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Estetica e comunicazione

L'estetica è intesa come percettologia, come filosofia dell'arte. La comunicazione è intesa come trasmissione di informazioni, dialogo interpersonale. "Estetica della comunicazione" indica la circolarità tra estetica e comunicazione, la forma di pensiero che la comunicazione come proprio oggetto teorico. L'oggetto indagato nell'estetica della comunicazione è il senso comune, che in Kant è senso comune estetico necessario a giustificare la trascendentalità del giudizio di gusto. Per Kant, senza condivisione universale dell'esperienza estetica non c'è comunicazione e senza comunicazione non c'è conoscenza.

Emilio Garroni: "Del senso comune a partire da Kant"

  • Cos'è l'estetica → Non è una disciplina speciale, ma è una teoria generale dell'esperienza, perché come oggetto ha l'esperienza umana in generale.
  • Senso comune intersoggettivo → Il giudizio estetico è soggettivo (va trovato negli occhi di chi guarda, non nell'oggetto) e, sebbene il linguaggio comune ci dica che dei gusti non si discute, Kant non è d'accordo, perché sui gusti discutiamo sempre. Quando esprimo il mio giudizio di gusto esprimo un mio parere soggettivo, ma è come se manifestassi la speranza di trovare tutti d'accordo, è come se mi sentissi in diritto di incarnare la voce universale.
  • Giudizio estetico: non concettualizzabile → Posso spiegare perché trovo una certa cosa bella, ma non lo posso dimostrare. Il fatto di non poter dimostrare è ciò che Kant chiama "non concettuale".
  • Giudizio estetico: universale soggettivo (ossimoro) → Un soggetto pronuncia il proprio giudizio di gusto sperando che tutti siano d'accordo. Se così non è, allora se ne discute. Volontà che l'universalità parli attraverso di me.
  • Giudizio estetico: senza interesse → Si può discutere del giudizio solo se il nostro sguardo è disinteressato.
  • Giudizio estetico: finalità senza scopo → Natura e arte per Kant si scambiano perché quando un paesaggio ci sembra bello diciamo che sembra un dipinto e viceversa, e in ogni caso ci sembra sempre che il paesaggio sia stato progettato da qualcuno con il fine di piacere a me, ma non è così. Sembra che il paesaggio abbia un fine, senza però avere uno scopo (fine effettivo).

Se siamo disinteressati e disposti a pronunciarci soggettivamente ma in modo universale, allora possiamo iniziare a discutere sul giudizio di gusto creando un'intersoggettività, scontrandoci poi con gli altri sulla base del fatto che anche questi hanno le nostre stesse facoltà fondamentali.

John Dewey: "Arte, esperienza e comunicazione"

Quando parliamo di giudizi estetici possiamo parlare di arte ma anche di natura: per questo Dewey è scontento che non esista un unico aggettivo che tenga insieme natura e arte.

  • L'arte disinnesca i dualismi → Suggerisce che nella dimensione estetico-artistica vengano messi fuori gioco i dualismi sui quali il nostro pensiero ha costruito la sua architettura. L'arte disinnesca dualismi importanti, ovvero coppie di soggetti che vengono pensati in opposizione, come: soggetto/oggetto; passivo/attivo; mente/corpo, che per lui sono delle opposizioni che scricchiolano nella nostra esperienza estetico-artistica. E scricchiolano anche sotto la sfera emotiva, pratica e intellettuale.
  • Arte come interazione di emotivo, pratico e intellettuale → Interazione di bello/brutto, buono/cattivo, vero/falso. La sfera emotiva tende a essere tenuta sotto controllo. Nell'esperienza estetico-artistica si concentrano tutti questi campi.
  • Esperienza artistico-estetica come modello dell’esperienza in genere → Essa ci dà l'esempio di come in realtà sia tutta la nostra esperienza in genere.
  • Parallelismo tra sentimento religioso e quello artistico → Possiamo dire che l'esperienza artistica sia analoga a quella religiosa oppure dovremmo dire che l'arte inizia dove la religione finisce? Può stare un disegno rupestre nello stesso manuale che accoglie le opere di Michelangelo? Il gesto di Michelangelo e dell'uomo primitivo è analogo, ma sono due fenomeni diversi perché la loro intenzione era diversa: l'uomo primitivo non ha dipinto il bufalo per motivi estetici ma per motivi apotropaici, ovvero era un gesto magico. Disegna se stesso che uccide il bufalo come buon auspicio per la caccia del giorno dopo. Questa è arte, magia o religione? Non si può dire, perché è un gesto compiuto quando queste nozioni ancora non esistevano.

I medium

  • "Ogni arte ha un medium particolare che purifica una percezione solitamente mista" → Normalmente viviamo grazie alla collaborazione fra i sensi (vista, tatto, udito, gusto, olfatto) senza sapere cosa fa per me ciascun senso. Ogni arte offre la possibilità di privilegiare un senso in particolare (la musica l'udito, la pittura la vista).
  • Si oppone il mezzo come medium e il mezzo come strumento
    • Mezzo/strumento (o mezzo estrinseco) → Mezzo che si usa in vista di un fine e dove il fine è separato dal mezzo (come la benzina, che mi serve per spostarmi).
    • Mezzo/medium (o mezzo immanente) → Si trovano nella dimensione artistica, dove i mezzi utilizzati sono l'opera e c'è una fusione di mezzi e fini. I colori, che sono i media che uso per fare il dipinto, sono essi stessi il dipinto.
  • Si comunica in quanto si esprime nel medium qualcosa che lo eccede in quanto oggetto fisico. Ciò che fa di un materiale un medium è il venire usato per esprimere un significato diverso da ciò che esso è in virtù della sua mera esistenza fisica.
  • Eccedenza → Guarda al di là: guardo l'azzurro del quadro e vedo un torrente. Le opere d'arte ci offrono nel sensibile qualcosa che lo eccede.
  • Idea antica → L'idea che ciascuna arte privilegi un solo canale sensoriale è antica, perché oggi lo spettatore moderno va in una direzione diversa: basti pensare al cinema, che già si rivolge a due sensi (vista e udito) se non di più. Oggi infatti le arti tendono ad assomigliare sempre di più alla realtà, cosa che non voleva.

L'arte si potrebbe dividere in due atteggiamenti

  • Arte che crede di essere arte quando nasconde quello che fa → Si giudica un'opera come ben fatta quando non si vede che è ben fatta, cioè quando sembra realtà e non sembra artificiale.
  • Arte che crede di essere arte quando fa vedere quello che fa.

Maurice Merleau-Ponty: La stoffa comunicativa del mondo

Demolisce le coppie di concetti che hanno dominato il mondo occidentale.

  • Noi siamo convinti di essere sempre diversi, ma così come potremmo comunicare? MP è di idea opposta al solipsismo: per lui non siamo dentro una bolla personale incomunicabile, ma crede che sia possibile una comunicazione intersoggettiva non solo fra persone ma anche fra cose, e questo solo in virtù di avere un corpo.
  • Per MP la comunicazione non deve seguire il modello telefonico (emittente → messaggio via medium → ricevente) ma è reciprocità, perché il messaggio si costruisce durante lo scambio comunicativo.
  • L'idea della reciprocità gli viene grazie all'arte e alla pittura di Cezanne, che affermava di essere guardato dalla montagna che dipingeva, suggerendo l'idea di una reciprocità di sguardi tra noi e il mondo.
  • MP sostiene che lo sguardo dell'altro non ci rende oggetto e introduce l'esempio della mano toccante/toccata: se la sinistra tocca la destra allo stesso tempo è anche toccata → attività e passività si scambiano l'un l'altro.

Dino Formaggio: Il corpo comunicante

Padre fondatore della scuola Estetica a Milano. È allievo di Banfi, in un periodo in cui il panorama filosofico italiano era dominato dall'idealismo crociano.

  • Idealismo di Croce → È legato alla spiritualità, per lui gli artisti non si sporcano le mani con la materia.
  • Formaggio invece interessa proprio la dimensione pratica dell'arte, che non è una cosa ideale e spirituale, ma piuttosto un corpo a corpo: il corpo dell'artista combatte contro la materia.
  • Il nostro corpo, come tutti i corpi, è bisognoso, ma noi siamo l'unico animale strutturato secondo una possibilità di differimento: siamo cioè in grado di porre un intervallo tra il bisogno e il suo soddisfacimento.
  • Tra questi bisogni da soddisfare c'è anche quello comunicativo e qui Formaggio introduce una distinzione fondamentale:
    • Informazione → Trasmissione che impiega dei segni che hanno sempre un solo significato. È un segnale (che infatti ha significato univoco).
    • Comunicazione → I segni non vogliono dire sempre la stessa cosa, è una pluralità di significati. Quindi siamo in una dimensione simbolica. È il caso dell'arte, che è appunto dimensione comunicativa perché a seconda di chi legge l'opera d'arte questa può avere significati diversi.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valsfm di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Pinotti Andrea.
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