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Un'attività dell'anima

Simmel in questi suoi saggi ha interpretato e ci ha spiegato molto bene in primo luogo il nesso tra esperienza dello spazio e alcune dimensioni importanti del mondo moderno e, in secondo luogo, sia la filosofia che la sociologia di Simmel sono rivolte verso la comprensione delle forme dell’azione reciproca degli individui. Simmel identifica lo spazio come a priori logico e percettivo, dunque non come qualcosa di cui si fa esperienza, ma come un modo di fare esperienza. Lo spazio quindi non è mai unicamente un aspetto oggettivo, deve essere considerato anche in relazione a determinate funzioni specificamente psichiche ed è un’attività dell’anima, peculiarità delle sue configurazioni storiche. Esso è, ovvero, condizione e simbolo dei rapporti tra gli uomini.

Interazione tra distanza e prossimità

Quando Simmel parla dello spazio, fa anche riferimento all’azione reciproca tra distanza e prossimità.

Il significato estetico del volto

Saggio del 1901. In questo saggio Simmel pone in evidenza la centralità nelle arti figurative del volto come la più adeguata espressione dell’anima, della vista, dell’occhio, come organo del procedimento di distruzione/costruzione, scomposizione/riunione. Il volto è capace di visualizzare l’unità del molteplice. Simmel ritiene che quanto più strettamente le parti di una connessione si rimandano l’un l’altra, quanto più una viva interazione traduce la loro estraneità in una reciproca dipendenza, tanto più pervaso di spirito appare il tutto. Pertanto, l’organismo con il rapporto reciproco delle parti e la loro implicazione nell’unità del processo della vita raggiunge lo stadio più prossimo allo spirito.

Non c’è alcuna struttura che, come il corpo umano, riesca a convogliare una così grande varietà di forme e superfici in una così incondizionata unità di senso. Nel volto umano si raggiunge la più completa realtà nell’ambito del visibile. L’anima individuale però non traspare solo dietro al volto, ma è anche il teatro della lotta tra gli impulsi psicofisici e del modo di condurre e rappresentare tale lotta.

Il volto rispecchia l'anima

L’uomo di Simmel esprime una notevole spiritualità nella forma dell’individualità dove il volto è luogo geometrico in quanto essa (individualità) si rende visibile. L’occhio è l’organo che meglio esprime il senso estremo del movimento con un movimento minimo. Esso dunque, oltre a costituire il vertice della capacità del volto di rispecchiare l’anima, realizza contemporaneamente anche un compito più formale e meno visibile; si occupa di interpretare i fenomeni.

La struttura dei nostri sensi e dei loro oggetti, più in generale, contribuisce non solo a sorreggere tutti i rapporti umani, ma se fosse differente anche la nostra vita interindividuale si fonderebbe su basi differenti. Una prestazione sociologica assolutamente unica tra le varie attività e funzioni dei singoli organi di senso è quella dell’occhio.

L’occhio consiste nel guardarsi l’un l’altro. Soltanto mediante lo sguardo è data la possibilità all’essere umano di disporre una certa conoscibilità dell’altro che è preclusa a ogni approccio di tipo esclusivamente concettuale. Lo sguardo non solo rende visibile l’altro, ma svela all’altro anche il proprio sé. Lo sguardo che io rivolgo all’altro per penetrare le sue intenzioni e i suoi sentimenti è nel contempo il modo e la relazione in cui più direttamente mi manifesto all’altro esponendomi senza difese. Non si può prendere con l’occhio senza dare contemporaneamente. L’occhio svela all’altro l’anima che cerca di svelarlo. Poiché ciò si attua con l’immediato guardarsi negli occhi, si produce la reciprocità più perfetta in tutto l’ambito delle relazioni umane.

Spazio e tempo nella modernità

È noto inoltre che Simmel abbia analizzato soprattutto lo stile di vita moderno in relazione a 2 variabili: spazio e tempo, chiedendosi quale fosse la loro influenza. Egli non tratta lo spazio e il tempo come variabili, ma come costruzioni sociali. In particolare, la costruzione sociale dello spazio aiuta gli individui a rappresentare la loro relazione con il mondo sociale. Simmel definisce dunque lo spazio come una dimensione per noi che viene riempita dall’azione sociale. Lo spazio assume un ruolo importante nel costituirsi delle forme sociali. Pertanto, il linguaggio dello spazio e quello della società in molti momenti si sovrappongono.

Lo spazio è un elemento importante attraverso il quale si possono comprendere quei processi di addensamento del fluire incessante della vita in forme sociali. Caratteristica saliente dello spazio è la capacità di influenzare le forme della vita sociale. Lo spazio non è di per sé una forma, ma produce forme nello strutturare i rapporti di interazione. Le forme spaziali sono quindi quelle configurazioni di relazioni sociali che trovano nello spazio la loro configurazione.

Spazio e intuizione

Simmel si ricollega alla definizione kantiana di spazio secondo cui spazio e tempo sono forme dell’intuizione, ovvero modi a priori mediante i quali noi abbiamo accesso al mondo sensibile. Scrive Simmel: "Kant definisce una volta lo spazio come la possibilità dell’essere insieme ed esso corrisponde anche sociologicamente a questa definizione in quanto l’azione reciproca fa sì che lo spazio diventa qualcosa per noi e riempie lo spazio in quanto lo spazio la rende possibile."

Filosofia dello spirito

Nella sua originale Simmel dichiara l’immagine dello spazio come una delle condizioni strutturali dell’azione reciproca attraverso cui si svolge il processo di socializzazione tra individuo e collettività: la spazialità diventa parte integrante della capacità di socializzazione dell’individuo, del soggetto, dell’individualità, dell’individuo come attore sociale. La spazialità è un modo essenziale della vita sociale.

Soggettività, metropoli e intelletto

Habermas è stato a affermare che Hegel non solo è stato il primo filosofo che abbia sviluppato un chiaro concetto della modernità, ma che soprattutto si è preoccupato dell’intima relazione fra modernità e razionalità. Hegel dunque è stato il primo per cui la modernità è divenuta un problema. Nell’età moderna il nostro tempo è ribattezzato con il nome di nova aetas in cui lo spirito del tempo caratterizza il presente come una transizione che si consuma nella coscienza dell’accelerazione e nell’attesa della diversità del futuro. Per Hegel, il mondo nuovo e moderno si distingue dall’antico perché si apre al futuro e il presente così gode di un valore posizionale preminente.

Hegel concepisce il nostro tempo come l’età contemporanea e data dell’inizio del presente a partire dalla cesura rappresentata dall’illuminismo e dalla Rivoluzione Francese (18-19 secolo). Hegel intende spiegare la superiorità del mondo moderno e allo stesso tempo il suo carattere di epoca percorsa da crisi.

Il mondo del progresso e dello spirito estraniato

Il mondo del progresso e al contempo dello spirito estraniato, dove la soggettività è il principio dell’età moderna. Per Hegel, la soggettività diventa il vero nodo problematico della modernità. Nelle Lezioni sulla storia della filosofia, Hegel spiega la soggettività con la libertà e riflessione, scrivendo che la grandezza del nostro tempo è che esso riconosce la libertà, la proprietà dello spirito di essere in sé presso di sé.

  • Individualismo: nel mondo moderno si fanno valere le proprie pretese.
  • Diritto alla critica: il principio del mondo moderno esige che ciò che ciascuno deve riconoscere si mostri a lui come un che di legittimo.
  • Autonomia dell’agire: è proprio nel mondo moderno che noi ci consideriamo responsabili di quello che facciamo.
  • Filosofia idealistica.

I tre eventi storici decisivi che hanno contribuito all’attuazione del principio di soggettività sono:

  • Riforma Protestante
  • Rivoluzione Francese
  • Illuminismo

Tali eventi traducono dal punto di vista morale, filosofico e politico il processo di liberazione dagli abusi delle autorità e dalla tradizione che hanno cercato di impedire il loro sviluppo.

Nella modernità, tanto la vita religiosa, quanto lo stato e la società, quanto la scienza, la morale e l’arte si tramutano in incarnazioni del principio di soggettività. Cogito Ergo Sum. La ragione è stata tradotta in soggettività.

Baudelaire e la modernità

Baudelaire è stato a definire la modernità come il transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte di cui l’altra metà è l’eterno. La modernità è dunque l’effimero e sarà questo peculiare elemento da Baudelaire in poi a caratterizzare non solo la produzione artistica ma la metropoli stessa che diviene la chiave dell’esperienza del moderno. Sono proprio le nuove condizioni di vita createsi in una grande città, nella metropoli, a spiegare l’insorgere della poetica impressionistica basata su frammenti e immagini non sistematiche; inoltre, la metamorfosi delle sfere soggettive e psicologiche inducono una profonda trasformazione dello stesso concetto di individuo e di soggettività. È la metropoli a sovrastare l’individuo. La metropoli rappresenta un disagio epocale. Il principale fondamento psicologico dell’individualità metropolitana è l’intensificazione della vita nervosa prodotta dal rapido ed interrotto avvicendarsi di impressioni interiori ed esteriori.

Die Grobstadte und das Geistesleben

Simmel, in uno dei suoi celebri e più affascinanti saggi, "Die Grobstadte und das Geistesleben" del 1903, individua la metropoli come la peculiarità essenziale della modernità. Metropoli è dove tutto ciò che è solido si dissolve.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinajagothor di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof De Simone Antonio.
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