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ad una psicologia dell'evoluzione e ciò che è di competenza di una psicologia della storia

individuale. Freud riporta un osservazione del suo saggio “introduzione alla psicoanalisi”:

una donna sulla 50ina sospetta che il marito la tradisca con la giovane che lavora x lui

come segretaria. Questa gelosia è stata provocata da una lettera anonima; il soggetto è al

corrente dell'ingisutizia dei rimproveri al marito, cio nonostante la sua gelosia non riesce a

placarsi: più i fatti attestano la fedeltà del marito, più aumentano i sospetti. Freud utilizza

l'esempio di una gelosia impulsiva che contesta in continuazione la propria fondatezza,

che tenta di negarsi e che è vissuta nella tonalità del rimorso: gelosia ossessiva. Con

l'analisi si scopre che questa donna è innamorata del genero; prova sensi di colpa cos forti

da non risucire a sopportare questo desiderio e perciò trasferisce sul marito la colpa di

amare una persona più giovane. Un ulteriore indagine rivela che questo attaccamento al

genero è ambivalente e nasconde un ostilità gelosa: oggetto della rivalità è la figlia della

malata. La regressione della paziente di Freud ha un senso ben preciso: deve sfuggire ad

un senso di colpa; sfugge dal rimorso per l'eccessivo amore nei confronti della figlia

costringendosi ad amare il genero e sfugge dalla colpa suscitata da questo attaccamento

trasferendo sul marito un amore parallelo al suo. La regressione non è una caduta nel

pasato ma una fuga intenzionale fuori del presente: si può sfuggire al presente solo

mettendo un'altra cosa al suo posto; e il passato che affiora nelle condotte patologiche non

è il suolo originario cui si fa ritorno, ma è il passato immaginario delle sostituzioni.

Nel lavoro di Freud e della psicoanalisi c'è quanto basta x spiegare questa irrealizzazione

del presente in termini diversi dalla pura e semplice ripetizione del passato. Freud ha

avuto l'accasione di analizzare un sintomo in formazione. Si trattava di un bimbo di 4 anni,

Hans, che aveva una paura fobica dei cavalli. Paura ambigua perchè cercava tutte le

occasioni x vederlo ma quando scorgeva il cavallo che era andato a vedere si metteva a

gridare, terrorizzato. Paura paradossale perchè temeva sia che il cavallo lo mordesse, sia

che l'animare cadendo si uccidesse. L'analisi presenta il bb dal punto nodale di tute le

situazioni edipiche: il padre si è dedicato a prevenire in lui una fissazione troppo forte alla

madre e questo attaccamento è diventato più violento dopo la nascita di una sorellina; il

padre è stato un ostacolo per il bambino tra lui e la madre. Nell'immaginare il cavallo vede

un sostituto del padre e nell'ambiguità dei timori del bambino nn è difficile riconoscere il

desiderio della morte del padre. Il sintomo morboso è soddisfazione di un desiderio; il

bambino vive la morte del padre che non è consapevole di desiderare. Questo

simbolismo non è solo espressione mitica e figurata della realtà ma gioca un ruolo

funzionale in rapporto alla realtà stessa. È vero che la paura di esser morso dal cavallo

espirme la paura di una castrazione; ma questa paura è raddoppiata dall'ossessione che il

cavallo potrebbe cadere, ferirsi e morire: come se il bb si difendesse dalla propria paura

attraverso il desiderio di vedere morire il padre. Il bambino si difende dal suol desiderio

dimorte e ne respinge la colpa, vivendolo come una paura equivalente a quella che prova

x sé; teme x il padre ciò che teme x sé. Si vede come il valore espressivo della sindorme

non sia immediato, ma si costruisca attraverso una serie di meccanismi di difesa. Due

meccanismi sono intervenuti in questo caso: il primo ha trasformato la paura x sé in

desiderio omicida contro colui che suscita paura; il secondo ha trasformato questo

desiderio in paura di vederlo realizzato.

Si può dunque dire che all'origine del vantaggio ricavato dal malato nell'irrealizzare il

proprio presente nella malattia c'è il bisogno di difendersi contro il presente.

Ora la psicoanalisi tende a dirigere sempre più la propria ricerca verso i meccanismi di

difesa ed ammettere che il soggetto riproduce la propria storia solo perchè risponde ad

una situazione presente. Anna Freud ha fatto un inventario di quesi meccanismi di difesa:

oltre alla sublimazione reperisce 9 processi attraverso cui il malato si difende e che

definiscono col loro combinarsi i tipi di nevrosi: rimozione, regressione, formazione

reattiva, isolamento, annullamento retroattivo, proiezione, introiezione, il volgersi contro la

propria persona, inversione nel contrario.

l'isterico ricorre soprattutto alla rimozione: sottrae al conscio tutte le

– rappresentazioni sessuali

l'ossessivo di difende con l'isolamento; separa il turbamento conflittuale dal suo

– contesto; attribuisce simboli ed espressioni che non risultano essere in rapporto col

suo contenuto reale e le forze in conflitto fanno insorgere condotte pulsionali rigide

e assurde.

delirante, perseguitato e persecutore, il paranoico attribuisce algi altri i propri

– desideri e i propri odi, ama ciò che vuole distruggere, si identifica con ciò che odia;

è caratterizzato soprattuto x i meccanismi di proiezione, introiezione, e del volgersi

contro di sé.

Resta un problema: da che cosa si difende il malato quando, ancora bambino, instaura

quelle forme di protezione che si ripresentano nelle ripetizioni nevrotiche della vita adulta?

L'analisi di un sintomo può essere un filo conduttore. Una bambina di 10 anni circa

commette un piccolo furto: si impadronisce di una barra di cioccolato sotto gli occhi della

negoziante che la rimprovera minacciandola di raccontare la storia alla madre. La storia

del soggetto mostra che il sintomo si situa al punto di convergenza di due condotte: da

una parte il desiderio di riconquistare l'affetto materno che le è negato e dall'altra l'insieme

delle reazioni di colpa che seguono lo sforzo aggressivo x captare l'affetto materno. Il

sintomo si presenta così come un compromesso: la bambina darà libero sfogo ai suoi

bisogni di affetto commettendo il furto ma libererà le sue tendenze alla colpa

commettendolo in maniera tale da essere scoperta. Quando un bambino ruba x

recuperare un affetto perduto e riduce gli scrupoli x farsi soprendere, è chiaro che il

risultato del suo gesto, provocando la punizione desiderata, gli sottrarrà ancora di più

l'affetto di cui ha mancanza, aumenterà in lui i desideri e, dopo la soddisfazione di un

istante, farà aumentare i sensi di colpa. Esperienza di frustazione e senso di colpa sono

collegati, ma non come due forme divergenti che dividono il comprtamento, bensì come

l'unità contraddittoria che definisce la doppia polarità di una sola condotta.

Con l'angoscia entriamo nel cuore dei significati patologici; sotto tutti i meccanismi di

protezione che rendono singolare la malattia si rileva l'angoscia, e ogni tipo di malattia

definisce un modo di reagirvi:l'isterico rimuove la porpria angoscia e la oblitera

incarcandola in un sintomo corporei; l'ossessivo ritualizza intorno ad un simbolo quelle

condotte che gli permettono di soddisfare i due lati della sua ambivalenza; il paranoico si

giustifica miticamente attribuendo agli altri gli elementi della sua ambivalenza e maschera

l'angoscia sotto le forme dell'aggressività. Si può dire che attraverso l'angocia l'evoluzione

psicologica si trasforma in storia individuale; l'angoscia unendo il passato e presente li

situa l'uno in rapproto all'altro, dotandoli di una comunanza di senso. La malattia procede

secondo un circolo vizioso: il malato si protegge con gli attuali meccanismi di difesa da un

passato la cui presenza segreta fa insorgere l'angoscia; ma d'altro canto contro

l'eventualità di un angoscia attuale, il soggetto si difende ricorrendo a protezioni da tempo

instauratesi nel corso di situazioni analoghe. Una persona è mlata nella msiura in cui il

legame tra presente e passato non è costruito secondo la modalità di un integrazioen

progressiva; è vero che ogni individuo ha provato l'angoscia e ha allestito delle condotte di

difesa, ma il malato vive la porpria angoscia e i propri meccanismi di difesa all'interno di

una circolarità che lo porta a difendersi dall'angoscia x mezzo di meccanismi che sono

collegati ad essa storicamente; per questo motivo la amplificano e costituiscono la

costante minaccia di una sua ricomparsa. Nella storia dell'individuo normale questa

circolarità rappresenta il tratto della storia patologica.

Perchè in una data situazione un determinato individuo si mbatte in un conflitto superabile,

mentre un altro incotnra una contraddizione nella quale si blocca in maniera patologica?

Perchè la stessa ambiguità edipica verrà superata dall'uno mentre nell'altro innescherà la

lunga serie di meccanismi patologici? Si tratta di una forma di necessità che la storia

individuale manifesta come problema senza essere in grado di giustificare. Affinchè una

contraddizione sia vissuta nei termini ansiosi dell'ambivalenza, affinchè in occasione di un

conflitto un soggetto si blocchi all'interno della circolarità dei meccanismi patologici di

difesa, è necessario che l'angoscia sia già presente e abbia trasformato l'ambiguità di una

situazione in ambivalenza di reazioni.

L'analisi dell'evoluzione concepiva la malattia come virtualità; la storia individuale permette

di configurarla come un fatto del divenire psicologico.

CAP 4 LA MALATTIA E L'ESISTENZA

per comprendere l'angoscia come cuore della malattia è necessario adottare un nuovo

stile di analisi: in quanto forma di esperienza che eccede le proprie manifestazioni,

l'angoscia non può mai essere ridotta all'interno di un analisi di tipo naturalistico; radicata

com'è nel cuore della storia individuale non può esaurisci nemmeno attraverso un analisi

di tipo storico. È necessario situarsi al centro di questa esperienza, solo comprendendola

sarà possibile collocare adeguatamente nell'universo morboso le strutture naturali

costruite dall'evolzione e i meccanismi individuali cristallizzati dalla storia psicologica.

Questo metodo deve cogliere gli insiemi come totalità i cui elementi non possono esser

dissociati. Questo metodo basato sulla comprensione è quello nel quale è esercitata la

psicologia fenomenologica. Ma è possibile comprendere tutto? Jaspers ha mostrato chela

comprensione può estendersi ben al di là delle frontiere del normale e la comprensione

intersoggettiva può attingere al mondo patologico nella sua essenza. Ovviamente ci sono

limiti come quelle forme morbose che sono tutt'ora opache: irruzioni nella coscienza di

immagini provocate da intossicazioni,....

Al di là di questo, attraverso la comprensione bisogna ricostruire sia l'esperienza che il

malato fa della propria malattia, sia l'universo morboso su cui si affaccia la coscienza della

malattia. Questi sono i due compiti.

La coscienza che il malato ha della sua malattia è originale: il malato per quanto lucido

possa essere, non ha sulla propria malattia la prospettiva del medico. Il modo in cui un

soggetto accetta o rifiuta la propria malattia, il modo in cui la interpreta e da signficiato alle

sue forme, costituisce una delle dimensioni essenziali della malattia.

la malattia può essere pefcepita come uno statuto di oggettività che la pone alla

– massima distanza dala coscienza malata. Nel non riconoscersi in essa, il alato le

conferisce il senso di un processo accidentale e organico. La relega ai limiti del

proprio corpo; non le da importanza e finisce col percepire e tematzzare solo i

contenuti organici della propria esperienza. Questa percezione costituisce la

gamma dei segni isterici (paralisi o anestesie psicogene), dei sintomi psicosomatici,

preoccupazioni ipocondriache.

Nelle turbe ossessive, paranoie o schizofrenie, il malato riconosce che il processo

– morboso coincide con la sua personalità. Ma in maniera paradossale: nella sua

storia, nei conflitti conc hi gli sta intorno, egli ritrova le premesse della malattia, ne

descrive la genesi ma al tempo stesso vede nel debutto della malattia l'esplosione

di un esistenza nuova che altera il senso della sua vita, col rischio di minacciarla.

Non sempr questa unità paradossale può essere mantenuta: gli elementi patologici

– si separano dal loro contesto e costituiscono un mondo autonomo. Le allucinazioni

di cui è costellato gli infondono la ricchezza del reale; il delirio che ne unisce gli

elementi gli assicura una coerenza quasi razionale. Ma in questa quasi oggettività ,

la coscienza della malattia non scopare. Questo mondo di elementi allucinatori si

oppone al mondo reale. In questo gioco di due realtà , la coscienza della malattia

risulta essere coscienza di un'altra realtà. Il malato riconosce questa

cotnrapposizione al mondo reale: un allucinato chiede al suo interlocutore se non

sente anche lui le voci che lo perseguitano, e se si replica con una negazione lo

accetta di buon grado, dichiarando che è solo lui a sentirli.

Nelle forme estreme della schizofrenia e stati di demenza, il malato è inghiottito dal

– mondo della sua malattia. Anche dai racconti di malati guariti, sembra che essi

conservino una coscienza di una realtà travestita, come una caricatura che si

produce secondo modalità del sogno.

La coscienza malata tuttavia non si riduce alla coscienza della malattia; è anche in

relazione con un mondo patologico di cui bisognerebbe analizzarne le strutture:

Minkowski ha studiato le perturbazioni delle forme temporali all'interno del mondo

– patologico, in particolare ha analizzato un caso di delirio paranoide, nel quale il

malato si sente minacciato da catastrofi che nessuna precauzione è in grado di

scongiurare. La catastrofe consiste nel morire schiacciato da tutto ciò che nel

mondo è residuo, cadavere, detrito, rifiuto. L'ossessione dei “resti” dimosta come

nel soggetto viga un incapacità di concepire come una cosa possa scomparire,

come ciò che non è più possa non perdurare. Il tempo non si proietta più, non

scorre; il passato si accumula, e l'unica apertura del futuro non può che contenere

la promessa dello schiacciamento del presente da parte delal massa più pesante

del passato.

Lo spazio: le distanze vengono a cadere, come nel caso dei deliranti che vedono

– persone che sanno essere altrove, o degli allucinati che sentono le loro voci, ma

non nello spazio oggettivo in cui si situano le fonti sonore, ma in uno spazio mitico.

In altri casi lo spazio diventa insulare e rigido; gli oggetti perdono quell'indice di

inserimento che definisce la possibilità di utilizzarli. Kuhn ha studiato i deliri di limite

in acuni schizofrenici: l'impotanza data ai limiti, confini , muri, a tutto ciò che

rinchiude, imprigiona e protegge è funzionale all'assenza di unità interna nella

dispozione delle cose.

Anche la “mitwelt”, l'universo sociale e culturale viene perturbato dalla malattia. Per

– la persona malata l'altro non è più il partner di un dialogo e uno che coopera a un

compito; non le si presenta più sullo sfondo di implicazioni sociali, perde la sua

realtà e diventa lo straniero. Da questa alterazione deriva la sindrome della

“derealizzazione simbolica dell'altro” : senso di estraneità di fronte al linguaggio, al

sistema espressivo, al corpo altrui.

La malattia pu colpire l'uomo nella sfera individuale, quella dell'esperienza del corpo

– proprio. Il corpo cessa di essere quel centro di riferimento intorno al quale i percorsi

del mondo si aprono come possibilità. Il soggetto si concepisce solo come cadavere

o come macchina inerte, e tutti i suoi impulsi sembrano provenire da un esteriorità

misteriosa.

FOLLIA E CULTURA

CAP 5 LA COSTITUZIONE STORICA DELLA MALATTIA MENTALE

è recente la data in cui l'occidente ha accordato alla follia uno statuto di malattia mentale.

Il folle prima era considerato un posseduto mentre in realtà il problema della possessione

non deriva da una storia di follia ma da una stora delle idee religiose. Prima del XIX

secolo, la medicina aveva interferito col problem della possessione in due occasioni: una

prima da Weyer su richiesta dei parlamentari, governi, contro alcui ordini monastici che

accusavano le pratiche dell'inquisizione; i medici furono incaricati di dimostrare che tutti i

patti e riti diabolici potevano esser spiegati tramite i poteri di una immaginazione

disturbata. Una seconda volta su richiesta di tutta la chiesa cattolica e del governo contro il

dilagare del miticismo protestate provocato dalle persecuzioni della fine del regno di Luigi

XIV dove i medici furono incaricati di dimostrare che tutti i fenomeni di estasi, ispirazione,

erano dovuti a moti violenti di umori o spiriti. Fu quindi l'esperienza religiosa a fare appello

alla conferma e alla critica medica.

In passato ci sono sempre state cure mediche della follia e nel medioevo la maggior parte

degli ospedali avevano dei letti riservati ai folli; ma si trattava di un settore ristretto, liiktato

alle follie giudicate curabili. La follia non aveva sostegno medico.

Nel XV secolo si assiste all'apertura, prima in Spagna , poi in Italia delle prime grandi case

riservate ai folli. Venivano sottoposti ad un trattamento ispirato alla medicina araba; ma si

tratta di pratiche localizzate.

A metà del XVII secolo il mondo della follia diventa mondo dell'esclusione. Si creano case

di internamento che non sono destinate semplicemente a ricevere i folli, a tutta una serie

di individui molti diversi tra loro. Si rinchiudono gli invalidi, i vegliardi in miseria, i

mendicanti, i disoccupati, gli individui affetti da malattia veneree,.... Aprono quindi case

che non hanno nessuna vocazione medica: non vi si è accolti x essere curati, ma vi si

entra perchè nn si può far parte della società. La categoria comune che raggruppa tutti

coloro che risiedono nelle case di internamento è l'incapacità di prendere parte alla

produzione, alla circolazione o all'accumulo di ricchezze.

Questo fenomeno riveste una duplice importanza: la follia entra in un tempo di silenzio da

cui non uscirà per un lungo periodo, almeno fino a Freud che per primo ha riaperto la

possibilità di comunicare nel pericolo di un linguaggio comune; d'altra parte ha dato vita a

nuove e strane familiarità: la follia si è imparentata con le colpe morali e sociali.

A metà del XVIII secolo il folle ricompare nei paesaggi più familiari, lo si incontra di nuovo

all'in terno della vita quotidiana. Prima del 1789 i riformatori hanno voluto sopprimere

l'internamento quale simbolo della vecchia oppressione, e restringere quanto possibile

l'assistenza ospedaliera. Si cercò di definire una formula x l'assistenza finanziaria e le cure

mediche di cui i poveri avrebbero potuto beneficiare a domicilio.

Tuttavia i folli, lasciati liberi, possono diventare pericolosi x la famiglia e il gruppo in cui

vivono; da qui la necessità di rinchiuderli e la sanzione penale da infliggersi a coloro che

lasciano liberi i “folli e gli animali pericolosi”. Per risolvere questo problema le vecchie case

di internamento furono destinate ai folli e solamente a loro. L'internamento assume un

significato nuovo e diventa una misura di carattere medico. In realtà Pinel, Tuke,... non

hanno dissolto le vecchie pratiche dell'internamento; al contrario le hanno riservate

esclusivamente al folle. Il manicomio ideale che Tuke ha realizzato a York è finalizzato a

ricostruire intorno all'alienato una quasi famiglia nella quale questi dovrà sentirsi come a

casa propria; ma in realtà questa famiglia lo sottometterà ad un controllo sociale e morale

ininterrotto e guarirlo vorrà dire reinculcargli i sentimenti di dipendneza, umiltà, colpa,

riconoscenza che costituiscono l'amratura morale della vita di famiglia. Per riuscirci

ricorrerrà a mezzi come castighi, privazioni alimentari, umiliazioni. A Bicetre Pinel ha

utilizzato tenciche analoghe; eliminando le costrizioni materiali che immobilizzavano il

malato fisicamente gli ha ricostruito intorno tutto un sistema di catene morali che

avrebbero trasformato il manicomio in una sorta di istanza di giudizio. Il XVIII secolo

aveva anche inventato una macchina rotatoria sulla quale veniva posto il malato affinchè il

percorso dei suoi spiriti venisse rimesso in movimento e ritrovasse i suoi curcuiti naturali.

Il XIX secolo perfeziona il sistema dandogli un carattere punitivo: ad ogni manifestazione

delirante si fa girare il malato sino allo svenimento. Questi giochi medici sono l eversioni

manicomiali di vecchie tecniche basate su una fisiologia ormai obsoleta.

A partire da questo momento la follia smise di essere considerata come un fenomeno

globale che colpiva al tempo stesso, attraverso immaginazione e il delirio, corpo e anima.

La follia diventa un fatto che concerne essenzialmente l'anima umana, la sua colpa e la

sua libertà e per la rima volta si trova a godere di uno statuto, di una struttura e significato

psicologico.

CAP 6 LA FOLLIA, STRUTTURA GLOBALE

tra la psicologia e la follia sussiste un rapporto e uno squilibrio così fondamentali da

vanificar ogni sforzo che volesse afffrontare la totalità della follia, la sua essenza e la sua

natura in termini di psicologia. Se si volesse tentare uno studio della follia come struttura

globale ne risulterebbe innanzitutto che non esiste cultura che non sia sensibile a certi

fenomeni della condotta e del linguaggio degli uomini, nei suoi confronti la società assume


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sara92p

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara92p di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Chitussi Barbara.

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