La vita umana in prima persona – Piergiorgio Donatelli
Capitolo 1: L’etica partendo dal basso
L’etica ha a che fare con l'allargamento continuo dello spazio del confronto, che si nutre dell’apertura alle altrui esperienze e giudizi. Il confronto è sempre su questioni concrete, in quanto ha come oggetto l'esperienza di individui, gruppi o nazioni che hanno allargato lo spazio di immaginazione in merito a ciò in cui possiamo credere e che possiamo fare come individui che hanno aspirazioni morali.
Tradizionalmente si è sostenuto che la vita umana non è un campo libero di espressione di sé, ma appartiene a un'altra istanza: a Dio, alla natura, all'ordine sociale, alla normalità medica. In questo libro quindi si difende la libertà in aree importanti della vita umana come la procreazione, la sessualità e il morire, contro la posizione tradizionale. Bisogna allargare l’immaginazione democratica: interrogarsi sulle proprie convinzioni e sui modi di organizzare la vita, sosteneva Mill, non vuol dire minare i fondamenti della nostra condotta o i principi già acquisiti, anzi è l’unico modo per continuare a ritenerli fondati.
Nella prospettiva che sviluppa Donatelli, di un’etica come espressione di forme di vita e di intrecci di risposte umane, ogni acquisizione che si consolida in qualsiasi forma (nelle leggi, nell'accettazione generale di una credenza) riceve la sua solidità da questa base sottostante e non ne possiede una indipendente. La tesi secondo cui dobbiamo cominciare dal basso, dalla massa di relazioni umane, è stata espressa in diversi modi. Amartya Sen la definisce ‘anti-trascendentale’ e la sostengono protagonisti della filosofia scozzese come Hume, Smith e, in parte, Mill.
Capitolo 2: Liberali e conservatori: ripensare uno scontro
Abbiamo detto che le credenze, le pratiche sociali e le istituzioni acquisite hanno bisogno di essere ripensate e rivisitate perché, sostiene Mill, hanno perso la connessione con le basi vive che le hanno create. Infatti la libertà di scegliere quando morire, come procreare, non sono semplicemente un’espressione del principio generale di libertà applicato a queste aree: bisogna considerare la massa molto più articolata di significati che a quelle libertà è connessa.
Bisogna ripensare anche lo scontro che ha dato vita a queste acquisizioni, quello tra conservatori (intenti a collocare le aree della vita umana in spazi già predefiniti, finalistici, teologici) e liberali, difensori invece dell’individuo libero con interessi propri e singolari. Così posto lo scontro ha un aspetto scettico: i liberali combattono contro ogni possibile spazio oggettivo e i conservatori invece lottano perché lo sfondo tradizionale, quello della natura e di Dio, rimanga l’unico spazio in grado di consentire la vita morale (difendendo così non uno spazio oggettivo, ma quello spazio oggettivo, perché consente l’espressione dei valori in cui essi credono).
Nella teoria filosofica contemporanea, le teorie liberali possono manifestarsi in due modi: l’utilitarismo e il contrattualismo kantiano, dove il primo mette in luce l’importanza delle conseguenze di ciò che facciamo e l’altro rileva la moralità delle azioni in quanto rivolte ad altri agenti razionali.
- Utilitarismo > dà voce all’idea che in morale ciò che facciamo ha un peso perché tiene conto di come stanno le persone, dei loro interessi, del loro piacere: per questo l’obiettivo è quello di massimizzare le azioni, cioè produrre la maggiore quantità di piacere o preferenze soddisfatte nel maggior numero di persone.
L’utilitarismo ha un lato scettico: nasce come tentativo di criticare la vecchia morale, quella della Bibbia, che ha avvolto nascita e morte di sacralità e di doveri assoluti e che risulta, di fatto, inadeguata a spiegare i dilemmi morali che quotidianamente dobbiamo affrontare. Ma non si ferma a questo, bensì giunge ad una conclusione generale: le azioni umane in sé non hanno alcun peso morale, poiché l’unica cosa che conta è la massimizzazione degli interessi. Dovremmo quindi puntare a soddisfare preferenze: ciò che ci scuote come persone, ciò che riteniamo giusto o sbagliato, non fa parte della pratica morale, ma delle reazioni umane da cui ci dobbiamo sollevare. È moralmente significativa, in Singer ad esempio, solo la nozione di interesse. In quest’ottica si comprende ancora meglio il suo programma di far saltare tutti i cosiddetti tabù, anche in direzioni discutibili.
Donatelli critica questa concezione perché nasconde le basi umane e gli sfondi più ampi che sono sempre all’opera e che costituiscono le fondamenta di ogni acquisizione morale. Riprendendo Mill infatti (e contro il pensiero filosofico che crede ci sia una base indipendente delle credenze morali), Donatelli sostiene che per capire le credenze morali bisogna partire dal basso. È lì che troviamo la loro motivazione e la loro solidità ed è da lì che dobbiamo necessariamente partire per analizzarle e metterle in discussione.
- Contrattualismo kantiano > la vita morale è rappresentata nei termini del rispetto dell’autonomia di ciascuno, in quanto agente razionale, da cui seguono vincoli ai quali acconsentiamo proprio in virtù di queste caratteristiche razionali condivise, una volta messe da parte la nostra natura e le nostre inclinazioni individuali.
Se l’utilitarismo non vedeva le azioni bensì il bene prodotto, il contrattualismo kantiano vede solo le azioni ma le priva delle basi umane più ampie e degli sfondi naturali. Questo è il suo limite: la nozione di rispetto sulla quale si basa, è un atteggiamento che si può ricostruire e definire solo alla luce di risposte umane, di percezioni, di relazioni e chiama in causa la partecipazione individuale a questo sfondo naturale (il rispetto per la gravidanza coinvolge per forza ciò che per noi è la gravidanza). Inoltre far riferimento solo alla nozione di rispetto non tiene conto di quelle circostanze in cui non può essere rivolto ad una persona autonoma, perché non c’è proprio un agente autonomo (agli inizi o alla fine della vita).
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