Linguaggio naturale e selezione darwiniana
1 - La natura del linguaggio: pennacchio o progetto?
1.1 - Introduzione (Primo)
•• Tre date fondamentali nella storia degli studi sull’origine del linguaggio: (1) 1866 - la Société de
Linguistique de Paris vieta per statuto la presentazione di qualsiasi lavoro sull’origine del linguaggio; (2)
1975 - riprendono in maniera ufficiale gli studi sull’argomento con la conferenza della New York Academy of
Sciences; (3) 1990 - pubblicazione di Natural Language and Natural Selection, di Pinker e Bloom (PeB)
sulla rivista Behavioral and Brain Sciences. Bloom è studioso dell’ontogenesi del linguaggio e ascolta un
seminario di Leda Cosmides, una adattazionista (crede che il processo evolutivo sia interpretabile
esclusivamente in termini di selezione naturale e di adattamento). Al MIT invece prevale la tesi di Chomsky,
secondo cui l’adattamento è solo uno dei fattori alla base alla base del processo evolutivo. In sintesi:
Cosmides fonda la sua psicologia evolutiva riferendosi alla teoria dell’adattamento, mentre Chomsky
(ispirandosi alle tesi di Gould) sostiene che il linguaggio sia un effetto collaterale (“exaptation”)
dell’evoluzione. Insomma: il linguaggio è il prodotto dell’adattamento degli organismi all’ambiente o è il
frutto di un exaptation? Nel saggio di PeB “Natural Language and Natural Selection” (pensato inizialmente
come risposta all’articolo di Piattelli-Palmarini, un chomskyiano) si riporta in maniera organica la teoria
dell’evoluzione negli studi linguistici, invitando gli studiosi a pensare la questione delle origini del linguaggio
in termini di adattamento e a interpretare la complessità delle nostre capacità verbali come il prodotto
diretto della selezione naturale.
1.2 - La complessità del linguaggio: un problema per l’evoluzione? (Primo)
•• Il saggio critica inizialmente la posizione non selezionista dell’origine del linguaggio di Chomsky e di
Gould, secondo i quali il linguaggio è un effetto collaterale dell’evoluzione (cioè un “pennacchio”, vale a dire
una “necessità strutturale a posteriori”). Chomsky crede che la grammatica universale umana non sia
paragonabile con quella degli altri animali. Ecco perché rifiuta una ricerca di tipo cronologico-
evoluzionistico sul linguaggio, perché il linguaggio si basa su un principio interamente differente da
qualsiasi altro sistema di comunicazione animale. Secondo Chomsky solo i gesti umani si sono evoluti
dai sistemi di comunicazione animale, ma non il linguaggio umano, che si basa su principi
totalmente differenti. Secondo Chomsky il linguaggio è un sistema talmente sofisticato che ogni studio
che miri a cercarne le radici in meccanismi più semplici è destinato a fallire. Secondo PeB, invece, dove c’è
complessità c’è progetto, e dove c’è progetto deve esserci un progettista, e il progettista da chiamare in
causa è la selezione naturale. Così, PeB sferrano un attacco sia al creazionismo sia alla concezione
chomskiana del linguaggio. Deve esserci un “progetto linguistico”: non è possibile che un sistema
complesso come il linguaggio possa essere emerso come un prodotto non adattativo di strutture
selezionate per altri fini. Di Chomsky PeB accettano l’idea del linguaggio come sistema complesso, ma la
uniscono all’idea dell’evoluzione intesa come processo di complicazione graduale. Devono quindi trovare i
motivi per difendere l’idea di linguaggio di Chomsky. Prima di Chomsky vi era il comportamentismo di
Skinner (Verbal Behavior; teoria psicologica fondata sullo schema stimolo-risposta, ideato da Watson
all’inizio del Novecento) e il culturalismo (i tratti distintivi della natura umana dipendono dalle relazioni
storico-sociali tra individui: l’uomo è diverso dagli altri animali grazie alle culture). Comportamentismo e
culturalismo si fondano sull’idea che il linguaggio sia un sistema totalmente acquisito, legato
strettamente ai fattori “esterni” all’individuo. Chomsky al contrario crede che la facoltà del
linguaggio sia un tratto universale e innato della biologia umana (il linguaggio è un “organo” così come
il cuore o il fegato). Pinker e Bloom condividono la tesi di Chomsky. Pinker infatti dice che il linguaggio è
così innato da essere una forma di “istinto”. L’unica differenza con Chomsky è che PeB credono che la
grammatica universale sia interpretabile in termini evoluzionistici. La complessità del linguaggio è
quindi il prodotto finale di un processo lento e graduale di complicazione, che bisogna indagare partendo
dai meccanismi di base che ne permettono l’avvio.
1.3 - Perché la complessità non è un problema per la prospettiva evoluzionistica (Ferretti)
•• Chomsky rifiuta l’evoluzionismo perché non crede che il linguaggio sia una forma di adattamento dovuto
alla selezione naturale, in quanto il linguaggio è un’entità troppo complessa per ammettere un processo di
costruzione per piccoli gradi. La facoltà del linguaggio è governata da una grammatica universale, grazie
alla quale noi riusciamo a produrre/comprendere il linguaggio. Secondo Chomsky le parole acquistano
significato soltanto se sono legate ad altre parole in strutture enunciative. La sintassi è quindi il
componente chiave della grammatica universale, che è il dispositivo mentale innato che è alla base della
produzione/comprensione di un numero potenzialmente infinito di enunciati a partire da un numero finito di
entità combinatorie e di regole di combinazione. Siccome la grammatica universale è una pre-condizione
dell’esperienza linguistica, non può essere appresa ed è quindi innata. Ma allora come è stato possibile il
fissarsi della grammatica universale nel genoma umano? Si potrebbe rispondere “con la selezione
naturale”, ma Chomsky non accetta questa risposta per via della complessità del linguaggio. La
grammatica universale è una entità complessa del tipo tutto-o-nulla (con un 5% di grammatica universale
non puoi parlare così come con un 5% di ala non puoi volare). Secondo McDonald e Pievani, la
complessità può essere il risultato di un processo di complicazione graduale di stati di base più semplici in
cui alla prima componente si sono aggiunge successivamente le altre.
1.4 - Quale evoluzione? (Ferretti)
•• Se si parla di complessità adattata del linguaggio, allora si dice che il linguaggio è una struttura costruita
dalla selezione naturale per soddisfare un numero specifico di funzioni. Il linguaggio è quindi una forma di
adattamento biologico. Sul concetto di adattamento, anche nell’evoluzionismo ci sono stati due
schieramenti contrapposti: da una parte gli ultra-darwinisti di Dawkins (l’adattamento è fondamentale
perché la selezione naturale è fondamentale nel processo evolutivo; a ogni struttura corrisponde una
funzione da svolgere) e dall’altra i naturalisti di Gould (la selezione naturale è solo uno dei fattori in gioco
per l’evoluzione; strutture diverse possono essere usate per la stessa funzione e anche che funzioni
diverse possano essere soddisfatte dalla stessa struttura; alla base della visione dei naturalisti vi è il
concetto di exaptation di Gould). Secondo Gould “adattamento” è interpretabile in due modi: (1) come
“genesi storica” delle caratteristiche grazie alla selezione naturale che servono a svolgere una certa
funzione (è l’adattamento tout court); (2) come “utilità attuale” di una certa capacità (caratteristiche che
aumentano le capacità di sopravvivenza a prescindere dalla storia e dai motivi della loro comparsa; è
l’exaptation). Allora, adattamento ed exaptation sono due facce strettamente legate del processo evolutivo;
gli exaptation usano strutture createsi con la selezione naturale per svolgere altre funzioni, e quindi danno
vita a un “adattamento secondario” (si rende quella struttura più adatta alla nuova funzione). Le piume sono
exaptation per il volo, ma appena vengono usate per il volo allora si adattano per aumentare la loro utilità
nel volo (hanno per esempio funzione di termoregolazione). Ogni exaptation non comparirà già
perfezionata per la sua nuova funzione e allora dovrà sviluppare adattamenti secondari per il nuovo
ruolo. Ci sono quindi tre “passaggi” nell’evoluzione: adattamento, exaptation e adattamento secondario. Il
linguaggio è nato come exaptation di strutture usate per altre funzioni (apparato fonatorio che prima serviva
solo per la respirazione e la nutrizione, non per produrre suoni del linguaggio verbale). Se si abbracciasse
un’idea del genere, cadrebbe l’innatismo di Chomsky, ovvero l’idea del linguaggio come un organo innato.
Ma o il linguaggio è innato e allora deve essere un adattamento dovuto alla selezione naturale, o il
linguaggio non è un adattamento, ma allora non è innato. Darwinizzare la grammatica universale è quindi
l’unica strada per mantenere insieme biologia e modello del linguaggio, a meno che…
1.5 - Mettere in discussione la complessità? (Ferretti e Primo)
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