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Il ruolo della soggettività e le sue trasformazioni all’interno della società metropolitana

Elaborato di Rossi Giacomo (giacomo.rossi33@studio.unibo.it)

I. Introduzione

A cavallo tra Ottocento e Novecento si verificano importanti cambiamenti e trasformazioni

all’interno della società contemporanea, tali da modificare nella sua intima struttura non soltanto la

cultura in generale ma anche la soggettività degli individui. Queste profonde trasformazioni hanno

origine nella cosiddetta seconda rivoluzione industriale, che negli ultimi decenni del XIX secolo

contribuisce in modo sostanziale al progresso tecnologico e industriale delle maggiori città europee.

Tali innovazioni hanno una rilevanza estetica sull’uomo contemporeaneo: esse mutano in

profondità il modo di percepire la realtà da parte del soggetto, inaugurando nuove forme di

esperienza e di comunicazione. Esse delineano un mondo in rapido sviluppo tecnico, ricco di novità

rispetto ai decenni precedenti, tanto da modificarne strutturalmente la fisionomia. Il mutamento

maggiore avviene nelle città, le quali si trasformano in vere e proprie metropoli. La città

metropolitana si configura come un luogo moderno e progredito, ma allo stesso tempo caotico,

frenetico e persino nevrotico. La sua logica è quella del denaro: esso produce un avanzare

prorompente del capitalismo e una soppressione sempre più evidente del valore d’uso a favore del

valore di scambio, per il quale ogni cosa o persona può essere oggetto di mercificazione, riducendo

in tal modo la qualità a mera quantità.

I profondi mutamenti all’interno della società influiscono in modo determinante sulla vita

degli individui e sulla loro coscienza. Il soggetto è costretto a confrontarsi con questo nuovo

ambiente, che arriva a modificare drasticamente la sua percezione. Gli stimoli percettivi offerti dalla

metropoli al cittadino porta quest’ultimo a dover assorbire tali pressioni nevrotiche fino a

consumare tutte le proprie energie psichiche. La coscienza dell’individuo si indebolisce sempre più

nel tentativo di difendersi dalle stimolazioni eccessive. Il soggetto si trova psicologicamente

schiacciato dalle forze soverchianti dell’ambiente in cui vive: questo ha il prezzo di un decisivo

impoverimento e un’alienazione della soggettività stessa. Inoltre ciò che prevale nella vita

metropolitana è la dimensione intellettuale, poiché l’uomo per proteggere la propria coscienza deve

astrarre dalla profondità della vita e dell’inconscio, collocandosi nella trasparenza superficiale

dell’intelletto e della dimensione consapevole. La ragione in tal modo riduce la realtà a relazioni

concettuali di identità, senza cogliere quell’alterità originaria che fa parte dell’intima essenza del

reale. Il denaro è il simbolo più pregnante di questo intellettualismo che astrae dalla profondità per

rimanere nel superficiale, nell’effimero. Il grado di astrazione nei confronti di tutto ciò che è

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particolare determina infatti un’indifferenza generale nei confronti di ogni aspetto qualitativo della

vita, che viene ridotto a quantità misurabile e perciò mercificabile. L’uomo intellettuale che vive e

si plasma nella metropoli è in tal modo indifferente nei confronti di tutto ciò che è individuale.

In questo breve saggio cercheremo di affrontare i temi sopra accennati delineando le

prospettive di tre differenti autori che si sono pronunciati al riguardo: Georg Simmel, Walter

Benjamin e Theodor Adorno. Vedremo che il quadro generale in cui essi si muovono è pressoché

comune e presenta alcune tematiche ricorrenti: il tema dell’alienazione del soggetto,

dell’impoverimento della coscienza, della dimensione intellettuale dominante nella società.

Terremo stabile, come fulcro di attenzione principale, il ruolo della soggettività all’interno della

società metropolitana, tentando di mostrarne gli aspetti più importanti. Al tempo stesso, tenteremo

di mostrare le peculiarità riscontrate nelle indagini dei diversi autori, ciascuno dei quali si focalizza

maggiormente su concetti differenti e sviluppa il proprio discorso in maniera originale.

Simmel, in primo luogo, fornisce un’analisi di tipo energetico della vita dell’individuo

metropolitano, considerando la coscienza come un campo di forze e la società come un’insieme di

forze soverchianti che consumano l’energia della coscienza stessa, privando il soggetto della sua

sensibilità. Questo processo porta a una contrapposizione tra l’affettività della vita di provincia,

basata sull’emotività, e l’intellettualità della metropoli, con la sua forza astraente incarnata

perfettamente dal denaro. Vi è inoltre, secondo Simmel, una tensione polare tra conformismo e

distinzione nell’individuo e nella collettività stessa, e tale polarità porta al verificarsi di fenomeni

estremamente interessanti e inediti come quello della moda. Essa assume le forme di una modalità

estetica con la quale l’individuo preserva la propria singolarità pur collocandosi a un livello di

conformismo nei confronti di un gruppo sociale. Questo permette di supplire alla mancanza di

sostanza della società contemporeanea e dell’identità stessa, ma al tempo stesso ciò rivela la loro

intrinseca caducità.

Benjamin, d’altro canto, propone una disamina della soggettività dell’uomo contemporaneo

calato nel contesto metropolitano nei termini di aura e choc. La dimensione auratica costituisce

l’individualità del singolo, il quale possiede degli aspetti qualitativi che lo rendono unico e

irriproducibile e, dunque, non mercificabile. L’individuo non può essere ridotto a quantità, né a

merce, né a mero oggetto, ma preserva la sua soggettività e la sua particolarità. Esso tuttavia si

rapporta costantemente al mondo e si determina in questo rapporto. Questa relazione diventa

problematica nel contesto metropolitano: tale ambiente è per il soggetto ostile in quanto lo

sottopone costantemente a rischio di choc. La nevrosi della società urbana contemporanea produce

un eccesso di stimoli che portano il soggetto a doversi proteggere in ogni modo per evitare lo choc

traumatico, per non esserne sopraffatto e difendere la propria coscienza, comportando un

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sostanziale indebolimento dell’individuo e un impoverimento dell’esperienza in generale. Secondo

Benjamin è stato Baudelaire colui che è riuscito al meglio a dipingere questa situazione attraverso la

propria poesia, la quale raffigura l’uomo talmente indebolito dall’eccesso di stimoli da diventare

indifferente nei confronti degli aspetti più qualitativi della vita. Inoltre Benjamin si focalizza sulla

modalità con cui la tecnica modifica la nostra percezione della realtà, producendo nuove forme

esperienziali ed estetico-artistiche.

Infine Adorno critica l’astrattezza della ragione illuminista, che riduce la realtà a identità,

allontanandosi dalla vita. Critica sostanzialmente Hegel e la sua dialettica positiva, che non

conserva il momento negativo, ma lo rimuove dal sistema. Ciò comporta un accecamento

dell’individuo e una reificazione della coscienza, che non conserva più il rapporto con l’alterità.

Secondo Adorno, invece, la realtà è costituita da tensioni di forze contrapposte, in cui l’identico e il

non identico vengono a intrecciarsi ambiguamente, in modo tale che non è possibile arrivare a

districare questo intimo rapporto. Da un lato, infatti, vi è la natura, il non identico, dall’altro vi è

l’artificiale, sottoposto alla legge di identità e che tuttavia viene a costituire una sorta di seconda

natura per l’uomo. Solo un’integrazione di queste istanze permette di cogliere dialetticamente la

pienezza del reale. Adorno dunque propone il superamento dialettico della contrapposizione tra

soggetto e oggetto, tra artificio e natura attraverso la dimensione estetica: essa è in grado di

mantenere in sé la contraddizione, l’indeterminabilità, pur continuando a ricercare la propria

determinazione.

II. La prospettiva di Simmel: metropoli, soggettività e moda

«I problemi più profondi della vita moderna derivano dalla pretesa dell’individuo di

preservare l’autonomia e la singolarità della sua esistenza rispetto al sopravvento della

società, dell’eredità storica, della cultura esteriore e della tecnica. La lotta con la natura che

l’uomo primitivo ha dovuto combattere per difendere la sua esistenza corporea, raggiunge in

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questa forma moderna la sua ultima mutazione.»

Così esordisce il saggio di Simmel del 1903 intitolato La metropoli e la vita dello spirito.

Emerge immediatamente la questione principale su cui vogliamo focalizzarci: il rapporto

problematico tra individuo e società all’interno della metropoli a cavallo tra XIX e XX secolo.

L’individuo percepisce l’ambiente in cui si trova come un’alterità che esercita su di lui una forza

soverchiante, che schiaccia la sua singolarità in quanto soggetto. Questa alterità è costituita da una

1 G. Simmel, Piano B Edizioni, Prato, 2011, p. 29.

Moda e metropoli, 3

serie di configurazioni oggettivate e oggettivanti che si possono identificare come artificiali: la

società, l’eredità storica, la cultura, l’arte, la moda, la tecnica. Questo aspetto artificiale è diventato

il nuovo modello di oggettività con cui l’uomo deve necessariamente confrontarsi, percependo nei

confronti di esso una sensazione di estraneità come quella esperita dall’uomo primitivo nei

confronti della natura, vista anch’essa come un’alterità con cui confrontarsi e perfino combattere.

Considerando la coscienza come un campo di forze e la società come una serie di processi

dinamici che interagiscono con il campo energetico del soggetto, Simmel può osservare come la

relazione di energia tra individuo e società sia senza dubbio dominata da quest’ultima. L’uomo a

questo punto non può fare nulla se non sottomettersi alla dinamica sociale nelle sue forme

oggettivate. La vita psichica è influenzata prepotentemente dall’ambiente, tanto che il delicato

equilibrio di forze della mente viene costantemente messo in pericolo dalla situazion

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Azzo92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia e Teoria delle Arti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Matteucci Giovanni.
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