Indisponibilità e disponibilità della vita – una difesa filosofico-
giuridica del suicidio assistito e dell’eutanasia volontaria
(Giovanni Fornero)
Capitolo 1 – Indisponibilità e disponibilità della vita: semantica e
logica di un binomio cruciale
1.1 “Indisponibilità della vita” “disponibilità della vita”
e sono formule che sintetizzano due
maniere complessive e differenti, di accostarsi ai temi e ai problemi della bioetica e del diritto.
Costituiscono i termini tecnici in cui si esprimono e riassumono i contrasti di fondo che
animano tali discipline.
Sono nozioni fondamentali in quanto si configurano al piano di idee che stanno alla base di
altre idee e da cui discendono importanti conseguenze operative.
1.2 indisponibilità della vita
Per si intende la dottrina secondo cui non si ha legittima facoltà di
poter decidere intorno all’essere o non essere della vita umana.
“Noi uomini siamo proprietà degli dèi”: questa convinzione rappresenta una delle idee madri
più antiche dell’umanità e che il cristianesimo ha espresso con la nota immagine di Dio come
“signore della vita e della morte”.
disponibilità della vita
Per si intende invece la facoltà e il diritto di poter decidere circa
l’essere o non essere della vita umana. Si intende qualcosa di più specifico e di più forte di
una generica capacità di decidere circa i modi di vivere la vita.
1.3 Tali idee rischiano di essere formule generiche se ci si limita a parlare di indisponibilità e
disponibilità della vita senza precisare di quale vita si stia discorrendo: se della vita altrui o
della propria.
Infatti, non è detto che ciò che vale in rapporto alla vita di altri valga necessariamente per la
propria o viceversa.
Vi è un’ampia convergenza nel ritenere che nessuno abbia il diritto di “disporre” della vita
degli altri nel senso forte del temine, ossia decidere in merito alla sua continuazione o meno,
sino a provocare deliberatamente la morte.
L’idea secondo cui l’uccisione di un uomo da parte di un altro uomo non sia azione lecita fa
parte delle più radicate convinzioni dell’umanità. Il principio dell’inviolabilità della vita altrui e
il connesso imperativo di non uccidere non sono soltanto il corollario di determinate
concezioni religiose o filosofiche, ma che rappresentano una delle condizioni base di ogni
consorzio civile.
Ciò non toglie che una lunga tradizione ammetta l’esistenza di situazioni in cui appare lecito
sopprimere la vita altrui e quindi riconosca la presenza di alcuni giustificati casi di violazione
del principio “non uccidere” (legittima difesa, suicidio assisti, eutanasia volontaria).
1.4 La “disponibilità” della propria vita implica il potere, da parte dell’individuo, di rinunciare
al proprio essere e quindi allude alla possibilità di porre fine ai propri giorni. Occorre
distinguere tra piano di fatto e piano di diritto.
Disponibilità della propria vita = disponibilità della propria morte 1
disponibilità di fatto
Che la della propria vita rientri tra le prerogative tipiche della condizione
umana è un teorema ricorrente in filosofia. Seneca afferma che in qualsiasi circostanza per
l’individuo vi è sempre un’estrema via di uscita; a sua volta Hegel osserva che l’uomo, in
perché li vuole avere;
quanto persona, possiede il proprio corpo e la propria vita soltanto
Jaspers annota che la morte rientra nella sfera della libertà dell’individuo.
di diritto
In etica, la discussione verte sul problema se all’individuo sia lecito ciò di cui egli è
di fatto,
capace ossia, se in determinati contesti risulti moralmente lecito uccidersi. modi
Gli indisponibilisti sono persuasi che l’individuo possa disporre liberamente dei propri
d’essere, essere non essere
ma non abbia invece la disponibilità del proprio o e non sia quindi
morale
in possesso della facoltà di procurarsi la morte.
Contrariamente, i disponibilisti sono accomunati dalla tesi secondo cui gli individui non hanno
modi di essere, essere non essere
solo la disponibilità dei propri ma anche del proprio o e
scegliere la morte.
quindi la facoltà di diritto, oltre che di fatto, di congedarsi dalla vita e
La vita si configura come un bene quando, o sino a quando, procura cose buone, mentre
diventa un male quando procura cose cattive. Da ciò la necessità di distinguere “la mera vita
biologica dalla vita biografica” e la convinzione che si può parlare di vita buona solo in
rapporto alla vita biografica.
La nozione filosofica e bioetica della disponibilità della vita viene presentata come la più
autonomia:
coerente espressione dell’idea moderna di quest’ultimo concetto in filosofia moral
e in bioetica indica la capacità umana di autodeterminarsi e sostiene il principio che
l’autonomia delle persone dovrebbe essere rispettata.
Oggi cresce la richiesta di autodeterminazione, perché l’uomo si rende conto che è urgente
assumere una nuova responsabilità nei confronti di tutto ciò che fino a qualche tempo fa non
rientrava nel suo ambito di controllo.
1.5 I paradigmi della indisponibilità e dell’indisponibilità della propria vita si escludono in
prendere posizione
modo palese, si è quindi costretti a per un paradigma o per un altro.
Si potrebbe cercare di eludere l’antitesi fra indisponibilismo e disponibilismo mediate una
soluzione mediana, cioè tramite una sorta di “terzo paradigma” basato sulla tesi secondo cui
la vita, pur essendo in generale indisponibile, non lo è in modo assoluto, perché in certe
situazioni risulta lecito disporne, non solo di fatto, ma anche di diritto.
Ricorrere a questa “soluzione” significa autocontraddirsi oppure accogliere di fatto il
paradigma della disponibilità della vita, cioè la teoria secondo cui “in certi casi” un soggetto-
di-vita può lecitamente disporre di se medesimo.
In conclusione, le dottrine dell’indisponibilità e della disponibilità della propria vita, sono due
modelli teorici e assiologici che collidono inevitabilmente e tra i quali bisogna scegliere,
assumendosi la responsabilità che ciò comporta.
1.6 Gli indisponibilisti pur non potendo fare a meno di ammettere la possibilità di fatto della
morte volontaria, ne contestano la liceità morale o di diritto. Al contrario, i disponibilisti non
solo ne riconoscono la possibilità di fatto, ma ne affermano anche la liceità morale o di diritto.
criterio di
L’accoglimento o meno della morte volontaria costituisce quindi il principale
demarcazione tra i due paradigmi. 2
Tale criterio è al tempo stesso logico e storico:
- Dal punto di vista logico la prospettiva indisponibilista si distingue da quella
disponibilista per il fatto di negare ciò che quest’ultima afferma;
- Dal punto di vista storico gli antitetici paradigmi dell’indisponibilismo e del
disponibilismo si riconoscono in virtù del loro diverso atteggiamento nei confronti di
questo tipo di morte. componente
A differenza del suicidio, le pratiche eutanistiche implicano, per definizione, una
relazionale. La strutturale differenza del suicidio rispetto al suicidio assistito e all’eutanasia
volontaria ha condotto gli studiosi a discorrere di un salto di qualità tra queste tipologie
comportamentali. Sia nel suicidio sia nelle pratiche della morte assistita, è l’individuo a
optare per morte.
scegliere di congedarsi della vita, ossia la
L’accettazione del suicidio razionale rappresenta, sul piano etico, la premessa di qualsiasi
eventuale accettazione dell’eutanasia.
Capitolo 2 – Modelli teorici e storici – di matrice religiosa e laica –
della tesi della disponibilità della vita
2.1 Tra le più importanti espressioni storiche della teoria della indisponibilità della vita
spiccano le dottrine della Chiesa cattolica romana; la dottrina cattolica dell’indisponibilità
della vita è strettamente connessa alla nozione di “sacralità della vita”.
vita
Con il termine si intende la vita umana, cioè la vita della persona nella sua totalità. È
ritenuta “sacra” perché dono di Dio o perché creata da Dio a sua “immagine”. Ogni vita
umana, dal momento del concepimento fino alla morte, è sacra perché la persona umana è
stata voluta per se stessa a immagine e somiglianza del Dio vivente e sacro.
In questo universo di discorso, dire che la vita è dono e proprietà del Signore, significa dire
che essa appartiene al Creatore e non alla creatura e quindi risulta costitutivamente sottratta
alla capacità umana di “disporne”. accoglierla
L’uomo non ha possesso pieno e arbitrale della propria vita ma deve limitarsi ad e
amministrarla.
ad Nessun uomo può scegliere arbitrariamente di vivere o morire; di tale
scelta, infatti, è padrone assoluto soltanto il Creatore.
2.2 La dottrina cattolica non esclude che la Chiesa ammetta azioni come il martirio e la
legittima difesa. Secondo alcuni studiosi cattolici questi due fatti mostrerebbero che
l’indisponibilità della vita non è assoluta e che ci sarebbero dei casi in cui la vita appare
“disponibile”.
Per la dottrina cattolica l’indisponibilità della vita ha un carattere “assoluto”. Quando si parla
principi morali assoluti
di ci si riferisce al carattere inderogabile di quella classe di precetti la
cui validità non tollera eccezioni.
Eccezioni a tale norme sono fattualmente possibili ma sono moralmente escluse. I precetti si
dividono in “negativi” e “positivi”:
- Negativi: valgono senza deroghe, dispense o eccezioni;
- Positivi: valgono sempre ma devono essere sottoposti a un giudizio più circostanziato,
che ne verifichi la disponibilità o meno di realizzazione. 3
Per esempio, illeciti morali assoluti sono l’aborto procurato e l’eutanasia, che infatti vengono
prospettati come “assolutamente inaccettabili”.
Com’è noto, partendo dal principio secondo cui non esistono tipi di azioni che in quanto tali
sono sempre sbagliate, si arriva a concludere che i principi etici hanno soltanto una validità
prima facie.
Questi ultimi sono quelli che valgono in modo inderogabile finché si applicano da soli a una
determinata circostanza, ma che nelle situazioni di “conflitto tra valori”, non avendo una
priorità sistematica su altri principi, possono essere invalidati da altre istanze.
Ne segue, che i un determinato contesto l’obbligo effettivo di un soggetto dipende da
un’operazione di bilancio tra i rispettivi pesi delle norme prima facie, secondo una scala
contingente di urgenze.
Risulta in ogni caso evidente come nell’area dei principi morali assoluti si collochi anche, in
modo eminente, il principio della inviolabilità e indisponibilità della vita umana.
Sebbene per il credente la vita del corpo nella sua condizione terrena non è un assoluto, essa
rappresenta comunque una realtà sacra che dal momento del concepimento alla morte esige
incondizionato rispetto, cioè il divieto inderogabile di violarla.
2.3 Per quanto riguarda il martirio e la legittima difesa, la via seguita è stata quella di
affermare che i comportamenti in questione non sono delle “eccezioni” al principio di
atti di genere diverso,
indisponibilità della vita, propria e altrui, bensì che come tali non
cadono sotto il divieto di “non uccidere”. autodonazione
In riferimento al martirio e il sacrificio, si può dire che questi casi di legittima
della vita non costituiscono delle “eccezioni” al divieto di cagionare la morte a se stessi, ossia
non risultano assimilabili a dei veri e propri comportamenti “autouccisivi” e quindi a degli “atti
inderogabile
a disposizione di sé” in grado di fungere da “controesempi fattuali” del principio
dell’indisponibilità della vita.
Essi sono piuttosto concepiti come atti che non rientrano nella logica di una disposizione
l’assoluta
suicida e quindi non intaccano validità del precetto in questione. rifiuto
Più in dettaglio, il martirio non coincide con quell’intenzionale e deliberato della vita
togliersi
che è proprio degli atti suicidi, poiché esso non consiste nel la vita o nel chiedere ad
testimonianza
altri di farlo, bensì in un atto di che si ritiene più importante alla conservazione
della propria vita. direttamente in quanto
Secondo la dottrina cattolica, la morte non può mai essere voluta e
tale accettata
dall’individuo. Può solo essere come costo o effetto concomitante
preterintenzionale di un’azione in sé buona.
Secondo la tradizione morale della Chiesa, la morte non solo non può essere perseguita come
fine, mezzo
ma non può neppure essere usata come per conseguire determinati scopi, sia
pure nobili.
Questo spiega perché i casi di sacrificio volontario della vita vengano considerati leciti solo se
concepiti come atti di autodonazione paragonabili al martirio, cioè solo a patto di non
considerarli come dei “suicidi”. 4
leciti contraddire
Ne segue, in conclusione, che ritenere tali comportamenti non significa il
dell’assoluta legittimare
principio indisponibilità della vita e il principio della disponibilità della
vita.
In relazione alla legittima difesa, si fanno due precisazioni sul 5° comandamento:
diretta e volontaria,
1. Il primo concerne l’atto morale come tale. Immorale è l’uccisione
cioè l’atto di volontà direttamente e volontariamente finalizzato all’uccisione.
l’oggetto
2. La seconda riguarda specifico dell’atto. La vita che non può “assolutamente”
essere soppressa è quella innocente. innocente
La scelta deliberata di privare un essere umano della sua vita non può mai essere
ammessa, né come fine né come mezzo.
La legittima difesa delle persone e della società non costituisce un’eccezione alla proibizione
di uccidere l’innocente, uccisione in cui consiste l’omicidio volontario.
Ne segue, che gli atti di legittima difesa non sarebbero prospettabili alla stregua di
“eccezioni” al divieto di uccidere, poiché le presunte eccezioni sarebbero in realtà atti di
genere diverso fattispecie
da quelli vietati dalla norma e quindi non rientrerebbero nella etica
degli atti proibiti dal 5° comandamento. Perciò, non essendo in contraddizione con il divieto di
uccidere, essi non sono neanche in contrato con il principio generale dell’indisponibilità della
assoluta
vita, la cui validità normativa si esercita solo in riferimento alla vita innocente.
2.4 bene
Il principio dell’indisponibilità assoluta della vita non implica che la vita fisica sia un
assoluto. Secondo i documenti, essa è piuttosto un bene “fondamentale”, cioè un bene che
sta alla base di tutti gli altri beni.
La dottrina cattolica dell’indisponibilità assoluta della vita pur comportando il divieto assoluto
di uccidere se stessi e gli altri non comporta il dovere di mantenersi in vita ad ogni costo e
qualsiasi
con mezzo.
incondizionatamente procurare non è
In sintesi, mentre è obbligatorio astenersi dal la morte,
incondizionatamente obbligatorio adoperare tutti i mezzi disponibili per conservare la vita.
Tant’è che la criteriologia etica tradizionale sostiene che l’individuo è tenuto a farlo tramite
moralmente obbligatori,
mezzi “ordinari” e non tramite mezzi “straordinari”; i primi sono
mentre i secondi no.
2.5 Nei documenti l’imperativo etico di “rispettare” assolutamente la vita umana dall’inizio
alla fine viene esibito non soltanto come una convinzione di fede ma anche come un principio
di ragione.
Il principio dell’indisponibilità della vita è dottrina della Chiesa ma anche della sana filosofia.
2.6 Uno dei documenti più significativi del Concilio Vaticano, pone l’eutanasia nella lista delle
Dichiarazione sull’eutanasia,
azioni “vergognose”. A sua volta la che costituisce l’esposizione
più ampia e organica della dottrina della Chiesa sul tema dell’eutanasia, afferma non solo che:
la morte volontaria ossia il suicidio è inaccettabile al pari dell’omicidio ma è necessario
ribadire che niente e nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, e
nessuno può richiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro.
Il catechismo notifica che: un’azione che provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore,
costituisce un’uccisione gravemente contraria alla dignità della persona e al rispetto del Dio
creatore. 5
Condividere l’intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il “suicidio
assistito” significa farsi collaboratori di un’ingiustizia che non può mai essere giustificata
neppure quando fosse richiesta.
Evangelium vitae
Queste affermazioni della hanno consolidato ulteriormente le radicate
convinzioni anyi-disponibiliste e anti-eutanistiche presenti nel mondo cattolico.
In sintonia con il paradigma tradizionale anche papa Francesco, in più occasioni, ha ribadito in
condanna totale
modo esplicito la della pratica eutanasica sostenendo che rimane sempre
illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la m
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