L'arte: storia del concetto
Il concetto di arte nell'antichità
A partire dall’antica Grecia, fino a Roma, al Medioevo e durante il Rinascimento, il termine arte stava a significare la capacità di fare un qualche oggetto così come la capacità di guidare un esercito: poiché la capacità consiste nella conoscenza delle regole, non vi era arte senza regole il concetto di regola rientrava in quello di arte.
L’arte così intesa aveva dunque un ambito più ampio dell’attuale era la conoscenza di regole e comprendeva dunque anche artigianato e alcune scienze. Agli occhi degli antichi e degli scolastici ciò che univa le belle arti all’artigianato era molto più evidente di ciò che le separava liberales (ritenute superiori) e vulgares. Nel Medioevo si distinguevano sette tipi di arti liberali, così si cercava di ridurre anche il numero delle meccaniche a sette (victuaria, lanificaria, architectura, suffragatoria, medicinaria, negotiatoria, militaria). La poesia al tempo era invece ritenuta, tanto nell’Antichità quanto nel Medioevo, come un genere di profezia o filosofia, per cui non era contenuta in nessun elenco, mentre la pittura e la scultura, sebbene fossero considerate come arti meccaniche, non venivano menzionate negli elenchi di queste ultime poiché il loro numero veniva limitato a sette ed erano ordinate a seconda dell’utilità.
La trasformazione nell'età moderna
Questo sistema concettuale venne adottato fino al Rinascimento, quando ebbe inizio la trasformazione, partendo da due presupposti eliminazione dall’ambito delle arti di artigianato e scienze con inserimento della poesia; crescita della consapevolezza che quanto restava delle arti costituiva un’entità compatta.
Includere la poesia tra le arti era la parte più facile poiché già Aristotele l’aveva trattata come un’arte 1549 pubblicazione in Italia della Poetica. A separare le belle arti contribuì la situazione sociale, la voglia degli artisti di elevare la propria condizione nel Rinascimento la bellezza prese a rivestire un ruolo che non aveva mai avuto nell’Antichità.
Più difficile si presentava la separazione delle belle arti dalle scienze: l’ideale dei maggiori artisti medievali era di approfondire le leggi che governavano il loro lavoro, e solo nel tardo Rinascimento, con Michelangelo e Galileo inizia a comparire un’opposizione a questa concezione rigida e matematica.
Per quanto concerne l’integrazione concettuale, essa ebbe inizio solo nel Cinquecento (i termini “arti visive” o “belle arti” non erano però ancora in uso e si parlava di “arti del disegno”) e la sua riflessione durò ben due secoli.
Le Belle Arti
Alcuni scrittori cercavano di distinguere tra le arti quelle “dell’ingegno”, altri le “musicali”, le “nobili”, le “mnemoniche”, le “pittoriche”, le “poetiche” ed infine le “belle”.
- Le arti dell’ingegno sono le arti prodotte dalle mente e rivolte alle menti.
- Le arti musicali vennero identificate da Ficino come le arti liberali includendo architettura, pittura e poesia.
- Le arti nobili vennero distinte dopo Ficino da Capriano su una base di valutazione.
- Le arti mnemoniche sono quelle che a differenza dell’artigianato che produce oggetti necessari, servono a mantenere nella memoria cose ed eventi.
- Le arti dell’immagine si distinguevano per la loro figuratività.
- Le arti poetiche esprimevano la convinzione che la poeticità è quello che separava l’artigianato da arti come la pittura.
Le belle arti: la loro concezione si delineò nella seconda metà del Seicento (1675 Blondel) architettura, poesia, eloquenza, commedia, pittura scultura, musica e danza; fu però nel 1747 Batteux a chiamarle “belle arti” e la loro distinzione divenne di dominio universale: pittura, scultura, musica, poesia, danza, architettura ed eloquenza.
Verso la metà del Settecento venne formulato non solo il concetto delle belle arti, ma anche la loro teoria, consolidando un’opinione su quale fosse il carattere e l’essenza delle belle arti: il loro carattere comune stava nell’imitazione della realtà (in effetti il concetto odierno di arte, più ristretto di quello medievale che era grossolano ma chiaro, pare eludere una definizione precisa).
Abbiamo due periodi distinti nella storia della formulazione del concetto di belle arti: il primo va dal V sec. a. C. al XVI sec. arte intesa come produzione secondo regole; gli anni 1500-1750 sono stati di transizione, fino a che nel 1750 la concezione antica cedette il posto alla moderna arte come creazione del bello.
Nuove dispute sull’estensione dell’arte
Dopo un secolo e mezzo il sistema creato da Batteux parve divenire insufficiente: come andavano classificate fotografia, giardinaggio, manifesti, oggetti per la casa? Se questi non rientrassero nel sistema delle arti, purché belli, vorrebbe dire che il criterio di appartenenza non è solo la bellezza, ma anche il pensiero e l’espressione il concetto di arte non era dunque determinato.
La situazione si modificò in parte nell’Ottocento con i primi motti sulle finalità esclusivamente estetiche dell’arte: il bello per il bello. La concezione antica di arte era chiara, ma non rispondeva più alle esigenze del presente fin dagli inizi e a seconda dei periodi venivano poste all’arte richieste diverse: bellezza, profondità, idealità, sublimità, saggezza.
L’arte è quindi intesa in due modi: arte e selezione dell’arte nel primo significato, operata da un punto di vista estetico, a seconda del “nutrimento spirituale” che offre.
Dispute sul concetto di arte
L’arte è un’attività umana cosciente; le difficoltà consistono nell’identificare le caratteristiche proprie che distinguono l’arte dalle altre attività dell’uomo.
Dal Settecento abbiamo ereditato due definizioni arte come imitazione e come produzione del bello. Produce bellezza? È una definizione classica, ma suscita perplessità poiché “bello” non è un termine univoco.
- Riproduce la realtà? L’imitazione però non si adatta alla musica, alla pittura astratta, all’architettura, ecc.
- Da forma alle cose? Definizione moderna (XX sec.), ma grava il fatto che per forma si intendano si prodotti concreti sia astratti accezione troppo estesa se si tratta di qualsiasi forma, troppo ristretta se si tratta di forma pura.
- È l’espressione? Definizione ristretta poiché l’espressività è caratteristica solo di determinate correnti e opere d’arte.
- Suscita esperienze estetiche? Definizione che identifica la caratteristica dell’arte con l’azione sui fruitori, ma è ancora troppo vaga.
- Suscita emozioni? Scopo dell’arte non è l’espressione ma l’impressione, ma è ancora una definizione non soddisfacente.
Nessuna di queste definizioni è priva di basi, ma nessuna di esse corrisponde a tutti i tipi di arte abbiamo un concetto di arte ma non siamo in grado di definirlo.
La rinuncia alla definizione
Weiz ritiene che a noi non serva veramente una definizione di arte, in quanto anche senza di essa possiamo discorrere di arte, anche se in effetti per indagini rigorose la mancanza di una definizione non è vantaggiosa.
Dalle argomentazioni precedenti risultano tre conclusioni generali, una per il passato concetto dell’arte, una per il presente e una per il futuro: il passato europeo comprende solo la storia del nome “arte” e non del concetto, il presente ha dato forma ad un concetto che inutilmente si sforza di definire, mentre per il futuro si può ovviamente dire che potrà definire l’arte come si crederà più consono, ma sono e saranno tutte definizioni arbitrarie e regolatrici.
Una definizione alternativa
Gli oggetti che facciamo rientrare nell’arte hanno funzioni diverse, ma non è possibile ridurre l’arte ad alcune di queste funzioni: l’inizio delle definizione dell’arte è facile e può partire dal fatto che essa sia un’attività umana e cosciente, ma è difficile stabilire quali tratti siano distintivi soltanto dell’arte e non di altre forme di cultura la definizione dell’arte deve tener conto sia dell’intento che dell’effetto definizione composta da due serie di alternative.
Definizione e teorie
Se siamo riusciti a definire il fenomeno dell’arte, rimane il compito di spiegarlo impulso mentale a un’esigenza dell’uomo; attività che hanno fine nel piacere; ammissione di ignoranza. Per lunghi secoli sono bastate queste tre risposte, ma l’epoca odierna non si è accontentata, proponendo diverse ipotesi e teorie: l’arte serve a riconoscere la realtà interiore, l’arte rende quello che nel mondo è eterno, l’arte è un modo per cogliere ciò che altrimenti è inafferrabile, l’arte libera la volontà del genio.
Il presente
Negli ultimi tempi si sono avuti cambiamenti così profondi da toccare persino il concetto in sé, la definizione dell’arte dal pragmatismo ottocentesco all’anticonformismo odierno vittoria dell’avanguardia grazie alla sua diversità, a cui si deve l’interesse che suscita: in essa i cambiamenti di forma sono continui novità e radicalismo, costruzione e espressione.
Oggi l’arte ha forse perso le sue funzioni passate, in particolare quella riproduttiva, e alcuni innovatori paiono pensare che si tratti di passato senza ritorno, ma la storia insegna che tutto cambia, per cui è lecito supporre che le esigenze oggi così vive prima o poi cambieranno.
L'arte: storia della classificazione
Classificazione è un nome per indicare la suddivisione logica
La storia della classificazione delle arti è corsa parallela alla sua definizione mutando la definizione, mutava pure l’ambito a cui il concetto si riferiva.
Suddivisione di tutte le arti (Antichità)
Ciò che gli antichi chiamavano “arte” corrisponde alla nozione che noi oggi abbiamo di abilità e maestria; gli antichi classificavano dunque non solo le “belle arti”, ma tutte le capacità i Sofisti le distinguevano tra quelle che venivano coltivate per utilità o piacere, Platone tra produttive e imitative.
La distinzione fra arti “liberali” e “ordinarie” fu la classificazione più comunemente adottata. Le “arti liberali” erano quelle intellettuali, mentre le “arti ordinarie” erano quelle che necessitavano di uno sforzo manuale (Cicerone, Quintiliano, Plotino si impegnarono in successive distinzioni, e c’è da dire che l’Antichità greco-romana conobbe diversi tipi di classificazione, che però distinguevano in senso generale le capacità e le abilità umane e non specificamente le belle arti, che non costituendo un gruppo separato erano disseminate entro le più disparate categorie non si pensava costituissero un gruppo distinto).
Suddivisione delle arti liberali e meccaniche (Medioevo)
Il Medioevo ereditò il concetto antico di arte e se ne servì, dandogli però una nuova formulazione rimase la divisione fra arti liberali ed ordinarie, tuttavia le seconde suscitarono un interesse maggiore (divisione delle liberale nel trivio e quadrivio). Mancano comunque sempre nei repertori medievali poesia, pittura e scultura la poesia non vi figura poiché era concepita nel Medioevo come una branca della filosofia, mentre, anche come in epoca più antica, scultura e pittura non appaiono nel novero delle meccaniche poiché esse erano selezionate in base all’importanza ed erano solo sette per analogia con le liberali.
Ricerca di una nuova suddivisione (Rinascimento)
Il Rinascimento mantenne la nozione classica di arte, insieme all’antica classificazione. I secoli tra il XV e il XVII, che vanno cioè dal Rinascimento al Barocco, sono importanti nella storia della classificazione della arti, poiché in questo periodo si giunse alla consapevolezza che, tra le arti largo sensu, arti come pittura, scultura poesia e musica occupano un posto particolare, ed è opportuno che siano distinte all’interno della classificazione per isolarle in un gruppo autonomo occorreva stabilire quale fattore le unisse e quale le distinguesse dalle altre arti, ed intorno a ciò a lungo non vi fu unanimità: fu ammessa solo la classificazione che individuò la peculiarità di queste arti nella loro bellezza (Bacone individuò tra XVI e XVII secolo uno specifico gruppo di discipline basate sull’immaginazione).
Suddivisione delle arti in belle e meccaniche (Illuminismo)
In epoca illuministica venne fissata la definizione di “belle arti” Batteux (musica, poesia, pittura, scultura e danza, più architettura ed eloquenza) divise le arti secondo una finalità di piacere o utilità. La ripartizione in questi termini risaliva però all’antica Grecia. La novità fu l’introduzione del termine “belle”.
La suddivisione di Batteux ebbe subito successo, e con l’inclusione nelle belle arti di architettura e scultura il loro numero salì a sette, come le arti liberali e meccaniche di un tempo. Le belle arti occuparono la posizione privilegiata tra le arti che un tempo era delle arti liberali. Poco dopo la separazione delle belle arti si giunse al loro riconoscimento come le uniche vere arti mutò dunque anche il senso della classificazione delle arti.
L’Illuminismo portò a termine anche la suddivisione di tutta la produzione umana, in cui l’arte e il bello ottennero posti di spicco (Kant nella Critica del Giudizio operò una riflessione, quasi un bilancio, di ciò che il secolo aveva concluso riguardo la ripartizione delle arti).
Suddivisione delle belle arti (Età contemporanea)
Dopo la rivoluzione settecentesca della nozione di arte, le classificazioni che si sono tentate si sono rivolte al senso più ristretto del termine, ovvero quello di “belle arti”.
Dai metodi di comparazione ed ordinamento usati nei periodi più antichi, i sistemi di filosofia idealistica del XIX secolo partivano a suddividere le arti secondo un procedimento a priori partendo dal concetto di arte, salvo poi tornare ad indagini più empiriche quando i grandi sistemi si esaurirono alla metà del medesimo secolo. Nella seconda metà del XIX secolo le arti vennero suddivise in vari modi, impiegando vari fundamenta divisionis, ma a partire dalle guerre mondiali la questione della classificazione delle arti passò in secondo piano.
Ai giorni nostri, gode di una certa simpatia la concezione minimalista che mette in dubbio l’utilità e la realizzabilità di una classificazione delle arti: è impossibile poiché non è ben determinato il loro ambito, ed è particolarmente difficile determinare che cosa sia un’arte particolare.
L'arte: storia del rapporto tra arte e poesia
Le idee nostre e quelle dei Greci sull’arte
In principio i Greci non possedevano i termini specifici per definire i vari ambiti di quelle arti che costituivano il vanto della loro cultura, e non li disponevano perché non ne avvertivano la necessità. Sebbene la nostra arte derivi da quella dei Greci, quest’ultima non era uguale alla nostra lo schema delle arti era diverso, e differenti erano a maggior ragione le loro concezioni artistiche: tendevano ad avvicinare fenomeno artistici in modo diverso da come facciamo noi moderni (avvicinavano arti che agivano tramite ritmo e melodia), attribuivano ai concetti un grado di generalizzazione diverso da quello di noi moderni (disponevano di un concetto molto generale di “arte”, poiché guardavano ad essa dal punto di vista dell’attività dell’artista e non delle esperienze dello spettatore o dell’ascoltatore) concetto di base unito a concetto ristrettissimi (base più apice), senza quei concetti intermedi privilegiati dal pensiero moderno.
Il concetto di arte
Gli artisti in Grecia erano considerati artigiani e i poeti una specie di vati e filosofi. I Greci infatti definivano “arte” qualsiasi produzione eseguita secondo principi e regole. L’arte così intesa era un fenomeno complesso e si contrapponeva alla natura, alla conoscenza, alla pratica, al caso e all’esperienza. Nella nostra accezione invece “arte” copre solo parte della nozione greca.
La tradizione del concetto greco durò a lungo, fino al Medioevo. L’inclusione greca dell’artigianato nel concetto di arte discendeva da forti motivazioni, mentre le “belle arti” non costituivano per loro neppure una sottoclasse distinta le arti si dividevano in liberali e servili (anche se si pensa che la classe delle belle arti fosse conosciuta nell’Antichità sotto il nome di arti imitative).
Conseguenza di tale modo di intendere l’arte è un sistema di concetti per noi paradossale da cui risultava una divergenza fra la valutazione dell’artista e quella della sua opera, una divergenza fra l’arte e il bello e una divergenza fra le arti visive e la poesia.
Il concetto di poesia
L’opera del poeta non rientrava nel concetto di arte dei Greci, in quanto secondo loro la poesia era priva dei tratti caratteristici di “arte”, aveva proprietà di guidare gli animi, e si basava sì su un sapere, che però era considerato più alto e la avvicinava perciò alla filosofia sapere intuitivo e irrazionale anziché tecnico.
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