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Dalla comunicazione al linguaggio

Scimmie, ominidi e umani in una prospettiva darwiniana

0 - Introduzione

•• Secondo il cartesianesimo, gli animali si comportano come si comportano per una mera disposizione di

organi (“è la natura che agisce negli animali secondo la disposizione dei loro organi”). Gli animali non

umani sono soltanto macchine, dispositivi fisici le cui abilità dipendono dalla disposizione d’organi. La

concezione cartesiana è antropocentrica. La tesi della differenza qualitativa giustifica la posizione degli

umani nella natura in un modo che appaga e rassicura: diversamente dagli animali, gli esseri umani non

sono macchine. Gli animali si comportano meccanicamente, mentre gli umani sono dotati di agire libero e

determinato in quanto possiedono il pensiero, che permette di agire in modo flessibile e creativo. Secondo

Chomsky, cartesiano, la differenza qualitativa tra gli umani e gli animali trova fondamento nella capacità di

usare il linguaggio in modo creativo. Darwin invece sostiene che la differenza tra umani e animali sia solo

quantitativa. In ogni caso, Ferretti crede che il linguaggio umano si differenzia da quello animale proprio per

la sua creatività e flessibilità (dando quindi ragione a Cartesio su questo punto). Si studierà il punto di

passaggio tra la comunicazione animale e il linguaggio umano, soprattutto compiendo esperimenti sulle

scimmie “culturalizzate” (grandi scimmie allevate in ambienti umani), cercando di capire se e quanto questi

animali riescano ad apprendere il linguaggio umano.

1 - Scimmie (Ferretti)

•• Parlare in senso proprio è mettere in connessione il linguaggio con il pensiero “e i pappagalli non parlano

perché non hanno pensieri”. Il linguaggio umano è la connessione tra la fisica dei suoni e la psicologia dei

significati, e opinione comune è che i pappagalli riproducano soltanto la meccanica del suono, ma non il

significato associato ai suoni, perché non pensano. Secondo de Cordemoy (un cartesiano) la

comunicazione del pappagallo è meccanica e obbligata, mentre il linguaggio umano è fatto di espressioni

libere e creative. Secondo Cordemoy il “parlare” del pappagallo è equivalente al fenomeno dell’eco: ripete

le stesse parole nello stesso ordine in cui le ha ascoltate. La comunicazione animale è quindi meccanica e

obbligata, mentre il linguaggio umano è libero e creativo. Questo è confermato empiricamente dall’”effetto

Clever Hans” (si pensava che il cavallo Hans riuscisse a contare attraverso il numero dei battiti a terra dello

zoccolo; in realtà, Hans era in grado di leggere le espressioni facciali di Osten e si bloccava quando

riusciva a percepire quel cambiamento facciale di Osten all’avvicinarsi del momento giusto in cui bloccare

la zampa. Hans quindi non comprendeva le domande che gli venivano proposte: il comportamento

dell’animale era spiegabile in termini meccanici: “ferma la zampa quando l’espressione facciale è di un

certo tipo”). L’effetto Clever Hans indica quindi le azioni degli animali che sembrano chiamare in causa

forme di pensiero, ma che sono interpretabili in termini meccanici e involontari.

Il caso del pappagallo Alex che vuole l’uva genera la domanda: come sappiamo che qualcuno pensa

realmente ciò che dice? Non potendo accedere agli stati mentali interni, tutto ciò su cui possiamo contare

sono i comportamenti esterni: il fatto che dica di volere l’uva è l’unica prova che vuole realmente l’uva.

1.1 - Non pensa dunque non parla: la tradizione cartesiana

1.1.1 - Cartesiani di ieri

•• Cartesio scrive a More che gli umani sono distinti qualitativamente dagli animali perché possiedono

l’anima razionale. “La parola segna la vera differenza tra gli uomini e le bestie”. Secondo Cartesio il

linguaggio ci fa risolvere il problema delle “altre menti”, in quanto solo gli umani lo hanno. Se ci fosse una

macchina con la forma esteriore di una scimmia, non avremmo alcun mezzo per distinguerla da una

scimmia reale, mentre se ci fosse una macchina con la forma esteriore di un umano, ci sarebbero due

mezzi certissimi per distinguerla da un umano: (1) questa macchina non potrà mai usare parole come noi

facciamo per comunicare agli altri i nostri pensieri; (2) questa macchina sbaglierebbe in cose in cui noi

riusciamo lasciando scoprire che non agisce per conoscenza, ma per mera disposizione di organi.

Diversamente dagli animali (e dalle macchine), gli umani sono capaci di strategie comportamentali flessibili,

grazie alla ragione, “uno strumento universale che può servire in qualsiasi occasione”. Insomma, la

differenza qualitativa tra umani e animali (macchine) sta nella relazione tra pensiero e linguaggio.

1.1.2 - Cartesiani di oggi

•• In Linguistica cartesiana (1966), Chomsky propone il proprio modello di linguaggio, in accordo con le

posizioni di Cartesio e di Cordemoy in favore della distinzione tra il linguaggio umano e la comunicazione

animale. Alla base di questa distinzione vi è l’uso creativo del linguaggio, ovvero la possibilità degli umani

di parlare in modo indipendente da stimoli esterni e interni (se abbiamo lo stimolo della sete, possiamo

rispondere a questo stimolo in modi diversi, anche dicendo cose diverse). Il linguaggio umano è dunque

libero e creativo. Alex quando vuole l’uva dice sempre e solo “voglio uva”, come una macchina. Gli

animali sono “costretti” al comportamento, mentre gli umani sono solo incitati e disposti, secondo Chomsky.

Siccome il linguaggio umano non è interpretabile in termini meccanici e risponde a principi del tutto diversi

da quelli della comunicazione animale, secondo Chomsky il confronto tra linguaggio umano e

comunicazione animale non è utile per comprendere le caratteristiche del linguaggio umano. Insomma, per

studiare il linguaggio umano bisogna guardare a ciò che lo distingue (e non che lo accomuna) dalla

comunicazione animale. Chomsky, da cartesiano, crede che gli animali sono delle macchine, e dunque non

solo critica l’approccio continuista allo studio del linguaggio, ma sta dicendo che umani e animali sono

diversi qualitativamente. Per spiegare quindi il linguaggio umano bisogna ipotizzare un salto che pone

l’umano in una posizione distinta dagli animali.

1.2 - La complessità del linguaggio

•• Stupisce che Chomsky, da una prospettiva biolinguistica e naturalistica, proponga la tesi della differenza

qualitativa. Chomsky si oppone al darwinismo perché il suo modello del linguaggio è incompatibile con la

teoria evolutiva basata su modificazioni numerose, successive e lievi, e lo fa appoggiandosi alle tesi di

Wallace, co-inventore della teoria dell’evoluzione. Il linguaggio è utile soltanto se inteso con il carattere

tutto-o-nulla: in quanto complesso è incompatibile con la selezione naturale, e deve essere quindi il frutto di

un “cambiamento improvviso”. Allora, se il co-fondatore della teoria dell’evoluzione porta argomenti a

sostegno dello stato di “eccezione” degli umani nella natura, allora la prospettiva della differenza qualitativa

potrebbe non essere in contrasto con la teoria dell’evoluzione. Ma Wallace successivamente aderisce allo

spiritismo per spiegare come abbiano potuto cristallizzarsi nel cervello dei selvaggi, visto che non ne fanno

uso, capacità di cui si servono continuamente gli uomini civili. Chomsky usa Wallace contro la selezione

naturale, ma Wallace crede nella selezione naturale. L’unica differenza tra Darwin e Wallace sta nel modo

in cui sono intesi gli umani: per Darwin sono animali tra gli animali e tutte le loro proprietà devono essere

quindi analizzate in termini di selezione naturale, mentre per Wallace l’evoluzione umana deve far

riferimento a “forze e influente non ancora verificate alla scienza”. Chomsky usa Wallace per sostenere che

la tesi dell’avvento improvviso del linguaggio non è in contrasto con la teoria dell’evoluzione. In realtà, le

difficoltà di Chomsky dipendono dal suo credere nella differenza qualitativa, che non si accorda con le

modificazioni numerose, successive e lievi della selezione naturale.

1.2.1 - Il primato della grammatica

•• La competenza linguistica umana è retta dai principi della Grammatica Universale (un insieme di

conoscenza innate alla base dei processi di produzione-comprensione-apprendimento del linguaggio

umano). Lashley ha dimostrato che il linguaggio ha l’apparenza di una mera successione di suoni, ma le

sequenze verbali sono governate da un complesso piano gerarchico (esempio della centrale di controllo di

una stazione ferroviaria di Lenneberg, in cui non è vero che un treno B segue un treno A, ma che ogni

treno indipendentemente - o quasi - riceve i segnali dal regolatore centrale). L’idea che il linguaggio

risponda a un complesso piano di gerarchie è alla base del carattere creativo delle produzioni verbali.

Possiamo allora generare infinite combinazioni usando un numero finito di entità di base e di principi di

organizzazione (infinita produttività). Scopriamo quindi la connessione tra pensieri e linguaggio. L’uso

creativo del linguaggio implica un dispositivo di produzione-comprensione delle espressioni verbali guidato

dalla sintassi. Il linguaggio umano si distingue dalla comunicazione animale perché è in grado di formare

proposizioni nuove che esprimono pensieri nuovi e che sono adatte a situazioni nuove.

1.2.1b - Dipendenza dalla struttura

•• Chomsky critica la tesi della linearità del linguaggio, ovvero del comportamentismo, nella

recensione a Verbal Behavior di Skinner. Il linguaggio non è semplicemente il mettere le parole una

dietro l’altra. Secondo Chomsky esiste il principio di dipendenza dalla struttura. Argomento chiave a

favore di questo principio è la povertà dello stimolo: siccome lo stimolo è povero (la frase

pronunciata è povera), la nostra mente deve riempire tale povertà. L’apparente semplicità

dell’ordine seriale delle parole nascono una complessità strutturale non derogabile dalla sequenza

delle espressioni effettivamente pronunciate. Siccome il principio di dipendenza dalla struttura non

può essere preso con l’esperienza, allora deve essere un principio innato della facoltà del

linguaggio. Questo pensiero innatista è vicino a quello di Cartesio, mentre è opposto a quello della

tabula rasa degli empiristi (tra cui i comportamentisti), secondo cui tutto è apprendibile da zero.

1.2.2 - Pensiero come linguaggio

•• In quanto strumento di espressione dei pensieri, il linguaggio deve avere una grammatica, altrimenti si

tratta soltanto di un comportamento espressivo naturale. Secondo Fodor (cartesiano) i pensieri sono

rappresentati nelle strutture “proposizionali” del Linguaggio del Pensiero, e il linguaggio esprime i pensieri

perché pensiero e linguaggio condividono una forma comune. È la “forma logica” a collegare pensiero e

linguaggio. L’idea che la sintassi sia l’essenza del linguaggio ha vincolato l’analisi dello studio del rapporto

tra linguaggio e comunicazione animale: gli animali non mani sono in grado di produrre-comprendere frasi

grammaticalmente strutturate? Ovviamente, per Chomsky e persino per Pinker la risposta è negativa: le

ricerche sulla comunicazione animale sono una perdita di tempo per studiare il linguaggio umano. Secondo

Ferretti, invece, lo studio della comunicazione delle grandi scimmie è necessario per indagare la

comunicazione umana in un’ottica evoluzionistica.

1.3 - Dall’altra parte della barricata

•• La Mettrie scrive nel 1747 L’uomo macchina criticando il dualismo cartesiano e proponendo una

concezione dell’essere umano fortemente materialistica. Secondo La Mettrie, Cartesio ha ragione a dire

che gli animali siano macchine, ma anche gli umani sono animali e quindi macchine. Le scimmie quindi non

parlano perché non hanno gli organi adeguati, ma un difetto del genere non è grave al punto da rendere

questi animali del tutto incompatibili con il linguaggio. Insomma, secondo La Mettrie, “dagli animali all’uomo

non c’è un passaggio brusco”, ma solo con l’Origine delle specie (1859) Darwin ha affrontato il tema della

continuità tra umani e altri animali in termini scientifici. Darwin sostiene che la differenza sia quantitativa.

Nell’Origine dell’uomo (1871) Darwin fa esplicito riferimento alle scimmie. Secondo Darwin il linguaggio

umano deve la sua origine alla imitazione e alla modificazione dei vari suoni naturali, delle voci degli altri

animali e delle grida istintive; in più, l’avvento del linguaggio è connesso alla peculiarità dei sistemi cognitivi

di cui dispongono questi animali. “Siccome le scimmie mandano grida di allarme per avvertire le

compagne, è possibile che qualche scimmia dotata di ingegno superiore abbia cercato di imitare il ruggito

di una belva per indicare la qualità del pericolo che le minacciava, e questo sarebbe stato il primo passo

nella formazione di un linguaggio”. Il linguaggio ha bisogno di un sistema fisico di realizzazione fonica delle

espressioni, ma anche di un sistema di elaborazione che permetta di trasformare i suoni in significati.

Secondo Darwin il fatto che il linguaggio sia tipico degli umani non esclude che altri animali (se dotati dei

sistemi cognitivi appropriati) avrebbero potuto svilupparlo se le spinte selettive li avessero portati a dover

comunicare in maniera già efficace. Le capacità verbali umane si fondano su sistemi cognitivi che la nostra

specie condivide con altre specie a noi imparentate.

1.3.1 - Le grandi scimmie possono apprendere un linguaggio?

•• La produzione dei suoni tipici del linguaggio verbale non è riproducibile dalle grandi scimmie perché le

scimmie non hanno un adeguato apparato fonatorio: l’abbassamento del tratto sovra-laringeo è specifica di

Homo sapiens: siccome le scimmie non producono i suoni del linguaggio umano, allora non saranno mai in

grado di parlare in senso proprio. Secondo Corballis, invece, l’origine del linguaggio è gestuale. Secondo

Yerkes chiedersi se una scimmia è in grado di apprendere e usare il linguaggio umano è diverso dal

chiedersi se questa è in grado di riprodurre i suoni del linguaggio verbale. Bisogna capire se la scimmie sia

in possesso dei processi di interpretazione. Allora, queste considerazioni hanno portato gli studiosi a

insegnare la lingua dei segni per venire incontro alle difficoltà della comunicazione verbale.

•• Negli anni Sessanta i Gardner insegnano una versione semplificata dell’ASL (American Sign Language)

a una scimpanzé di nome Washoe. Washoe ha dimostrato di possedere una capacità di generalizzazione

(usava il segno “Aprire” anche in situazioni completamente nuove (aprire la scatola, aprire la portiera…).

Comunque, una capacità di questo tipo potrebbe non essere sufficiente per dimostrare che la scimmia usi

le parole come simboli in senso proprio. Secondo Chomsky infatti il carattere specifico del linguaggio

umano non è la capacità di gestire il rapporto tra un simbolo e ciò che questo rappresenta, ma è la capacità

di costruire strutture ben formate di simboli (frasi e quindi sintassi). Con altri esperimenti, Washoe ha

dimostrato di saper comporre i simboli in modo da trasmettere un significato, cioè in un senso logico: ha

dimostrato quindi avere sintassi, una capacità tipica della comunicazione umana (Fouts scrive: “Quando le

facevo il segno di “Io solletico te” era subito pronta a ricevere il solletico, ma quando le indicavo “Tu

solletico me” lei si preparava a farlo a me”). Molti hanno detto a Fouts che Washoe rappresenti un caso

isolato e irripetibili, un genio con capacità del tutto fuori dalla norma. Allora ha cominciato a fare “lezioni a

domicilio” a un gruppo di scimpanzé. Fouts è arrivato alla conclusione che “uno scimpanzé è in grado di

capire le differenze di significato dovute a una regola grammaticale”. Si arriva alla conclusione che neanche

i bambini umani possiedono alla nascita la gu, e che la imparano così come gli scimpanzé. Secondo i

comportamentisti, però, l’uso della lingua dei segni da parte degli scimpanzé ha solo l’apparenza di una

comunicazione linguistica, in quando vi è mera produzione meccanica delle risposte agli stimoli esterni).

•• Terrace replica le ricerche dei Gardner e di Fouts con il progetto Nim [Chimpsky], per capire se gli

scimpanzé riescano nel compito di apprendere il linguaggio umano attraverso la lingua dei segni. Secondo

Terrace l’essenza del linguaggio umano risiede nella capacità di creare frasi. Dunque la domanda “le

scimmie sono in grado di apprendere il linguaggio umano?” diventa “le scimmie possono produrre-

comprendere frasi sintatticamente corrette?”. La capacità di comporre successioni complesse di parole non

è una indicazione certa della capacità di comporre frasi. Per sostenere che sono capaci di costruire frasi,

gli scimpanzé devono dimostrare di essere in grado di applicare correttamente un certo numero di regole

grammaticali. Le frasi di Nim sono semplici sequenze meccaniche imparate a memoria o espressioni

strutturate sintatticamente? Dai dati raccolti da Terrace, sembra che Nim sia in grado di costruire

espressioni strutturate sintatticamente, perché usa di solito alcune combinazioni rispetto ad altre. Terrace

allora comincia a riportare il progetto Nim in un libro, fiero di aver sferrato un colpo all’ipotesi della

differenza qualitativa del linguaggio sostenuta da Chomsky. Alla fine, però, Terrace riconosce che le

sequenze prodotte da Nim non possono essere paragonate alle frasi prodotte dagli umani, sia perché

mancava un incremento della complessità strutturale delle fr

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/02 Logica e filosofia della scienza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.scacchetti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Ferretti Francesco.
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