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Parte prima: le teorie economiche, il bisogno, i beni, l'utilità, la produttività/fattori produttivi, i capitali, il prezzo/imposte/tasse/remunerazione, il costo

Con l’avvento della rivoluzione industriale vi sono stati dei cambiamenti della società che hanno portato alla determinazione di diverse teorie economiche; tra i principali esponenti vi ritroviamo:

  • Adam Smith: sostiene che la ricchezza di un paese è legata al lavoro delle persone. Difatti, se volessimo inserirlo in un contesto storico, parliamo di un periodo in cui le persone si spostano dalla campagna alla città dando origine a una nuova classe: quella degli operai, e quindi a una nuova produzione di beni.
  • Davide Ricardo: nel suo libro "La ricchezza delle nazioni", definisce come la ricchezza sia legata al lavoro ma in particolare al reddito delle persone. Introduce inoltre un concetto molto importante; la distribuzione delle ricchezze. Sostiene che una giusta distribuzione avviene nel momento in cui si tiene conto del ruolo che l’individuo ha all’interno della società. È lui che introduce il concetto di rendita fondiaria, ossia al proprietario terriero spetta ciò che gli produce il terreno, distinguendola dalla rendita urbana poiché in questo caso stiamo parlando di terreno adoperato per la costruzione di infrastrutture, definendola come il prezzo d’uso del fattore suolo nel processo di produzione insediativa.

Fatta questa premessa, si può quindi definire l’economia come la scienza che si occupa dell’acquisizione e distribuzione delle ricchezze. In particolare, riguarda lo studio della comunità o dei singoli per capire quali sono i loro bisogni e i beni richiesti. I principali esponenti dell’economia moderna sono:

  • Adam Smith: la ricchezza di un paese è legata al lavoro.
  • Davide Ricardo: una giusta distribuzione si ha quando si prende in considerazione il ruolo che l’individuo ha all'interno della società, dal lavoro che fa, dal terreno che possiede.
  • Inizi ‘800: gli operai sono il motore dell’economia.
  • Marx: sostiene che la distribuzione delle ricchezze non è omogenea poiché sono gli operai che mandano avanti le imprese.
  • Fine ‘800: la scuola marginalista sostiene che l’oggetto dell’economia è come i comportamenti ci conducono a realizzarci senza danneggiare gli altri.

Ad oggi, l’economia la definiamo come la scienza delle scelte poiché noi uomini abbiamo bisogni illimitati ma mezzi scarsi per soddisfarli; dobbiamo quindi porci delle scelte su che bisogno soddisfare e quali mezzi adoperare. Il comportamento umano è quindi caratterizzato da uno stato di insoddisfazione e quindi da necessità ed esigenze che costituiscono i bisogni. Il bisogno lo definiamo come lo stato di insoddisfazione, necessità ed esigenze che deve essere soddisfatto attraverso l’utilizzo di mezzi esterni: i beni (con ricchezza intendiamo il complesso dei beni economici). Il bene è quindi il mezzo con cui l’uomo soddisfa i propri bisogni e può essere classificato in diversi modi:

Classificazione dei beni

In base alle caratteristiche obbligatorie

  1. Beni naturali o non economici: sono utili, illimitati e inaccessibili. Le risorse e i beni naturali non soddisfano tutti i bisogni dell’uomo.
  2. Beni economici: sono utili, accessibili e limitati. Un bene economico diventa tale dopo che un bene ha subito una trasformazione fisica, spaziale e temporale.

Utilità: definisco l’utilità come la capacità dei beni di soddisfare il bisogno. Una volta che il bene ha soddisfatto il bisogno, ha diverse utilità, come nulla o minore. Può quindi essere:

  • Iniziale: soddisfo il bisogno con la prima dose di bene.
  • Marginale Um: grado di soddisfazione assicurato dall’ultima dose di bene.
  • Totale Ut: grado di soddisfazione assicurato dalla quantità di bene totale disponibile.

Il grafico dell’utilità totale è una curva crescente, quindi significa che più aumento la quantità, maggiore sarà l’utilità totale. Ad esempio, se mangio un biscotto mi sento soddisfatto e quindi ha un’utilità; se ne mangio un altro mi sento ancora più soddisfatto e quindi aumenta ancora di più la sua utilità, etc.

Il grafico dell’utilità marginale è invece una curva decrescente, quindi significa che più aumento la quantità del bene che assumo, minore sarà la sua utilità. Ad esempio, se ho mangiato 10 biscotti mi sento sazio; mangiandone un altro mi sento soddisfatto ma allo stesso tempo più sazio, quindi quel biscotto ha un’utilità minore. Se ne mangiassi un altro mi sentirei ancora più sazio e quindi avrà un’utilità ancora minore.

Classificato in base alla qualità di soddisfare i bisogni

  • Beni diretti o di consumo: capaci di soddisfare immediatamente il bisogno. Parliamo di utilità semplice (istantanei e capaci di una sola prestazione utile) e utilità ripetuta (forniscono più prestazioni utili).
  • Beni indiretti o strumentali: beni singoli che, se uniti insieme, generano un altro e differente bene.

Classificato in base all'uso

  • Indipendenti: soddisfano immediatamente il bisogno.
  • Complementari: l’utilità complessiva del bene ottenuto è maggiore di quella delle singole utilità dei beni adoperati (es. l’utilità del pane è maggiore rispetto all’utilità della singola acqua, farina, etc.).
  • Producibili: dati dalla combinazione di più fattori produttivi.
  • Irriproducibili: es. le opere d’arte.
  • Mobili: trasferibili senza alterazioni di forma.
  • Immobili: contrario di mobili.
  • Privati: si parla di esclusività all’uso.
  • Pubblici: non si parla di esclusività all’uso e il beneficio non è del singolo bensì della collettività.

I servizi sono quei beni economici non tangibili prodotti per soddisfare un certo livello di vita delle persone e ne determinano anche il reddito. Come accennato, un bene economico diventa tale dopo aver subito una trasformazione fisica, spaziale e temporale tramite processi produttivi; ogni partecipazione a questi processi viene definita attività produttiva e può essere primaria (agricoltura), secondaria (industria) e terziaria (trasporti che costituiscono i servizi). È importante inoltre considerare mezzi, manodopera e materiali che partecipano alla trasformazione poiché bisogna sempre ricordare che dobbiamo porci delle scelte riguardo bisogni e mezzi.

Possiamo in generale definire il processo produttivo come la migliore combinazione dei fattori produttivi che mi danno come risultato il bene (il reddito è il risultato del proc.prod. espresso in termini monetari, il prodotto è il risultato del proc.prod. espresso in termini di unità fisiche). I fattori produttivi vengono coordinati dall’imprenditore, il quale deve combinarli in maniera produttiva appunto per ottenere il miglior risultato. I fattori sono: materiale, capitale* e persone addette, e si dividono in: originali, irriproducibili, specifici e sottintesi. Inoltre, in base al loro utilizzo possono risultare:

  • Variabili: modificando la quantità dei fattori modifico anche la quantità del prodotto ottenuto.
  • Fissi: modificando la quantità non modifico la quantità del prodotto.

Definisco inoltre coefficiente di produzione la quantità di ciascun fattore necessaria a produrre un'unità di prodotto, mi permette quindi di capire anche la qualità di quel che ottengo, ovviamente tenendo conto anche dei mezzi, della manodopera e dei materiali che sto utilizzando.

Mettendo in relazione i fattori produttivi con i coefficienti di produzione possiamo fare una distinzione che risulta:

  • Congiunti: esiste una relazione tra fattori utili a costruire un'unità.
  • Complementari: la diminuzione di alcuni coefficienti viene compensata dall’aumento di altri.

Fatta questa premessa, definisco quindi processo produttivo/produttività come la migliore combinazione dei fattori produttivi che mi danno il miglior risultato in termini di minor dispendio di beni, servizi e costo. Si definisce produttività marginale: la quantità di prodotto ottenibile con l’aumento di una dose; produttività media: il rapporto tra il prodotto finale e la quantità di fattore impiegato. La produttività segue 2 leggi:

  • Legge delle produttività decrescenti: l’incremento della quantità prodotta corrisponde a una particolare fase del ciclo produttivo e a un maggior costo di produzione (si pensi ai piani di un edificio).
  • Livellamento delle produttività marginali: alla miglior combinazione dei fattori produttivi corrisponde un livellamento delle produttività marginali.

I beni materiali economici destinati alla produzione costituiscono i capitali, essi servono ad acquisire beni e servizi che portano alla produzione di altri beni e servizi e li anticipa l’imprenditore assumendosi dei rischi imprenditoriali. Difatti, l’obiettivo per l’imprenditore privato è quello di massimizzare i profitti, mentre per l’imprenditore pubblico è quello di massimizzare i benefici della collettività espressa in termini di qualità dei servizi e di occupazione. I capitali si suddividono in:

  • Fisso: può compiere una serie di atti di produzione.
  • Circolante: si trasforma e si consuma interamente.
  • Fisso sociale: beni prodotti attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche e che vanno a beneficio della collettività.

Per poter avviare un processo produttivo devo comunque pormi delle domande, per esempio ‘dove?, a quanto?’. A quanto, perché ogni fattore produttivo ha un prezzo, ossia il rapporto di scambio tra il bene e una quantità di moneta. Ne esistono di diverse tipologie: prezzi economici, nominali/attesi, politici e parliamo anche di salario e stipendio, ossia i prezzi che vengono corrisposti al lavoro. Definisco inoltre saggio (o tasso) di interesse il prezzo d’uso di un'unità indifferenziata nell’unità di tempo (rapporto tra reddito e capitale). Il saggio di investimento è il prezzo d’uso dei capitali. Entrambi coincidono nel momento in cui la quantità di risparmio e il capitale offerto e domandato sono equivalenti.

Definisco inoltre reddito l’incremento espresso in forma di denaro di un individuo, ed è la principale base imponibile per le imposte. Le imposte sono ciò che l’individuo deve dare allo stato in funzione del reddito e dello stato. Le tasse sono la quantità di denaro che deve essere pagata nel momento in cui usufruisco del servizio. Le imposte possono essere:

  • Dirette: colpiscono direttamente il reddito e il patrimonio.
  • Indirette: non colpiscono direttamente (es. IVA).

La remunerazione la definiamo in base al contesto:

  • Salario/stipendio: remunerazione tramite il fattore produttivo lavoro (manuale nel salario e intellettuale nello stipendio).
  • Profitto: remunerazione tramite la capacità imprenditoriale e compete all’imprenditore.
  • Imposte/tasse: remunerazione dei servizi pubblici offerti alla collettività. Quando utilizziamo dei beni pubblici remuneriamo il capitale sociale.

Per cui nel momento in cui affrontiamo un processo produttivo, andiamo incontro a dei costi. Il costo totale Ct di produzione è definito come la somma dei costi variabili Cv (costi che variano al variare della quantità prodotta) e costi fissi Cf (costi che non variano al variare della quantità prodotta). Disegnando i grafici di Cv e Cf e sommandoli ricaviamo anche il grafico del costo totale Ct, tale che risulti: (asse y: costo, asse x: quantità).

Tipologie di costi

  • Costo unitario: Cu = costo totale/quantità.
  • Costo marginale: Cm = variazione di costo/variazione di prodotto.

Quando Cu e Cm sono uguali si verifica la marginalità dell’imprenditore; ossia non ricaverà alcun utile da quel processo produttivo. Sui costi di produzione influiscono:

  • Economie estere
  • Economie interne
  • Economie esterne
  • Costo sociale: definito come la somma tra il costo e le spese dovute alle disconomie estere.
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laurap149 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estimo e valutazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Guarini Maria Rosaria.
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