Michel Foucault: malattia mentale e psicologia
Capitolo 1: Medicina mentale e medicina organica
La medicina mentale ha tentato di decifrare l'essenza della malattia all'interno del coerente raggruppamento dei segni che la indicano; ha costruito una sintomatologia in cui sono ripetute le correlazioni frequenti tra un determinato tipo di malattia e una manifestazione morbosa (la confusione mentale come segno di una certa forma demenziale). Per un altro verso, ha costruito una nosografia in cui sono analizzate le forme stesse della malattia, in cui sono descritte le fasi della sua evoluzione e le varianti che può presentare (malattie acute e croniche).
Dupré definiva l'isteria come: stato in cui la potenza dell'immaginazione e della suggestionabilità, unita a quella sinergia del corpo e della mente che ha denominato “psicoplasticità”, sfocia nella simulazione volontaria di sindromi patologiche, nell'organizzazione mitoplastica di turbe funzionali. Questa definizione rende evidenti i principali sintomi dell'isteria nonché la suggestionabilità e la comparsa di turbe (paralisi, anestesia, anoressia) che non hanno fondamento organico ma un'origine psicologica.
La psicastenia, secondo Janet, è caratterizzata dall'esaurimento nervoso con stigmate organiche (astenia muscolare, turbe gastrointestinali, cefalee); da un'astenia mentale (affaticamento, impotenza di fronte ad uno sforzo, smarrimento davanti ad un ostacolo); e da turbe dell'emotività (tristezza, inquietudine, ansia parossistica).
Le ossessioni: in uno stato mentale abituale di indecisione, comparsa di dubbio e inquietudine sotto forma di accessi parossistici intermittenti, di ossessioni-impulsi diversi.
La fobia, caratterizzata da crisi di angoscia parossistica in presenza di oggetti determinati (agorafobia in presenza di spazi vuoti), è distinta dalla nevrosi ossessiva, nella quale si riscontrano le difese con cui il malato argina la sua angoscia (precauzioni rituali, gesti propiziatori).
Mania e depressione: Magnan ha chiamato "follia intermittente" questa forma patologica nella quale compare a intervalli più o meno lunghi, l'alternanza di due sindromi contrapposte: la sindrome maniacale e quella depressiva. La prima comporta agitazione motoria, umore euforico o collerico, esaltazione psichica caratterizzata da verbigerazione, rapidità delle associazioni e fuga di idee. La seconda si presenta come un'inversione motoria su uno sfondo di umore triste, accompagnata da rallentamento psichico.
La paranoia: su uno sfondo di esaltazione passionale (orgoglio o gelosia) e di iperattività psicologica, si osserva lo sviluppo di un delirio sistematico, coerente, senza allucinazioni che si concretizza in un'unità pseudologica di temi di grandezza, di persecuzione e rivendicazione.
La psicosi allucinatoria cronica è anch'essa una psicosi delirante ma il delirio non è sistematico e spesso incoerente; i temi di grandezza finiscono per assorbire tutti gli altri in un'esaltazione puerile del personaggio ed è sostenuto da allucinazioni.
L'ebefrenia, psicosi dell'adolescenza, è definita da eccitazione intellettuale e motoria, da allucinazioni e delirio disordinato il cui polimorfismo a poco a poco si attenua.
La catatonia si riconosce dal negativismo del soggetto (mutismo, rifiuto del cibo, chiamata da Kraepelin "blocchi di volontà"), dalla sua suggestionabilità (passività muscolare, conservazione degli atteggiamenti imposti) e dalle reazioni stereotipate e dai parossismi impulsivi (scariche motorie brutali che sembrano superare tutte le barriere della malattia).
Le tre ultime forme patologiche intervengono abbastanza presto nello sviluppo e tendono alla demenza (il delirio si dissolve, le allucinazioni lasciano posto ad un onirismo sconnesso); Kraepelin le ha raggruppate sotto la denominazione di "demenza precoce".
La schizofrenia è caratterizzata da un disturbo della coerenza normale delle associazioni (come una frammentazione del flusso di pensiero) e per un altro verso, da una rottura del contatto affettivo con l'ambiente circostante, da un'impossibilità di entrare in comunicazione spontanea con la vita affettiva degli altri (autismo).
Ci sono due postulati relativi alla natura della malattia. La malattia è un'essenza, un'entità specifica reperibile attraverso i sintomi che la manifestano, ma anteriore e in certa misura indipendente rispetto a questi ultimi (si può parlare di deliri mascherati; si può supporre la presenza di una follia maniaco-depressiva dietro ad una crisi maniacale o ad un episodio depressivo). Questo pregiudizio di essenza è affiancato da un postulato naturalistico. Se la malattia mentale viene definita per mezzo degli stessi metodi concettuali della malattia organica, se i sintomi psicologici vengono isolati e raggruppati allo stesso modo dei sintomi fisiologici, ciò è dovuto al fatto di considerare la malattia, mentale o organica, come un'essenza naturale che si manifesta attraverso sintomi specifici. Tra queste due forme di patologia non c'è un'unità reale, ma solo un parallelismo astratto e mediato da questi due postulati.
La rilevanza di questo problema ha orientato la patologia verso nuovi metodi e concetti. La malattia in quanto realtà indipendente tende a scomparire, si rinuncia ad attribuirle il ruolo di specie naturale in rapporto ai sintomi, e quello di corpo estraneo in rapporto all'organismo. Si privilegiano le reazioni globali dell'individuo; la malattia non si frappone più tra il processo morboso e il funzionamento dell'organismo ma la si concepisce come un taglio astratto sul divenire dell'individuo malato.
In patologia mentale, la nozione di malattia sarebbe alterazione intrinseca della personalità, disorganizzazione interna delle sue strutture, deviazione progressiva del suo divenire; essa avrebbe realtà e senso solo all'interno di una personalità strutturata. È in questa direzione che si è tentato di definire le malattie mentali, a seconda dell'ampiezza delle perturbazioni della personalità, riuscendo a ripartire le turbe psichiche in due grandi categorie: nevrosi e psicosi.
Le psicosi e le nevrosi
- Psicosi: perturbazioni della personalità globale, comportano una turba del pensiero, un'alterazione generale della vita affettiva e umore; una perturbazione del controllo della coscienza, della messa in prospettiva dei diversi punti di vista, forme alterate del senso critico (credenza delirante nella paranoia, dove il sistema di interpretazione previene le prove della sua esattezza e rimane impermeabile a qualsiasi discussione).
- Nevrosi: viene colpito soltanto un settore della personalità: ritualismo degli ossessivi rispetto ad un determinato oggetto, angosce provocate da una determinata situazione nella nevrosi fobica. Ma il corso del pensiero rimane intatto nella sua struttura, benché sia più lento negli psicastenici; sussiste il contatto affettivo, che negli isterici può venire amplificato fino alla suscettibilità. Inoltre, il nevrotico conserva la lucidità critica nei confronti dei propri fenomeni morbosi.
La paranoia e tutto il gruppo schizofrenico (sindromi paranoidi, ebefreniche e catatoniche) sono classificati tra le psicosi; la psicastenia, l'isteria, ossessione, nevrosi d'angoscia e nevrosi fobica tra le nevrosi. La personalità è così la realtà e misura della malattia.
Nella nozione di totalità si è scorto un ritorno alla patologia concreta, e la possibilità di fondere in un unico ambito il campo della patologia mentale e quello della patologia organica. L'opera di Goldstein potrebbe confermarlo. Studiando una sindrome neurologica come l'afasia, egli contesta sia le spiegazioni organiche (lesione locale), che le interpretazioni psicologiche (deficit globale dell'intelligenza). Goldstein dimostra che una lesione corticale post-traumatica può modificare lo stile delle risposte dell'individuo al suo ambiente; un danno funzionale riduce la possibilità di adattamento dell'organismo e impedisce il verificarsi di alcuni atteggiamenti comportamentali. Quando un afasico non può nominare un oggetto che gli viene mostrato mentre è in grado di invocarlo se ne ha bisogno, non si tratta di un deficit, ma del fatto che egli non è più capace di assumere un certo atteggiamento nei confronti del mondo. Per quanto il quadro iniziale possa essere sia psicologico che organico, la malattia riguarderebbe in ogni caso la situazione globale dell'individuo nel mondo; è una reazione generale dell'individuo considerato nella sua totalità psicologica e fisiologica.
Quello che invece si vuole dimostrare è che la patologia mentale esige metodi di analisi differenti dalla patologia organica, e che solo per artificio di linguaggio è possibile attribuire lo stesso senso alle "malattie del corpo" e alle "malattie della mente".
L'astrazione. L'importanza attribuita in patologia organica alla nozione di totalità non esclude né l'astrazione di elementi isolati, né l'analisi causale; ma permette un'astrazione più valida e la determinazione di una causalità più reale. In psicologia e in filosofia l'astrazione non può servirsi delle stesse modalità, e la definizione di un disturbo patologico richiede metodi diversi tra le due patologie.
Il normale e il patologico. La medicina ha visto il progressivo sfumarsi della linea che separa i fatti patologici da quelli normali o meglio ha chiarito che i quadri clinici non contenevano una collezione di fatti anormali, di mostri fisiologici ma erano costituiti dai meccanismi normali e dalle reazioni adattive di un organismo funzionante secondo la norma. In psichiatria, la nozione di personalità rende difficile la distinzione tra normale e patologico. Bleuler aveva contrapposto il gruppo delle schizofrenie al gruppo delle follie maniaco-depressive o psicosi cicliche; ma quest'analisi ha definito tanto le personalità normali quanto quelle morbose e Kretschmer ha costruito una caratterologia bipolare basata sulla schizotimia e sulla ciclotimia (ciclofrenia). Di conseguenza, il passaggio dalle reazioni normali alle forme morbose non deriva da un'analisi precisa dei processi ma consente una valutazione qualitativa che non esclude ogni possibile confusione. Mentre l'idea di solidarietà organica permette di distinguere ed unire episodio morboso e risposta adattata, in patologia mentale l'esame della personalità rende impossibili analisi di questo tipo.
Il malato e l'ambiente. Una terza differenza impedisce che la totalità organica e personalità psicologica siano trattate con stessi metodi. La nozione di totalità mette in risalto l'individualità del soggetto malato; lo isola nella sua originalità morbosa e ne determina il carattere specifico delle sue reazioni patologiche. Ciascuna individualità morbosa deve essere compresa attraverso le pratiche esercitate dall'ambiente nei suoi confronti. La dialettica dei rapporti tra l'individuo e il suo ambiente in fisiologia patologica non presenta gli stessi caratteri in psicologia patologica.
Occorre dunque analizzare la specificità della malattia mentale, ricercare le forme concrete che la psicologia ha potuto attribuirle, e poi determinare le condizioni che hanno reso possibile questo statuto della follia, malattia mentale irriducibile a qualsiasi malattia. Cercano di rispondere a questi problemi le dimensioni psicologiche della malattia mentale e la psicopatologia come fatto di civiltà.
Dimensioni psicologiche della malattia
Capitolo 2: La malattia e l'evoluzione
In presenza di un malato colpito in maniera grave, la prima impressione è quella di un deficit globale e completo, senza alcuna compensazione: l'incapacità di un soggetto confuso a collocarsi nel tempo e nello spazio, le interruzioni di continuità che si producono incessantemente nella sua condotta sono tutti fenomeni che inducono a descrivere la sua malattia in termini di funzioni abolite: la coscienza del malato è disorientata, offuscata, ridotta. Ma questo vuoto è al contempo riempito da reazioni elementari che sembrano esagerate e rese più violente: tutti gli automatismi di ripetizione sono accentuati, il linguaggio interiore invade tutto l'ambito di espressione del soggetto che continua sottovoce un monologo senza mai rivolgersi a nessuno. Non bisogna dunque leggere la patologia mentale nel testo troppo semplice delle funzioni abolite: la malattia non è solo perdita della coscienza.
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