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si sottolinea l’impegno della

all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.>>)

Repubblica a rendere effettivo il principio dell’eguaglianza, facendo emergere

come i diritti della persona siano garantibili e realizzabili soltanto attraverso un

assetto politico istituzionale capace di tradurre il riconoscimento astratto in

azioni concrete rivolte al pieno sviluppo della persona umana. La sussidiarietà

orizzontale diviene, in tal senso, strumento volto al miglioramento del livello

dei servizi, al superamento delle disuguaglianze economiche e sociali, a

favorire la collaborazione dei cittadini e delle formazioni sociali, secondo le loro

specificità, ai fini della valorizzazione della persona, singola o associata, che

agisce all’interno di una comunità. In tal senso , la sussidiarietà oltre ad essere

un principio normativo, diviene una esperienza sociale e territoriale. Un altro

legame con i principi fondamentali emerge leggendo il II comma dell’art.4:

<<Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la prorpia scelta,

un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società>>,

congiuntamente all’art.118 che disciplina la libertà di associazione in

considerazione delle loro specifiche finalità. Occorre, infine, far riferimento alle

norme della Costituzione sui rapporti economici (artt. 41-43 Cost., relativi

all’impresa, 42 e 44, relativi alla proprietà, ma anche norme speciali come

quelle relative alla cooperazione e al risparmio artt. 45-47) e in particolare

all’art.41 <<La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica

Il principio di

pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali>>.

sussidiarietà trova oggi la sua compiuta formulazione per il nostro ordinamento

nell’art.118, ultimo comma della legge di riforma del Titolo V della Costituzione

(legge Cost. n. 3/2001). La sussidiarietà orizzontale è un principio che ha rilievo

nei rapporti tra i cittadini e le Amministrazioni pubbliche, attribuendo a cittadini

e corpi intermedi la facoltà di svolgere una funzione pubblica. Si tratta di un

principio che non intende esclusivamente favorire un’autonoma attivazione da

parte dei cittadini nella realizzazione di fini di pubblica utilità (mediante il

sostegno delle istituzioni pubbliche) ma anche esprimere la necessità, nell’area

delle politiche del welfare, di stimolare uno spirito di collaborazione, di co-

decisione e di co-progettazione da parte di tutti i soggetti interessati e

coinvolti. Nella prima fase di passaggio dal welfare state al nuovo welfare la

nozione di sussidiarietà è stata interpretata nel senso di attribuire allo Stato

tutte le funzioni che riguardano la generalità, arrestandosi ad un certo livello, al

di sotto del quale aprire lo spazio a forme suppletive di intervento da parte

delle c.d. formazioni sociali, oggi, invece, si avverte maggiormente la necessità

di suscitare partecipazione dal basso, per dare voce ad un welafre locale, attivo

e di prossimità. La sussidiarietà orizzontale può garantire non solo la prossimità

dei cittadini, ma anche la partecipazione degli stessi all’esercizio delle funzioni

pubbliche, al fine di dare priorità e spazio alla responsabilità sociale ed

ampliare le forme di attuazione del principio della democrazia partecipata. Al

fine di una piena realizzazione della sussidiarietà e degli obiettivi di interesse

generale, è necessario trovare un nuovo equilibrio tra pubblico e privato; in tal

senso , il settore pubblico non è più visto come soggetto che delega ad altri le

sue funzioni, ma come soggetto partecipativo che instaura un rapporto di

collaborazione con i cittadini attivi per costruire soluzioni sociali più efficaci. Il

principio di sussidiarietà orizzontale parte dall’idea di realizzare un nuovo

sistema di welfare visto nella sua dimensione locale e basato sull’incontro tra le

responsabilità istituzionali, le forze sociali e la rappresentanza del privato

sociale. Il compito fondamentale del nuovo welfare è di ripensare ai cittadini

come agenti responsabili, promuovendo tutte quelle forme di azione collettiva

che hanno effetti pubblici. L’art. 1 della legge quadro per la realizzazione del sistema

integrato di interventi e servizi sociali. III comma, individua la responsabilità e la titolarità della

programmazione e della realizzazione del sistema di protezione sociale negli Enti locali, nelle

Regioni e nello Stato, secondo il principio di sussidiarietà verticale, ma, allo stesso tempo, al IV e

V comma, delinea che questa responsabilità va esercitata in modo partecipato, coinvolgendo i

diversi portatori di interesse a livello di comunità locale. Soggetti attivi nella progettazione e nella

realizzazione degli interventi, sono, secono il IV comma, gli organismi non lucrativi di attività

sociali, organizzazioni di volontariato,fondazioni, enti di patronato e altri soggetti privati i quali

vengono identificati nei comma ora in esame, quali destinatari di ‘’riconoscimento’’ e di

‘’agevolazioni da parte dei soggetti pubblici,indicati al III comma dell’art. 1 , della legge n.

328/2000, cioè da parte dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane, delle Regioni e dello

Stato. Tuttavia, la norma non precisa in che cosa consista questo riconoscimento che le istituzioni

dovrebbero garantire alle non profit. È ragionevole pensare, alla luce dell’art 118 della

Costituzione, che le istituzioni pubbliche debbano riconoscere in capo ai soggetti non profit la loro

naturale vocazione a condividere pienamente l’esercizio della funzione sociale come vuole una

Dal punto di vista della

concreta adozione del principio di sussidiarietà orizzontale e solidale.

teoria economica, la sussidiarietà va presa in esame con riferimento alle

categorie dell’economicità e dell’efficienza , categorie tipiche degli economisti

che studiano il tema delle scelte, individuali e collettive, e della loro razionalità,

intesa come minimizzazione dei costi sopportati per ottenere un esito o come

massimizzazione dei risultati, dato un costo complessivo sostenuto.

Considerando le ragioni per le quali un assetto istituzionale che accolga il

principio di sussidiarietà orizzontale potrebbe essere puù efficiente, è bene

ricordare che la categoria dell’efficienza richiede che si esamini una misura del

nesso costi-benefici. Un indicatore di efficienza è il rapporto tra output e input,

valutati entrambi con il metro monetario: . A ben vedere, non

Ieff= Output/Input

possiamo facilmente affidarci a dati raccolti sulla base di questo indicatore per

confrontare assetti nei quali certi output, immateriali e a forte caratterizzazione

relazionale, sono prodotti sostanzialmente attraverso un meccanismo di

mercato o una decisione dell’autorità pubblica e assetti istituzionali nei quali

essi sono il risultato di interazioni sociali più complesse nelle quali il mercato

entra esclusivamente come fornitore di alcune materie prime e prodotti

intermedi. Vediamo , allora, come la riflessione sull’equità, e quindi sulla

maggior congruenza di certi assetti istituzionali, con i valori della uguaglianza e

della libertà, può rivelare se e quanto più sussidiarietà orizzontale sia, anche

economicamente, conveniente. Esiste, infatti, una fase di miglioramento delle

condizioni di equità che provoca una maggiore crescita dell’economia. Punto di

partenza può essere l’approccio delle di centrale del

capability Amartya Sen. L’idea

pensiero di Sen è che la vita umana è basata su alcuni funzionamenti

fondamentali e a tutti dovrebbero essere date le capabilities per accedere a tali

funzionamenti, lasciando poi a ciascuno la possibilità di scegliere di acquisirli

e,quindi di scegliere, che tipo di vita vivere. La riflessione di Sen, dunque, parte

dai concetti di e I funzionamenti rappresentano le

funzionamenti capabilities.

diverse dimensioni della vita che consentono di stare bene. Per capabilities ,

invece, si intendono <<...le capacità, da parte di un individuo, di acquisire funzionamenti ai

L’idea di Sen è che un assetto

quali si attribuisce valore e di cui sono fatte le nostre vite.>>

istituzionale più equo, ma anche più efficiente, è quello che tende

all’ampliamento effettivo delle capacità di ciascuno di agire la propria libertà in

modo da procedere verso obiettivi che egli ritiene importanti. Se un assetto

istituzionale procede verso una piena attuazione della sussidiarietà orizzontale

creando,quindi, un allargamento delle capabilities e della libertà di scelta,

-attraverso il coinvolgimento della famiglia, del mondo dell’associazionismo

formale e informale- esso va preferito perché non è solo economicamente

conveniente, ma aumenta anche il benessere delle persone. Prendiamo, infine,

in esame il rapporto tra sussidiarietà e terzo settore. I soggetti del non profit

producono beni sociali, beni che hanno un costo e un valore, ma non

necessariamente un prezzo. Essi non perseguono il profitto e devono coseguire

un’efficienza non assimilabile a quella di mercato. Le ONP agiscono in

prossimità alle persone, ai gruppi sociali, alle espressioni tipiche della società,

divenendo gli attori principali della sussidiarietà orizzontale. Se la sussidiarietà

è il luogo della relazione, gli enti non profit divengono i soggetti di eccellenza

nella produzione di beni relazionali. I beni relazionali, infatti, non possono

essere forniti né dal mercato, nel quale avvengono transazioni anonime, né

dallo Stato, perché la coercizione e la burocrazia sono incompatibili con la

relazionalità. L’importanza della relazionalità nel e per le realtà del terzo

settore a beneficio dei soggetti coinvolti, permette di attribuire un ruolo

indispensabile alle non profit nel nuovo sistema di welfare in nome del principio

di sussidiarietà orizzontale.L’introduzione del principio di sussidiarietà potrà

dispiegare le sue potenzialità soltanto se le scelte di welfare saranno il frutto

dell’interazione e collaborazione tra P.A., terzo settore e cittadini. In un sistema

di governance connotato dalla sussidiarietà orizzontale, ogni livello istituzionale

dovrebbe perseguire l’interesse generale, consentendo una partecipazione

democratica degli enti non profit, in quanto destinatari delle scelte politiche e

amministrative e dei cittadini. È necessario, dunque, puntare ad una

riorganizzazione degli strumenti di attuazione della sussidiarietà, a partire dalla

selezione degli enti privati a cui spetta l’esercizio delle attività di interesse

generale, e quindi dall’accreditamento dei servizi sociali, sino a giungere alla

modalità di affidamento dei servizi sociali e ai meccanismi di finanziamento del

terzo settore, predisponendo un sistema di regole che tutelino i destinatari

attivi delle prestazioni erogate, anche quando non sono essi a pagare.

#3 MECCANISMI DI FINANZIAMENTO E SVILUPPO DEL NON PROFIT

Prendiamo ora in esame due diversi modelli di interazione economica tra

operatore pubblico, agenzia non profit, consumatori e altri eventuali soggetti; il

ed Tali modelli nella realtà

modello neo-cooptativo il modello del mercato sociale.

possono essere combinati in vario modo o applicati separatamente ad ambiti

diversi, noi li tratteremo come contrapposti.

Nel modello della neocooptazione gli enti pubblici, che raccolgono risorse

finanziarie attraverso la fiscalità generale (il finanziamento di queste attività

potrebbe avvenire attraverso la tassazione delle rendite e dei profitti, in questo

secondo caso la tassazione deve essere applicata con aliquota proporzionale;

come insegna la teoria ricardiana si tratta di due casi, tassazione delle rendite

e tassazione proporzionale dei profitti, nei quali non viene intaccato il processo

di accumulazione del capitale nel settore della produzione delle merci),

individuano le iniziative da finanziare. I servizi in tal modo prodotti vengono poi

offerti gratuitamente ai cittadini. L’operatore pubblico si procurerà le risorse

finanziarie necessarie alla produzione del servizio attraverso un meccanismo di

fiscalità generale e i rapporti tra consumatore e agenzia non profit si limitano in

questo caso al solo consumo del servizio, essendo affidato all’operatore

pubblico sia il compito di scegliere il cosa e il quanto produrre, sia l’attività di

monitoraggio e controllo della qualità del servizio. Nel modello della

cooptazione del non profit si affida all’ente pubblico la scelta di quali iniziative

considerare meritevoli, o più meritevoli, di finanziamento e realizzazione.

L’amministrazione pubblica non svolge in prima persona il ruolo di erogatore

del servizio, ma lo appalta all’esterno (contracting in questo caso a

out),

un’organizzazione non profit. Per quanto riguarda i vantaggi portati da una

modalità di finanziamento del tipo di quella ora indicata, è, teoricamente,

possibile selezionare le iniziative che meglio realizzano gli obiettivi di qualità e

quantità del servizio erogato rispettando criteri di efficienza; e ciò può essere

realizzato staccando del tutto il momento produttivo e il rapporto produttore-

consumatore da qualunque residuo di logica mercantile o capitalistica. Il

modello della cooptazione contiene anche due grossi limiti. Se la P.A. procede

all’affidamento dell’incarico seguendo le tradizionali procedure, infatti, non si

hanno garanzie che verranno scelte le iniziative in grado di offrire i servizi che

meglio rispondono ai bisogni, né quelle migliori come standard di qualità;

esistono ampie possibilità che per lo stesso fatto che tale regime richiede la

definizione e applicazione di procedure burocratico-formali nella realizzazione

delle scelte dell’ente pubblico, si riproduca la logica che ha portato a servizi

burocratizzati, poco flessibili e standardizzati. Ciò potrebbe essere contrastato

da una riforma del modo di funzionare della P.A. che dovrebbe passare per un

allargamento degli spazi di discrezionalità dei funzionari e la discrezionalità dei

pubblici amministratori conduce spesso a fenomeni di malcostume. Il secondo

limite ha a che fare con il rischio di una burocratizzazione dei servizi offerti.

L’affidamento a soggetti esterni alla P.A. di servizi sociali potrebbe risolversi in

un mero cambiamento della natura giuridica del soggetto di offerta: il servizio

verrebbe assicurato da dipendenti non più di una pubblica istituzione, ma di

una cooperativa sociale, di un’organizzazione di volontariato o di una Onlus che

trae la sua linfa vitale da un rapporto con la P.A. I vizi di un’organizzazione

tutta pubblica dello stato sociale riapparirebbero in un contesto di minori

garanzie per i lavoratori e per i cittadini fruitori dei servizi.

Un diverso modo di concepire i rapporti tra operatore pubblico e organizzazioni

non profit è riconducibile al Si tratta di allargare lo

modello del mercato sociale.

spazio della produzione di servizi alla persona promuovendo un meccanismo di

allocazione delle risorse che imiti il mercato nei suoi aspetti positivi ed efficienti

e ne limiti gli aspetti negativi. I bisogni sociali insoddisfatti hanno

caratteristiche tali che non si determina spontaneamente una convenienza alla

produzione perché il tradizionale meccanismo di mercato non funziona. I motivi

possono essere vari: in certi casi si tratta del fatto che questi servizi hanno le

caratteristiche proprie dei beni pubblici, in altri casi vi è un problema di

assenza di domanda pagante, in altri possono esservi problemi dal lato

dell’offerta. Tipologie differenti di fallimento del mercato richiedono risposte

diverse: vanno pensati, dunque, meccanismi di finanziamento specifici a

seconda del tipo di problema che dà origine al ‘’fallimento del mercato’’. Chi

propone l’adozione del modello del mercato sociale ha in mente l’introduzione

di fattori che superino gli ostacoli indicati e che contribuiscano a costruire il

mercato attraverso il consolidamento della domanda e/o dell’offerta. Alla

carenza di domanda pagante si può rimediare distribuendo reddito a

destinazione vincolata ai potenziali acquirenti del servizio, lasciando poi ad essi

la scelta del modo in cui spendere questo reddito: è Lo

il meccanismo dei voucher.

Stato trasferisce ai consumatori risorse finanziarie, mentre si limita, nel

rapporto con i fornitori non profit, a fissare regole generali relative ad esempio

ai profili di ingresso dei produttori o a standard di qualità minima del servizio

da offrire. I consumatori scelgono l’agenzia alla quale rivolgersi e pagano il

costo del servizio con i vouchers. Il sistema dei vouchers ha il vantaggio di

lasciare i cittadini liberi di scegliere il fornitore al quale rivolgersi per acquistare

il servizio e di indurre, attraverso la competizione tra produttori, una maggiore

efficienza nelle singole organizzazioni. I limiti del sistema dei vouchers possono

essere ricondotti a tre questioni: la carenza/insufficienza di informazioni rende

alta la probabilità che il consumatore non sia in grado di scegliere il meglio; se

esistono preferenze miopi, ovvero una incapacità del consumatore di valutare

adeguatamente l’impatto temporale sul proprio benessere delle scelte di

consumo effettuate, si possono determinare situazioni di inefficienza a livello

micro e aggregato; non va esclusa la possibilità di nascita di un mercato dei

vouchers.

Nel caso in cui il problema nasce da vincoli di offerta specifici, si può pensare

ad agevolazioni volte a sostenere quelle azioni che possono agire per la

rimozione di questi vincoli. Se esiste un vincolo di tipo finanziario – a causa

dell’alto livello degli investimenti inziali necessari alla realizzazione dell’attività

produttiva del sistema bancario poco propenso a finanziare soggetti non profit

- si possono sostenere, con incentivi fiscali, le azioni volte a mettere risorse

finanziarie a disposizione dei soggetti di offerta. Se vi è un vincolo di specifiche

risorse umane o professionali, si può incentivare o promuovere iniziative che

favoriscano l’accumulazione del capitale umano necessario. In questo caso il

sostegno pubblico potrebbe raggiungere una rilevanza tale da rendere labile il

rapporto economico e finanziario tra consumatore e fornitore. Il merito più

rilevante del modello del mercato sociale è nella tendenza ad incorporare

meccanismi automatici favorendo, al tempo stesso, una estensione della sfera

d’azione delle organizzazioni non profit. Non vi è controllo discrezionale della

P.A. e le organizzazioni che producono servizi alla persona ricevono il

finanziamento non in via diretta dall’operatore pubblico, ma da consumatori

e/o donatori. Altro merito di tale modello è la capacità di dare conto di modi di

partecipazione diversa alla produzione dei servizi; nel mercato sociale, infatti,

assume un peso rilevante la categoria dei donatori, che nel modello neo-

cooptativo non ha spazio, anche il ruolo delle imprese non profit e del settore

finanziario potrebbe essere più agevolmente considerato e valorizzato in

questo modello. Il limite più rilevante concerne la facilità con cui possono

insinuarsi gli aspetti deleteri del mercato: abbassamento della qualità per

massimizzare,se non i profitti, i vantaggi immediati o di lungo periodo

dell’organizzazione in ambiti ove le asimmetrie informative sono rilevanti;

esasperazione della concorrenza tra produttori; diffusione eccessiva di mezzi di

persuasione dei consumatori. l’antidoto più ovvio è il coinvolgimento della

società e la predisposizione di strumenti di tutela dei consumatori: associazioni

di volontariato che promuovono e alimentano iniziative di imprenditorialità

sociale in grado di puntare ad obiettivi di qualità nella produzione di servizi alla

persona, utenti che assumono il ruolo di produttori, possedendo in tutto o in

parte l’impresa, sono tutti esempi di mezzi utili a limitare l’insorgere dei

problemi summenzionati.

Gli istituti dell’autorizzazione e dell’accreditamento dei soggetti, dei servizi e

delle strutture sociali rappresentano modalità di regolamentazione della

produzione e del consumo dei servizi che hanno un impatto sulla quantità

consumata di essi, sul prezzo al quale vengono prodotti e scambiati e sulle

stesse evoluzioni del mercato. L’autorizzazione si sostanzia in un provvedimento

tale provvedimento è

amministrativo che rimuove un vincolo all’esercizio di una facoltà;

richiesto per operare sia in regime privatistico, sia in regime di servizio

pubblico. Il rilascio dell’autorizzazione è subordinato al possesso di ‘’requisiti

minimi’’ strutturali, teconologici ed organizzativi stabiliti in Italia con legge

regionale che recepisce ed integra i requisiti minimi determinati dallo Stato. Si

definiscono tre livelli di responsabilità: un livello statale, ove vengono fissati i

requisiti minimi strutturali ed organizzativi per l’autorizzazione all’esercizio dei

servizi sociali; un livello regionale, dove vengono definiti i criteri per

l’autorizzazione delle strutture abilitate ad erogare servizi; un livello comunale

ove i processi di autorizzazione vengono gestiti. Il Comune deve acquisire la

verifica di compatibilità del progetto ai criteri stabiliti dalla Regione, verifica

effettuata, anche, in rapporto al fabbisogno complessivo e alla localizzazione

territoriale delle strutture presenti in ambito locale, onde garantire una migliore

accessibilità ai servizi privilegiando le aree carenti di insediamenti socio-

assistenziali. L’autorizzazione non è subordinata al solo accertamento dei

requisiti previsti dalla legge, ma anche alla verifica della rispondenza di quelle

attività ed esigenze imposte dalla programmazione del fabbisogno. Una volta

autorizzate, le strutture che intendono esercitare attività connesse ai servizi

sociali per conto del servizio pubblico, devono essere accreditate dal Comune

in conformità con quanto previsto dalla legge.

DIFFERENZE SOSTANZIALI TRA AUTORIZZAZIONE E ACCREDITAMENTO

PREVISTE DALLE NORMATIVE REGIONALI PREVALENTI:

- per l’accreditamento occorre possedere dei requisiti ulteriori rispetto all’autorizzazione;

-solo con l’accreditamento si ha accesso ai rapporti economici con i soggetti pubblici;

-la programmazione sociale regionale può porre dei limiti quali-quantitativi ai soggetti

accreditabili.

L’accreditamento può essere definito come riconoscimento in capo ad una

struttura dell’idoneità ad operare a favore di assistiti. Presupposti per

l’accreditamento (ai sensi della legge n. 328/2000) sono la rispondenza a

‘’requisiti ulteriori’’ di qualificazione, nonché la Carta dei Servizi Sociali.

l’accreditamento conferisce la qualifica potenziale di gestore del pubblico

servizio. Esso risponde all’esigenza di operare un processo di selezione degli

erogatori attraverso l’individuazione di criteri di qualità dei processi di

produzione dei servizi di cura, consentendo all’accreditato di erogare

prestazioni nell’ambito della programmazione regionale e locale, previo

riconoscimento di tariffe per le prestazioni erogate. Né per l’autorizzazione, né

per l’accreditamento sociali vengono definiti dal legislatore nazionale obiettivi

specifici e modalità concrete di utilizzazione di questi istituti. Alle Regioni

spetta stabilire gli standards per l’accreditamento in modo autonomo; in tal

modo esse definiranno anche gli obiettivi e le modalità di realizzazione

concrete di questi istituti. L’istituto per l’accreditamento può essere individuato

come il titolo necessario per l’instaurazione di rapporti contrattuali con

qualsiasi fornitore di servizi. Il requisito per l’accreditamento risulta

condizionato dal possesso dell’autorizzazione, concessa a seguito della verifica

dei requisiti minimi strutturali, tecnologici ed organizzativi stabiliti con legge

regionale che recepisce ed integra i requisiti minimi stabiliti dallo Stato.

L’accreditamento diventa sia un atto di accertamento tecnico, per la parte in

cui viene verificato il possesso dei requisiti di qualificazione, sia una

valutazione connotata da elementi di discrezionalità amministrativa, per la

parte in cui viene ponderata la funzionalità della struttura rispetto alle scelte

della programmazione regionale e locale, nell’ambito delle linee di

programmazione nazionale. La legislazione nazionale consente alle Regioni di

esercitare un potere discrezionale rispetto ai modelli e alle tipologie di

accreditamento da adottare; la discrezionalità della Regione si esercita in

relazione alle esigenze territoriali e dà alle singole Regioni la possibilità di tener

conto delle caratteristiche specifiche della domanda e dell’offerta dei servizi

sociali dei rispettivi territori. Mediante lo strumento dell’accreditamento si

realizza concretamente la sussidiarietà sia orizzontale che verticale. In

riferimento alla sussidiarietà verticale, l’accreditamento configura un sistema

di governance che coinvolge sia le Regioni sia gli Enti locali, determinando una

distribuzione differenziata dei poteri istutuzionali nei vari territori. Il nuovo

testo costituzionale assegna allo Stato la potestà legislativa esclusiva per la

determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e

sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (lettera m

dell’art.117 Cost.). Lo Stato deve individuare le prestazioni sulle quali

occorreinvestire risorse strutturali per la garanzia dei bisogni-diritti sociali in

tutte le Regioni del paese al fine di evitare gli sprechi e di favorire le condizioni

dello sviluppo; resta in capo alla responsabilità del sistema Regione/Autonomie

locali l’individuazione delle modalità organizzative, degli standard da adottare

per raggiungere l’obiettivo della garanzia delle prestazioni, ciascuno per la

propria competenza a livello di responsabilità. Da un lato, attraverso lo Stato, si

intende garantire l’esigibilità e l’universalità dei diritti in nome del principio di

uguaglianza, dall’altro lato, attraverso le Regioni e gli enti pubblici si intende

garantire una lettura più vicina alle esigenze dei cittadini. In questo contesto si

può affermare che sono tre i modelli di relazione entro cui enucleare i rapporti

tra Regioni e Comuni in materia di accreditamento in Italia: a)Accreditamento

l’atto di accreditamento compete direttamente alla Provincia

accentrato:

autonoma e alle Regioni, le quali esercitano le funzioni di vigilanza e controllo.

(Calabria,Valle d’Aosta,Piemonte)

le Province si propongono come enti di cerniera tra la

b)Accreditamento decentrato:

Regione ed i Comuni. Le competenze di indirizzo e programmazione spettano

alle Regioni e la competenza in materia di rilascio dell’accreditamento è

esercitata dai Comuni, alle Province possono essere attribuiti poteri di

valutazione della qualità dei servizi offerti, la gestione degli albi dei soggetti

accreditati, i poteri di vigilanza. (Abruzzo,Lombardia,Umbria)

questo modello affida alla Regione il compito di

c)Accreditamento federale:

programmazione e di definizione dei criteri di rilascio dell’accreditamento ed ai

Comuni l’attuazione dell’accreditamento e la definizione degli strumenti

dell’offerta. (Emilia Romagna e Molise). L’accreditamento non viene concepito

esclusivamente come mero adempimento amministrativo, ma anche come

strumento di regolazione dell’offerta e della domanda dei servizi sociali: esso

risponde all’esigenza di operare un processo di selezione degli erogatori

attraverso l’individuazione di criteri di qualità dei processi di produzione dei

servizi sociali, consentendo all’accreditato di erogare prestazioni nell’ambito

della programmazione regionale e locale. In generale l’accreditamento diventa

uno strumento per governare, dal lato dell’offerta, l’ingresso di nuovi soggetti

nel mercato dei servizi, ed implicitamente, dal lato della domanda, per

adeguare i servizi alle esigenze e ai bisogni delle persone, in un’ottica di

maggiore qualificazione degli stessi. In tal senso, l’accreditamento può favorire

l’applicazione del principio di sussidiarietà, nella sua dimensione orizzontale, in

quanto mediante questo strumento i pubblici poteri, senza rinunciare al loro

compito fondamentale che è quello di garantire la qualità dei servizi e valutare

i risultati della gestione, riducano progressivamente la volontà di condizionare i

privati coinvolti, lasciando spazi di progettazione e gestione dei servizi pubblici.

La Regione può, discrezionalmente, utilizzare l’accreditamento come strumento

di regolazione dell’ingresso nel mercato dei singoli servizi sociali, ponendo

delle barriere quantitative di entrata (accreditamento chiuso), ovvero può

utilizzarlo come strumento di incentivazione della qualità degli enti erogatori,

limitandosi a richiedere il rispetto di requisiti ulteriori di qualità, oltre quelli

minimi strutturali previsti dalla normativa in subiecta materia (accreditamento

aperto). Esistono due possibilità di utilizzare l’accreditamento per la

regolazione del mercato: caratterizzato dalla

a)Modello dell’accreditamento chiuso:è

programmazione del numero dei soggetti accreditabili che vengono ammessi al

mercato sociale; si pongono,quindi, barriere all’entrata di tipo quantitativo sulla

base della programmazione sociale regionale nella convinzione che un eccesso

di soggetti dal lato dell’offerta indebolisce la capacità di affrontare il mercato in

modo adeguato. (Emilia Romagna,Molise e Veneto) b) Modello dell’accreditamento

è caratterizzato dall’assenza di limiti nell’accesso al mercato, nel

aperto:

rispetto dei requisiti qualitativi fissati dalle norme tale da scaturire una

competizione per la qualità di cui possono beneficiare i consumatori.

(F.V.Giulia,Piemonte,Puglia,Calabria)

Il sistema di accreditamento è strettamente legato ai meccanismi di

affidamento dei servizi. L’affidamento dei servizi avviene mediante un accordo

contrattuale con il quale un soggetto pubblico acquista, o può acquistare e/o

remunerare delle prestazioni fornite da un soggetto accreditato essenzialmente

con le seguenti modalità: a)Contratto per fornitura globale di un intero servizio successivo

ad una gara d’appalto; b)Licitazione privata; c)Buono-servizio (voucher) che consente al cittadino

di scegliere il fornitore, prevedendo anche la possibilità che lo stesso contribuisca, in tutto o in

L’orientamento prevalente delle Regioni

parte, al pagamento del prezzo del servizio.

prevede la possibilità di utilizzare tutte le diverse modalità di affidamento dei

servizi. La scelta di un modello di accreditamento tra quelli sopraindicati non

implica la scelta di una specifica modalità di affidamento dei servizi. Tuttavia la

scelta di una specifica modalità di affidamento dei servizi sociali può avere dei

riflessi sulle relazioni che si instaurano tra i modelli di accreditamento, che

definiscono le regole di accesso al mercato (chiuso/aperto), e i modelli di

finanziamento del terzo settore, favorendo o scoraggiando la piena attuazione

del principio di sussidiarietà orizzontale. Al primo comma dell’art. 5 della legge

n. 328/2000 appare esplicito il richiamo alla sussidiarietà con riferimento ai

soggetti non profit, laddove si afferma: <<Per favorire l’attuazione del principio di

sussidiarietà, gli enti locali, le regioni e lo Stato, nell’ambito delle risorse disponibili in base ai

piani di cui agli articoli 18 e 19, promuovono azioni per il sostegno e la qualificazione dei soggetti

operanti nel terzo settore anche attraverso politiche formative ed interventi per l’accesso agevolato

Il secondo comma dell’art. 5 satbilisce che

al credito ed ai fondi dell’Unione europea.>>

<<ai fini dell’affidamento dei servizi previsti dalla presente legge, gli enti pubblici, fermo restando

quanto stabilito dall’articolo 11 (tratta di autorizz. E accreditam.), promuovono azioni per favorire

la trasparenza e la semplificazione amministrativa nonché il ricorso a forme di aggiudicazione o

negoziali che consentano ai soggetti operanti nel terzo settore la piena espressione della propria

progettualità, avvalendosi di analisi e di verifiche che tengano conto della qualità e delle

Vengono in luce

caratteristiche delle prestazioni offerte e della qualificazione del personale.>>

alcuni punti fondamentali: la richiesta di semplicità e trasparenza delle

procedure; la possibilità riconosciuta al terzo settore di esprimere appieno le

proprie capacità progettuali; la necessità di puntare ad una procedura di

selezione fra più candidati, soffermandosi sulle caratteristiche di qualità delle

prestazioni offerte; la possibilità di riccorrere a forme di aggiudicazioni

(affidamento con gara), in grado di realizzare la partecipazione all’esercizio

della funzione sociale e al principio di sussidiarietà, perché rivolte a valorizzare

le capacità progettuali e organizzative del terzo settore. La norma sembra

porre un generale divieto circa l’uso dei metodi di affidamento fondati solo sul

prezzo offerto. Si ritiene che le procedure di affidamento dei servizi sociali

senza gara, realizzate per esempio mediante il meccanismo dei voucher,

possano, da un lato, favorire l’attuazione di politiche volte ad ampliare i

soggetti d’offerta dei servizi, dall’altro attribuire un ruolo più incisivo ai

cittadini, che direttamente sceglieranno i soggetti a cui rivolgersi per le

prestazioni sociali, consentendo una maggiore personalizzazione dei servizi ed

una risposta più rispondente ai bisogni della collettività.

COCLUSIONE #3

Il meccanismo dei voucher può favorire l’ingresso e il coinvolgimento di altri

soggetti nella progettazione, gestione e realizzazione dei servizi, favorendo

l’implementazione di logiche di accreditamento ‘’innovative’’ e più rispondenti

all’evoluzione della società e dei bisogni. Attraverso l’introduzione dei voucher

l’ente pubblico attribuisce ai consumatori un buono corrispondente ad un

determinato valore monetario per l’acquisto di una determinata prestazione,

limitandosi a stabilirre e verificare i requisiti in base ai quali gli enti accreditati

possono erogare i servizi. Sul versante della domanda, il voucher garantisce ai

destinatari degli interventi la più ampia libertà di scelta rispetto ai soggetti

erogatori. Sul versante dell’offerta, attraverso i voucher i pubblici poteri

garantiscono ed incoraggiano la competizione fra i soggetti erogatori all’interno

del mercato sociale. L’agire contemporaneo di queste due logiche permette di

aumentare il benessere sociale attraverso la soddisfazione delle esigenze degli

utenti, inoltre, la competizione fra gli enti erogatori, rilanciata dalla libertà di

scelta accordata ai destinatari dei servizi, può favorire un generale

investimento nella qualità dei prodotti offerti. L’ente pubblico, ha il compito di

individuare la modalità più efficiente con cui si può procedere

all’accreditamento. Una prima possibilità è quella di fissare i parametri, i criteri

di selezione e gli strumenti di monitoraggio che garantiscono il rispetto del

principio di uguaglianza di trattamenti, realizzando una standardizzazione di

requisiti qualitativi minimi. Questa procedura, basati su parametri omogenei

definiti ex ante, sembra poco ottimale per quei servizi caratterizzati da una

elevata dinamicità e flessibilità e dalla conseguente necessità di adattare

continuamente i requisiti qualitativi richiesti all’evoluzione dei bisogni. Gli enti

erogatori potrebbero essere costretti a produrre esclusivamente i servizi che

rispettano gli standard di performance prefissati, vedendosi così preclusa la

possibilità di perseguire autonome linee di comportamento più rispondenti alle

richieste dei consumatori. Questa modalità di accreditamento, se da un lato

porta all’esclusione di servizi a basso livello di efficienza e quindi al di sotto

degli standard minimi qualitativi, dall’altro provoca anche una sorta di

settorializzazione e standardizzazione dei bisogni e può a lungo andare a

generare una flessione nella produzione e un conseguente impoverimento

dell’offerta. Pertanto, risulta necessario giungere ad un modello di

accreditamento che consista in un’attività di valutazione periodica, ex ante in

ed con l’obiettivo di garantire che la qualità del servizio sia

itinere ex post,

realmente adeguata ai bisogni espressi dal consumatore, e più rispondente alle

esigenze espresse dal nuovo sistema di welfare. Ne consegue che, per

assicurare l’esistenza di un quasi mercato, capace di garantire gli interessi dei

cittadini, all’ente pubblico, mediante l’accreditamento, deve essere affidato un

ruolo di valutatore, e non solo di regolatore, del sistema dei servizi socio-

assistenziali.

#4 RELAZIONI TRA MECCANISMI DI FINANZIAMENTO DEL TERZO SETTORE,

TIPOLOGIE DI ACCREDITAMENTO E MODALITÀ DI AFFIDAMENTO DEI SERVIZI

SOCIALI

È astrattamente possibile presentare diversi modelli di interazioni tra

accreditamento e meccanismi di finanziamento del terzo settore. Dobbiamo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher victoriademaio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Mosca Michele.

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