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La nuova civiltà globale secondo Havel

Havel, presidente della Repubblica Ceca, afferma che la nuova civiltà globale deve intendersi come una civiltà multiculturale e multipolare. Queste lotte per l’identità non si stanno verificando solo lungo i confini dei nuovi stati-nazione nati dalla disgregazione di regimi regionali, ma anche all’interno delle democrazie liberali. A partire dagli anni Settanta, rivendicazioni di riconoscimento di identità basate su genere, razza, lingue, retaggio etnico e orientamento sessuale, sono venute contestando la legittimità di democrazie costituzionali affermate.

Risposte alla molteplicità culturale

La risposta alla molteplicità culturale è consistita in una frettolosa oggettivazione che rischia di congelare le differenze di gruppo esistenti. In opposizione a ciò l’autrice propone un modello di democrazia deliberativa che ammette la massima conflittualità culturale all’interno della sfera pubblica e attraverso le istituzioni e le associazioni della società civile.

La maggior parte dei teorici democratici accoglie e appoggia le lotte per il riconoscimento a condizione che si presentino come movimenti per l’inclusione democratica. I movimenti che puntano a conservare la purezza appaiono inconciliabili con la democrazia. Le culture si costituiscono attraverso complessi dialoghi con altre culture. Se riconosciamo che esse sono complesse al loro interno e possono essere messe in discussione allora meritano il nostro appoggio le lotte per il riconoscimento che ampliano il dialogo democratico mediante la denuncia del carattere esclusivo e gerarchico degli assetti culturali esistenti.

Integrazione e ibridazione culturale

Il teorico democratico ammette che l’assimilazione politica di nuovi gruppi entro le società si traduce il più delle volte nell’ibridazione culturale. Inclusione democratica e conservazione delle culture non si escludono a vicenda. I diritti delle culture di mantenere la propria specificità possono realizzarsi solo attraverso rischiosi dialoghi con altre culture i quali possono condurre al conflitto quanto alla comprensione e alla conoscenza reciproca.

Uso e abuso della cultura

La cultura è sempre stata segno di una distinzione sociale; ciò che è nuovo è che i gruppi che vanno formandosi attorno a tali indicatori di identità chiedono riconoscimento giuridico e allocazione delle risorse dello stato e dai suoi enti al fine di preservare e tutelare la propria specificità culturale.

I conservatori sostengono che le culture vanno preservate al fine di tenere i gruppi separati poiché l’ibridismo genera conflitto e instabilità, scontro di civiltà. I progressisti pensano che le culture vadano preservate al fine di rimediare a modelli di egemonia e offesa simbolica che implicano disconoscimento e oppressione di alcune culture da parte di altre. Entrambi formano la sociologia riduzionista della cultura che rischia di oggettivare le culture come entità separate e omogenee.

L’autrice sostiene il costruttivismo sociale come spiegazione esaustiva delle differenze culturali. Esso suggerisce che le differenze culturali sono radicate e reali. Il costruttivismo sociale persuade che un multiculturalismo a mosaico, secondo cui gruppi e culture umane costituiscono entità chiaramente circoscrivibili e riconoscibili, sia sbagliato. Si dovrebbe guardare alle culture come a creazioni ininterrotte dagli immaginari confini tra noi e l’altro.

Si crede che l’alterità implichi dominio e ineguaglianza. Le idee e i movimenti nazionalisti respingono l’alterità costitutiva di ogni cultura e cercano di purgare la cultura da quegli elementi impuri o estranei per restituirle in tal modo integrità. Molto spesso le strategie costruttiviste hanno fallito nella spiegazione dei movimenti identitari in quanto non tengono conto delle narrazioni collettive.

Il multiculturalismo è riluttante a vedere le culture come internamente scisse e discordi e concepisce il Sè come unitario e armonico. Per l’autrice l’individuo è un intreccio di narrazioni e di contrastanti in una biografia irripetibile.

Capitolo primo

Tesi dell’incommensurabilità radicale dei sistemi concettuali di riferimento: questi ultimi sono così incommensurabili tale che non siamo neppure in grado di conoscerli, dal momento che la nostra capacità di descrivere un altro sistema riposa nella possibilità di poterne identificare determinate caratteristiche prossime alle nostre.

La comunità con cui ci si sente solidali non è etnicamente o etnocentricamente definita, non vi è alcuna sovrapposizione tra solidarietà ed etnocentrismo. Le comunità possiedono un’identità mobile e nessun confine fisso. Oggi tutti noi apparteniamo a più di una comunità, a più gruppi linguistici. Le vere nazioni, i gruppi linguistici puri e le identità etniche incontaminate costituiscono comunità immaginarie.

Il nostro senso di relatività cresce con la conoscenza di altre culture e di noi stessi. I confronti possono essere più o meno violenti tali da impedire ogni fusione vicendevole delle parti.

Universalismo etico

  • L’impossibilità dell’incommensurabilità radicale confuta la visione di culture come totalità coerenti
  • La situazione globale contemporanea crea confronti tra culture, linguaggi e nazioni perciò dobbiamo capirci l’un l’altro e intraprendere dialoghi multiculturali.
  • Una comunità diviene morale solo se stabilisce di risolvere questioni di comune interesse mediante procedure dialogiche alle quali tutti prendano parte.
  • Ogni dialogo presuppone regole normative come il riconoscimento del diritto alla pari partecipazione alla conversazione da parte degli interlocutori, tutti i partecipanti hanno pari diritto a proporre argomenti di conversazione, a introdurre nuovi punti di vista, e a mettere in discussione le regole conversazionali laddove queste sembrino escludere la voce di alcuni e privilegiare quella di altri.

Le culture consentono vari gradi di differenziazione tra:

  • Il morale, che concerne ciò che è giusto o equo per tutti noi in quanto esseri umani;
  • L’etico, che attiene a ciò che è appropriato per noi in quanto membri di una collettività specifica;
  • Il valutativo, il quale riguarda ciò che individualmente o collettivamente giudichiamo dotato di valore.

Il mondo globalizzato richiede sempre di più tradizioni culturali che non producano simili distinzioni per convivere in un mondo politico e giuridico con altre culture. Ad esempio i diritti delle donne e bambini sono visti ora alla luce di un linguaggio morale universalista sganciato dal contesto.

Non occorre accostarsi a tradizioni e mondi culturali come fossero totalità. Il metodo del dialogo culturale complesso propone di concentrarsi sulla compenetrazione delle tradizioni e dei discorsi.

Capitolo secondo

L’espressione lotta per il riconoscimento è utilizzata nel dibattito contemporaneo per segnalare la novità della nuova politica dell’identità/differenza. Le rivendicazioni della differenza di gruppo si sono fatte più rilevanti fino a relegare in secondo piano le rivendicazioni di eguaglianza sociale. L’espressione politica del riconoscimento è stata introdotta per la prima volta da Taylor che sostiene che la nostra identità è in parte forgiata dalla presenza o dall’assenza di riconoscimento altrui.

I temi centrali della sua filosofia sono lo sviluppo di una concezione intersoggettiva dell’identità basata su un modello dialogico e la rivisitazione della filosofia della soggettività moderna alla luce delle rivendicazioni di pari dignità e autenticità. I diritti individuali a un’autentica espressione di sé non procedono necessariamente di pari passo con le aspirazioni collettive al riconoscimento culturale. Autonomia diritto alla pari dignità, fonda il diritto all’autenticità, diritto di essere riconosciuto per la propria unica identità. Una società con forti obiettivi collettivi può essere liberale a condizione che sia in grado di rispettare la diversità e di poter offrire adeguate tutele dei diritti fondamentali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.tresoldi01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del dialogo interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Gomarasca Paolo.
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