Dalla comunicazione al linguaggio
Scimmie, ominidi e umani in una prospettiva darwiniana
Cartesio: «benché vi siano animali che dimostrano maggiore ingegnosità di noi in alcune delle loro azioni, si vede tuttavia che gli stessi non ne dimostrano affatto in molte altre; di modo che […] non prova che essi abbiano dell’ingegno […] e che è la natura che agisce in essi secondo la disposizione dei loro organi: come un orologio».
Problema della specializzazione: un ragno è abilissimo a costruire ragnatele ma non sa fare altro oltre a questo > gli animali sono come orologi che per quanto molto più precisi di noi, sono del tutto inadatti a risolvere problemi non previsti da chi li ha progettati = dispositivi fisici le cui abilità dipendono dalla disposizione degli organi (come sono assemblate le parti che li compongono).
Differenza qualitativa tra umani e animali
Gli umani hanno il pensiero > agiscono in modo libero e creativo > non sono macchine. Pregiudizio antropocentrico.
Chomsky: la differenza qualitativa tra gli umani e gli animali sta nella capacità di usare il linguaggio in modo creativo.
Darwin: differenza di grado tra uomini e animali >> tutte le capacità e le proprietà umane devono essere considerate in riferimento a proprietà e capacità comuni anche ad altri animali.
Bisogna scoprire il punto di contatto/passaggio tra comunicazione animale e linguaggio umano > Analizzare le capacità comunicative delle scimmie culturalizzate (bonobo, scimpanzé).
Bisogna tenere in considerazione gli elementi di continuità e quelli di specificità (senza i quali sarebbe impossibile distinguere le capacità linguistiche della nostra specie dai sistemi di comunicazione animale).
Scimmie e linguaggio
Es. pag 5 > i pappagalli non producono espressioni linguistiche in senso proprio, cioè mettere in connessione il linguaggio con il pensiero e i pappagalli non parlano perché non hanno pensieri.
L’opinione comune è che gli animali riproducano soltanto la meccanica del suono ma non il significato che tali suoni rappresentano perché per avere significati nella testa occorre essere in grado di pensare. Infatti alla base del linguaggio umano vi è una connessione tra la fisica dei suoni e la psicologia dei significati.
Secondo Gerauld de Cordemoy:
- Uomini: caratterizzato da espressioni libere e creative
- Animali: espressioni meccaniche e obbligate
Gerauld de Cordemoy: Nel “Discorso fisico sulla parola” paragona il pappagallo con il fenomeno dell’eco. I pappagalli parlano per eco «dopo avergli ripetuto moltissime volte delle parole in un certo ordine esso non restituisce che le stesse nella stessa serie […] poiché mi sembra che parlare non sia ripetere le stesse parole da cui l’orecchio è stato colpito, bensì consista nel dirne altre in relazione a quelle. Tutti i corpi che producono l’eco non pensano affatto».
Effetto Clever Hans di William Von Osten > Von Osten si esibiva con il suo cavallo, mostrandolo a tutti che quest’ultimo sapesse risolvere calcoli aritmetici, riconoscere l’ora e diverse altre funzioni sbattendo la zampa al suolo. Secondo Von Osten, Hans, il suo cavallo comprendeva ciò che gli veniva chiesto. Nel 1907, Carl Stumpf, incuriosito, analizzò attentamente il caso e arrivò alla conclusione che le risposte esatte del cavallo erano dipendenti al fatto che Von Osten conoscesse la risposta e, all’avvicinarsi di questa modificava la sua espressione e posizione corporea tanto da fornire al cavallo l’indizio per bloccare la zampa.
Conclusioni: gli animali agiscono in modo meccanico determinati da stimoli esterni. E’ troppo presto però per affermare una differenza qualitativa tra la comunicazione umana e quella animale. Quest’idea della nella differenza è stata sottoposta a esperimenti sulle doti comunicative di Alex (pappagallo cenerino allevato alla Harvard University da Irene Pepperberg): sapeva e voleva quel che diceva di volere e credere > se chiedeva l’uva e gli davi una banana te la sputava indietro e non smetteva finché non gli davi l’uva = come fa un bambino.
Nessuno si chiede se il bambino però desidera realmente l’uva perché tendiamo a vedere gli umani esseri come noi, ovvero come persone dotate di credenze e desideri. Nessuno mette in discussione che un uomo vuole realmente ciò che dice.
Come sappiamo che qualcuno pensa realmente ciò che dice? Interpretando i suoi comportamenti esterni. Ma l’attribuzione di pensieri agli animali è problematica a causa di un pregiudizio antropocentrico (“ti pare che pensano?”).
Non pensa dunque non parla: la tradizione cartesiana
Cartesiani di ieri
Cartesio nelle lettere a Henry More presenta l’idea che gli esseri umani sono distinti da tutti gli altri animali a causa di una differenza qualitativa dovuta al possesso dell’anima razionale. «La parola è l’unico segno certo del pensiero e di essa si servono tutti gli uomini, dunque è la specialità di essi».
Nel dire ciò Cartesio aveva in mente il problema delle altre menti: come riconoscere al di là delle fattezze fisiche se qualcuno è un essere umano come noi.
- Se esistessero macchine con la forma esteriore di una scimmia sarebbe impossibile distinguerle
- Se invece, vi fossero macchine simili agli umani rimarrebbero comunque due macchine distinte. Anche se facessero molte cose meglio di noi sbaglierebbero in altre perché agiscono per disposizione dei loro organi e inoltre non riuscirebbero mai a usare parole o comporre segni
Cartesio esalta la differenza tra l’agire meccanico e istintivo degli animali-macchine e l’agire libero e creativo degli esseri umani. Gli umani sono capaci di strategie comportamentali estremamente flessibili. Riescono a far fronte a problemi nuovi perché dispongono della ragione e la differenza principale tra umani e animali-macchine dipende dalla relazione tra pensiero e linguaggio.
Cartesiani di oggi
Chomsky nella “Linguistica Cartesiana” presenta il proprio modello del linguaggio e riprende Cartesio e Cordemoy in favore della distinzione tra linguaggio umano e animale basata sull’uso creativo del linguaggio indipendente da stimoli esterni e interni (quindi il linguaggio umano è libero e creativo), mentre negli animali la comunicazione è sotto il controllo degli stimoli (interni o esterni che siano). La comunicazione animale è dunque paragonabile a quella di una macchina (Alex afferma: “voglio cracker”): «una macchina viene costretta ad agire in una certa maniera entro certe condizioni ambientali e con i suoi componenti disposti in un certo modo, mentre un essere umano è solo incitato e disposto a comportarsi in questo modo» (> dispongono di scelta).
È giusto non soffermarsi solo sulla continuità tra comunicazione animale e umana (ma anche sui tratti di specificità), ma non è corretto dire che tra linguaggio umano e comunicazione animale ci sia un salto (un punto di rottura) che pone l’essere umano in una posizione del tutto distinta dal resto del mondo animale. In un quadro continuista invece, nessuna delle peculiarità dell’essere umano viene interpretata come una differenza di ordine qualitativo rispetto al mondo animale.
Lo studio delle differenze deve procedere di pari passo con l’analisi delle comunanze
La complessità del linguaggio
Secondo Chomsky (contro il darwinismo) il linguaggio è un organo estremamente complesso per il carattere tutto-o-nulla e per questo non può essere soggetto ad un percorso evolutivo (modificazioni lente, successive e lievi), ma compare all’improvviso all’incirca 50.000 anni fa.
Chomsky analizza i due modi diversi di intendere la natura umana di Darwin e Wallace:
- Per Darwin gli umani sono animali tra gli altri animali e tutte le loro proprietà devono essere analizzate in termini di selezione naturale
- Per Wallace l’evoluzione umana deve far riferimento a forze e influenze non ancora verificate nella scienza
Il primato della grammatica
Il linguaggio umano ha principi completamente diversi rispetto a quelli della comunicazione animale secondo Chomsky. Il linguaggio umano è retto dai principi della GU (un inventario di conoscenze innate alla base dei processi di produzione, comprensione e apprendimento del linguaggio umano). Le sequenze verbali sono governate da un complesso piano gerarchico difficilmente interpretabile in termini associazionistici + emissione sonora come il risultato del funzionamento di un piano gerarchico di organizzazione. La spiegazione associazionistica è del tutto fallimentare. Questo complesso piano gerarchico è alla base della creatività del linguaggio umano. << la differenza essenziale tra uomo e l’animale è la capacità umana di formare proposizioni nuove che esprimono pensieri nuovi>>.
Dipendenza dalla struttura
Chomsky: recensione a Verbal Behaviour di Skinner > critica alla tesi dell’ordine seriale del linguaggio (tesi comportamentista: stimolo – risposta), mostrando che l’analisi in termini di “stimolo”, “risposta”, “rinforzo” non è in grado di rappresentare il linguaggio in senso specifico.
«L’organizzazione sintattica di un enunciato non è qualcosa che si trova rappresentata in modo semplice e diretto nella struttura fisica dell’enunciato stesso».
Chomsky enuncia il principio di dipendenza dalla struttura e l’argomento della povertà dello stimolo (lo stimolo ambientale è povero e dunque ogni tentativo di fondare sull’esperienza le capacità verbali è votato al fallimento).
Per capire i processi nella formazione delle interrogative bisogna fare riferimento a operazioni che rispettano la dipendenza dalla struttura della frase.
- Individuare il sintagma nominale
- Il Verbo
- Portare il verbo all’inizio della frase
L’apparente semplicità dell’ordine seriale delle parole nasconde una complessità strutturale non derivabile dalla sequenza delle espressioni. La dipendenza dalla struttura è un principio innato della facoltà del linguaggio > non derivabile dall’esperienza.
Pensiero come linguaggio
Chomsky pone a fondamento della differenza qualitativa tra animali-macchine e uomini: il legame stretto tra pensiero e linguaggio.
Per Chomsky: per esprimere pensieri il linguaggio deve avere una grammatica.
L’esempio più importante imposto dal pensiero al linguaggio ci è offerto da Fodor: il linguaggio esprime il pensiero perché pensiero e linguaggio condividono una forma comune: forma logica (la struttura in costituenti).
L’idea che la sintassi degli enunciati debba essere considerata l’essenza del linguaggio ha vincolato fortemente l’analisi dello studio del rapporto tra linguaggio e comunicazione animale: tentativo di comprendere se gli animali fossero o meno in grado di comprendere frasi grammaticalmente strutturate. Secondo i neocartesiani (Chomsky e Pinker) una capacità del genere è del tutto preclusa al mondo animale. Per la prospettiva degli autori del libro invece, lo studio della comunicazione delle grandi scimmie è un passaggio obbligato per comprendere la comunicazione umana in termini evoluzionistici.
Dall’altra parte della barricata
La Mettrie ne “L’uomo macchina” critica il dualismo cartesiano, descrivendo anche l’uomo sotto una visione materialistica: se gli animali sono macchine allora anche gli uomini sono macchine in quanto gli uomini sono animali. Le scimmie non parlano perché non hanno gli organi adeguati, ma non sono del tutto inabili al linguaggio.
Solo con Darwin però, nell’ “origine della specie” il tema della continuità tra uomo e animale è stata la prima teoria scientifica. La selezione naturale permette a Darwin di sostenere che la differenza tra gli uomini e gli animali deve essere interpretata in termini quantitativi differenza solo di grado e non di qualità.
Gli uomini sono animali tra altri animali. Il linguaggio umano deve la sua origine all’imitazione e alla modificazione, aiutata dai gesti, dei vari suoni naturali, delle voci degli altri animali e delle grida istintive. L'abilità della ripetizione è dovuta a capacità cognitive di quest’ultimi.
Il linguaggio ha bisogno di un sistema fisico di realizzazione fonica delle espressioni e anche di un sistema di elaborazione che permetta di trasformare i suoni in significati. Anche se il linguaggio è tipico degli esseri umani, non esclude che altri animali avrebbero potuto svilupparlo se le spinte selettive li avessero portati a dover comunicare in maniera più efficace.
Le grandi scimmie possono apprendere un linguaggio?
Le scimmie non hanno l’apparato fonatorio adeguato dunque non saranno mai in grado di parlare in senso proprio (esempio dello scimpanzé Vicky dei coniugi Hayes, che dopo un’educazione durata 6 anni imparò a proferire solo quattro vocaboli mostrando dunque di non riuscire a superare la natura umana).
Ma le scimmie comprendono???????
Corballis sostiene invece che all’origine del linguaggio vi sia la gestualità.
Si comincia ad insegnare agli animali a parlare per mezzo della lingua dei segni, utilizzata dalle comunità sorde, per venire incontro ai limiti biologici. Washoe usava i gesti dell’ ASL (American Sign Language) attraverso un processo di generalizzazione = usava il segno “aprire” per diversi significati.
Critica (se ha ragione Chomsky): il linguaggio umano rappresenta la capacità di costruire strutture ben formate di simboli.
Per verificare tale capacità, Fouts sottopose lo scimpanzé a nuovi esperimenti. Nel 1970, a 5 anni, Washoe usava i segni del suo vocabolario in maniera pertinente e logica. Era capace di comporre i simboli e trasmettere significati. Iniziò dunque a fare ciò che Chomsky riteneva competenza esclusiva della linguistica umana: esatta sintassi.
Critiche rivolte a Fouts: Washoe è un caso unico.
Il caso di Lucy ed Ally
Da Ally provengono i risultati migliori riguardanti l’uso della grammatica. Ad un anno iniziò ad imparare la lingua dei segni e nel 1970, Fouts la sottopose ad un nuovo esperimento con frasi composte da combinazioni di segni mai viste in precedenza. Ally rispondeva correttamente 61% delle volte. Per Fouts gli scimpanzé possono imparare la grammatica come i bambini (come un prodotto di apprendistato sociale).
Critica: gli animali usano i simboli ma non in senso proprio, rispondono meccanicamente a degli stimoli esterni.
Nim Chimsky
Obiettivo dell’ esperimento di Nim Chimsky: per mostrare che gli scimpanzé riescono ad apprendere il linguaggio umano attraverso la lingua dei segni. Nim produce frasi strutturalmente più semplici.
- Riproduce meccanicamente le parole usate dallo sperimentatore
Conclusioni di Terrace: gli scimpanzé non sono in grado di produrre frasi in senso proprio.
Per Chomsky gli studi sulla comunicazione animale sono una perdita di tempo poiché anche nell’esperimento di Nim, le sue risposte erano dipendenti dalle sequenze di segni utilizzate dallo sperimentatore (per Chomsky invece il linguaggio deve essere indipendente da stimoli interni ed esterni).
Mettere da parte la grammatica
Svolta agli studi del linguaggio nelle grandi scimmie grazie a Savage-Rumbaugh che entrò a far parte del LANA Project con lo scopo di studiare le capacità linguistiche degli scimpanzé alle prese con un codice di lessigrammi chiamato “Yerkish” (la scimpanzé in questione si chiamava Lana). Lana era competente sul piano della produzione ma non su quello della comprensione. Cambiò dunque paradigma teorico spostando attenzione sulle singole parole e non sulle frasi, ritenendo che bisognava concentrarsi sulle proprietà simboliche delle parole stesse. Si oppone al modello sintatticista offerto da Chomsky.
I protosimboli o simboli in senso proprio?
Il riferimento alla realtà esterna è un elemento cruciale del linguaggio. Per comprendere ciò nel mondo animale, il caso più famoso è quello dei richiami d’allarme dei cercopitechi verdi. L’etologo Struhsaker scoprì che questi animali utilizzavano segnali allarme differenti in base alla presenza di diversi tipi di predatori. Conseguenza: comportamenti differenti a seconda del tipo di predatore.
Critiche: il comportamento dipende dallo stimolo visivo della scena osservata. In realtà le scimmie producono comportamenti di risposta anche quando non sono fisicamente presenti > l’informazione che specifica il tipo di aggressore è contenuta nei richiami vocali.
Conclusioni: Le scimmie sono in grado di usare espressioni referenziali.
Deacon, ne “La specie simbolica” afferma che l’idea di considerare i richiami delle grandi scimmie analoghi alle parole del linguaggio umano è del tutto errato. La sua tesi arriva alla conclusione che il riferimento simbolico rappresenti una barriera evolutiva invalicabile per gli animali non umani. Allo stato di natura infatti le scimmie non comunicano di certo attraverso un sistema simbolico. Però cosa succede se a contatto con gli umani, iniziano ad utilizzare un sistema del genere?
Sul caso di Sherman e Austin
L'obiettivo di Savage-Rumbaugh: quello di capire se le scimmie fossero in grado di utilizzare i simboli in senso proprio arrivando a scovare l’essenza del linguaggio: <<la capacità di comunicare all’altro qualcosa che non conosce>>.
Sulla questione se le scimmie usano simboli in senso proprio
Alcuni animali sono in grado di apprendere simboli e di utilizzarli per comunicare in modo efficace, ma resta dibattuto se il loro uso del linguaggio possa essere considerato equivalente a quello umano.
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