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Riassunto

introduzione

Andrè Lalande nel suo Vocabulaire techniques et critiques de philosophie

 descrive l’estetica come una scienza che si basa sul giudizio di gusto e la

distinzione del bello dal brutto ( con valore gerarchi superiore al bello che si

rompe nel 700 dando la moltiplicazione delle categorie estetiche, tra cui il

kitsch, e diverse possibili definizioni dell’arte) si devono aggiungere a tal

definizione gli ambiti della creatività/genio( aspetto poietico dell’arte) e quello

della fruizione= estetica come riflessione nell’arte ambito vario poiché ha

come oggetto la dichiarazione del valore/disvalore di un’opera, attuato con base

sempre uguale, e l’arte ha diverse storie-forme-definizioni per cui il valore del

genio/creatività arricchisce quello dell’oggetto artistico

La prima definizione di estetica avviene nel Estetica gnoseologia interrior di

 Baumgarten nel 1735 (soggettivizza l’aggettivo aisthetike): la vede come

disciplina filosofica a metà tra poetica/filosofia/retorica+ suo oggetto di studio è

la riflessione sull’arte, il rapporto mimesi-realtà e le teorie sul bello= la sua

comprensione avviene attraverso i concetti di espressione (questioni conoscitive

legate alla rappresentazione), sentimento, creazione ( rapporto gusto-genio) e

fruizione( giudizio) è detta scienza del particolare poiché

interpretazione/espressione/creazione e fruizione sono dono al soggetto per

vedere gli oggetti come arte o acquisizione muovendosi sul limite del gusto:

attraverso le azioni scatenate dall’opera il soggetto entra nel gioco espressivo

Alla base dell’estetica vi sono la psicologia empiristica di Locke, quella

 razionalista di Leibniz e la conoscenza estetico espressiva di Cartesio= si ha

fondamento nel concetto di unità della varietà di Leibniz e pensiero di fronte ad

arte/natura di Kant (le emozioni del genio portano ad universi qualificativi che

combattono la contingenza

I imitazione ed espressione

La conoscenza occidentale si basa sul concetto di Mimesis o imitatio che nasce

 nel VI sec. AC per l’insieme delle pratiche del dio Dioniso (danza e canto), nel V

passa all’imitazione del mondo esteriore attraverso al passaggio al mondo

filosofico (pittura, scultura, musica) e nel IV per Tatarkievic si ha una divisione di

significato in Rituale (espressione), Platonico (copia della natura), Aristotelico

(libera creazione che parte dalla natura), Democriteo (imitazione della natura) =

tutte le cosiddette arti mimetiche hanno il medesimo rapporto arte-natura nel

processo imitativo

Platone descrive il processo di mimesis alla base della creazione di un oggetto

 artistico come copia della natura non passiva poiché in esso incide la

componente espressiva del creatore= basandosi sull’imitazione si riflette

sull’organizzazione dell’oggetto mimetico ( creazione di un eterocosmo artistico

dalla realtà espressiva e potere comunicativo) alla base del concetto di

imitazione per Franzini vi sono espressione e rappresentazione

Nella prima teoria mimetica dell’arte Platone estende il concetto di Mimesi

 ragionando sul fatto che pensiero e linguaggio si compongano di

rappresentazioni + il cosmo creato dal demiurgo è realizzato attraverso la copia

del mondo delle idee= ne deriva che l’arte è di tre volte distante dalla realtà

poiché la natura è sua prima copia e l’oggetto umano è copia della copia per

mimesis Nel Sofista descrive l’arte mimetico visiva e poetico-musicale come

priva di verità e con due possibilità di mimesi, quella Icastica che si basa

sull’imitazione dell’oggetto e quella fantastica che parte dallo stesso ma vede la

modificazione del reale grazie alle capacità del sofista

Considera l’arte pericolosa in base al suo potere di suggestione: basandosi nella

 sua ispirazione nella componente irrazionale dell’uomo il senso di

immedesimazione derivante dalla tragedia porta alla perdita del senso sociale e

dell’individualità richiamando al concetto di molteplicità interiore ( nel Fedro la

poesia è mania e il sapiente se ne deve liberare per salvare la propria anima)

Aristotele invece supera la dicotomia tra arte ed immaginazione affidando a

 quest’ultima una techne ( componente razione che conduce ad un principio di

imitazione razionale) che porta la tragedia- commedia-poesia ed essere

imitazioni di un’azione con la narrazione+ la pittura e scultura come arti

imitative e la musica come ethos con la mimesi si giunge alla comprensione

del nucleo profondo del reale oltre la mera funzionalità imitativa

Nella Poetica, 1451B 1-15 descrive la differenza tra Poeta e Storico: mentre il

 primo è dotato di una attività teoretica superiore per l’instaurazione del patto

finzionale tra fruitore e produttore che genera la verosimiglianza ( porta ad

accettare fatti inverosimili: solo interrogandosi su di essi si rompe il patto e non

li si comprende più= esempio è la struttura dell’Edipo in cui nessuno si interroga

per 15 anni sulla scomparsa del re) e quindi rappresenta l’universale il secondo

deve dedicarsi solo alla realtà e quindi al dettaglio, la contingenza sempre

nella Poetica sostiene che alla base dell’apprendimento nella figura umana

stiano la mimesi e la natura imitativa del soggetto= l’attività imitativa nasce

infatti dall’innata capacità dell’uomo e dal piacere che si prova verso la stessa

L’arte imitativa è in grado di trasformare una passione sconvolgente in piacere

 estetico: nella tragedia esso deriva dalla compassione ( sofferenza vedendo

un’innocente sopportare un male) e terrore ( sofferenza per in male

ineludibile)= dipende quindi dalle qualità mimetiche ( facoltà cognitiva di

riconoscere l’oggetto dell’imitazione nella mente dell’artista) e quelle

tecniche/sensibili

Plotino crea una filosofia basata sulla causa immanente dell’uno da cui per

 emanazione deriva il tutto: da ciò deriva la concezione della mimesis, derivante

dalla tradizione classica, in cui l’arte non imita la natura ma l’idea ( quindi la

tensione dell’uomo alla realtà intellegibile)= Enneadi, saggio sul bello

Intellegibile l’artista non essendo mero imitatore trova la bellezza nella

natura: arte e natura si muovono parallele e la prima aggiunge alla seconda ciò

che le manca= base per il platonismo rinascimentale e la metafora dello

specchio che per Leonardo è la mente del pittore che riflette il reale e per Leon

Battista Alberti è rappresentazione della realtà senza la sua perfezione

Nel 400 si hanno tre concezione dell’imitazione: 1° imitazione della natura per

 grado qualitativo di somiglianza tra oggetto e realtà esteriore+ 2° arte come

mimesi tra opera e idea creativa + 3° imitazione dei classici

La svolta avviene nel 1746 con il testo di Batteaux Le arti ricondotte ad un unico

 principio: unico fondamento di tutte le arti con statuto autonomo è la

riproduzione della bella natura, ovvero la natura confacente al gusto del tempo

in maniera corretta= imitazione ideale e verosimile del vero che coincide con le

belle arti in esse si ha la significazione del bello e una finalità senza scopo

nella creazione che non riflette sulla produzione ( libero gioco delle facoltà)=

non si riflette sul valore mimetico dell’opera ( la ritrattistica è arte infima:

parallelo diretto tra opera e realtà esterna) ma alla definizione del capolavoro

data da Kant, paragrafo 49 della Critica del Giudizio: ovvero prodotto dal genio

che sovverte le regole creandone una immediatamente comprensibile ( quella

del pazzo non si comprende)= la classificazione odierna è impossibile per

l’ampliamento di confini delle arti, ultima è quella di Paul Valery, anni 50 del

900, in cui la poesia è al primo posto, si riscatta l’architettura (eliminata per la

funzionalità) aggiungendo la fotografia e l’arte contemporanea

Nel 700 l’imitazione è vincolata all’espressione poiché l’artista non propone solo

 la bella natura di Batteaux ma anche il suo sentimento= nelll’800 l’arte non

imita più la natura o l’arte precedente ma si rende compartecipe della forza

creatrice della stessa per Hegel suo fine è l’espressione della verità con il

medium dell’opera come configurazione artistica sensibile=Realismo e

naturalismo esprimono la realtà senza stilismi e astrazioni: per Zola il romanzo

deve esprimere l’ordine causale del mondo e nella scenografia dei Macellai di

Icres Antoine crea una scenografia con quarti di bue, una trance de vie con

fondali trompe l’oeil

Nel 900 si ha l’eliminazione del vissuto dell’artista con fenomeni come

 l’iperrealismo di Estes e Hanson ( statue a grandezza naturale) che sconvolgono

il fruitore Lukacs ripropone la metafora dello specchio vedendo l’arte come

riproduzione dello scambio tra natura e società nei suoi aspetti salienti

( elementi immortali dell’uomo o storicamente determinanti) diventando così

analisi del fenomeno sociale con realismo critico

Con le avanguardie ci si sposta verso la concezione che l’arte non debba più

 imitare nulla ma sia espressione, secondo Artaud ( fine dell’arte è far danzare

l’antomia), del movimento e della pluralità del possibile assimilando l’opera

all’organismo= si rompe il concetto di Mimesi dopo le opere di Mondrian e

Picasso, che la rendono un processo sottrattivo che parte dal reale per restituire

forme geometriche ed elementari (Demoiselle: donne viste da punti di vista

differenti con eliminazione della differenza pieno-vuoto)

Per Merleau-Ponty l’immagine speculare coincide con quella pitturale poiché

 loro evoluzione sono lo sdoppiamento e la metamorfosi: lo specchio crea un

gioco di rimandi tra visibile ed invisibile ( non riproduce l’immanente ma il punto

di vista dell’altro che ci rimarrebbe celato: l’invisibile )creando un invisibile

sensibile che esprime come nell’arte l’intimo metamorfico del soggettoe non

esteriorità dell’oggetto Magritte nella Riproduction interdite del 1937 pone lo

specchio dietro la figura rompendo il contatto mondo-rappresentazione + Bacon

nel 1971 con Lyning figure in a Mirror raffigura una figura strappata alla

figurazione nel suo divenire una macchia di colore che capta un movimento o

coglie l’elemento reale nel suo darsi al mondo

Vedendo l’arte come imitazione le si toglie il suo significato euristico: si ha una

 relazione tra arte-realtà solo associando la prima al suo antipodo,

l’espressione lo specchio trasfigurato del reale si rifà sempre allo stesso

poiché come dice Deridda l’osservatore acceca il firmatario facendosi soggetto

dell’opera (non si guarda solamente nell’opera andando oltre colui che

firmatario accetta l’accecamento cavandosi gli occhi per vedere oltre quello che

si vede+ guida dell’opera)

Potenza espressiva tra natura ed arte

Per l’insufficienza del mondo contingente nei confronti di quello ideale

 l’imitazione è la facoltà dell’uomo di esplicare il reale allontanandosi dalla

passività Plotino vede l’artista come veicolo della manifestazione sensibile

dell’ideale nell’espressione + essa è sempre completa se crea la

contemplazione (oggetto alto)= l’artista è quindi congiunzione di infinito e finito

Si ha in lui l’espressione proveniente dall’Uno/spirito/ideale/farsi diveniente che

 si degrada verso il basso attraverso la separazione dell’assoluto dal suo

creatore per relativizzarsi nella traduzione plastica dell’idea, ovvero la forma

artistica ( maggiore a quella filosofica e religiosa)= l’espressione della bellezza

è pallido riflesso di quella vera dell’anima, che sensibile è gerarchicamente

inferiore all’infinito, che ha valore conoscitivo come materia dell’intelligenza

suprema si riconosce all’arte un valore allusivo poiché è farsi sensibile

dell’idea: sta a metà tra il pensiero ideale o puro corrispondente alla filosofia e

la sensibilità immediata come matericità indiscussa delle forme organiche= il

sensibile in essa è già ideale

L’espressione artistica è momento per cogliere il reale poiché nella creazione

 artistica si oltrepassano i confini della forma e del procedere logico per arrivare

ad una realtà altra attraverso l’intuizione= coglimento affettivo-intellettuale

dell’essere primo attraverso l’essere dell’arte superiore alla ragione poiché

indirizza alla via della verità ad essa preclusa ponendo nella materia bruta una

scintilla che l’artista sente in sé

Con Ficino, in Teologia Platonica del 1482, si dichiara l’uomo come dominatore

 del mondo che dimostra l’intuizione della bellezza nella capacità di creare opere

perfezionando la natura= in Bruno l’uomo partecipa all’infinito universo grazie

al suo desiderio di conoscenza per approssimarsi a dio, immanente che

partecipa all’infinito come infinite sono le capacità umane, dato dal furore eroico

( eros di Platone) con il neoplatonismo si ha la visione di un uomo più vicino a

dio con il potenziamento della sua volontà conoscitiva e creativa (fare: capacità

di trovare la perfezione nel dialogo tra regola e libertà) + conquista del sapere

tecnico scientifico ( rete di significati tra individuo e realtà)

Si diventa signori del reale conoscendo come si originano i suoi fenomeni:

 Bacone nel Novum Organum del 1620 scompone e ricompone il reale per

spiegarne i fenomeni e strapparli alla superstizione= l’arte come ogni prodotto

artificiale porta ad una nuova visione della natura+ si ha il passaggio dalla

contemplazione all’espressione come far propria una parte della realtà già

esistente grazie a Ragione e Metodo, strumenti del controllo del cosmo con

forza-passione-desiderio

Spinoza per la prima volta presenta una dignità in una natura senza fatture:

 Deleuze nel testo Spinoza e il problema dell’espressione del 1988 mette in luce

come per lui l’immanenza sia un principio e l’espressione cessi di emanare e

somigliare= non si ha più una forza generatrice esterna al mondo ma un Deus

Sive natura che è tutte le cose del creato poiché ogni cosa è lui rottura del

rapporto creatore-creato: polemizza con la concezione della sostanza di Cartesio

divisa in res Cogitans (realtà del pensiero senza limiti) e res extensa ( realtà del

mondo materiale limitata nella sua forma) come eterogenee ed indipendenti=

per lui unica sostanza è dio (non separato dal creato come per Cartesio) ma

unità che racchiude in sé gli attributi di corpo e mente che non sono più posti in

dualismo ma si influenzano vicendevolmente

L’espressione della sostanza infinita si ha nella vita come manifestazione di un

 grado sempre maggiore di gioia grazie alla conoscenza delle leggi della realtà

attraverso il conatus (desiderio di preservazione e potenza) = la vera

conoscenza sta nel superamento dell’apparenza sensibile sapere immaginativo

aprendosi al pensiero intuitivo che porta all’unità nell’amore intellectualis

scrive l’Etica nel 1677 in risposta alle Passioni dell’anima di Cartesio del 1649:

secondo lui le passioni non devono essere subordinate alla ragione ma

implementate fino a raggiungere il massimo grado di gioia che fa percepire il

reale come sub specie aeternitatis ( comprensione dei nessi tra le cose

nell’eternità): l’espressione è garante della continuità dei piani e partecipazione

dell’individuo nella realtà espressiva

Goethe vede il vitalismo di Spinoza come non preordinato ad un fine: si ha la

 congiunzione del pensiero matematico di Spinoza con quello poetico di Goethe

in una manifestazione del mondo senza gerarchie in cui l’arte è espressione di

forme mutevoli ed organizzate in cui non si ha affinità di elezione tra spirito-

cuore/ intelletto e senso

In Diderot si hanno i precetti del materialismo monistico di Spinoza nei Pensieri

 sull’interpretazione della natura del 1753= non si ha il dualismo tra mente e

corpo ne la trascendenza dell’unità creatrice ma un’unica materia viva che

forma e si relaziona a tutte le cose ( l’artista deve individuare i legami tra i vari

oggetti)+ il reale nella sua potente presenza va oltre l’idea solipsistica

dell’interiorità per arrivare all’origine trascendente con un desiderio di

comprensione della realtà che vede l’espressione come manifestazione del

mondo

In Leibniz l’espressione porta alla comprensione della relazione dio-mondo e

 rapporto pratico soggetto-mondo attraverso un sistema fondato sull’attività

monadica: le monadi sono centri privi di parti materiali, unici ed isolati, che si

rappresentano all’universo grazie alla loro capacità percettiva = essa si esercita

sia nella percezione del mondo dalla monade sia nella percezione che essa dà al

mondo di sè l’universo è formato da piccole unità semplici regolate in armonia

dalla monade dio, unica ad avere un grado totale di appercezione e

autocoscienza, poiché tutte le monadi inferiori danno ( non solo una visione

peculiare allo spettatore in base a diversi gradi di sensibilità e razionalità)

un’interpretazione/comprensione sempre nuova dell’universo

L’espressione è raffigurazione sempre nuova e metaforica dell’universo formato

 da atom

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Melissa. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Mazzocut-Mis Maddalena.
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