Riassunto esame filosofia dell'educazione
Capitolo I. Il modello classico, come un archetipo
L'idealizzazione e la critica
I giochi olimpici sono una creazione dei greci. Il meccanismo attraverso il quale questo popolo è stato letto ha spesso portato, in passato, a una sua idealizzazione. Verso la fine del '700 e nei primi decenni dell'800 l'ellenismo è stato sia scoperto che trasfigurato. Oggi la critica ha un compito facile quando si accinge a demolire l'ideale che si è creato in quegli anni, persino la funzione pacificatrice dei giochi può essere messa in discussione. Per scansare sia l'idealizzazione ingenua, sia la demolizione cinica, è opportuno puntare su un'altra interpretazione, anch'essa filosoficamente agguerrita, quella presentata dallo svizzero Burckhardt per essere poi portata alle estreme conseguenze dal filosofo Nietzsche: la caratterizzazione della cultura greca come cultura che esprime gli orientamenti dell'uomo agonale.
L'agonismo nell'etica aristocratica arcaica
Il rapporto tra agonismo e fisicità va spiegato andando ad analizzare le sue origini ai costumi dell'età omerica. Le migrazioni delle tribù dedite alla caccia si erano spinte nella penisola greca prendendo il sopravvento sulla popolazione locale. Anche nel loro apogeo le città greche, divenute città stato, non hanno potuto raggiungere le dimensioni delle metropoli che invece si affermano nello stadio successivo, infatti una metropoli si fonda su una ricca ed estesa agricoltura mentre queste popolazioni erano piuttosto dedite al mare. I requisiti che sembrano indispensabili nell’avventura marittima erano le prerogative dei guerrieri nomadi di Omero. L’Iliade e L’Odissea definiscono quel che si deve intendere per virtù, vale a dire capacità di fare e agire. Il termine greco è aretè, costituita dalla prodezza, dal coraggio, dal valore e anche dalla magnificenza. Una componente dell’aretè è l’aggressività e l’altra la competitività; la prima è una necessità naturale, la seconda sembra rafforzare la gerarchia sociale. I protagonisti dell’Iliade sono tutti eccellenti, lo stesso si può dire degli dei. Due meccanismi psicologici sono attivi in questa tensione verso l’eccellenza: la sublimazione, secondo la quale le energie personali vengono deviate dalla soddisfazione del bisogno per essere investite in compiti superiori. Ma deve pur trattarsi di compiti riconosciuti socialmente e condivisi dal gruppo. Insieme alla sublimazione è presente dunque anche una spinta verso la socialità. Solo per questo è possibile spiegare il palese, spesso teatrale gusto dell’esibizione: l’eroismo ha bisogno di riconoscimenti, la fama è spesso immortalità. È forse per questo che l’aretè greca è stata in grado di tramandarsi anche nella società occidentale.
L’evoluzione culturale post omerica è consistita nella generalizzazione dei valori che i poemi epici avevano ristretto a un ceto guerriero. Una prima forma di generalizzazione è l’atletica. Le prime gare atletiche erano una preparazione delle abilità della guerra. Riferimenti atletici specifici nel senso dell'agonismo possono essere colti nella ripetuta percezione della velocità come valore in generale. Tale evoluzione coincide con quella che l'etologia ha chiamato ritualizzazione. Un’azione che entra a far parte di un rituale ripetibile finisce per produrre fini diversi da quelli originari; l'ipotesi che fa risalire lo sport alle pratiche militari appare fondamentale. Lo sport è, secondo Pleket, una conseguenza e una preparazione della guerra. Mediante lo sganciamento dell’attività fisica da scopi bellici sono comparsi sulla scena sociale nuovi professionisti, allora è iniziato un allargamento di tali pratiche a una comunità più vasta. Ieri come oggi lo sport rivela il proprio apparentamento con la guerra. Il linguaggio che impiega è tipicamente militare. L’esaltazione dell’impegno, la dedizione e la disciplina sono insieme virtù belliche e prerogative sportive. Per prepararsi alle gare si doveva disporre di tempo libero e di mezzi finanziari. L’istituzionalizzazione dei giochi a Olimpia e la popolarità che raggiunsero sono state le condizioni dell’allargamento della partecipazione.
Da Omero a Pindaro
La destrezza fisica emana carisma; le capacità personali sono la garanzia di sopravvivenza quando manca un potere che assicuri l'ordine. Lo storico inglese Murray ha notato che la mancanza di legami permanenti, che invece contraddistinguono le epoche feudali, conduceva i greci a correre dei rischi. Lo status andava difeso e rafforzato giorno per giorno; altrimenti i legami potevano sciogliersi. La società greca quindi era competitiva proprio perché instabile. L’eroe omerico è reattivo; si capisce quindi perché nella cultura greca, tra i termini che identificano i motivi del comportamento, al primo posto troviamo afe, accecamento. Per la stessa ragione si può capire perché nei secoli successivi tra le virtù apprezzate dai filosofi troviamo la moderazione. Se nei tempi moderni la morte è un evento rimosso, nell’età omerica possedeva un carattere pubblico: come omaggio a un personaggio valoroso venivano indette rappresentazioni di forza fisica. È con l’istituzionalizzazione dei giochi che la prestazione comincia a svincolarsi dai criteri che regolano la quotidianità. La lista dei vincitori delle Olimpiadi redatta da Ippia ha costituito la base della cronologia dei greci. Secondo la leggenda di Pindaro, i giochi risalgono alla gara sostenuta da Pelops, mitico dio ctonio, con il re Oinomaos, si tratta di una gara nuziale poiché la posta in palio è la figlia del re. Herakles, eroe ed atleta, è la potenza suprema delle Olimpiadi. La gara originaria fu quella della corsa a piedi e si esauriva in un giorno. Il successo crescente della manifestazione finì presto con il rappresentare un fatto di natura politica. La lista dei vincitori è un indicatore di egemonia politica: i primi olimpionici sono di Messene, poi comincia la supremazia spartana. La professionalizzazione dell'attività sportiva fa segnare il declino di Sparta e coincide con l’espansione del mercato. La manifestazione di forza e bellezza, abilità, era l’espressione diretta del sistema di valori delle comunità greche arcaiche. È evidente che la professionalizzazione dell’agonismo abbia fatto prevalere la remunerazione materiale. Il massimo cantore delle Olimpiadi, Pindaro, sembra avvertire il rischio delle degenerazioni dei giochi; forse egli ha temuto quella che nel secolo moderno può essere chiamata secolarizzazione. Infatti, l’esaltazione del valore fisico ed atletico negli inni pindarici assume una vibrazione religiosa. L’agonismo è idealizzato.
L'età di Platone
Le trasformazioni della società greca nel V e nel IV secolo caratterizzano il contesto storico nel quale le valutazioni e le pratiche dell'attività sportiva cercano una nuova attualità. Le guerre persiane e la guerra del Peloponneso non hanno soltanto ridistribuito il potere, concentrandolo attorno a Sparta e Atene, ma guerre ed epidemie sono eventi che sconvolgono la demografia. Quel che muta nel complesso è quindi la distribuzione della popolazione. Cercando di integrarsi nella comunità ateniese, le genti venute da fuori possono incrementare quelle attività lavorative che la tradizione greca non aveva mai mostrato di apprezzare. Durante l’età classica la massa dei lavoratori indipendenti è cresciuta. Stimolato dal prestigio di Atene e delle altre città, il flusso migratorio accresce le occupazioni e le competenze artigianali, si costituiscono nuovi ceti emergenti. Non solo la partecipazione politica ma anche la preparazione sportiva è il segno dell’acquisizione di uno stile di condotta radicato nella tradizione. Era il momento della popolarità dei ginnasi, luoghi dove si praticava la ginnastica e si raccoglieva la gioventù dei ceti elevati e benestanti. La civiltà greca, costituita da guerrieri, è andata evolvendo verso una civiltà di letterari. La progressiva intellettualizzazione ha generato a sua volta una serie di conseguenze, tra le quali vi sono nuove valutazioni dell’attività sportiva. Nell’apprezzamento dei ceti colti il lubro finirà per prendere il posto della palestra e lo stesso ginnasio diviene sede dell’istruzione. La nuova gerarchizzazione che vede salire al vertice le attività intellettuali è già opera di Platone. Il filosofo, vissuto tra il 427 e il 347 a.C., ha dato al proprio lavoro una doppia finalità: per un verso ha cercato di conservare i valori aristocratici, ma per un altro ha voluto espellere dalla tradizione le tracce della rozzezza primordiale. Come filosofo tentava di porre la conoscenza scientifica al posto del mito o della magia. Il suo fine era ambizioso: voleva modificare lo Stato e, al tempo stesso, il cittadino. Anche Platone, come Omero, dà delle indicazioni sull’educazione dei guerrieri. Nella città ideale, la Repubblica, essi sono chiamati guardiani. La loro virtù è il coraggio. Nella città ideale il Bene assume valore universale, rispecchia l’ordine delle cose, di conseguenza può essere conosciuto solo da un sapere scientifico. Ai filosofi dunque spetta il compito più alto: essere i reggenti dello Stato. Per portare a compimento i suoi piani politici Platone ha dovuto apportare molte modifiche alla concezione della vita diffusa nella tradizione omerica. Di questa ha conservato l’orientamento di fondo: l’opzione aristocratica che esalta il migliore. Tuttavia sono abbandonati gli aspetti più rudimentali del costume omerico. Si tratta di un fenomeno storicamente rilevante: il passaggio dalle comunità di sangue alle comunità spirituali. Nobili si poteva essere per natura, non per nascita. Il termine che si afferma è paideia, ossia formazione interiore, trasformazione della personalità. Distinta dall’addestramento atletico, la ginnastica è identificata con l’educazione. Platone assegna all’educazione musicale e poetica la priorità nella formazione dei guerrieri perché queste arti preparano l’anima all’amore per il bello. Il costume e la cultura romana sia nell’età repubblicana che in quella imperiale hanno esaltato il vigore fisico, tanto che la palestra faceva parte del curricolo scolastico. L’eclissi dell’agonismo a Roma è avvenuta in epoca cristiana; ufficialmente le Olimpiadi sono state vietate dall’imperatore Teodosio nel 393 d.C.
Dall'esperienza storica al modello
Ma l’editto di Teodosio non ha impedito la rinascita moderna dei giochi. Anzi, sottratti al loro tempo e idealizzati, sono divenuti un modello. L’idealizzazione successiva non ha inventato nulla, ha solo esaltato le caratteristiche delle Olimpiadi che non mutano nel tempo, per questo si può parlare di universalismo. L’impresa atletica era facilmente accessibile, poiché visibile, in maniera totale. Un’altra caratteristica delle Olimpiadi era il riconoscimento pubblico del protagonista; terza caratteristica era che l’elite si rafforzava poiché il ceto dei guerrieri mostra la prodezza atletica. Per queste caratteristiche le pratiche sportive elleniche mostrano una rilevanza che giustifica la loro elevazione a modello.
Capitolo II: Le condizioni della rinascita moderna dei valori sportivi
La combinazione di elementi culturali che è stata alla base dell’esplosione della cultura fisica non ha potuto ripresentarsi nella storia dell’Occidente in forme analoghe. Uscito da Olimpia, il gioco sportivo ha perduto la sacralità. La gara di tipo sportivo è tornata ad essere un’attività significativa solo nell’Ottocento. In particolare nella seconda metà del secolo scorso ha cominciato a liberarsi dalla funzione strettamente strumentale entro la quale si era impoverita durante la civiltà classica. La superiorità fisica è un pregio immediatamente riconosciuto. Questa è la prima ragione della rifioritura dello sport. L’autonomizzazione dello sport rispetto a funzioni politico-militari e religiose è un fenomeno tipicamente moderno; l’accostamento allo sviluppo della razionalizzazione è spontaneo.
L'influenza della industrializzazione
Alla fine del '700 emerge l’industrializzazione, le sue conseguenze si sono fatte sentire prima di tutto nell’esperienza del lavoro, sia nel modo di lavorare, sia nell’organizzazione del lavoro. La fabbrica funziona come una grande macchina. È evidente che questo tipo di lavoro perda le caratteristiche del lavoro artigianale, l’abilità del singolo appare superflua. Sul piano della prestazione, il lavoro industriale elimina le differenze, esige l’omogeneità. Le conseguenze della trasformazione del sistema produttivo si riverberano sulla struttura sociale. Sono nate le grandi città industriali, l’urbanizzazione ha poi alterato la struttura della famiglia; il lavoro di fabbrica con salario autonomo e lavoro dipendente ha annullato la funzione economica della famiglia agricola che, per essere produttiva, doveva darsi una grande dimensione. Nella città moderna l’antica famiglia patriarcale si trasforma nella struttura nucleare costituita dalla coppia di coniugi e da uno o due figli. Di fatto le trasformazioni sociali sono vissute con angoscia. Nei territori di lingua tedesca all’inizio del XIX secolo conservavano vitale la pianta della tradizione. Quel che avveniva altrove, ad esempio i cambiamenti che avevano avuto luogo in Inghilterra e in Francia, venivano vissuti con distacco. Entrambe le rivoluzioni, quella economica inglese e quella politica francese, potevano apparire soltanto pericolose o estranee. Il successo del romanticismo in Germania non è un fenomeno sorprendente. Il risveglio delle tradizioni medievali ed il bisogno di unità politica, sono fenomeni interconnessi. La tradizione appare una barriera capace di resistere all’individualismo economico.
La ginnastica tedesca ed il nazionalismo
Il disagio tedesco ha alimentato il nazionalismo e ha dato forza all’opposizione nei confronti del mondo ipercivilizzato. Sul suolo tedesco è spuntata la prima ideologia moderna della redenzione morale, essa ha preso corpo nelle dottrine filosofiche. Fichte affida al popolo tedesco il compito di rigenerare l’umanità. Per difendere l’infanzia dalla sterile pedanteria dell’educazione libresca, meccanica e senza spirito, Rousseau nell’Emilio aveva tracciato un’esemplare rappresentazione dell’esperienza educativa, un quadro della contro educazione che prevedeva forme di apprendimento diretto. Il filosofo inglese Locke, nel progetto educativo di Rousseau, sottolineava il fatto che la formazione dell’uomo comincia con l’educazione del corpo. Muths riconosceva all’educazione fisica funzioni educative di primo piano, a cominciare dall’acquisizione della padronanza di sé. Si deve a Jahn un’ulteriore valorizzazione dell’educazione fisica che riprende ad occupare un posto centrale nel programma educativo; Jahn ha fatto della ginnastica il perno di una propaganda di mobilitazione nazionale. Il fine era evidente: si trattava di far risorgere il senso della nazione tedesca. Lo spirito popolare poteva trovare il suo nutrimento politico nelle esibizioni dei ginnasti. Jahn ha dato luogo a una forma di spettacolo di massa. È dalla percezione della pulsazione profonda interna allo spettacolo ginnico, ossia di un’energia che si dà un ordine. Nella Germania degli inizi del XX secolo, dietro l’impulso di Jahn, ginnastica e musica tornano a diventare parte dell’educazione politica. L’idea di legare lo spettacolo ginnico alla festa popolare consente di potenziare l’intuizione del senso della realtà. Durante la festa il singolo avverte la comunità. Da Benjamin a Mosse si inizia a parlare di estetizzazione della politica. La ginnastica e la danza associate all’immagine sono gli strumenti più efficaci nella mobilitazione delle masse. La separazione tra cultura intellettuale e fisica è stata abbandonata.
Lo sport. Un fenomeno inglese
Forza e disciplina sono mete ormai comuni sia alla ginnastica che all’educazione fisica e allo sport. La cultura fisica è uno dei sintomi di una trasformazione culturale che ha interessato parte dell’Europa moderna e contemporanea. Lo sport in senso moderno è nato laddove è dilagato il fenomeno dell’industrializzazione, ovvero in Inghilterra. Il termine razionalizzazione allude a una prerogativa dell’azione umana che si estende ad ogni attività nella sfera economica come in quella culturale; essa suppone l’impiego di un tipo di conoscenza che è provata, scientifica e che si distingue dall’agire dell’abitudine. Lo storico americano Mandell ha notato che il dinamismo culturale inglese, approdato alle pratiche sportive, era l’espressione della tipica instabilità di quella società.
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