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Capitolo 1: La scienza delle finanze

La scienza delle finanze ha come oggetto il finanziamento delle attività dello Stato nell'economia di mercato; in questo tipo di economia la produzione di beni è effettuata da produttori motivati dalla ricerca di profitto che, con l'uso di fattori produttivi propri o procurati sul mercato, producono e offrono beni e servizi sul mercato a prezzi che dovrebbero rispecchiare i costi di produzione.

I prezzi che emergono dalle attività di scambio sono il veicolo dell'informazione per produttori e consumatori del costo e della scarsità relativa di beni e costituiscono la guida principale alle loro decisioni economiche. Questo modo di organizzare la produzione e lo scambio di beni, di cui proprietà privata dei mezzi di produzione, libera iniziativa e concorrenza tra più produttori rappresentano i connotati fondamentali, si è rivelato, storicamente, più efficiente di altri modi, ad esempio di quelli sperimentati nelle economie pianificate dal centro.

Il ruolo dello Stato

Va detto tuttavia che il mercato non può esistere senza le istituzioni che lo regolano perché senza queste non potrebbe esprimere al meglio le sue funzioni: la principale di queste è ovviamente lo Stato perché manifesta la sua presenza in diversi campi come la sicurezza, la giustizia, l'amministrazione...

Lo Stato condiziona ogni attimo della nostra vita sia attraverso l'impiego di strumenti finanziari (imposizione di tasse, accise...) sia attraverso l'imposizione di una serie di regole da seguire (es: autorizzazioni attraverso cui il richiedente deve dimostrare che svolge un'attività seguendo l'indirizzo dello Stato...). Questo ultimo tipo di intervento, definibile come "regolamentazione", è la parte su cui si discute maggiormente, tanto che uno dei più autorevoli studiosi di finanza pubblica ha proposto di articolare l'attività finanziaria dello Stato in tre grandi dipartimenti che hanno per oggetto tre fondamentali funzioni:

  • Allocazione: Cerca di capire in che modo l'intervento dello Stato condiziona l'efficienza economica. Il paradigma principale della teoria economica tenta di fornire una spiegazione di come si formino i prezzi e le quantità prodotte in un'economia di mercato sulla base del presupposto che gli attori economici agiscano secondo razionalità economica: i produttori tenderanno a massimizzare i profitti, mentre i consumatori la loro utilità. Il punto d'incontro è l'ottimo e quindi qualora lo Stato intervenga "storpia" questo risultato; è importante dunque studiare quali siano le modalità d'intervento che minimizzano le distorsioni del mercato.
  • Redistribuzione: Negli Stati moderni è la funzione principale: consiste nella distribuzione delle risorse in modo più equo tra tutti i cittadini ed evita quindi che molto sia nelle mani di pochi capaci ed i meno abili non abbiano niente. Lo Stato svolge questa funzione in modi diversi come ad esempio il trasferimento di denaro da alcune categorie di soggetti più abbienti ad altri (es: il sussidio di disoccupazione è prelevato dagli stipendi dei lavoratori...) oppure attraverso il sistema proporzionale dei tributi poiché sarebbe ingiusto che tutti pagassero lo stesso indipendentemente dalle possibilità. Un altro modo è intervenendo sui prezzi dei beni, come ad esempio nel caso della diversa retta delle case di riposo in base al reddito, infine le redistribuzioni possono essere realizzate attraverso la fornitura diretta di servizi ai cittadini in base al loro bisogno e non a quanto pagano (es: sanità pubblica...).
  • Stabilizzazione: Ha lo scopo di garantire un livello di produzione il più vicino possibile a quello di pieno impiego dei fattori produttivi, in particolare del lavoro; tuttavia in pratica è impossibile che non ci sia disoccupazione, questo a causa di vari moti, ampiamente dibattuti: rigidità dei prezzi, aspettative incoerenti, asimmetrie informative... In ogni caso l'esito è una domanda aggregata inferiore all'offerta potenziale e l'economia keynesiana ci insegna che la spesa pubblica e le imposte possono modificare il livello di domanda, operando attraverso diversi canali; anche se la prevedibilità degli effetti di una politica fiscale è complessa. In un paese europeo come il nostro l'unione monetaria ha agito negativamente perché ha posto risalto al nostro debito pubblico.

Teorie economiche

Questa discussione sulle politiche di sostegno della domanda attraverso il bilancio pubblico sembrava superata, ma è tornata di moda con la crisi del 2008 come tentativo di reazione e incentivo al lavoro da parte degli Stati. Lo Stato è visto come un benevolo padre di famiglia che ha come finalità il perseguimento del bene comune in nome e per conto del popolo, tuttavia bisogna ora chiedersi perché lo Stato aiuta i più poveri: uno dei motivi è la ragione semplicemente da ricercarsi nella volontà dello Stato di perseguire obiettivi di equità, un'altra teoria è quella che dice che in un sistema democratico basato sul sistema "una testa un voto" dove i cittadini più poveri sono molti di più di quelli ricchi conviene al legislatore rabbonirsi la plebe; l'ultima teoria di stampo marxista spiega le politiche di contrasto alla povertà come le esigenze delle classi dominanti in una società formalmente democratica di evitare tensioni sociali troppo forti.

Teoria positiva e normativa

Teoria positiva: il punto di interesse è capire le ragioni di un fenomeno sociale, individuare le regole che spiegano certi fenomeni e comportamenti sociali; per poter formulare proposizioni di teoria positiva è necessario costruire una teoria: il metodo consiste nella costruzione di modelli in cui la realtà viene semplificata, utilizzando un processo di astrazione che mette in rilievo sono gli aspetti di carattere economico ritenuti rilevanti.

Teoria normativa: passo successivo alla teoria positiva; l'interesse è la ricerca degli strumenti che consentono di raggiungere una situazione desiderabile (es: un buon servizio sanitario...), poiché tali situazioni interessano tutti gli individui di cui è composta una collettività si tratta di cercare una situazione di ottimo sociale. Per poter avanzare una proposizione normativa sono necessari due presupposti fondamentali: in primo luogo è necessario possedere una corretta teoria positiva del fenomeno chi studia (es: non posso sperare di trovare gli strumenti per eliminare la disoccupazione se prima non mi sono chiarito le idee sulle cause di essa...), in altre parole la teoria normativa presuppone la teoria positiva, in secondo luogo è necessario avere un'idea di che cosa sia il bene della collettività sapere che è ciò che gli economisti chiamano l'ottimo sociale, la risposta sarebbe possibile e facile se tutti avessimo le stesse preferenze e gusti, in questo caso si avrebbe una società probabilmente un po' monotona, ma che prenderebbe le decisioni molto velocemente.

La teoria normativa è diventata una disciplina a se stante che prende il nome di "Economia del benessere " o "Welfare Economics". La microeconomia ci ha abituato a presupporre che il comportamento degli individui sia razionale: i consumatori massimizzano le loro preferenze (dati i vincoli di bilancio) ed i produttori massimizzano i profitti (in un contesto in cui si conoscano i diritti di proprietà, le tecniche produttive, i costi dei fattori e le regole del mercato concorrenziale); seguendo questa teoria si giunge a capire il metodo secondo cui si stabiliscono i prezzi dei beni e le quantità prodotte in un'economia decentrata: per ciascun individuo il tasso marginale di sostituzione tra due beni (rapporto tra le loro produttività marginale) è uguale al rapporto tra i loro prezzi, invece per l'economia nel suo complesso il saggio marginale di trasformazione (la quantità di un bene a cui si deve rinunciare se si vuole produrre un'unità in più di un altro bene) eguaglia i tassi marginali di sostituzione.

Economia del benessere

L' Economia del benessere invece studia il funzionamento di un'economia di scambio da un altro punto di vista: essa si domanda quale debba essere la configurazione ottimale di un sistema economico, in cui siano presenti più individui, con diversi sistemi di preferenze e diverse dotazioni iniziali di fattori (capacità lavorativa e capitali) e di beni; questa si fonda su presupposti molto generali, infatti non si fa alcuna ipotesi sulle caratteristiche. Il suo fine è quello di definire un ottimo sociale, vale a dire la quantità di beni da produrre e la distribuzione degli stessi che consentono il massimo benessere collettivo. L'equilibrio economico generale solitamente non tiene conto del ruolo dello Stato nella società, mentre l'Economia del benessere formulando ipotesi a questo riguardo sposa un'impostazione "non organicistica" della società.

Nella definizione dei fini a cui la società deve tendere (ottimo sociale), l'Economia del benessere attribuisce anche grande valore al principio di prudenza, chiamato anche principio di Pareto: per quanto riguarda la produzione stabilisce che, se gli uomini sono razionali, allora dovrebbe esserci unanime consenso se, a parità di impiego di fattori, con la tecnica A produco X beni e con la tecnica B produco X+1 beni, la tecnica B sia preferibile alla A. Per quanto riguarda lo scambio stabilisce che, dovendo distribuire risorse tra gli individui della società, una nuova posizione con risorse che migliori la situazione di uno senza peggiorare la situazione di un altro rappresenta un incremento di benessere della società (minato da comportamenti come l'invidia).

Questa concentrazione esclusiva sull'ottimo paretiano non ci consente di fare grandi passi in avanti perché nella vita reale sono poche le situazioni che migliorano la situazione di alcuni senza peggiorare quella degli altri ed in questi casi il principio di Pareto non è in grado di dirci se il risultato dell'azione è preferibile rispetto allo stato attuale delle cose; per questo l'economista a questo punto si arresta, visto che "è impossibile arrivare a stabilire una regola di decisione collettiva e cioè una regola di scelta fra diversi stati sociali che conduca al massimo benessere della società" (Principio dell'impossibilità di Arrow).

Ottimo sociale

L'ottimo sociale può essere raggiunto con la funzione del benessere sociale che in un'ipotetica società formata da 2 soli individui può essere descritta come:

W=W(U1;U2)

La quale misura il benessere collettivo avendo come argomento le utilità dei singoli individui. La formulazione presentata è molto vaga perché la sua forma dipende dalle nozioni di equità che si è deciso di assumere nell'analisi; una volta assunta una data funzione W si possiede la chiave per valutare in termini normativi qualsiasi problema di politica economica. Si assume un punto di vista individualista e non si ammette la possibilità di definire il bene della società se non in funzione del benessere degli individui che la compongono; non esiste un "bene di Stato" e quindi si presume che il governante valuti il benessere della società in base al benessere dei singoli cittadini.

In quasi la totalità delle applicazioni della formula il benessere degli individui è rappresentato dai beni e servizi di cui gli individui dispongono e possono godere:

Ui=Ui(Xi1;Xi2) con i=1,2

dove Xij rappresenta la quantità del bene j posseduta e consumata dall'individuo i, si accetta cioè quasi sempre un punto di vista egoistico e non si ipotizza che il benessere di un individuo possa dipendere dal benessere di un altro.

Ora la domanda da porsi è: come si deve organizzare la produzione e distribuzione delle risorse per raggiungere l'ottimo sociale? Si sono stabilite alcune condizioni da rispettare per raggiungere questo obiettivo, sia nel caso in cui ci si trovi in un'economia centralizzata, sia nei casi di economia decentrata: si considerano due individui (1 e 2), due beni (X1 ed X2) e due fattori produttivi (K e L). Il problema è di massimizzare l'ottimo sociale [maxW =W(U1;U2)] tenendo conto dei vincoli costituiti dalle preferenze individuali, dalle tecniche di produzione e dalle dotazioni e diritti sui fattori produttivi:

U1=U1(X11;X12) U2=U2(X21;X22) dalle tecniche di produzione X1=X1(K1;L1) X2=X2(K2;L2)

e dalle dotazioni e diritti sui fattori produttivi K1+K2=K L1+L2=L e ove: X11+X21=X1 X12+X22=X2

Condizioni di efficienza paretiana

Le condizioni di efficienza paretiana sono, nella situazione di ottimo, le seguenti:

  • Il saggio marginale di sostituzione tra i beni X1 e X2 dell'individuo 1 è identico all'analogo saggio marginale di sostituzione dell'individuo 2 (efficienza dello scambio)
  • I saggi marginali di sostituzione tecnica dei fattori produttivi K e L sono uguali nella produzione di entrambi i beni (efficienza di produzione)
  • Per il sistema nel suo complesso, il saggio marginale di trasformazione tra due beni calcolato sulla frontiera delle produzioni eguaglia il tasso marginale di sostituzione dei due individui (efficienza nella composizione del prodotto)

Se queste tre condizioni sono rispettate siamo in presenza di una situazione Pareto efficiente e cioè una situazione di ottimo paretiano in cui non è possibile riorganizzare la produzione e la distribuzione di beni in modo da migliorare la posizione di benessere di un individuo senza danneggiare quella di un altro individuo; l'insieme di queste possibilità è infinito.

L'ottimo sociale è definito dal punto dove la curva di benessere sociale con indice più elevato risulta tangente alla grande frontiera dell'utilità; tra tutti gli infiniti punti di Pareto efficienti, l'ottimo sociale risulta essere un solo punto; in questo processo di individuazione dell'ottimo sociale è importante osservare che i problemi di efficienza paretiana risultano separati da quelli relativi alla distribuzione: la separabilità è di estrema importanza nello studio dell'economia pubblica in quanto costituisce il fondamento della distinzione tra gli aspetti di efficienza ed equità.

Teoremi dell'economia del benessere

  • Primo teorema dell'economia del benessere: dice che le condizioni di efficienza paretiana sono realizzate in una particolare configurazione istituzionale: un'economia decentrata di concorrenza perfetta; in altre parole se lasciamo un mercato in condizioni di concorrenza perfetta partendo da date dotazioni iniziali, l'allocazione dei fattori produttivi e la produzione dei beni che ne emergono sono Pareto efficienti; da ciò discendono conseguenze interessanti in termini normativi: se un sistema economico si fonda su un'economia di mercato decentrata appare conveniente favorire tutte le iniziative che consentono di realizzare condizioni di concorrenza perfetta; in questo senso la dimostrazione del primo teorema dell'economia del benessere ci dà una motivazione dell'intervento pubblico.
  • Secondo teorema dell'economia del benessere: afferma che, modificando opportunamente le dotazioni iniziali con particolari strumenti di redistribuzione (imposte o sussidi in somma fissa), un'economia concorrenziale consente di raggiungere qualsivoglia stato sociale Pareto efficiente sulla grande frontiera delle utilità; lasciando operare un'economia decentrata di tipo concorrenziale si risolve il problema dell'impiego efficiente delle risorse e si è quindi in grado di raggiungere un punto sulla grande frontiera dell'utilità; la soluzione offerta dal mercato può però non essere gradita al punto di vista distributivo: può darsi infatti che sulla base della funzione del benessere sociale, in quella società si preferisca un altro punto della grande frontiera dell'utilità: il problema può essere risolto utilizzando le lump sum taxes, che consentono di passare alla soluzione ottimale individuata dalla funzione del benessere sociale come punto di tangenza fra tale funzione e la grande frontiera dell'utilità; per lump sum taxes si intende una forma di imposta/sussidio che redistribuisce risorse senza influenzare i segnali (prezzi relativi) che i consumatori ed i produttori hanno come punto di riferimento nel compiere le proprie scelte in un mercato concorrenziale; essa dunque consente di evitare distorsioni nei comportamenti dei soggetti e non violare le tre condizioni di efficienza paretiana. Se il governo non è in grado di usare strumenti neutrali come le lump sum taxes, ma utilizza imposte che generano distorsioni, l'intervento correttivo comporta l'abbandono della grande frontiera e quindi di soluzioni di first best.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CD94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Cerea Gianfranco.
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