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sociale, questa legittimazione sociale del lavoro cui viene associata una dimensione scientifica è connessa alla valorizzazione

dell’utilità dell’azione umana, che ne è allora delle attività di natura superflua come il gioco?

Arcaismo

Veblen, sociologo americano di origine norvegese elabora una tesi secondo la quale lo sport moderno fa rivivere una serie di tratti

comportamentali dell’uomo barbarico che chiama stadi culturali di rapina. Veblen ha chiamato il nostro periodo intervallo di rapina,

vale a dire lo stadio evolutivo della personalità che coincide con l’età scolare. Secondo Veblen il passato arcaico ha saputo farsi

strada nel presente attraverso lo sport. La scelta delle attività sportive sembra imporsi tra coloro che hanno un temperamento

fanciullesco. Le condizioni di riemergenza del barbarico temperamento di rapina sono presenti nel moderno. Le pratiche sportive

vengono giustificate mediante il preteso di un finta finalità intrinseca. Tra queste finzioni d’uno scopo c’è l’esortazione a vivere

all’aria aperta.

La modernizzazione dell'impulso ludico

Se Marx ha esaltato il lavoro nella società socialista, verso la fine del XIX secolo molti filosofi hanno esaltato il gioco. La scoperta

del diritto alla vitalità teorizzata da un orientamento filosofico noto con il nome di vitalismo,deriva dagli scritti di Nietzsche. Con il

gioco, attività espressiva, esperienza fondamentale può emergere il valore dello sport. Ma il giudizio sullo sport nell’ambito delle

filosofie vitalistiche finisce con l’assumere una dimensione critica. È insieme positivo e negativo. Positivo se si pensa alla

derivazione dello sport dal comportamento ludico considerato una reazione salutare alla meccanizzazione e alla burocratizzazione

della condotta. Negativo se si pensa ad un fine utilitaristico. Scheler ha apprezzato lo sport antico e quello moderno, esso può far

riprendere all’uomo il suo posto nel mondo. È da desiderare un ritorno allo spirito di unità dopo che la cultura occidentale ha

distinto lo spirito dalla vita. Lo sport assume il compito di ritrovare l’unità perduta, va quindi salvato dai dalla sua assimilazione nelle

pratiche dell’industria e dell’economia moderne. La ricerca del record implica un’accettazione delle regole dell’utilitarismo e della

produzione industriale. Nella individuazione degli esiti dello sport moderno affiorano le critiche che saranno successivamente

allargate. L’industria e la modernità, la razionalizzazione burocratica tipica dello sviluppo della civiltà occidentale ha condotto al

gioco atletico a fine di neutralizzare la rivolta innescata dallo sport. L’indirizzo definito filosofia della vita approda ad una

valutazione dialettica, problematica dello sport. La delusione circa i risultati dopo il fervore dell’origine viene giustificata da una

serie di conseguenze dello sport moderno che lo allontanano dal modello ellenico delle quali le più significative sono il

professionismo dell’attore e la passività dello spettatore. Caduto nel professionismo e nello spettacolo lo sport moderno dissipa la

vitalità di cui era stato espressione. Un momento determinante della storia della cultura dello sport è la pubblicazione di Homo

Ludens di Huizinga. Fin dai primi anni del mostro secolo questo studioso aveva intuito che l’identificazione delle origini della civiltà

nelle capacità di fare, costruire utensili, lavorare era unilaterale. Il gioco svolge una funzione non meno rilevante, gioco e lavoro

sono entrambi necessari. La tesi di Huizinga è suggestiva, le prime forme dell’organizzazione della vita civile sono permeate di

gioco, si pensi al rito della magia e liturgia. Per Huizinga nel gioco che non è solitario c’è sempre una posta, lo sport ha dunque le

sue radici nel gioco nella società moderna. Ne è la versione istituzionalizzata. Egli osserva che con lo scorrere dei secoli le forme

ludiche sono andate contraendosi, su esse si è sovrapposta la super organizzazione della civiltà contemporanea. Nel

comportamento ludico, che è creativo e fine a se stesso, si è infiltrato lo spirito di lavoro. L’attività professione però è priva del

carattere disinteressato del gioco. L’organizzazione dello sport ha compromesso il suo carattere ludico. La funzione

rappresentativa ed espressiva dell’agone viene inibita. Il gioco scompare e si risolve in astratto agonismo. Per Huizinga quindi lo

sport ha perso la funzione ludica ed è divenuto sterile

L'ambivalenza dello sport

Le critiche sopra esposte sono tra loro diversamente motivate. Le possiamo catalogare, a destra o a sinistra, nel pensiero

conservatore o nel pensiero progressista. Un fatto è evidente: lo sport è apparso un rischio ideologico o un enigma per la cultura

conservatrice. In ogni caso pare oggettiva la difficoltà di farlo entrare nei sistemi filosofici e politici. La leadership dello sport pare

incontenibile, le masse sono attratte dallo stadio molto più che dai giornali progressisti. Lo stadio accomuna gli strati sociali. Gli

sportivi appaiono più conformisti dei non sportivi. Quella compensatoria non è la sola funzione dello sport rilevata dalla cultura di

sinistra. Accanto si può collocare la funzione riproduttiva. È possibile trasferire della riproduzione anche nel campo dello sport.

Come a scuola nella palestra si interiorizzano le regola della società industriale. La prestazione è la meta del comportamento in

fabbrica. Si tratta di massimizzare il rendimento. La conformità del calcio con gli andamenti del mercato del lavoro e della

produzione tecnica si rivela anche sul piano dei trends evolutivi. Se fino a qualche decennio fa la produzione industriale si fondava

sulla specializzazione delle prestazioni, sul lavoro frantumato ora si chiede duttilità e capacità di riadattamento, come nel calcio

dove gli allenatori chiedono ai giocatori di essere in grado di difendere e attaccare.

Al di là della possibile coincidenza tra valori sportivi e fascismo è rintracciabile una complementarità ance con il tipo fisico della

personalità con la componente primaria che Sheldon ha chiamato mesomorfa ( propria di un individuo robusto e tozzo ne deriva un

comportamento contraddistinto somatonia) e con la componente del temperamento detta somatotonica. L'individuo somatotonico

ama l'avventura, è energico, si getta nel combattimento, è aggressivo nella competizione ed è psicologicamente insensibile. Per

giunta parla a voce alta, fa chiasso. Pare proprio il ritratto stereotipato dell'attività fascista. Nel programma del partito fascista

Marinetti fa l'apologia della tecnica e della gioventù. Afferma che il parlamento dovrebbe essere formato da tecnici on da avvocati.

Sfogliando i documenti della politica scolastica del Terzo Reich ci si imbatte nella costante valorizzazione dell'educazione fisica.

Essa sta sempre insieme con altre finalità che sono quelle dell'educazione del carattere e dell'educazione intellettuale. I teorici

nazisti dell'educazione raccomandano la cura severe dal corpo e tutte le forme di esercizio fisico che risvegliano le forze del

carattere e dello spirito che educano alla comunità. I questo quadro ideologico l'educazione fisica e lo sport svolgono una funzione

politica. In fondo, il criterio di legittimazione della differenza sociale visto da destra coincide con l'idea che gli uomini siano diseguali

per natura. Le aristocrazie feudali hanno seguito costantemente questo tipo di legittimazione. Da esse è arrivata la valorizzazione

ideologica della trasmissione della posizione sociale per via ereditaria. L'opposto si può dire delle ideologie progressiste. Esse

poggiano sul presupposto dell'uguaglianza, attribuiscono le differenze agli uomini al peso dei fattori sociali, confidano nelle

possibilità dell'istruzione e della preparazione programmata. Tuttavia l'identità ideologica dello spot è latente. Manifestandosi

approda all'ambivalenza. Ogni ideologia di destra o di sinistra approva e disapprova. L'esaltazione della vitalità trapassa nella

delusione se l'atleta o la squadra vittoriosi non appartengono al gruppo nazionale.

Lo spettatore di una partita di calco mostra tutti i segni di una partecipazione sia fisica che psichica di grado elevato. Il suo

apparato psichico lavora a ritmi frenetici. Nonostante questo viene ancora definito passivo.

Capitolo IV

Lo squilibrio tra tecnica ed etica del lavoro. Un mutamento antropologico?

L’uomo moderno, dopo industrializzazione, deve competere con la macchina che è più veloce e instancabile, oltre che esatta.

L’investimento personale nell’opera in fatto di creatività o abilità sembrano restringersi. Il tempo libero e lo svago oggi interessano

non meno del lavoro. L’espressione dell’abilità umana , in questa condizione storica, trova il suo campo di prova nelle attività

ludiche. Landes ha osservato che con la rivoluzione industriale è apparsa sulla scena la potenza dell’energia inanimata. Fino a

qualche secolo fa l’’energia disponibile derivava dalla fatica degli uomini e degli animali. La tecnica moderna ha spezzato

l’associazione dell’idea del lavoro con quella dell’agente animato. L’uomo moderno ha a che fare continuamente con il mondo

inanimato. Lorenz ha pensato alla nascita di un pensiero tecnomorfo e ne ha diagnosticate le implicazioni. Il disagio appare una

vera e propria malattia. Il contatto costante con il sistema inanimato finisce con l’eliminare ogni contatto nei confronti della realtà.

L’uomo tecnomorfo è un predatore poiché sfrutta un sistema vivente e lo distrugge in breve tempo. . la sensibilità ecologica che si

sta diffondendo vuole restaurare un equilibrio come contromisura all’adattamento umano alla realtà inanimata. La questione da

analizzare è se lo sport oggi sia una forma di compensazione di istanza psicologiche disattese o uno scarico di energia

eccedente.

Divisione del lavoro e burocratizzazione della condotta

Nel lavoro contemporaneo l’uomo trova un indennizzo per le rinunce imposte dalla civiltà? In quanto fatto tecnico il lavoro sembra

avaro nell’erogare soddisfazioni. Per questo forse ha cessato di essere un potente motivo di orgoglio. Ma il lavoro non è solo un

fatto tecnico. L’aumento della densità di popolazione, la spartizione delle risorse conduce ad una soluzione inevitabile: occorre

moltiplicare le risse , da qui l’origine della divisione del lavoro. Dividere il lavoro vuol dire specializzarlo. Durkheim aveva

osservato che la divisione del lavoro arriva ad esiti distorti. Tra le forme anormali di questo processo storico si imponeva quella che

si identificò, verso la fine del secolo scorso, con il termine anomia. La rapidità del mutamento delle professioni fa invecchiare

l’autorità degli anziani e fa invecchiare l’autorità della competenza del lavoro. Scompaiono quindi i quadri di riferimento. Le norme

di condotta e le regole. A questo effetto ne seguono altri: lievita un clima di sospetto, l’incertezza sul futuro viene alimentata dalla

rapidità del mutamento delle professioni, l’individuo cerca l’affermazione personale. L’anomia è un tratto specifico della società

moderna nella quale la divisione del lavoro finisce con il frantumare la coscienza collettiva generando punti di vista settoriali e

antagonistici. La burocratizzazione è un altro tratto specifico del lavoro moderno: il lavoro è organizzato secondo criteri impersonali

che impongono la massima precisione e coordinazione. Anomia e burocratizzazione sono due termini a prima vista contraddittori:

l’una rispecchia l’effettiva turbolenza della vita quotidiana, l’altra l’asettica regolarità. Lo squilibrio non riguarda solo il rapporto tra

personalità e ambiente, è l’ambiente stesso che possiede una doppia anima.

Oggettivazione e soggettivazione

Simmel è stato il primo a scorgere il nesso tra l’oggettività dei contenuti dell’esperienza moderna e la soggettività degli usi. Ha

anche individuato un aspetto eccentrico rispetto al passato che può essere definito il rapporto tra semina e raccolto o tra lavoro e

prodotto. Si tratta della separazione tra i processi acquisitivi e i risultati. Esonerate dalla fatica dell’acquisizione le risorse psichiche

possono sollevarsi nella ragione dell’ipotizzabile o del ludico. Se è tipico dell’industrializzazione la produttività elevata, tipico della

modernizzazione è il consumo elevato. La produttività inonda il mercato di beni innalzando il tenore della vita. Essa genera quel

che Landes ha chiamato consumo emulativo. Il sociologo Parsons ha identificato due tipi di assegnazione delle posizioni sociali: il

primo è quello delle trasmissioni per via ereditaria, il secondo rispecchia invece il merito personale. Di fatto capita che queste

possibilità non siano del tutto separate le une dalle altre. Nelle società statiche del passato è prevalso il criterio dell’ereditarietà

(ascription) mentre nelle civiltà dinamiche moderne si è affermata l’acquisività (achievement). Il soggetto adattabile al sistema

sociale moderno ha un io vigile ed esigente in grado di contenere sia le spinte dell’Es che del Superio. La società moderna si è

attrezzata per soddisfare il bisogno di qualità e di agio. L’industrializzazione sembra aver generato un nuovo esito evolutivo:

l’intensificazione della soggettività richiede la convergenza dei beni disponibili verso la cura e la gratificazione della personalità. Al

di là del settore produttivo primario e secondario si è aperta la via del terziario. Esso può essere materiale o simbolico: riguarda

l’offerta di spettacoli, viaggi e libri. Questa cura di sé oltre misura porta al narcisismo.

Il narcisismo e la scomparsa delle tradizioni

L’inclinazione narcisistica è da collegare all’eccesso di interesse che il soggetto moderno riserva a se stesso. L’investimento di

affettività verso l’interno avviene a spese dell’attenzione depositata al di fuori. Questo occuparsi di se stessi è segno di una

preoccupazione, una reazione di fronte ad una seria difficoltà. Lasch ha separato la veduta generica del narcisismo con la veduta

di tipo scientifico, la secondo è clinica, riflette le analisi delle sindromi nevrotiche diffuse negli ultimi decenni. Distinguendo un

narcisismo primario funzionale all’autoconservazione da un narcisismo secondario, ovvero la difesa dall’angoscia generata verso

l’oggetto dell’amore deluso. La società moderna si articola su un tipo di autorità che non ha una propria rappresentazione visibile: è

un’autorità cognitiva fondata sul possesso soggettivo di informazioni, essa non è ancora qualcosa di dato, trova la sua legittimità

nel riconoscimento del subordinato. Dalla facilità dell’accesso alle informazioni ed alle immagini sembra potenziata l’esperienza

mondana dell’uomo comune, me è un’esperienza che Ghelen ha ridimensionato mostrando che è di seconda mano, si tratta anche

nei casi in cui la nostra indignazione viene accesa, di morale a distanza. L’amore a-cosmico raggiunge la più radicale delle dis-

oggettivazioni. Ne deriva il declassamento della realtà. Essa è buttata per far posto all’ideale. La tradizione è la raccolta della

informazioni e della memoria degli adattamenti succedutosi nel corso del tempo, la tradizione è un programma di comportamento.

Erikson ha chiamato queste esperienze pseudo speciazione, vale a dire la divisione in gruppi umani che ha costituito le diverse

tradizioni che sono poi andate ad irrigidirsi. Il capitale genetico e il capitale culturale sono trasmessi alle nuove generazioni

mediante una forma di comunicazione prelinguistica visibile , la ritualizzazione che costituisce un vero e proprio scheletro che una

generazione lascia in eredità alla successiva. Espressioni ed azioni delle ritualizzazioni evitano apprendimenti ex novo.

Semplificano e alimentano gli automatismi, ma disperse le tradizioni che ne è dei rituali? Lorenz ha osservato che nelle società

moderne il processo evolutivo dell’uomo a livello genetico è molto più lento di quello culturale. Nell’ultimo secolo è avvenuto un

progressivo smantellamento delle convinzioni etiche del secolo precedente. Si è andata imponendo una relativizzazione degli

assiomi dell’etica e una neutralizzazione della sacralità dei valori che ha coinciso con l’indebolimento delle tradizioni

Individualismo e tribalismo

Nonostante gli illuminismi di ogni specie il passato è ancora un alimento desiderato. Pare che una direzione dello sviluppo sia

quella della differenziazione della comunità societaria. Anche sul piano antropologico è possibile notare la divisione dei tipi umani,

ossia la crescente individualità. Già Hegel aveva affermato che una delle caratteristiche che segnano la diversità tra il mondo

antico e quello moderno è da individuare nel senso del tutto moderno, dell'individualità. Durkheim ha spinto l'osservazione proprio

sul terreno dell'antropologia fisica: gli uomini delle società antiche si somigliano fisicamente molto più degli uomini delle società

moderne. La storia della civiltà occidentale è costituita dalle differenziazioni di quella che può essere denominata unità originaria

od omogeneità interna dei gruppi etnici. Le fasi salienti di tale evoluzione possono essere enumerate a partire dalla

gerarchizzazione iniziale, con la separazione tra buono e cattivo, nobile e plebeo sperimentata dalla civiltà greca. In secondo luogo

sulla scia di grandi eventi culturali come la diffusione del cristianesimo e i grandi eventi tecnici come la diffusione della cultura del

libro. Si è trattato della acquisizione della padronanza delle emozioni, allo stile personale avvenuta nelle società di corte durante

l'epoca degli stati assoluti. L'industrializzazione poi ha cominciato a disintegrare la comunità allevando la figura dell'uomo

utilitarista, ma dal'altra parte il processo lavorativo meccanico ha introdotto l'esperienza umana alla relazione con la macchina che

è la più oggettiva delle relazioni. Da un secolo a oggi la cultura è incerta su se stessa. Si è scissa in una cultura dell'Io, o cultura

vera e propria,ed un insieme di sapere intorno alle cose. Anche la personalità, lasciandosi alle spalle la ribellione romantica verso

l'utile ha vissuto una nuova alienazione. L'individualità moderna ha voluto fronteggiare la minaccia del livellamento, non esitando a

preferire la solitudine

La compensazione sportiva

I tratti salienti della società moderna servono ad indicare le possibili ragioni del successo dello sport. A cominciare dalla

razionalizzazione possiamo dire che lo sport ha assorbito della razionalizzazione, l'esattezza industriale, attraverso il principio della

prestazione e della massima ottimizzazione del risultato. Lo sport moderno rappresenta al tempo stesso una infrazione nei

confronti della redditività economica. Anche la relazione tra l'oggettivazione del comportamento e la soggettivazione, che si

manifesta come divergenza tra lavoro e consumo, nello sport perde il suo carattere statico. Le regole del gioco sono oggettive ma

una volta accettate consentono l’invenzione è possibile una strategia che faciliti il successo. L’agire agonistico non è né narcisistico

né tradizionalistico. Ma è l’uno e l’altro insieme. Lo sport è una sorta di adattamento alle spinte arcaiche nei confronti della

modernità. Il campione diviene un idolo ma il suo distacco dalla normalità genera un intenso processo di identificazione, il

campione è tale per una massa. Selettiva, meritocratica, inevitabilmente individualistica, l’attività agonistica ha un pubblico

compatto e fedelissimo. L’individualità dell’atleta è avvolta dal calore della folla. Nello stadio risorge la tribù. Alcune delle

caratteristiche della società contemporanea, tra loro antagonistiche, sono mediate dalla vicenda sportiva. Gli estremi sono

collegati anche se restano opposti. Come la pedagogia, ma senza pensarci sopra, lo sport rappresenta di fatto una via d’uscita

dall’insicurezza contemporanea, svolge una funzione simile a quella della favola tradizionale, solo che la gara sportiva non è certa

di lieto fine. Il contatto con il rischio è più aperto. La costrizione al tran tran quotidiano senza sorprese sembra sia aumentata

proprio nella società moderna. Forma una condizione di sicurezza che non ci piace, e almeno la fantasia si ribella. N. Elias ha

messo in luce la funzione de-routinizzante dello sport: intesa la civilizzazione come lo sviluppo parallelo dello Stato moderno che

ha monopolizzato l’esercizio della violenza delegittimandone le pratiche individuali, si è diffuso il senso si ripugnanza verso

l’oscenità e la crudeltà ma, allo stesso tempo, si è appresa l’inibizione degli impulsi. Controllato e prevedibile l’uomo riesce a

essere tale rinunciando alla manifestazione delle passioni. L’impersonalità moderna è pagata con l’impoverimento affettivo. Forse

l’occasione più frequente e socialmente tollerata per lasciarsi andare è lo spettacolo sportivo. La passione sportiva appare

liberatoria.

La destituzione dei valori

La connessione tra lavoro e loisir è stata notata da Friedmann. Le risorsa umane che convergono in quelle che Elias definisce loisir

mimetico sono fluttuanti: passano dal tempo di lavoro, al tempo sportivo e viceversa. L’apertura del rapporto è l’inizio di quella che

diviene una vera e propria compensazione sportiva rispetto agli affetti del lavoro industriale. Con la sua concezione

dell’eccitamento gradevole Elias ha inteso il loisir mimetico come una compensazione volta a ristabilire la pienezza affettiva

dell’uomo. La compensazione sportiva viene dopo rispetto all’avvertenza di un’inadeguatezza che va corretta e compensata.

Nell’età contemporanea si è determinato uno squilibrio tra il sistema culturale e il sistema economico. I valori culturali che in

passato avevano mantenuto un equilibrio tra il lavoro e il tempo libero hanno perso autorità. Quella che era apparsa l’indiscutibile

veridicità si fa sentire. Spogliato il mondo della cultura, il capitale culturale rivela l’eccesso delle pretese.

Rinnovamenti e attese

Il mondo ellenico ha rappresentato una prima originaria espressione delle qualità umane. Tra esse un posto di rilevo aveva la

fisicità. Con i suoi sviluppi, alla genesi dell’intellettualizzazione, alla messa a punto della spiritualità. Lo sviluppo dei saperi

contemporanei rappresenta un singolare ampliamento delle possibilità di spiegazione dell’esperienza umana e dei suoi prodotti,

allo stesso tempo si è imparato a vedere limiti delle concettualizzazioni della cultura dello spirito tramandati dalle scuole

filosofiche. Il declino della fisicità, verificatosi in epoca antica, segue un ritorno alla fisicità negli ultimi due secoli. Lo stadio è il

luogo della mobilitazione e dell’evocazione. Il pubblico, durante la partita confessa il proprio disagio. Nel disagio c’è anche segno

del futuro. Il disturbo dice quel che l’uomo non vuole e ciò che invece vuole.

Capitolo V

Malformazioni e deperimento

La quotidianizzazione dello sport

Lasch osserva che il disagio della nostra epoca nei confronti della fantasia e dell’illusione sembra essersi tradotto nella distruzione

di quelle innocue gratificazioni sostitutive che un tempo erano fonte di diletto. Nel caso degli sport giocatori organizzatori e

spettatori muovono all’attacco dell’illusione con pari veemenza. I giocatori, ansiosi di fari conoscere come showman, ripudiano la

serietà dello sport… quello che ci fa notare Lasc è l’inquinamento dello sport che finisce per diventare elemento stesso della

routine. Lo spostamento di attenzione dal campo alla scena televisiva legittima il giornalismo sportivo. Le funzioni tipiche dello

sport:compensazione e realizzazione, cominciano a subire danni rilevanti. Deformando la propria ritualità lo sport ha ripreso a

stancare la gente. L’investimento l’affare e l’iniziativa economica nel campo dello sport si mescolano allo sperpero. Il calcio a

questo proposito è in testa alla classifica.

La violenza

Il calcio ha una popolarità che cresce a dismisura. I tifosi e i supertifosi sono spesso reclutabili tra le fila degli eccitabili.

Dall’eccitabilità alla violenza il salto non è impossibile. Prima o poi, in grande od in piccolo, qualcosa può succedere. Chi va allo

stadio se lo aspetta. La quantità è un clima. Il comportamento collettivo sembra seguire delle regole diverse da quello individuale.

Se il processo di civilizzazione è caratterizzato dall’autocontrollo delle pulsioni e dalla neutralizzazione delle funzionalità del

comportamento aggressivo,la socializzazione delle periferie urbane industriali non favorisce le qualità che servono all’integrazione

negli standard di comportamento tipici di una società altamente civilizzata. La mascolinità aggressiva possiede un potenziale

distruttivo che è in attesa di una buona occasione. Nelle città moderne non c’è una occasione migliore di quella offerta dalla partita

di calcio. Lo stadio è il punto nevralgico. È probabile che i media accumolino le tensioni, seppur involontariamente. In particolare la

televisione facilita la genesi e la diffusione delle identità di clan. Quando la finzione, il gioco porta all’esasperazione

dell’eccitamento lo scontro si trasforma in rissa effettiva, allora saltano anche i recinti sociali.

Il doping e simili

La quotidianizzazione è per lo sport una minaccia più grave della violenza. Il motivo è semplice. Nel discorso sullo sport l’elemento

agonistico scompare. Delle due funzioni fondamentali viene svolta solo quella compensativa, ma solo in parte. Infatti sullo schermo

televisivo il distacco dalla routine è apparente, l’immagine del campione e la parola dei giornalisti sono media decisamente

quotidiani, il contatto con il gioco viene sdrammatizzato anzi, non c’è neppure il gioco. La penetrazione della vita quotidiana è poi

demoralizzante riguardo all’altra funzione dell’attività sportiva, quella della razionalizzazione. Il contrasto estremo rispetto ai valori

dell’agonismo, del superamento di sé è dato probabilmente dai comportamenti che hanno come meta l’inganno, il vantaggio

parassitario. Scommesse clandestine, partite truccate, favoritismi e nevrosi arbitrali umiliano il tifoso. L’innalzamento della

popolarità fa dell’attività sportiva una pratica invidiata, altamente remunerativa di cui tutti vogliono entrare a far parte. Allora nasce

il fenomeno del doping. Il doping sottrae alla natura una parte del suo misterioso potere. Fa prevalere il calcolo e l’artificio. Si tratta

della malformazione dello sport.

Si è delineato poi una linea intermedia tra sviluppo e decadenza dello sport. Si tratta del fenomeno della cultura fisica che ha

ridestato il potere della palestra e della dieta. Questo fenomeno appare una moda che però potrebbe essere qualcosa di diverso

delle mode passeggere poiché stavolta il vestito è il corpo. Si tratta della cultura della bellezza anzi, della sua istituzionalizzazione,

la traduzione in pratica quotidiana.

Postfazione

L’uomo agonale tra i due ultimi secoli

Ravaglioli rintraccia nella pratica sportiva arcaica alcune caratteristiche che sopravvivono e sono elementi caratterizzanti dello

sport nella nostra epoca. Nella sfida per la sopravvivenza il copro, la gestualità e l’espressione sono strumenti con un rilevante

peso. La bellezza è il collante che lega agonismo, aggressività, espressione mimetica, coraggio e forza fisica. Dalla bellezza

nasce lo sport. Se fino agli anni 80 c’era stata qualche occasione per entusiasmarsi fuori dall’ambito sportivo per le prestazioni

dell’uomo fisico, e per attribuirgli il ruolo di valoroso, nell’ultimo ventennio l’avvento di internet ha spostato l’ago della bilancia degli

interessi ancor più verso l’appiattimento della quotidianità, sulle mode e sull’agire stereotipato. Ravaglioli, riferendosi alle

apparizioni fuori ruolo degli atleti negli show televisivi sottolinea che il faccia a faccia tra spettatore e campione fa cadere a terra la

qualità dell’atleta.

Gli interrogativi ulteriori


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
Università: Foggia - Unifg
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clapclap929 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Foggia - Unifg o del prof Mariani Alessandro.

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