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Etica

La moralità non è statica, stabile e uguale a sé stessa perché rispecchia la società e la maturazione storica, evolve storicamente e acquisisce principi sempre più avanzati.

Platone

Il pensiero di Platone trae origine dall’insegnamento di Socrate, che non scrisse nulla ed è il protagonista di larga parte dei dialoghi platonici. L’etica fa la sua entrata nella scena del pensiero con Socrate, come un modo di vivere (bios) e come un modo di vivere filosofico. Per Socrate la vita etica è terrena e naturale, laica, non ha bisogno di dimensioni ultraterrene o sovrasensibili per essere valorizzata. Per Platone la nostra vita etica dell’al di qua è giustificata mediante il ricorso a una dimensione ultraterrena e sovrasensibile. L’etica ha una struttura pervasiva, riguarda l’intera vita. La caratteristica principale del vivere filosoficamente è quella di prendersi cura di se stessi, ovvero della propria anima.

Per Socrate la vita etica è una occupazione controcorrente, prevede un contrasto con la città, ma dall’altro lato la necessità di comportarsi secondo le leggi e le consuetudini della città stessa perché se ogni privato si sottraesse alle leggi, la convivenza pacifica verrebbe meno. Vivere una vita etica significa vivere in modo virtuoso, ha un effetto trasformativo perché trasforma la nostra vita comune in città. Si utilizza il metodo dell’interrogazione, dell’indagine non per pervenire a una conoscenza ma per arrivare alla consapevolezza del "so di non sapere", ovvero vivere eticamente come vivere filosoficamente. Secondo Socrate ciò che conta nella vita è ricercare il piacere buono, distinto dal piacere cattivo.

Platone cerca di dimostrare che non è così semplice provare piacere, e per farlo distingue i piaceri del corpo in: piaceri che fanno bene al corpo, piaceri che fanno male al corpo e piaceri che potrebbero fargli male in futuro. Ciò che ci fa capire che cos’è il bene per l’essere umano è la politica, che è un’arte, concetto che nei dialoghi giovanili è molto importante ma poi sarà svalutato nei dialoghi della maturità. Per essere felice un individuo ha bisogno di 4 virtù: sapienza, temperanza, coraggio e giustizia. Vivere eticamente significa svalutare la dimensione corporea e materiale; la virtù non si realizza mai in questa vita ma in quella ultraterrena. Platone spiega questo concetto con il mito della caverna (Repubblica).

Per Platone il mondo delle idee, unico ed eterno, è altro rispetto al mondo materiale, mondo di divenire e molteplicità. La teoria delle idee postula l’esistenza di un mondo di essenza immateriale e intellegibile, qualitativamente diverso dagli oggetti sensibili. Vi è un dualismo ontologico e gnoseologico poiché la conoscenza razionale è relativa al mondo delle idee e la conoscenza sensibile è relativa al mondo sensibile. (Per Platone la struttura della società è immutabile, è composta da governanti scelti dai cittadini, gli schiavi lavorano senza dignità. Vi è una cesura tra schiavo e uomo libero).

Aristotele

Aristotele parte dall’essenza. Se l’essenza dell’uomo è avere la ragione, l’attività più specifica di quest’ultimo sarà il pensiero, l’attività intellettuale. Tutto inserito in un quadro finalistico. Il cosmos non è il prodotto della creazione da parte di un architetto divino, ma è sussistente di per sé da sempre: perciò è eterno, non creato e razionale in quanto tale (non perché creato da un’intelligenza, finalismo razionalistico, per Platone era finalismo creazionistico). In Platone il fine è l’intenzionalità del soggetto agente coscientemente, in Aristotele la finalità è una realtà esistente in natura e consistente in una sequenza ordinata di passi che conducono a un risultato.

Il fine dell’uomo è quello di essere un animale razionale ma tuttavia non significa che sia predeterminato nel suo agire. Ciò che Aristotele chiama sostanza non è l’uomo in generale ma il singolo individuo, che ha incorporata in sé una forma che non è individuale ma universale. La forma è la parte più importante della sostanza perché è la sua essenza. Il compimento della forma di una cosa è il bene, che consiste nella realizzazione del fine. Quindi se la forma-fine dell’essere umano è il suo essere razionale, dal punto di vista etico l’uomo deve vivere secondo ragione. Dio è l’esempio della più alta virtù. L’uomo ha un’essenza che è quella di essere razionale, tuttavia quest’essenza deve metterla in atto. La virtù non consiste nel compiere singole azioni virtuose. La virtù è ciò che tende al giusto mezzo. La teoria etica ricorre a due termini: deliberazione e scelta. La deliberazione è il modo di scegliere i mezzi per raggiungere il bene, la scelta è il risultato della deliberazione. Contemplare è l’eccellenza della virtù.

Stoicismo ed epicureismo

Secondo gli stoici l’universo nasce, si sviluppa secondo un ciclo denominato grande anno e a un certo punto gli astri ritornano nella loro posizione iniziale e si ha una grande conflagrazione, ovvero una grande esplosione e l’universo finisce per poi riformarsi un’altra volta. Essi, quindi, credono nell’infinito ciclo e danno molta importanza all’attimo presente. L’uomo tendeva ad accettare passivamente il suo destino perché tutto tendeva a ripetersi, cercava di vivere tutto con coerenza. Questo significa vivere eticamente, accettare la legge di natura e seguirla spontaneamente senza opporre resistenza. L’uomo deve vivere secondo la propria natura e quindi razionalmente. Il vizio danneggia la natura razionale dell’uomo. Considerano le stesse 4 virtù di Platone ed Aristotele.

Secondo gli stoici bisogna rendersi completamente indipendenti dalle passioni, esse in realtà non esistono in quanto autonome ma solo come ragionamenti sbagliati. Cicerone, a differenza degli stoici, non accetta il principio per cui solo il sapiente è veramente buono perché la sapienza stoica è irraggiungibile. Fa quindi corrispondere virtù e doveri, schiacciando la dimensione del sapiente su quella dell’uomo comune. Seneca si interessa principalmente di etica, per lui tutti hanno accesso alle virtù, anche donne e schiavi. Il progresso etico consiste nell’allenarci a fallire, imparare a morire, non lasciarsi vincere dal dolore.

L’epicureismo si rifà all’atomismo di Democrito e accorda all’etica un ruolo predominante perché è tutto finalizzato alla vita pratica. Per loro vivere eticamente non significa vivere secondo ragione ma seguire il piacere, ma a certe condizioni perché il piacere in quanto tale non è mai un bene. Epicuro elabora il quadrifarmaco, che cura quattro paure fondamentali dell’uomo: la paura della morte, ma non c’è bisogno di temerla perché se c’è la morte noi non ci siamo e se ci siamo noi non c’è la morte; la paura degli dei, ma essi non si occupano di noi; la paura del dolore, ma questo o è sopportabile oppure è talmente insopportabile da portare alla morte; infine la paura del piacere che necessita della premessa su come questo si raggiunga. La felicità si raggiunge secondo un sapiente calcolo dei piaceri, operando una gerarchia con i piaceri più stabili l’uomo si adopera per ottenerli ed è felice. L’importante è stabilire quali siano le priorità con l’idea che arriverà sicuramente al piacere. Il quadrifarmaco suggerisce di non farsi coinvolgere, bisogna essere imperturbabili per essere felici.

Sant’Agostino e San Tommaso

Sant’Agostino eredita dalla cultura classica (Cicerone e Varrone) e da Plotino e dai neoplatonici le nozioni filosofiche fondamentali, che rielabora conducendole nello sviluppo del suo pensiero. Nelle Confessioni Agostino ripercorre il suo graduale avvicinamento al cristianesimo. Secondo Agostino, è Dio che ci infonde la verità e ci permette di conoscere. L’uomo ha bisogno di capire e conoscere per poter avere fede. Quindi in Sant’Agostino sono molto impo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Tundo Laura Anna Antonia.
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