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Riassunto esame Estetica, prof. Gentili, libro consigliato Il tragico, Gentili, Garelli Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di estetica filosofica e del prof. Gentili, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Il tragico, Gentili, Garelli, dell'università degli Studi di Bologna - Unibo. Scarica il file in PDF!

Esame di Estetica filosofica docente Prof. C. Gentili

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dell’opposizione hanno una loro legittimità e conducono a compimento il contenuto positivo del

proprio fine/carattere solo come negazione e violazione dell’altra potenza, cadendo così in colpa

nella loro eticità e tramite essa.

Tragedia moderna non è possibile perché gli eroi agiscono in base al proprio carattere e le loro

passioni non incarnano più l’eticità sostanziale.

Vischer: il tragico coincide con la colpa dell’individuazione, la separazione dell’individuo dalla

totalità. Affianca il tragico al concetto di sublime che è una modalità disarmonia con cui il bello si

manifesta, è un’incarnazione estetica dell’idea assoluta. L’idea assoluta consiste infatti nella co-

implicazione di finito e infinito. L’incarnazione estetica dell’idea avviene nelle categorie di sublime

(scissione presente nell’idea che si manifesta nel sensibile); e nel comico ( mostra la resistenza

opposta dal finito a ogni finalità dell’idea): sublime e comico sono due manifestazioni del bello, due

momenti l’uno legato al fenomeno l’altro all’idea.

Nel sublime l’idea è in rapporto negativo con l’oggettività e l’assoluto si manifesta come ciò che

trascende ogni esistenza immediata: il vero concetto di destino tragico è dunque costituito da

assoluto e soggetto, e il soggetto deve all’assoluto la propria esistenza. Nella caduta della sublimità

umana (soggetto) si rivela quella divina (oggetto) questo dolore si rivela nello spettatore in un

sentimento di conciliazione che è tanto più puro quanto più chiaramente giunge anche alla

coscienza del personaggio tragico.

Dramma antico: necessità data per prima, il destino è già posto in anticipo e l’uomo lo applica su di

se

Dramma moderno: soggettività è il primo dato, eroe agisce libero e in modo inconscio, il destino

sorge da solo. 3 gradi di articolazione tragica: soggetto sottostante all’assoluto come fosse una

potenza naturale; domina il destino come giustizia; spirito assoluto come unità spirituale di tutte le

leggi etiche, il soggetto ha fatto di una sola di queste verità il proprio pathos (conflitto dialettico al

massimo grado).

La dialettica di Vischer ha come conseguenza il declino del tragico e il passaggio al comico perché

la finitezza dell’idea riproduce in ambito estetico una frammentazione in tutto e per tutto analoga a

quella del reale: solo il comico si fa carico della duplicità e contraddittorietà del vero, della

consapevolezza che è impossibile superare la dimensione del finito.

Schopenhauer: il tragico è il conflitto tra volontà e rappresentazione, al cui centro c’è la volontà

che contraddice se stessa. Lo specifico della rappresentazione è la lotta della volontà con se stessa:

la tragedia porta al massimo grado il conflitto volontà e rappresentazione. La volontà è una e

identica e si rivela negli individui attraverso manifestazioni egoistiche che si combattono tra loro.

La tragedia rappresenta il conflitto tra volontà in sé e manifestazioni connesse agli individui e così

indica la via di uscita dal conflitto. Il conflitto genera dolore che è la materia della rappresentazione

tragica e lo spiritualizza, così viene a sollevarsi il velo di maya del mondo fenomenico: il dolore

consente di vedere chiaro attraverso il principio individuationis. La tragedia dissolve la conoscenza

egoistica e individuale, connessa alle singole rappresentazioni e apre alla perfetta conoscenza

dell’essere de mondo: questa conoscenza produce rassegnazione, cioè rinuncia della volontà di

vivere. Il peccato che l’eroe tragico deve espiare è quindi sempre lo stesso: la colpa dell’esistenza

(perché l’esistenza è connessa alla volontà di vivere, quindi alla rappresentazione egoistica della

volontà in sè).

Per questo scopo, il soggetto dell’opera tragica sarà lo spettacolo di una grande sventura (azioni di

una personalità perversa, fatalità, relazioni). Scopo del dramma mostrare cosa sia l’essenza

(=carattere) e l’esistenza (=il destino) dell’uomo. Essi sono due principi inestricabili: le circostanze

consentono ai caratteri di manifestare la loro essenza, ma solo dai caratteri nasce l’azione.

Piacere legato al sentimento del sublime: il modo in cui di fronte alla catastrofe tragica votiamo le

spalle alla volontà di vivere è simile all’atteggiamento puramente contemplativo che assumiamo di

fronte al sublime della natura. In questo disinteresse c’è una forma di liberta’. Quello di

Schopenhauer è un sublime dinamico cioè un sentimento di violento distacco dagli interessi della

volontà. L’essenza dello spirito tragico è quindi rassegnazione, assente nella tragedia antica

presente in quella moderna: nessuno degli eroi antichi muore avendo rinunciato alla volontà di

vivere.

6. Tra cristianesimo e filosofia dell’esistenza

Kierkegaard: il tragico è collisione fra due estremi (è il suo fondamento estetico), quando uno dei

due prevale il tragico viene meno. Si può parlare di tragico solo per il dramma antico perché in esso

l’universale, sovrasta il particolare: il contrasto è tra ghenos e stato, la colpa è un misto di

inconsapevole zia e responsabilità e non si conosce l’origine d patire. L’individuo moderno invece

è pura soggettività, non rappresenta l’universale, il patire è dolore che nasce dalla presa di coscienza

della sofferenza stessa incarnata nella figura di Cristo (unico individuo tragico che con il suo

avvento porta su di sé il peccato del mondo intero). Con Cristo l’opposizione passa dall’estetico al

dominio metafisico. L’individuo moderno perde dunque il tragico, e può rappresentare dunque solo

il comico ( Don Giovanni). Il nostro tempo perde il tragico e guadagna la disperazione cui

corrisponde la pena profonda e la profonda gioia della religione. Si è infranta la dimensione

dell’eticità sostanziale(=libertà limitata da stato famiglia e destino): Abramo col disporsi al

sacrificio di Isacco ha posto il fine della propria azione fuori dalla sfera etica.

Unamuno: il tragico è per la filosofia conciliare le necessità intellettuali (ragione) con le necessità

affettive e volitiva (fede). Naufraga ogni filosofia che pretende di eliminare la tragica

contraddizione della nostra esistenza. Alla ragione sfugge la speranza dell’assurdo: la filosofia

spagnola appare a Unamuno come l’espressione Dima tragedia intima, di una lotta tra quello che il

mondo è secondo la ragione e quello che vogliamo che sia secondo la fede.

Sestov: tragico è equilibrio tra ragione e fede, evitando ne i termini assoluti. Contro ogni forma di

riduzionismo monistico che attraverso il sistema tende a tacitamente le infinite domande dell’uomo.

Nella tragedia l’uomo pensa, sente e desidera diversamente: Sestov si avvicina all’esistenzialismo

a Kierkegaard, Nietzsche e Dostoevskij. Da qui la domanda: gli uomini respinti da scienza e morale

che speranza hanno? Ossia è possibile una filosofia della tragedia? Lui è contrario a ogni forma a

consolatoria e quindi anche del cristianesimo. L’eccesso di certezza o l’abbandono al ispezione

fanno venir meno il tragico .

Jasper: il tragico si presenta all’intuizione come un evento che mostra l’orrore suscitato

dall’esserci dell’uomo nello sviluppo dell’onnicomprendente. La tragicità si trova dove le potenze

sono tutte nel vero e lo scindere del vero (=la non unità della verità) è la scoperta fondamentale del

sapere tragico.

Sostiene l’incompatibilità tra redenzione cristiana e sapere tragico: la possibilità della redenzione

nullifica il tragico che invece non prevede vie di scampo. Inoltre nella fede il tragico è qualcosa di

superato esistenzialmente e riscattato esteticamente, accade nella schietta comprensione del mondo.

La filosofia non ammette alcuna tragicità assoluta nel fondamento dell’essere perché il tragico si

limita all’ambito fenomenico. Il tragico è visto come manifestazione della trascendenza del

naufragio.

7. La tragedia dell’individuo e della cultura

Hebbel: la tragedia è capace di rappresentare il processo vitale in sé, e questa capacità è il suo

principio e la sua verità. L’individuazione posta con la vita è colpa e ciò che è individuato in quanto

imperfetto deve tendere alla distruzione. Il processo vitale porta lo scontro tra individui che

condividono lo stesso destino (distruzione). Il tragico è quindi radicato nella contraddizione interna

alla divinità: il mondo è il peccato originale di dio (la redenzione di Dio dipende dall’uomo). Si

parla di pantragismo= Hebbel ha una visione dell’esistenza improntata su una ineliminabile

tragicità. Il sapere tragico gettando luce sul mistero non fa altro che distruggerlo.

Tragico e psicologia

Lipps: analizza la natura psicologica del sentire tragico. Si concentra sull’effetto dell’opera d’arte

sullo spettatore. La tragedia provoca compassione (=condivisione del patire, caratterizzato da una

valutazione e da un dispiacere) e dalla catarsi (purificazione degli affetti di pietà e terrore). La

chiave di volta per capire il nesso tra dispiacere e valore (=un venir meno, un’assenza) è la nozione

di congestione psichica (=quando il movimento psichico è ostacolato, come quando ho esperienza

di una cosa, ne ho una esperienza parziale, sento che qualcosa è estraneo, sento la necessità di

compimento che non può avvenire perché non è nella natura dell’esperienza. Il mio sguardo

interiore si arresta al particolare, sul punto in cui tenderebbe al completamento con forza maggiore

rispetto a quanto farebbe se non sentisse tale estraneità. Si congestiona).

La sofferenza riguarda l’uomo in generale, l’uomo che come me ha dignità umana: il valore umano

si sente in un altro perché anche io sono un essere umano. Lo spettatore condivide con il

personaggio tragico la condizione umana e per empatia ne condivide la sofferenza. Ogni

condivisione del sentire che nasce dalla sofferenza è sentimento di valore dell’uomo essenza

fondamentale della tragicità. Il godimento procurato dagli oggetti tragici è il godimento

dolorosamente sublime tratto da ciò che viene comunicato dall’intuizione della sofferenza. A

manifestarsi tragicamente è il soccombere fisico e morale dell’uomo.

Hartmann: poesia drammatica è equilibrio tra intuizione e sentimento e in questo si può vedere un

lontano effetto dell’attività dell’inconscio. L’inconscio nell’estetica ha ruolo nella facoltà del

gusto(sensazione del bello) e nel principio del genio(creazione del bello). Conferisce al L’inconscio

natura universale e dignità filosofica

Freud: applica L’inconscio al concetto di tragico chiedendosi perché l’Edipo re ha successo in ogni

tempo. Ciò è dovuto alla struttura della psiche: il mito di Edipo è la maschera della struttura della

psiche umana. Il destino di Edipo ci commuove (= passione aristotelica) non perché impotente di

fronte alla divinità (non vale per ogni tempo, ma perché il suo destino poteva essere il nostro.

Condividiamo con lui la stessa maledizione, noi tutti in sorte abbiamo il primo impulso sessualità

verso la madre e il primo impulso violento verso il padre. Attraverso l’azione della tragedia il poeta

ci fa prendere coscienza del nostro intimo nel quale gli impulsi anche se repressi (inconscio) sono

presenti. La catarsi consiste nella presa di coscienza del rimosso da parte dello spettatore.

La verifica di questa presa di coscienza lo fa analizzando il sogno di Giocata. (Vernant lo critica).

Volket: dal momento che i fatti dell’esperienza da cui prende le mosse l’estetica sono di natura

psichica, l’estetica può trovare svolgimento solo su fondamento psicologico. Il tragico però non si

limita all’arte, ma si manifesta anche nella realtà. Si mette allora in discussione la riduzione

psicologi sta del tragico e la pretesa di universalità. Ammette dunque sia l’implicazione psicologica

che quella metafisica del tragico.

Dopo la prima guerra mondiale rivaluta il concetto di tragico alla luce del rinnovato ideale di pace

perpetua. È consapevole della fallibilità etica dell’agire umano e gli pare artificioso ridurre

all’estetica a commozione tragica che l’uomo avverte al cospetto del corso del mondo. Il tragico

diviene totalmente categoria metafisica: il tragico risiede nel l’assoluto.

Impressionismo e espressionista

Ziegler: necessità di affiancare alla fenomenologia del tragico un’indagine dell’esistenza di esso:

conciliare l’esperienza alla ricerca propriamente ontologica. Concilia il tragico con la coscienza

religiosa, dimostrando che Il tragico non è solo una categoria estetica ma anche una legalità del

nostro mensiero. Il tragico è visto come una legge esistenziale del significato cosmico che nel

microcosmo letterario vede riprodursi il processo del mondo. La missione dell’uomo è la

redenzione di Dio; la tragedia è quindi ciò che muove tutte le cose del mondo.

Koffka l’esperienza d tragico trascende la dimensione della personalità per farsi cosmologia e

teologica: nella contemplazione di un dio a sua volta sofferenze che partecipa dell’affinità del

mondo

Korner: il tragico come forma a priori dell’esperienza stessa. È quella forma che rende possibile la

visione dell’irruzione del caos, dell’ingiustizia ella mancanza di senso del mondo. Il protagonista

del l’elemento tragico è dittatore del fallimento dell’universo e quindi del proprio stesso fallimento

(dimensione metafisica). Il patire rimane ancora to al mondo e non è superabile dall’accadere

mondano, fino a quando Dio non avrà la forza di annientare. L’uomo che soffre è colui che in virtù

del proprio patire distrugge i mali del mondo e aumenta la forza morale di Dio.

Dio spettatore

Lukacs: il tragico è il vuoto di senso della vita, la mancanza di speranza dopo che dio si è ritirato

dalle scene del mondo. L’abbandono del mondo da parte di dio è la massima tragicità. La creazione

necessita redenzione perché è colpa originaria (scissione del divino) e quindi l’eroe smarrisce il

proprio io al cospetto di una individualità superiore. Il dramma è definito gioco in cui dio è solo

spettatore, è presente ma non vi prende parte. Quindi il presupposto della tragedia è che Dio (=il

senso in termini assoluti) sia presente e assente al tempo stesso.

Alla dimensione del tragico è indissolubilmente connessa la consapevolezza la coscienza

dell’impossibilità di trasfigurare la temporalità del particolare nell’eternità dell’assoluto. C’è un

paradossale scacco di una temporalità che cerca di conciliare attimo e storia. Da questo punto vista,

propriamente tragico è il riconoscimento della scissione radicale che ormai sussiste tra essenza ed

esistenza, e quindi tra assoluto e contingente: tra la contingenza della vita e la necessità della forma.

Tragica, in definitiva, è la consapevolezza dell’impossibilità di sublimare l’oscurità

indeterminatezza del caos nella trasparenza determinatezza del kosmos, sublimazione che si

tradurrebbe nella definitiva trasvalutazione del non-senso in senso, e dunque nella piena riduzione

della vita alla forma. In questa prospettiva, è appunto la tragedia a rivelare con la massima

perspicuità come, dopo l’abbandono del mondo da parte di Dio, «l’esistenza» non sia altro che una

«anarchia del chiaroscuro», una dimensione cioè costitutivamente ambigua e contraddittoria.

Tragedia e mistica condividono il carattere estatico dell’attimo. Il dramma tragico esprime

l’autospoliazione del tempo della propria temporalità. Ogni indugio nella temporalità per essere

sostenibile deve rinunciare alla visione assoluta, accettare la mediazione e aprire all’ironia della

propria dialettica. Prenderà poi le distanze dal suo pensiero giovanile: nell’autocritica.

Contraddittorietà delle forme che, accettando la dimensione del discorso (=mediazione

temporalizzante e ironica) perdono il carattere estatico che la tragedia condivideva con la mistica.

Filosofia dei valori

Scheler: il tragico è lo scontro tra portatori di valori elevati positivi, ovvero il conflitto tra valori

positivi e i loro stessi portatori. Il tragico si dà quando una e una medesima forza che consente a una

cosa di realizzare un elevato valore positivo anche quando agisce in questo modo, diviene essa

stessa causa di annientamento di tale cosa in quanto è veicolo di valori.

In Formalismo dell’etica il tragico è categoria etica e l’unico giudice possibile del tragico è la

divinità: ecco perché la drammaturgia non accede al fenomeno tragico nella sua purezza e la

tragedia si dà come Trauerspiel. Per questo non si può dare storicamente una sola forma tragica,

Tragedia della cultura

Simmel: tragico rifiuta riconciliazione, garantita da un punto di vista superiore. La tragedia della

cultura consiste in una cultura che da una forma alla vita, imponendo all’uomo una logica, una

costrizione, un destino. La forma è nemica del dinamismo della vita e dell’individualità. L’uomo

diviene portatore del,a costrizione di una logica immanente alle forme culturali oggettivato la cui

conseguenza è tragica: si ha un destino tragico quando le forse distruttivi contro un essere

scaturiscono dagli stati più profondi di questo essere. Es il matrimonio: è simbolo del destino di

ogni esterienza comune alla vita e alla sua cultura mentre il contrasto erotismo e monigamia è

manifestazione esemplare del tragico e fondamentale fenomeno per cui la vita crea da sé una forma

che le è indispensabile ma che già solo per il fatto di essere forma è nemica del dinamismo.

Cultura italiana

Michelstaedter: la tragicità sta nelle relazioni umane, che nasce perché manca la dimensione della

speranza nell’esistenza dell’individuo. Consapevolezza dell’inautenticità del linguaggio

Tilgher: in Pirandello vede il conflitto vita – forma (=tragedia della cultura). È antidealista e

antipessimismo: la visione tragica dell’esistenza può aprirsi alla speranza o all’attivismo .

8. Ritorno della dialettica

Benjamin: riprende Lukacs riguarda la temporalità: il tempo della storia è un’idea, che non può

essere compreso da nessun accadimento empirico (tempo messianico, divinamente compiuto); dal

punto di vista dell’individuo il tempo messianico è dunque inattingibile , egli può giungere sono al

tempo tragico (compiuto dall’individuo). Il tempo compiuto modifica il senso stesso di

compimento. L’eroe nella tragedia muore perché nessuno può vivere nel tempo compiuto, ma

muore di immortalità, in quanto la morte è immortalità ironica. L’ironia tragica è originata dall’in

sostenibile paradosso di un tempo compiuto in una forma puramente individuale.

Origine del dramma barocco tedesco: illustra il passaggio da tragedia a trauerspiel, in polemica con

le riduzione psicologistiche di Volket e al conflitto di valori di Scheler, analizzando i limiti della

prospettiva di Nietzsche. Riabilitazione filosoficamente la definizione di tragedia di Wilamowitz

per riproporre la natura specificamente greca del fenomeno tragico spiegando l’evoluzione in un

esito antitragico. La ragione di questa natura greca risiede nel fatto che la poesia tragica risiede

sull’idea di sacrificio. La morte tragica ha il doppio significato di rovesciare l’antico diritto degli dei

olimpici e offrire l’eroe al Dio ignoto come primizia di una nuova messa umana. Il dramma barocco

è un modo astorico di considerare l’evoluzione di un genere drammatico che ha comportato teorie

sulla tragedia privi di fondamenti storici in un sistema di sentimenti universali fondati sui concetti

di colpa e espiazione. I moderni infatti non hanno prodotto alcuna tragedia in senso greco.

Ironia tragica e ironia socratica: analisi del dramma martiri logico permette di mostrare il

passaggio tragedia – trauerspiel. Morte dell’eroe è un muto sottrarsi, quella di Socrate è un silenzio

consapevole, il suo discorso è ricco di conoscenza. Socrate muore volontariamente assurgendk a

nuovo ideale di gioventù greca.il genere letterario del dialogo socratica segna l’epilogo della

tragedia. La lingua di Socrate prepara il logos del moderno dramma borghese. Quella del dramma

moderno è una dimensione filosofica (Rosenzweig). La forma artistica del dramma è servito alla

tragedia per mettere in scena il silenzio.

Szondi: Saggio sul tragico si occupa del tragico come dialettica. Si può parlare di filosofia del

tragico solo a partire da Schelling. A Szondi il tragico sembra una struttura dialettica che affonda le

radici nella realtà, ma non coincide con la dialettica del reale (=non dove c’è dialettica c’è tragico).

La diletta è l’unica strategia capace di cogliere il tragico nel momento di massima lacerazione

dell’essere e non nei momenti successivi della disfatta o della conciliazione. L’idea per Szondi è

virtuale coordinazione oggettiva tra i particolari, cioè la loro configurazione. Il destino de, concetto

di tragico è simile a quello di Icaro: più il pensiero si avvicina al concetto, tanto meno gli aderisce

l’elemento sostanziale a cui deve lo slancio. Filosofia del tragico è mantenersi nella dialettica, se si

va oltre non è più filosofia. La filosofia parrebbe non poter concepire il tragico è in questo senso il

tragico non esiste. La storia filosofica del tragico deve allora lasciar posto all’ermeneutica della

tragedia. Si tpritorna allora all’opera e alla sua interpretazione’: Edipo re ha una trama tragica, la

vicenda dell’eroe è unità di salvezza e annientamento (tratto fondamentale di ogni tragico).

Riconosce in questa tragedia una struttura ideale che riconosce anche in testi drammatici delle 4

grandi epoche della poesia tragica (classica, barocco, classicismo francese, goethe) e che mostrano

lo sviluppo della coscienza tragica dell’eroe. In questa fenomenologia del tragico i protagonisti

percepiscono nella vicenda tragica la propria dissoluzione: in questa logica si riduce il senso del

tragico alla storia di un ideale di tragedia di Edipo e non prende in considerazione il conflitto tra

potenze. Non è dunque la realtà a essere lacerata e contraddittoria perché qui la realtà ha lasciato

porto alla drammaturgia dell’io.

9. Il tragico è l’interpretazione

Girard: interpreta la tragedia come un evento estetico – rappresentativo in cui la dissimulazione

viene conservata e nel quale aspetta di venir riconosciuta in quanto dissimulazione. La tragedia si

trova in u periodo di transizione tra società arcaica e ordine più moderno e statale. Compito della

tragedia è esplicitare la nozione di crisi sacrificale, preclusa al logos. Il nucleo del suo pensiero è

l’idea per cui la società nasce dalla violenza, la quale deve essere conservata e trasfigurato allo


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cecc.ila

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in italianistica, culture letterarie europee, scienze linguistiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecc.ila di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Gentili Carlo.

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