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tedesca. La Germania è considerata sempre più la pianura d’Europa. quindi la cultura tedesca va

declinando.

Il fatto che non esiste più un filosofo tedesco non cessa di recare meraviglia. In Germania, si è

persa la cosa principale: tanto il fine che il mezzo per attuarlo, si è dimenticato che la formazione è

fine a se stessa. Mancano gli educatori. Che cosa determina il decadimento della cultura tedesca?

Il fatto che l’educazione superiore non è più un privilegio. Nella Germania di oggi nessuno ha più la

libertà di dare ai suoi figli un’educazione aristocratica.

Si deve imparare a vedere, si deve imparare a pensare, deve imparare a parlare e a scrivere; il

fine è costituito da una cultura aristocratica. Imparare a vedere significa padroneggiare gli istinti ->

è circa ciò che il linguaggio non filosofico chiama volontà forte. Si deve reagire. Quasi tutto ciò che

la grossolanità non filosofica designa con il nome di vizio è semplicemente quell’incapacità

fisiologica di non reagire. Apprendere a pensare nelle nostre scuole non si sa più quello che

significhi. La logica come teoria comincia a venir meno. Leggendo libri tedeschi emerge che ormai

non esiste più il fatto che, per pensare, occorre una tecnica, il pensare è cosa che vuole essere

appresa allo stesso modo con cui vuole essere appresa la danza. Non si può escludere

dall’educazione aristocratica il danzare in ogni sua forma.

SCORRIBANDE DI UN INATTUALE

I miei impossibili - Seneca, Dante, Kant, Rousseau, Victor Hugo.

Renan - appena azzarda un sì o un no di carattere generale, fallisce con regolarità. Desidera

rappresentare un’aristocrazia dello spirito, la sua inventiva si trova nella seduzione: non manca alla

sua spiritualità il largo compiaciuto sorriso.

Sainte-Beuve - è un psicologo, per Nietzsche nessuno meglio di lui sa mescolare il veleno alla

lode. Come critico, senza criterio; come storico, senza filosofia. Il suo atteggiamento è diverso

rispetto a tutte quelle cose nelle quali un gusto sottile e smaliziato costituisce l’istanza somma: egli

ha realmente il coraggio di essere se stesso.

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Eliot - in Inghilterra, per ogni emancipazione della teologia, ci si deve riabilitare in maniera da

incutere terrore. Per noi altri è diverso. Se si rinuncia alla fede cristiana, ci si mette sotto i piedi il

diritto alla morale cristiana. Il cristianesimo è un sistema, una visione delle cose elaborata e totale.

Il cristianesimo presuppone che l’uomo non possa sapere che cos’è bene, che cos’è male per lui:

egli crede in Dio, che è il solo a saperlo. Se gli inglesi credono effettivamente di sapere da sé, che

cos’è bene e male, se ritengono quindi che non hanno più bisogno del cristianesimo con la

garanzia della morale, questo è la conseguenza del dominio esercitato dal giudizio di valore

cristiano e un’espressione della forza e della profondità. Per l’inglese la morale non è ancora un

problema. Questo è la conseguenza del dominio esercitato dal giudizio di valore cristiano e

un’espressione della forza e della profondità. Per l’inglese la morale non è ancora un problema.

Sand - le prime letteres d’un voyageur sono false e artificiose.

Morale per psicologi - vivere un’esperienza in senso di voler vivere un’esperienza non approda

nulla. Nelle esperienze vissute non è permesso di volgere lo sguardo verso di sé, ogni sguardo

diventa allora malocchio. Il pittore: soltanto l’universale giunge alla sua coscienza, la conclusione:

non conosce l’estrazione arbitraria del caso singolo. La natura, valutate in senso artistico, non è un

modello. Si distorce. La natura è il caso.Sulla psicologia dell’artista - perché vi sia arte è

indispensabile un presupposto fisiologico: l’ebrezza. Questa deve aver potenziato l’eccitabilità

dell’intera macchina; in primo luogo l’ebbrezza dell’eccitazione sessuale; l’ebrezza della festa,

della vittoria; l’ebrezza della crudeltà; l’ebrezza della volontà. L’essenziale nell’ebrezza è il senso

dell’aumento di forza. Di questo sentimento si fanno partecipi le cose, questo processo si chiama

idealizzare. Non consiste in una sottrazione o eliminazione di ciò che è piccolo, il punto decisivo

sta in un portentoso proiettare fuori i tratti principali, così da scomparire in tal modo gli altri. In

questo stato di ebrezza si arricchisce tutto con la propria pienezza. L’uomo in questo stato

trasforma le cose. Questo dover trasformare in ciò che è perfetto è - arte. La storia è ricca di anti-

artisti, i quali per necessità sia appropriano delle cose, le devono rendere più scarne. Che cosa

significa l’antitesi tra i concetti di apollineo e di dionisiaco, entrambi intesi come specie

dell’ebrezza? L’ebrezza apollinea riesce soprattutto a eccitare l’occhio, così che esso acquista la

forza della visione. Nello Stato dionisiaco per contro l’intero sistema degli affetti è eccitato e

potenziato, questo scarica in una volta tutti i suoi mezzi espressivi e al tempo stesso proietta fuori

la forza del trasfigurare. È impossibile per l’uomo dionisiaco non comprendere una qualsiasi

suggestione. La musica è egualmente una eccitazione, è una liberazione totale degli affetti, ma

tuttavia soltanto l’avanzo di un mondo espressivo degli affetti. L’attore, il mimo, il danzatore, nei

loro istinti, fondamentalmente affini, formano un’unità fino ad essere opposti. L’architetto non

rappresentane né uno stato dionisiaco, né uno stato apollineo: qui è il grande atto volitivo, la

volontà che sposta le montagne. Gli uomini più potenti hanno sempre ispirato gli architetti:

l’architetto è sempre stato sotto la suggestione della potenza. L’architettura è una specie di oratoria

della potenza, ora persuasiva, ora accattivante, ora semplicemente imperiosa. La potenza che

disdegna di piacere; che difficilmente dà una risposta. Nietzsche ha letto la vita di Carley, questa

farsa in consapevole. Carley è un uomo dalle parole e degli atteggiamenti vigorosi, un retore per

necessità, che desidera una fede robusta. Se si possiede la fede robusta ci si può permettere il bel

lusso dello scetticismo. Una costante appassionata disonestà verso se stesso: è questo il suo

proprium, per cui è e resta interessante.

Emerson - È un individuo che lascia andare quel che nelle cose è indigeribile. A quella giocondità

affabile e ricca di spirito che scoraggia ogni severità. Il suo spirito trova sempre ragioni per essere

contento e persino riconoscente.

Anti-Darwin - “Lotta per la vita“; l’aspetto globale della vita non è lo stato di bisogno, là dove si

lotta, si lotta per la potenza. Ma posto che tale lotta esista, questa si risolve tutto all’opposto di quel

che si augura la scuola di Darwin. Le specie non crescono nella perfezione: i deboli tornano

sempre di nuovo a soverchiare i forti. Darwin ha dimenticato lo spirito, i deboli hanno più spirito.

Chi ha la forza, si sbarazza dello spirito. Per spirito Nietzsche intende la cautela, la pazienza.

Casuistica di psicologi - A quale scopo va precisamente studiando gli uomini? Vuole accaparrarsi

piccoli o anche grandi vantaggi a spese loro, è un furbacchione. Forse egli vuole sentirsi superiore

agli uomini, non confondersi più con loro. Questo impersonale è uno spregiatore di uomini.

Il tatto psicologico dei tedeschi mi sembra messa in questione da tutta una sfilza di casi. Nietzsche

muove l’appunto ai tedeschi di essersi sbagliati su Kante e sulla sua filosofia delle scappatoie, non

fu questo il tipo dell’onestà intellettuale.

Gli uomini più spirituali, posto che siano i più coraggiosi, vivono anche in maggior misura le più

dolorose tragedie.

Sulla “coscienza intellettuale“- nulla sembra più raro della genuina i ipocrisia. Questa appartiene

all’età della fede robusta. Oggi la fede si abbandona, ci si procura anche una seconda fede. Nasce

da ciò la tolleranza verso se stessi, che autorizza molteplici convinzioni. Come ci si compromette

oggi? Con la coerenza. È grande il timore di Nietzsche che l’uomo moderno sia per alcuni vizi

semplicemente troppo pigro. I pochi ipocriti che egli ha conosciuto imitavano l’ipocrisia.

Bello e brutto - nulla è più limitato del nostro sentimento del bello. Il bello in sé è soltanto una

parola. Nel bello l’uomo pone se stesso come norma della perfezione. L’uomo crede il mondo

stesso sovraccarico di bellezza - dimentica di esserne egli stesso la causa. L’uomo si rispecchia

nelle cose, considera bello tutto ciò che gli rimanda la sua immagine: il giudizio “bello” è la sua

vanità specifica. Il mondo è divenuto bello, perché appunto l’uomo lo ritiene tale? L’uomo lo ha

umanizzato: questo è tutto.

nulla è bello, l’uomo soltanto è bello

1) nulla è brutto, salvo l’uomo dei generante

2)

Ogni bruttezza indebolisce e offusca l’uomo. Il suo senso della potenza cade con il brutto, si eleva

con il bello. Conclusione: le premesse di questa sono accumulate nell’istinto di quantità enorme. È

un odio che qui prorompe: che cosa vuole lì l’uomo? Odia il tramonto del suo tipo.

Schopenhauer - ha interpretato l’arte, l’eroismo, il genio, la bellezza, la grande compassione, la

conoscenza, la volontà di verità, la tragedia, come fenomeni conseguenti della negazione. egli

parla della bellezza con un melanconico ardore. Vede in essa un ponte sul quale ci si spinge più

lontano; è la redenzione dalla volontà. Nella bellezza vede negato l’istinto della generazione. A

quale mai scopo esiste una bellezza nei suoni, nei colori, nei profumi? Che cos’è che fa

germogliare la bellezza? Platone sostiene una tesi diversa: che ogni bellezza stimola alla

generazione. la teneva più lontana, dice che non ci sarebbe la filosofia platonica se non ci fossero

in Atene giovinetti così belli. Niente è meno greco che la ragnatela concettuale di un solitario, amor

intellectualis Dei al modo di Spinoza. Che cosa si sviluppa da questo erotismo filosofica di

Platone? Una nuova forma artistica dell’agone greco, la dialettica.

L’art pour l’art - La lotta contro il fine nell’arte è sempre la lotta contro la tendenza moralistica

nell’arte, contro il suo assoggettamento alla morale. Questa ostilità tradisce la supremazia del

pregiudizio, siamo lontani dalla conseguenza che l’arte sia soprattutto priva di un fine. Uno

psicologo al contrario domanda: che cosa fa ogni arte? Non loda forse? Non glorifica? Con tutto

ciò essa rafforza o indebolisce certi apprezzamenti di valore. L’arte è il grande stimolante alla vita:

come si potrebbe concepirla come priva di un fine. Problema: l’arte mette in luce anche molte cose

brutte, non sembra con ciò detestare la vita? Vi furono filosofi che le attribuirono questo significato:

“affrancarsi dalla volontà“ insegnava Schopenhauer. Che cosa partecipa disse l’artista tragico?

Non è appunto una condizione impavida dinanzi allo spaventoso e al problematico, quella che egli

manifesta? È una condizione vittoriosa quella che l’artista tragico legge e glorifica. Dinanzi alla

tragedia quel che vedi guerriero nella nostra anima chi va cercando il dolore, l’uomo eroico esalta

con la tragedia la sua esistenza.

Non abbiamo più abbastanza stima per noi quando apriamo il nostro animo. Noi siamo oltre le

cose per cui abbiamo parole. Si direbbe che il linguaggio sia stato inventato soltanto per le cose di

qualità media. Con il linguaggio chi parla già si va volgarizzando. Gli impersonali prendono la

parola. Non v’è nulla che ci riesca più facile dell’essere saggi, pazienti, superiori. Noi perdoniamo

tutto. Dovremmo allevarci una piccola passione. Questo è il nostro ascetismo, la nostra forma di

penitenza. Diventar personali - la virtù dell’impersonali.

Qual è il compito di ogni istruzione superiore? Fare dell’uomo una macchina. Egli deve imparare

ad annoiarsi. Come si giunge questo? Con il concetto del dovere. Qual è l’uomo perfetto?

Impiegato statale.

Il lavoratore esausto si incontra in tutte le classi della società. In tali epoche l’arte ha diritto alla

pura stoltezza. I mezzi con cui Cesare si difendeva del cattivo stato di salute e dal mal di testa:

marce interminabili, semplicissima regime di vita. Sono queste le regole di conservazione di difesa

in generale contro l’estrema vulnerabilità di quella macchina delicata.

Parla l’immoralista - Al gusto di un filosofo niente è più contrario dell’uomo in quanto natura

desideri. Ma il filosofo disprezza l’uomo che desidera, come pure l’uomo desiderabile. Se un

filosofo potesse essere nichilista, lo sarebbe perché dietro tutti gli ideali dell’uomo si trova il nulla.

O neppure il nulla, come si spiega che l’uomo non meriti stima in quanto nutra desideri? Deve

compensare il suo agire con un rilassar le membra nel fantasioso e nell’assurdo? Quel che

giustifica l’uomo è la sua realtà - essa lo giustificherà in eterno.

Valore naturale dell’egoismo - l’egoismo ha tanto valore quanto ne ha colui che lo possiede. Con

una decisione su questo punto si ha anche un canone per giudicare che valore ha il suo egoismo.

L’individuo, come lo ha inteso sino a oggi il popolo e il filosofo, è un errore. Se egli rappresenta lo

sviluppo discendente, la decadenza, scarso allora è il valore che gli compete.

Cristiano e anarchico - quando l’anarchico rivendica il diritto si trova con tutto ciò unicamente sotto

il peso della propria incultura, la quale non sa comprendere di che cosa sia povero. Infatti gli fa già

bene la sua stessa bella indignazione: una sottile dose di vendetta è in ogni lamentazione. “Se io

sono una canaglia dovresti esserlo anche tu” su questa logica si fanno le rivoluzioni. In nessun

caso lamentarsi scaturisce dalla debolezza. Che si attribuisca il proprio trovarsi male ad altri o a se

stessi - la prima cosa fa il socialista, la seconda, per esempio, il cristiano. L’elemento comune è

che il sofferente prescrive se stesso, contro il suo dolore, il miele della vendetta. Gli oggetti di

questo bisogno di vendetta sono cause occasionali: il sofferente trova ovunque dei motivi per fare

le sue piccole vendette, il cristiano trova questi motivi in se stesso. Il cristiano e l’anarchico sono

entrambi decadenti.

Critica della morale della décadence - una morale altruistica nella quale l’egoismo intristisce.

Scegliere istintivamente ciò che ci danneggia fornisce quasi la formula della dècadence. Se l’uomo

diventa altruista, è finita per lui. La menzogna della morale dice: “non vede nulla che abbia un

qualche valore - la vita non ha valore“.

Morale per medici - il malato è un parassita della società. Il continuare a vegetare in dipendenza

dei medici dovrebbe attirare su di sé, nella società, un profondo disprezzo. I medici dovrebbero

essere i mediatori di questo disprezzo. Creare una nuova responsabilità, quella del medico. Il

supremo interesse della vita esige che si sposti e non guardi la vita che degenera -> diritto di

vivere.

La morte scelta di propria volontà, permette un reale congedo. Non si perisce mai per opera di

altri, ma soltanto di noi stessi. Una morte non a tempo giusto, è una morte da codardo. Per amore

della vita si dovrebbe volere una morte diversa. Il pessimismo per quanto contagioso, aumenta l

morbosità di un’epoca.

Se sì si è diventati più morale - contro l’idea di Nietzsche “al di là del bene del male” si è messa

tutta la ferocia del ristupidimento morale che notoriamente in Germania è considerato come la

morale stessa. Prima di tutto Nietzsche considera il progresso da noi realmente compiuto su

questo punto: Cesare Borgia in confronto con noi non sarebbe rappresentabile come superuomo,

come invece è per me. Problema: se siamo diventati realmente più morali. Che tutti lo credano è

già un’obiezione in contrario. Noi uomini moderni ci immaginiamo che questa tenera umanità,

questa raggiunta umanità nel indulgenza, sia un progresso positivo, per cui saremo di gran lunga

superiori agli uomini del Rinascimento. Ma ogni epoca si pensa così, non potremmo metterci nelle

condizioni del Rinascimento. Con questa incapacità non è dimostrato alcun progresso, bensì

soltanto una diversa e più tardiva costituzione, da cui si genera una morale ricca di riguardi. Non

siamo ridicoli con le nostre virtù moderne. L’indebolimento degli istinti ostili la presenta soltanto

una delle conseguenze nel generale indebolimento della vitalità. Ed ecco allora che ci si porge

reciprocamente aiuto. Ciò viene poi chiamata virtù. Il nostro addolcimento dei costumi è un

corollario della decadenza; la durezza dei costumi può essere, all’opposto, un corollario della

sovrabbondanza di vita: in questo caso si possono anche usare molte cose. Quel che fu una volta

sale della vita, per noi sarebbe veleno. La nostra morale della simpatia, ciò che si potrebbe

chiamare impressionismo morale, è un’espressione ulteriore della sovreccitabilità fisiologica che è

propria di tutto quanto è dècadece. Questo movimento che ha tentato di presentarsi in veste

scientifica è il caratteristico movimento di decadenza nella morale, è profondamente imparentato

con la morale cristiana. Le culture aristocratiche vedono nella compassione qualcosa di

spregevole. Le epoche devono essere misurate dalle loro forze positive. L’uguaglianza è

sostanzialmente intrinseca alla decadenza. Tutte le nostre teorie politiche e le costituzioni statali

sono corollari, conseguenza necessaria della decadenza; effetto della decadenza sia reso

predominante fino all’interno degli ideali di singole scienze. L’obiezione di Nietzsche contro la

sociologia inglese francese resta motivata dal fatto che essa conosce per esperienza soltanto

strutture decadenti della società.

Il mio concetto di libertà - talvolta il valore di una cosa sta in ciò che si paga per essa. Nietzsche fa

un esempio: le istituzioni liberali cessano di essere liberali non appena si riesce ad ottenerle. È

noto quel che esse mettono in atto, con esse trionfa ogni volta l’animale da gregge. Liberalismo

significa imbestiamento in gregge, fintanto che queste stesse istituzioni non vengono conquistate,

allora promuovono possentemente la libertà. È la guerra a produrre questi effetti, la guerra per le

istituzioni liberali. Che cos’è la libertà? Avere la volontà di essere autoresponsabili. L’uomo libero è

guerriero. I popoli che ebbero qualche valore non lo assunsero mai sotto istituzioni liberali: il

grande pericolo fece di loro qualcosa che merita rispetto, il pericolo che ci costringe a essere forti.

Prima principio: si deve sentire la necessità di essere forti.

Critica della modernità - Le nostre istituzioni non servono più a nulla. Da quando abbiamo perduto

tutti gli istinti abbiamo perduto le situazioni in generale. Affinché ci siano delle situazioni, deve

esistere una specie di volontà. Se questa volontà esiste, si viene a fondare qualcosa come

l’imperium Romanum; si vive in gran fretta, in un modo molto responsabile: questo viene chiamato

“libertà“. A tal punto arriva la décadence nell’istinto dei valori proprio dei nostri politici:

istintivamente preferiscono quel che si disgrega. Né è una testimonianza il matrimonio moderno, in

cui è venuto a mancare ogni ragione, ma ciò non fornisce alcuna obiezione contro la modernità. Il

matrimonio moderno smarrito il suo senso.

La questione operaia - la stupidità che è oggi la causa di tutte le stupidità, sta nel fatto che esiste

una questione operaia. L’operaio si trova troppo bene per non chiedere gradualmente di più.

Quella più il responsabile sventatezza, si sono distrutti dalle fondamenta gli istinti in virtù dei quali


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GinevraLindi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ermeneutica filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Fabbrichesi Rossella.

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