Dispense parte 1 – Linguistica germanica
Introduzione
La filologia germanica nasce dagli studi comparatistici dell’indoeuropeistica: l’Indoeuropeo, come il germanico comune, è una lingua ricostruita e non inventata (una sorta di ricostruzione archeologica, partendo dalla comparazione di lingue antiche come latino, greco, sanscrito e successivamente il gotico) nell’800. In seguito agli studi indoeuropeistici, è nata la disciplina della filologia germanica: studio storico, linguistico e culturale delle lingue antiche e moderne del “ceppo germanico”, cioè inglese, tedesco, olandese, danese, svedese, norvegese e islandese attuali. Il finlandese non è una lingua germanica, né indoeuropea, è uralica. La filologia è lo studio archeologico della lingua.
Lingua estinta non è sinonimo di lingua morta ma è una lingua da cui non deriva nessuna lingua moderna come ad esempio il gotico che era ricchissimo di documentazione scritta: i Goti nel IV secolo d.C. sono stati i primi a scrivere - è una lingua estinta, ma ben documentata.
La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano nelle sue componenti fonetiche, morfosintattiche, lessicali e semantiche. Tale studio può descrivere la lingua secondo due dimensioni:
- Sincronica, cioè in un momento della sua evoluzione
- Diacronica o comparativa, cioè analizzando le trasformazioni nel corso del tempo e le comparazioni con altre lingue imparentate geneticamente
Il germanico non è una lingua attestata, come il latino, ma va ricostruita. Anche la sua esistenza è un’ipotesi, in quanto disponiamo di testi scritti in lingue antiche che mostrano evidenti affinità genetiche e fanno propendere per la discendenza da un’unica lingua madre. Confrontando i vari dialetti infatti si costruisce un modello dello stadio iniziale comune che doveva essere unitario. Il germanico è quindi un modello, un’astrazione. Per ricostruire una lingua si parte dai suoni: tramite le leggi fonetiche ripercorriamo a ritroso la loro evoluzione, per ottenere formule comuni, come nel caso dell’indoeuropeo.
Per ricostruirlo ci si deve basare sugli studi degli stadi più antichi delle lingue di origine germanica:
- Gotico
- Antico alto tedesco
- Antico sassone
- Antico frisone
- Antico nordico
Alcune di queste lingue hanno in comune molte caratteristiche, dette “isoglosse” (linea immaginaria che su una cartina delimita le aree in cui si ha uno stesso fenomeno linguistico).
La suddivisione tradizionale più diffusa distingue:
- Germanico orientale (gotico)
- Germanico settentrionale (norvegese e islandese a ovest, svedese e danese a est)
- Germanico occidentale (anglosassone, antico sassone, antico frisone, antico alto tedesco) – ulteriori isoglosse hanno isolato il gruppo ingevone che raggruppa le prime 3 lingue; l’antico sassone però non ha le stesse innovazioni delle altre due lingue, raggruppate nel gruppo anglofrisone.
Non abbiamo materiale omogeneo a disposizione, né per età, né per quantità né per tipologia. Abbiamo poche iscrizioni molto antiche (II, III secolo d.C.), mentre la maggior parte provengono da parecchi secoli successivi. Partiamo dalla traduzione gotica della Bibbia nel IV secolo, passando per i documenti scritti in AGS e AAT del VIII secolo e quelli in AS del IX-XII secolo e quelli dell’antico nordico o dell’antico frisone del XII-XIII secolo. Dobbiamo mettere sullo stesso piano stadi linguistici diversi, non ben documentati e rappresentati attraverso tipi di testo molto diversi tra loro per linguaggio e stile, quali poesia, prosa o traduzioni, quest’ultime influenzate dal latino. Ogni testimonianza però getta luce sul germanico, che è mutato nel corso del tempo. Il percorso a ritroso si arresta a uno stadio relativamente recente della lingua madre che non può andare ancora più indietro fino all’origine del germanico.
Distinguiamo due fasi nel germanico:
- Protogermanico: germanico si stacca dall’indoeuropeo all’inizio o metà del Io millennio a.C. assumendo le proprie caratteristiche fondamentali (trasformazione delle occlusive e delle vocali per esempio).
- Germanico comune: nel germanico appaiono fenomeni condivisi da tutte le lingue storiche all’inizio dell’età volgare (indebolimenti e fenomeni assimilativi); poi nei primi secoli dell’età volgare le lingue germaniche hanno iniziato a separarsi. Tra queste due fasi (II-I secolo a.C.) si situa il fissarsi dell’accento.
L’IE aveva un accento mobile di tipo musicale che poteva cadere sia sulla sillaba radicale, sia su un affisso o sulla desinenza, e così è rimasto anche in germanico. All’inizio dell’era volgare, in germanico l’accento si è fissato sulla sillaba radicale causando l’indebolimento delle sillabe atone, che a sua volta ha causato ripercussioni sulla flessione del nome e del verbo.
1. Cenni di fonetica articolatoria
1.1 Le vocali e i dittonghi
Nella produzione di vocali le corde vocali vibrano e l’aria viene emessa senza incontrare ostacoli. La lingua si può spostare orizzontalmente (parte anteriore o posteriore della bocca) e verticalmente (dal basso verso l’alto). In senso orizzontale (grado di avanzamento\arretramento) distinguiamo 3 tipi di vocali:
- Anteriori o palatali (i, e)
- Centrali o prevelari (a)
- Posteriori o velari (u, o)
In senso verticale (ampiezza dello spazio tra lingua e palato) distinguiamo 3 gradi di apertura delle vocali:
- Chiuse o alte (i, u)
- Semichiuse (e, o)
- Aperte o basse (a)
Questo sistema vocalico a tre gradi di apertura è rappresentato da un triangolo:
Se vogliamo rappresentare i suoni vocalici più caratteristici dobbiamo prevedere 4 gradi di apertura delle vocali:
- Chiuse o alte (i, u)
- Semichiuse o medioalte (e, o)
- Semiaperte o mediobasse (ɛ, ɔ)
- Aperte o basse (a)
Durante l’articolazione le labbra possono essere distese (non arrotondate, non labializzate) o arrotondate (labializzate). Vocali labializzate sono: y, ʌ, ø. Un sistema di questo tipo è rappresentabile con uno schema a trapezio:
I suoni descritti sono articolati facendo uscire tutta l’aria dalla bocca e sono detti “orali”. Se invece parte di essa passa attraverso le fosse nasali, perché il velo palatino è abbassato, vengono prodotte vocali “nasali”.
I dittonghi sono emissioni vocaliche durante la cui produzione il timbro muta perché gli organi fonatori si spostano da una posizione all’altra e il timbro muta. Se l’accento cade sul primo elemento il dittongo è discendente, se cade sul secondo è ascendente. I dittonghi del germanico sono in genere discendenti. La quantità vocalica (cioè la lunghezza\brevità dei fonemi) è importante all’interno delle lingue germaniche perché ha valore distintivo: in AAT lid è membro, līd è bevanda. In antico nordico la lunghezza è segnalata da un accento acuto ‘.
1.2 Le consonanti
Nell’articolazione delle consonanti l’aria incontra un ostacolo parziale o totale quando fuoriesce dalla bocca. Se le corde vocali vibrano avremo consonanti sonore, altrimenti saranno sorde. Gli ostacoli possono essere di varia natura ed essere prodotti da diversi organi o parti di essi.
In base al tipo di ostacolo si parla di modo di articolazione:
- Occlusive: blocco totale dell’aria che si accumula contro l’ostacolo e produce il rumore
- Fricative: l’aria esce attraverso una stretta fessura e produce un rumore di frizione
- Affricate: occlusione seguita da frizione
- Nasali: velo palatino abbassato, l’aria defluisce attraverso il naso
- Laterali: l’aria fuoriesce dai lati della lingua, canale centrale ostruito
- Vibranti: vibra la punta della lingua o l’ugola
- Approssimanti: la frizione è talmente ridotta che l’articolazione è al confine tra quella vocalica e quella consonantica (si parla quindi di semiconsonanti o semivocali)
In base agli organi che producono l’ostacolo si parla di luogo di articolazione:
- Bilabiali: labbra a contatto
- Labiodentali: incisivi superiori toccano labbro inferiore
- Dentali: punta della lingua accostata agli incisivi superiori
- Alveolari: punta della lingua accostata agli alveoli degli incisivi superiori
- Palatali: dorso della lingua a contatto col palato
- Velari: dorso della lingua a contatto col velo palatino
Articolazioni secondarie: vi possono essere anche labializzazione, palatalizzazione, velarizzazione. La labializzazione comporta un arrotondamento delle labbra (si segnala aggiungendo w): il sistema consonantico indoeuropeo e quello germanico comprendevano anche consonanti velari labializzate o labiovelari.
1.3 La sillaba
La sillaba è una struttura costituita da attacco (ciò che precede l’elemento sillabico, generalmente una vocale) e la rima (l’elemento sillabico e ciò che c’è alla sua destra). La rima è costituita a sua volta da un nucleo (elemento sillabico) e da una coda. “Wort”: w: attacco, o: nucleo, rt: coda.
La sillaba è detta:
- Leggera o breve se la rima non ha più di due costituenti (né il nucleo né la coda hanno più di un elemento: -V(C)-)
- Pesante o lunga quando uno dei costituenti della rima è complesso (il nucleo è una vocale lunga o un dittongo, oppure la coda è costituita da una geminata o da un nesso consonantico: -VV(C)- oppure -VCC-)
Ad esempio, in germanico satjan “porre” la sillaba sat è leggera (la rima è at, cioè vocale semplice + consonante), mentre AAT. wort “parola” è un monosillabo con rima pesante o lunga (vocale a + nesso consonantico rt). Se una sillaba riceve l’accento principale è detta accentata o tonica, altrimenti è disaccentata o atona. La sillaba può essere infine aperta se termina in vocale (fa-ran “viaggiare”) oppure chiusa se la vocale è seguita da una consonante (set-tan “porre”).
Innovazioni del germanico rispetto all'indoeuropeo
- Riduzione delle vocali
- Rizotonia: l’accento si fissa sulla sillaba radicale (nell’indoeuropeo era tonale, come nelle lingue asiatiche)
- Mutazione consonantica
- Esito delle sonanti (sonanti: consonanti liquide e nasali che fanno da sillaba)
- Riduzione dei casi: da 8 casi a 4 casi (Padre nostro da vocativo a nominativo)
- Si crea una declinazione debole di sostantivi e aggettivi oltre a quella forte > doppio tipo di declinazione a seconda della frase
- Ai verbi forti (7 classi) si affiancano i verbi deboli (caratteristica del germanico, prima sono 4 poi 3 classi): categoria - catalizzatore dei neologismi. Esiste ancora in tedesco mentre in inglese i verbi regolari sono deboli, gli irregolari sono forti.
- Lessico germanico (nuovo): e.g. campo bellico
Le prime 4 sono innovazioni fonetiche
2. Il vocalismo
Per quanto riguarda il vocalismo germanico, esso è sorto da evoluzioni di due tipi:
- Processi spontanei e acontestuali, non condizionati dai suoni circostanti. In questa fase avviene una ristrutturazione rispetto al sistema dell’indoeuropeo
- Processi di fonetica combinatoria e contestuali, cioè determinati dal contesto fonico e interessano tutte le lingue germaniche antiche. In questa fase vi sono state trasformazioni che hanno aumentato la frequenza di alcune vocali e ne hanno prodotte di nuove.
Le trasformazioni riguardano la sillaba tonica (accentata). In un primo momento infatti l’evoluzione del vocalismo dall’IE al germ è stata uguale in posizione tonica e atona, ma poi in seguito al fissarsi dell’accento si sono create condizioni differenti. Le vocali in sillaba accentata si sono conservate o hanno subito l’influsso dei suoni circostanti, mentre quelle in sillaba atona hanno subito un indebolimento che è proseguito con diversa intensità e diversi esiti secondo le lingue.
2.1 Fenomeni spontanei
2.1.1 Vocali brevi e lunghe schwa
Indoeuropeo: sistema con cinque vocali + [ə] (“la vocale dell’uomo che sta per niente morire”, significa in ebreo). In germanico avviene una ristrutturazione del sistema a causa di una confluenza: IE a, o > germ a
- IE. agros > germ. akraz > got. akrs, an. akr, as. akkar, ata. ackar (campo); IE por- > germ far- > got faran, an fara, AGS as AAT faran “viaggiare”
- IE ā, ō > germ ō
- IE b rātēr > germ brōþēr > got brōþar, an bróþir “fratello”
- IE ə > germ a
- IE pətēr fa þēr fadar, faþir, fadar, fatar
Si è quindi verificata una riduzione delle vocali con questi cambiamenti, che ha creato un sistema asimmetrico (perdita di o, ed ā). Nel germanico comunque sembra sia comparsa una seconda ē (ē2, diversa da ē1 dell’IE) che sembra derivare dall’ei indoeuropeo.
Si trova: hēr- in alcuni termini, es. got., an., AGS., AS. (qui) tēgula tigl, tigele, tégala, - in alcuni prestiti dal latino, es. lat. > an. AGS. AS. ata. ziagal (tegola) - nel preterito dei verbi forti di VII classe del germ. sett. e occ. Un’altra caratteristica che le differenzia è l’esito che hanno avuto nella magior parte delle lingue germaniche: nel gotico si riuniscono entrambe come ē, mentre nelle altre lingue rimane tale, mentre ē2 ha un esito più aperto:
Esempi di ē1:
- d ē dēþi- -dēts, þ, ēh- ie. -(porre, fare), germ. > got. aisl. dá AGS. dǽd, afris. dād, hdād, tāta. (azione)
Già dallo stadio del germanico comune si parla dell’esistenza di due diversi timbri di ē (aperta e chiusa) che ha restituito al sistema delle lunghe il grado di massima apertura, scomparso per la confluenza di IE ā, ō > germ ō. Esiste una teoria secondo la quale la comparsa di una seconda ē più chiusa avrebbe spinto ē1 ad evolvere in ā in tutto il germanico sett. e occ., colmando la lacuna del sistema delle lunghe.
2.1.2 Esiti delle vocali nelle lingue germaniche
I diversi esiti di ē nelle lingue germaniche sono dovuti ai processi di riequilibrio nel sistema delle vocali lunghe e costituiscono un’eccezione. La maggior parte delle vocali brevi e lunghe ricostruite per il germanico le ritroviamo nelle singole lingue, eccetto alcuni fenomeni spontanei:
- Germ. e > got. i
- L’innalzamento in gotico: germ a > AGS. æ
- La palatalizzazione in AGS.: tranne in presenza di suoni velari o se seguita da nasale
- Germ. ē > ata. ia
- La dittongazione di due vocali lunghe in ata.: germ. ō > ata. uo
Esempi: dagaz dags, dagr, dāg, dag, tag - germ. > got. an. AGS. æ AS. ata. (giorno); fōt- fōtus, fōtr, fōt, fuoz- germ. > got. an. AGS. AS. ata. (piede).
2.1.3 Dittonghi
In indoeuropeo erano lunghi o brevi e costituiti dalle vocali aperte “a, o, e” seguite da vocali chiuse “i, u”: ai, au, oi, ou, ei, eu. IE o> germ a In germanico ci sono solo dittonghi brevi; il passaggio da IE oi\ou > germ ai\au è sempre, anche nei dittonghi ( ei ), e il dittongo IE. in germ. si monottonga a per un’assimilazione a contatto.
In germanico abbiamo dunque solo 3 dittonghi, che non continuano invariati nelle singole lingue germaniche (tranne in AN.), ma si tende a ridurre le distanze per agevolare la produzione dei suoni. I dittonghi ricostruiti sono costituiti da elementi distanti fra loro sia per grado di apertura sia per anteriorità\posteriorità (dunque queste distanze verranno ridotte fino a giungere all’assimilazione totale).
Esempi:
- IE oi, ai> germ ai - IE stāi- > germ stainaz > got stains, an stein, AGS stān, AS stēn, AAT stein “pietra”
- IE oinos > germ ainaz > got ains, an einn, AGS, ān, AS ēn, AAT ein “uno”
In gotico “ai” (elemento aperto a+ anteriore chiuso i) è un dittongo, un monottongo o probabilmente una vocale aperta lunga. Gli esiti nelle varie lingue di questo dittongo sono suoni ancora anteriori, per effetto di assimilazioni a contatto:
- Monottongazioni che si situano prevalentemente nell’area anteriore di media apertura (got., AS., AAT.)
- Assimilazioni parziali tramite l’innalzamento di a verso i (ai > ei).
- Tendenza ad armonizzare il secondo elemento al primo (in AGS abbassamento di i con esito monottongato che consente di recuperare ā).
Inoltre, in AN. ci sono esiti monottongati velari ( é davanti a h, r) e palatali davanti a h < g , ai ei ē finale poi caduta; in AAT. il germ. continua come ē ma monottonga ah, r, w davanti a e in posizione finale di alcune interiezioni.
Esempi:
- Germ. faihaz > AN. fár (colorato)
- Germ. laizjan > AAT. lēren (insegnare) IE ou, au > germ au
- IE aug - > germ auk- > got. aukan, AN. auka, AGS . ēacian, AS. ōkian, AAT. ouhhōn “accrescere”
- IE roud os > germ rauþaz > got rauþs, AN rauðr, AGS rēad, AS rōd, AAT rōth “rosso”
In gotico “au” (suono aperto a+ elemento velare chiuso u) è un dittongo, un monottongo o probabilmente una vocale aperta lunga. Tranne in antico norreno, gli esiti sono speculari a quelli del dittongo ai.
- Monottongazioni si situano nell’area velare di media apertura.
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