Ridesiderare e fare il bene – un commento pedagogico all’etica nicomachea
Capitolo primo: Desiderare la felicità
1. Il desiderio di perfezione
Tema dell’opera è il bene. Bene e desiderio: parlare di bene significa parlare di un fine, di un télos, verso cui qualcosa tende. Ogni realtà desidera il proprio bene; il bene opera quindi come causa finale, ogni fare come ogni agire si caratterizza per il tendere verso il fine. Ephiemai: tensione verso un obiettivo che è presente in ogni desiderio (orexis). Il bene è termine ultimo del nostro desiderio, lo desideriamo perché ci permette di raggiungere la nostra forma: l’occhio desidera la vista, il corpo la salute.
OREXIS: indica una modalità particolare, di cui solo l’uomo è capace di muoversi verso un fine. Non è corretto dire però che tutte le cose aspirano a un solo bene, perché per ciascuna cosa è individuabile un bene specifico cui essa, per sua natura, tende. Ciò si realizza perché ogni vivente desidera la sua FORMA, cioè tende a realizzare la sua intima essenza, le sue potenzialità e a essere ciò che può essere.
Ogni ente desidera, infatti, la sua forma, realizzare la sua intima essenza (essere ciò che può essere. La forma è un principio che non esiste separatamente da ciò di cui è essenza, vi è un sinolo, ovvero l’unione tra forma e materia. La forma di un ente è ciò che ne guida il movimento vero la sua piena maturità e realizzazione; ogni ente è animato da un desiderio segreto del suo compimento, che si può pensare come implicito negli enti che non hanno consapevolezza di sé e come esplicito nell’essere umano.
Il bene umano è una cosa da fare, è considerata come un principio di trasformazione della realtà e questo è confermato dal fatto che il fine che le lezioni dell’Etica Nicomachea perseguono è che i suoi uditori diventino buoni, desiderare il bene autentico fino a realizzarlo è ciò che può renderli felici. Il bene umano è quel bene che potenzia i nostri tratti peculiari, rendendoci davvero e pienamente ciò che possiamo essere (ontologia dell’uomo).
La tensione verso il bene si caratterizza come un “muoversi verso” e non come “essere portati verso” o “essere attratti”, per questo si parla di un bene pratico, realizzabile nell’azione. Quindi il bene è oggetto del desiderio e qualcosa per la quale mettersi in movimento, si realizza nell’azione.
Bene di Platone: per Aristotele è forma vuota e vana perché non può essere realizzato nell’azione, in quanto il bene a cui pensa Platone è separato dalla realtà concreta e sensibile e quindi non realizzabile; la ricerca sul bene per noi è la ricerca sul bene che l’uomo può realizzare, per quest non può avere come fine la semplice conoscenza, bensì l’azione. Inoltre non può essere un bene unico.
Numerosi riferimenti all’educazione si trovano anche nella Politica, in un passaggio parla del fanciullo che, in quanto imperfetto, la sua perfezione sarà legata al telos da raggiungere e a colui che lo guida. Il fanciullo infatti non è ancora compiuto, perfetto, il suo movimento vitale può camminare in direzione della perfezione. L’opera della paideia (educazione) è consentire la realizzazione della tensione dell’essere umano verso il suo proprio telos, verso la sua perfezione, l’educazione è la realizzazione grazie alla quale l’eccellenza umana può essere coltivata.
La prospettiva paidetica è quella secondo cui l’uomo è in grado di raggiungere l’ottimo, la paideia può quindi essere considerata il viaggio dell’umano verso la sua migliore espressione. Perfetto sarà quindi colui che ha raggiunto il proprio telos, quando ha conseguito la propria forma, il pieno raggiungimento della forma o essenza è il fine cui tende la generazione di una cosa.
Il fine di un ente qualsiasi, come di ogni essere vivente, è la sua conformità alla sua più interna essenza. Perfette sono quelle cose che hanno conseguito il fine che loro contiene, la loro forma propria. Questa perfezione è la realizzazione della loro specifica virtù. Una cosa è perfetta quando ha realizzato pienamente la sua natura e non le manca niente per essere sé stessa. La natura di una cosa è quindi il suo fine. Quindi dire che ogni cosa tende verso il suo bene, il suo meglio, equivale a dire che desidera la sua forma, la sua perfezione; poiché ogni singola cosa raggiunge il bene in modo completo secondo la virtù propria, perfette sono quelle cose che, avendo realizzato la loro virtù propria, non hanno mancato il loro telos.
Riassumendo: il bene è ciò che come fine governa il movimento, quindi il percorso di sviluppo di ogni ente naturale, la sua vita, è un cammino verso il fine. Ci vuole anche per l’uomo che però ha bisogno della relazione con un’altra persona che accompagni, come guida, questo cammino. Ciò che caratterizza l’essere umano è allora non solo l’avere questo desiderio di compimento, ma il farsene carico responsabilmente con adeguate cure educative. Ciò che Aristotele chiama telos sembra l’oggetto proprio, sebbene non facilmente individuabile, della competenza dell’educatore. Il lavoro dell’educatore può essere inteso come la responsabilità di consegnare o restituire ciascuno al proprio telos, alla propria pienezza e perfezione.
2. Una gerarchia di beni e di saperi
Ogni sapere si definisce a partire dal desiderio di uno specifico bene; poiché vi è una molteplicità di azioni, di produzione e di scienze, allora vi è una molteplicità di fini: la medicina ha per fine la salute, l’arte di costruire navi il navigare. Ci sono però rilevanti differenze tra i fini, in rapporto ai movimenti di cui sono la causa. Ci sono quindi attività umane che non hanno fini esterni a sé, e attività che hanno un fine esterno e si realizzano nelle opere, queste ultime superano con il loro valore il movimento che le ha rese possibili, questo tipo di movimento è la poiesis (creazione di qualcosa), mentre il movimento perfetto, che è fine in sé, è la praxis. Poiesis e praxis sono due modi di desiderare il bene.
La praxis è più importante perché è in gioco l’essenza stessa dell’uomo che compie l’azione. Vi è comunque una gerarchia tra saperi: i fini dei saperi che egli chiama architettonici da cui dipendono altri saperi, sono migliori dei fini, dei saperi loro subordinati, perché questi ultimi sono perseguiti in vista dei primi. Il sapere architettonico è la politica, il più alto dei beni pratici in quanto cogliere e preservare il bene della città è per Aristotele qualcosa di migliore, più perfetto e più divino, che concentrarsi solo sul bene del singolo. La politica è dunque la più architettonica tra i saperi pratici.
L’ipotesi etica di Aristotele è dunque che il fine, in quanto bene, è ciò che noi vogliamo solo per sé stesso. L’esistenza del movimento attesta l’esistenza di un punto fermo che, proprio restando fermo, rende possibile il movimento. Il fine è dunque un punto fermo che permette il nostro desiderare sensatamente ed è la causa per cui consideriamo utili e vantaggiosi i mezzi, che chiamiamo beni. Aristotele pensa il bene come quella cosa che muove quale oggetto del desiderio che attrae a sé, ovvero come causa finale.
La più alta espressione di questa struttura teorica è costituita dalla descrizione di quell’ente particolarissimo la cui esistenza si identifica interamente con essa, ovvero con il suo essere, come oggetto di desiderio e come fine, principio di movimento: dio. Il bene è ciò che è degno di essere desiderato per se stesso, ed è ciò che attrae a sé. Davanti al bene occorre mettersi in movimento.
3. La prima parola della riflessione morale
Il bene è relativo alla perfezione che ogni ente può raggiungere: il bene umano è quel fine conseguito il quale, rispetto alla forma della propria virtù, egli non manca di nulla. Tale bene, però, non viene configurato come un oggetto da contemplare ma come quel bene che può essere contemplato nell’azione.
Téchne: è la capacità umana di fare in conformità di un sapere. I riferimenti maggiori sono nella téchne medica e all’opera del buon medico. Téchne è l’edificazione delle case, danza, medicina, grammatica, scultura, auletica. È quindi la capacità di far nascere qualcosa, saper fare è la capacità di iniziare, cambiare le cose essendo origine di novità. Una vita priva di téchne è una vita mescolata e rimessa al caso, non propriamente umana. Per Aristotele, téchne è sinonimo di autentica conoscenza, tanto da diventare il modello di cosa significhi sapere. L’uomo buono, dotato di sapere pratico e impegnato in una vita virtuosa intrecciata a quella del technites è capace di fare con competenza.
Téchne ed episteme sono la stessa cosa, termini sinonimi, téchne è disposizione alla produzione ed episteme è scienza astratta che si esplica come disposizione alla dimostrazione, ha quindi come oggetto il necessario, la téchne verte su ciò che può essere diverso da come è, che può andare diversamente. Episteme è considerata téchne quando fa riferimento all’episteme poietica, dinanzi all’episteme pratica e alle epistemai teoretiche in quanto viene dato un senso più ampio.
Sia Platone che Aristotele concordano sul fatto che il sapere dell’uomo buono viene configurato sul modello della téchne. Téchne è disposizione alla produzione, ha come oggetto che può essere diverso da com’è. Episteme è scienza esatta e disposizione alla dimostrazione e ha come oggetto il necessario. L’uomo buono, dotato di sapere pratico e impegnato in una vita virtuosa che risulta intrecciato a quella del technites, l’uomo capace di fare con competenza.
Tutti gli uomini per natura desiderano sapere. La differenza tra téchne ed episteme non è nel risultato: empirici e technici (esperienza e téchne): gli empirici si fermano al “che”, il dato di fatto, i secondo al “perché”, la causa. l’esperienza è conoscenza dei particolari, la téchne è conoscenza dell’universale. Gli empirici sono sudditi dell’abitudine meccanica, incapaci di sganciarci da schemi ripetitivi; i technici (uomini buoni) sono liberi rispetto all’esecuzione esterna, perché per loro ciò che conta è oltre al concreto comportamento che realizzano. Il carattere technico di un intervento umano si mostra dove si attesta la capacità di esibire il “perché” si è agito in un determinato modo, mostrando di essere stati la vera causa da cui ha avuto origine quel movimento. I technai, per Aristotele, sono da preferire agli empirici in base alla conoscenza della causa, inoltre conosciamo davvero in quanto riconducono all’eidos, alla forma. I technai sono quindi da preferire perché conoscono la causa.
CONOSCENZA è l’esigenza di fissare i contorni di un sapere che deve riferirsi a un modello assoluto e non ad una misura variabile a seconda della percezione e dell’opinione soggettiva temporanea. Saper fare è quindi guardare al bene della cosa, alla sua possibile perfezione. la forma di un ente è il suo specifico bene, perché è ciò che di meglio tale ente può e desidera essere. Ogni téchne è quindi desiderio di un bene.
La téchne greca è diversa dalla tecnica moderna e ciò è confermato dal suo rapporto tra téchne e physis (natura), due differenti modalità di darsi principio primo del movimento. La natura è principio nella cosa stessa che si genera (il principio di generazione di un ente come una rosa è nella rosa stessa); la téchne è principio in altro perché la guarigione di Callia non comincia da lui, ma dal sapere del medico Ippocrate e viceversa (il sapere del medico è ciò che permette l’avviarsi di una guarigione del paziente, che altro dal medico).
La téchne imita la natura e talvolta integra ciò che questa non può portare a compimento, non altera quindi gli scopi naturali, ma individua nuovi modi di conseguire quegli scopi: se le cose generate da téchne fossero generate da physis, sarebbero generate in modo uguale. Ciò che quindi distingue il principio naturale dal principio technico non è il fine (il bene) ma il fatto che la generazione di una cosa e della salute avviene tramite la mediazione della razionalità. Téchne capacità razionale.
Quindi dal technites dipende e a lui è affidata la generazione di un bene che non è suo e che non si dà naturalmente. Natura: altro principio di movimento. Téchne è capacità razionale.
È possibile che qualcuno operi producendo ciò che il technites potrebbe produrre solo per caso o per suggerimento di qualcuno, questo non è un buon uomo. La crescita morale richiede il riconoscimento del fatto che in ogni azione umana che cade sotto i nostri occhi, c’è qualcosa di più, che attiene ai principi che sono all’origine dell’azione, quindi alla motivazione e alla modalità di operare. Quello che dell’azione è più importante è nell’animo di chi lo realizza.
Quindi conseguire un proficuo risultato nel campo di una data téchne non equivale ad essere tecnici, non si è virtuosi solo compiendo azioni virtuose, non si è buoni solo perché si fanno cose buone.
4. Su poiesis e praxis
Con entrambi i termini si intende definire una capacità di comunicare con competenza, in conformità a un sapere, dar vita a qualcosa; tuttavia nessuna delle due è inclusa dall’altro. Praxis, termine proprio di ogni trattazione etica, indica ogni movimento avviato dall’uomo, nella sua differenza con gli altri esseri viventi, che non sono capaci di scegliere. Praxis e proairesis (scelta): scegliere equivale a dare inizia a un movimento, a far nascere qualcosa di nuovo, il cominciare ad agire, avviando un movimento di trasformazione. Praxis è quindi la parola usata per indicare quel particolare movimento umano che ha in sé stesso il proprio fine. Esempi di praxis sono: vedere, esercitare saggezza, pensare, vivere, essere felici, ciascuno di questi movimenti è perfetto.
La poiesis tende ad un bene che è esterno rispetto all’attività e a chi la compie, la praxis, essendo energeia, tende ad un bene che rimane interno all’azione. Il riferimento del bene, nella praxis e nella poiesis è analogo in quanto si determinano a partire da una tensione desiderativa al fine, ma questo riferirsi al bene è diverso in quanto sono due modi diversi di desiderare ciò che e è bene. nel caso dell’azione si realizza qualcosa che riguarda chi ha avviato il movimento, nel fare ciò che si realizza è esterno a colui che ha avviato il movimento.
AGATHOS: buono, tutto ciò che è utile, perché adatto, conveniente, efficace rispetto ad un dato fine. Aretè: indica l’eccellenza, capacità o insieme di capacità, una perfezione legata ad un ambito poietico, eccellenza specifica. BUON UOMO è colui adatto a fare qualcosa. Il termine AGATHOS indica quindi l’esser buoni rispetto a una téchne particolare e all’uomo nella sua interezza. Ci sono comunque buoni medici che non sono buoni uomini, ciò vuol dire che il loro sapere poietico perfetto ed eccellente è specifico e parziale. Un desiderio rivolto all’esistenza nella sua globalità e alla sua perfezione è quel movimento umano che chiamiamo azione: in essa l’uomo è autore e materia prima, forma se stesso, riguarda il bene dell’uomo.
Diverso è quindi guardare all’uomo in quanto technico e guardare all’uomo in quanto uomo: nel primo caso si parla di un carattere che risulta accidentale e non essenziale, nel secondo caso riguarda la sua essenza. L’Educazione rende possibile la coltivazione dell’eccellenza propriamente e pienamente umana, si occupa del bene dell’uomo in quanto uomo. La praxis aristotelica e la sua idea di bontà dell’uomo in quanto uomo, aprono lo spazio teorico per pensare il lavoro educativo come lavoro del soggetto su di sé ma anche come arte di aiutare un altro nella personalizzazione della propria esistenza. Molti possono essere i termini cui rivolgere la nostra facoltà di desiderare, occorre conoscere quel bene che è la cosa migliore, il bene più alto che rende il nostro desiderio pieno e autentico.
5. Uno "schizzo" non adatto ai giovani?
Il discorso sulla prassi deve essere sviluppato a grandi linee e senza precisione, la trattazione del bene pratico deve avere la forma di uno schizzo. Il sapere dell’uomo buono deve essere caratterizzato da una profonda esperienza della vita nella sua concretezza e da una costante attitudine al discernimento della realtà particolare che si incontra. Il sapere pratico include la capacità di flessibilità per adattarsi alla costante mutevolezza della sua “materia”. Nel suo essere “a grandi linee e senza precisione” il sapere pratico prende a modello il sapere poietico.
Pepaideumenos è colui che comprende come non in tutto sia da ricercare la stessa akri
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