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INTERVISTA A MACHIAVELLI !

Parte Prima !

Antonio De Simone !

!

IL CONOSCERE DISCOSTO !

-la vita del conflitto.Machiavelli,il potere e noi !

-Machiavelli,il classico nella faglia del presente!

-Noi e Machiavelli tra cultura,filosofia e politica!

-Epilogo,Homo agonis. Conflitto e potere nell’ontologia dell’umano !

!

Machiavelli,il classico nella faglia del presente !

Per comprendere e interpretare la natura,lo spirito e la qualità dei tempi,del presente,e i

possibili significati che configurano di volta in volta la complessa enigmatica morfologia

dell’attualità,non solo è necessario ma è indispensabile rifarsi ai classici e all’utilità dei

saperi umanistici.!

L’incontro con un classico può cambiare la vita di ciascuno di noi perché quando tutto

muta il classico permane.!

L’agire in modo tecnologico ci ha reso confusi e disorientati.comprendere i classici può

davvero cambiare la nostra vita.!

I classici decifrano le contraddizioni del presente andando oltre la loro superficialità perché

come sostiene Louis Althusser che legge e interpreta Machiavelli “La novità può risiedere

solo alla superficie delle cose,non concerne che un aspetto delle cose…”!

Siamo abitatori dell’oggi,del presente a fronte di un passato,di una tradizione e di un

possibile futuro.!

Da come trattiamo il presente possiamo comprendere che tipo di filosofia vogliamo.!

Per gli stoici il tempo è eterno e immutabile e come ha scritto Goldschimidt è sltanto nel

tempo che tutte le cose si muovono ed esistono.!

Il presente dunque,si presenta all’uomo come unica realtà dove poter compiere le proprie

scelte.!

La più sfuggente esperienza di tempo da decifrare è dunque quella del Carpe Diem.!

I classici ci aiutano a dare una risposta a questa esperienza.!

Seneca nel Brevitate Vitae parlando del tempo come la cosa più preziosa di tutte accusa

gli uomini di essere incapaci di dare valore al tempo:!

“Essi non ne hanno coscienza,perchè è immateriale,perchè non cade ai loro

occhi,ma quando sono ammalati o in procinto di morte,solo allora ne danno valore “!

Il viaggio velocissimo della vita,”non è visibile se non alla fine “;!

dividendo la vita in 3 tempi (passato-presente-futuro) Seneca vuole dimostrare che

neppure il passato che è la parte più certa del tempo appartiene agli uomini “le cui troppe

preoccupazioni e mala coscienza impediscono di guardare indietro “.!

Fuga e flusso del temo e precarietà e contingenza delle cose caratterizzano l’umano

sempre più rapito in un vortice.!

L’ondeggiamento continuo delle cose umane chiede alla saggezza di apprendere l’arte di

morire.!

Seneca sostiene che l’uomo saggio è grande se non si fa sottrarre nulla al proprio tempo.!

Saggezza e tempo si uniscono: !

Il saggio trionfa sul tempo perché ne trasforma il valore qualitativo,perchè non è

importante la durata ma l’uso che ne fai.!

L’oggi del saggio è atemporale.!

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Passato e futuro dunque si traducono in dimensioni psichiche dove il passato ben vissuto

viene recuperato dalla memoria e il futuro liberato dall’ansia e dal timore viene recuperato

dalla previsione.!

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Per Gadamer il concetto di classico deve essere inteso come “un modo eminente

dell’essere storico stesso” cioè come “l’atto storico della conservazione che mantiene in

essere un certo vero attraverso una sempre rinnovata verifica”.!

Classico per Gadamer è ciò che si mantiene valido di fronte alla critica storica e si fa

valere in essa.!

Ciò che è classico dunque non soltanto è sottratto allo scorrere mutevole del tempo e dei

gusti ma in quanto è “sempre immediatamente accessibile”,è anche eterno.!

La sua eternità è da intendere prima di tutto come un modo proprio dell’essere storico,cioè

come contemporaneità ad ogni presente nel trascorrere distruttivo del tempo.!

Gadamer intende sottolineare come il classico è ciò che si conserva proprio perché

significa se stesso e spiega se stesso,in quanto non testimoniando d’altro parla a ogni

presente come un discorso che si rivolge particolarmente ad esso.( spiega ciò facendo

riferimento ad un significativo passo dell’estetica di Hegel).!

La classicità del classico è dunque potenzialmente contemporanea ad ogni epoca,alla

destinalità del nostro essere storici.!

Leggere i classici permette di riflettere nella condizione umana contemporanea.!

Perché leggere i classici?!

Italo Calvino a tale quesito ha risposto che leggere i classici è meglio che non leggere i

classici.!

Oggi la domanda viene riformulata in:”a che servono i classici?” facendo leva sul loro

valore d’uso.!

Per molti aspetti i classici sono ancora i nostri compagni di studio perché ci aiutano a

comprendere cosa significa orientarsi nel mondo;se riletti e interpretati criticamente

possono aiutarci a ricostruire la nostra esperienza di risveglio perché viviamo in un

presente incapace di esprimere il tempo vissuto.!

I classici si studiano criticamente per operare una decostuzione e successiva costruzione

del presente.La loro lettura non può prescindere dal contesto storico in cui hanno vissuto.!

I classici aiutano gli uomini a capire la loro soggettività rapportata alla questione storico

temporale.!

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L’agire in modo tecnologico ci ha reso confusi e disorientati; naturale e artificiale si

confondono rendendosi indefiniti.!

il quale con il termine “presentismo” ha portato l’attenzione sull’onnipresenza del

Hartog

presente e sulla molteplicità delle esperienze del tempo.Per questo Presentismo non

possiede solo la forza di un’istallazione di suoni e visioni, ma anche la radicalità di una

forma del pensiero, una domanda sul senso del presente. Tra spazio e tempo.

Per Hartog il regime di storicità non pretende di dire la storia del mondo del passato e

neppure di quella del mondo del futuro,al massimo serve a chiarirlo.

Questo movimento (regime di storicità) serve a interrogarsi sul nostro rapporto con il

tempo,può aiutare a comprendere i suoi movimenti di crisi.

Mentre quella storicista considera il passato per sè stesso dove l’evento non avviene più

soltanto nel tempo ma attraverso esso,Hartog definisce il passato in vista del presente

( presentiamo).

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! 2 di 18

Hartog ha definitp il regime di storicità appunto un concetto che serve a chiarire il tempo

presente;infatti come dicevo prima può essere utilizzato come un concetto euristico che

serve per decifrare i momenti di crisi del tempo presente.

La questione del tempo è diventata centrale nella riflessione della contemporaneità.

Nonostante il progresso tecnologico ,la globalizzazione; si ha avuto il bisogno di valorizzare

il patrimonio culturale antico.

In questo contesto si è imposto un tempo presente:quello che appunto Hartog definisce

presentismo.

Il presente è vissuto come attimo fuggente,è divenuto l’orizzonte dell’inquietudine di un

futuro che è inafferabile.

Gli autori contemporanei influenzano di fatto il nostro modo di leggere i classici,MA i

classici devono essere trattati con rispetto ,la loro lettura non può prescindere dal contesto

storico.

Ma nonostante ciò l’arte di utilizzare i classici risiede in una certa libertà nei loro confronti

ovvero quella possibilità di porre loro domande scabrose volte a valutare ciò che in essi è

ancora vivo e cosa è caduco.

Nei loro riguardi occorre praticare la “libertà della riverenza” cioè la libertà di spirito critico

in grado di ricostruirne il pensiero.

Occorre in un certo senso metterli in scena per discoprire la posizione della concreta

soggettività in un mondo della vita storico.

QUesto atto di lettura media continuamente con la maschera che il soggetto

continuamente indossa perché a differenza del mondo antico in cui l’attore comico sul

palcoscenico alla fine “gettava la maschera”,nella modernità l’umano mostra

consapevolezza di stare recitando e tiene presente che il teatro fa parte della vita reale a

tal punto da essere costretto ad affermare che la vita stessa è teatro.

Nella condizione umana contemporanea la confusione offusca ciò che è causa o effetto di

una verità…l’io è un caleidoscopio di maschere;è sempre più difficile strappare all’uomo la

sua maschera.

Nella storia del pensiero occidentale antico,moderno e contemporaneo,le figure della

menzogna e della verità impegnano quasi tutte le grandi menti dei filosofi soprattutto del

filosofi politici.

Nell’antica Grecia la posta in gioco è la pratica della PARRESIA intesa come attività di dire

il vero a quanti detengono il potere.

Per il cristianesimo e i padri della chiesa vige fermamente la convinz!

3

ione che non si deve

mai mentire e di non rendere falsa testimonianza.

Montaigne non solo era nemico della menzogna ma era un paladino della veridicità ( il

primo e fondamentale elemento della virtù).Egli riteneva il mentire un maledetto vizio.La

menzogna spacca il legame tra gli uomini e dissolve il vincolo umano:impedisce la

comunicazione tra gli uomini rendendoli estranei reciprocamente.

Menzogna/verità :

Non dimenticando che gli esseri umani come specie fanno parte anche della natura e

come tali hanno l’impulso di mentire,di ingannare e di autoingannarsi possedendo quindi la

virtù dell’artificialità (ovvero l’arte di nascondere e mentire) Macchiavelli interessato a

conoscere e scoprire la realtà effettuale dell’umano ci ha ricordato che gli uomini sono

simulatori e dissimulatori.

Tema principale nel pensiero di Machiavelli è l’uguaglianza tra cui ricordiamo le ISTORIE

FIORENTINE.

Infatti egli dice che gli uomini sono tutti uguali per natura e solo la ricchezza e la povertà li

rendono diverse.

“SPOGLIATECI TUTTI IGNUDI E CI VEDRETE SIMILI “.

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! 3 di 18

Nei discorsi sopra la prima deca di Tito Livio Machiavelli scrive che “la natura ha

creato gli uomini in modo che possono desiderare ogni cosa e non possono conseguire

ogni cosa” perché essendo sempre maggiore il desiderio che la potenza dello

acquistare ,ne risulta la mala contentezza di quello che si possiede.

L’inquito vincolo dell’umano si consuma dunque nella pratica del disvalore che induce

l’uomo nell’uguaglianza disuguale della natura nei giri della sorte,nella sella oscura della

fortuna ,dell’occasione ,alla grande ricerca della possibile virtù e gloria.

Una visione è questa maturata dopo un’attenta ricognizione delle azioni degli uomini

segnate da una conflittualità ontologica e costitutiva.

Nei discorsi sopra la prima deca di Tito Livio Machiavelli sostiene che il tempo è padre di

ogni verità perché nei vari tempi gli uomini si muovono e la qualità dei tempi è

caratterizzata dall’urto dei desideri,delle paure, delle ambizioni.

Dunque,l’accidentalità degli eventi, la varietà delle disposizioni e delle condizioni giocano

un ruolo fondamentale nel caratterizzare la qualità dei tempi nella vita così come nella

politica.

La fortuna dunque secondo Machiavelli svolge un ruolo fondamentale nella qualità dei

tempi.

In termini Machiavelliani la fortuna è quel fattore dinamico extrasoggettivo che solo il

tempo dispone.

La fortuna cambia la qualità del tempo umano.

La fortuna è l’incrocio tra gli uomini e i loro tempi.

Solo la morte è l’accadimento estremo che lascia alla fortuna il suo tragico primato anche

sui tempi.

Machiavelli si è posto il problema dell’antropologia delle passioni senza aspirare ad una

loro sistematicità come hobbes e cartesio.

Senza passioni non c’è vita.

L’uomo per Machiavelli è una figura contraddittoria complessa ,un uomo che vive un

precario equilibrio le cui azioni sono soggette all’azione cieca della fortuna che lo rendono

insicuro.

Per Machiavelli gli uomini sono dei simulatori alla ricerca di sicurezza.

L’uomo è produttore di inquietudine perché è in continua trasformazione.

E’ il protagonista indiscusso dell’inquieto conflitto,è capace di approfittare del male ma

possiede anche virtù piene di idee e progetti.

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GADAMER E CALVINO !

GADAMER E IL SUO CONCETTO DI CLASSICO!

è chiaro che il classico sia per Gadamer parte integrante della tradizione che costituisce il

bagaglio culturale dell’uomo. Esso è un perfetto esempio di autorità che viene riconosciuta

volontariamente, che non s’impone con la forza, ma in virtù delle sue qualità e della sua

capacità di dirci qualcosa nonostante la distanza temporale che ci separa da esso. Il classico

ha dunque un particolare rapporto con la temporalità: ciò che è classico è sottratto alla

mutevolezza dello scorrere del tempo e al variare del gusto, ma è sempre immediatamente

accessibile. Il classico è, dunque, contemporaneo ad ogni presente (a patto che si riesca ad

approcciarvisi, e questo chiaramente non è così scontato, perché entrano in gioco fattori

individuali ed emotivi che sono altrettanto ineliminabili).

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! 4 di 18

Ciò che è classico è dunque bensì «fuori dal tempo», ma questa sua eternità è un modo

proprio dell’essere storico.

In Gadamer è molto forte il concetto di esperienza (Erfahrung) dell’opera d’arte: un libro,

al pari di uno spettacolo teatrale, non è un oggetto che ci venga posto innanzi, ma è un

interlocutore e, come tale, ci pone una domanda: leggere significa instaurare una relazione,

un dialogo. Ogni lettura è un’esperienza che ci arricchisce di nuovi significati.

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Calvino: un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. […] I classici sono

quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e

dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più

semplicemente nel linguaggio o nel costume).

Sembra proprio ciò che Gadamer definisce storia degli effetti: l’inestricabile connessione di

tutto ciò che si è detto di un libro, l’insormontabile distanza temporale tra l’epoca in cui

viviamo e quella in cui il classico è stato scritto. Tale distanza non costituisce un limite,

bensì una ricchezza: l’incontro tra noi e il libro non avviene colmando tale distanza, ma anzi

in virtù ad essa: la mia lettura sarà sempre altra rispetto alla lettura fatta da un’altra persona

in un altro tempo. Gadamer direbbe che non si tratta di “capir meglio” (magari rispetto ad

un lettore contemporaneo all’autore), ma di “capire diversamente”.

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CALVINO E IL SUO CONCETTO DI CLASSICO

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Nel già menzionato articolo “Italiani, vi esorto ai classici”, Calvino propone un breve

catalogo di definizioni e argomentazioni su cosa sia un classico: vediamone alcune.

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4: d’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.

E poi, subito dopo:

5: d’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.

Sembra quasi che Calvino stia parlando del circolo ermeneutico: siamo già sempre aperti ai

significati del mondo che vogliamo comprendere, per cui leggere un classico significa

ritrovare qualcosa (un’immagine, una sensazione) di cui avevamo già sentito parlare in

precedenza e, contemporaneamente, rileggere significa anche essere continuamente aperti ad

una nuova esperienza di lettura

!

Calvino approfondisce :

un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. […] I classici sono

quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la

nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno

attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).

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Conclusioni!

Calvino conclude l’articolo in maniera un po’ sorniona, sostenendo che la sola ragione che

si può addurre è che leggere i classici è meglio che non leggere i classici. Da parte nostra,

possiamo avanzare qualche motivazione un po’ più articolata, anche se forse meno efficace:

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! 5 di 18

se i classici sono un rumore di fondo, leggere un classico può significare tendere l’orecchio,

imparare ad andare in profondità, cogliere le note più recondite e nascoste di una tradizione

(che sia della nostra cultura o di una cultura straniera). E se, come scrive Gadamer, il

comprendere non è mai solo un atto riproduttivo, ma anche un atto produttivo, ogni lettura

di un classico potrà dare vita a una nuova produzione di senso: nella (ri)lettura di un classico

c’è sempre la possibilità di una nuova esperienza.

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Spiegazione e commento dei "Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio" di Niccolò

Machiavelli.

Come Il Principe, anche quest'opera è ispirata dalla crisi politica degli Stati italiani e dal

desiderio di comprenderne le ragioni, alla luce della storia della Repubblica romana,

presentata da Machiavelli come il limite dell'ideale politico a cui occorre guardare.

I Discorsi si configurano, pertanto, come una vera e propria meditazione sulla decadenza in

Italia:

mentre la scrittura de Il Principe era guidata dalla volontà di riscatto (pur riconoscendo le

difficoltà implicite in questo compito "extraordinario"), i Discorsi vogliono offrire un'analisi

più ampia e approfondita delle problematiche legate all'organizzazione e al mantenimento

degli Stati, con una minore urgenza di drammaticità d'azione.

Centrale è il tema della legislazione romana; l'indagine dei Discorsi fa molta attenzione

agli "ordini" e agli "umori", cioè le classi sociali che spesso entrano in conflitto tra di loro,

analizzando come Roma abbia saputo- in entrambi i casi- elaborare un modello di azione

politica inimitabile (sia per quanto riguarda il piano legislativo, sia per quanto riguarda la

capacità di sfruttare i conflitti stessi per ottenere un progresso in termini di libertà e di

civiltà, intesa come ordine fondato sulle leggi).

Il fatto che l'opzione di quest'opera sia a favore di una repubblica come regime ideale, non

deve stupire: Il Principe, infatti, non è orientato alla ricerca di uno stato ideale, ma di

un'azione d'emergenza per contrastare la crisi. La forma statale della repubblica è spesso

elogiata da parte di Machiavelli come portatrice di maggior vita e garanzia di un'esistenza

più piena e umana, cioè più in linea con la dignità e, soprattutto, i desideri dell’uomo.

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Noi e Machiavelli tra cultura,filosofia e politica

Machiavelli soprattutto nel Principe e nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio ci

impone una pedagogia della lettura che ci fa cogliere diversamente la novità e il senso del

suo progetto politico classicista.

Classicista perché non più classico,ma incentrato sul tentativo di attingere,da moderno,a una

classicità perduta e rispetto alla quale si sente postumo.

Nei Discorsi Machiavelli ci racconta la storia di Roma Repubblicana(ci dà lezioni di

cronologia) e partendo dalla roma disordinata spiega le disunioni della politica fiorentina

del suo tempo dove nel mondo politico è difficile rappresentare il conflitto in termini diversi

dalla semplice distruzione della città.

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! 6 di 18

L’ontologia della disunione (ontologia è lo studio dell’essere in quanto tale ) è per

machiavelli una ontologia che mette in risalto il conflitto e le sue relazioni con il potere e

libertà.

Machiavelli assume consapevolezza dell’antropologica del conflitto e della conflittualità

che segnano l’uomo in una costante insoddisfazione insaziabile di comandare.

La conflittualità è antropologicamente permanente e lo dimostra la storia;il polemos

(Polemos (Πόλεμος), nella mitologia greca, era il demone della guerra - e probabilmente

della guerra civile) è immanente all’umano e ai suoi desideri.

L’essere umano,nel suo divenire è un essere discordante nelle sue intenzioni,benchè

bisognoso di sicurezza e di ordine politico in grado di garantire libertà del vivere comune,di

ricercare sempre un nuovo principe capace di grandi azioni ,di grandi cose…

Machiavelli mette in scena la conflittualità dell’umano con la teatralità e l’esercizio teorico.

La filosofia di Machiavelli non si basa su assiomi universali e astratti,ma parte

dall’osservazione diretta di dati empirici offerti dall’esperienza.

La filosofia politica di Machiavelli è dolorosa perché vere,coglie la verità effettuale

dell’essere umano.

Machiavelli ritiene che per cogliere la natura umana e comprenderla davvero occorre che la

filosofia politica abbia una visione realistica e disincantata della natura umana.

Nel Principe Machiavelli disvela quanto gli uomini siano ingrati,volubili e simulatori;gli

uomini sono tali perché cercano la sicurezza e l’ordine.

Qui c’è la contraddizione antropologica l’uomo-animale che ricerca securitas e nel

contempo invidioso e volubile ricerca ordine.

Nel conflitto e attraverso il conflitto c’e l’intenzione di progredire,cercare nuovi ordini.

Cacciari sostiene che questo è l’apice della tragicità della visione antropologica,filosofica e

politica di Machiavelli.

L’UOMO E’ PRODUTTORE DI INQUIETUDINE PERCHE’ E’ VICISSITUDINE DEL

MUTAMENTO.

L’uomo è protagonista dell’inquieto conflitto.

Cattivo,invidioso e dissimulatore l’uomo è capace di approfittare del male.

Ma,tuttavia l’uomo ha anche delle virtù,ha idee e fa progetti.

Il politico secondo Machiavelli è colui che immagina il mondo non come dovrebbe essere

ma com’è per il progetto.

Il fine secondo Machiavelli deve creare un nuovo ordine.

Il politico è esattamente colui che ordina di nuovo e non colui che fa ordine rispetto a ciò

che è già stato.

Con Machiavelli arriviamo agli inferi della politica perché scopriamo la sua azione tragica

ma anche la sua alta nobiltà.

Miguel Abensour sostiene che “per chi scopre la questione politica,Machiavelli è un

interlocutore necessario”.

Non ci si puà liberare dal politico ma accettarlo come dimensione essenziale della

condizione umana.

Secondo Abensour che studia in modo approfondito Machiavelli,il tempo è la struttura più

intima dell’azione politica.

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! 7 di 18

Collocando la questione politica al centro della condizione umana,Machiavelli ha analizzato

i fenomeni del dominio.

La novità di Machiavelli è che egli fonda la filosofia politica critica perché non gli è

sufficiente pensare insieme politica e dominio ma vuole articolarli entro una relazione

dinamica.

Per Machiavelli politica e dominio sono strettamente connessi.

!

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D’AVIDE D’ALESSANDRO !

INTERVISTA A MACHIAVELLI !

2 parte !

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Niccolò se ne andò nel lontano 1527 eppure i suoi scritti non smettono di parlare e di far

discutere.!

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Sono contento di incontrarla nella sua Firenze,all’interno degli orti

orticellari.Debbo chiamarla Segretario,Maestro o Messer?!

faccia lei,poco importa,l’unica cosa è serve è avere qualcosa da dire ,da dimostrare ,da

tramandare dunque,poco importa come mi chiama; andiamo al sodo!

Quanto ci manca!!

non è vero,non vi manco affatto,gli italiani mi leggono poco e soprattutto continuano a non

ascoltarmi ;fanno di testa loro ,hanno la testa dura! La volevo unita l’Italia e uniti gli italiani

non sudditi e deboli nelle mani dello straniero ma anche io non ascoltai i miei genitori però

lo feci per un bene più grande,per una chiamata irresistibile !

In che senso?!

Mio padre avrebbe voluto diventassi avvocato mentre mi padre desiderava che prendessi i

voti.non feci né l’una né l’altra.Abbandonai l’università e non mi laureai.Il greco lo ripudiavo

mentre il latino mi affascinava ,lo scrivevo e lo parlavo con padronanza ;dite ai giovani di

non lasciare la nostra lingua perché le mille tecnologie non potranno mai sostituire le

lettere che sono la misura del pensare.!

L’uomo non può essere separato dalla parola,e la parola non può emergere dal vuoto,dal

bip.!

Dunque,la mia unica vocazione era la politica ,guai se non l’avessi assecondata!!

a 29 fui nominato segretario della seconda cancelleria .!

prima la cavetti poi le questioni importanti .!

Fu mandato in missione !

Prima a Piombino per farmi le ossa ;poi da Riario che pretendeva soldi dalla repubblica di

firenza per difendersi dai veneziani e dai borgia ;infine luigi 12 arrabbiato con firenze per

slealtà.!

Dopo 2 anni incontrai una persona che più di altre mi stupì per astuzia furbizia e intuito: il

duca valentino.!

Ma,la mia lente di ingrandimento era l’uomo e la sua natura perché se non si comprende

cos’è l’uomo ogni politica è inutile.!

Che cos’è l’uomo?!

L’ho scritto : gli uomini sono ingrati,simulatori e dissimulatori ,fuggitori di pericoli e cupidi di

guadagno !

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinajagothor di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof De Simone Antonio.

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