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La filologia romanza

Pietro Beltrami

Capitolo 1 - Che cos'è la filologia romanza

Filologia: amore del discorso, dello studio, della dottrina → filologo: amante della conversazione. La filologia è l'arte dell'edizione critica (disciplina che analizza i materiali in cui un testo ci è disponibile, come l'autore l'ha evoluto e se tale volontà è ricostruibile).

Auerbach: la filologia è l'insieme delle attività che si occupano metodicamente del linguaggio dell'uomo, e delle opere d'arte composte in questo linguaggio. Il compito fondamentale è di mantenere i testi integri e comprensibili e far fronte al deterioramento che subiscono attraverso il tempo e i mezzi di trasmissione.

Lingue romanze: lingue che hanno tratto origine dalla frantumazione e dalle trasformazioni nel tempo e nello spazio del latino parlato nell'Impero Romano → lingue neolatine. Concetto di famiglia linguistica (derivano tutte da una fase comune, ovvero il latino).

Capitolo 2 - Prima della filologia romanza

2.1. Dante

De vulgari eloquentia (1304-1306): il latino (gramatica) è espressione dei dotti e lingua creata a partire da elementi del volgare; latino come lingua immutabile e al di sopra delle altre. Il volgare cambia nel tempo. Definisce i tre volgari: lingua d'oc (provenzale), lingua d'oïl (francese) e lingua del sì (italiano/toscano).

Anche i rimatori in volgare hanno il diritto al titolo di "poeta", ma differiscono dai poeti grandi perché questi ultimi hanno scritto in una lingua e tecnica regolari, mentre gli altri "a caso", ovvero in una lingua popolare che non ha una sistemazione né grammaticale né retorica.

2.2. Le prime grammatiche delle lingue romanze

  • Area catalana:
    • Razós de trobar ("regole della poesia"), scritte dal catalano Raimon Vidal di Besalú (1190-1220 ca); l'opera dà precetti sulla lingua; offre esempi di trovatori che siano da modello a chi vuole fare poesia;
    • Regles de trobar, rielaborazione duecentesca delle Razós de trobar in Sicilia di Jofré de Foixà su incarico del re di Sicilia Giacomo d'Aragona (1289-1291, isola sotto il dominio catalano);
    • Doctrina d'Acórt ("dottrina dell'accordo"), rifacimento in versi delle Razós de trobar scritto in Sardegna da Terramagnino da Pisa.
  • Area italiana nord-orientale:
    • Donatz proensals (Donato provenzale, Donato era un grammatico latino del IV secolo), metà di XIII secolo. Opera corredata con ampio rimario con traduzione in latino delle parole citate. L'autore si nomina Uc Faidit ("Ugo Esiliato"), forse nome d'arte del trovatore Uc de Saint-Circ, attivo alla corte di Alberico da Romano; ruolo importante nella trasmissione della poesia dei trovatori.
  • Tolosa:
    • Opera di grammatica, metrica e retorica trobadorica, promossa dal Concistorio della gaia scienza (associazione di poesia attiva dal 1323). Guilheim Molinier autore del trattato Leys d'amor ("regole d'amore", amore: poesia) in prosa, e Flors del gay saber in poesia. Ampia sezione di regole grammaticali.
  • Area del francese d'Inghilterra/anglonormanno, prime grammatiche francesi:
    • Ortographia gallica: trattatello in latino di ortografia e pronuncia (fine '200, inizi '300);
    • Donat françois di Jean Barton (inizi '400).
  • Area castigliana:
    • Gramática castellana (1492) di Antonio de Nebrija, latinista che studiò anche in Italia;
    • Dictionarium Latino-Hispanicum (1492) e Hispano-Latinum (1495) di Antonio de Nebrija; quest'ultima opera è la prima con lemmario anche romanzo;
    • Universal vocabulario en latin y en romance (1490) di Alfonso Fernández de Palencia, a due colonne affiancate: a sinistra un dizionario latino monolingue, a destra le stesse voci latine con definizioni in spagnolo.
  • Italia:
    • Breve grammatica di Leon Battista Alberti tra 1434/1438, descrive l'uso del fiorentino;
    • Regole grammaticali della volgar lingua (1516) di Giovanni Francesco Fortunio;
    • Prose della volgar lingua (1525) di Pietro Bembo.

2.3. Aspetti della riflessione linguistica

Secondo Biondo Flavio, al tempo dell'antica Roma sia dotti che ignoranti parlavano la stessa lingua ma in modi diversi (dallo stile più elevato alla parlata degli ignoranti) e che vi è stato un cambiamento nella struttura della lingua dovuto alle invasioni barbariche → processo di corruzione.

Gramática castellana: Nebrija parla del processo di corruzione e ha già chiaro il processo di formazione del futuro e del condizionale romanzi. Dedica 14 pagine alla metrica castigliana.

Del origen y principio de la lengua castellana o romance que oi se usa en España (Roma, 1606) di Bernardo Aldrete in cui afferma che l'ebraico, il greco e il latino furono in origine delle lingue "volgari" ed in seguito hanno cessato di essere tali e possono solo essere studiate.

2.4. Momenti degli studi di poesia medievale

Bembo studiò alcuni manoscritti della poesia dei trovatori e stabilì la lingua provenzale come fonte di arricchimento e perfezionamento della lingua poetica italiana. La poesia della Scuola siciliana ci è tramandata solo in forma toscanizzata nei canzonieri della poesia toscana del Duecento.

  • Les vies des plus célèbres et anciens poètes provençaux (1575) di Jehan de Nostredame; riporta le biografie di trovatori che fu subito tradotta Giovanni Giudici. Considerata un ammasso di falsificazioni, è però ricca di fascino, inoltre influenzò Stendhal nella descrizione della Provenza in una sua opera (De l'amour, 1822).
  • Recueil de l'origine de la langue et poesie Françoise (1581) di Claude Fauchet; notizie di 127 autori francesi medievali (poeti e romanzieri). Il primo a citare I Giuramenti di Strasburgo.

Gli studi antico-francesi e provenzali prendono pieno sviluppo in Francia nella seconda parte del Settecento.

Capitolo 3 - L'indoeuropeo e il rinnovamento della linguistica

La linguistica dell'Ottocento nasce da tre fattori:

  1. Nuova concezione della lingua; dipende dalle idee filosofiche e dai movimenti culturali;
  2. Scoperta del sanscrito e delle sue affinità con il greco, il latino e le principali lingue europee;
  3. Creazione di un metodo rigoroso per comparare le lingue una con l'altra.

Nel pensiero romantico, la lingua è espressione dello spirito dei popoli e le trasformazioni sono momenti della sua vita nella storia → conoscere una lingua = conoscere la sua storia. L'essere nella storia è una proprietà intrinseca della lingua; storia non solo come dimensione nel tempo (diacronia), ma il divenire dello spirito umano nella storia.

Fine Settecento → studi sul sanscrito e affinità con greco, latino e altre lingue → tutte queste lingue risalgono ad un'unica lingua antichissima (indoeuropeo/indogermanico).

Lingue indoeuropee:

  • Sanscrito; Latino, greco e antiche lingue italiche;
  • Lingue iraniche (persiano, indiano); Lingue celtiche (bretone, gaelico, irlandese); Armeno;
  • Lingue germaniche (tedesco, inglese, olandese);
  • Lingue slave (russo, polacco, bulgaro);
  • Lingue baltiche (lituano, lettone);

Osservazioni sul sanscrito: lettera del 1586 di Filippo Sassetti, mercante e uomo di lettere fiorentino; afferma che è un'antica lingua letteraria non più parlata, ma studiata come in Europa si studiano il latino e il greco; molte parole simili: Dio (deva), serpente (serpa), 6 (sas) e 7 (sapta).

Friedrich Schlegel fonda la tipologia linguistica: ricerca di classi di analogie e differenze tra le lingue che permettono di classificarle in "tipi" distinti. La tipologia moderna si orienta verso la ricerca delle proprietà comuni a tutte le lingue del mondo (es. lingue con SVO e lingue con SOV).

Schlegel → analisi delle affinità tra il sanscrito, latino, greco, persiano e tedesco. Tutte le lingue ripartibili in 2 tipi fondamentali:

  • Flessivo: funzioni grammaticali si esprimono con alterazioni della radice (lat. FACIO > FECĪ) e con suffissi organici che possono avere più funzioni (-Ī in verbi 1 p. del perf., in nomi m. p.);
  • Isolante: si accostano tra loro elementi autonomi (a una parola se ne accosta un'altra che esprime il plurale);
  • Agglutinanti: a metà tra flessivo e isolante; usano prefissi o suffissi che hanno valore fisso (es. solo di plurale) e rimangono ben distinti.

Sanscrito è un esempio di lingua flessiva, come le altre lingue indoeuropee → discendono tutte da una matrice comune, ovvero il sanscrito stesso; osserva la tendenza delle lingue europee a diventare "meno flessive" rispetto al sanscrito.

Franz Bopp e la comparazione sistematica delle forme grammaticali. Alla base del metodo vi è la morfologia → scopo di dimostrare l'origine comune e ricostruire i tratti della lingua da cui derivano. Si abbandona quindi la prospettiva lessicale → le parole passano facilmente da una lingua all'altra.

Deutsche Grammatik (1819) di Jacob Grimm è la prima grammatica di metodo storico-comparativo; libro interamente dedicato alla morfologia. Ricostruisce la morfologia del germanico comune (non attestato) attraverso la comparazione delle forme del nome, aggettivi e verbi, in gotico e nelle altre lingue germaniche antiche e moderne.

Nella seconda edizione si ha l'introduzione della fonetica; individuazione del rapporto costante fra le consonanti germaniche e quelle dell'indoeuropeo (rotazione consonantica): es. a /p/ iniziale indoeuropeo (lat. PATER) corrisponde /f/ iniziale germanico (ted. Vater). La fonetica (studio delle corrispondenze della diverse lingue) diventa parte integrante del metodo storico-comparativo.

Capitolo 4 - François Raynouard e Friedrich Diez

François Raynouard → tesi che sia esistita una lingua intermedia tra il latino e le lingue romanze attuali e che essa coincida con la lingua dei trovatori provenzali (la lingua romana che si ritrova nella cronaca latina di Nitardo che tramanda i Giuramenti di Strasburgo).

Raynouard → Choix des poésies originales des troubadours (1816-1821); contiene una grammatica della lingua dei trovatori; il secondo volume contiene un'introduzione ai trovatori; il sesto volume è una grammatica comparata delle lingue dell'Europa latina. Si tratta della più ampia e migliore raccolta di testi medievali in lingua d'oc.

Friedrich Diez:

  • Die Poesie der Troubadours (1826) tratta della letteratura provenzale fino a tutto il '200 e comprende un capitolo sulla lingua con una sintesi di grammatica;
  • Vite e opere dei trovatori (1829) è uno studio sui singoli trovatori;
  • Saggio sull'antica lirica galego-portoghese; curò anche edizioni di testi francesi e provenzali con un commento linguistico;
  • Grammatik der romanischen Sprachen (1836-1844) → pone le basi della linguistica romanza:
    • Prende in esame 6 lingue in 3 aree diverse: spagnolo e portoghese, francese e provenzale, italiano e romeno;
    • Lingue letterarie: il provenzale (in virtù della sua letteratura medievale) e il dacoromeno;
    • Presente anche una descrizione dei dialetti;
    • La sua grammatica è comparativa ma non ricostruttiva; presenta gli elementi comuni a tutte le lingue e quelli propri di ogni lingua; attenzione alla conservazione del lessico latino e all'immissione di termini di altre lingue (germaniche);
    • Fonetica: stabilisce i princìpi dell'accento e poi esamina, partendo dal latino e verificando i risultati nelle lingue romanze, tutti i suoni delle lingue romanze;
  • Dizionario etimologico delle lingue romanze (1853) novità rispetto alla tradizione erudita:
    • Primo che affronta il patrimonio lessicale romanzo nel suo insieme;
    • Impiego di un metodo scientifico: l'etimologia si fonda sulla documentazione e sull'interpretazione delle attestazioni.

Capitolo 5 - Mutamento linguistico e variazione: da Schleicher alla geografia linguistica

5.1. Schleicher e l'albero delle lingue

La lingua è pensata come un organismo vivente che si sviluppa secondo leggi proprie → idea sostenuta da August Schleicher nell'opera La teoria di Darwin e la linguistica (1863); la realtà della lingua è nel divenire perché è della stessa natura delle specie viventi.

Si affermano i concetti di genealogia e parentela linguistica (famiglia linguistica, lingue che hanno origine da una stessa lingua) → disegna l'albero genealogico della lingue indoeuropee.

5.2. I "neogrammatici", le leggi fonetiche, l'analogia

Princìpi enunciati nell'introduzione al libro Ricerche morfologiche nel dominio delle lingue indogermaniche (1878) → centralità di fonetica e morfologia. Alla base vi è l'idea che il meccanismo del linguaggio umano sia non solo fisico, ma anche psicologico; i princìpi:

  1. Ogni mutamento fonetico corrisponde ad una legge fonetica: un mutamento che avviene in determinate condizioni si riproduce sempre uguale a parità di condizioni, a patto che si resti dentro alla stessa lingua o dialetto (es. fr. A tonica latina > e in sillaba libera MARE > mer);
  2. Il meccanismo psicologico dell'analogia può produrre mutamenti irregolari rispetto alle leggi fonetiche; l'analogia è la tendenza a uniformare forme che si sentono collegate tra loro: es. fiorentino antico, 1 p.p. di pres. Ind. è –iamo per tutte le coniugazioni, mentre in latino no.

5.3. Ascoli e la prima dialettologia romanza

Graziadio Isaia Ascoli, primi lavori di dialettologia scientifica:

  • Saggi ladini (1873), dialetti ladini come sistema di lingue non più unito territorialmente, ma diviso in 3 aree:
    • Ladino occidentale (dialetti romanzi in Svizzera);
    • Ladino centrale (dialetti dell'area dolomitica);
    • Ladino orientale o friulano (dialetti del Friuli);
  • Schizzi franco-provenzali (1875), identifica un sistema di parlate intermedio tra il francese e il provenzale (francoprovenzale) in un'area che va dalla Francia sud-orientale, alcune valle piemontesi, la Valle d'Aosta e la Svizzera romanda.

Criterio d'identificazione di un sistema dialettale → individuazione di concordanze in tratti fonetici caratteristici (particolari esiti fonetici dei suoni del latino).

Saggi ladini → tratti unificanti delle varianti ladine: es. conservazione dei nessi iniziali latini consonante + L FLAMMA > flomma/flamma/flame (it. fiamma); conservazione di –s finale latina nel plurale dei nomi MANUS > mans (it. mani).

5.4. Schuchardt, il latino volgare e la teoria delle onde

Hugo Schuchardt, Il sistema vocalico del latino volgare (1866-1868); affronta con un nuovo metodo il problema del latino da cui derivano le lingue romanze → da lui in poi, il latino popolare diventa latino volgare.

Nell'impostazione storico-comparativa, i tratti di latino volgare individuati tramite la ricostruzione:

  • SPĪSSU > espesso (port.), spesso (it.), espeso (sp.), espes (prov.), espes (fr. ant.);
  • NĪGRU > negro (sp. e port), negre (prov.), nero (it.), noir (fr.);

Se ne deduce che la Ī tonica era diventata [e] nel latino parlato. Schuchardt esamina e classifica la documentazione latina anteriore al 700 ca; ne studia le grafie per capire in che modo rappresentino la pronuncia. MA materiale è molto eterogeneo e confuso→raccoglie tutte le variazioni occasionali e individuali.

Schuchardt afferma che le diverse varietà linguistiche non sono isolate ma si influenzano a vicenda → evoluzione linguistica con rapporti verticali (nel tempo) e rapporti orizzontali (nello spazio); es. di Ū > [o] nelle zone centrali, mentre in romeno Ū > [u] (innovazione più tarda rispetto a Ī > [e], dopo l'abbandono della Dacia nel 271 d.C.).

5.5. La geografia linguistica

Atlanti linguistici (Atlas linguistique de la France, 1902-1910, di Jukes Gilliéron) = è una raccolta di carte geografiche che documentano fenomeni linguistici. A partire dalla geografia, si ricostruisce la storia delle parole.

Secondo Gilliéron, le leggi fonetiche sono insufficienti come metodo di ricerca storica (danno il dato iniziale e il risultato finale, non la storia dei rapporti in cui ogni parola si è trovata con tutte le altre).

Norme areali, di Matteo Giulio Bartoli: criteri per determinare quale sia la più antica tra le forme che compaiono nelle lingue romanze; non sono norme assolute; sono norme articolate in scala (la seconda vale se non vale la prima):

  1. Area isolata; tra 2 forme, è più antica quella in uso nell'area più isolata, perché meno esposta alle comunicazioni; es. EQUA > ebba (sardo), in Toscana si ha CABALLA > cavalla;
  2. Aree laterali; tra 2 forme, è più antica quella in uso nelle aree laterali rispetto ad un'area centrale; es. EQUA > égua (port.), yegua (sp.), egua (cat.), iapă (rom.);
  3. Area maggiore; tra 2 forme, è più antica quella in uso nell'area di maggiore estensione; es. FRATER in area galloromanza, in Italia e in Romania, in area iberica si ha GERMANUS > hermano (sp.), germà (cat.);
  4. Area seriore (più tarda); tra 2 forme, è più antica quella in uso nell'area romanizzata più tardi; es. COMEDĒRE > comer (sp. e port.), in Italia e in Francia MANDUCARE > manger (fr.)> mangiare (it.).

La linguistica non può dissociarsi dallo studio della cultura in senso antropologico → etnologia + antropologia + storia delle tecniche e delle condizioni di vita → le parole rimandano ad una realtà che la lingua esprime e all'interno della quale la lingua serve per comunicare.

In Italia, progetto di Bartoli dell'Atlante Linguistico Italiano e sostenuto dalla Società Filologica Friulana nel 1924.

Vi sono anche atlanti linguistici regionali: Atlante Lessicale Toscano e Atlante storico-linguistico-etnografico friulano. Geografia linguistica → concetto di isoglossa (una linea che rappresenta il confine geografico di un particolare fenomeno linguistico).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alice_caralli07 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Lannutti Maria Sofia.
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