Estratto del documento

ETRUSCHI: UNA NUOVA IMMAGINE

a cura di Mauro Cristofani

(Riassunto)

INTRODUZIONE

L’Etruscologia, come disciplina della scienza dell’antichità, nasce con la pubblicazione

dell’omonimo volume di nell’anno 1942.

Massimo Pallottino

Pur se a prima vista ci sembrerebbe un argomento che riguardi una sola regione del

territorio nazionale, l’affermazione di che ci ricorda che “la

Tito Livio potenza degli

fa

Etruschi, prima del dominio di Roma, era assai estesa per terra e per mare”,

dell’Etruscologia una disciplina radicata nella realtà archeologica italiana.

I Greci chiamavano questo popolo Tyrrhenòi, i latini Tusci, mentre Dionigi di

Alicarnasso ci presenta il loro nome come Rasenna (del quale abbiamo un riferimento

letterario etrusco in Rasna).

Le numerose scoperte fatte, a dispetto dell’avarizia delle fonti letterarie, ci hanno

portato a seguire tutto il periodo del popolo etrusco dal IX al I sec. a.C. Anzi, dobbiamo

proprio a queste scoperte archeologiche (porto di Caere, Gravisca e Tarquinia, acropoli

di Volterra, “quartiere industriale” di Populonia) l’aver rivelato la dinamicità del

mondo etrusco che si oppone a quella visione statica dovuta alla troppo esclusiva

considerazione della sola sfera funeraria.

Le origini delle città etrusche risalgono al IX sec. a.C. con i primi gruppi di capanne

nei pianori (Veio, Caere, Tarquinia, Vulci), o sulle alture che dominano laghi e mari

(Populonia, e Vetulonia) o ancora su colli che sorvegliano i grandi itinerari di passaggio

(Orvieto, Volterra).

Gli Etruschi, così come i Latini, venuti precocemente a contatto con il mondo greco,

nel corso dell’VIII sec. a.C. modificano la propria struttura ed iniziano ad organizzarsi

in città, a promuovere una agricoltura di tipo intensivo, a creare scambi commerciale

via mare, a sfruttare i minerali dell’Elba. Tutto ciò porta gli Etruschi a vivere il Mar

Tirreno come uno spazio esclusivo, strada privilegiata per la loro espansione, che verrà

poi bloccata dalla città di Siracusa nel 474 a.C. con la battaglia navale di Cuma.

Ciò porterà alla trasformazione della società etrusca dove la ricchezza appare

prerogativa di pochi e si manifesta soprattutto nella sfera funeraria.

1

IL QUADRO AMBIENTALE E L’URBANESIMO

PAESAGGIO E POPOLAMENTO

La zona che definiamo Etruria è quella compresa tra la riva destra del Tevere, i rilievi

la riva sinistra dell’Arno ed

appenninici, il Mar Tirreno. Il paesaggio presenta una zona

meridionale con terreni vulcanici ed una zona settentrionale con aree collinari con

alture fino ai 1.000 metri. Frequenti sono anche laghi e lagune costiere che in età

preromana rappresentavano punti di attracco per la navigazione.

I centri più importanti sono: Veio, Caere (attuale Cerveteri), Tarquinia e Vulci, tutti

dell’organizzazione

poco distanti tra loro, a dimostrazione secondo distretti abbastanza

omogenei per sfruttare al meglio le risorse agricole, forestali e minerarie del territorio.

Nella zona interna troviamo invece due importanti zone di popolamento: quella

compresa tra i Monti Cimini e Sabatini ed il massiccio della Tolfa, dove sono dislocati

agglomerati di media e piccola dimensione (San Giovenale, San Giuliano e Blera);

quella interna separata dai percorsi dei fiumi Fiora e Albegna, con i centri di Castro,

Poggio Buco, Pitigliano e Sovana.

Compito del fiume Tevere, invece, era quello di costituire l’asse divisorio delle

popolazioni italiche (Sabini, Falisei, Capenati).

A Nord, dalla confluenza col fiume Nera, si estendeva il territorio Volsiniese (Orvieto).

i Monti dell’Uccellina, l’area di popolamento più

Oltre intorno al Lago Prile, sorge

importante dell’Etruria settentrionale, con le città di Vetulonia e Roselle.

Ma certamente nel territorio etrusco i centri marittimi rappresentavano i più importanti

nuclei di aggregazione.

MODELLI D’INSEDIAMENTO

Le fonti antiche ci parlano di “dodici popoli d’Etruria” che si identificano con

altrettanti distretti politico-territoriali: 5 sulla costa (Caere, Tarquinia, Vulci,

Roselle, Vetulonia) e 7 nell’interno (Veio, Volsinii, Chiusi, Cortona, Perugia,

Arezzo, Volterra). Manca Populonia che, secondo una leggenda priva di riscontro

archeologico, sarebbe stata fondata dopo l’istituzione dei “dodici popoli”.

presentano una continuità d’insediamento sin

Questi centri sono definiti primari perché

dal IX sec. a.C., mentre gli altri centri si definiscono minori in quanto hanno origine

più tardi, tra la fine del VI e la metà del IV sec. a.C.

Il modello della città di Veio, la più estesa del meridione, sembra applicabile alla

accoglie sull’altura la Piazza d’Armi l’acropoli

maggior parte delle altre città: e

circondata da un sistema di mura eretto nel V sec. La città era circondata da corsi

d’acqua che favorivano l’approvvigionamento idrico mediante opere di ingegneria

idraulica. Appena fuori le mura, si trovava il famoso Tempio di Apollo (Portonaccio).

A Veio, come anche nei centri minori come Acquarossa, gli edifici destinati al potere

politico e religioso si organizzavano secondo assi ortogonali. Esempio classico di tale

2

dove l’impianto ortogonale condiziona tutto

organizzazione è la città di Marzabotto,

l’abitato relegando l’area sacra sull’unica altura esistente. Lo spazio cittadino inizia a

modificarsi nel VI sec. quando le città inglobano i territori adiacenti (ne è un esempio

Tarquinia che inglobò il Piano della Civita e quello della Regina). Ciò incide anche a

livello demografico portando allo spopolamento dei territori interni ed alla supremazia

dei centri urbani che vengono provvisti di mura come nuove opere difensive.

DEMOGRAFIA E STORIA

etrusca in Italia in Campania e

Nel V sec. a.C., l’espansione nella Pianura Padana, portò

ad una notevole diminuzione demografica, come ci testimonia un passo di Livio sulla

scarsità di popolazione in quel periodo nel territorio di Chiusi. Fu così che le

aristocrazie cittadine decisero di rivitalizzare i centri dell’interno, riattivando le attività

agricole, concedendo cariche civiche ai cittadini e favorendo i legami matrimoniali.

Sul piano urbanistico si segnalano importanti ristrutturazioni delle cinte murarie

(Tarquinia, Roselle, Populonia, Vetulonia e Volterra) o costruzioni ex novo come a

Caere. Questo avvenne soprattutto per difendersi dagli attacchi di Roma.

Non avendo documentazione relativa a liste o contingenti militari, per capire la densità

della popolazione etrusca dobbiamo usare altri dati. Uno può essere l’analisi della

densità delle necropoli urbane: calcoli effettuati sulla base dei cimiteri, portano ad

affermare che gli abitanti di Caere raggiungano le 25.000 persone.

Altro elemento utile è la conoscenza della capienza dei teatri ed anfiteatri: la cavea del

teatro di Volterra poteva ospitare 5.000 persone, come all’incirca anche quelle di Caere

e Roselle, mentre il più grande teatro è quello di Arezzo (8-10.000 persone).

Un ulteriore dato è quello ricordato da Polibio a proposito delle truppe militari fornite

dagli Etruschi all’esercito romano. Sappiamo, infatti, che nel 225 a.C. furono messi a

disposizione di Roma 50.000 fanti e 4.000 cavalieri. Considerato che questa cifra

dovrebbe riguardare i soli maschi adulti provenienti dalle classi superiori, si

presuppone che la popolazione etrusca in quel periodo, escludendo la città di Veio

ormai da considerare romana, sui attestasse sui 274.000 abitanti.

3

LA STORIA DEGLI ETRUSCHI FRA LETTERATURA

CLASSICA ED EVIDENZA ARCHEOLOGICA

DAL VILLAGGIO ALLA CITTA’

L’organizzazione l’indagine

degli insediamenti etruschi ci è nota soltanto attraverso

l’inizio della storia degli Etruschi nel IX sec. a.C., con l’età del

archeologica che data

ferro. Ai primi aggregati seguono le future città che assumeranno carattere di stabilità

quando attività produttive di tipo sedentario (agricoltura e artigianato) e di tipo

dinamico (scambi commerciali) diventano sistematiche e strutturali.

Gli scambi commerciali favoriscono contatti con civiltà lontane: ne sono testimonianza

rinvenimenti nelle necropoli dell’Etruria meridionale

i di prodotti della metallurgia

sarda e di ceramiche provenienti dalla Valle del Sele (golfo di Salerno).

Altra testimonianza è quella degli Eubonici, esploratori greci di età storica, che

in Italia nell’VIII sec. a.C., percorrono

giungendo lungo la costa campana e laziale rotte

di cabotaggio (traffico marittimo tra un porto e l’altro) già note agli Etruschi.

Altro importante dato archeologico ci conferma che, nel corso del VIII sec. a.C. i

“principi” di Caere assumono un ruolo da protagonisti anche nei confronti del Lazio,

come sappiamo dal sistema culturale del territorio laziale posto sulla via del Tevere e

sulla strada di penetrazione da Anzio a Satricum e Praeneste che subisce un progressivo

incivilimento presentandoci oggetti e forme di cultura di origine ceretana.

Altra testimonianza archeologica è un cratere di Caere di un dipinto del ceramista greco

Aristonothos (VII sec. a.C.) che rappresenta una battaglia navale tra Greci e Romani.

nella seconda metà dell’VIII sec, troviamo nei santuari greci di

Inoltre, Olimpia e

Dafne offerte di armi bronzee prelevate nell’Italia centrale.

Inoltre, la disponibilità della società gentilizia etrusca nei confronti delle altre civiltà,

favorisce anche l’integrazione di gruppi stranieri. Lo storico Fabio Pittore, ad esempio,

ci parla di Damarato, un mercante di Corinto che, avendo avuto precedenti rapporti

commerciali con la città di Tarquinia, vi si trasferì insieme ai suoi affini nel VII sec.

a.C. Questo personaggio, oltre ad essere il padre del futuro re di Roma Tarquinio

una funzione “civilizzatrice nell’Etruria, introducendovi la scrittura e le

Prisco, riveste

arti plastiche attraverso artisti greci portati con sé. E quando Lucumone, figlio di

Damarato, succede sul trono di Roma ad Anco Marzio con il nome di Tarquinio Prisco,

trasformerà Roma in città, usando anche caratteri accentuatamente etruschi.

L’ETA’ DELL’ESPANSIONE

Più recenti scoperte archeologiche portano alla scoperta degli insediamenti portuali:

Pyrgi (antico porto di Caere), Gravisca (porto di Tarquinia) e Regae (porto di Vulci),

che già alla fine del VII sec. si presentano come centri urbanisticamente strutturati,

penalizzando le aree interne di attività commerciali. A differenza di Roma, nelle città

etrusche i traffici ed i contatti con i mercanti stranieri avvenivano negli insediamenti

portuali. A Gravisca, ad esempio, vi erano zone dell’abitato riservate ai culti di

4

mercanti greci, mentre a Pyrgi la dedica del Tempio di Uni, di fronte al mare, veniva

fatta in etrusco e in fenicio, supponendo la frequenza cartaginese del santuario.

Nel VI sec. gli abitanti di Folea, citta della Ionia asiatica, erano certamente partners

commerciali degli Etruschi, come conferma il ritrovamento di una hydria ceretana nella

quale è rappresentata una foca, simbolo di Focea. Inoltre, intorno al 600 a.C., la città

anch’essa

asiatica fondò una colonia sulle coste della Francia meridionale (Marsiglia),

raggiunta dal commercio etrusco. I prodotti etruschi (anfore vinarie e vasellame di

bucchero tipo di ceramica nera e lucida) raggiungono anche le coste della Corsica,

della Sardegna, Cartagine e le colonie greche della Sicilia.

Lo stanziamento di un’altra colonia focese ad Alalia, sulle coste della Corsica, costituì

un ulteriore pericolo agli interessi marittimi delle città etrusche ed Erodoto ci narra

della prima battaglia navale della storia etrusca: la battaglia nel Mare Sardo del 535

a.C. tra gli Etruschi, alleati con i Cartaginesi, e i Focesi che verranno sconfitti.

La vittoria sul Mare Sardo portò le città della costa etrusca alla conquista del Tirreno,

con la creazione di insediamenti in Corsica e Campania (golfi di Napoli e Salerno).

Ma la politica espansionistica etrusca vede spesso le sue città divise tra loro e ciò porta

le aree interne etrusche a movimenti di colonizzazione verso il Po.

Con l’avvento di Tarquinio il Superbo ci fu una buona politica di alleanza tra Roma ed

Etruria, tant’è che quando il re decadde nel 509 a.C., ebbe modo di potersi rifugiare a

Caere, poi di suscitare una guerra dei tarquinesi verso Roma e, infine, chiedere aiuto a

Porsenna, re di Chiusi per combattere contro Roma, portando così ad un vero e proprio

dominio etrusco nella capitale (507-506 a.C.).

Nel VI sec., nonostante la frammentarietà di notizie, assistiamo a gruppi di aristocratici

che sviluppano il commercio e l’esperienza nautica favorendo l’espansione in Gallia,

a Genova, nella Corsica, nella Campania.

L’ETA’ DELLA CRISI

Abbiamo già accennato al fatto che il blocco dell’espansione etrusca si deve alla città

di Siracusa. Come ci ricorda Erodoto, nel 494 a.C. Dionisio di Focea, per sfuggire dal

giogo persiano, raggiunge Siracusa da dove muove una guerra contro tutte quelle

popolazioni che frequentavano quei mari e quindi anche gli Etruschi, definiti dalla

storiografia greca “i signori del mare”. Molte città greche della Sicilia, spinte dai tiranni

di Siracusa, si alleano per combattere gli invasori. Gelone, insediato a Siracusa nel 485,

iniziò una politica anticartaginese e nel 480 ottenne la vittoria nella battaglia di Himera.

474 a.C. i Cumani chiesero l’aiuto del nuovo tiranno di Siracusa, Ierone, fratello

Nel

di Gelone, e riuscirono a sconfiggere gli Etruschi in una battaglia navale.

Sempre nel 474 a.C. assistiamo ad una tregua di 40 anni tra Roma e Veio, dopo un

che porterà le città costiere dell’Etruria a chiuedere

decennio di dure lotte (482-474),

al traffico con il commercio greco.Roma conquisto Veio nel 396 a.C.

La politica antietrusca di Siracusa si acuì sulla zona meridionale. Nel 453 ci furono due

spedizioni navali contro gli Etruschi: la prima, al comando di Faillo, comportò solo un

saccheggio dell’Elba; la seconda, al comando di Apelle, comportò saccheggi sulle

coste dell’Etruria e della Corsica e si concluse con l’occupazione temporanea dell’Elba.

5

Gli Etruschi cercarono di annientare Siracusa offrendo nel 415 ad Atene un piccolo

esercito di 250 uomini per combattere la città sicialiana.

l’invasione celtica, riportataci da

A questa già grave situazione, si aggiunse anche

Polibio, che vede la tribù dei Senoni individuare nell’Etruria interna il terreno adatto

alle loro necessità, mentre le truppe di Brenno invadevano Roma.

ROMA CONQUISTA L’ETRURIA

La conquista di Veio da parte di Roma nel 396 a.C. fu un evento di importanza capitale.

I romani distrussero la città, confiscarono tutto il suo territorio, che diviene “territorio

pubblico del popolo romano” e ridussero in schiavitù gli abitanti sopravvissuti.

L’anno successivo Roma conquistò anche Capena. Nonostante ciò, però, i governanti

di Roma mantennero relazioni pacifiche con alcune città etrusche, come Caere che,

durante l’attacco dei Galli nei confronti dell’Urbe, accolse i “sacra” e i sacerdoti del

popolo romano tra le sue mura. Dopo la ritirata dei Galli, Roma ricompensò la città di

Caere concedendole la cittadinanza onoraria (civitas sine suffragio). Dopo un periodo

di pace, le ostilità ripresero nel 311, con uno stato romano più potente e con una

penetrarono nell’Etruria settentrionale

maggiore esperienza militare. I romani

coinvolgendo per la prima volta le città di Perugia, Cortona, Arezzo e Volsinii. La

tattica romana era quella di organizzare agili spedizioni di saccheggio e distruzione,

concentrandosi più sui territori nella valle del Tevere che sulla pianura costiera.

Roma era ormai certa di poter penetrare nel territorio etrusco che attaccò nel 302 con

una decisiva guerra di conquista fatta di una serie di campagne annuali fino al 280.

La tattica era sempre la stessa: i romani saccheggiavano le città e gli Etruschi si

ritiravano nelle città fortificate e costituivano alleanze con i Galli transappenninici

l’Urbe. Ma nella decisiva campagna del 295 a vincere l’esercito di

contro Roma riuscì

Galli e Sanniti a Sentino e nello stesso anno a vincere Perugia e Chiusi. Nel 294

vengono sconfitte anche le città di Volsinii e Roselle e nel 284-282, in Umbria, i romani

l’esercito gallo-etrusco

sconfiggono sul Lago di Vadimone.

Di quello che accadde dopo abbiamo scarse notizie a causa della perdita, nel medioevo,

della seconda decade delle “Storie” di Livio, anche se altre fonti ci parlano di una

guerra tra Roma e Volsinii, mentre Polibio ci narra che gli Etruschi si allearono con i

nell’invasione dell’Italia centrale

Galli nel 284-282, dove però Roma ebbe la meglio

sulle principali città etrusche (Volsinii, Vulci, Volterra e Populonia). Questo trionfo

costruire sull’Aventino un tempio in onore della

romano portò Fulvio Flacco a

principale divinità etrusca, Voltumna, mostrando così di preoccuparsi del dio rimasto

senza patria ed indebolendo la religione etrusca.

La conquista dell’Etruria da parte di Roma si deve alla mancanza di potenziale umano

etrusco, ma anche alla incapacità delle città etrusche di cooperare tra loro.

LA ROMANIZZAZIONE

Con l’avvento romano, quasi tutte le città etrusche cedettero dei territori a Roma: nel

territori di Vulci fu fondata nel 273 a.C. la città di Cosa, nel 264 la città di Castrum

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 30
Riassunto esame Etruscologia, prof. Chiara Pizzirani, libro consigliato: Etruschi una nuova immagine, Cristofani Pag. 1 Riassunto esame Etruscologia, prof. Chiara Pizzirani, libro consigliato: Etruschi una nuova immagine, Cristofani Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Etruscologia, prof. Chiara Pizzirani, libro consigliato: Etruschi una nuova immagine, Cristofani Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Etruscologia, prof. Chiara Pizzirani, libro consigliato: Etruschi una nuova immagine, Cristofani Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Etruscologia, prof. Chiara Pizzirani, libro consigliato: Etruschi una nuova immagine, Cristofani Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Etruscologia, prof. Chiara Pizzirani, libro consigliato: Etruschi una nuova immagine, Cristofani Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Etruscologia, prof. Chiara Pizzirani, libro consigliato: Etruschi una nuova immagine, Cristofani Pag. 26
1 su 30
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/06 Etruscologia e antichità italiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marinocarmine di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione alla Etruscologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pizzirani Chiara.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community