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- Si iniziano a desiderare i motorini

- Conquistano terreno gli strumenti tecnologici (mangiadischi, nastri a bobina)

Il pubblico tra logiche multicanale, portabilità e interattività (p.46)

Negli anni ’70 si cominciano a sperimentare nuovi format e nascono così ad esempio

Fotostorie,

le vengono trasmessi fumetti sul piccolo schermo e vengono importati sulla

tv cartoni stranieri. Inoltre, in questi anni viene meno la concentrazione dei programmi

per bambini su un’unica rete e si cominciano a distribuire le trasmissioni per bambini

(multicanale).

su più canali televisivi

Il pubblico acquisisce sempre più consapevolezza della sua centralità sulla scena

sociale e bisognoso di nuove pratiche di partecipazione e i giovani si dimostrano

maggiormente reattivi nella comprensione di nuove modalità attraverso le quali

rapportarsi con i mass media e oltre alla logica multicanale caratteristico di quel

portabilità,

periodo sono: l’esigenza di infatti si cerca di trasformare i media in “oggetti

l’interattività,

nomadi” e infatti si cerca di coinvolgere la platea di fruitori dei media

attraverso gli interventi telefonici e nascono i videogiochi e le prime console con cui

inizieranno a giocare i futuri genitori di bulli e pupe. Molti bar, investono anche in

questi videogiochi, facendo in modo che essi diventino luoghi di ritrovo dei giovani,

anche le sale gioco cercano di stare al passo con i tempi e comprano i mezzi destinati

all’electronic entertainment. È possibile quindi intravedere un’era in cui lo schermo

risulterà centrale a tutte le trasformazioni tecnologiche e alle reazioni sociali.

Per i genitori di bulli e pupe la logica multicanale e la portabilità risulta essere più

facile da capire e adottare, non vale lo stesso discorso per l’interattività la spiegazione

può essere ritrovata nel fatto che questa generazione non abbia coltivato le capacità

connesse a questa caratteristica o per lo meno le abbia incrementate a singhiozzi, ad

esempio il videogame, che per questa generazione era il mezzo per eccellenza

dell’interattività, ha subito delle crisi ad alternanza che ha rallentato l’adozione del

medium per poi essere ripresa e poi di nuovo bloccata e così via. Altra causa della

stupor

difficoltà dei futuri genitori di interfacciarsi con l’interattività si ritrova nello

ossia attraverso i videogiochi essi erano dominati più da un momento di scoperta,

piuttosto che da un’adozione vera e propria. Altra causa è il fatto che nel nostro Paese

il pubblico è stato sempre un passo indietro rispetto ai progressi tecnologici.

Maggiormente lineare, invece, è il rapporto tra i futuri genitori e i mezzi di

comunicazione tradizionale e sono coinvolti e partecipi al mutamento della radio e

della televisione osservando il passaggio dall’emittenza pedagogica a quella

commerciale. La tv con il passare degli anni diventa un circo mediatico per bambini e

adulti. Inoltre, queste generazione è posta di fronte ad un trionfo della creatività (in tv,

con pubblicità che utilizzavano ad esempio linguaggi inediti per l’epoca e componenti

erotico-sessuale), che contribuisce al superamento di una fase economica negativa e

delle forti tensioni connesse agli Anni di Piombo. E quindi questi genitori sono

protagonisti di questi anni e assistono al moltiplicarsi e all’alleggerimento degli

elementi che compongono l’universo valoriale. Inoltre, si sono trovati ad essere

“cavie” (non in senso dispregiativo) di processi di modernizzazione, poiché l’industria

culturale italiana sta iniziando a costruire le basi per l’approdo alla rivoluzione digitale.

La generazione dei genitori di bulli e pupe viene descritta come una “generazione di

mezzo” che si trova in contatto con “un’industria culturale di mezzo” ed è la prima

generazione esposta ad un’accelerazione consistente dei flussi comunicativi, tanto che

mediacentrica

può essere la prima generazione definita (caratteristica tipica di tutte le

generazioni successive). 7

CAPITOLO 2 – I protobulli senza le pupe

ANNI 80: QUANDO LE STRADE SI DIVIDONO

L’infanzia degli odierni quarantenni, ovvero dei genitori degli odierni bulli e pupe,

sembra connotata da due forze opposte: una tendenza alla tradizione e uno spirito

innovativo. La loro infanzia inizia quando l’Italia sembra uscire dagli Anni di Piombo (il

numero di terroristi dissociati comincia a diventare consistente; il movimento operaio

sembra cedere il passo, e nel 1980 la vittoria della direzione Fiat sembra spostare i

rapporti di forza tra capitalisti e lavoratori a favore del ceto imprenditoriale). Trionfa il

valore del marchio, delle mode e nasce il “collettivismo” con i paninari e i metallari; i

valori del consumismo capitalista si estendono all’intera società; c’è meno interesse

nei confronti di politica e religione. Ciò comporta un distacco tra classe politica e

società civile. I genitori di bulli e pupe in quel momento vengono sopraffatti dal

movimento di restaurazione. Negli anni 80 si avverte la necessità di un ritorno dalle

origini, ovvero in una cultura individualista. Qui vi è la formazione di una sorta di

suddivisione tra società civile e incivile e questo porterà alla divisione delle strade tra

chi segue i valori connessi al consumismo capitalista e che diventerà genitore di bulli e

pupe, e chi segue un percorso di vita che lo porta ad instaurare legami stabili (e che

non diventa genitore di bulli e pupe). Nella crescita di questi genitori interferisce

anche il rapporto con la tecnologia: alcuni infatti si fanno conquistare dalle attrazioni

elettroniche, mentre altri le mediano con interessi più tradizionali.

È stata condotta una ricerca nelle chat tra i genitori di ragazzini di 12/16 anni per

ricostruire i passatempi e le relazioni sociali negli anni 80, senza mai citare nelle

domande il termine “bullismo”. Dati emersi:

1. Differenze di genere: i ricordi femminili sono incentrati su routine classiche;

quelli maschili su avventure e rimpianti;

2. Tema della trasgressione: discorsi degli uomini pieni di racconti trasgressivi;

3. Tema della droga: in questi anni c’è un processo interpretativo conseguente agli

effetti collaterali delle campagne antidroga (tutte le droghe considerate leggere,

tranne eroina);

A questo punto tiriamo le somme: oggi all’interno dell’argomento “bullismo” si

fanno ricadere comportamenti improntati sull’arroganza, prepotenza,

spavalderia, e questi elementi sono presenti nei racconti degli intervistati. Si

ritrova l’elemento del gruppo e la ricerca del consenso per apparire adulti. I

padri di bulli e pupe erano dei protobulli, le madri invece no. Una spiegazione

può essere questa: nel decennio precedente c’è stata la rivoluzione sessuale;

nel 1978 è stato anche autorizzato l’aborto e il movimento femminista continua

a incidere nella società; cresce l’edonismo e l’ostentazione dell’immagine; si

inizia a parlare dell’Aids e tutto ciò incide sugli atteggiamenti sessuali.

4. Cultura femminile: concetto di indipendenza e dell’autonomia economica

incidono sulla struttura della famiglia italiana che si trasforma in una “azienda”

in cui ogni generazione deve fornire il proprio apporto;

5. Sessualità.

Il biscione, la logica del flusso e l’edonismo

La generazione degli anni 60 aveva appena familiarizzato con la paleotelevisione e ora

l’electronic entertainment

fa i conti con all’interno delle mura di casa, perché vi è un

declino del cinema italiano. I quotidiani invece continuano ad essere comprati. Sono in

calo gli abbonamenti radio e in aumento le utenze tv. Nella lettura di questo fenomeno

va considerato l’accrescimento delle unità abitative, ma è sicuramente la

riconfigurazione dell’offerta a sancire la centralità televisiva. Nel 1948 inizia la fase

8

della neotelevisione, con le reti Rai e Fininvest. L’intrattenimento è il genere unificante

della programmazione e gli inserzionisti assumono il ruolo di risorsa principale del

sistema tv. Occorre coinvolgere emotivamente il pubblico, divertirlo e non più

educarlo. La categoria di persone che in quegli anni guarda di più la tv è quella dei

futuri genitori di bulli e pupe. Comparsa di soap opera per dare appuntamenti

infotainment

irrinunciabili per gli utenti. L’informazione diventa (information +

entertainment), il talk show diventa il contenitore ideale per ogni situazione, la

cronaca viene sempre più spettacolarizzata.

L’apparire legato all’estetica diviene centrale nei percorsi di socializzazione, improntati

a ciò che è definito “moderno edonismo immaginativo autonomo” in cui l’individuo è

“despota di se stesso” (Campbell).

I media alimentano il sistema delle fantasie e dei desideri, e il loro utilizzo si trasforma

in un passaporto per acceder alla vita della comunità. Essi inoltre favoriscono stili di

consumo esplorativi, contraddistinti dall’ostentazione, dalla frequente sostituzione di

beni etc.

LA SCOMPARSA DEI SIGNIFICANTI

La vita della generazione degli anni 60 è interessata da mutamenti, quali la

riorganizzazione del Paese ed eventi internazionali importanti come la caduta del Muro

di Berlino. In Italia c’è la crisi del 1992: c’è battaglia contro la corruzione, contro la

mafia, c’è una rivolta contro Roma in nome del neolocalismo, c’è la dissoluzione delle

vecchie élites e c’è il bisogno di definire nuove regole e nuove modalità di

funzionamento del sistema politico.

Diverse chiavi di lettura per questa crisi: la più evidente è quella del crollo di un

sistema contraddistinto dalla crisi del welfare e punteggiato dal susseguirsi di eventi;

l’altra chiave di lettura è di matrice socio-semiotica: più di crollo si può parlare di una

scomparsa di significanti e della necessità di stabilire rapporti convenzionali tra nuovi

segni e simboli e i rispettivi significati. In poche parole, vi è un mutamento di codici, in

cui il piano nazionale si incrocia con quello mondiale.

In questo periodo vi è anche il fenomeno della globalizzazione e dei flussi migratori.

Tutto ciò è accelerato da innovativi mezzi di comunicazione e dai processi di

mediazione.

Digitale: una rivoluzione a scoppio ritardato

Negli anni 90 c’è l’entrata in scena delle tecnologie dell’informazione, le quali sono in

grado di imprimere una accelerazione alla riscrittura dei codici e delle pratiche

quotidiane, ma anche di fornire soluzioni innovative. L’innovazione in altri Paesi segna

la diffusione dei personal computer, ma che nel nostro paese arriveranno solo alla fine

del millennio. In Italia infatti i primi dati significati si registrano nel 1997 grazie alla

diffusione del web negli uffici. La svolta arriva nel 99 quando Tiscali offre l’accesso

gratuito alla rete. Caratteristiche della rivoluzione digitale italiana:

1. Conoscenza e innovazione non sono il reale soggetto della rivoluzione

tecnologica, ma vengono sfruttate per generare sviluppo e finiscono col dare

vita ad un circuito chiuso tra innovazione e uso dell’innovazione. Il web è il

mezzo ideale per veicolare e alimentare i cambiamenti.

2. La rivoluzione digitare genera un fenomeno chiamato converging set. Tutte le

nuove tecnologie, sfruttando lo schema di rete, convergono verso un unico

sistema integrato: i cellulari diventano in pochi anni vere e proprie piattaforme.

In tal modo viene favorito l’avvento della multimedialità. La multimedialità

italiana ha dovuto confrontarsi con un problema (disuguaglianza tra nord e sud),

9

cercando di raccordare comparti più o meno forti dell’industria culturale, sanare

debolezze di sistema e crearsi un pubblico omogeneo, riducendo la distanza tra

le avanguardie tecnologiche e la fascia del consumatore medio.

interattività:

3. È possibile individuare diversi livelli di i gradini più bassi di questa

scala sono occupati dai media unidirezionali che richiedono all’utente di operare

delle scelte all’interno di un insieme di informazioni precedentemente codificare

(tv multicanale); nei gradini in mezzo ci sono i mezzi bidirezionali come la tv via

cavo che permette all’utente di comunicare la propria richiesta ma di ricevere

contenuti precedentemente codificati; nei gradini più alti invece troviamo quei

mezzi, come internet, attraverso i quali l’utente diventa emittente e ricevente di

informazioni, intrecciando forme di comunicazione interpersonali e di massa.

 CAPITOLO 3- I fratelli minori della “generazione X”

MAMMA HO PERSO L’INFANZIA?

Sono stati analizzati alcuni tra i maggiori quotidiani e periodici italiani in modo da

sondare quali argomenti vengono associati alla rappresentazione dei 12/16enni. La

ricerca ci ha permesso di fare tre insiemi, con caratteristiche di esclusività ed

esaustività.

1. Prepotenza e prevaricazione

La parola che assume maggiore rilievo in questi anni è quella del bullismo, con cui si

intende tutti quegli atti di prevaricazione e/o violenza compiuti da gruppi di ragazzi o

da singoli e associati alle parole bulli e bulle.

Nei quotidiani nel corso degli anni il termine “bullo” è sempre più usato e la

rappresentazione appare impostata in chiave problematica con toni apocalittici. Non si

fanno differenze di genere. Sembra in declino la parola “branco”, che lascia lo spazio

all’espressione “baby-gang”. Nella rappresentazione dei giornali però troviamo spazi

ridotti per la cronaca in senso stretto e ampio spazio per i commenti, con consigli e

suggerimenti. Ogni episodio di cronaca che coinvolge i più giovani va inquadrato in un

contesto di crisi valoriale, di violenza, di cattiveria.

Ci si rifà ad un modello chiamato spirale del silenzio idealizzato da Neumann in cui i

media acquistano sempre più importanza. Mancano le alternative per pensare ai

fenomeni in modo diverso, quindi l’opinione pubblica finisce con il coincidere con

l’opinione dominante, sostenuta da una pressione sociale che riduce al silenzio tutte le

altre. Il meccanismo a spirale porta ciò che è forte a diventarlo sempre di più, mentre

le voci anche solo lievemente più deboli sono portate a farsi sentire sempre di meno.

2. Precocità

Con il termine precocità intendiamo tutti quei comportamenti che non vengono ritenuti

idonei rispetto all’età degli attori sociali.

a) Sesso

Nei giornali ci sono moltissimi articoli sul sesso in età precoce. Questi ritratti

generazionali affiancano alla precocità sessuale le abitudini sull’uso delle tecnologie, i

telefonini infatti diventano “ponocellulari”. Negli articoli si evidenzia l’idea di

incoscienza o di non coscienza a cui si aggiunge quella di abuso legato ad

atteggiamenti della stessa vittima, non in grado di prevedere le conseguenze.

Vengono scattate delle “fotografie generazionali” di tipo quantitativo dagli studiosi e

dagli istituti di ricerca (es dal Telefono Azzurro) che sono ampliamente esaustive e

articolate, ma che, quando vengono riprese dai mezzi di comunicazione, che

ovviamente le riassumono, rischiano di distorcere le informazioni e di operare delle

correlazioni forzate.

b) Alcol e droghe

Nell’ambito dei comportamenti precoci rientra pure il consumo di alcolici e

stupefacenti da parte dei giovanissimi. 10

La droga infatti viene ripresa anche nelle canzoni che i giovani ascoltano, in particolare

nel rap.

La fotografia che possiamo avere è quella di adolescenti aggressivi, violenti, senza

limiti e tabù, desiderosi di mettersi in mostra sulla rete, pronti a riprendere il prossimo

con il solo intento di metterlo in ridicolo o di poterlo successivamente ricattare.

c) Voci fuori dal coro

Assumono carattere notiziabile anche le notizie riguardanti la normalità dato che essa

è divenuta straordinaria.

Inoltre interessante è anche la trattazione delle vittime, che sono sfruttate dai media

non per presentare esempi positivi, ma per creare delle opposizioni strutturate, tra

bullo/i e vittima. Ma queste opposizioni strutturate creano staticità, mostrano una

generazione che non si evolve.

È necessario rileggere questo scenario disegnato dai media, con una chiave

interpretativa basata su strumenti sociologici, per spiegare gli stessi fatti in termini

differenti, mostrando, da un lato che alcune immagini stereotipate siano vere,

dall’altro l’esistenza di altri fenomeni.

SI FA PRESTO A DIRE BULLI…

L’interesse per i comportamenti antisociali giovanili si è sviluppato a partire dagli anni

’20, ma negli ultimi anni è nata una sempre più attenzione verso questo tema, data

l’estensione dell’area di civilizzazione. Infatti gli stessi genitori dei 12/16enni si sono

dichiarati protagonisti o vittime degli atti di prevaricazione, ma allora non si dava

ancora così importanza a questo fenomeno.

L’attenzione dei media inoltre ha innescato una dinamica incentrata sulla creazione di

un sapere esperto, i mezzi di comunicazione e gli esperti validano vicendevolmente le

proprie tesi e così facendo rafforzano la presenza del fenomeno all’interno del sapere

comune.

La nuova generazione è la prima ad essere nata e cresciuta interamente in un

contesto innovativo con caratteristiche profondamente diverse. Devono essere

ridefiniti i valori di questa generazione che sono diversi poiché legati alla rivoluzione

digitale e all’emergere di spazi innovativi. Infatti la dimensione cyber, a società in rete,

l’iper-realtà poggiano su meccanismo che non può essere compreso dal sistema

tradizionale, perché sono “terreni vergini”.

Una generazione di agonisti

Quali sono le reali motivazioni dalle quali nascono determinati gesti di prevaricazione

e di violenza?

Si possono trovare delle motivazioni dai prodotti mediali che appassionano i giovani,

nell’intrattenimento digitale domestico, come i cartoni animati, in cui non esiste più

una lotta del bene contro il male, non si vede una volontà di mettere a rischio la

propria incolumità come invece avveniva con gli eroi nel passato, ma vengono

descritti supereroi sottili alle prese con problemi quotidiani.

Nei videogame i giocatori sono all’interno di realtà virtuali, in cui l’unico scopo è la

vincita, e le azioni che vengono compiute per portare alla vincita non hanno

conseguenze irreversibili (che è anche quello che pensano i giovani all’interno dei

contesti reali).

La vittoria, nel contesto reale, deve essere sancita da soggetti validanti (come giurie,

pubblico) quindi va condivisa su internet. È una vera vittoria quando viene mostrata a

dei testimoni attraverso le immagini della sopraffazione.

11

Alla base di questi comportamenti quindi c’è un agonismo esasperato che si associa

all’idea di mettere in scena il successo, e il vincitore è tale solo nel momento in cui

sconfigge e smaschera l’avversario.

L’immagine che abbiamo è quella di 12/16enni che cercano continuamente la

competizione e quindi un’interazione di tipo strategico. Manifestano la tendenza a

creare opposizioni, ma ponderano il rischio e selezionano gli avversari più deboli, così

da avere le massime possibilità di ottenere una vittoria netta. Importante è anche la

gestione della reputazione (che sarà mantenuta nel momento in cui il ragazzo vince),

quindi la devianza non è l’esito di un processo di sviluppo incompleto o distorto ma

l’approdo di scelte consapevoli.

Inoltre, come indica Bauman nel suo saggio “La società individualizzata”, nella nostra

società c’è un’accentuazione dell’individualismo di fondo e un crollo della fiducia verso

il sistema sociale, con la conseguente trasformazione di ogni problema collettivo in

una tematica personale. Non abbiamo più un’identità definita poiché siamo in grado di

gestire molteplici maschere, di adattarci a differenti dimensioni, in modo da entrare a

far parte di diversi gruppi e comunità. Inoltre ci troviamo a gestire una dote di libertà

senza precedenti, ricavandone potenzialità ma anche impotenza.

I giovani di oggi sono strategici, lasciano meno spazio alla passione per concentrarsi

sulla logica. E sono proprio i genitori che innescano fin dai primi anni di vita il

meccanismo della competizione.

Quando il vincitore perde l’insuccesso crea delusione e vergogna e da qui si generano

disagio e solitudine, che porta a due conseguenze: la sconfitta potrebbe provocare il

desiderio di ricominciare un nuovo gioco, oppure può emergere una presa di coscienza

e un successivo abbandono o sostituzione del gioco.

Una scuola di edonisti disillusi

Lo spirito competitivo che permea questa generazione dovrebbe portare ad un

innalzamento generale del tasso di istruzione, ma così non è. Ci troviamo di fronte ad

insegnanti anziani e insoddisfatti, con una carriera che è cominciata all’insegna del

precariato e del turnover che genera una discontinuità didattica. A questo si aggiunge

un’insoddisfazione per i livelli di retribuzione.

L’età media dei docenti di ruolo è poco al di sotto dei 50 anni, quindi che sono

cresciuti in un’era completamente diversa, all’insegna dell’edonismo e della ricerca

della felicità, che si ritrovano a insegnare a una generazione sconosciuta,

completamente diversa.

Quindi per lo studente, che come abbiamo detto è strategico, è più facile pensare al

docente come ad un avversario piuttosto che a un giudice. Il giudizio viene lasciato al

gruppo di pari (compagni di classe) e sfidando gli insegnanti.

SI FA PRESTO A DIRE PUPE…

Si può parlare del modello dei “compiti di sviluppo”, la vita dell’individuo è interpretata

come una serie di compiti, da risolvere al momento opportuno e prestabilito. Qualora

ciò non dovesse avvenire, lo sviluppo ne risulterebbe compromesso. Determinanti

biofisiche e pressioni culturali contribuiscono a definire la lista dei compiti. Inoltre più

rapidi sono i fenomeni di mutamento sociale, maggiore sarà la necessità di una

ridefinizione dei compiti di sviluppo. Inoltre più alto risulterà l’individualismo sociale

più aumenterà la disuguaglianza tra i percorsi seguiti dai singoli adolescenti.

Ad oggi quindi si parla di precocità perché determinate tappe appaiono anticipatorie

rispetto ai quadri di riferimento precedenti.

Ogni generazione dal secondo dopoguerra ha sempre fornito l’impressione di bruciare

le tappe inerenti ai compiti di sviluppo. L’unica generazione in cui questo non è

12

successo è la generazione di mezzo, negli anni 80 infatti ci si è trovati di fronte a una

sorta di resistenza del sistema e di ricollocazione temporale dei compiti di sviluppo. Ad

oggi quindi i genitori faticano più che mai a riconoscere le fasi di crescita dei propri

figli, perché proprio loro non hanno anticipato quelle dei loro genitori.

CAPITOLO 4: Il marketing dell’autorappresentazione

In questo capitolo si fa riferimento a due saggi che permettono di spostarci dall’analisi

dei giornali a quella della realtà sociale. I due testi sono entrambi scritti di giornalisti e

sono “Ho 12 anni e faccio la cubista, mi chiamano principessa” di Pijola e “Cocaparty”

di Angeli e Radice. Sono entrambi una raccolta di storie in cui la voce narrante è quella

dei protagonisti, in cui il quadro dipinto è più particolareggiato soprattutto per quello

che riguarda il vissuto quotidiano.

a. Il rapporto con i genitori

Le relazioni con i genitori sono caratterizzate da odio, bugie, lontananza e

compassione, in cui l’unico momento in cui questa lontananza si riduce è quando

anche i genitori sono protagonisti di comportamenti devianti (fumare marijuana ecc.),

ma in questo modo perdono completamente la loro autorità.

I genitori sono incapaci di dettare regole ben precise e di applicarle in modo rigoroso.

Inoltre pensano che il rispetto possa essere conquistato attraverso continui regali. Non

riescono a comprendere le reali minacce della rete.

All’interno della famiglia ci si trova da soli, soprattutto in quei contesti familiari tipici

dell’era contemporanea con separazioni, convivenze, famiglie allargate…

b. Il rapporto con la scuola

Bagni cortili di scuole medie e superiori si sono trasformati in zone in cui si può

spacciare, avere rapporti sessuali e assumere stupefacenti.

Non c’è traccia di docenti visti come punti di riferimento da imitare, ma vanno presi in

giro, imbrogliati. I ragazzi si ritrovano incompresi proprio da questi insegnanti, quindi il

voto non conta più si trasforma in un giudizio ininfluente perché espresso da una

persona non validata.

c. Il rapporto con il denaro

I giovani si ritrovano a gestire enormi quantità di soldi, dati i regali di genitori e

parenti. Le paghette settimanali sono sganciate da ogni forma di premialità, non sono

collegate a risultati scolastici o ad altre forme virtuose di comportamento.

Per quanto riguarda le forme di guadagno dei giovani emergono 2 schemi di

riferimento:

Nel primo si vedono giovani alle dipendenze di adulti, i quali li utilizzano per vendere

prodotti in maniera capillare (es prevendite per la discoteca). Lo stesso sistema viene

utilizzato per commerci di stupefacenti, lo spacciatore adulto delega il compito a

ragazzini di vendere le droghe all’interno del gruppo di pari.

Nel secondo si riferisce alla cessione di beni e servizi, come vendita di foto

pornografiche, o prestazioni sessuali a pagamento, oppure ancora esibizioni in veste di

cubiste nelle discoteche.

d. Il rapporto con il sesso

Le esperienze sessuali precoci sono un punto in comune dei due testi, in cui il sesso

rientra in quel meccanismo di competizione e agonismo tipico di questa generazione,

anche se il tema dell’innamoramento e della dolcezza non sono estranei a questi

racconti. 13


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher emadicarlo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Carbone Silvia.

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