Educazione estetica
Introduzione (Panopticon)
La formazione estetica dell’uomo e il grado di incidenza nell’educazione umana danno origine al sensus aestheticus, la sensibilità estetica. L’educazione estetica coinvolge due dimensioni:
- Intertestualità
- Transcodifica
L’evento estetico è da situarsi nella pratica della condivisione culturale, dell’ascolto critico, della ricerca espressivo-comunicativa. Nella formazione umana l’elemento estetico è componente essenziale e irrinunciabile per l’equilibrio di personalità e persona.
Il Panopticon è uno sguardo complessivo, d’insieme, che riguarda le idee e la loro trasformazione in parole, possibilità, ipotesi, interpretazioni fondate sulla capacità di sospettare (è l’insieme che dà un senso alle parti).
Teorie dello sguardo, estetiche della visione
Gli occhi e lo sguardo: storia della visione con due teorie principali:
- Protagora/Euclide: l’occhio emette uno speciale fascio di raggi visivi che colpiscono gli oggetti e provocano l’esperienza psico-sensoriale della visione.
- Democrito: l’occhio riceve dall’esterno una continua gamma di immagini capaci di raggiungerlo attraverso la pupilla. L’occhio è interprete e garante della visione.
- Platone: media le due teorie. Esiste una luce intima che origina i raggi visivi attraverso l’occhio, ma anche gli oggetti posseggono una radiazione propria grazie ai raggi del sole.
Arabi e greci considerano il cristallino come il centro dell’occhio: è lo spirito visivo del soggetto e sede delle immagini del mondo, cariche di luce.
Nel medioevo, alimentato di cultura greca, araba ed ebraica, l’estetica della luce e del colore avvicina l’uomo al sacro e alla sua spiritualità (vetrata nella cattedrale gotica come lente mistica). Il divino è racchiuso nei cromatismi della luce e nei sistemi geometrici, che originano simboli attraverso i quali il mondo si collega con lo spirito.
Tommaso: i raggi visivi provengono dall’interno dell’uomo, e guardando il bello l’occhio rapisce ciò che trasfigura l’immagine di Dio.
Leonardo da Vinci (1470/80): il nervo ottico non è cavo ma ricco di infiniti canali. L’occhio è una camera oscura.
Scheiner, inizio '600: analisi anatomica dell’occhio, la retina è il vero recettore visivo, tramonta l’immagine di occhio come lente, inizia il periodo dello spirito visivo. La visione non ha un’anima ma ha una sua natura. Con la prospettiva l’occhio diviene organo capace di ricevere immagini luminose che aiutano l’immagine dell’oggetto a convergere sulla retina come su uno specchio: l’occhio è specchio del mondo e finestra dell’anima.
Cartesio (1640): attribuisce importanza al cervello (unicità e centralità), ai due emisferi, vista come sistema meccanico, l’uomo è il meccanismo.
Newton (1730): coglie l’elemento spaziale della visione, introduce la visione tridimensionale.
Neuroscienze: neuroni e collegamenti sinaptici, dall’occhio alla mente al sistema nervoso centrale.
Lo sguardo letterario
Autori come Barthes (lo sguardo è escluso dall’immagine ma le appartiene penetrandola), Dostoevskij (l’attimo infinito dello sguardo), Wilde (lo sguardo coglie il sogno), Hesse (lo sguardo coglie porzioni di infinito) analizzano lo sguardo come strumento per parlare un linguaggio nascosto e silenzioso, per indagare.
Lo sguardo dei bambini: si colgono e si rammentano i luoghi dell’infanzia (Goethe, Tolstoj, Rousseau, Proust, Marquez), ma i bambini ricercano lo sguardo degli altri, per essere rassicurati, per sentirsi importanti, per esprimere il loro egocentrismo.
Letteratura sacra, cristiana ed ebraica: forza dello sguardo, simbolicità della visione, funzione della luce. Nella letteratura yiddish, gli occhi rappresentano stati d’animo, sentimenti, avventure della mente che si esprimono con ironia, senso del tragico, ineluttabilità del destino. (W. Allen: "Non c’è dubbio che ci sia un modo invisibile, il problema è quanto dista dal centro storico e qual è l’orario di chiusura").
Teorie dello sguardo e della visione
Prima teoria dell’immagine:
- Platone, mito della caverna: la caverna è il mondo, le ombre sono ciò che noi, prigionieri, percepiamo con i sensi; ben diverso è il mondo delle idee, ciò che è fuori della caverna, che è percepibile solo da chi, dopo un faticoso cammino di ricerca e di lavoro su se stesso, riesce ad accendere nel proprio intelletto la scintilla dell'intuizione. La vera conoscenza, irraggiungibile, è il bene illuminato dal sole.
Teorie dell’immagine, elementi: mondo, anima, segni. Huxley: quando vediamo, mente, occhi e sistema nervoso formano un tutto unico (in condizioni favorevoli e rilassati vediamo bene, sotto tensione la vista è meno nitida). Lo sguardo analitico indaga i particolari dell’oggetto (rapide occhiate per ricordare). Le immagini memorizzate aiutano a provocare l’immaginario, l’arte possiede una forza evocatrice.
Fritz Saxl: forza delle immagini. L’angelo, immagine che supera la parola.
Sguardo: scruta il futuro, esplora sempre qualcosa di assente. Arnheim: la percezione visiva deriva da un comportamento eminentemente attivo. L’esplorazione, l’analisi e la sintesi sono modalità per conoscere un mondo in continuo mutamento. Vedendo, inquadriamo il mondo a nostro uso e consumo, costruiamo gerarchie e interessi; vedendo, mutiamo anche noi stessi.
Problema del riconoscimento, Gombrich: il riconoscimento avviene attraverso uno o più codici, l’occhio e lo sguardo di ogni uomo vedono ciò che l’uomo è in grado fisiologicamente e culturalmente di vedere.
Calvino, Lezione americane: Visibility, rischiamo di perdere una facoltà umana fondamentale, ossia la capacità di vedere a occhi chiusi, di pensare per immagini. Assorbiamo immagini per procura dai media, inquinando così la nostra immaginazione, che altro non è che la capacità, tutta umana, di creare col pensiero le immagini.
La musica favorisce la produttività immaginativa. La scuola di Costanza sviluppa una teoria estetica della ricezione, con attenzione posta sul fruitore, destinatario o lettore. Modi della ricezione: complementarità e cooperazione autore/lettore (lector in fabula). L’oggetto chiede al lettore un riempimento di significato.
R. Barthes: lo sguardo è il riconoscimento che fonda il segno. La scienza interpreta lo sguardo in tre modi:
- Informazione: lo sguardo insegna.
- Relazione: gli sguardi si scambiano.
- Possesso: con lo sguardo tocco, raggiungo, sono colto.
Sono tre le funzioni: ottica, linguistica, aptica. Lo sguardo produce sinestesie, tutti i sensi possono guardare, così come lo sguardo può sentire, toccare.
Merleau-Ponty: per vedere il possibile occorre che lo sguardo impari a interpretare ciò che di immaginario l’immagine contiene, così come fa il pittore quando dipinge. La visione indaga, interpreta, è una presa sul “possibile”. Lo sguardo non varrebbe nulla senza pensiero e spirito. Lo sguardo è l’unicità di un soggetto, l’irripetibilità di un momento e l’irriducibilità di uno spazio. Non esiste visione senza pensiero, la visione è sguardo connesso allo spirito e al corpo insito nello spazio osservato. Interpretazione è sinonimo di creazione: ogni creazione muta, altera, esalta tutte le altre. La visione si fonde con l’interpretazione.
Lo sguardo e le sue immagini
- Immagine mentale: una rappresentazione oggettiva o stereotipata, è l’esito di un’attività immaginativa, operazione psichica e cognitiva.
- Immagine soggettiva: o eidetica, è immagine percettiva del tutto soggettiva che l’individuo rappresenta in assenza dell’oggetto a cui fa riferimento.
- Immagine creata: immagine poietica, generata dalla creatività di chi la produce o interpreta (poiesi = produttività/creatività).
- Affettività dell’immagine: arte e sogno sono una struttura affettiva. L’immagine coinemica è prodotto di un’esperienza estetica e di un’esperienza affettiva.
- Immagine fantastica: quella del dormiveglia (ipnagogica), ricca di cromatismi, velocissime si susseguono, impossibili da memorizzare.
- Immagine al buio: quando comprimiamo i bulbi appaiono immagini geometriche, fosfeni che, caleidoscopiche.
- Ricordo dell’immagine: postume, hanno una traccia nella mente (positive/negative in base ai colori inalterati o ribaltati).
- Immagine che non si vede: subliminale, ha una traccia intrapsichica.
- Immagine virtuale: sempre tridimensionale.
- Intimità dell’immagine: sono icone poetiche, intime, come quelle delle persone amate.
Lo sguardo allo specchio
Lo specchio è una deformazione bugiarda della realtà, riflette ma trasfigura, rivela ciò che non potremmo altrimenti vedere (immagine di noi), duplica il visibile. La catottrica studia le superfici riflettenti.
Lo specchio è illusione di realtà, non dice la verità ma solo una verità possibile. Ora protegge, ora smaschera (è inganno e falsità, sacro e profano).
Colori, luci, mondi
Il colore è dato da tinta, saturazione, luminosità. Esistono 200 varietà cromatiche, ciascuna tinta possiede 20 livelli di saturazione, 500 livelli di luminosità. La visione cromatica gode di 2 milioni di gradazioni (500 livelli di luminosità x 20 livelli di saturazione). La visione dei colori è un sofisticato processo neuronale, che a partire dalla retina è in grado di moltiplicare tonalità.
Leonardo, De Pictura: luci e ombre falsano i colori, porre uno specchio tra l’oggetto vero e la sua riproduzione ci svela la correttezza dei colori adoperati. Occhio, specchio, colore, luce e visione sono gli architravi dell’arte.
Newton, Nuova teoria sui colori (1670): il bianco è il colore della luce, i colori ne sono le qualità.
Goethe (1800): la luce, originariamente bianca, ha bisogno di un sistema di combinazioni tra luci, ombre, chiari e scuri per originare colore. Solo chiaro, scuro e colore insieme compongono ciò che distingue un oggetto da un altro e che l’occhio può così riconoscere. Ogni colore provoca uno stato d’animo (psicologia del colore).
Wittgenstein, Osservazioni sui colori (1950): i colori sono infiniti, non esiste il concetto di colore puro (soggetti che vedono, solo in parte, in modo alterato, non vedono i colori).
Varie conclusioni:
- Il mondo del colore presuppone sempre un mondo di luce.
- La conoscenza del mondo, dei colori, della luce, dell’uomo che li vede passa attraverso una natura simbolica, una rappresentazione di simboli.
Sguardo e creatività
Una buona teoria dello sguardo vive grazie all’equilibrio tra ricezione e generazione a cui non è estranea la dimensione creativa. L’ingrediente creativo è il vero motore dell’interpretazione. Il paradigma della creatività, intriso di cognitività ed emotività, sorregge la pratica dello sguardo.
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