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Riassunto esame Filosofia del linguaggio 2, prof. Ferretti, libro consigliato Dalla comunicazione al linguaggio

Riassunto per l'esame di Filosofia del linguaggio (modulo 2), basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Francesco Ferretti: Dalla comunicazione al linguaggio, Ferretti F. e Adornetti I. dell'università degli Studi di Roma Tre - Uniroma3. Riassunto chiaro ed esaustivo
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Esame di Filosofia del linguaggio e della comunicazione docente Prof. F. Ferretti

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sia ripetere le stesse parole da cui l’orecchio è stato colpito, bensì consista nel dirne altre in relazio-

ne a quelle. Tutti i corpi che producono l’eco non pensano affatto».

EFFETTO CLEVER HANS DI WILLIAM VON OSTEN > Von Osten si esibiva con il suo cavallo,

mostarndo a tutti che quest’ultimo sapesse risolvere calcoli aritmetici, riconoscere l’ora e diverse

altre funzioni sbattendo la zampa al suolo. Secondo Von Osten, Hans, il suo cavallo comprendeva

ciò che gli veniva chiesto. Nel 1907, Carl Stumpf, incuriosito, analizzò attentamente il caso e arrivò

alla conclusione che le risposte esatte del cavallo erano dipendenti al fatto che Von Osten conosces-

se la risposta e, all’avvicinarsi di questa modificava la sua espressione e posizione corporea tanto da

fornire al cavallo l’indizio per bloccare la zampa.

—>Conclusioni: gli animali agiscono in modo meccanico determinati da stimoli esterni.

E’ troppo presto però per affermare una differenza qualitativa tra la comunicazione umana e quella

animale.

Quest’idea della nella differenza è stata sottoposta a esperimenti sulle doti comunicative di Alex

(pappagallo cenerino allevato alla Harvard University da Irene Pepperberg): sapeva e voleva quel

che diceva di volere e credere > se chiedeva l’uva e gli davi una banana te la sputava indietro e non

smetteva finché non gli davi l’uva = come fa un bambino.

Nessuno si chiede se il bambino però desidera realmente l’uva perché tendiamo a vedere gli umani

esseri come noi, ovvero come persone dotate di credenze e desideri. Nessuno mette in discussione

che un uomo vuole realmente ciò che dice.

Come sappiamo che qualcuno pensa realmente ciò che dice? Interpretando i suoi comportamenti

esterni. Ma l’attribuzione di pensieri agli animali è problematica a causa di un PREGIUDIZIO AN-

TROPOCENTRICO (“ti pare che pensano?”)

1.Non pensa dunque non parla: la tradizione cartesiana

1.1 Cartesiani di ieri

Cartesio nelle lettere a Henry More presenta l’idea che gli esseri umani sono distinti da tutti gli altri

animali a causa di una differenza qualitativa dovuta al possesso dell’anima razionale. «La parola è

l’unico segno certo del pensiero e di essa si servono tutti gli uomini, dunque è la specialità di

essi» (pag.9)

Nel dire ciò Cartesio aveva in mente il PROBLEMA DELLE ALTRE MENTI: come riconoscere

al di là delle fattezze fisiche se qualcuno è un essere umano come noi.

1. Se esistessero macchine con la forma esteriore di una scimmia sarebbe impossibile distin-

guerle

2. Se invece, vi fossero macchine simili agli umani rimarrebbero comunque due macchine di-

stinte. Anche se facessero molte cose meglio di noi sbaglierebbero in altre perché agiscono

per disposizione dei loro organi e inoltre non riuscirebbero mai a usare parole o comporre

segni

Cartesio esalta la differenza tra l’agire meccanico e istintivo degli animali-macchine e l’agi-

re libero e creativo degli esseri umani.

Gli umani sono capaci di strategie comportamentali estremamente flessibili. Riescono a far fronte a

problemi nuovi perché dispongono della ragione e la differenza principale tra umani e animali-mac-

chine dipende dalla relazione tra pensiero e linguaggio.

1.2 Cartesiani di oggi

CHOMSKY nella “Linguistica Cartesiana” presenta il proprio modello del linguaggio e riprende

Cartesio e Cordemoy in favore della distinzione tra linguaggio umano e animale basata sull’ uso

creativo del linguaggio indipendente da stimoli esterni e interni (quindi il linguaggio umano è libero

e creativo), mentre negli animali la comunicazione è sotto il controllo degli stimoli (interni o esterni

che siano). La comunicazione animale è dunque paragonabile a quella di una macchina (Alex af-

ferma: “voglio cracker”): «una macchina viene costretta ad agire in una certa maniera entro certe

condizioni ambientali e con i suoi componenti disposti in un certo modo, mentre un essere umano è

solo incitato e disposto a comportarsi in questo modo» (> dispongono di scelta).

E’ giusto non soffermarsi solo sulla continuità tra comunicazione animale e umana (ma anche sui

tratti di specificità), ma non è corretto dire che tra linguaggio umano e comunicazione animale ci sia

un salto (un punto di rottura) che pone l’essere umano in una posizione del tutto distinta dal resto

del mondo animale. In un quadro continuista invece, nessuna delle peculiarità dell’essere umano

viene interpretata come una differenza di ordine qualitativo rispetto al mondo animale.

LO STUDIO DELLE DIFFERENZE DEVE PROCEDERE DI PARI PASSO CON L’ANALISI

DELLE COMUNANZE

2. La complessità del linguaggio

Secondo Chomsky (contro il darwinismo) il linguaggio è un organo estremamente complesso per il

carattere tutto-o-nulla e per questo non può essere soggetto ad un percorso evolutivo (modificazioni

lente, successive e lievi), ma compare all’improvviso all’incirca 50.000 anni fa.

Chomsky analizza i due modi diversi di intendere la natura umana di Darwin e Wallace:

-Per Darwin gli umani sono animali tra gli altri animali e tutte le loro proprietà devono essere ana-

lizzate in termini di selezione naturale

-Per Wallace l’evoluzione umana deve far riferimento a forze e influenze non ancora verificate nella

scienza

2.1 Il primato della grammatica

Il linguaggio umano ha principi completamente diversi rispetto a quelli della comunicazione anima-

le secondo Chomsky. Il linguaggio umano è retto dai principi della GU (un inventario di conoscen-

ze innate alla base dei processi di produzione, comprensione e apprendimento del linguaggio uma-

no). Le sequenze verbali sono governate da un complesso piano gerarchico difficilmente interpre-

tabile in termini associazionistici + emissione sonora come il risultato del funzionamento di un pia-

no gerarchico di organizzazione. La spiegazione associazionistica è del tutto fallimentare. Questo

complesso piano gerarchico è alla base della creatività del linguaggio umano. << la differenza es-

senziale tra uomo e l’animale è la capacità umana di formare proposizioni nuove che esprimono

pensieri nuovi>>.

2.1.1 Dipendenza dalla struttura

Chomsky: recensione a Verbal Behaviour di Skinner > critica alla tesi dell’ordine seriale del lin-

guaggio (tesi comportamentista: stimolo – risposta), mostrando che l’analisi in termini di “stimolo”,

“risposta”, “rinforzo” non è in grado di rappresentare il linguaggio in senso specifico.

«L’organizzazione sintattica di un enunciato non è qualcosa che si trova rappresentata in modo

semplice e diretto nella struttura fisica dell’enunciato stesso».

Chomsky enuncia il PRINCIPIO DI DIPENDENZA DALLA STRUTTURA e l’argomento della

POVERTA’ DELLO STIMOLO (lo stimolo ambientale è povero e dunque ogni tentativo di fondare

sull’esperienza le capacità verbali è votato al fallimento).

Per capire i processi nella formazione delle interrogative bisogna fare riferimento a operazioni che

rispettano la dipendenza dalla struttura della frase.

Come creare le interrogative:

1. Individuare il sintagma nominale

2. Il Verbo

3. Portare il verbo all’inizio della frase

L’apparente semplicità dell’ordine seriale delle parole nasconde una complessità strutturale non de-

rivabile dalla sequenza delle espressioni. La dipendenza dalla struttura è un principio innato della

facoltà del linguaggio > non derivabile dall’esperienza.

2.2 Pensiero come linguaggio

Chomsky pone a fondamento della differenza qualitativa tra animali-macchine e uomini: il legame

stretto tra pensiero e linguaggio.

Per Chomsky: per esprimere pensieri il linguaggio deve avere una grammatica.

L’esempio più importante imposto dal pensiero al linguaggio ci è offerto da Fodor: il linguaggio

esprime il pensiero perché pensiero e linguaggio condividono una forma comune: forma logica (la

struttura in costituenti).

L’idea che la sintassi degli enunciati debba essere considerata l’essenza del linguaggio ha vincolato

fortemente l’analisi dello studio del rapporto tra linguaggio e comunicazione animale: tentativo di

comprendere se gli animali fossero o meno in grado di comprendere frasi grammaticalmente struttu-

rate. Secondo i neocartesiani (Chomsky e Pinker) una capacità del genere è del tutto preclusa al

mondo animale. Per la prospettiva degli autori del libro invece, lo studio della comunicazione delle

grandi scimmie è un passaggio obbligato per comprendere la comunicazione umana in termini evo-

luzionistici.

3. Dall’altra parte della barricata

La Mettrie ne “L’uomo macchina” critica il dualismo cartesiano, descrivendo anche l’uomo sotto

una visione materialistica: se gli animali sono macchine allora anche gli uomini sono macchine in

quanto gli uomini sono animali. Le scimmie non parlano perché non hanno gli organi adeguati, ma

non sono del tutto inabili al linguaggio.

Solo con Darwin però, nell’ “origine della specie” il tema della continuità tra uomo e animale è sta-

ta la prima teoria scientifica. La selezione naturale permette a Darwin di sostenere che la differenza

tra gli uomini e gli animali deve essere interpretata in termini quantitativi DIFFERENZA SOLO DI

GRADO E NON DI QUALITA’.

Gli uomini sono animali tra altri animali. Il linguaggio umano deve la sua origine all’imitazione e

alla modificazione, aiutata dai gesti, dei vari suoni naturali, delle voci degli altri animali e delle gri-

da istintive. L'abilità della ripetizione è dovuta a capacità cognitive di quest’ultimi.

Il linguaggio ha bisogno di un sistema fisico di realizzazione fonica delle espressioni e anche di un

sistema di elaborazione che permetta di trasformare i suoni in significati. Anche se il linguaggio è

tipico degli esseri umani, non esclude che altri animali avrebbero potuto svilupparlo se le spinte se-

lettive li avessero portati a dover comunicare in maniera più efficace.

3.1 Le grandi scimmie possono apprendere un linguaggio?

Le scimmie non hanno l’apparato fonatorio adeguato dunque non saranno mai in grado di parlare in

senso proprio (esempio dello scimpanzé Vicky dei coniugi Hayes, che dopo un’educazione durata 6

anni imparò a proferire solo quattro vocaboli mostrando dunque di non riuscire a superare la natura

umana).

Ma le scimmie comprendono???????

Corballis sostiene invece che all’origine del linguaggio vi sia la gestualità.

Si comincia ad insegnare agli animali a parlare per mezzo della lingua dei segni, utilizzata dalle

comunità sorde, per venire incontro ai limiti biologici.

Washoe usava i gesti dell’ ASL (American Sign Language) attraverso un processo di generalizza-

zione = usava il segno “aprire” per diversi significati.

Critica (se ha ragione Chomsky): il linguaggio umano rappresenta la capacità di costruire strutture

ben formate di simboli.

Per verificare tale capacità, Fouts sottopose lo scimpanzé a nuovi esperimenti. Nel 1970, a 5 anni,

Washoe usava i segni del suo vocabolario in maniera pertinente e logica. Era capace di comporre i

simboli e trasmettere significati. Iniziò dunque a fare ciò che Chomsky riteneva competenza esclu-

siva della linguistica umana: esatta sintassi.

Critica rivolte a Fouts: Washoe è un caso unico

Il caso di Lucy ed Ally:

Da Ally provengono i risultati migliori riguardanti l’uso della grammatica. Ad un anno iniziò ad

imparare la lingua dei segni e nel 1970, Fouts la sottopose ad un nuovo esperimento con frasi com-

poste da combinazioni di segni mai viste in precedenza. Ally rispondeva correttamente 61% delle

volte. Per Fouts gli scimpanzé possono imparare la grammatica come i bambini (come un prodotto

di apprendistato sociale).

Critica: gli animali usano i simboli ma non in senso proprio, rispondono meccanicamente a degli

stimoli esterni

Nim Chimsky

Obiettivo dell’ esperimento di Nim Chimsky: per mostrare che gli scimpanzé riescono ad apprende-

re il linguaggio umano attraverso la lingua dei segni.

Nim produce frasi strutturalmente più semplici

• Riproduce meccanicamente le parole usate dallo sperimentatore

Conclusioni di Terrace: gli scimpanzé non sono in grado di produrre frasi in senso proprio.

Per Chomsky gli studi sulla comunicazione animale sono una perdita di tempo poiché anche nell’

esperimento di Nim, le sue risposte erano dipendenti dalle sequenze di segni utilizzate dallo speri-

mentatore (per Chomsky invece il linguaggio deve essere indipendente da stimoli interni ed sterni).

4. Mettere da parte la grammatica

Svolta agli studi del linguaggio nelle grandi scimmie grazie a Savage-Rumbaugh che entrò a far

parte del LANA Project con lo scopo di studiare le capacità linguistiche degli scimpanzé alle prese

con un codice di lessigrammi chiamato “Yerkish” (la scimpanzé in questione si chiamava Lana).

Lana era competente sul piano della produzione ma non su quello della comprensione.

Cambiò dunque paradigma teorico spostando attenzione sulle singole parole e non sulle frasi, rite-

nendo che bisognava concentrarsi sulle proprietà simboliche delle parole stesse. Si oppone al mo-

dello sintatticista offerto da Chomsky.

4.1 I Protosimboli o simboli in senso proprio ?

Il riferimento alla realtà esterna è un elemento cruciale del linguaggio. Per comprendere ciò nel

mondo animale, il caso più famoso è quello dei richiami d’allarme dei cercopitechi verdi. L’etologo

Struhsaker scoprì che questi animali utilizzavano segnali allarme differenti in base alla presenza di

diversi tipi di predatori. Conseguenza: comportamenti differenti a seconda del tipo di predatore.

Critiche: il comportamento dipende dallo stimolo visivo della scena osservata

In realtà le scimmie producono comportamenti di risposta anche quando non sono fisicamente pre-

senti > l’informazione che specifica il tipo di aggressore è contenuta nei richiami vocali

Conclusioni: Le scimmie sono in grado di usare espressioni referenziali

Deacon, ne “La specie simbolica” afferma che l’idea di considerare i richiami delle grandi scimmie

analoghi alle parole del linguaggio umano è del tutto errato. La sua tesi arriva alla conclusione che

il riferimento simbolico rappresenti una barriera evolutiva invalicabile per gli animali non umani.

Allo stato di natura infatti le scimmie non comunicano di certo attraverso un sistema simbolico.

Però cosa succede se a contatto con gli umani, iniziano ad utilizzare un sistema del genere ?

Sherman e Austin

L'obiettivo di Savage-Rumbaugh: quello di capire se le scimmie fossero in grado di utilizzare i sim-

boli in senso proprio arrivando a scovare l’essenza del linguaggio: <<la capacità di comunicare al-

l’altro qualcosa che non conosce>>.

4.1 Sulla questione se le scimmie usano simboli in senso proprio

Alcuni animali sono in grado di apprendere simboli e di utilizzarli in senso proprio (=utilizzarli in

modo spontaneo, non come risposte meccaniche a stimoli determinati).

Duplice uso dei simboli: l’ uso richiestivo e l’ uso nominale.

Le scimmie, dai primi esperimenti con Lana e Washoe attuati da Savage-Rumbaugh, utilizzano i

lessigrammi a scopo richiestivo (interpretabile in termini di associazione meccanica fra parola e og-

getto) dunque non è possibile affermare che esse sappiano attribuire un simbolo all’ oggetto a cui si

riferiscono.

Per capire che gli scimpanzé sono in grado di comprendere i simboli di cui si servivano per comu-

nicare senza aspettarsi una ricompensa, Rumbaugh ha insegnato a Austin e Sherman a comunicare

tra loro e, hanno dato prova di riuscire nel compito. Le due scimmie infatti erano in grado di chiede-

re e comprendere senza aspettarsi una ricompensa.

4.1.2 Sulla questione se le scimmie comprendono davvero

Ora l’obiettivo è quello di comprendere se gli scimpanzé, oltre ad avere proprietà relazionali dei

simboli, abbiano anche capacità interpretative. In seguito all’esperimento (la scimmia poteva sele-

zionare il lessigramma giusto in due modi: riproducendo per imitazione meccanica quello dello spe-

rimentatore oppure selezionando il lessigramma per aver compreso il contenuto informativo),

Sherman e Austin manifestavano <<sorpresa>> e <<disappunto>>. Ciò implica la capacità di con-

frontare il risultato finale con quello ipotizzato inizialmente.

Conclusione: gli scimpanzé provano aspettative ed hanno un notevole spirito interpretativo.

Il secondo obiettivo di Savage è quello di provare a far interagire tra loro le scimmie (una scimmia

doveva dire all’altra, attraverso la Keyboard, il tipo di cibo nascosto dallo sperimentatore, produ-

cendo simboli adeguati).

> gli scimpanzé comprendono effettivamente ciò che comunicano e comunicano sapendo di comu-

nicare: utilizzando cioè i simboli in quanto simboli.

4.2 Il primato della comprensione sulla produzione: Kanzi

Nel 1975 nuovi esperimenti sui bonobo – Matata, Bosondjio e Lokelema – (nostri parenti più pros-

simi, comunicano utilizzando gesti spontanei e vocalizzazioni) > fallimentari

Savage a causa di questi risultati deludenti stava per rinunciare al progetto ma avvenne qualcosa di

inaspettato.. Kanzi, nato nel 1980 da Lorel, che non accettò la nascita del proprio figlio, venne adot-

tato da Matata: erano inseparabili. Stando a stretto contatto con Matata imparò ad usare la keyboard

e cominciò ad usarla in modo sistematico (prodotto di una lunga incubazione maturata durante la

partecipazione ai turni di apprendimento di Matata). Kanzi era stato in grado di comprendere molto

più di quanto produceva.

Secondo Savage-Rumbaugh: i processi di comprensione solo l’essenza del linguaggio «la compren-

sione richiede un processo intellettuale attivo nell’ascoltare l’altro e nel cercare di comprendere il

significato e le intenzioni dell’altro – entrambe comunicate sempre in modo imperfetto. La produ-

zione, al contrario, è semplice.»

I processi di comprensione delle grandi scimmie si avvalgono della capacità di questi animali di at-

tribuire stati mentali agli altri, quella capacità di lettura della mente o Teoria della mente = la com-

prensione delle espressioni simboliche è intimamente connessa alla capacità delle grandi scimmie di

leggere la mente altrui.

PER COMPRENDERE IL LINGUAGGIO NON OCCORRE IPOTIZZARE UN DISPOSITIVO

INNATO E SPECIFICO COME LA GRAMMATICA UNIVERSALE.

Le produzioni simboliche di Kanzi per appropriatezza e spontaneità riprendono la natura flessibile e

creativa della verbalizzazione umana.

Lo studio per comprendere se Kanzi fosse capace di utilizzare espressioni sintatticamente strutturate

è stato al centro di grande attenzione. Savege-Rumbaugh chiese aiuto alla linguista Greenfield.

A 5 anni e mezzo Kanzi dimostrò di saper inventare regole nuove riguardo la produzione sintattica

in ordine di oggetto-verbo. Due casi colpirono particolarmente la linguista: la capacità di utilizzare

simultaneamente gesti e lessigrammi e la combinazione invertita.

Critica: le regole usate da Kanzi non sono sintatticamente corrette > pregiudizio antropocentrico

4.2.1 Non ti crederanno mai

Savage pensò di passare al passo successivo: sottoporre la scimmia alla prova del linguaggio verba-

le. Kanzi aveva 7 anni e mezzo e Rumbaugh iniziò a comunicare con la scimmia soltanto attraverso

l’inglese parlato (eliminando la barriera artificiale della Keyboard)—> Kanzi comprendeva il 72%

di frasi completamente nuove e anche sintatticamente complesse, mentre Alia, una bambina di due

anni e mezzo ne comprendeva solo il 66%.

Lo scetticismo è duro a morire! Il pregiudizio antropocentrico è il modo in cui gli umani costrui-

scono la propria identità di specie in termini di unicità nella natura.

5. Neoculturalismo

Neoculturalismo: vs. animali che parlano

Secondo la prospettiva culturalista il linguaggio mette ordine alla massa amorfa del pensiero: senza

linguaggio non c’è pensiero (connessione linguaggio e pensiero) > se per avere pensiero occorre il

linguaggio, gli animali che non parlano non possono pensare ! cesura netta tra gli esseri umani e

gli animali.

NON E’ PIU’ SENSATO PORTARE AVANTI TEORIE SULL’INNATISMO OFFERTE DAI FAU-

TORI DELLA G.U. O DELL’AMBIENTALISMO DEI CULTURALISTI RADICALI ! BISO-

GNA GUARDARE AD UNA PROSPETTIVA SINTENTICA = IL LINGUAGGIO E’ IL PRO-

DOTTO DELLA PRASSI COMUNICATIVA DI INDIVIDUI APPARTENENTI A UN DETER-

MINATO GRUPPO SOCIALE + LINGUAGGIO COME PARTE DI COSTITUENTI INNATI

DELLA MENTE UMANA

Tomasello, riconosce che l’incontro con Kanzi abbia determinato il suo modo di considerare le

competenze comunicative delle grandi scimmie: egli riflette sulla capacità delle scimmie di cogliere

l’aspetto intenzionale della comunicazione infatti «le grandi scimmie capiscono qualcosa dei fini e

dei punti di vista altrui». Esse dispongo di un lettore della mente che le rende in grado di compren-

dere il comportamento altrui.

Il “lettore della mente” è un dispositivo cognitivo utile nella gestione delle relazioni sociali e della

comunicazione intenzionale. Se gli animali dispongono della capacità di leggere gli stati mentali

altrui al pari degli esseri umani è una questione aperta e dibattuta.

Tomasello, anche se pronto ad affermare ciò, egli non crede in un continuum fra animali e umani >

il linguaggio umano ha caratteristiche specifiche che lo rendono un sistema di comunicazione to-

talmente diverso da quello utilizzato dalle grandi scimmie.

Secondo alcuni autori, l’evoluzione delle capacità cognitive dei primati deve essere interpretata in

un’ ottica di <<competizione sociale>>.

Gli umani hanno tratto vantaggio dalle spinte selettive che esaltano gli aspetti della cooperazione

sociale (es. nella comunicazione è più importante “perché” viene detto qualcosa piuttosto “che

cosa” viene detto). Negli umani è del tutto naturale supporre che il parlante dica qualcosa per venire

incontro alle esigenze dell’ascoltatore. Mentre gli animali sono menti competitive: «le grandi

scimmie semplicemente non vedono il gesto di indicazione altrui come qualcosa di rilevante ai loro

fini». Le scimmie non riescono ad avvalersi dell’informazione che qualcuno offre loro per risolvere

un determinato compito semplicemente perché non se lo aspettano, al contrario il linguaggio umano

è legato all’atto altruistico che il parlante mette in atto al fine di offrire l’informazione pertinente

agli scopi e alle necessità di chi ascolta perché sono incline i ad aspettarsi l’informazione giusta.

5.1 Cooperazione

Il carattere specifico della comunicazione umana trova dunque fondamento nel tratto cooperativo

delle pratiche sociali umane.

Secondo Tomasello gli umani sono guidati da attività cooperative rivolte verso un fine congiunto

WE-MODE (modalità-noi) mentre le scimmie lavorano guardando loro stesse : modalità I-MODE

(modalità-io).

L’altruismo è un fattore biologico tipico degli esseri umani come afferma Tomasello in linea con

Drwin ( anche se per molti studiosi invece l’altruismo va cercato nell’evoluzione culturale). Le

scimmie non sono capaci di scambiarsi informazioni altruistiche (produzione e non richieste) men-

tre Tomasello riconosce forme di altruismo relative ai ben e servizi anche nelle scimmie stesse.

Davvero la cooperazione e l’altruismo sto tratti specifici dell’uomo ?

Secondo de Wall, questi animali sono capaci di forme cooperative che ammettono reciprocità dei

ruoli e fine congiunto… C’è molto più egoismo in noi infatti, l’homo sapiens è una specie egoista e

volta alla sopraffazione dell’altro: una specie prepotente.

Attraverso l’empatia le grandi scimmie costruiscono gruppi sociali fondati sull’altruismo e la com-

prensione dell’altro.

Tomasello inoltre riconosce all’uomo anche <<l’altruismo informativo>>…E’ vero ?

Austin e Sherman hanno mostrato di essere capaci di uno scambio informativo cooperativo per un

fine congiunto

Risultato dell’esperimento svolto da Lyn e colleghi tra Kanzi e Panbanisha (bonobo), Panpanzee

(scimpanzè) e due bambini: utilizzano l’informazione fornita dagli sperimentatori per risolvere un

problema e sono in grado di comprendere e produrre informazioni. Dall’esperimento è emerso che

le scimmie, condividevano con gli umani, utilizzando un contesto appropriato e con un adeguato

insegnamento, la capacità di utilizzare frasi dichiarative.

La differenza fra scimmie e uomini (capacità di produrre-comprendere asserzioni) è di grado e non

di qualità. L’ambiente culturale in cui le scimmie crescono è di fondamentale importanza.

5.2 Scimmie culturalizzate

Kanzi non avrebbe mai imparato a parlare se non fosse cresciuta in un ambiente umano e non aves-

se imparato quei particolari codici. Secondo Tomasello, questi animali culturalizzati come Kanzi,

riescono nei loro compiti poiché sono cresciuti in una comunità di parlanti che gli hanno insegnato

un codice specifico.

Il carattere di unicità del linguaggio è spesso chiamato in causa per garantire uno statuto di speciali-

tà dell’essere umano nella natura. Bisogna interpretare le differenze fra comunicazione animale ed

umana in un grado continuista (critica ai neoculturalisti e neocartesiani).

Secondo de Waal il principio di parsimonia evolutiva (= prende in considerazione la filogenesi co-

mune affermando che se delle specie imparentate si comportano allo stesso modo, anche i loro pro-

cessi mentali saranno gli stessi) deve essere posto alla base di ogni indagine naturalistica della natu-

ra umana per contrastare il pregiudizio contro le scimmie e gli altri animali (agiscono in modo in-

tenzionale o meccanico?

Conclusione: Considerare gli umani, animali tra gli altri animali: differenti solo in termini di grado

e non di qualità.

Le grandi scimmie (IBRIDI) sanno fare cose con il linguaggio che si avvicinano molto al linguag-

gio umano.

Il divario fra noi e animali appare più grande perché tutte le specie che hanno caratterizzato il per-

corso evolutivo sono scomparse.

Molto probabilmente se avessimo di fronte ai nostri occhi il quadro completo delle specie che costi-

tuiscono la filogenesi del genere Homo, non solo il divario ci apparirebbe meno grande, ma avrem-

mo dei dati più convincenti per considerare il linguaggio umano in termini gradualistici e continui-

stici.

OMINIDI

<<Anziché estinguersi si erano trasformati. I costruttori di utensili erano stati rinnovati dai loro

stessi atrezzi>>. La costruzione e l’ uso di strumenti hanno modificato le mani e le menti degli uo-

mini-scimmia. La comunicazione consente agli organismi di agire nel mondo e di agire sul mondo.

Gli uomini-scimmia (ominidi) hanno imparato a costruire strumenti che possiamo considerare alla

base dell’origine del linguaggio.

Il ponte di passaggio dalla comunicazione animale a quella umana è da ricercarsi nella pragmatica

(=studia le relazioni tra i segni ed il contesto sociale e comunicativo del loro uso) del linguaggio

piuttosto che nella grammatica.

L’operazione di ricostruzione della filogenesi avverrà tramite l’analisi degli strumenti degli ominidi

estinti.

Esistono due modelli riguardo all’idea delle scimmie e se possono o meno apprendere il linguaggio:

1. Sintassi come tratto costitutivo del linguaggio ! le radici filogenetiche del linguaggio uma-

no risiedono nelle capacità di costruire strumenti di pietra (produzione di piani gerarchici di

crescente complessità) →

2. Capacità simbolica a fondamento dell’origine del linguaggio ! tratto di distinzione qualita-

tiva tra homo sapiens e altre specie .

Due sono le differenti posizioni:

—“il modello dell’emergenza improvvisa” =è emerso nella nostra specie in modo improvvi-

so circa 50.000 anni fa

—- “il modello gradualista”= la comunicazione simbolica è apparsa gradualisticamente e

non conferisce nessuno statuto di specialità agli uomini.

1. Parentele filogenetiche: scimmie, antropomorfe e antenato comune…

La storia evolutiva si innesca in quella dei primati che circa 50-60 milioni di anni fa si sono

staccati dal ceppo degli altri mammiferi dando origine ad una rapida espansione di forme

proto-scimmiesche.

Tra i 35/40 milioni di anni fa ha avuto inizio la ramificazione che ha portato alla discendenza delle

scimmie in generale.

Tra i 25/30 milioni di anni fa sono apparse le prime scimmie antropomorfe. I sopravvissuti sono:

- I gibboni, sono stati i primi a distaccarsi 18 m.a.

-Gli oranghi, 14 m.a.

-I gorilla, 8 m.a.

-Gli esseri umani, 6 m.a.

-I bonobo e gli scimpanzé, 3 m.a.

Gli scimpanzé hanno caratteristiche biologiche più simili agli ultimi antenati comuni ( denominati

UAC).

L’ UAC aveva una complessa organizzazione sociale, utilizzava e costruiva strumenti, ripari sugli

alberi e aveva un limitato sistema di richiami vocali…proprio come gli scimpanzè.

Gli scimpanzé hanno una forma di locomozione quadrupede detta “andatura sulle nocche”, ma sono

in grado di camminare per breve tempo su due piedi (bipedismo assistito). Per questo la nostra spe-

cie rappresenta l’evoluzione di un antenato che camminava attraverso una postura moderatamente

eretta . Altri pensano che il genere homo sia nato da un antenato arboricolo arrampicatore.

L’acquisizione della postura eretta ha avuto importanti ripercussioni sull’evoluzione del linguaggio

e sulla filogenesi umana.

2. Origine del bipedismo

Il bipedismo è un tratto fondamentale degli ominidi (dal bipedismo facoltativo – non era l’unica

forma di locomozione – al bipedismo obbligato – dalla nascita del genere homo 2 due milioni di

anni fa).

Con l’emergere del bipedismo si verifica uno spostamento in avanti del foro occipitale che permette

un maggiore equilibrio e quindi una postura eretta, tale postura consente l’apertura alla base del

cranio che si collega in perfetto equilibrio alla colonna vertebrale. Questo cambiamento anatomico

ha comportato successivamente l’allungamento del tratto vocale e un abbassamento della laringe

( due fattori determinanti per la nascita di un linguaggio articolato).

Il bipedismo è sorto in seguito a cambiamento climatici e ambientali: raffreddamento e inaridimento

del clima hanno prodotto una frammentazione dell’ambiente forestale: passaggio da foreste fitte e

boscaglie più aperte.

Questi cambiamenti hanno portato gli ominidi allo sviluppo di nuove strategie per sopravvivere,

scegliendo l’andatura bipede per “poter scendere dagli alberi” e scovare cibo sulla terra.

3. Alla ricerca dei primi ominidi

! Gli ominidi più antichi, vissuti tra 7/4,4 m.a., sono: Sahelanthropus, Orrorin e Ardipithecus.

-tra i 4/2,5 m.a. appaiono gli Australopithecus tra i quali si conoscono: Au. Anamensis (fossili ritro-

vati in Kenya evidenziano che aveva la locomozione bipede, smalto dentario spesso), Au. Afarensis

(costituisce l’asse portante della filogenetica degli ominidi, da questa specie provengono la maggior

parte dei fossili tra cui Lucy ritrovata in Etiopia) e Au. Africanus (ritrovato nelle grotte sudafricane

con un volume cerebrale maggiore rispetto ai precedenti). In queste grotte sudafricane sono stati

ritrovati fossili di Paranthropus tra cui il Par. Robustus, Par. Aethiopicus e Par. Boisei, dai quale è

emerso che si era avviato il processo di encefalizzazione.

4. La comparsa del genere Homo

Il genere homo ha avuto origine 2 milioni di anni fa.

L’elemento caratterizzante del genere homo riguarda le dimensioni del cervello che tenderà a cre-

scere fino a raggiungere dimensioni assai imponenti (dai 600cm³ delle prime specie ai 1350-1550

cm³ dell’Homo neanderthalensis e dei sapiens)

L’aumento delle dimensioni cerebrali è dovuto al cambiamento di dieta: da vegetali duri si comincia

una dieta basata sulla carne (caccia).

Questa nuova dieta ha comportato un cambiamento delle dimensioni del cervello (la carne è una

fonte ricca di proteine > carburante con cui si nutre il cervello) e dell’apparato masticatorio (prima

era robusto con denti molto grandi).

Inizialmente gli ominidi mangiavano dalle carcasse gli animali uccisi dai predatori della savana,

successivamente, grazia alla produzione di nuovi strumenti, hanno cominciato a cacciare.

Lo sviluppo di queste strategie è legato a nuove forme di cooperazione che hanno permesso lo svi-

luppo della comunicazione.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.vannelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Ferretti Francesco.

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