Dall'imitazione alla cooperazione
Albertina Oliverio
Secondo Bauman, uno dei tratti che caratterizzano la società occidentale contemporanea è la continua tensione individuale che esiste tra il bisogno di autoaffermarsi distinguendosi dagli altri e l’esigenza di sentire di far parte di un insieme più grande riconoscendosi negli altri. L’individuo sarebbe soggetto a due forti spinte: da un lato, quella riconducibile al desiderio e all’imposizione di una crescente individualizzazione che si esprime attraverso l’acquisizione di una maggiore autonomia e libertà d’azione sul piano individuale; dall’altro lato, quella identificabile nella necessità, se non addirittura nell’impulso istintivo, di una uniformizzazione e di una partecipazione sociale.
Dove va l'uomo contemporaneo? Le scienze sociali e il rapporto tra individuo e società
Alcune riflessioni sui cambiamenti della società
L’individuo si trova, oggi, a fare i conti con una forte pressione alla globalizzazione, che lo spinge ad uniformarsi alla massa, sia con una spinta all’individualizzazione, che lo spinge all’autonomia personale e a una propria specifica identità. Durkheim sosteneva che la società fosse, da un lato, un’entità autonoma e prioritaria rispetto all’individuo e, dall’altro, che l’individuo andasse concepito come un costrutto storico e sociale prodotto della modernità. Riteneva che il segno distintivo della società moderna fosse la sua crescente tendenza all’individualizzazione, che sosteneva si manifestasse con il declino dell’integrazione sociale, ossia dei legami sociali e culturali che rendono gli individui membri di una società.
Nell’opera ‘Divisione del lavoro sociale’, analizza il passaggio dalla solidarietà meccanica, tipica delle società tradizionali (bassa divisione del lavoro; coesione sociale fondata sulla coscienza collettiva e sulla condivisione degli stessi valori), alla solidarietà organica, tipica delle società moderne (elevata divisione del lavoro; condivisione sociale caratterizzata da indebolimento della coscienza collettiva e aumento dell’individualismo). Sostiene che la solidarietà sociale non può essere garantita dalla divisione del lavoro, ma che fosse necessario ristabilire una nuova base morale in grado di assicurare il legame tra individuo e società.
Nello studio ‘Il suicidio’ il tema dell’individualizzazione sociale è centrale e viene messo in relazione con quello dell’integrazione sociale, ossia del legame tra l’individuo e la società e del controllo che la seconda esercita sul primo. Sostiene che l’integrazione sociale debole sarebbe la causa di alienazione, solitudine, sensazione di inutilità e isolamento rispetto alla comunità di appartenenza. L’individuo dipende sempre meno dal gruppo e sempre più da se stesso, finendo per trovarsi in uno stato eccessivo di individualismo e distacco dalla società. Sostiene, infine, che a una maggiore individualizzazione corrisponderebbe un più elevato tasso di mortalità suicida.
Tonnies in ‘Comunità e società’ sostiene che il passaggio dal passato al presente sia caratterizzato da due tipi di volontà: la volontà essenziale, tipica del comportamento individuale nell’ambito della comunità e caratterizzata da attaccamento e affetto, e la volontà arbitraria, frutto della razionalità e tipica della società.
- Comunità: è organica; coincide con la famiglia per poi estendersi ai rapporti di vicinato, di amicizia e religiosi; caratterizzata da relazioni inglobanti basati sull’intimità, sull’abitudine, sui ricordi.
- Società: è razionale, artificiale, caratterizzata da isolamento degli individui e da tensioni tra loro; i rapporti interpersonali sarebbero impersonali e basati sull’interesse, sul calcolo, sullo scambio.
In ‘Filosofia del terrore’, Simmel associa l’individualizzazione al massiccio sviluppo di scambi sociali legati al denaro: la dipendenza da quest’ultimo sostituisce la dipendenza nei confronti degli individui e ogni cosa viene omologata alle altre in base al valore monetario. Rintraccia nel processo di urbanizzazione alcuni elementi dell’individualizzazione moderna. Questo processo rende gli individui isolati, uguali, superficiali, distanti e anonimi. L’intero processo, da un lato, aumenta il livello di libertà individuale riducendo i vincoli di dipendenza dell’individuo dalle obbligazioni sociali e, dall’altro, crea dei rapporti con gli altri sempre più fondati sul calcolo e sulla strumentalità.
L’individuo ha un atteggiamento indifferente rispetto alla diversità delle cose e delle persone nell’ambito della grande quantità e rapidità di stimoli imposti dai contesti urbani. Questo atteggiamento è la diretta conseguenza dell’economia monetaria che, attraverso il denaro, fa venir meno qualsiasi differenza qualitativa tra le cose, poiché tutte le differenze vengono espresse in termini quantitativi.
Con ‘l’analisi dell’avvento della società postindustriale’, Bell riteneva che il tratto distintivo della società occidentale contemporanea fosse da rintracciare nella sua trasformazione da società industriale (organizzata attorno a fattori materiali tradizionali, come materie prime e macchine) a società postindustriale (organizzata attorno a fattori immateriali come i servizi, la conoscenza e l’informazione).
- Società postindustriale: si caratterizza, da un lato, per la contraddizione tra la sfera produttiva tecnico-economica fondata sull’efficienza e sulla razionalità funzionale (nonché su una gerarchizzazione e specializzazione dei ruoli che richiede grande dedizione nei confronti del lavoro) e, dall’altro, per la sfera culturale che valorizza un’etica dell’edonismo e un desiderio di gratificazione personale immediato.
Augé ha fornito la definizione di nonluoghi (ad es. gli aeroporti). Si tratta di luoghi la cui caratteristica principale starebbe nell’assenza di una localizzazione spaziale e temporale in una cultura specifica, nonché nella sensazione di familiarità e di rassicurazione, che essi inducono. Esso non è né identitario, né relazionale, né storico.
Beck ipotizza l’avvento di una seconda modernità strutturata attorno alle tematiche del rischio e del declino delle classi sociali, nonché della famiglia nucleare e della produzione di massa. Il processo di modernizzazione favorisce l’affermarsi una società del rischio, il cui tratto distintivo starebbe nel passaggio da una società basata sulla suddivisione delle ricchezze a una società fondata sulla suddivisione del rischio. Il rischio diviene la chiave di lettura delle trasformazioni delle società industriali avanzate e coinvolge tutti i settori della vita sociale. Mentre in passato i rischi provenivano dalla natura, oggi sono sempre più prodotti dall’uomo e vanno gestiti alla luce del progresso scientifico-tecnologico, il quale non fa che contribuire alla loro crescita. L’autore parla di effetto boomerang, tale per cui gli stessi autori della modernizzazione finiscono coll’essere vittime dei pericoli che provocano e dai quali traggono profitto. Il passaggio alla seconda modernità aumenta l’individualizzazione della società contemporanea, che diviene istituzionalizzata. Il termine riflessività indica un insieme di conseguenze impreviste, di incertezze, di problemi e di rischi relativi alla società contemporanea e specifici della nostra epoca.
...e sui mutamenti dell'individuo contemporaneo
La crescente globalizzazione economica e il primato acquisito dai mercati finanziari su quelli più tradizionali hanno intensificato logiche di vita e di lavoro improntate al breve termine, nonché alla maggiore competitività e redditività. Lasch fa un’analisi sulla cultura del narcisismo, che concepisce come un tratto culturale associato all’individualismo estremo tipico della società contemporanea che si caratterizzerebbe per un declino dei sentimenti e per una fuga dal sociale. Ehrenberg sosteneva che, mentre nella società del passato l’individuo accettava un sistema di ruoli, cultura, norme, classi sociali, che gli consentiva di vivere una certa stabilità, nella società contemporanea tutto ciò viene meno, in quanto l’individuo è considerato totalmente autosufficiente e in grado di gestire autonomamente il perseguimento dei propri obiettivi e la ricerca di una collocazione e di un ruolo.
Da ciò emerge che l’individuo era dapprima in cerca della propria identità e teso costantemente alla realizzazione personale e successivamente è angosciato dalla sensazione di incertezza associata a questa condizione. Sennett ritiene che un tratto tipico dell’esistenza individuale nella società che emerge dal capitalismo contemporaneo sia quello del declino della vita sociale. Descrive una società a breve termine che si svuota di obiettivi comuni condivisi e che è caratterizzata da forme economico-lavorative sempre più mobili, flessibili, incerte, che rispondono alla realizzazione di un profitto immediato. Ciò comporta la corrosione dell’identità e del carattere personale e porta all’alienazione dai legami familiari, affettivi e sociali.
Lipovetsky fa ruotare la sua analisi attorno all’idea di una nuova logica sociale che permetterebbe l’autorealizzazione del singolo, ossia del diritto di poter godere al massimo della propria esistenza. È un processo reso possibile dalle trasformazioni degli stili di vita legate alla rivoluzione nel consumo e alla sua crescita esponenziale, e all’origine di un ‘iperinvestimento’ nella vita privata che, al posto de grandi principi e ideali della modernità, lascia una condizione di vuoto emotivo.
Bauman associa al processo di individualizzazione sociale uno stato di inquietudine. Infatti, la società starebbe attraversando una nuova fase della modernità che definisce ‘liquida’. Mentre la prima modernità, quella ‘solida’, avrebbe sviluppato certezze e forme sociali aspiranti ad una maggiore solidità rispetto a quella fornita dalle società tradizionali, la modernità liquida implicherebbe una società in cui mutano tutti i fondamenti, le certezze e le forme superiori di autorità. Bourdieu sottolineava come la precarietà, rendendo l’avvenire incerto, impedirebbe qualsiasi anticipazione razionale del futuro. Bauman sottolinea come la precarietà, l’insicurezza, l’incertezza, la vulnerabilità siano le caratteristiche principali della società contemporanea. Sostiene che il problema dell’identità individuale in questa nuova fase della modernità è innanzitutto quello di come evitare ogni tipo di fissazione e come lasciare aperte le possibilità.
L’individuo di questo mondo liquido-moderno vive in condizioni di costante incertezza, in quanto è inserito in una nuova società che non può mai fermarsi. Adesso gli individui sono sempre più abbandonati a se stessi e sottomessi a nuove forme di dominazione quali, tra le altre, quella dei consumi e delle mode che, come in un circolo vizioso, alimentano un processo di massificazione e di intimidazione sociale che ha la meglio su quello di individualizzazione.
Dalla moda del piercing a quella del tatuaggio: costruirsi una propria identità per assomigliare agli altri?
Wright Mills introdusse il concetto di ‘immaginazione sociologica’ per intendere un atteggiamento mentale che consente, a chi lo possiede, di trovare un legame tra esperienze individuali e relazioni sociali nell’ambito di specifiche situazioni storico-sociali. Quindi, la scelta di farsi un piercing o un tatuaggio può essere spiegato ricorrendo al processo di individualizzazione in atto nella società. L’acquisizione di ampi margini di autonomia individuale può tradursi in un iperinvestimento su se stessi.
Ciò può esprimersi col desiderio di costruire e cambiare la propria identità differenziandola da quella altrui, anche con il ricorso a pratiche di manipolazione del proprio corpo. Questo tipo di iperinvestimento su se stessi da parte dell’individuo contemporaneo avrebbe potuto condurre ad un narcisismo estremo, ad una fuga dal sociale che si esprime in una sorta di ricerca senza fine della gratificazione immediata attraverso il controllo della salute, del benessere e del miglioramento fisico. La pressione all’individualizzazione coesiste con una forte pressione alla massificazione, ad un conformismo sociale che da molti viene interpretato come una conseguenza dei messaggi provocatori, accattivanti e seduttivi inviati dalla società dei consumi, che incanala gli individui verso modelli apparentemente unici, ma in realtà comuni.
Costruire la propria identità facendosi un piercing o un tatuaggio può significare marcare una propria specificità e essere uguali agli altri. Bauman nota una contraddizione, ossia quella per cui l’individualità per emanciparsi e autodefinirsi non può fare a meno della società. Nella società contemporanea coesistono individualità e massificazione e spesso non è chiaro quale dei due processi prevalga. Secondo Bauman, essere un individuo significa essere uguale, identico a chiunque altro faccia parte della folla. Si tratta di una società in cui si consuma soprattutto per esistere (per costruirsi una propria identità) e non tanto per vivere (per soddisfare dei bisogni vitali) e tutto ciò avviene velocemente, infatti l’identità individuale è sempre meno il frutto di scelte ponderate e maturate nel tempo, ma si imprime all’istante sull’individuo in modo da stare al passo con un mondo che si muove sempre più in fretta.
Dominare il tempo o diventare schiavi?
Nel passato i ritmi di vita erano meno frenetici di quanto non lo siano oggi e questo può essere riconducibile a due ragioni:
- Diffusione di una logica del profitto immediato che trova origine nei mercati finanziari che svincolano il valore dai beni materiali e secondo la quale ‘il tempo è denaro’.
- Istantaneizzazione della vita quotidiana causata dalla massiccia diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione.
Le nuove tecnologie della comunicazione, abolendo le distanze spaziali e temporali e offrendo la possibilità di risolvere molti problemi nell’immediato, hanno alimentato la percezione di poter dominare il tempo, appropriandosene, controllandolo e manipolandolo. Esse permettono comunicazioni più rapide e frequenti e con più interlocutori, ma molto più superficiali. Negli ultimi anni si parla di nuove forme di dipendenza. Si tratta di dipendenze da Internet, da e-mail e da smartphone.
Secondo uno studio della Rutgers University School del New Jersey, lo smartphone esporrebbe chi lo adopera al rischio di diventare eccessivamente dipendente dal desiderio di connessione e raggiungibilità, al punto da non poter stare qualche minuto senza utilizzarlo. Proprio come altre forme di dipendenza, anche quella da smartphone si accompagna a una serie di sintomi e conseguenze psicofisiche diverse, come emicrania, vertigini, nausea, arrossamento oculare, squilibri del sonno, ansia, crisi di panico. Ma anche l’assuefazione che scaturirebbe dall’esigenza di usarlo sempre di più per riceverne le sensazioni già provate.
Se nel passato il tempo veniva subito sotto forma di obblighi lavorativi e sociali che riempivano la vita individuale, oggi si è passati ad un dominio sul tempo: si desidera trionfare su di esso, si è convinti di poterlo gestire in funzione delle proprie aspirazioni, e si vive nel continuo sforzo di trarne il massimo beneficio possibile. Questo mutamento rispetto al passato nel rapporto con il tempo influenza profondamente lo stile di vita nelle società contemporanee e contribuisce all’affermarsi di un individuo incapace di differenziare in tutti gli ambiti l’urgente dall’importante, l’accessorio dall’essenziale, poiché tutto diviene velocemente superfluo.
La logica dell’urgenza fonda una sorta di illusione di poter abolire il tempo creando spazio disponibile per fare più cose di prima. L’urgenza può divenire una forma di perversione del tempo all’origine di una serie di patologie che possono comportare quella che Sennett ha definito ‘corrosione del carattere’: come nervosismo, aggressività, collera frequente, disordini psicosomatici, fino ad arrivare a forme più o meno gravi di depressione. L’individuo soffre in quanto non si sente all’altezza delle situazioni e non sa rispondere abbastanza rapidamente e in modo adeguato alle pressioni provenienti dal mondo esterno.
Cosa insegna il trionfo di Facebook
Secondo Tonnies, la vita in società sarebbe dominata dal ‘freddo intelletto’, e ciò rappresenterebbe un costo elevato in termini di aumento dell’insoddisfazione individuale e di perdita di quei valori autentici di solidarietà. Le relazioni interpersonali diventano sempre più fluide, ossia distaccate e disimpegnate. Da un lato si vive in una sorta di convinzione di esistere in quanto connessi agli altri, dall’altro questo stile di vita fondato sull’istantaneità mette a rischio la capacità di instaurare relazioni durature e di provare sentimenti profondi. Oggi l’esistenza soggettiva dipende molto dall’esterno e dal rapporto con...
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