Filologia germanica
Introduzione
La parola filologo (philologos, chi ama la parola) in Grecia si riferiva a coloro che amavano le discussioni filosofiche ed erudite, inizialmente, ma già nel III secolo a.C. con Eratostene di Cirene definiva quei letterati che avevano interesse a studiare un’opera sotto il profilo testuale e grammaticale. Nel Romanticismo la filologia diventa la disciplina che mira a indagare e definire una cultura antica o moderna attraverso lo studio di testi letterari e dei documenti in lingua, ricostruendoli nella loro forma originale. Il filologo quindi ha il compito di identificare la versione autentica di un testo. Oggi le opere letterarie sono esemplari identici. Prima dell’invenzione della stampa era un fatto artigianale; caratteristica dell'artigianato era la sua originalità e unicità. Si commettevano errori. Man mano che la copiatura si protraeva, gli errori si accumulavano e il testo veniva alterato sempre di più. Gli errori potevano essere accidentali o intenzionali. Le biblioteche erano molto precarie, spesso la copia d'autore andava perduta. Quasi la totalità della letteratura antica e medioevale ci è pervenuta in copie più o meno corrotte. Il compito del filologo è di risalire dalle versioni tramandate al testo originale. Nel Medioevo in Europa si scriveva in lingua romanza, germanica, celtica o slava. Le lingue romanze derivano dal latino (italiano, spagnolo, romeno, portoghese, francese), quelle celtiche sono quelle parlate dalle popolazioni del nord Europa (Galli, Bretoni...), le lingue slave sono russo, bulgaro, polacco, ucraino, le lingue germaniche oggi sono tedesco, inglese, nederlandese, frisone, danese, islandese, norvegese più alcune lingue estinte (Gotico, Sassone, Vandalo, Burgundo), quelle parlate dalle popolazioni barbariche che i Romani chiamavano 'Germani', stanziate su un territorio che comprendeva Scandinavia Meridionale, Nord Europa ad Oriente del Reno fino al Mar Nero e che furono causa della caduta dell'impero romano. Il problema è che le lingue germaniche, a differenza delle lingue romanze, non hanno un precursore attestato. Per sopperire alla mancanza, si ragiona induttivamente, si ricostruisce l’ipotetica lingua confrontando le lingue derivate. La lingua arcaica è chiamata protogermanico.
La storia della filologia germanica
Nella seconda metà del XVIII secolo la filologia germanica nasce come scienza in Germania dove si forma una “scuola” romantica, per esaltare lo spirito germanico originario, rivalutare il Medioevo e i suoi ideali cavallereschi e mistici. Franciscus Junius pubblicò nel 1665 il Codex Argenteus, il più importante testimone della traduzione gotica della Bibbia, scoperto un secolo prima nei pressi di Colonia. Crede di riconoscere nel gotico la lingua germanica originaria, ma alcuni decenni più tardi venne smentito. L’affinità tra le lingue (inizialmente soprattutto tedesco, latino e greco) venne studiata a fondo da Leibniz, che capì quanto fosse essenziale stabilire una parentela tra le lingue per individuare le relazioni storiche tra i popoli. Così si intraprese la strada della comparazione linguistica, che si diede poi un metodo e un obbiettivo: ricostruire la lingua originaria attraverso la determinazione dei rapporti intercorrenti tra le lingue diverse. Da qui l’arrivo all’Indoeuropeo, lingua madre originaria. Le lingue germaniche inizialmente sono studiate come uno dei rami dell’Indoeuropeo. Schleicher illustra la ricostruzione dell’Indoeuropeo attraverso la teoria dell’albero genealogico (Stammbaumtheorie), che però non prevede, dopo la separazione dal tronco comune, contatti tra i vari rami dell’albero. Si contrappone a questa teoria la teoria delle onde (Wellentheorie) di Schmidt: come un sasso gettato in uno specchio d’acqua provoca un’onda che si estende sempre più in cerchi concentrici, così un’innovazione linguistica, sorta in un determinato punto, si estende alle aree vicine perdendo intensità. Quindi le caratteristiche condivise da lingue geograficamente confinanti dipendono da contatti tra i rispettivi parlanti. Rasmus Rask (danese) nel 1814 dimostra la parentela delle lingue germaniche tra loro e di queste con il celtico, lo slavo, il latino e il greco e per la prima volta individua quei mutamenti fonetici tipici delle lingue germaniche (mutazioni consonantiche), fenomeno definitivamente codificato da Jakob Grimm. Le eccezioni alla Legge di Grimm, sono spiegate dal linguista danese Verner: sul piano teorico dimostra la possibilità di spiegare certi fenomeni fonetici esaminandoli all’interno del contesto in cui compaiono, sul piano pratico fornisce indicazioni importanti relative all’accento germanico. Nel 1878 appare il manifesto dei Neogrammatici che fanno proprie le teorie evoluzionistiche di Charles Darwin, considerando la linguistica come scienza esatta e le lingue come esito di azioni di leggi ineccepibili che regolano il mutamento linguistico. Ovviamente si trovano di fronte a fatti non spiegabili dalle loro “leggi” e, costretti dall’evidenza, reagiscono ricorrendo al principio dell’analogia, considerata comunque un elemento di disturbo nella regolarità dei processi fonetici (es. it.suona è regolare < lat. sōnat, perché la -ō tonica dittonga in italiano, ma suoniamo è “irregolare” perché < lat. sōnamus in cui -ō è atona, dunque non soggetto a dittongazione; suoniamo viene reso quindi per analogia con suona). Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del 900 l’interesse per la cultura e le lingue germaniche si risveglia anche al di fuori dell’Europa.
Le lingue indoeuropee
Sono lingue indoeuropee il celtico, il germanico, il baltico, lo slavo, il tocario, l’italico, il latino, l’albanese, il greco, l’ittito, l’armeno e l’indoiranico. Attestano una tradizione “minore” il venetico e il messapico. Il primo era parlato nell’Italia nord-orientale dai Proto-Veneti, il secondo la lingua dei messapi (antica popolazione della Puglia).
- Il celtico si divide in continentale e insulare: il primo parlato in Gallia e Italia, poi sostituito dal latino, il secondo si suddivide ancora in gaelico e britannico. Il gaelico comprende l’irlandese, lo scozzese e il mannese (parlato nell’isola di Man ed estintosi nel 1938), il britannico era parlato nella zona corrispondente alla Gran Bretagna e subì un forte influsso latino durante la dominazione romana. In seguito alle invasioni delle popolazioni germaniche (Angli, Sassoni e Iuti), gruppi di Celti si ritirarono nel Galles, dove sopravvive il gallese, in Cornovaglia, dove il cornico si estingue nel XVIII secolo, e in Bretagna, dove sopravvive il bretone.
- Il germanico si divide in orientale, occidentale e settentrionale; il primo si identifica con il gotico, il germanico occidentale comprende l’inglese, il frisone, il nederlandese, l’afrikaans, il tedesco e lo jiddisch, al germanico settentrionale appartengono l’islandese, il norvegese, il danese, lo svedese e il feroese.
- Il baltico si suddivide in occidentale e orientale; il primo è rappresentato principalmente dal prussiano antico documentato a partire dal XV sec ed estinto nel XVII. Le lingue baltiche tuttora parlate son il lituano e il lettone (documentate dal XVI sec).
- Lo slavo si divide in occidentale, meridionale e orientale. Il primo comprende il ceco o boemo, lo slovacco, il polacco e altri dialetti minori. Lo slavo meridionale comprende lo sloveno, il serbo, il croato, il bulgaro e il macedone. Lo slavo orientale comprende il russo, il bielorusso e l’ucraino.
- Il tocario con il tocario si indicano due lingue imparentate, il tocario A e il tocario B, documentate da testi di contenuto religioso risalenti al primo millennio d.C.
- L’italico si suddivide in osco (Italia meridionale da IV sec a.C. a distruzione Pompei 79 d.C.), umbro (popolazioni tra Adriatico e il corso del Tevere) e dialetti sabellici, cioè i dialetti dell’Italia centrale. All’umbro appartiene il più importante documento di tutta l’Italia antica, le Tavole di Giubbio.
- Il latino attestato a partire dal VI secolo a.C., si espande grazie all’impero romano, sostituendo in Italia i dialetti italici. Dal latino derivano le lingue romanze: romeno, italiano, sardo, ladino, francese, provenzale, catalano, spagnolo, portoghese.
- L’albanese attestato a partire dal XVI secolo d.C. comprende due dialetti, il tosco e il ghego.
- Il greco documentato già nel XIV secolo a.C. Dal primo millennio inizia la sua frammentazione in ionico, attico, eolico, dorico, arcadico, cipriota, panfilo. Verso la fine del IV secolo a.C. si forma sul dialetto attico una lingua letteraria comune detta koiné, che elimina gli antichi dialetti gradualmente.
- L’ittito era usata dalla classe dominante dell’impero ittito (Asia minore).
- L’armeno attestato a partire dal V secolo d.C., è parlato nella repubblica Armena e in alcune zone della Turchia e della Persia. Si distingue in orientale e occidentale.
- L’indoiranico è costituito da indiano e iranico, nella fase antica i dialetti indiani si suddividono in vedico e sanscrito. Quest’ultimo è la lingua della letteratura classica dell’India.
Il germanico tra le lingue indoeuropee
Le lingue germaniche formano un gruppo a sé perché presentano una serie di isoglosse comuni che le differenziano da altri gruppi di lingue. Da qui scaturiscono due problemi: la posizione del germanico all’interno delle lingue indoeuropee e la classificazione delle lingue germaniche. Il carattere di appartenenza all’IE del germanico non è mai stato messo in discussione; tratti che indicano l’appartenenza all’IE sono:
- Il sistema vocalico e consonantico
- L’apofonia
- La flessione nominale e verbale (stesso sistema di desinenze e suffissi dell’IE)
- La struttura della parola, che presenta sempre la radice
- Il patrimonio lessicale (numerali, nomi di parentela, ecc.)
- Il sistema di formazione di neologismi
Più complesso è il rapporto reciproco che il germanico ha con altre lingue indoeuropee. Quando ci troviamo davanti a delle concordanze con altre lingue bisogna distinguere tra concordanze fonetiche, morfologiche, lessicali o sistematiche (che riguardano la comunità sociale). Quando si verificano almeno concordanze fonetiche, morfologiche e lessicali, allora si può ipotizzare una fase anteriore unitaria delle due lingue a confronto. Nel confronto con l’indiano e con il greco e l’armeno abbiamo delle radici lessicali che si possono spiegare ipotizzando una fase comune antecedente. I rapporti con l’armeno in particolare si possono spiegare con delle concordanze fonologiche, poiché quest’ultimo presenza innovazioni che si possono relazionare con la mutazione consonantica germanica. Per quanto riguarda il baltico e lo slavo, vi è una parentela culturale, è possibile affermare che il germanico non può essersi formato indipendentemente dal baltico perché la struttura grammaticale del germanico è quasi sicuramente il risultato della vicinanza con il tardo baltico (cfr formazione dei numerali, isoglosse lessicali, desinenze del dativo plurale). Interessanti sono le concordanze germanico-venetiche, pur essendo solo due, entrambe di carattere morfologico. Una riguarda l’accusativo singolare del pronome di prima persona (venet. meXo got. mik < i.e. *mē-). L’altro concerne il pronome d’identità “stesso”, in venetico è attestato un “a se stesso” - selboisselboi. Numerosi sono i rapporti che legano il germanico al latino e all’italico (fonetica, morfologia, lessico). Es. esito -ss- da un ie. *-tt-. Interessante sono le isoglosse morfologiche sull’utilizzo di una rad. *bheu- accanto a *es- nella flessione di tipo supplettivo del verbo essere (lat. sum:fui, ata. bim:sint). La singolarità è che la spinta originaria è la stessa ma la realizzazione è diversa e indipendente.
Vi sono alcune innovazioni esclusive del germanico:
Classificazione e divisione delle lingue germaniche
La classificazione tripartita ha il suo modello iniziale nel cosiddetto “albero genealogico” di Schleicher. Grafico proposto da Nielsen vs grafico proposto da Ramat: Streitberg appone ulteriori modificazioni: Purtroppo tale classificazione è una pura e semplice ricostruzione astratta, disancorata da una dimensione temporale o spaziale. Wrede rimette in discussione il problema, pur riconoscendo e accettando una sostanziale unità del germanico occidentale, che vede così diviso: Colpisce la posizione del sassone e del basso tedesco; quest’ultimo sarebbe sorto dal primo, in conseguenza di un forte influsso dell’alto tedesco. Wrede modifica notevolmente le sue idee individuando nell’influsso che il gotico ha esercitato sui dialetti ingevonici della Germania meridionale il punto di partenza per spiegare le modifiche che ha poi subito il germanico occidentale:
Il difetto fondamentale di tale ricostruzione è di natura storica: non avrebbe potuto manifestarsi un influsso gotico di tale portata dato che negli anni proposti (V-VIII sec) i Goti erano già in Italia e in Spagna. La tappa più significativa è rappresentata da Maurer, perché viene demolito il concetto di germanico occidentale e perché viene affermato che la risoluzione del problema richiede dati che vanno al di là della linguistica. Erminoni, Ingevoni, Istveoni e Illevioni sono posti tra parentesi perché sono aggregazioni di tipo religioso e non rappresentano gruppi linguistici. Di Germani occidentali non si parla perché i Goti dovevano essere ancora nelle sedi scandinave quindi o concorrevano a formare il gruppo degli Illevioni o appartenevano al gruppo degli Ingveoni.
Una proposta molto innovativa è quella di Kuhn: “le sedi che i gruppi etnici, stirpi e parti di singoli stirpi occuparono allora, hanno determinato il loro destino linguistico”. Le proposte di Kuhn non hanno avuto una rappresentazione schematica ma possono essere riassunte nel grafico a sinistra. Si possono muovere alcune obiezioni: lo studioso non dà alcuna importanza ai movimenti dei Germani verso l’Europa Centrale e Orientale intorno al I millennio a.C; basarsi su ricostruzioni da materiale runico è rischioso perché aleggia tra troppe incertezze; infine, lo studioso nella trascrizione di toponimi e antroponimi germanici assegna loro troppo credito.
Alla teoria delle onde si ispira Kufner che propone lo schema a sx, rivisitato da Ramat nello schema a dx. La linea 1 attesta che al momento del distacco del gotico fino al V sec quel che resta del germanico non presenza differenziazioni dialettali. La linea 2 è tracciata sulla constatazione dell’esistenza di isoglosse gotonordiche. La linea 3 indica che la documentazione scarsa dei rapporti tra il gotico e il germanico dell’Elba non impedisce di ipotizzarne storicamente l’esistenza. La linea 4 localizza il germanico occidentale. La linea 5 dà conto del formarsi dell’ingevone o anglo-frisone a causa dei contatti tra l’inglese, il frisone, il sassone. I dati linguistici mancano di qualsiasi differenziazione temporale.
Né la teoria delle onde, né quella dell’albero genealogico sono, quindi, in grado singolarmente di offrire un modello soddisfacente della classificazione delle lingue germaniche. Solo cercando di unificare i due schemi si può arrivare ad un modello soddisfacente. Ecco il tentativo di sintesi proposto.
- Freccia 1: indica che quando il gotico si è staccato dal germanico si è evoluto, prima di diventare gotico “vero”, a contatto con la lingua di quei Germani dell’Elba.
- Frecce 2: attestano che non soltanto ci furono rapporti tra il nordico antico e il germanico del Mare del Nord ma che tali condizioni si verificarono anche con le altre lingue dell’area occidentale, con il germanico del Resno-Weser e dell’Elba.
- Linea 3: evidenzia la partecipazione del germanico del Reno-Weser alla costituzione del basso tedesco.
- Freccia 4: rimarca che il sassone antico ebbe come spinta principale l’anglofrisone.
- Freccia 5: sottolinea la pressione che l’alto tedesco a esercitato sul basso tedesco, fino al punto da assorbirlo quasi completamente (dando vita al tedesco).
- Freccia 6: l’islandese ha esercitato una forte influenza sul norvegese occidentale, pur sviluppandosi da esso.
- Freccia 7: norvegese occidentale si allontana dall’influsso insulare e viene attirato dall’orbita del norvegese orientale.
Il protogermanico
Si parlava approssimativamente verso il II secolo a.C.; discendono lingue come:
- Gotico (parlato in Italia fino al 552 d.C. e in Spagna fino al 710)
- Vandalo (parlato in Africa settentrionale per 50 anni dopo la caduta dell'Impero Romano)
- Burgundo (parlato dove oggi c'è la Borgogna.)
Da esso sono derivate le lingue germaniche (svedese, danese, norvegese, islandese, inglese, tedesco e nederlandese). Verso il V secolo d.C. abbiamo lingue che si differenziano dal protogermanico, come il gotico, il vandalo e il burgundo. L'evoluzione delle lingue germaniche è più rapida di quelle romanze, perché il latino aveva una forte tradizione letteraria e l'impero aveva una struttura centralizzata solida (che permetteva unità anche linguistica). Il protogermanico invece era parlato da una tribù di seminomadi senza scrittura, in un territorio vasto e inospitale. Non abbiamo nessun testo scritto in protogermanico, solo documentazioni delle varie lingue germaniche, tutte di epoca medioevale, dopo la caduta dell'Impero Romano. La lingua germanica di più antica attestazione è il gotico, documentato intorno al V, VI secolo. L'inglese e il tedesco sono documentate a partire...
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