaggio dell'aria. Cicli rapidi di aperture e chiusure delle corde vocali costituiscono le

"vibrazioni" delle corde vocali. Il flusso d'aria passa poi nella faringe e da questa nella cavità orale.

Nella parte superiore della faringe, la parte posteriore del palato (velo), può lasciare aperto oppure

chiudere, il passaggio che mette in comunicazione la faringe con la cavità nasale.

Nella cavità orale svolgono una funzione importante alcuni organi mobili o fissi: la lingua (mobile),

formata da radice, dorso e apice, il palato, gli alveoli (zona retrostante ai denti, gengive posteriori), i

denti e le labbra.

Il luogo in cui viene articolato un suono cotituisce un parametro per la classificazione dei suoni del

linguaggio; un secondo parametro è il modo di articolazione, restringimento relativo che in un

certo punto del percorso si frappone o no al passaggio del flusso d'aria.

Terzo parametro è la mobilità degli organi per l'articolazione dei suoni.

I suoni prodotti senza la frapposizione di ostacoli e in presenza della vibrazione delle corde vocali

sono le vocali, mentre i suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo parziale o totale al

passaggio dell'aria e in presenza o in assenza di vibrazioni delle corde vocali sono le consonanti.

I suoni prodotti in cui vi è la vibrazione delle corde vocali sono detti sonori, i suoni prodotti senza

vibrazione delle corde vocali sono detti sordi.

Le vocali sono tutte sonore, le consonanti possono essere sia sorde che sonore.

Consonanti

Modo di Articolazione

1. Occlusive: durante l'articolazione si ha una chiusura totale del tratto vocale;

2. Fricative: " si ha una chiusura parziale del tratto vocale (avvicinamento degli organi articolatori

provoca una frizione);

3. Approsimanti: avvicinamento, ma non un vero e proprio contatto, tra 2 organi fonatori. Ne fanno

parte le semiconsonanti e le semivocali;

4. Affricate: caratterizzate dalla immediata successione di una fase occlusiva e di una fricativa;

5. Laterali: l'aria passa solo ai 2 lati della lingua (o attarverso uno solo di essi);

6. Vibranti: caratterizzate dal fatto che un articolatore (es. Lingua) vibra velocemente durante il

passaggio d'aria;

7. Nasali: passaggio dell'aria attarverso la cavità nasale.

Luogo di articolazione

1. Bilabiali: prodotte dalle labbra o tra le labbra;

2. Labiodentali: prodotte fra l'arcata dentaria superiore e il labbro inferiore;

3. Dentali: prodotte a livello dei denti (comprendono anche le alveolari, prodotte dalla lingua

contro o vicino gli alveoli);

4. Palatali: prodotte dalla lingua contro o vicino il palato duro;

5. Velari: prodotte dalla lingua contro o vicino al velo;

6. Uvulari: prodotte dalla lingua contro o vicino all'ugola;

7. Faringali: prodotte fra la base della radice della lingua e la parte posteriore della faringe;

8. Glottidali: prodotte nella glottide, a livello delle corde vocali.

Si possono ricordare anche le consonanti retroflesse, che vengono articolate flettendo all'indietro la

punta della lingua verso la parte anteriore del palato ("tr" di tre).

Vocali

Le diverse vocali (suoni prodotti senza che si frapponga alcun ostacolo al flusso dell'aria nel canale

orale) sono caraterizzate dalle diverse conformazioni che assume la cavità orale a seconda delle

posizioni che prendono gli organi mobili, e in particolare la lingua.

Per classificare le vocali bisogna fare riferimento al grado di avanzamento o arretramento della

lingua:

1. Vocali anteriori: articolate con la lingua in posizione avanzata;

2. Vocali posteriori: articolate con la lingua in posizione arretrata;

3. Vocali centrali.

Al grado innalzamento o abbassamento della lingua:

1. Alte;

2. Medie (con ulteriore distizione tra medio-alte e medio-basse);

3. Basse.

La posizione in cui vengono articolate le vocali può essere rappresentata da uno schema detto

"trapezio vocalico".

Vi sono poi le Vocali:

1. Arrotondate: vocali prodotte con le labbra protruse;

2. Non arrotondate: vocali prodotte senza arrotondamento delle labbra;

3. Nasali: vocali realizzate con passaggio contemporaneo dell'aria nella cavità nasale.

Semivocali

Fra le approssimanti vi sono suoni vicini alle vocali, di cui condividono la localizzazione

articolatoria, e che vengono chiamati semivocali o anche "semiconsonanti".

A differenza delle vocali, le semivocali non possono costituire apice di sillaba (vedi dopo) e assieme

alla vocale costituiscono un dittongo.

Vi sono quelle anteriori (o palatali) e quelle posteriori (o velari).

Trascrizione fonetica

Nelle grafie alfabetiche non c'è rapporto biunivoco tra suoni e unità grafiche: allo stesso suono

possono corrispondere nella stessa lingua o in lingue diverse più grafemi differenti (cane, c o q), e

viceversa uno stesso grafema può rendere suoni diversi (c in cane e c in cena).

Un singolo suono può essere reso da più grafemi conbinati (sci) o a un grafema in una parola può

non corrispondere alcun suono (h).

L'ortografia italiana si può definire "fonografica" (si associa a ogni suono una singola lettera).

L'ortografia del francese e dell'inglese invece sono distanti dalla realtà fonica.

L'alfabeto fonetico internazionale (IPA = International Phonetic Association) è lo strumento di

rappresentazione grafica dei suoni del linguaggio, valido per tutte le lingue, in cui c'è corrispondeza

buonivoca fra suoni rappresentati e segni grafici che li rappresentano.

La trascrizione fonetica si pone fra parentesi quadre ([...]), l'accento è indicato con un apice (') posto

prima della sillaba su cui esso cade. Due punti indicano l'allungamento della vocale.

Consonanti

LEGENDA

Occlusive Bilabiali

-[p]: sorda, es. "pollo" (completa)

-[b]: sonora, es. "bocca"

Occlusive Dentali o Alveolari (a seconda che siano articolate con la punta della lingua contro gli

incisivi o contro gli alveoli)

-[t]: "topo"

-[d]: "dito"

Occlusive velari

-[k]: "cane"

-[g]: "gatto"

Occlusive uvulari

-[q]: sorda, "Iraq"

Occlusive glottidali

In italiano quando si pronuncia una parola sillabandola, staccando le sillabe l'una dall'altra es. "la

ama".

Fricative bilabiali

-[ɸ]: sorda, es. "tipo"

-[β]: sonora, es. "cabeza"

Fricative labiodentali

-[f]: es. "filo"

-[v]: es. "vino"

Fricative dentali

-[θ]: interdentale, es. "think"

-[ð]: es. "that"

-[s]: es. "sano"

-[z]: es. "sbaglio"

Fricative palatali

-[ʃ]: es. "sci"

-[ʒ]: es. In francese "jour"

Fricative velari

-[x]: es. Spagnolo "hijo"

-[ɣ]: es. Spagnolo "agua"

Fricative uvulari

-[χ]: es. Arabo "shaykh"

-[ʁ]: es. Francese "journal"

Fricative faringali

-[ʕ]: es. _Iraq in arabo

Fricative glottidali

-[h]: sorda, inglese "have"

Affricate labiodentali

[pf]: sorda, es. Tedesco "apfel"

Affricate dentali

-[ts]: es. "pazzo"

-[dz]: es. "zona"

Affricate palatali

-[tʃ]: es. "cibo"

-[dʒ]: es. "gelo"

Nasale bilabiale

-[m]: es. "mano"

Nasale labiodentale

-[ɱ]: es. "invito"

Nasale dentale

-[n]: es. "nave"

Nasale palatale

-[ɲ]: es. "gnocco"

Nasale velare

-[ŋ]: es. "fango"

Tutte le Nasali sono sonore

Laterale dentale

-[l]: es. "lana"

Laterale palatale

[ʎ]: es. "gli"

Tutte le laterali sono sonore

Vibrante dentale

-[r]: es. "riva"

Vibrante uvulare

-[R]: es. Francese "rose"

Tutte le vibranti sono sonore Vocali e Semivocali

Anteriore Semivocale

-[j]: es. "piano"

Vocali Anteriori

-[i]: alta, es. "vino"

-[I]: fra alta e medio alta, es. Inglese "bit"

-[e]: medio-alta es. "meno

- [ɛ]: medio-bassa, es. "bene"

-[æ]: bassa, es. "bad"

-[y]: anteriore arrotondata, tedesco "mur"

-[ø]: anteriore arrotondata, medio-alta, francese "peu"

-[œ]: anteriore arrotondata, medio-bassa, es. Francese "peur".

Vocali centrali

-[ə]: medio-alta, es. Inglese "the"

-[a]: bassa es. "mano"

Semivocale Posteriore

-[w]: arrotondata, es. "uomo"

Vocali Posteriori

-[u]: alta, es. "muro"

-[ʊ ]: fra alta e medio-alta, es. Inglese "full"

-[o]: medio-alta, es. "bocca"

-[ɔ]: medio-bassa, es. "uomo"

Vocali posteriori non arrotondate

-[ʌ]: medio bassa, es. Inglese "but"

-[ɑ]: bassa, es. Inglese "car" 2.2 Fonologia

Foni, fonemi, allofoni

Un fono è la realizzazione concreta di un qualunque suono del linguaggio.

Quando in una lingua i foni hanno valore distintivo, cioè si oppongono ad altri foni nel formare le

parole, si dice che funzionano da fonemi.

I foni sono le unità minime in fonetica mentre i fonemi sono le unità minime in fonologia, che

studia l'organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico.

es. la parola "mare" è formata da 4 fonemi /m/,/a/,/r/,/e/.

Ciascuno dei 4 fonemi è identificato per opposizione, mediante un procedimento di scoperta che

consiste nel confrontare un'unità in cui compaia il fono di cui vogliamo dimostrare se è o no un

fonema con altre unità della lingua che siano uguali in tutto tranne che nella posizione che sta il

fono in oggetto. Tale procedimento si chiama prova di commutazione.

Fonema è l'unità minima di seconda articolazione del sistema linguistico, è una classe astratta du

foni, dotata di valore distintivo, cioè tale da opporre una parola a un'altra.

Foni diversi che costituiscono realizzazioni foneticamente diverse di uno stesso fonema, ma prive di

valore distintivo, si chiamano allofoni di un fonema: es. [n] e [ŋ] sono 2 allofoni dello stesso

fonema, dato che possono comparire nella stessa posizione senza dar luogo a parole diverse.

Una coppia di parole che siano uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto di un

altro in una certa posizione forma una "coppia minima": es. Mare e Pare sono una coppia minima.

Per dimostrare che un fono è un fonema in una lingua, bisogna trovare in quella lingua delle coppie

minime, che lo oppongano a un altro fonema.

Fonemi e tratti distintivi

Un fonema è formato da delle proprietà articolatorie che si realizzano in simultaneità.

E' stata sviluppata in fonologia la teoria dei tratti distintivi (es. + sonoro, - sordo), che consente di

rappresentare i fonemi come un fascio di alcuni tratti distintivi.

Si è giunti a formulare un certo numero di tratti distintivi binari che permetterebbero di dar conto di

tutti i fonemi possibili nelle lingue del mondo.

I fonemi dell'italiano

Non tutte le lingue hanno gli stessi fonemi nè lo stesso numero di fonemi.

L'italiano standard ha 30 fonemi. Per trascrivere foneticamente bisogna basarsi sulla fonia e non

sulla grafia, cioè sul modo in cui una parola è pronunciata.

Raddoppiamento Fonosintattico: allungamento della consonante iniziale di una parola quando

questa sia preceduta da una delle parole di una serie che provoca il fenomeno (tutte le parole con

l'accento sull'ultima sillaba) es. "dove vai?". In certi casi (davvero, cosiddetto, soprattutto) il

fenomeno è arrivato a essere rappresentato nell'ortografia.

Sillabe

Le minime combinazioni di fonemi che funzionino come unità pronunciabili e possano essere

utilizzate per costruire la forma fonica delle parole sono le sillabe.

In italiano una sillaba è sempre costruita attorno a una vocale che costituisce il picco sonoro detto

"testa" o "nucleo" della sillaba.

In italiano la struttura sillabica canonica è (V per "vocale", C per "consonante") CV, es. Come in

"ma-no" (CV-CV).

In una sillaba la parte che precede la vocale è detta "attacco", la vocale è il nucleo e la parte che

segue la vocale è la "coda". Le sillabe con coda (che finiscono con una consonante o semvocale) si

dicono "chiuse", le sillabe senza coda si chiamano "aperte".

Un dittongo è la combinazione di una semivocale e una vocale che costituisce l'apice sillabico (la

vocale). (V+ semiV = dittongo discendente; semiV +V = dittongo ascendente).

2 Semivocali e una Vocale formano un trittongo.

Fatti prosodici (o soprasegmentali)

Sono fenomeni che riguardano non i singoli segmenti bensì la catena parlata nella sua successione

lineare, chiamati quindi fatti soprasegmentali (agiscono sopra il singolo segmento) o prosodici

(determinano l'andamento ritmico della catena parlata).

I fondamentali sono l'accento, il tono, intonazione e lunghezza.

L'accento

L'accento è la particolare forza o intensità di pronuncia di una sillaba relativamente ad altre sillabe.

L'accento come tratto prosodico non deve essere confuso con l'accento grafico.

La posizione della sillaba all'interno di una parola su cui cade l'accento può essere fissa o libera.

(in certe lingue come il francese e tendenzialmente fissa, cade sempre sull'ultima sillaba).

Si parla di valore fonematico dell'accento quando l'accento in base alla posizione della sillaba su

cui cade ha valore distintivo oppositivo.

In italiano l'accento è tipicamente libero: se cade sull'ultima sillaba la parola si dice tronca, sulla

penunltima piana, terzultima sdrucciola, poi bisdrucciola e trisdrucciola (es. Fabbricamelo,

parola composta con pronome clitico).

I Clitici sono quegli elementi che nella catena fonica non possono recare accento proprio e devono

quindi appoggiarsi su un'altra parola (es. Articoli o pronomi personali atoni "me" "lo").

Tono e intonazione

Questi 2 fenomeni riguardano l'altezza musicale con cui le sillabe sono pronunciate e la curva

melodica a cui la loro successione dà luogo.

Tono è l'altezza relativa di pronuncia di una sillaba.

Nelle lingue tonali il tono può avere valore distintivo, può distinguere da solo parole diverse per il

resto foneticamente del tutto eguali. (tonemi).

L'intonazione è l'andamento melodico con cui è pronunciata una frase, è una sequenza di toni che

conferisce all'emissione fonica una certa curva melodica: es. Sarà ascendente un'intonazione in cui

l'ultima sillaba dell'enunciato è di tono più alto.

L'intonazione permette di capire se si tratta di affermazione, domanda o esclamazione.

Lunghezza

La lunghezza riguarda l'estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe sono prodotti.

Ogni fono può essere breve o lungo, cioè durare per un tempo più o meno rapido.

La quantità delle vocali e delle consonanti può avere valore distintivo.

MORFOLOGIA

Capitolo 3

Parole e Morfemi

La morfologia è il livello di analisi che studia la forma o meglio la struttura della parola.

Una parola è la minima combinazione di elementi minori dotati di significato, i morfemi, costruita

spesso attorno a una base lessicale che funzioni come entità autonoma della lingua e possa quindi

rappresentare isolatamente un segno linguistico compiuto.

Criteri che permettono la definizione di parola:

1. All'interno della parola l'ordine dei morfemi che la costituiscono è rigido e fisso (i morfemi non

possono essere cambiati di posizione);

2. I confini di parola sono punti di pausa potenziale del discorso;

3. La parola è di solito separata/separabile nella scrittura (spazio di separazione tra le parole);

4. Foneticamente la pronuncia di una parola non è interrotta ed è caratterizzata da un unico accento

primario.

Se proviamo a scomporre le parole in pezzi più piccoli, tali che vi sia associato un significato

proprio isolabile, troviamo dei morfemi.

Per esempio: "Dentale" si scompone in 3 morfemi, "dent-" con il significato "organo della

masticazione", "-al-" "aggettivi relativo a" e "-e" singolare.

Procedimento per scomporre una parola in morfemi: data la parola la si confronta con parole simili

che contengano uno per uno i morfemi che vogliamo individuare: da "dentale" iniziamo con

"dentali": il confronto ci permette di identificare il morfema -e con il valore di singolare e il

morfema -i con valore di plurale. Confrontando poi "dentale" con "stradale" abbiamo che "-al-" e

"dent-" sono 2 altri morfemi. Tale procedimento viene chiamato prova di commutazione.

Morfema è l'unità minima di prima articolazione, il più piccolo pezzo di significante portatore di

un significato proprio e la minima associazione di un significante e un significato.

Il morfo è un morfema inteso come forma, dal punto di vista del significante.

L'allomorfo è la variante formale di un morfema, che realizza lo stesso significato di un altro morfo

con cui è in distribuzione complementare, o è ciascuna delle forme diverse in cui si può presentare

uno stesso morfema. Il criterio di base a cui possiamo dire che si tratti dello stesso morfema (e

quindi stabilirne gli allomorfi) è che l'elemento individuato abbia sempre lo stesso significato e si

trovi nella medesima posizione nella struttura di una parola.

Esempio: il verbo "venire" appare in italiano in 5 forme: ven-, venn-, veng, vien-, ver-. Ciascuno di

esse è un allomorfo dello stesso morfema e cioè ven-. Il morfema ven- ha quidi 4 allomorfi diversi.

Le cause dei fenomeni di allomorfia sono da cercare nella diacronia, si tratta di trasformazioni

avvenute per ragioni fonetiche lungo l'asse del tempo.

Ci sono casi in cui un morfema lessicale in certe parole derivate viene sostituito da un morfema

dalla forma totalmente diversa ma con lo stesso significato: nel nome "acqua" e nell'aggettivo

"idrico" troviamo che il morfema lessicale per "acqua" si manifesta in 2 forme diverse, acqu- e idr-.

(cavallo e equino). Questo fenomeno è chiamato suppletivismo.

Tipi di morfemi

Esistono 2 punti di vista principali per individuare differenti tipi di morfemi: la prima è una

classificazione funzionale, in base alla funzione svolta; la seconda è una classificazione

posizionale, basata sulla posizione che i morfemi assumono all'interno di una parola.

Tipi funzionali di morfemi

Nella classificazione funzionale la prima distinzione da fare è tra morfemi lessicali e morfemi

grammaticali. I morfemi grammaticali si suddividono in morfemi derivazionali e morfemi

flessionali (o flessivi).

I morfemi lessicali stanno nel lessico di una lingua e costituiscono una classe aperta, arrichibile di

nuovi elementi, mentre i morfemi grammaticali stanno nella grammatica e costituiscono una classe

chiusa, che non accoglie nuove entità.

In italiano vi sono le parole funzionali (o parole vuote) come gli articoli, i pronomi personali, le

preposizioni, le congiunzioni, che formano classi grammaticali chiuse ma che difficilmente si

possono definire morfemi grammaticali a pieno titolo.

Vi è la distinzione tra morfemi liberi (morfemi lessicali) e morfemi legati (morfemi

grammaticali); i secondi non possono mai comparire isolati ma sono in combinazione con altri

morfemi.

La derivazione che dà luogo a parole regolandone i processi di formazione e la flessione che dà

luogo a forme di una parola regolandone il modo in cui si attualizzano nelle frasi, costituiscono i 2

ambiti della morfologia. Tipi posizionali di morfemi

Un affisso è un morfema che si combina con una radice.

Gli affissi che nella parola stanno prima della radice si chiamano prefissi e quelli che stanno dopo

la radice si chiamano suffissi.

es. in "inutile" "in-" è un prefisso.

I suffissi con valore flessionale che stanno nell'ultima posizione della parole si chiamano

"desinenze".

Gli infissi sono quegli affissi inseriti dentro la radice.

Vi sono i circonfissi, affissi formati da 2 parti, una che sta prima della radice e l'altra che sta dopo la

radice.

In alcune lingue esistono poi degli affissi che si incastrano alternativamente dentro la radice: si

tratta dei transfissi. Altri tipi di morfemi

Esistono morfemi i cui morfi non sono isolabili segmentalmente: si tratta dei morfemi sostitutivi

che si manifestano con la sostituzione di un fono ad un altro fono.

Tali morfemi consistono in mutamenti fonici della radice e quindi sono da essa inseparabili.

Il morfema zero si ha quando una distinzione obbligatoriamente marcata nella grammatica viene

eccezionalmente a non essere rappresentata in alcun modo nel significante (es. Sheep = pecora,

scheep = pecore).

Esistono morfemi soprasegmentali (superfissi o soprafissi), in cui un determinato valore

morfologico si manifesta attraverso un tratto soprasegmentale come la posizione dell'accento o il

tono.

Spesso morfemi grammaticali recano contemporanramente più di un sgnificato o valore: es. In

"buone" la "-e" vale insieme "femminile" e "plurale". Si parla in questo caso di morfema

cumulativo. Derivazione e formazione delle parole

I morfemi derivazionali mutano il significato della base a cui si applicano: nella parola derivata (da

dormire) dormitorio viene aggiunto al significato della radice lessicale di "dormire" il significato

"luogo in cui si fa" la cosa designata dalla radice lessicale.

I morfemi derivazionali permettono attraverso processi di prefissazione e suffisazione, la

formazione di un numero infinito di parole a partire da una certa base lessicale.

In ogni lingua esiste una lista finita di moduli di derivazione che danno luogo a famiglie di parole.

Una famiglia di parole è formata da tutte le parole derivate da una stessa radice lessicale.

Esempio: parole costruite a partire dalla base "socio":

Qual è la natura dei morfemi che sostituiscono la parola "sociologia"?

Dato che sociologia significa studio della società, "socio" è la radice lessicale, che si comporta

come un prefisso, attacandosi davanti un'altra radice lessicale per modificarne il significato.

Questi morfemi che sono allo stesso tempo morfemi derivazionali e lessicali, si chiamano

prefissoidi.

I suffisoidi sono morfemi con significato lessicale, ma che si comportano come suffissi nella

formazione delle parole: in "cronometro" "-metro" è il suffisoide.

Prefissoidi e Suffisoidi sono anche chiamati confissi.

Nella parola "Nazionalsocialismo" le 2 radici lessicali che coesistono nella stessa parola

mantengono entrambe il valore che avrebbero se utilizzate come parole autonome: socialismo e

nazionale. Si tratta di parole composte. (portacenere, cassaforte).

L'italiano segue nella composizione delle parole l'ordine modificando-modificatore, la seconda

parola modifica la prima: in "portacenere" non è "cenere che porta qualcosa" ma "qualcosa che

porta la cenere".

Non mancano parole che in italiano seguono l'ordine inverso, modificatore-modificando, ad

esempio "bagnoschiuma", "schiuma per bagno".

Vi sono poi le unità lessicali polirematiche costituite da sintagmi fissi che rappresentano un'unica

entità di significato, non corrispondete alla somma dei significati delle parole, comportandosi come

se fossero una parola unica: avviso di garanzia, gatto delle nevi.

In italiano un procedimento di formazione delle parole è la suffisazione.

Es: -ier-, -ari- e -tor- che formano nomi di mestiere come in barbiere, fornaio, giocatore ecc...

In italiano vi è inoltre la prefissazione che non muta la classe grammaticale di appartenenza della

parola come invece succede con la suffisazione: mentre aggiungendo un suffisso a un nome, per

esempio -os- a noia, ottengo un aggettivo, noioso, invece aggiungendo un prefisso a un nome

riottengo un nome (es. Da utile ho inutile).

Altro procedimento da ricordare è quello dell' alterazione.

Con i suffissi alterativi si creano parole che aggiungono al significato della base lessicale un valore

generalmente valutativo, che può essere "diminutivo" (gattino), "accrescitivo" (librone) o

"peggiorativo" (robaccia).

Nei meccanismi della formazione di parola rientra il fenomeno della conversione (o derivazione

zero), la presenza di coppie di parole, un verbo e un nome o un aggettivo, aventi la stessa radice

lessicale ed entrambi privi di suffisso, fra i quali quindi non è possibile stabilire quale sia la parola

primitiva e quale quella derivata: fiore, fiorire, stanco, stancare, lavoro, lavorare.

Ma quando la coppia è formata da un verbo e da un nome si stabilisce che la base sia il verbo, in

quanto il nome designa l'atto indicato dal verbo: cambiare, cambio.

Invece quando la coppia è formata da un verbo e un aggettivo possiamo dire che la il termine

primitivo sia l'aggettivo, in quanto il verbo indica l'azione da far assumere lo stato o la qualità

denotata dall'aggettivo: calmo, calmare.

In conclusione i tipi morfologici di parole sono:

1. Parole basiche o primitive (es. mano);

2. Parole alterate (es. Manina);

3. Parole derivate (es. Suffisate "maniglia", prefissate "rimaneggiare");

4. Parole composte (es. "corrimano");

5. Unità Polirematiche (es. "mano morta").

Processo di derivazione di una parola

Flessione e categorie grammaticali

I morfemi flessionali non modificano il significato della radice lessicale su cui operano ma la

attualizzano nel cotesto di enunciazione.

"Mangiamo" ci dice che l'azione era attualizzata nel passato e che erano più persone a compierla.

I morfemi flessionali operano sulla classi "variabili" di parole (nomi, verbi, aggettivi, articoli e in

parte pronomi) che accoglono la flessione.

Un morfema flessionale realizza un valore di una determinata categoria grammaticale, è la marca

di quel valore.

Fra le categorie grammaticali vi sono quelle flessionali, che riguardano il livello dei morfemi

stessi. Le categorie flessionali si distinguono in 2 classi: quelle che operano sui nomi (sui nominali,

aggettivi, sostantivi, pronomi ecc..) e quelle che operano sui verbi.

In italiano la morfologia nominale ha come categorie fondamentali il genere e il numero.

La categoria del genere si esprime coi 2 morfemi del "maschile" e del "femminile".

La categoria del numero in italiano è marcata dai 2 morfemi di "singolare" e "plurale".

Un altra categoria flessionale rilevante per i nominali è il "caso", che mette in relazione la forma

della parola con la funzione sintattica che il sintagma di cui essa fa parte, ricopre nella frase. (es. In

latino).

Il processo attraverso il quale un verbo assegna il caso a un suo complemento viene chiamato

"reggenza".

In molte lingue gli aggettivi possono essere marcati per grado: comparativo e superlativo.

Altre lingue diverse dall'italiano marcano con morfemi appositi sui nomi la definitezza o il

possesso.

La morfologia verbale ha 5 categorie flessionali: modo, tempo, aspetto, diatesi e persona.

Il modo esprime la "modalità", cioè la maniera nella quale il parlante si pone nei confronti del

contenuto di quanto vien detto e della realtà della scena o evento rappresentati nella frase (es.

Indicativo "mangio", modo che indica certezza rispetto a quanto affermato, condizionale

"mangerei" indica incertezza).

Il tempo colloca nel tempo assoluto e relativo quanto viene detto (presente, futuro, passato).

L'aspetto riguarda la maniera in cui vengono osservati e presentati in relazione al loro svolgimento

l'azione o l'evento espressi dal verbo (es. Passato prossimo, "ho visto" vs imperfetto "vedevo" si

oppone l'azione vista come compiuta all'azione vista come in svolgimento).

La diatesi esprime il rapporto in cui viene rappresentata l'azione o l'evento rispetto ai partecipanti e

al soggetto (attivo vs passivo).

La persona indica chi compie l'azione e si manifesta con morfemi deittici o di accordo.

Categorie grammaticali a livello di parola, che classificano le parole raggrupandole in classi a

seconda della natura del loro significato, del loro comportamento nel discorso e delle loro

caratteristiche funzionali e flessionali, sono le classi di parole o parti del discorso.

Nella grammatica tradizionale le parti del discorso sono 9:

1. Nome o Sostantivo;

2. Aggettivo;

3. Verbo;

4. Pronome;

5. Articolo;

6. Preposizione;

7. Congiunzione;

8. Avverbio;

9. Interiezione.

Mentre queste categorie grammaticali sono definibili sull'asse paradigmatico (considerando le

parole in isolamento), altre categorie grammaticali si individuano sull'asse sintagmatico

(considerando le parole nel loro rapporto con altre parole all'interno di un determinato messaggio).

Queste categorie grammaticali sintagmatiche sono dette "funzioni sintattiche", sono le nozioni

definite in analisi logica come soggetto, predicato, oggetto, complemento di termine, complemento

di specificazione, luogo, modo, mezzo ecc.. e a tali funzioni corrispondono i casi.

La flessione inerente riguarda la marcatura a cui viene assoggettata una parola in isolamento, a

seconda della classe di appartenenza, per il fatto di essere selezionata nel lessico e comparire nel

messaggio: es. In italiano un nome viene attualizzato o come singolare o come plurale.

La flessione contestuale è quella che dipende dal contesto: essa specifica una forma e seleziona i

relativi morfemi flessionali in relazione al contesto in cui la parola viene usata, dipendendo dai

rapporti gerarchici tra le parole all'interno della frase. Marca rapporti di natura sintattica.

In italiano aggettivo e articolo devono assumere una forma che dipende da quella del nome a cui

essi si riferiscono.

Un meccanismo che opera in molte lingue è quello della marcatura di "accordo", che prevede che

gli elementi suscettibili di flessione prendano le marche delle categorie flessionali per le quali è

marcato l'elemento a cui si riferiscano. In italiano è obbligatorio l'accordo fra verbo e soggetto (un

gatto miagola) e fra i diversi componenti di un sintagma nominale (le belle mele mature).

SINTASSI

Capitolo 4

Analisi in costituenti

La sintassi è il livello di analisi che si occupa della struttura delle frasi: il suo oggetto di studio è

come si combinano le parole e come sono organizzate in frasi.

La frase è il costrutto che fa da unità di misura per la sintassi. Una frase è un'entità linguistica che

funziona come unità comunicativa, cioè costituisce un messaggio autosufficiente nella

comunicazione verbale, nel discorso.

Una frase contiene una predicazione, cioè un'affermazione riguardo a qualcosa, l'attribuzione di

una qualità o il modo di essere o di agire a un'entità.

Ogni verbo autonomo coincide con una frase; vi sono tuttavia frasi senza verbi dette frasi nominali

Con "frase" si designano anche costrutti dall'estensione più ampia e dalla composizione più

complessa di una frase semplice costituita da un'unica predicazione, chiamata quindi proposizione.

Il principio impiegato per l'analisi delle frasi è basato sulla scomposizione.

Vi è quindi l'analisi in costituenti immediati che consiste nella scomposizione della frase in pezzi

via via più piccoli, che sono i costituenti della frase.

Il criterio mediante il quale attuare la scomposizione è quello della prova di commutazione:

Data una frase, il primo taglio si attua confrontando la frase con un'altra più semplice ma che abbia

la stessa struttura e questo ci sonsente di individuare i costituenti immediati della frase stessa;

confrontando i costituenti con altri della stessa natura ma più semplici possiamo via via motivare i

successivi tagli, fino ad arrivare alle parole.

Confrontiamo la frase "mio cugino ha comprato una macchina nuova" con "Gianni legge". Dato che

quest'ultima ha come costituenti immediati "Gianni" e "legge" si ricava che la frase di partenza ha

come costituenti immediati "Mio cugino" che ricopre lo stesso ruolo di "Gianni" e "ha comprato

una macchina nuova" che ha lo stesso ruolo di "legge". Lo stesso ragionamento vale confrontando

"Mio cugino" e "il gatto" e individuando i costituenti che sono "Mio" e "Cugino" ecc..

Il metodo di rappresentazione dell'analisi di una frase più diffuso è quello degli alberi etichettati.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze del testo letterario e della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Marinetti Anna.

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