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La filologia nella storia della cultura

Una seconda lettura di Pinocchio

Mostrerà che è scritto in vernacolo toscano, rileggendo Dante al contrario ci si accorge che la Commedia è scritta in italiano antico. La filologia anche a un modesto grado di cultura è un evento quotidiano.

La filologia nel periodo romantico

Soprattutto in Germania, toccò una tale intensità e raffinatezza sia in ambito classico sia allargando verso ogni direzione possibile il campo di applicazione, inclusa la costituzione delle filologie nazionali. La sua valutazione continua a essere alta in epoca positivistica, ma interviene una limitazione di cui il miglior documento è una frase di Schleicher, paleontologo della glottologia: die philologie ist keine historische, sondern eine naturhistorische disziplin.

La filologia, il complesso di studi sulla letteratura, non può in quest’ottica aspirare all’assetto legislativo che appartiene alle scienze della natura fra le quali lo Schleicher e i neo grammatici suoi prosecutori annoveravano la linguistica. Croce fu editore di un'illustre collezione di classici, Serra trovava nel programma crociano degli scrittori d’Italia un “rinnovamento degli studi positivi".

Di lì a poco un umanesimo nazionalistico da dozzina poteva coinvolgere nella germanofobia il rigore della filologia classica elaborata nelle scuole tedesche. Una nuova limitazione alla filologia sorge oggi dallo strutturalismo in quanto studio di sincronie, la filologia come disciplina storica invece si collocherebbe nella diacronia.

La filologia come disciplina storica si rivela avvolta nella contraddizione: per un lato essa è ricostruzione di un passato e introduce una distanza fra l’osservatore e l’oggetto, d’altro canto conforme alla sentenza crociana che sosteneva che ogni storia sia storia contemporanea, essa ripropone la presenza dell’oggetto.

Critica testuale

Le grandi epoche filologiche sono caratterizzate da intensa attività editoriale, come per esempio in età alessandrina che elaborò la vulgata dei classici greci, o nella rinascita carolingia nel 12º secolo, o nel momento della riforma e della controriforma che operano in merito alla filologia sacra. Tuttavia è giusto ricondurre la fondazione della critica testuale nell’ambiente dove fu formulato l’assunto di una sua consistenza scientifica. Si deve inserire quindi nel romanticismo.

Il Lachman fu estensore lui stesso del metodo della filologia germanica. Lachmannismo: da qui è seguitata a svolgersi nel secolo e mezzo successivo un’opera di raffinamento, reazione e revisione per cui si può parlare anche di anti e postlachmannismo.

Unicità e plurivocità del testo

Innanzitutto bisogna determinare se il testo che si vuole riprodurre o ricostruire sia uno o più di uno. Non è lecito mescolare redazioni distinte, quando la recensione della tradizione manoscritta mette in luce solo posizioni di varianti adiafore, sono da riconoscere più redazioni che devono formare oggetto di altrettante edizioni.

Corollari editoriali

Se la recensione di una tradizione mostra opposizioni non solo di varianti adiafore ma di veri e propri errori, l’edizione dovrà essere depurata di tali errori, mentre la scelta delle lezioni indifferenti deve prudentemente portare sempre verso la medesima fonte. Ovviamente una copia che presenta errori vede diminuire la propria autorevolezza.

Opere postume incompiute

La maggiore difficoltà editoriale è data dalle opere postume e incompiute che presentano redazioni sostitutive o alternative. Ne sono esempi il De rerum natura e l’Eneide alla quale mancava l’ultima mano.

Il testo nel tempo

La filologia riapre il testo chiuso e statico e lo fa aperto e dinamico, lo ripropone nel tempo. La redazione ultima non è priva di difficoltà. Il miglioramento dovrà essere documentato in apparato, distinguendo le sedi. Solo la porzione certa potrà essere ospitata a testo pur dovendosi annotare ogni altra proposta più instabile.

Resa dell’elaborazione testuale

Il punto di vista opposto dello studio del testo nel tempo, ha il suo perno attorno al punto di vista del testo dato come immobile, questo postulato è contraddetto dall’ovvia pedagogia del testo visto come prodotto di una lunga pazienza, vi sono in merito le riflessioni di Mallarmé e soprattutto di Valery sul testo che viene visto come prodotto di infinita elaborazione e il testo fissato è soltanto una sezione, al limite uno spaccato casuale. Che la grandezza di un poeta sia anche nell’accanimento del suo lavoro è uno spontaneo orientamento che porta il filologo a rappresentare fisicamente la genesi testuale di un capolavoro.

Di Giuseppe Ungaretti, un critico attento alle varianti, de Robertis pubblicò nel 1945 una raccolta delle poesie disperse con apparato critico delle varianti di tutte le poesie. Da questa pubblicazione il poeta dovette trarre incoraggiamento a lasciar stampare due suoi libri successivi, La terra promessa e Un grido e paesaggi sempre con apparati e studi a cura di amici. Pochi mesi prima della sua morte nel 1970 una vera edizione “postuma in vita”, il volume di Tutte le poesie.

Questa restituzione fisica del testo alla sua condizione di caleidoscopica variabilità rappresenta un caso limite che è legato all’ultimo dei poeti simbolisti.

Varianti d’autore (excursus bibliografico)

L’edizione nel tempo

Ogni edizione è interpretativa, non esiste un’edizione-tipo anche perché anche l’edizione è nel tempo. All’ambizione di un testo nel tempo corrisponde l’elasticità di un’edizione nel tempo.

Rettifica degli autografi

Se perfino la dottrina del manoscritto unico (Bedier) suggerisce la correzione degli errori evidenti quindi anche gli autografi non si sottraggono a questa necessità. Resta ambigua la definizione di evidenza che non può avere il consenso di tutti e la plurivoca applicazione è smentita.

Per quanto riguarda le sviste è facile constatare che quelle puramente grafiche si classificano in sottocategorie: anticipo, ripetizione, omissione e corrispondono a quelle patologiche e poi fisiologiche: assimilazione, dissimilazione regressiva e progressiva, sincope ecc. proprie dell’evoluzione linguistica-fonetica.

Edizione diplomatica

Per la perfezione raggiunta dalla meccanica, l’edizione diplomatica che è stata utilissima un tempo ha oggi una sfera di applicazione in diritto sempre più limitata. Essa rappresenta un puro aumento di leggibilità. Una fattispecie degna di rilievo si ha nella traslitterazione e si scrive sotto l’epigrafe di edizione nel tempo.

Edizione interpretativa

Di un autografo l’edizione interpretativa riproduce ciò che interessa e omette ciò che non interessa. In sostanza essa è la traduzione o adattamento di un sistema in un altro sistema. Elementi funzionali possono assumere una consistenza oggettiva, ma il limite fra funzionalità e oggettività più spesso fissabile automaticamente può risultare solo al termine di uno scrutinio critico. Le opposizioni hanno luogo fra sostanza linguistica e rappresentazione come tra fonetica e grafia e tra rappresentazione e coscienza della rappresentazione.

La distinzione di U e V come di i e j si fa per accordo universale ma distinzione e indistinzione possono essere inglobate nell’oggetto stesso dell’espressione. La commutazione del sistema inevitabile in un autore mediamente antico porta con sé alcune contraddizioni, che sono variabili in rapporto alla finalità che l’edizione si prefigge. Se si vuol dare un’edizione del Petrarca latino secondo gli autografi nessun dubbio che vada scritto –e, nichil etc. ma se si prefigge uno scopo divulgativo sarà lecito scrivere –ae, nihil secondo tavole di traslitterazione nel complesso meccaniche.

Se però si vuol presentare a un pubblico anche non specializzato il Petrarca volgare secondo la sua grafia sorgono situazioni di cui anche quel pubblico deve essere cosciente. Le frizioni consecutive al cambiamento di sistema sono soprattutto visibili nella punteggiatura, le principali difficoltà insorgono infatti per quegli adattamenti all’uso moderno che oltrepassano i semplici mutamenti tabulari di grafemi e per i quali la moda e il gusto consentono di volta in volta una porzione fissa e una elastica.

In Petrarca c’è una pura forma di z e può essere sostituita senza danno, mentre t + i davanti a vocale risponde a un uso etimologico (Gratia) che può essere conservata senza inconvenienti.

Intermediazione tipografica e editoriale

Dopo l’invenzione della stampa anche gli autografi sono stati soliti passare attraverso l’intermediazione tipografica chi ha compiuto un livellamento formale tendenzialmente sistematico. Questi letterati o proti sono stati per secoli i depositari della correttezza grafica. I grandi del settecento del primo ottocento non davano l’ultima cura a questo aspetto del loro prodotto destinato a essere rifinito da altre mani. Scomparsi questi discreti muratori nessuna sorveglianza è più esercitata sui medesimi autori lasciati in balia di sgrammaticature non necessarie e anzi seriamente riduttive. È questo un episodio di filologismo caricaturale. Quei depositari della tradizione trovano un limite alla legittimità del loro operare quando infiggono retrospettivamente le loro norme ai prodotti di una precedente tradizione incompresa.

Archetipo

La ricostruzione testuale come la riproduzione ha però l’ovvio presupposto dell’unicità del testo. L’oggetto della ricostruzione si deve sempre assumere come equivalente dell’originale tranne prova in contrario. È opportuno riservare il nome di archetipo all’oggetto ricostruito cioè l’antenato comune all’intera tradizione in quanto distinto dall’originale perché già corrotto.

Lachmann fondava il suo metodo sul presupposto che la tradizione di ogni autore risalisse sempre in ogni caso a un unico esemplare già sfigurato di errori e lacune, quello che egli chiamava archetipo.

Trasmissione verticale e orizzontale

Nel caso più semplice la trasmissione è verticale cioè va senza deviazioni di copia in copia e ogni testimone risale a un solo genitore univoca cioè riguarda un testo fissato senza alternative. Il Pasquali chiama orizzontale trasversale una tradizione in cui intervenga più di un antigrafo per contaminazione o collazione totale o parziale. Il caso di una colazione parziale è di gran lunga il più frequente, che è quello più utilizzato da editori fedeli a un antigrafo salvo i punti insoddisfacenti per cui si ricorre ad un altro esemplare. Questo comportamento può essere proiettato a ritroso sugli antichi scribi, salva la meno facile disponibilità in quei tempi di altri esemplari che spiega il prevalere dei copisti che utilizzano più l’emandamento congetturale della collazione.

Ricostruzione

All’attestazione unica si risale verso l’equivalente dell’originale attraverso eventuali incoerenze e discontinuità di certezza avvertite nel suo interno. Il ricostruito è più vero del documento. Il divieto di Bédier agli interventi ha valore di semplice monito alla cautela verso gli arbitri.

Critica interna

La critica interna che si esercita sul manoscritto unico ma anche sugli archetipi e subarchetipi costruiti si compone di fattispecie e quindi non può essere sottoesposta a generalizzazioni esaurienti. Un maggior grado di certezza si ha quando le proposte risultano seriali. È discrezione se intervenire sugli errori o riportare i risultati della critica in apparato o altra sezione didascalica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/13 Filologia della letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Manu8881 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Decaria Alessio.
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