Linguistica generale: Il linguaggio verbale
La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua; la linguistica generale studia che cosa e come sono fatte le lingue, mentre la linguistica storica studia la loro evoluzione e i rapporti con la cultura. L’oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, nate spontaneamente lungo il corso della storia umana, come l’italiano, il francese, il russo, il latino, ecc. Tutte queste sono espressione del linguaggio nell’homo sapiens che da sempre è il più efficace sistema di comunicazione verbale umano, una facoltà innata. Da questo punto di vista non vi è distinzione fra lingua e dialetto, l’unica differenza è basata su considerazioni sociali e storiche, studiate dalla sociolinguistica.
Il segno e la comunicazione
Alla base del linguaggio verbale vi è il segno, ovvero qualcosa che sta per qualcos’altro e che serve a comunicare questo qualcos’altro. L’accezione di comunicazione come semplice passaggio di informazione è troppo ampia ed è più utile intendere la comunicazione in un senso più ristretto, che abbia come ingrediente fondamentale l’intenzionalità: si ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell’informazione e che viene percepito da un ricevente come tale.
Le categorie di comunicazione
Si possono distinguere tre categorie di comunicazione: comunicazione in senso stretto quando sia l’emittente che il ricevente sono intenzionali, passaggio di informazione quando l’emittente non è intenzionale ma il ricevente sì (posture del corpo, paralinguistica, prossemica), formulazione di inferenze quando si ha la presenza di un oggetto culturale che viene interpretato come volto a fornire un’informazione (tetti a spiovente=qui nevica molto). Le lingue sono una specificazione della comunicazione umana naturale, dallo schema: fatti segnici, comunicazione in senso stretto, umana, naturale, verbale.
Tassonomia dei segni
Il segno è l’unità fondamentale della comunicazione, e ne esistono di vari tipi; una possibile tassonomia di segni si basa sui criteri fondamentali dell’intenzionalità e della motivazione relativa, ovvero il rapporto fra le due facce del segno (qualcosa e qualcos’altro):
- Indici o sintomi: motivati naturalmente e non intenzionali (starnuto=raffreddore, nuvole=sta per piovere)
- Segnali: motivati naturalmente e usati intenzionalmente (luce per segnalare la presenza)
- Icone: motivati analogicamente e intenzionali (riproducono proprietà dell’oggetto designato, come grafici, cartine, diagrammi, fotografie, mappe, ecc.)
- Simboli: motivati culturalmente e intenzionali (nero=lutto, rosso=stop, bandiere)
- Segni in senso stretto: non motivati e intenzionali (comunicazione gestuale, messaggi linguistici)
Dalla prima all’ultima categoria, la motivazione che lega il qualcosa al qualcos’altro diventa sempre meno diretta, mentre aumenta sempre di più la specificità culturale. I segni linguistici come le parole e le frasi, sono segni in senso stretto, prodotti per comunicare intenzionalmente ed essenzialmente arbitrari. Ciò che mette il ricevente in grado di interpretare un segno è il fatto che esso si riconduca a un codice di cui fa parte; per codice si intende l’insieme di corrispondenze, fissate per convenzione, fra qualcosa (insieme manifestante) e qualcos’altro (insieme manifestato) che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici, e i segni linguistici costituiscono il codice lingua.
Proprietà della lingua
La biplanarità
La biplanarità indica il fatto che in un segno ci siano sempre due facce, due piani compresenti: il significante o espressione, è il piano fisicamente percepibile del segno, mentre il significato o contenuto è il piano non materialmente percepibile, è l’informazione veicolata dalla faccia precedente. Un codice è quindi un insieme di corrispondenze fra significante e significato, mentre un segno è l’associazione di un significante e un significato.
L'arbitrarietà
L’arbitrarietà consiste nel fatto che non c’è alcun legame naturalmente motivato, connesso alla natura o all’essenza delle cose, derivabile per osservazione empirica o per via di ragionamento logico, fra il significante e il significato. I legami sono posti per convenzione, e sono quindi arbitrari. Se così non fosse, le parole nelle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili, e allo stesso tempo parole simili dovrebbero designare cose o concetti simili.
I quattro livelli di arbitrarietà
In realtà è necessario distinguere quattro livelli diversi di arbitrarietà, e considerare che nel funzionamento dei segni linguistici, le entità in gioco, sono tre. Secondo la forma grafica del triangolo semiotico, ai tre vertici abbiamo: un significante che, attraverso la mediazione di un significato a cui è associato (e assieme al quale forma il segno), si riferisce a un elemento della realtà esterna: il referente. La linea che congiunge significante e referente è tratteggiata perché il loro rapporto non è diretto, ma mediato dal significato. Si possono quindi individuare quattro tipi di arbitrarietà della lingua:
- È arbitrario il rapporto tra segno nel suo complesso e referente: non c’è alcun legame naturale e concreto fra un elemento della realtà esterna e il segno a cui è associato.
- È arbitrario il rapporto fra significante e significato: una parola, come sequenza di lettere o suoni, non ha in sé nulla a che vedere con il significato ad essa associato.
- È arbitrario il rapporto fra forma (struttura e organizzazione interna) e sostanza (materia) del significato: ogni lingua ritaglia in un modo che le è proprio un certo spazio di significato, distinguendo o rendendo pertinenti una o più entità (bosco, legno, legna=bois).
- È arbitrario il rapporto fra forma e sostanza del significante: ogni lingua organizza secondo i propri criteri la scelta dei suoni pertinenti, distinguendo in una certa maniera le entità rilevanti della materia fonica; il significante dei segni linguistici è primariamente di carattere fonico-acustico.
Nell’arbitrarietà dei segni linguistici esistono alcune eccezioni: le onomatopee riproducono o richiamano nel loro significante caratteri fisici di ciò che viene designato e presentano, quindi, un aspetto iconico. Gli ideofoni, cioè espressioni imitative o interiezioni descrittive che designano fenomeni naturali o azioni, come “boom/bum” ecc., sono ancor più strettamente iconici e sono utilizzati nei fumetti. Sulla presenza di caratteri iconici nel linguaggio verbale hanno posto recenti concezioni che individuano nell’accento grammatica meccanismi che riporterebbero ad un principio di iconismo (la formazione del plurale attraverso l’aggiunta di materiale linguistico alla forma del singolare). Un’altra tendenza che si è affermata è quella del fonosimbolismo, il quale afferma che certi suoni avrebbero per loro stessa natura associati a sé certi significati (il suono “i”, vocale chiusa e fonicamente piccola, sarebbe connesso a cose piccole, e quindi le parole contenenti la i designerebbero di preferenza la proprietà di essere piccoli). In conclusione, nonostante le eccezioni, il principio di arbitrarietà rimane una delle proprietà più importanti del linguaggio verbale.
La doppia articolazione
La doppia articolazione consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi: a una prima articolazione esso è organizzato e scomponibile in unità che sono ancora portatrici di significato e sono utilizzate per formare altri segni (gatt-o, -i, -a); le unità minime di prima articolazione sono dette morfemi, che sono i segni più piccoli. A una seconda articolazione esse sono ancora scomponibili in unità che non sono più portatrici di significato autonomo (gatt- = g, a, t, t); tali unità sono dette fonemi. La doppia articolazione consente alla lingua una grande economicità di funzionamento: con un numero limitato di unità di seconda articolazione si può costituire un numero potenzialmente illimitato di unità dotate di significato. È di conseguenza molto importante anche il principio della combinatorietà fra unità minori.
La trasponibilità di mezzo
Per trasponibilità di mezzo si intende la proprietà del significante dei segni linguistici di essere trasmesso sia attraverso il canale fonico-acustico sotto forma di sequenza di suoni o rumori che vengono ricevuti dall’apparato uditivo, sia attraverso il canale visivo-grafico sotto forma di segni ricevuti dall’apparato visivo. Il canale fonico-acustico appare come canale primario, poiché il parlato è prioritario antropologicamente rispetto allo scritto (non tutte le lingue parlate hanno una forma scritta). Il parlato ha anche una prevalenza statistica: nella vita quotidiana parliamo molto più di quanto scriviamo. Si ha una priorità ontogenetica (relativa al singolo individuo) del parlato: ogni individuo impara per via naturale e spontanea a parlare, mentre impara solo in un secondo tempo, attraverso un addestramento guidato, a scrivere. Si ha una priorità filogenetica (relativa alla specie umana): nella storia della nostra specie, la scrittura si è sviluppata molto tempo dopo il parlato.
Sistemi di scrittura
Esistono due principali sistemi di scrittura: i sistemi semasiografici che non fanno uso di simboli linguistici, come le pittografie, e i sistemi glottografici che si dividono a loro volta in sistemi non fonetici (logografici), che non hanno basi fonetiche e fanno riferimento a unità non di significante, ma di significato, e a unità minime di prima articolazione, ovvero i morfemi, e sistemi fonetici (fonografici), che rappresentano invece i suoni del linguaggio e fanno riferimento ai fonemi di una lingua. Esempi di sistemi fonografici sono: la sillabografia in cui ogni carattere sta per una sillaba, l’abjad in cui ogni carattere sta per una consonante (sistemi di scrittura semitici), l’abugida in cui ogni carattere sta per una combinazione sillabica di consonante e vocale, e l’alfabeto in cui ogni carattere sta per una consonante o per una vocale.
Origini del linguaggio
Le origini del linguaggio invece sono molto più antiche, alcuni ipotizzano che quale forma di comunicazione orale fosse già presente nell’Homo habilis e nell’Homo erectus (3 milioni di anni fa). Il canale fonico-acustico e l’uso del parlato presentano una serie di vantaggi biologici e funzionali: possono essere usati in qualsiasi circostanza e consentono la trasmissione anche in presenza di ostacoli e a relativa distanza, possono essere usati in concomitanza con altre prestazioni fisiche e intellettive, permettono la localizzazione della fonte di emittenza, la ricezione è contemporanea alla produzione del messaggio, l’esecuzione è più rapida, il messaggio può essere trasmesso a più persone simultaneamente, il messaggio è evanescente e ha rapida dissolvenza, l’energia richiesta è molto ridotta.
Priorità dello scritto nelle società moderne
Nelle società moderne lo scritto ha una priorità sociale: è un requisito indispensabile per una lingua evoluta, ha maggiore prestigio e utilità socio-culturale; ha validità giuridica, è il veicolo fondamentale dell’istruzione, ecc. Lo scritto è nato come una raffigurazione stabile del parlato, ma ha sviluppato caratteri in parte propri: la diversità del mezzo crea caratteri strutturali diversi e irriducibili, che conferiscono sia allo scritto che al parlato una certa quota di peculiarità.
Linearità e discretezza
Per linearità del segno si intende che il significante viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione nel tempo e nello spazio; non possiamo capire un segno se non sono stati attualizzati uno dopo l’altro tutti gli elementi che lo costituiscono. Altri tipi di segni sono invece “globali”, come i segnali stradali. Per discretezza di segno si intende il fatto che la differenza fra le unità della lingua è assoluta e c’è un confine ben preciso fra un elemento e l’altro.
Onnipotenza semantica, plurifunzionalità e riflessività
Con onnipotenza semantica si intende il fatto che con una lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto. È difficilmente provabile, però, che ogni messaggio in qualunque altro modo di comunicazione possa essere tradotto compiutamente in messaggio linguistico (espressioni artistiche e musicali), perciò si parla di plurifunzionalità, intendendo che la lingua permette di adempiere a una lista molto ampia di funzioni: esprimere il pensiero, trasmettere informazioni, instaurare attività cooperative, esternare sentimenti, risolvere problemi, creare mondi possibili, ecc.
Riguardo alle funzioni della lingua si ha un modello di classificazione molto noto: lo schema di Jakobson, che individua sei classi di funzioni implicate nell’instaurarsi di una comunicazione: funzione emotiva (esprimere sensazioni), funzione metalinguistica (specificare aspetti del codice), funzione referenziale (fornire informazioni sulla realtà), funzione conativa (volta a far agire qualcuno in un certo modo), funzione fàtica (sottolineare il canale di comunicazione o il contatto fisico/psicologico fra i parlanti), funzione poetica (sfruttare le potenzialità insite nel messaggio). Ogni messaggio realizza in genere tutte e sei le funzioni, ma una di esse è prevalente e qualifica funzionalmente il messaggio. Rifacendosi al modello di Jakobson, la lingua può essere usata come metalingua, ovvero per parlare di se stessa; la lingua di cui parla la metalingua viene detta lingua-oggetto, ed ogni parola ad essa appartenente può diventare nella metalingua segno di se stessa: questa proprietà è detta riflessività ed è unica e caratterizzante del linguaggio verbale umano.
Produttività e ricorsività
Con produttività si intende il fatto che con la lingua è possibile creare sempre nuovi messaggi mai prodotti prima, oppure parlare di cose inesistenti; è possibile combinare in una nuova maniera significanti e significati, oppure associare messaggi già usati a situazioni nuove. La produttività prende la forma di quella che è chiamata creatività regolare, ovvero una produttività basata su un numero limitato di regole dalla forma semplice e applicabili ricorsivamente. La ricorsività indica che uno stesso procedimento è riapplicabile un numero teoricamente infinito di volte (l’unica limitazione sta nell’utente).
Distanziamento e libertà da stimoli
Per distanziamento si intende la possibilità di poter formulare messaggi relativi a cose distanti nel tempo e nello spazio dal momento e dal luogo in cui si svolge la comunicazione, quindi consente di parlare di un’esperienza in assenza di tale esperienza. Tutto ciò è connesso alla libertà da stimoli, che indica il fatto che i segni linguistici rimandano a una rielaborazione concettuale della realtà, perciò la lingua è indipendente dalla situazione immediata e dai suoi stimoli. Questo ci contraddistingue in modo netto dagli animali.
Trasmissibilità culturale
Ogni lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società e cultura, così come le regole, le convenzioni e il patrimonio lessicale, che passano da una generazione all’altra per apprendimento spontaneo. Vi è comunque, nel patrimonio genetico della specie umana, una componente innata che fornisce la predisposizione a comunicare mediante una lingua. L’interazione fra componente naturale e culturale fa sì che abbia un ruolo importante per l’apprendimento la cosiddetta pubertà linguistica: se entro l’età di 11 anni l’essere umano non è stato esposto a stimoli linguistici del proprio ambiente culturale, lo sviluppo della lingua è praticamente bloccato.
Complessità sintattica
I messaggi linguistici possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale: la disposizione e i rapporti fra i segni e gli elementi che li compongono non è mai indifferente ed è percepibile nella sintassi del messaggio; per questo si parla di complessità sintattica. Nella trama sintattica hanno rilevanza: l’ordine degli elementi contigui e le posizioni in cui essi si combinano (Gianni picchia Mario, Mario picchia Gianni), le dipendenze che vigono fra elementi non contigui (Il libro di Chomsky sulle strutture sintattiche), le incassature (Il libro DI CHOMSKY sulle strutture sintattiche), la ricorsività che conferisce complessità interna, la presenza di parti del messaggio che danno informazioni sulla struttura sintattica (congiunzioni), la possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica.
Equivocità
La lingua è un codice tipicamente equivoco, poiché pone corrispondenze plurivoche fra elementi di una lista e quelli della lista a questa associata: a un unico significante possono corrispondere più significati (omonimia e polisemia), così come a più significanti può corrispondere un unico significato (sinonimia). L’equivocità della lingua è connessa all’onnipotenza semantica e alla produttività e dimostra la flessibilità dello strumento linguistico.
Lingua solo umana?
È largamente prevalente la considerazione che la facoltà verbale di esprimersi con la lingua sia specifica dell’uomo e sia maturata come tale nel corso dell’evoluzione.
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