L’INTERO NON E’ UN OGGETTO DEL PENSIERO
Perché l’OGGETTO infatti è tale rispetto ad altro fuori di sé, fuori dall’intero
invece non c’è un’altra realtà.
Inoltre non può perché l’OGGETTO presuppone un soggetto che lo concepisce e
determina.
Questo teorema non si può negare, poiché la sua negazione porterebbe a
conseguenze infondate.
storicismo scientismo
Ne sono un esempio lo e lo della modernità, per le quali
la totalità è tutto e solo ciò che appare.
Il TUTTO come la somma dei fenomeni, quindi un oggetto, quindi a disposizione
dell’Uomo, che si auto riduce ad oggetto.
Può essere allora manipolato e annientato secondo l’utilità del soggetto più
potente.
Appare indifferente che una realtà sia o non sia NIENTE.
Arriviamo così ad una concezione NICHILISTICA DELL’ESISTENZA di un
Uomo immerso in un mondo di oggetti (compreso il suo pensiero e sé
stesso) da sfruttare.
Gli uomini che concepiscono ogni realtà come oggetto del loro arbitrio sono
pronti a tutto per realizzare il loro volere.
Per superare questa prospettiva occorre comprendere il teorema per cui l’intero
non è oggetto del pensiero e con spirito critico indagare il qualcos’altro che
tiene unito l’intero.
Perché se nulla di eterno trascina con sé il mio sapere, resto sempre io il
solo arbitro per giudicare se accettare il mio pensiero o rifiutarlo in base alla
convenienza.
Dagli antichi ci viene l’invito a sporgerci sul crinale estremo del mondo dei
fenomeni fisici per gettare lo sguardo più avanti, per guardare oltre, per
capire cosa c’è oltre la somma di tutte le cose che le tiene unite.
2-Il Principio:
Arché Platone:
Il Principio è in ogni cosa e non si esaurisce in nessuna di esse, né
“
nella loro somma ”
Supera tutte le cose tenendole in uno. Unisce molti insiemi.
Ad esempio la COERENZA è il principio delle operazioni aritmetiche.
C’è coerenza tra gli assiomi di ogni operazione, ma essa non si identifica con
nessuna di esse, né con tutte le operazioni passate, presenti o future.
Ad esempio la COMMESTIBILITA’è il principio di ogni cibo.
Questi sono i PRINCIPI PARTICOLARI.
Ciascuno è il principio di una parte dei fenomeni .
PRINCIPIO UNIVERSALE = Il Principio di ogni principio particolare, l’ORIGINE
di ogni origine.
È necessario e innegabile, la sua negazione contraddittoria.
Sarebbe immaginare l’universo come un insieme di punti senza relazione, ma
essi non si possono menzionare, neppure per dire che sono senza relazione,
senza attribuirgli qualcosa di comune, e cioè il loro principio.
Al Principio si va perché lì conduce il pensiero perché la mente sappia.
Sull’idea di Principio si gioca anche quella del PENSIERO e del DIRITTO.
strumento di ricerca della VERITA’ e della LIBERTA’
D inteso come , come
STRUMENTO per giungere alla PACE SOCIALE (ordine esteriore, mancanza
di scontri).
Se ciò che unisse le cose fosse solo il succedersi nel tempo e nello spazio non
avrebbe senso distinguere positivo e negativo, vero e falso, D e comando
liberticida.
Le esigenze immediate si differenzierebbero solo dalla loro maggiore o minore
capacità di raggiungere lo scopo e sarebbero caratterizzati solo dal destino di
perire.
Allora ciò che è in tutte le cose e che non si identifica con la loro somma
potrebbe essere la MORTE.
Questa sembra la tesi della modernità, che ha sospeso un’autentica riflessione
sul Principio di fronte a un’evidenza prima e insuperabile che il destino di ogni
ente è l’annientamento.
Allora il Principio è costitutivo della possibilità di pensare, pensando il silenzio
di ogni ente che passa e finisce si intende come cessazione dei rumori perché
una voce più profonda si oda, il dono del Principio per chi sa interrogarlo.
A – IL PRINCIPIO COME MORTE
3. B – IL PRINCIPIO E’ COME L’ACQUA
Il primo, secondo gli antichi, che parlò di Principio fu Talete – Mileto – VII secolo
a.C.
All’epoca per via del timore della morte e del proprio annientamento si
praticavano i “Riti Orfici”, che celebravano l’eterno ritorno, la vita di ogni uomo
non si sarebbe spenta per sempre con la sua morte.
Dominava l’idea di un TEMPO CICLICO dove ogni punto si disponeva in un
circolo e si ripresentava dopo un certo intervallo.
[In epoca attuale invece si ha una concezione LINEARE del tempo in cui ogni
punto segue il precedente e lascia il posto al successivo in una progressione
indefinita.]
Queste convinzioni, trasmesse e rafforzate con i Riti Orfici non erano razionali,
erano superstizioni consolatorie.
Talete non se ne accontentò e pensò che SINGOLARMENTE tutti gli uomini sono
destinati a morire, ma l’umanità nel suo COMPLESSO non muore.
In ogni uomo è presente qualcosa che non si annienta con la morte del singolo.
Lo stesso può dirsi per ogni cosa nell’universo.
Questa presenza che è in tutte le cose e che non si esaurisce in nessuna di
esse è l’arché, il Principio.
A questo punto nasce il PENSIERO, l’Occidente, la filosofia.
Il pensiero è la capacità di recepire e comunicare ciò che non ha alternative, la
capacità di porre ai grandi problemi dell’esistenza soluzioni RAZIONALI,
garantite in quanto la loro negazione non può costituirsi perché contraddittoria.
L’Occidente si solleva quando concepisce l’universale, cerca di comprendere
ciò che è in ogni storia, tradizione, uomo, e si affossa quando se lo dimentica
IL PRINCIPIO PERCUOTE IL DOMANDARE DELL’UOMO GENERANDO
IL PENSIERO .
Questo è innegabile, se provo a negarlo dicendo che non è vero che c’è una
realtà comune a tutte le cose invoco la totalità degli enti, quindi presuppongo
che qualcosa di comune ad essi vi sia, altrimenti non potrei nemmeno pensarli
come insieme.
Non c’è sviluppo dell’umanità nell’assimilazione di un unico modello culturale e
politico.
La molteplicità delle visioni è parte di tutte le cose in cui dimora il Principio.
Valorizzare e comprendere Nazioni, Popoli, Storie diverse ma anche in grado di
comunicare è la conquista e il vanto della cultura occidentale.
4. L’acqua e la morte
KRANZ – Studioso di fine ‘800 del pensiero antico.
Nella Grecia arcaica non si era ancora formato un linguaggio articolato idoneo
ad esprimere concetti astratti.
Per questo i primi filosofi si esprimevano con METAFORE BREVI, quasi sempre
riferite a fenomeni naturali e noti.
L’ACQUA può assumere le forme più diverse senza che nessuna diventi la sua
propria. Ciò che da forma all’acqua non è acquatico.
Similmente il PRINCIPIO è in ogni forma ma nessuna di esse e neppure la loro
somma è la forma propria del Principio.
In questo senso IL PRINCIPIO E’ COME L’ACQUA.
Milesio
Lo scienziato sarebbe il primo ad avere individuato l’acqua come
l’ELEMENTO COMUNE a tutti i materiali.
Marx
Secondo l’INTERESSE ECONOMICO governa ogni rapporto tra gli uomini e
l’acqua sarebbe il principio perché attraverso i MARI avvengono i più proficui
scambi commerciali.
L’unica realtà che perdura è il Principio, le forme sono destinate a perire.
Il Principio così si manifesta nell’atto in cui le differenze tra le forme vengono
meno = PRINCIPIO INDIFFERENZIATO.
Se il principio diventa comprensibile solo quando tutte le differenze si
annullano, la conseguenza è che ciò che è in tutte le cose è il loro destino di
scomparire.
L’esito di ciò sarebbe non un Principio che sopravvive alla scomparsa di ogni
forma ma l’idea per cui ciò che non si cancella e non varia in ogni forma è la
sua CANCELLAZIONE. Il principio indifferenziato si identifica con la MORTE.
L’interpretazione reale delle parole di Talete la sa solo lui, ma un rapporto tra
Principio e morte sussiste.
Essa ripete la struttura del Principio, è il destino di ogni esistenza, ma è
anche l’ultimo ?
Il principio indifferenziato porta a conseguenze inaccettabili;
Se la morte è il principio di tutto ESISTONO solo le cose che hanno limiti di
tempo e spazio, i fenomeni, gli oggetti del nostro pensiero. Siccome l’intero
non è dato dalla somma di questi, e siccome si violerebbe il primo teorema
della filosofia, questa tesi è quindi da respingersi.
IL PRINCIPIO NON E’ INDIFFERENZIATO MA E’ IL PRINCIPIO DELLE
DIFFERENZE
Il Principio origina e mantiene in comunicazione le differenze.
L’esperienza ci dice che la morte è la scomparsa di ogni esistenza ma
questo non è tutto ciò che sappiamo sull’esistenza stessa.
La questione era avvertita già nel pensiero arcaico.
I primi filosofi legarono l’idea di Principio alla conservazione delle forme e delle
loro differenze.
In questa prospettiva gli enti (compreso l’Uomo), non vengono concepiti come
semplici e temporanee sporgenze sul nulla e al nulla destinate.
5. La prima parola
ANASSIMENE
C - “Il Principio è l’aria”
Una realtà che, a differenza dell’acqua, appare insuscettibile di assumere forme
determinate.
ANASSIMANDRO
D - “Il Principio è l’apeiron, l’indeterminato, l’indistinto,
l’indefinibile”
L’assolutezza del Principio in senso divino, senza una qualche soggettività.
Un suo scritto costituisce la PRIMA PAROLA DOCUMENTATA del PENSIERO
OCCIDENTALE.
Secondo esso la presenza del Principio non garantisce alle forme individuali un
destino diverso dalla loro dissoluzione.
“Di dove gli esseri hanno origine, lì hanno anche la dissoluzione secondo
necessità”
L’origine di tutte le cose le consegna necessariamente alla scomparsa della
loro individualità, poiché sopravvive perenne solo il Principio,
l’indeterminato.
“Essi i infatti pagano a vicenda la pena e il riscatto dell’ingiustizia secondo
l’ordine del tempo”
L’essere individuate è COLPA per le cose e INGIUSTIZIA per il Principio.
Il destino delle cose è il dissolversi della loro consistenza e tornare nell’alveo
originario.
Ciò che anticipa ogni presenza, che è in tutti gli enti e non si esaurisce nella
loro somma è la possibilità di PORSI legata alla necessità di TOGLIERSI.
HEIDEGGER
Le parti separate non sarebbero destinate alla dissoluzione ma dovrebbero
cercare di accordarsi, pagando in caso contrario il prezzo della disgregazione
di se stesse.
NIETSCHE
Vede nel frammento di Anassimandro un riferimento diretto all’esperienza
processuale giuridica.
Queste 2 interpretazioni non considerano le conseguenze del concepire il
Principio come INDIFFERENZIATO;
Non possiamo pensare il NULLA, possiamo solo concepire il nulla di un
oggetto, la sua scomparsa.
Il NULLA ASSOLUTO è pensabile come annientamento di ogni ente
determinato.
Il Principio indifferenziato è il Nulla.
Questi esiti erano conosciuti dai filosofi arcaici, che legarono il Principio
all’eternità dell’essere.
6. L’essere
Alla comparsa del PRINCIPIO, al PENSIERO si accompagna l’ERRORE.
Con il Principio compare la possibilità del FRAINTENDIMENTO
DELL’ORIGINARIO, del Principio, esso è la radice di ogni possibile errore. Con
la luce della verità si può comprendere da dove viene l’errore e perché.
Il pensiero arcaico si distanzia dall’identificare il Principio con il nulla
e la morte .
PARMENIDE
Elea – VI secolo – Il Poema sulla natura
Per molti in questo scritto emergono temi e problemi delle forze costitutive
della cultura occidentale.
Secondo esso il Principio non è il nulla ma è CIO’ CHE E’.
(ánarcon).
L’ESSERE E’ SENZA PRINCIPIO, ORIGINARIO
Non derivando da nient’altro che da se stesso è Principio.
All’essere, originario e universalmente presente, si attribuiscono nomi e
qualificazioni umane;
L’essere è IMPERITURO, IMMOBILE, IMMODIFICABILE, INDIVISIBILE,
SEMPRE IDENTICO A SE STESSO, simile a una SFERA.
in nessun luogo può sussistere il
Se è dovunque, innegabile e imperituro,
NULLA capace di distruggerlo .
Il Principio allora non può concepirsi come il Nulla, il pensiero del Nulla diventa
privo di senso.
Si esclude il pensiero della MORTE, la scomparsa dell’essere con la morte, una
forza che può annientarlo.
Per TOGLIERE la realtà della morte Parmenide dissolve l’idea di NASCITA che
ne costituisce il presupposto.
In nessun momento può sussistere una realtà estranea all’essere, nessuna
realtà può aggiungersi ad esso accrescendolo.
Un ente non nasce, non viene in essere mentre prima non c’era niente.
L’ESSERE E’ UNO, CONTINUO.
“Quale origine cercherai di esso ? Come e da dove sarebbe cresciuto ? Non è
possibile né dire né pensare ciò che non è”
L’ESSRE E’ INVARIABILE, NIENTE VI NASCE, NIENTE PROVIENE DAL
NULLA, NIENTE PUO’ TORNARVI, NIENTE DELL’ESSERE MUORE.
7. Le molte voci dell’essere
ESSERE ESTENSIVO O DURATURO = Dimensione che appartiene ad ogni
cosa per il solo fatto che è qualcosa e non il nulla.
L’essere appartiene indifferentemente a d ogni realtà indipendentemente dalla
sua forma, dimensione o consistenza.
È INDIFFERENZIATO perché si presenta a prescindere dalla differenza tra gli
enti.
Un’interpretazione di ciò è, ancora una volta, che ciò che è identico a se stesso,
imperituro, immutabile è la morte di tutti gli enti particolari.
Secondo un’altra interpretazione invece nel Principio si può trovare ciò che
prima di tutto per ogni uomo, antico e moderno, va pensato, se pensare è
richiamare alla coscienza ciò che è autenticamente universale.
Per Parmenide la dea primigenia è AMORE .
La manifestazione prima del Principio è una potenza che genera vita.
Bisogna discostarsi dall’idea dell’essere estensivo e cercare un altro
significato dell’essere.
Il VERBO ESSERE, in quasi tutte le lingue europee è fortemente irregolare;
Si declina in vari tempi e modi, ha radici diverse, non derivabili l’una dall’altra.
Vi sono 4 RADICI che hanno un’origine indipendente l’una dall’altra.
>es – Situarsi in un certo punto provenendo da, protesi a
bheu
> – Gonfiarsi, crescere, generare
>sta – Ergersi, resistere a una pressione avversa
>wes – Indugiare, riposare, sospendere un’attività inquieta
Si tratta di 4 FORME DI VITA
C’è un carattere di TENSIONE e POLARITA’ tra MANIFESTAZIONE e
NASCONDIMENTO, tra PRESENZA e ASSENZA, tra erompere incontenibile e
riserbo . un comparire da un luogo nascosto per
Le 4 forme di vita consistono in
essere pronto ad andare altrove o trasformarsi, non annientandosi ma
solo scomparendo alla vista.
Le 4 radici erano tutte presenti nella fase arcaica delle lingue europee.
Nel momento in cui il verbo essere viene declinato, nell’una o nell’altra, in
esso si raccoglie il significato comune a tutte, ciò che conviene ad ogni
cosa.
Quando l’Eleate afferma che l’ESSERE, essendo il Principio, conviene a tutte le
cose, non attribuisce ad esse un essere indifferenziato ma intende l’ESSERE
COME IL COMPARIRE PER SOTTRARSI.
Parmenide riconosce all’essere-Principio l’immobilità, questo è presente in
tutti gli enti e vi agisce non eliminando le differenze ma facendoli comparire
da un luogo recesso e rendendoli disposti alla trasformazione e al passaggio
verso un luogo non intravisto. Il Principio è UNO sebbene si manifesti in
MOLTEPLICI modi.
“Cielo e terra ebbero impulso a formarsi e a loro l’essere impose la sua norma:
Venire alla luce come ciò che trapassa ed è destinato a stare in
relazione con altro”
Questo LUOGO CELATO da dove si mostrano e dove si dirigono le cose, cos’è ?
Il Principio-Essere non può accrescersi generando qualcosa dal nulla, né
annientarsi, allora cosa accade quando si nasconde ?
Quando vediamo scomparire da questo mondo ciò a cui teniamo ?
“Il TUTTO è egualmente pieno di LUCE e di NOTTE OSCURA, uguali
ambedue, perché con nessuna delle 2 c’è il NULLA ”
8. Essere e pensare
Il PENSIERO può volgersi a CONCETTI ULTIMI ma anche a ciò che ci circonda
ABITUALMENTE .
Il pensiero individua FORME DISTINTE;
Se non si pensa a una cosa distinta da un’altra non si pensa a niente, non si
pensa del tutto.
L’INDIVIDUAZIONE esige una RELAZIONE tra le FORME.
Quando il pensiero pone delle forme accanto ad altre TRASFORMA le sue
ACQUISIZIONI perché conferisce loro un SIGNIFICATO NUOVO, senza che in
esse nasca o perisca nulla. Ogni idea acquista un significato nuovo e diverso.
La capacità più stupefacente del pensiero è TRATTENERE IN MEMORIA cose
passate non più di esperienza diretta.
“Cose assenti, nella mente saldamente presenti”
La capacità del PENSIERO di individuare, accostare, trasformare e cons
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