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4. dell’arte, tentativo di sublimare tutto questo all’interno d una capacità di messa

in scena. Ci danno un tempo ritrovato, e parrebbe il tentativo, nell’ordine della

conoscenza, di trovare un tempo originale assoluto che comprenda tutti gli altri. Il

tempo perduto è ricomposto nella scena, che è il tempo ritrovato.

Non sono qualcosa di ragionato, di razionale, che si può scegliere.

Deleuze:

i segni dell’amore ci fanno attraversare esperienze in cui il soggetto è diviso. Si è

divisi tra i segni dell’amore e i segni mondani, che portano via l’esclusività

dell’oggetto d’amore. Il tentativo di P. di riprendere questa scissione in una

sublimazione che posa colmarsi nel grande progetto che è ‘opera, ogni istante della

vita nell’opera per scoprire troppo tardi che è un abbaglio, ma questo è ciò che ci fa

entrare vivi nella morte. “Ogni segno ha una dimensione temporale privilegiata”,

ovvero ogni segno dell’amore, sensibili, mondani, non possono essere segni possibili

senza l’aspetto erotico; mentre i segni dell’arte sono il tentativo di sublimare questo

aspetto erotico dentro una identità desiderante. Ogni segno ha una sua scansione

temporale. Mentre noi siamo stratificazioni temporali. Il grande contributo che da P.

con la sua opera è che il tempo ritrovato è un abbaglio, un errore, cecità per eccesso

di luce. non significa sbaglio, ma che la verità è un abbaglio, non è in grado di esser

posseduta, e si cerca sempre d compensare questo con oggetti parziali. Cerchiamo di

eludere rapporto abbaglio-verità e dispieghiamo la realizzazione effettiva o fantastica

degli oggetti parziali, e godiamo dei successi parziali che si ottengono. Il tentativo di

P. è un gesto assoluto, che è un abbaglio. Siamo perversi per necessità, il problema è

se siamo in grado di avere un uso della perversione, che può permetterci un uso che

che ci riporta a misurarci, di una istanza assoluta che non possiamo possedere, che è

il punto di insorgenza, il momento inaugurale, ovvero essere vivi nella morte.

Ogni segno ha dimensioni temporali privilegiate ma ognuno di essi si espande anche

nelle altre linee. Il fatto che il sog. è diviso non significa che è scisso, di tante parti,

ma che precipita da un’intensità all’altra, le intensità si intersecano. Questa divisione

non può non spingere nel grande progetto. Non si tratta di fare una distinzione tra i

segni; essi sono delle soglie dove nel momento in cui si passa da un punto all’altro da

segni differenti ma anche punti comuni. Il tempo ritrovato reagisce a sua volta sul

tempo perduto. Si intersecano, non sono movimenti dialettici. I segni hanno questa

temporalità a loro particolare e al tempo stesso di attraversarsi l’uno con l’altro. D.

dice “nel tempo assoluto dell’opera d’arte si uniscono tutte le altre dimensioni

trovando la verità di ciascuna, come siano in grado di contenere tutto e questo

attribuisce ad ogni segno la sua verità . Il grande progetto è di sublimare questi segni

all’interno del tentativo di riconoscerli e attribuire loro la verità.

Anche se io metto in atto delle facoltà di intelligenza, memoria hanno parzialità, creo

un’abitudine su una modalità su cui mi organizzo. Sono elementi che metto in atto ma

che non funzionano, hanno movimenti di parzialità all’interno dei quali mi adeguo e

questa modalità di organizzare le mie abitudini paventa sempre qualcosa che le può

spezzare. Questa contraddizione rivela forse un fantasma fondamentale. Questa

contraddizione non è qualcosa che dev’esser risolto ma qualcosa da attraversare.

Emerge come noi rispetto questi problemi ci facciamo una rappresentazione di ciò

che è fantasma. Il fantasma è ciò che ci afferra, quindi questo è ciò che ci rende vivi

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in un qualcosa in cui non possiamo stare, è una casella vuota. Non siamo in grado di

amare l’amore e cmq non dovremmo nemmeno stare li, e non abbiamo alcuna

ambizione ad essere Dio e solo questo sta li dove è l’amore.Dio ama la sua creazione,

le creature che sono un’accidente perverso per l’origine del peccato. Amare l’amore è

il tentativo di una perversione assoluta. Se P. riuscisse a tenere tutto nell’opera

sarebbe Dio, ci restituisce invece come essere delle soggettivazioni nel tempo, che è

l’unica cosa che abbiamo e che non possiamo avere.

I segni sono 3+1 (segni dell’arte) hanno messo in evidenza di come si intersechino e

ritornino al tema della gelosia: “vediamo il geloso mettere le risorse della memo. a

servizi dell’interpretazione dei segni. Ma aggiunge che la gelosia si spinge più in la

dell’amore perché coglie come i segni dell’amore sono segni di mondi possibili,

quindi la gelosia mi spinge nelle fantasie di mondi possibili, non mi accontento di che

arrivano i segni, che arrivano da mondo possibili quindi la mia immaginazione si

orienta sul come e con chi li avrà imparati. Sentiamo un’esclusività che non è

esclusiva. E’ nell’ordine della ripetizione, non c’è mai quel punto ove qualcosa nasca

esattamente nell’incontro con noi. La nascita ci scarta, non siamo mai in grado di

misurarci con la nascita. La gelosia mi fa cogliere come sia legato a mondi possibili,

che mi spinge all’intelligenza, all’interpretazione, e devo ricorrere alla memo. per far

questo. Ho bisogno dunque della memoria che è al servizio di questa operazione. Se

la gelosia prova a spezzare il tempo, l’intelligenza interpreta ciò che la memoria

riesce a contenere. Ovvero le menzogne dell’amato, che è il sapere che

inevitabilmente i segni dell’amore nascondono ciò che rivelano. “Anche in questo

caso la memoria, non essendo sollecitata volontariamente, può solo fornire un

rapporto volontario”. La memoria cerca di registrare tutto, sollecitata dalla gelosia, in

modo che contenga tutto ciò che l’intelligenza può interpretare. Siamo nell’ordine di

una memoria volontaria, così come l’intelligenza, che arriva sempre troppo tardi

rispetto ai segni da decifrare. La gelosia vuol far anticipare i segni dell’amore e

l’intelligenza e la memo. cerca di contenerli arrivando sempre dopo. Tanto è vero che

la memoria del geloso vuole registrare tutto, non che la memo. del geloso voglia

registrare ciò che intuisce essere il punto della menzogna, bensì vuole registrare tutto.

Solo cosi può dopo permettere all’intelligenza di interpretare ciò che la gelosia ha

intuito e la memoria non ha visto. La memoria non è selettiva ma registra tutto, non

sa cosa, spinta dalla gelosia. Questo è un aspetto di sublimazione della memoria, ed è

anche il punto dell’abbaglio della memoria.Il problema su cui ci troviamo immersi

dell’esperienza amorosa evidente è questa paradossalità dell’entrare vivi nella morte,

amare probabilmente vuol dire sentirsi vivi nella morte, nel tempo che passa, tuttavia

il paradiso è che questo sentirsi vivi nella morte che l’amore evidenzia è un punto

dove non siamo in grado di permanere. Non riusciamo per una struttura temporale ma

è come se nel punto in cui ci sentiamo vivi soffriamo. Non possiamo sentire che

amiamo senza sentire la passione, cioè la sofferenza, vogliamo permanere in quel

punto in cui al tempo stesso vorremmo emanciparci.Nell’amare c’è una forma di

masochismo. Il problema del masochista è l’amore, come amare nel tempo quando il

tempo è il problema di chi ama. 11

Tutto il testo di Proust ruota secondo linee di tempo, in una circolarità rispetto ai

segni (3+1): mondani che implicano un tempo che perdiamo, avvengono quando

l’amore è dentro un contesto, ed è corrispettivo di un tempo che perdiamo, i segni

amorosi abbracciano un tempo perduto; i segni sensibili ci fanno ritrovare un tempo,

ciò che percepiamo inaspettatamente, arrivano nell’esperienza; i segni dell’arte tempo

originale assoluto che comprende tutti gli altri. Amare mi fa sentire che sono

all’interno della vita, questo è un sentire nel quale non so permanere e costantemente

cerco di dargli senso, che arriva solo quando posso contemplare ciò in cui ero

immerso, come se i segni mondani, amorosi, sensibili fossero segni di immersione

nella vita e quelli dell’arte fossero come una sublimazione tale per cui mi restituisce a

posteriori ciò che mi è accaduto. Non è che ci accade qualcosa, e dopo recuperiamo

ciò che abbiamo potuto apprendere da ciò che ci è accaduto, perché come

oggettivazione cerchiamo di anticipare ciò che ci accade. La gelosia non è risultato di

una scoperta. La sublimazione dei segni arte è sempre nell’ordine di un rapporto tra

sapere e verità. Qualcosa che finalmente so è nell’ordine della verità, riconoscerlo;

mentre la gelosia, è sempre connesso con ciò che non so e quindi è vero che mi porta

poi a mettere in atto l’intelligenza nel cercare di sapere, ma chi ama vive la gelosia

tale per cui inconsciamente sa che non deve sapere. La contraddizione profonda del

dispiegarsi del sentimento amoroso. E’ solo questo il destino di chi ama? NO, ma è

certo che questo è intrinseco al tempo dell’amore. L’opera è il tentativo di capire se

ho appreso dalla vita ed è il punto su cui B. ci dice di far attenzione, impegnarsi in

qualcosa di sconosciuto mentre il cambiamento è quel punto in cui la vita non si

riduce all’opera, che non vuol dire passare all’atto necessariamente, ma rimane nel

suo aspetto inaugurale di insorgenza, di potenzialità. La virtualità si colloca lì dove

l’opera non sublima la vita. Il nostro sapere ruota intorno alla necessita della

conoscenza. Il prezzo della conoscenza è la sublimazione della vita. Non può esser

evitato ma può anche non essere l’unico movimento nell’esperienza di vita. I segni

ruotano intorno a linee di tempo che D. definisce vere e proprie linee di

apprendimento. Siamo impegnati a far si che si riesca ad interpretare i segni dentro

linee di tempo in modo che diventino linee di apprendimento, possiamo apprendere.

Le due facoltà dell’apprendimento: memoria e intelligenza, che non si muovono in

perfetta corrispondenza, ma si muovono affinché il mondo dei segni Come il

fallimento del rapporto tra le due sia un fallimento rispetto al quale non emanciparci,

non è necessariamente un errore che si deve risolvere, ami il fallimento è pensare che

si debba risolvere. Risolvere la vita nell’opera è il grande fallimento. E’ la stessa

memoria che viene ingaggiata nell’apprendimento ma porta anche un aspetto

involontario che apre alle reminiscenze rispetto alla m. volontaria che invece va verso

la conoscenza. Sono linee di apprendimento, tentativo di cogliere come possiamo

raggiungere conoscenza, ma queste linee non possono non reagire le une sulle altre,

non c’è semplice simultaneità. Non si spiegano i segni nelle linee del tempo. E’ una

tensione tra tentativo (dei segni dell’arte) di arrivare a sublimazione tale da contenere

i tre segni nel senso dell’opera che può restituire una verità possibile. Sforzo costante

di voler possedere la verità rispetto all’esperienza della verità che non possiamo

possedere, quindi la verità è qualcosa che dev’essere creduta ma non dimostrabile. 12

La ricerca non è ritmata solo dagli apporti o dai sentimenti della memoria (non ha

necessita di orientarsi alla memoria), ma anche da una serie di delusione sconfitte. In

fondo si pensa che apprendere è lungo la linea della ricerca. Lo studio non sta alla

ricerca, la quale è sempre in un movimento. Lo studio non ha una finalità, non può

orientarsi solo ad una scoperta, mentre la ricerca va alla scoperta di ciò che cerco. Lo

studio è costantemente immanente a ciò che faccio, non ha mai una fine perché si

espande. Essere un buon ricercatore non vuol dire essere un buono studioso. Non è

più una vergogna non essere studiosi, colti. Lo studio non da il risultato finale della

conoscenza. La memoria non è solo orientata alla finalità della ricerca. La memoria

ricerca e nel momento che conosco, la verità è sempre deludente. Non è mai una

scoperta verso la quale posso tranquillizzarmi, risolutiva, ma porta sempre delusione

discontinua. Ciò che riesco a comprendere è sempre deludente e devo mettere in atto

meccanismi per cui rilanciare sul tentativo di nuove conoscenze rispetto a ciò che ho

appreso.

Come il geloso mette le sue risorse della memo. al servizio dell’interpretazione dei

segni dell’amore. La memo. è già in atto quando la gelosia si sprigiona, che è il

sentimento profondo dell’amore, il quale cerca di registrare tutto ciò che l’amato

esprime coi suoi segni, per poterlo interpretare. La memo. non può risolvere ma

ingaggia l’intelligenza per l’interpretazione; poi la memoria apprendere, conosce, e in

tal modo la conoscenza è deludente. E’ una costruzione di verità che mi da una

conoscenza. La memoria registra tutto, ma non significa che poi non ci sia una memo.

selettiva, che registra ciò che è stata in grado di interpretare. Il geloso non può

selezionare quali sono i segno giusti da interpretare. Il risultato lo dà l’intelligenza la

quale interpreta tutto ciò che è stato registrato, trattenendo solo ciò che pare abbia

senso, fa una sezione rispetto la memoria. Il geloso registra tutto perché anche il

minimo segno può essere interpretato come possibile menzogna. Sà che l’altro lo

inganna perché sa di amarlo. L’altro non corrisponde mai il mio sentimento amoroso,

lui mi inganna proprio perché lo amo, la tensione che ho tra gelosia che mi fa amare

più di quanto sia amato mi porta al dover conoscere in che punto mi sta ingannando

l’altro. Finché non l’ho raggiunto, sono innamorato, finche sfugge a questa capacità

io l’amerò. Non è una memoria onnicomprensiva ma è rivolta all’avvenire per cui

non è necessariamente vero che la memo. è solo a posteriori e che agisce in funzione

del passato, di misurarsi col passato, ma la memo. è anche aperta all’avvenire. E’

l’intelligenza che da alla memo. conservatrice che è rivolto al passato. L’intelligenza

ci dice che la memo. arriva troppo tardi perché non è in grado di avere la certezza di

aver registrato tutto, per essere certa di aver registrato quel punto che fa emergere

l’inganno. Sono vivo solo quando soffro, anche se cerco di emanciparmi dalla

sofferenza. Quando sono in grado di sublimare e quindi l’opera si compie, io sono

morto rispetto a ciò che mi faceva sentire vivo. Posso provare a rilanciare su una

possibilità superiore. L’unica salvezza è non amare, riuscire a rimanere preso 1.08…

L’amore è un’illusione, e solo per questo noi amiamo. Il fatto di illudersi, di sapere,

non è qualcosa che posso sublimare, e non è allora che sia inutile amare. Il sapere

l’inganno non permette di amare. Il dar senso all’illusione dell’amore porta alla morte

dell’amore. C’è una dotta ignoranza, qualcosa del non sapere che è dotto, non è solo

un sapere che manca. Quella ignoranza non manca di nulla, è dotta. Il problema è

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come rendere in pratica questo essere dotti, che non è la conoscenza, ma è lo studio.

Lo studio sa che non arriverà mai alla scoperta, ed è ciò che caratterizza il suo criterio

di essere dotto, che non ha nulla a che fare con l’erudizione, ma nell’ordine

immanente dell’esperienza, della vita.

C’è un piacere nel fantasma, che non è solo ciò che si scarta. C’è un novum ma non

in senso assoluto, perché è dentro a qualcosa già fatto. Scrivere un romanzo a fronte

del fatto che ho già scritto. E’ una proiezione, il fantasma di protezione per cui non

conta se c’è o meno perché c’è un fantasma fondamentale, come si da quel punto di

insorgenza che mi dice che voglio cambiare. C’è uno scarto tra fantasma

fondamentale del cambiamento che non mo da più la possibilità di sostare nel rituale,

e il momento in cui esso si proietta (fantasma proiettivo). Questa tensione provoca

piacere. Il difficile da far emergere è il piacere del fantasma, per cui si è portati a

identificarlo con l’aperto proiettivo e immaginativo. Il piacere è nell’immaginare di

diventare scrittore e per poterlo fare mi è dato dal fantasma fondamentale, ma per

poterlo immaginare uso il fantasma di proiezione. Il piacere è in questa casella vuota

ma che non manca di nulla. E’ un piacere fantasmatico di ciò che ancora non sono, di

ciò che sono senza una coincidenza col mio essere. Come attraverso il fantasma

proiettivo, voglio diventare scrittore, posso ancora provare il piacere di essere

professore. Non è immaginare qualcosa di diverso ma c’è un fantasma fondamentale

del punto inaugurale dello scrivere, a prescindere dalla forma della scrittura che

decido. In questo scarto provo piacere nell’essere ciò che sono senza coincidere col

fatto che sono professore. B.: come rimanere nella vita all’opera. Non si tratta di

passare all’atto. E’ un modo per rimanere all’interno del piacere di ciò che sei, una

rappresentazione, sublimazione di sé nell’arte, ciò che P. ha fatto della sua opera.

Un’operazione alla P., mentre B. dice come la proiezione del fantasma di

cambiamento mi da modo di permanere in ciò che sono …non è nell’ordine dell’aver

fatto il suo tempo, ma c’è ancora un tempo in cui poter stare. C’è un piacere del

fantasma e si deve cercare di metterlo in evidenza, ciò che articola il fondamentale

con quello di protezione in cui non coincidono ma ognuno no può senza l’altro. Vedo

me e ciascuno di voi mentre produco un oggetto letterale…quel mentre non

corrisponde all’interpretazione di ciò che ne diamo. Implica me e ognuno di voi, non

è soggettivo e personale ma riguarda B. come ogni studente che sta ascoltando la sua

proiezione del fantasma (del voler fare lo scrittore). C’è un mentre comune di

proiezione che riguarda ognuno.

D.: nell’interpretare i segni dell’amore la memoria interviene in una forma volontaria

che la condanna al fallimento (p.51). Sforzo sublime della memo. che vuole registrare

tutto, ma è la memoria del geloso, che solo per esso è una memo. sublime. Il geloso

pensa di usare la propria memo. non verso il passato ma verso il futuro, tuttavia è

destinato al fallimento perché anche nel suo sforzo sublime non può che fallire perché

messa in atto volontariamente, dettata da una necessità perché vorrebbe registrare

tutto. E’ la memo. dell’innamorato, tuttavia è destinata al fallimento, non può avere la

consapevolezza di aver registrato tutto perché lo si vede in ogni amore, ciò che riesce

a decifrare i segni non è lo sforzo della memo. ma solo l’intelligenza, quindi la

memo. del geloso cerca di oltrepassare i propri limiti perché destinata ad arrivare

troppo tardi, orientata ad apprendere. Potrà apprendere solo ciò che l’intelligenza ha

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registrato. Il registrare automaticamente tutto è dato da un automatismo, ma la memo.

che registra tutto non è la memoria, perché significa non avere tempo di trattenere

qualcosa, perché significherebbe poter ripetere ciò che si è registrato. L’intelligenza

fa si che la memoria rientri nei suoi limiti. In questo movimento c’è uno scarto che P.

evidenzia e D. richiama, che c’è anche una sublimazione dell’arte. Questa memo.

sublime che pensa di registrare tutto senza capire che non riesce, perché non ha il

tempo di selezionare ciò che comprende, ma è solo cosi che posso proiettarmi nel

futuro. Perché è gelosa di capire cosa sta accadendo e dentro la quale la

soggettivazione è immersa. Cerco di registrare tutto anche se non riesco, faccio

un’operazione determinante che è la spersonalizzazione, perché essere ancorati al

sapere non permette di capire. Capisco solo ciò che conosco già. Non capisco,

personalizzo, mi ritraggo sui criteri della mia soggettività. Devo spersonalizzarmi

totalmente quindi arriva l’ondata di tutto ciò che non so. Se invece sono implicato, è

una necessità, mi spersonalizzo e devo registrare tutti i segni dell’amore che l’amato

esprime. La memo. non ha facoltà di capire, quindi interviene l’intelligenza che

interpreta la memo. e comprende il suo limite, ne dà senso alla memoria e apprende

ciò che la memo. sublime ha cercato di registrare. C’è anche la consapevolezza (solo

dell’arte) che ho perso del tempo. Altrimenti sarebbe una ottimizzazione del tempo,

ma i segni dell’amore lo dicono, che c’è qualcosa di questo che non torna perché la

memo. sublime non ha riuscita a registrare tutto come avrebbe dovuto. Non mi posso

accontentare di ciò che la memo. riesce a cogliere e l’intelligenza interpreta. Si coglie

come sia fallace, perché la memo. non ha permesso di cogliere quel punto che

avrebbe permesso di comprendere. I segni dell’arte sublimano che l’apprendimento

arriva troppo tardi e questo da il senso del tempo perduto. D.: “tutto questo ci porterà

agli amori successivi, che sono cosparsi di dimenticanze….”. La memo sublime è

destinata a fallire perché negli amori successivi ci saranno dimenticanze che mi farà

comprendere che non ho appreso. Si è nell’ordine della conoscenza che per D. è la

scoperta, come se la conoscenza fosse sempre nell’ordine della scoperta, come se

fosse sempre qualcosa che non si esaurisce con la conoscenza, come se la conoscenza

passa attraverso il tempo, non c’è scoperta senza conoscenza.

Altro riferimento (oltre la scoperta e la reminiscenza): la memoria involontaria.

L’aspetto fallimentare della memo. sublime del geloso è legata a un affilamento

perché la memo è spinta volontariamente, seppur dovuta da una necessità. E’ qui che

entra le memo involontaria di Proust.

Distinzioni della memo involontaria (fatta da Deleuze):

1. non interviene se non in funzione dei segni sensibili. Non è degli altri segni

(mondani, amorosi, arte). C’è legame tra memo involontaria e segni sensibili;

2. non possiede il segreto di tutti i segni sensibili. Non tutti i segni sensibili sono

nell’ordine della memo involontaria perché alcuni di essi si riferiscono al

desiderio, ovvero figure dell’immaginazione. Sono articolati in ulteriore

distinzione tra segni sensibili legati alla memo involontaria e all’immaginazione,

e tengono in se questa co-implicazione. La memo involontaria non ha il segreto

di tutti i segni sensibili. hanno una biforcazione tra memo involontaria e

immaginazione. Per questo che P. distingue le reminiscenze e le scoperte. I segni

sensibili sono alla base che portano alla necessita dei segni dell’arte. Siamo in un

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movimento inverso del movimento delle idee platoniche (che arrivano sempre

attraverso i segni sensibili, qui invece arrivano alla sublimazione delle idee). Le

reminiscenze sono resurrezioni compiute dalla memoria attraverso i segni

sensibili, mentre le scoperte sono verità scritte con l’ausilio di figure. Emerge la

non coincidenza tra conoscenza e scoperta perché in relazione con la

reminiscenza. Capire se questo scarto del tempo perduto è destinato solo a essere

sublimato nei segni dell’arte, ovvero l’unica cosa che può dare senso a questo è

passare dalla vita all’opera, oppure c’è altro che stiamo cercando di ascoltare. Il

movimento che dai segni sensibili va all’immaginazione sono verità scritte con

l’ausilio di figure. Le scoperte di ciò mette in gioco verità narrate con ausilio di

figure, il momento del racconto è quello in cui l’oggetto d’amore smette di darmi

una sofferenza, diventa una figura teatrale, io smetto di rapportarmi ed entro nel

racconto stesso. “La mattina il protagonista non prova solo la pressione dei

ricordi volontari che si consumano nel ricordo di una luce”….. Alzarsi è il

momento inaugurale, ci si sveglia come se il sogg. è già preso in se e al tempo

stesso non ha ancora le coordinate nelle relazioni che gli dicono chi è. Ci sono

ricordi involontari che si confondono con la luce, dei segni sensibili, l’odore

inaspettato, che fanno scattare involontariamente ricordi. La memo è

conservatrice, il ricordo è distruttivo. Esso poi viene riassorbito nell’aspetto

conservatore della memo. Quel ricordo non va a colmare lo scarto della memo.

La memo involontaria non necessariamente si risolve nelle libere associazioni

(luce, sapore, odore che associo al ricordo passato); se cosi fosse significherebbe

che il ricordo colma la capacità di trattenimento della memo, quindi che la memo

è ricolta al passato, perdendo quella tensione che a noi interessa di come la memo

rimanga aperta al futuro. “Insieme a questo slancio di desideri involontari si

incarnano i desideri di una donna che passa, una fornaia, una giovinetta”(…). C’è

quindi un’immagine, non solo dei segni sensibili nell’ordine involontario di una

associazione di un ricordo, ma può esserci anche l’incontro di un segno sensibile

che mette in atto lo sprigionarsi della mia immaginazione. D. ci dice che non

possiamo dire con esattezza in principio, nella sua insorgenza, da che parte ci

venga il segno. L’essere in principio ci dice che qualcosa arriverà dopo, portando

la capacità di distinguere l’ordine dei segni percepiti. D. dice che in principio non

possiamo dire da che parte ci viene il segno, se dall’esterno (odore, qualcosa che

ci spinge ad una associazione) o siamo noi che incontrando un segno sensibile

(l’incontro con una giovinetta) proiettiamo il nostro desiderio. Quindi siamo noi

che proiettiamo o siamo noi che siamo presi? Il segno implica l’interiorità o

qualcosa che viene da fuori di noi? Dall’immaginazione o memoria? Il segno

sensibile è legato all’immaginazione o alla memoria. memo involontaria-

immaginazione-sogno, come sono correlato fra loro e non sono lo stesso.

Vi sono visti i tre segni amori: mondani, sensibili, amorosi, più uno quello dell’arte la

capacita di sublimare i limiti che i segni monaco amorosi e sensibili hanno.

Si è vista distinzione di D. di due modalità dei segni sensibili, dall’esperienza

percettiva materiale e dell’immaginazione. Punto intermedio coi segni dell’arte. La

conoscenza, sia che attinga alla memo volontaria, sia involontaria, arrivar sempre

dopo, sempre troppo tardi. La memo volontaria, ingaggiando intelligenza, ha la

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consapevolezza di arrivare tardi, laddove l’intelligenza selezioni un corpus per poter

interpretare e cercare di comprendere cosa è avvenuto. Il dialogo tra due avviene

sempre dopo la separazione, perché solo allora si entra effettivamente nel dialogo.

Dunque l’intelligenza interviene sempre tardi, ma ciò non significa che ci adeguiamo

a questo meccanismo. Può essere anche di sorvolo, al quale non diamo attenzione.

Arriva tardi ma vorrebbe che arrivasse subito. Non si adegua all’arrivare dopo, ma

vorrebbe capire subito ciò che forse l’intuizione ha colto in presenza. Anche

l’intuizione vorrebbe trasformarsi in senso. L’intuizione è vuota ma non significa che

è un vuoto che esprime una mancanza, pensi quel vuoto mi fa spostare e mi permette

di ingaggiare la mia intelligenza. Anche se consapevole di ciò, rimane sempre

un’intelligenza che tenta di sapere, fallimentare ma imprescindibile. Sublimo anche il

fatto che non ho saputo cogliere, nei segni dell’arte, diventando una narrazione, i

quali costruiscono una capacita narrativa. Le scoperte arrivano sempre dopo ma in

questo dopo si è sollecitati a registrare tutto e ad interrogarsi sul perché non si è colto

ciò che pareva evidente. Sono non corrispondenti i due movimenti:

- l’intelligenza che arriva tardi e sublima attraverso i segni dell’arte cercando di dare

spinta alla memo sublime;

- l’intelligenza coglie l’incapacità della memo di registrare tutto e questo fa

riconoscere il vuoto della memo, pensando che l’arte faccia i conti con ciò che ha

capito.

Rispetto alla memo volontaria c’è ne una involontaria che è portata a ritornare su ciò

che non ha colto. Se fosse solo ingaggiata dall’intelligenza, questa tenderebbe a farci

trattenere solo ciò che ci serve, senza farci perdere tempo e senza capire che ciò è

un’esperienza possibile, ciò che è effimero e non può essere accumulabile. La memo

involontaria ritorna sull’accadimento attraverso il momento delle reminiscenze, che si

collocano ove non è solo non comprendere ma anche l’esperienza di voler capire.

Accade costantemente in noi, della memo involontaria che ci riporta all’esperienza e

comunque c’è un’esperienza del tempo che non può coincidere mai con la capacità di

tenere soltanto ciò che mi è servito, avrò sempre un’esperienza che anche ciò che ho

capito non sono riuscito a cogliere. Modalità di ogni singolarità. La reminiscenza non

è la capacità di ricordare laddove è accaduto, non corrisponde al momento avvenuto,

ma è l’esperienza che si può fare con l’esperienza del diario ad esempio, il quale non

fa ricordare perché mentre leggo ho l’esperienza reminiscenze che mi attraversa,

come una fotografia. Come fosse un movimento che ti riporta in quel momento, del

tempo perduto. E’ il passato ma è attuale, è un’esperienza che sto facendo durante la

reminiscenza (lettura diario, vista di una foto), senza che possa escludere il contenuto.

Stanno insieme ma non coincidono. Se tendiamo a fare si che il vuoto diventi

mancanza , si sente necessario colmarlo. I segni sensibili hanno in se un segreto, che

non è ciò che ancora non si conosce, ma questa connotazione dell’esperienza

temporale ove non posso far coincidere il tempo perduto col passato, anche se riesco

con l’intelligenza a collocare quel tempo perduto (ricordo) nel passato. Come se

avessi un’esperienza di vuoto che può dare diversi movimenti (malinconia…), che

tendenzialmente, essendo un’esperienza di vuoto che disorienta la soggettivazione,

tendiamo a colmarlo con la mancanza, quindi il segreto dei segni sensibili si possono

riferire al desiderio, a figure dell’immaginazione. Ripeto l’esperienza di tempo

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perduto (nel passato) e tendo di colmare la mancanza che sento come vuoto coi segni

sensibili, attraverso desiderio e immaginazione. L’incontro, un sapore, immagine,

(segni sensibili) non mi riportano solo al segno sensibile, materiale, ma anche come

movimento di una mancanza che colma attraverso desiderio e immaginazione. I segni

sensibili potrebbero anche condensarsi intorno all’immagine, la quale si condensa

attraverso le reminiscenze, ed è un riferimento che non si può distinguere l’aspetto

pieno e quello vuoto, qualcosa di effettivo e virtuale. E’ l’esperienza per la quale

sento mancarmi il desiderio che quella stessa immagine rappresenta. Uso il segno

sensibile come qualcosa che debba essere sublimato nel desiderio che mi fa sentire.

L’immaginazione e desiderio mi permettono di cogliere la mancanza, non con

l’intelligenza dunque. Attraverso l’immaginazione arrivo ai segni dell’arte.

L’immaginazione è quel movimento che sta tra le reminiscenze e le scoperte. La

capacità di tenere insieme ciò che non conosce e ciò che non coglie ma colma

attraverso il desiderio. Intelligenza e immaginazione si intrecciano nella capacità di

sublimazione. Ecco perché D. dice: “In principio non possiamo dire da che parte

arriva i segno, se dall’immaginazione o se dalla memoria”. Si ritorna sempre al

principio, al momento inaugurale, all'insorgenza, perché per certi versi la mancanza è

una mancanza di origine, si vive il vuoto come mancanza perché ci manca l’origine,

come è accaduto l’evento, che tendo a significare come un mancanza. Tendo a

significare ciò che mi manca. La creatività ha la capacita di tenere insieme

intelligenza e immaginazione. Il principio è di un continuo ritorno della memo

involontaria, come se ci portasse costantemente al principio, senza poter dire

esattamente che quel movimento si rivolge all’intelligenza o all’immaginazione,

ovvero qualcosa che davvero è accaduto o qualcosa che è stato immaginato.

Entrambe sono in atto insieme, per cui non si vede l’evento oggettivamente, perché lo

incontro anche in una proiezione immaginativa. La memo vorrebbe ricordare tutto ma

ciò che non ricorda non è ciò che non c’è perché è sublimabile attraverso

l’immaginazione. No saprò mai se l’origine è oggettiva (ciò che la memo ha

registrato) o se è qualcosa che è già stata lavorata dalla mia immaginazione. Rimango

sempre nell’incertezza di sapere se le reminiscenze si rivolgono al principio che ha

spino la memo di ciò che ha visto oppure la mia immaginazione a cogliere ciò che ha

deisderato. Per capire cosa si è messo in atto occorre tentare tutto. Il movimento di

ritorno reminiscente sull’evento e l’incapacità di non sapere se è ingaggiata memo o

immaginazione non da pace, e tormenta i geloso. Non può far altro che sublimarlo

nell’arte. Il tormento mi dice che si è vivi perché si torna costantemente in quel punto

dell’evento. Si deve riuscire a sublimare nell’arte, per non soffrire più. Per Goethe

l’unica soluzione è i suicidio, mentre per Proust si tratta di suicidare il sentimento che

fa soffrire. Non si può non tentare tutto, non è una liberata perché si è costantemente

portati a farlo altrimenti significherebbe che si è già oltre, la reminiscenza è già

sublimata nell’arte, nell’insuccesso, che è espressione retorica, perché è destinata

inevitabilmente all’insuccesso. Comporta il mio ritorno ossessionato fino a che il

tempo fa la sua parte dice Proust, non è più movimento ossessivo ma è un movimento

sublimato, che non è più qualcosa che ti schiaccia, perché si è in grado di sublimarlo

nell’arte, ovvero si è in grado di portare l’intreccio tra intelligenza e immaginazione.

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E’ l’intelligenza che pensa (Freud) che esista una scena primaria che affonda nella

memo involontaria, ma non coincide mai con qualcosa che effettivamente è accaduto

perché il luogo del lavoro analitico è il sogno, se questa scena primaria sia stata

vissuta effettivamente o solo immaginata. Colmo il trauma attraverso un sogno che

sprigiona un’immaginazione che dica il desiderio.

Tensione tra la modalità con cui D. mostra il movimento proposto da P. della

possibilità di poter raccontare attraverso la sublimazione dei segni dell’arte e quindi il

racconto è possibile solo quando il sentimento amoroso è finito. Non è solo ciò che

ho compreso della storia ma anche la capacita di ritornare sulla storia del tempo

perduto, come se finche sono vivo, innamorato, preso dall’esperienza, non riesco a

farne racconto, mentre quando finisce il racconto accade perché i sentimento mi ha

lasciato libero, libero dalla sofferenza, dalla gelosia di quei mondo dell’amato dai

quali io sono escluso e che vorrei conoscere. Si vorrebbe ricondurre l’amato nel

proprio mondo, che è esclusivo. Ecco perché per P. i segni dell’arte sono la forma di

sublimazione più alta dell’esperienza umana. La filo. ci tiene dentro la vita, mentre

l’arte permette di sublimare l’esperienza di vita senza bisogno di suicidarsi

effettivamente. E’ la storia d’amore che si suicida, è inevitabilmente destinata ad

esaurirsi. O non accadono per cui sono intrise di desiderio, orientati a ciò che non si

ha, alla non corrispondenza, il desiderio si nutre di ciò che non può avere, oppure il

desiderio di ciò che manca prima o poi scema, perché se non nutrito dalla mancanza,

nel tempo si esaurisce. Se il desiderio si ingaggia sulla storia reale non può che

innescare un meccanismo di assoluzione. La sublimazione dell’arte è questa

consapevolezza del rapporto col tempo, che la nostra vita si consuma sulle tensioni

che ad un certo punto ci abbandonano.

Il nucleo per P. è tempo-vita-opera, che è il problema di tutti noi perché viviamo in

una realtà che ci spinge ad essere produttivo, per cui unico criterio di valore è ciò che

riusciamo a realizzare. Contrapporre all’aspetto performativo il desiderio perché

orientato alla realizzazione. Non è contrapposte alla realizzazione: laurearmi è il mio

desiderio. Se si è orientati alla realizzazione ed è nostro desiderio, siamo orientati alla

fine. Come se tutto ciò che faccio è funzionale al risultato finale. La realizzazione

condensa tutto il tempo perduto nell’arrivare a quel risultato. Come nel si ci sia

movimento temporale che non coincide mai con la realizzazione. E’ un’esperienza

effettiva : mi sono laureato ma non mi sono mai laureato, ovvero cerco ancora cosa

caratterizza la mia spinta erotica verso una laurea. Non è mai stata un’esperienza

finalizzata ad una realizzazione. Esperienza temporale che interessa perché i tempi

della vita sono simultanei, per cui sono anche adesso quel ragazzo che studiava

filosofia. Non osso legarmi ad una anamnesi di quando ero studente, ma invece è

un’esperienza di attualizzazione al fatto che i tempi sono simultanei, rimanendo ciò

che sono stato, anche se non ricordo esattamente.

I segni sensibili hanno ruolo particolare nella struttura, perché i mondani e amorosi

sono immediatamente all’interno dell’ordine del simbolico, riconducibili a riferimenti

metaforici, mentre i sensibili sono qualcosa che pensiamo riguardare ciò che ci

accade, ovvero l’aspetto percettivo. Li proviamo, sono ciò che sento, che mi accade

effettivamente. D. evidenzia i segni sensibili tra questi in quanto tali e quelli che

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rivolgono all’immaginazione. I sensibili in quanto tali, della vita, che si esplicano

nella memo involontaria, sono in una duplice inferiorità. mettono in atto movimento

tale per cui c’è un trattenimento della memo sottoposta all’intelligenza come la

scienza, ma i sensibili mettono in atto anche la memo involontaria, movimento di

reminiscenza, non solo spinto verso la conoscenza di ciò che mi accade ma anche

verso il passato, laddove questi segni arrivano. Una memo involontaria attivata che si

colloca laddove è e non è un passaggio di associazione, mentre la volontaria arriva

sempre dopo.

L’intelligenza accumula, l’immaginazione è esperienza di tempo, che è sempre tempo

perduto. Spinge nell’intelligenza per cui arriva ai segni dell’arte. I segni sensibili

hanno qualcosa di opaco, mentre si pensa alla trasparenza. C’è invece una certa

ribellione che non sottostà alla ragione. Tuttavia D. evidenzia che P. parla delle

reminiscenze come qualcosa di pieno, che non è quel vuoto del ricordo involontario

che non è mancanza ma è qualcosa di pieno. L’opacità dev’essere trasparente

attraverso l’immaginazione, che si tende ad innescare quando vi è un vuoto, come

movimento che si dispiega nella mancanza. Interviene se questo vuol non è un pieno,

mentre D. dice che le mancanze sono un vuoto pieno, che non manca di niente.

Questa pienezza è anche forma di gioia, che è il tempo ritrovato. La gioia

dell’esperienza del tempo perduto è il tempo ritrovato, che non sta nel colmare la

mancanza del tempo perduto con l’immaginazione ma nella gioia di ritrovare il

tempo perduto, che diventa l’articolazione della mia immaginazione, la quale si

dispiega nella mancanza. Il tempo perduto è la gioia del tempo ritrovato. Non devo

dispiegarne un possibile senso con l’immaginazione. non è una mancanza, ma

esperienza reale.

Siamo partiti dalla distinzione tra scoperte e reminiscenze, e dai segni sensibili.

Impostazione fenomenologica. La nostra vita non può no incrociare i sgelino

sensibili, i quali mettono in gioco la nostra intelligenza. I segni sensibili provocano la

nostra intelligenza, e a riguardo Proust dà come riferimento le verità dell’intelligenza.

Ci sono dei segni che incarnano la nostra intelligenza e in questo incontro,

inevitabilmente ci interroghiamo su ciò che questi segni esprimono. Tuttavia questa

verità si contrappone, secondo D., dalle verità dell’intelligenza, si addossa un

compito: i segni mettono in gioco la capacita di interpretarli, la verità potrebbe essere

legata alla volontà di scoprire il loro significato. Questo permette la convinzione che

si può non perdere il tempo, che non può essere perso. Interpretiamo segni ma anche

conoscenze affinché si abbiano già strumenti per l’interpretazione. Non

improvvisiamo, dunque l’intelligenza è all’interno di questo movimento, ci mette in

rapporto col tempo. Questo buon uso dell’intelligenza rispetto al tempo è una risposta

pragmatica perché va a eliminare l’esperienza stessa del tempo. Interpretiamo i segni

è un sapere necessario, da elementi di capacita di agire, le verità dunque

dell’intelligenza, che non sono questo tipo di movimento perché si misurano col

concetto di verità (le coscienze non hanno il problema delle verità). La filosofia

invece implica il concetto della verità, perché l’incontro nell’interpretazione dei segni

mi implica direttamente. Il mio tempo che non posso controllare. Si tende ad evitare

di queste necessità (sfera pubblica/privata). La filosofia contrasta questa scissione,

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher brunasoul di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fenomenologia della cura ed etica del sé e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Panattoni Riccardo.

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