Le tarantelle e i canti di Montemarano
Mascarà mascarà, me n’a fatto ‘nnamora
Luigi D’Agnese e Giovanni Giurati
Introduzione
La festa più importante di Montemarano è il Carnevale. Montemarano si trova in provincia di Avellino, fu sede vescovile dall’XI secolo fino al 1818. Montemarano è un centro rinomato in Irpinia per la sua musica e i suoi musicisti che vengono chiamati a suonare in tante feste popolari della zona.
Inoltre, questa località è oramai conosciuta anche tra i cultori del folklore musicale in Italia grazie agli studi che gli etnomusicologi hanno compiuto fin dagli anni Cinquanta, ed è nota tra coloro che seguono il folk-music revival, dato che questa tarantella è stata oggetto di riproposta da parte di tanti gruppi e musicisti nel corso dell’ultimo trentennio, a partire dagli anni Settanta, prima fra tutti la Nuova Compagnia di Canto Popolare fondata a Napoli da Roberto De Simone.
Accanto agli studi, si è sviluppata anche un’intensa attività di ricercatori locali che ha potuto documentare dall’interno le tradizioni musicali del paese. La raccolta di documenti sonori, a cura di Luigi D’Agnese, è il risultato di un grande numero di rilevamenti sul campo compiuti a Montemarano tra il 1985 fino al 2009. Luigi D’Agnese è anche il fondatore dell’Associazione culturale “Hyrpus Doctus”, ideatore del Museo Civico Etnomusicale “Celestino Coscia e Antonio Bocchino”.
Le occasioni della tarantella
La tarantella montemaranese è perfettamente riconoscibile tra le tante dell’Italia meridionale per le sue melodie, per il suo ritmo così particolare, per i peculiari testi che vengono cantati e anche per la strumentazione impiegata (clarinetto, fisarmonica, tamburello, armonica, organetto, flauto, ciaramella…).
A Montemarano il termine tarantella può essere impiegato anche al plurale, come sostiene Luigi D’Agnese, dato che si possono individuare diverse tarantelle, ciascuna caratteristica di un determinato suonatore, ognuno a suo modo “maestro” di una tradizione in continua trasformazione. L’occasione principale nella quale viene eseguita la tarantella montemaranese è il Carnevale, festa che ha inizio come in altri luoghi, il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate.
Sant’Antonio Abate
In quel giorno escono per il paese delle “squadre” composte da uno o più caporabballo, la figura e maschera principale del Carnevale montemaranese. Il caporabballo, vestito da Pulcinella, è colui che, durante il Carnevale guida la mascherata, mantiene l’ordine, ammette o respinge i danzatori che vogliono partecipare alla sfilata; organizza il percorso processionale. In occasione di S. Antonio Abate, il caporabballo indossa un copricapo dal quale pendono nastri colorati e porta simbolicamente una scopa in mano. I caporabballo guidano un gruppo di quattro danzatori che portano il cappello con molti nastri di diversi colori.
I danzatori percorrono le strade del paese accompagnati da un complesso musicale formato da tamburello, fisarmonica e clarinetto. La squadra, nel corso della mattinata, compie visita alle abitazioni e ai negozi del centro del paese. Ad ogni fermata la procedura è la stessa: si entra, si offre una “botta” (termine locale per indicare un’esecuzione di qualche minuto) di tarantella con fini propiziatori e si ricevono in cambio offerte in denaro e/o alimentari. Dopo l’ora di pranzo lo stesso rituale si svolge nelle contrade del paese. Montemarano ne ha 34.
I tre giorni di Carnevale e Carnevale “muorto”
Da qualche anno, il sabato di Carnevale si usa organizzare anche un “guanto di sfida” fra i vari gruppi. Ma il culmine della festa è rappresentato dagli ultimi tre giorni di Carnevale: domenica, lunedì e martedì grasso. In quei tre giorni gli abitanti eseguono una danza processionale di gruppi di maschere accompagnate dalla musica di clarinetti, fisarmoniche e tamburelli. Qui i caporabballo hanno in mano un bastone invece della scopa e una tracolla con i confetti da lanciare sui danzatori in segno beneaugurante.
Le maschere tipiche sono la pacchiana, il vecchio e lo straccivendolo, oltre alle classiche maschere. Accade spesso che gli uomini si travestano con costumi femminili, altro motivo tradizionale del Carnevale, “’a ballerinola”. Vi sono anche nella sfilata alcuni gruppi che decidono di mascherarsi nello stesso modo, ispirandosi a un tema comune. Le sfilate vanno dal primo pomeriggio alla sera, quando verso le nove, le maschere rientrano.
Il carnevale riprende poi la domenica successiva, la prima di Quaresima, quando si rappresenta nel pomeriggio la morte di Carnevale. La celebrazione inizia nel primo pomeriggio con un corteo funebre nel quale Carnevale, sotto forma di fantoccio deposto in una bara, viene condotto per le vie del paese, accompagnato dalla moglie (un uomo travestito) che esegue un lamento. Anche in questo caso sono presenti i caporabballo, questa volta con un nastro nero che pende dal copricapo.
Al termine del corteo, Carnevale viene dichiarato ufficialmente morto e viene letto pubblicamente il suo testamento, una sorta di ironico e satirico commento sulla vita della comunità dell’anno appena trascorso. Infine, si fa scoppiare un petardo collocato all’interno della bara e si brucia il fantoccio, così riprende la danza processuale delle maschere al ritmo della tarantella che prosegue fino a sera, concludendosi a notte fonda in alcuni locali al chiuso.
Pasquetta, matrimoni, feste private
Se il Carnevale è l’occasione principale per suonare la tarantella, vi sono però diversi altri momenti durante l’anno nei quali viene eseguita questa musica. Si tratta di occasioni festive e conviviali, come ad esempio il giorno di Pasquetta, quando gruppi familiari e di amici si ritrovano per mangiare assieme (in questo caso la tarantella non si balla in forma processionale, ma in coppia, in gruppi di quattro, o in cerchio). Anche in occasione di matrimoni, battesimi o di altri momenti festivi.
Occasioni pubbliche durante l’anno
Negli ultimi decenni sono state create altre occasioni per suonare la tarantella pubblicamente. Come ad esempio la “Festa del Bosco”, che si svolge nei giorni immediatamente successivi a Ferragosto (18 agosto) nel cosiddetto “bosco” di Montemarano. Nello stesso mese, il 21 agosto si svolge la Festa di San Giovanni nella quale oltre alla processione e celebrazione religiosa, vi sono feste e ritrovi serali che prevedono momenti musicali pubblici.
Nel primo fine settimana di ottobre viene poi organizzata la Festa del Vino. È stata fondata nel 2008 da Roberto D’Agnese la “Scuola di tarantella montemaranese” che tiene corsi e stages per insegnare i passi più antichi di questo ballo sia nelle scuole del paese che anche in altre località italiane, utilizzando come docenti anziani ed esperti danzatori. Esiste da diversi anni anche un gruppo folkloristico “ZompaCardillo” che tiene spettacoli di tarantella in costume tradizionale in Italia e all’estero.
Le occasioni pubbliche per ascoltare la tarantella stanno diventando sempre più numerose: dalle feste e sagre soprattutto in estate, ai matrimoni e battesimi. Circostanze che si aggiungono a quelle tradizionali in campagna, tanto che i montemaranesi più anziani si lamentano di questo fatto con una espressione che contiene una certa riprovazione “Tarantella tutto l’anno!” che intende indicare il rimpianto per quando questa musica era legata innanzitutto al Carnevale, e poi solo alle occasioni tradizionali della cultura contadina.
I luoghi della tarantella
È il centro del paese il luogo in cui si svolge la danza processuale dei tre giorni di Carnevale. Questo si snoda per le vie del centro storico e per le zone principali della parte più nuova, passando per la via di San Francesco (il percorso della via Appia all’interno dell’abitato di Montemarano) e per la centrale via Roma che conduce al centro storico più antico, dove si trova la piazza del Popolo (la “piazza”).
Se negli anni ’70 la maggior parte della mascherata si svolgeva nelle strade del centro storico, oggi, in seguito allo spostamento degli insediamenti abitativi (determinato anche dal terremoto del 1980), le maschere sfilano nella parte più nuova del paese. Il percorso della danza del Carnevale, dunque, segnala e sancisce trasformazioni della società e degli stili di vita dei montemaranesi.
Fino agli anni ’80 si potevano incontrare gruppi di suonatori che, nelle notti di Carnevale, si spostavano di casa in casa, portando la tarantella ad amici, parenti, e coloro che ne facessero richiesta in cambio di un bicchiere di vino e un boccone da mangiare. Quest’usanza oggi si sta perdendo in favore del ritorno in locali pubblici per un ballo collettivo. Ciò avviene principalmente nei tre giorni di Carnevale, durante i quali, a Montemarano, il luogo di ritrovo principale diventa il garage dell’Istituto comprensivo scolastico del paese, un ampio locale nel quale un gruppo musicale si esibisce su un palco. Oltre che in questo locale, altri gruppi si distribuiscono in bar e ristoranti.
Per una storia della tarantella dagli anni ’30 ad oggi
Giovanni Battista Gambale ha ritrovato qualche anno fa presso l’Archivio parrocchiale della Cattedrale Santa Maria Assunta di Montemarano, un documento (l’unica fonte scritta) che attesta che il Carnevale esisteva già nel 1793-1794 (infatti nel documento si rimprovera il comportamento del Canonico Don Pasquale Toni, il quale teneva balli pubblici in casa sua, ove egli faceva da capo, ballando con uomini e donne) ma non dice nulla su quali musiche e danze fossero eseguite.
Esso costituisce, dunque, una prova indiretta della presenza del Carnevale a Montemarano in forme probabilmente simili a quelle che si conoscevano fino agli anni ’70, quando i balli erano prevalentemente domestici. Anche per quanto riguarda la musica non vi sono informazioni di tipo storico, ancora più difficili da rintracciarsi, essendo la tarantella trasmessa esclusivamente per tradizione orale.
Basandosi su testimonianze esclusivamente orali, si può affermare che nei primi decenni del Novecento, la tarantella era eseguita nella sua forma cantata ed anche con ciaramella ed organetto. Testimonianze degli anni ’30 oltre a confermarci queste informazioni, ci rivelano che alla ciaramella (strumento agro-pastorale diffuso nell’Italia centrale...
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