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Bioetica: origini e significati

La bioetica è una filosofia morale applicata alla vita, alle nuove tecnologie e alle nuove realtà civili, sociali, economiche e culturali. Guarda soprattutto i problemi sollevati dal progresso tecnologico in tutti i campi. Bioetica è un termine composto, ma in che modo è filosofica? È una riflessione sulla natura di determinati oggetti (uomo e prodotti tecnologici) su quale sia la loro origine, che finalità abbiano, se siano intrinsecamente buoni o cattivi.

La definizione di un oggetto riguarda la filosofia teoretica, solo speculativa e che normalmente ci pone delle domande sulla natura delle cose, pretende delle risposte ma non di dare applicazione alle stesse. La differenza tra la filosofia morale e speculativa è che la prima interpreta la realtà in funzione di un’azione (definisce le cose, ne scompone le parti, indaga sulle cause, guarda le finalità e ha il progetto di basare su questa conoscenza l’azione morale); la speculazione filosofica non implica una nostra azione nel mondo, ciascuno di noi può parlare o pensare ma questo pensiero o parola non è detto che abbiano una valenza particolare.

La morale invece indirizza le nostre azioni, è conoscenza che dà direttive al singolo e alla comunità su come comportarsi, implica un carico forte di responsabilità. Perché il pensiero morale deve essere più sorvegliato rispetto al semplice pensiero? Il codice è un insieme di norme a cui attenersi. Se definisco una norma lo faccio con la finalità di creare il minor danno possibile.

La bioetica come filosofia morale applicata

La bioetica, come filosofia morale applicata, ha come scopo disciplinare i comportamenti tra le persone per cercare di minimizzare il danno in una realtà tecnologicamente in evoluzione. Si vogliono definire norme per evitare danni di fronte a una realtà in continua evoluzione che crea nuovi soggetti di diritto e nuove dimensioni antropologiche. La bioetica quindi è finalizzata a trovare norme di convivenza in una società tecnologicamente avanzata, definendo diritti e doveri.

Il significato etimologico di bioetica

  • Bios= vita (vita cosciente non solo in senso organico ma esistenziale)
  • Ethos= morale (norma intesa a definire dei modelli di comportamento per creare il maggior vantaggio con il minimo danno)

Origine e diffusione della bioetica

La bioetica nasce in Occidente e il termine è stato definito da un oncologo statunitense Van Rensselaer Potter che ha scritto due articoli e un trattato dal titolo "Bioetica: un ponte verso il futuro". La sua finalità è coniugare le scienze della vita con un’etica rispettosa della vita e dell’individuo. Nasce negli anni '70 per due motivi: inizio del progresso tecnologico e movimenti sociali e politici che esprimono la volontà di ampliare il numero di soggetti di diritto (anche tematiche di tipo ecologico) con innalzamento diritti civili e progresso tecnologico.

Si crea di conseguenza un dibattito su cosa sia lecito o meno. Il processo di Norimberga è indicato come l’inizio ideale della riflessione sulla potenza della scienza nel poter schiacciare l’individuo, prendendo come riferimento gli esempi sperimentali nazisti. Un discorso sulla scienza e sui suoi limiti risale dopo il secondo conflitto mondiale. La scienza che risponde a bisogni economici deve essere attenzionata affinché l’azione dell’uomo non diventi distruttiva o non diventi di pochi su molti.

La bioetica è un prodotto americano, si diffonde in Europa e Italia in maniera estensiva. In Italia un dato di contesto ha obbligato determinate fasce di popolazione a difendere i propri diritti ossia la presenza del Vaticano che determina una voce autorevole attenzionata. La chiesa parte da assunti dogmatici, i cattolici partono dal presupposto basato sul primo libro dell’Antico testamento che tutta la realtà sia stata creata da Dio.

La natura ha le veci che le ha dato Dio creatore, tutto l’essere deriva da lì. Questa divinità come in tutte le religioni non viene definita in maniera affermativa ma o per analogia o per comparazione o per negazione, Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza. Il principio razionale è uguale quindi sia per noi che per lui che ha creato il suo progetto secondo provvidenza, il caso non esiste. Per i cattolici il clero è un ponte fra il cielo e la terra.

Bioetica come scienza della sopravvivenza

La bioetica può essere una branca dell’etica che parla di nascita, morte, cura degli esseri umani, manipolazione genetica (tutti i problemi che riguardano l’umano e la sua antropologia) ma allo stesso tempo si può estendere come scienza della sopravvivenza dell’uomo nel pianeta. Il fine ultimo nelle democrazie è creare il minor danno possibile, la soluzione migliore (the second best).

Visioni e tipi di bioetica

A seconda che tu abbia una visione pessimistica dello sviluppo tecnologico che arriverà a sopraffare il pianeta creando oggetti che faremo fatica a smaltire o una tecnologia avanzata senza controllo che vedrà il tramonto della specie umana. Questa è una visione apocalittica (chiusa), l’apocalisse strisciante era una visione diffusa intorno agli anni '70-'80 in cui si contrapponeva la civiltà degli uomini con tutte le sue diversità al potere della tecnologia, alla tecnocrazia.

A questa si oppone una visione scientista (aperta) per cui tutto ciò che la scienza esprime proprio perché è il prodotto più alto dell’intelletto umano, un salto avanzato di ricerca è quanto di meglio l’umanità possa offrire, vanno preferite. Se la ragione è da preferire lo è perché non solo come massima espressione dell’uomo ma anche perché noi abbiamo la possibilità di progredire solo grazie alla ragione, ragione si fonde con la scienza che è progresso cioè emancipazione dell’uomo. L’uomo è l’insieme delle sue facoltà mentali e delle sue funzioni fisiologiche, qualcosa che sfugga a questo come un discorso emozionale viene messo a lato.

Il principio di ogni azione umana è massimo successo con minimo danno ciò sottolinea l’importanza della ragione. La visione mediana sottolinea questa importanza. Quindi due visioni opposte e una conciliatrice che propone un adeguamento di progetti scientifici a un contesto più allargato in cui la scienza non rappresenta una branca a sé ma deve essere un pezzo della società e lavorare per essa, in questo senso non è libera di fare qualsiasi cosa.

Una società ad alto sviluppo tecnologico cerca un posto primario per la scienza, il discorso bioetico può diventare economico in senso stretto per questo può essere ancorato a un discorso normativo, sia morale che giuridico. La bioetica può definire principi di base che sono diritti fondamentali dell’uomo che garantiscono al soggetto la sua piena espressione ma al contempo garantiscono che non comporti un danno, vengono definite norme compromissorie tra libertà dell’individuo e benessere della società. Questo equilibrio che salvaguarda l’indipendenza del soggetto e benessere della comunità è ancora prima alla base di ogni convivenza democratica, bioetica e democrazia sono aspetti correlati.

Principi fondamentali della bioetica

Ci sono condizioni per stabilire delle norme come considerare un pacchetto di norme di base che è costituito da alcuni principi che sono pochi, (meno sono più è facile applicarle) e costituiscono un minimo etico. Devono dare la possibilità di interpretazione pur essendo legati al codice, come fa un giudice o un comitato etico che arriva a interpretazione delle norme basata sul danno minore detto second best. (Principilismo)

La bioetica sia laica che religiosa si domandano fino a che punto la scienza abbia spazio nella vita umana singola e collettiva. La bioetica laica è antidogmatica parte da considerazioni che possono essere passibili di cambiamento. I principi su cui si basa sono: l’autonomia che salvaguarda il soggetto, la tolleranza che salvaguarda la comunità cioè rapportarsi agli altri.

Per il cattolico esiste una fondazione metafisica della realtà: non lascia spazio a una lettura di Dio che non sia manifesta. Il personalismo ontologico è il principio secondo il quale ogni persona in sé è un progetto divino ed è santificata, questa persona è un adulto dal momento del concepimento fino alla morte.

La qualità e la salvaguardia della vita sono associati alla bioetica laica, i modelli di qualità della vita sono diversi per ogni individuo. La sfida della laicità è trovare un minimo comune denominatore per riuscire ad unirle senza che una sovrasti l’altra. Il modello di sacralità della vita per la bioetica religiosa è intuibile.

Il termine autonomia si oppone al termine dogmatismo che definisce un modello per tutti invece l’autonomia difende la scelta di un modello individuale. La bioetica laica implica la facoltà e la capacità del singolo di regolarsi liberamente, di saper compiere delle scelte (per cui bisogna essere maturi). Le società laiche sono positive perché conferiscono la capacità di autodeterminarsi.

Nei contesti totalitari si parla dei tiranni come padri della patria le società mancano di libertà e autonomia, c’è una declinazione paternalistica in cui sceglie qualcuno che ha la conoscenza di farlo per gli altri. Nella dimensione laica la conoscenza è la genialità dell’individuo che conferisce il ruolo di tiranno. L’indipendenza è la libertà di agire, implica la libertà dalla paura di ricatto.

La società moderna riconosce agli individui la possibilità di prendere decisioni consapevoli riguardo alle decisioni personali. La differenza per i laici fra piano privato e pubblico è molto grande, su questioni personali ci vuole autonomia finché non reca danno ad altri. L’atteggiamento dei laici nei confronti della morale è duplice da una parte c’è quella collettiva dall’altra il privato che implica autonomia. Esempio: se la sessualità implica soggetti in grado di intendere e volere ognuno può fare le proprie scelte anche in base alla definizione di genere.

Riflessi del principio di autonomia nella pratica medica

Riflessi del principio di autonomia nella pratica medica: il paziente ha il diritto di rifiutare il trattamento e di prendere parte al processo decisionale. Questa rivendicazione all’autonomia del soggetto può essere intesa anche come reazione al tradizionale paternalismo medico (i medici come detentori di conoscenze specialistiche non diffuse hanno ruolo paternalistico).

Autonomia, tolleranza, funzionalismo, personalismo

L’autonomia si esplica singolarmente rispetto a quelle che sono le proprie prerogative soprattutto nella sfera privata senza danneggiare gli altri. Questo concetto non è così distante dalla tolleranza che implica un atteggiamento collettivo, ogni singolo individuo deve essere capace di convivere in un contesto non omogeneo di persone e di commisurare i propri bisogni e aspettative con quelli delle altre persone. Costituisce un bilanciamento difficile ma necessario tra le proprie libertà e quelle altrui.

La tolleranza può essere descritta come l’atteggiamento teorico e pratico di chi rispetta le convinzioni altrui anche se profondamente diverse da quelle a cui aderisce, implica di fatto l’esistenza di persone diverse che vivono in una stessa comunità. Tante autonomie che vanno a comporsi in una dimensione articolata con il fine di riuscire a produrre un sistema di convivenza armonico. Oltre a rispettare le idee altrui se ne accetta anche la divulgazione.

Si può tollerare passivamente evitando un problema e non parlandone oppure si può creare uno spazio pubblico in cui la scelta di uno diventi uguale a quella degli altri. L’autonomia non si concilia con il silenzio essendo manifestazione di se stessi. Tolleranza non è un termine negativo, è il sapere prendersi carico di un atteggiamento di inclusione quindi includere, è un atteggiamento proattivo. Se in una società ci sono diverse autonomie si pone la domanda che limite possono avere.

Anche il principio della tolleranza trova un limite laddove consente azioni lesive dei diritti altrui, (si evoca il concetto di danno già visto). Karl Popper afferma: “La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi”.

Quindi non si possono accettare posizioni violente ed estreme legittimando la violenza. La tolleranza ha luogo in una proposta di valori e idee secondo il rispetto reciproco; una posizione condivisa in merito a quelli che devono essere i limiti della tolleranza richiama il pensiero anglosassone, in particolare John Stuart Mill (1806-1873) che nei suoi Saggi sulla libertà afferma: “Un individuo è libero di raggiungere la propria felicità come meglio crede e nessuno può costringerlo a fare qualcosa con la motivazione che è meglio per lui, ma potrà al massimo consigliarlo”.

È una concezione estremamente liberale in cui ogni individuo ha la propria autonomia. L’unico caso su cui si può interferire sulla libertà di azione è quando la libertà di uno provoca danno a qualcun altro o a dei soggetti di diritto riconosciuti come tali, questi soggetti sono di fatto una persona cioè il complesso sistema di biologia, spirito, coscienza che determina un’identità personale.

La cultura recente ha allargato i soggetti di diritto anche con la scienza. Il danno è commisurabile con la domanda se l’autonomia di scienziato va a intaccare l’integrità del soggetto con cui sono messo in relazione, ciò in bioetica si misura in una società tecnologica.

Esempi concreti in merito a tolleranza e danno

  • Caso in cui un’estrema tolleranza delle tradizioni religiose possa comportare un danno e quindi se vada o meno tollerata: mutilazione organi genitali femminili, vestiti indossati.
  • Caso 2: la libertà di espressione per cui ci si sente in diritto di colpire qualcuno nell’ambito dei social, deve essere normata la libertà qui?

Il funzionalismo presuppone una visione dell’essere umano basata sulle sue funzioni, cioè si valutano i diritti di una persona in base alla sua funzionalità. Se si porta all’estremo limite non rende tutti uguali per cui un malformato ha meno diritti di un adulto sano, si parte da un principio di danno, più sei consapevole e in piena autonomia più soffri perché comprendi maggiormente quindi vai tutelato di più.

I soggetti capaci di provare sofferenza psichica e fisica vanno quindi tutelati. In senso debole il funzionalismo è il metodo che definisce un essere umano tale in base ad alcune funzioni. Il semplice vivere in modo biologico non è un bene in sé quindi in piena autonomia, se non si vive a pieno con coscienza, bisognerebbe scegliere come e se vivere.

Bioetica religiosa e cattolica

Quando si parla di bioetica religiosa si intende quella cattolica, legata a principi che fanno parte del magistero della chiesa espresso dal Papa che è l’espressione massima di autorevolezza spirituale. I principi dogmatici sono quei principi morali che derivano da una particolare interpretazione delle scritture e che sono non negoziabili perché di matrice divina.

Non ci può essere in una visione religiosa una separazione tra ambito morale e religioso e ambito politico come non c’è separazione nella natura delle cose dato che è tutto un progetto divino. È un sistema che invoca la coerenza (è un sistema coerente che vede origine e natura dell’uomo da parte di un’azione iniziale da parte di Dio, la natura è voluta partendo da un progetto che non si modifica ciò che è eterno non è negoziabile) perché non è prevista una libera interpretazione dei testi sacri, né un’autonomia di adesione del credente a un articolo di fede dogmaticamente basilare.

Il personalismo ontologico è quella percezione dell’essere umano che si definisce intorno al concetto di persona che è un’unità indivisibile tra corpo e anima, siamo una proiezione del divino in una natura che non è maligna. Ciascuno di noi è un progetto unico, Dio esprime un atto di paternità nei nostri confronti. Per persona in senso cristiano e cattolico si intende ogni essere umano considerato quale unità di corpo e spirito dotato di una dignità intrinseca e naturale, in quanto la natura è frutto della creazione.

Bioetica laica e religiosa

La bioetica laica è contro la bioetica religiosa? È affrontato nel Manifesto della Bioetica laica pubblicato da Flamigni, Massarenti: “Noi laici non osteggiamo la dimensione religiosa. La apprezziamo per quanto possa contribuire alla formazione di una coscienza etica diffusa. Quando sono in gioco scelte difficili, come quelle della bioetica, il problema per il laico non è quello di imporre una visione superiore ma di garantire che gli individui possano decidere per proprio conto (autonomia e tolleranza) ponderando i valori talvolta tra loro configgenti che quelle scelte coinvolgono, evitando di mettere a repentaglio le loro credenze e i loro valori”.

Non sono in contrasto perché i laici la apprezzano in quanto crea una coscienza, se ci sono in gioco scelte difficili le visioni si contrappongono.

Paradigmi della bioetica religiosa

Con bioetica cattolica si intende quella strettamente legata a vincoli religiosi che implica un’adesione incondizionata rispetto invece al mondo protestante. All’interno del cattolicesimo lo spazio di scelta dell’uomo è molto residuale per via di una tradizione molto lunga e coerente. Mentre le bioetiche laiche sono tante, ci sono diversi modi di intendere l’uomo e la vita. Bioetica laica=qualità (dimensione soggettiva, continuità).

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Scienze mediche MED/43 Medicina legale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleselmi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bioetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Cavarra Berenice.
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