Economia politica - macroeconomia
La macroeconomia è lo studio del sistema economico nel suo complesso. Tratta grandi aggregazioni, che riguardano gli operatori economici, ovvero: le famiglie, le imprese, il governo (tutto ciò che ha a che fare con la gestione della politica), l’estero. Questi operatori agiscono su un numero molto ristretto di mercati: il mercato dei beni e servizi (mercato del PIL), il mercato del lavoro, il mercato della moneta e quello delle attività finanziarie.
Mercato dei beni e servizi
Con mercato dei beni s’intendono tutti i beni e servizi prodotti nell’economia. L’obiettivo finale della macroeconomia è capire che cosa determina il livello di quantità dell’economia, cioè la quantità di PIL che viene prodotta e la crescita. Il PIL è l’ammontare di beni e servizi finali prodotti nel paese nell’unità di tempo considerata, il cui prezzo è il livello generale dei prezzi dell’economia, è misurato in valore ed è una nozione geografica, evidenzia il reddito nazionale degli italiani nell’unità di tempo considerata. Misura il livello della produzione di un’economia.
Utilizzo del PIL
Un modo per valutare il PIL è pensare solo a beni e servizi finali e misurarne i loro impieghi, utilizzazioni (beni sono quelli che si toccano, servizi quelli che non si toccano). Questi beni e servizi finali vengono consumati dalle famiglie, quindi un primo utilizzo del PIL è dato dai consumi delle famiglie, un secondo utilizzo è dato dagli acquisti delle imprese per essere incorporati nel loro stock di capitale, prendono il nome di investimenti. Un’altra parte di beni e servizi viene acquistata dallo stato sotto forma di consumi pubblici/spesa pubblica ed infine un’ultima parte viene esportata all’estero.
Quindi il nostro PIL più le nostre importazioni vengono consumati, investiti, consumati dallo stato o esportati all’estero. PIL + importazioni (M) = consumi (C) + investimenti (I) + spesa pubblica (G) + esportazioni (X). Il valore della nostra produzione più le importazioni è sempre identicamente uguale al valore di quanto consumiamo, investiamo, compra il governo ed esportiamo. Se l’offerta e la domanda di PIL sono sempre uguali, il mercato è sempre in equilibrio. Questa uguaglianza nella contabilità dello stato è sempre verificata e quando la quantità prodotta è diversa da quella domandata, il residuo non domandato viene inserito negli investimenti, voce divisa in investimenti desiderati + variazione non desiderata delle scorte.
Calcolo del PIL
Il PIL è fatto di tantissimi beni e servizi che non si possono sommare tra loro e l’unico modo per farlo è dargli un’unità di misura monetaria moltiplicando ogni bene per il prezzo che ogni bene aveva in un anno di riferimento tenuto costante nel tempo (PIL nominale) oppure moltiplicando i beni ai prezzi di un anno base (PIL reale), c'è un anno in cui nominale e reale coincidono perché è l’anno base. Per capire quale sarà il livello di equilibrio del PIL, bisogna studiare la domanda, l’offerta e capire quand’è che la domanda è uguale all’offerta.
La teoria di Keynes
Negli anni '20-'30, per la prima volta dalla rivoluzione industriale, le economie affrontano un periodo di grandissima retrocessione con tanti disoccupati, prezzi e salari che diminuiscono. Si verifica un fenomeno di persistente eccesso di offerta. La teoria economica confidava sul funzionamento della legge di Say, che diceva che l’offerta crea sempre la propria domanda. Questa teoria vale per un solo bene ma, nel momento in cui ne entrano in ballo altri, c’è bisogno di un sistema di prezzi che coordini, un meccanismo che rende compatibili scelte di chi produce con scelte di chi domanda.
In questo periodo si osserva che il sistema dei prezzi non è in grado di rimettere in equilibrio i mercati, Keynes è il primo a chiedersi come possa funzionare l’economia se si prescindesse dai prezzi. Secondo lui è la domanda a dover generare l’offerta e in particolare le imprese sono disposte a produrre qualunque quantità di prodotto senza alcun incremento di prezzo, purché essa venga domandata.
Si ipotizzi di avere come unica componente della domanda i consumi delle famiglie e che quindi le imprese si adeguano passivamente al lato della domanda perché operano con una sottoutilizzazione delle loro risorse. Keynes descrive questo nella Teoria Generale (1936) dicendo che esiste una legge psicologica fondamentale del consumo secondo la quale, il complesso dei consumi C è dato da: una parte di spesa delle famiglie chiamata consumo di sussistenza (C barrato), indipendente dal livello del reddito del paese, lui la definisce componente autonoma del consumo. A questo si aggiunge una componente dei consumi che dipende dal livello del PIL e del reddito (il PIL equivale al reddito perché il valore di ciò che viene prodotto equivale al reddito che viene generato nel paese).
Modello della croce Keynesiana
C piccolo è compreso strettamente tra 0 e 1, si chiama propensione marginale al consumo e graficamente determina la pendenza della retta (se c = 1 la pendenza è 45 gradi). Quindi nel consumo c’è una componente fissa, una componente che dipende dal reddito e che è crescente in ragione della propensione marginale al consumo e mi dice quanto viene consumato di ogni unità addizionale di reddito. La domanda è data da C barrato + cQ (consumi) = Q. Per l’offerta non esiste una teoria, si adegua passivamente diventando uguale. Il livello di equilibrio della produzione per il quale la domanda è uguale all’offerta sarà Q = C barrato / 1 - c. Questo si chiama modello della croce Keynesiana e sostituisce concettualmente il modello di domanda e offerta a cui siamo abituati.
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