FONDAMENTI DI ECONOMIA POLITICA INTRO – TILLI
LA NASCITA DELL’ECONOMIA POLITICA ED IL CONTESTO STORICO DI
RIFERIMENTO
Alcune domande generali : Che cos’è il Prodotto Interno Lordo (PIL) e perché è così
importante controllare e cercare di modificare il suo andamento? Che cos’è l’Inflazione
(continuo aumento generale dei prezzi) quali sono i rischi di una inflazione elevata o di
una deflazione (continuo diminuimento)? Perché esiste la disoccupazione, ovvero ci
sono persone che cercano un posto di lavoro ma non riescono a trovarlo? Qual è, in
generale, il modo migliore per effettuare una scelta di tipo economico?
Altre domande particolari : E’vero che la diffusione dei contratti flessibili ha
contribuito a ridurre la disoccupazione? Quali sono gli effetti della immigrazione sui
salari dei lavoratori nativi? Quali sono le possibilità per un figlio di operai di veder
migliorare le proprie condizioni di lavoro e di vita rispetto a quelle dei genitori? Perché
alcuni paesi hanno visto crescere la loro ricchezza più rapidamente di altri? Quali sono
le cause della crisi economica mondiale esplosa nel 2008?
L’economia politica prova a rispondere a queste e a molte altre domande, su
questioni importanti, che riguardano la nostra vita di tutti i giorni, e le cui risposte
possono modificare le condizioni del nostro benessere. A questo tipo di domande a
volte si tende a rispondere con dei luoghi comuni, prescindendo da una accurata
analisi scientifica. ESEMPIO= Molto spesso si parla degli Stati Uniti come il paese del
“sogno americano”, dove anche la persona più umile, se sufficientemente abile e
Questo messaggio lo
volenterosa, può raggiungere le più alte vette della scala sociale.
troviamo spesso in molti film celebri
La ricerca della felicità del 2006 di Gabriele Muccino (con Will Smith) = Nel 1981 a
San Francisco, Chris Gardner cerca di sbarcare il lunario vendendo una partita di
scanner per rilevare la densità ossea, acquistata con i risparmi di una vita. Le vendite
tuttavia scarseggiano perché i medici ritengono il macchinario costoso inutile. Un
giorno Chris vede un broker arrivare al posto di lavoro con la sua Ferrari e gli chiede,
ironicamente: “Due domande: che lavoro fa, e come si fa?”. Decide quindi di provare a
diventare anche lui consulente finanziario per la stessa azienda, la Dean Witter. MA LE
COSE NON STANNO SEMPRE COME NEI FILM.
Proponiamo un grafico che mostra i tassi di “immobilità sociale” calcolati dall’OCSE
(l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per alcuni paesi.
Il tasso di immobilità sociale = indice della probabilità che può avere un individuo
di collocarsi in una posizione sociale analoga a quella della famiglia di origine. Essa
cioè misura il peso della classe sociale di provenienza sui destini di ciascun individuo.
Più alto è l’indice, più è probabile che un figlio, al di là dei meriti individuali, si ritrovi
in una posizione sociale simile a quella dei genitori
Ebbene, contrariamente ai luoghi comuni sul “sogno americano”, gli Stati Uniti si
caratterizzano per un elevato tasso di immobilità sociale. Peggio degli USA fanno
soltanto il Regno Unito e, purtroppo, l’Italia. Attraverso l’uso dei dati e la loro corretta
interpretazione, l’economia politica può dunque contribuire a sfatare i luoghi comuni, e
può aiutarci a comprendere meglio le caratteristiche della realtà sociale che ci
circonda. L’importanza dell’economia politica per tutti gli aspetti della vita sociale è
del resto testimoniata dall’influenza che le variabili economiche possono avere sui più
svariati comportamenti umani. Basti pensare per esempio alle correlazioni esistenti tra
La rilevanza della
disoccupazione e suicidio oppure tra povertà e criminalità.
economia politica è dunque evidente.
Per il momento diciamo che l’economia politica studia i modi in cui una società si
organizza per affrontare quattro questioni fondamentali: Utilizziamo forte
1. come produrre i beni a disposizione del sistema economico.
quantitativo di lavoratori con poche macchine, o utilizzo di macchine avanzate
con un uso ridotto di lavoratori? decisione che spetta all’impresa come
investire il denaro.
2. cosa produrre un bene rispetto ad un altro
3. quanto produrre tener conto dei mercati di sbocco = pox di vendere il bene o
il servizio
4. come distribuire ciò che si è prodotto
Diverse scuole di pensiero economico diversi modi di concepire l’economia.
FATTORI DELLA PRODUZIONE = fattore produttivo capitali (macchinari e
attrezzature necessarie) + lavoro
Non esiste una sola rappresentazione/teoria/modello universale della realtà
economica. Ma l’idea che per ogni fenomeno della realtà esista un solo modello
interpretativo è contraddetta dal fatto che, in tutti i campi della ricerca, si effettuano
continuamente verifiche dei diversi modelli esistenti, al fine di valutare quale di essi
sia maggiormente in grado di interpretare i fatti concreti. Questo è vero in fisica, in
chimica, in biologia, ma lo è ancora di più nell’ambito dell’economia politica, dove il
dibattito tra i ricercatori sulla teoria da preferire è particolarmente accentuato. Spesso
l’economia tende a presentare interpretazioni alternative della realtà che ci circonda,
che possono dipendere, per esempio, dal contesto storico oppure dal tipo di sistema
economico che si sta analizzando. Possono cambiare a seconda del contesto ed altri
fattori. In questo corso vi verrà presentata la versione moderna del metodo di
analisi economica, sia per quanto riguarda l’analisi delle scelte economiche
individuali (microeconomia) sia per l’analisi delle variabili aggregate (macroeconomia).
Questa disciplina è caratterizzata non solo da una impostazione critica della teoria ora
dominante, ma anche da una diversa interpretazione dei fatti economici e sociali.
GLI ECONOMISTI CLASSICI
L’economia politica nasce in contemporanea all’economia, come scienza autonoma e
risale al periodo compreso fra il 1760 e il 1830, ossia durante la Rivoluzione industriale
che in Inghilterra e in altri paesi creò le basi per l’affermazione del modo di
produzione capitalistico. Con la RI c’è stato il passaggio da un sistema di produzione
feudale (proprietari terrieri e coloro che vi lavoravano per loro conto= beni per la
sussistenza trasferiti al signore feudale in parte) a modo di produzione capitalistico.
Il modo di produzione capitalistico è un sistema nel quale la classe dei capitalisti è
proprietaria dei mezzi di produzione, mentre la classe dei lavoratori si presenta sul
mercato offrendo ai capitalisti la propria forza lavoro in cambio di un salario. Durante
la Rivoluzione industriale si assiste a un grande processo di innovazione tecnologica,
di allargamento dei mercati, di concentrazione dei capitali, di trasformazione di larghe
masse di lavoratori in operai salariati e di aumento generalizzato della scala della
produzione e della circolazione delle merci. Tali trasformazioni economiche sono
accompagnate anche da importanti cambiamenti negli assetti sociali e politici. In
questa fase si registra il declino della classe aristocratica dei proprietari terrieri e
prende avvio l’ascesa sociale e politica di una nuova classe di soggetti, quella dei
capitalisti proprietari delle moderne imprese agricole e industriali.
Il successo dei capitalisti porta a una nuova concezione dello Stato: non più
espressione degli interessi del sovrano e dell’aristocrazia fondiaria, l’autorità statale
viene chiamata a favorire lo sviluppo del capitale. Nuovo scopo del potere politico è
dunque di salvaguardare gli interessi della nuova classe capitalista emergente, in
contrapposizione alle istanze provenienti dalla classe dei proprietari terrieri. E’ in
questo contesto storico che avviene la pubblicazione delle opere di due studiosi
considerati i padri fondatori della scienza economica moderna: lo scozzese Adam
Ricchezza delle nazioni del 1776; Principi di
Smith e l’inglese David Ricardo
economia politica e della tassazione del 1817 . SMITH (liberista, guarda al mercato
interno) E RICARDO (libero scambista) sono considerati i massimi esponenti della
cosiddetta economia classica. Gli economisti classici risultano in larga parte sostenitori
del liberismo economico, o “laissez-faire”. L’idea base del liberismo è che per favorire
lo sviluppo economico e la crescita del benessere di tutti si debbano liberare le forze
del mercato dai vincoli imposti dall’autorità statale, cioè si debba “lasciar fare” ai
capitalisti privati. Sia pure con diversi accenti e sfumature, Smith e Ricardo in
definitiva sostengono le tesi liberiste ritengono che ci si dovrebbe affidare
prevalentemente alle forze spontanee del mercato e della concorrenza tra le imprese
private, senza inutili vincoli o intromissioni da parte dello Stato.
SMITH TEOREMA DELLA MANO INVISIBILE Secondo questo “teorema” gli
individui agiscono nel libero mercato guidati dal loro interesse personale, ma proprio
attraverso il perseguimento dei loro interessi particolari essi inconsapevolmente
contribuiscono allo sviluppo economico complessivo, e quindi finiscono per servire
l’interesse di tutti. «ciascuno è condotto da una mano invisibile a promuovere un fine
che non era parte delle proprie intenzioni». Le forze del mercato rappresentano cioè
una mano invisibile che guida i singoli individui egoisti a compiere il bene comune
dello sviluppo economico. «non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del
fornaio che ci dobbiamo aspettare la cena, ma dal fatto che essi perseguono il proprio
interesse». Il motivo per cui secondo Smith il teorema funziona è che i capitalisti
proprietari delle imprese, in concorrenza tra loro, cercheranno di prevalere gli uni sugli
altri producendo esattamente le merci che i consumatori desiderano. I capitalisti
cercheranno di adottare i metodi produttivi più efficienti al fine di ridurre al minimo i
costi, ed essere quindi più competitivi rispetto ai diretti concorrenti. La riduzione dei
costi farà sì che le merci siano vendute ai prezzi più bassi possibili, il che garantirà
sviluppo e benessere diffuso. A grandi linee, sono questi i motivi per cui secondo Smith
è bene che le forze del mercato e della concorrenza siano lasciate libere di operare
senza vincoli e interferenze.
NB= Una sorta di teorema della mano invisibile verrà in seguito applicato da DAVID
RICARDO anche al caso dei rapporti internazionali. Per Ricardo occorre infatti
salvaguardare le libertà di mercato non soltanto quando si considerino i singoli
capitalisti in concorrenza tra loro, ma anche quando si tratti di nazioni che competono
negli scambi commerciali. Ricardo quindi era non soltanto un liberista ma anche un
liberoscambista= non era semplicemente un fautore del liberismo economico tra le
imprese e tra i singoli individui, ma sosteneva anche il libero scambio tra paesi.
RICARDO TEORIA DEI VANTAGGI COMPARATI il libero scambio di merci tra paesi
è sempre vantaggioso pertutti. Anche se un paese fosse più efficiente di un altro nella
produzione di tutte le merci, al primo converrà comunque concentrarsi nella
produzione delle merci in cui sia relativamente più efficiente, mentre potrà lasciare la
produzione delle altre merci al secondo paese. Ricardo sostenne che l’Inghilterra
avrebbe dovuto specializzarsi nella produzione e nella esportazione di manufatti
industriali, mentre avrebbe dovuto importare grano dagli altri paesi. Il consiglio che
Ricardo dava all’Inghilterra era quindi di abbandonare il protezionismo commerciale,
cioè di rinunciare ai dazi con i quali il paese cercava di proteggere l’agricoltura
nazionale dalla importazione di grano proveniente dall’estero.
I DAZI= per proteggere l’agricoltura nazionale, per aumentare il prezzo (senti nota).
Erano sostenuti dai proprietari fondiari inglesi, che guadagnavano dalla produzione di
grano sui loro terreni. Ma per Ricardo la classe dei proprietari terrieri rappresentava un
ostacolo allo sviluppo economico e quindi una classe improduttiva, che si opponeva
allo sviluppo economico. Il paese doveva quindi abbandonare le protezioni,
specializzarsi nella manifattura e aprirsi agli scambi internazionali.
CONCLUSIONE = Gli economisti classici offrivano quindi una interpretazione positiva
del capitalismo e delle leggi della concorrenza che lo governavano suggerimenti.
Essi talvolta definivano “naturale” l’equilibrio concorrenziale determinato dalle forze
del mercato. In tal modo sembravano voler dare l’idea che il capitalismo si sviluppasse
secondo leggi naturali, armoniche e valide in qualunque circostanza. I classici tuttavia
non nascondevano gli elementi di conflitto che potevano emergere dal modo di
produzione capitalistico. Smith e Ricardo ritenevano che la società fosse divisa
in classi: i proprietari terrieri, i capitalisti e i lavoratori. In varie circostanze essi
riconobbero che le classi sociali hanno interessi inevitabilmente contrapposti tra loro.
PROFITTO E’ MOTORE DELLA CRESCITA.
RICARDO, in particolare, costruì una teoria secondo cui il profitto ottenuto dai
capitalisti rappresenta un residuo (un surplus) che si ottiene una volta che da una
data produzione totale sia sottratto il compenso spettante ai proprietari terrieri a
titolo di rendita e quello spettante ai lavoratori sotto forma di salario (dopo aver
pagato gli altri). Se dunque il profitto è un residuo, ciò significa che esso sarà tanto più
grande quanto minori siano le rendite e i salari, il che mette chiaramente in luce i
motivi di contrasto tra le classi sociali nella ripartizione della produzione. Proprio sulla
concezione del profitto come residuo, e più in generale sugli elementi di conflitto
sociale riconosciuti dagli economisti classici, farà leva KARL MARX per criticare la
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