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Introduzione alla macroeconomia

Da oggi inizieremo a parlare della macroeconomia, e parleremo di argomenti come disoccupazione, l'inflazione, la crescita economica e le crisi finanziare. La macroeconomia rinuncia allo studio dei particolari per occuparsi invece del quadro generale. Inoltre, la macroeconomia semplifica il sistema economico in alcuni fenomeni economici fondamentali, chiamati macrovariabili, come ad esempio semplifica la domanda di beni delle famiglie o la spesa per acquistare beni strumentali da parte delle imprese etc. La macroeconomia è lo studio dell’economia intesa come sistema. Mentre la microeconomia enfatizza la conoscenza particolareggiata di un singolo mercato. Per scendere così in dettaglio, però, la microeconomia trascura le interazioni che un mercato ha con gli altri mercati.

Per esempio, se il Governo impone una nuova tassa sul consumo delle automobili, sappiamo per certo che il consumo di queste ultime diminuirà grazie ad un attenta analisi microeconomica. Tuttavia, se non ci fosse la macroeconomia, non sapremmo mai come quel gettito fiscale, prodotto dalla tassa sul consumo di automobili, venga utilizzato dal Governo. Se grazie a quel gettito, per esempio, il Governo vuole ridurre il suo debito, i tassi di interesse scenderebbero, e le famiglie per comprare quell’automobile richiederebbero un finanziamento alla banca molto più facilmente, rispetto a quando i tassi di interesse sono elevati.

Gli argomenti principali

Il primo grande argomento e tema macroeconomico, è sicuramente la possibilità di misurare il benessere di un sistema economico. Ma cosa determina il PIL? Perché dopo il 1992 c’è stato un boom economico in termini di crescita produttiva e dopo il 2009 si è verificata la peggior crisi economica del dopoguerra? E soprattutto tutto questo è dovuto al risveglio dei due grandi giganti, quali Cina e India?

Per cominciare diamo una definizione al PIL: il Prodotto Interno Lordo, misura il reddito complessivo di un sistema economico ed è associato al valore dei beni e servizi che quel sistema economico riesce ad acquistare. La Crescita Economica misura le variazioni positive del PIL reale.

Un altro grande tema della macroeconomia è sicuramente il mercato del lavoro. Perché oggi c'è così tanta disoccupazione? Perché tra il 1960 e il 1980 la disoccupazione è cresciuta tantissimo? E, soprattutto, il progresso tecnico crea occupazione o elimina alcune forme di lavoro, creando disoccupazione?

La forza lavoro comprende le persone che lavorano o che sono in cerca di un lavoro. Esclude, invece, coloro che non lavorano e che non desiderano lavorare. Il tasso di disoccupazione indica quella frazione della forza lavoro senza un lavoro. Ovvero tutte quelle persone in cerca di lavoro che non lo trovano.

Il terzo grande tema della macroeconomia, è il livello di inflazione e dei prezzi. Il livello dei prezzi è una media ponderata dei costi che le famiglie devono sostenere per acquistare alcuni beni e servizi, e l’inflazione misura la crescita media del livello dei prezzi. Ma cosa causa questa inflazione? L’aumento di moneta in circolazione o l’aumento del prezzo del petrolio? O il deficit dello stato? Ma soprattutto c’è un modo per fermare l’inflazione?

Il tasso di inflazione indica l’aumento percentuale, nell’arco temporale di un anno, del prezzo medio dei beni e dei servizi presi in considerazione.

L’ultimo grande tema macroeconomico, è quello relativo ai boom economici e alle crisi finanziarie. Ma come si fanno a prevenire queste crisi economiche? C’è un modo? Cosa ha fatto scoppiare la crisi del 2008/2009?

Un ciclo economico è una sequenza di variazioni a breve termine registrate dal prodotto totale lungo il sentiero tendenziale di crescita. Attualmente, anche i mass media, ogni giorno parlano di PIL, disoccupazione, inflazione e cicli economici. Infatti, questi argomenti sono molto rilevanti anche da un punto di vista politico, talmente importanti da riuscire ad influenzare perfino le elezioni. Ed è per questo che la gente è così interessata alla macroeconomia.

I dati

Come possiamo notare dalla tabella 17.1 di pagina 276, fino agli anni ’70, i paesi presi in considerazione, avevano un tasso di crescita ottimo, caratterizzato da una normale inflazione dovuta alla crescita e bassi livelli di disoccupazione. Negli anni settanta, con la rapida espansione di tutti i sistemi economici e la nascita del cartello OPEC, che quadruplicò il prezzo della benzina, provocò danni anche sulle economie degli stati più potenti del mondo. Infatti si alzò la disoccupazione, l’inflazione lievitò esponenzialmente e la crescita diminuì.

Gli anni ’80 sono stati anch’essi difficili, infatti il prezzo della benzina rimase alto, tanto quanto era alto il tasso di disoccupazione. Con gli anni Novanta, la disoccupazione ha iniziato a ridursi. Tuttavia, come vediamo dalla tabella 17.2 di pagina 277, l’attuale crisi ha riportato la disoccupazione a livelli molto alti, ha fatto fermare il PIL, o addirittura lo ha fatto tornare indietro, facendo iniziare un periodo di recessione, ovvero un periodo in cui i consumi diminuiscono rispetto all’anno precedente. Anche i tassi di inflazione sono praticamente fermi, se non addirittura sono in diminuzione negativa, facendo così arrivare lo spettro della deflazione. Nel 2009, sapevamo che i trend di previsione per il biennio 2010/2011 non erano per niente confortanti, oggi sappiamo che è addirittura peggio.

Tuttavia, se noi prendiamo in considerazione l’attuale Eurozona, possiamo notare come negli anni ’80 la disoccupazione lievitò, costringendo così alcuni governi ad investire, e quindi ad aumentare la spesa pubblica per creare occupazione. Tuttavia, l’opinione pubblica si era ormai accorta che i vecchi Governi, e le vecchie politiche economiche, non erano in grado di fronteggiare una situazione, che stava per mutare irrevocabilmente.

Infatti, con la nascita della globalizzazione, ogni stato divenne dipendente dall’altro e iniziò ad interagire con tutti gli altri stati. Questo negli anni ’80 non si capì, e a quanto pare neanche oggi è molto ben chiaro. C’è da dire tuttavia, che i governi riuscirono negli anni ’80 a riportare l’inflazione entro livelli normali, ma non riuscirono a rimettere in moto quel motore che era riuscito a trainare la società fuori dalla guerra, e che aveva garantito fino agli anni ’80 livelli di crescita elevatissimi.

Oggi, l’attuale recessione ha ridotto i tassi di inflazione. Tuttavia, il tentativo dei governi di rientrare dalla recessione e di salvare i sistemi bancari nazionali ha incrementato sia il debito pubblico sia il deficit di bilancio.

Introduzione

Un sistema economico comprende milioni di attori economici raggruppati in categorie: famiglie, imprese, enti pubblici. Insieme questi attori, determinano la spesa complessiva del sistema economico, il reddito e il livello della produzione di beni e servizi.

Il flusso circolare del reddito

La tabella 17.3 di pg. 278, rappresenta una semplice classificazione delle differenti transazioni tra famiglie e imprese, all’interno di un sistema economico chiuso, ovvero senza il settore estero, e nel quale non esiste alcuna attività economica dello stato.

Come possiamo capire dalla tabella 17.3, e dalla figura 17.2 di pg. 278, le famiglie sono proprietarie di fattori di produzione, quali la terra, il lavoro, il capitale, il know-how etc. Questi fattori di produzione sono acquistati dalle aziende per produrre beni e servizi, ed in cambio queste ultime ripagano le famiglie con un salario, oppure con quote di partecipazione all’impresa etc.

Queste retribuzioni che le famiglie ricevono dalle imprese, le famiglie le spendono per acquistare beni e servizi dalle imprese stesse, restituendo ciò che avevano ottenuto dall’affitto dei fattori di produzione. Quindi le famiglie danno alle imprese fattori produttivi. Le imprese danno alle famiglie qualcosa in cambio, ovvero salario, quote di partecipazione o rendite. E quello che le famiglie percepiscono dalle imprese (visto che gli hanno prestato fattori di produzione), lo reinvestono sotto forma di acquisto di beni e servizi delle stesse imprese. La figura 17.2 mostra il flusso circolare del reddito tra famiglie e imprese.

Il flusso circolare del reddito mostra i flussi reali e monetari di scambio tra famiglie e imprese. All’interno di un’economia, il flusso interno rappresenta i trasferimenti reali tra famiglie e imprese, mentre il flusso esterno indica i flussi monetari tra questi due attori economici.

Per misurare l’ammontare dell’attività produttiva di un sistema economico, si possono utilizzare tre modi:

  • Il valore dei beni e servizi prodotti
  • La remunerazione totale ottenuta dalle famiglie per la cessione dei servizi dei fattori
  • Il valore della spesa per beni e servizi

Supponendo che tutti i pagamenti vengano spesi per acquistare beni e servizi, le tre misure coincidono, infatti:

  • Il reddito che la famiglia riceve per l’offerta dei fattori di produzione è pari a quello che le famiglie spendono. Infatti, tutto il reddito viene speso per acquistare beni e servizi.
  • Il valore della produzione deve essere uguale alla spesa per beni e servizi, infatti si ipotizza che tutti i beni prodotti siano venduti.
  • Il valore dell’output deve essere uguale alla somma di tutti i redditi di tutte le famiglie: infatti, i profitti di un’impresa sono definiti dalla differenza tra il valore della produzione, meno, i pagamenti alle famiglie, a cui tuttavia si aggiungerà anche il profitto delle imprese che possiedono le imprese, e quindi i redditi che si sono formati delle famiglie devono essere uguali al valore della produzione, per avere almeno profitti normali e contabili delle imprese.

Ma cosa succederebbe se le imprese non vendessero tutta la loro produzione? E soprattutto cosa succederebbe se le imprese non spendessero tutto il loro reddito, ma almeno un pezzettino lo risparmiassero? Queste cose saranno spiegate nei prossimi paragrafi, ma le conclusioni saranno sempre le stesse, ovvero, che il livello dell’attività economica può essere misurata:

  • Valutando la spesa complessiva
  • Il valore della produzione totale
  • Misurando il reddito totale

In conclusione possiamo dire che la figura 17.2 di pg. 279, è troppo semplificatrice della realtà, infatti tralascia troppe caratteristiche del mondo reale come l’interazione con alcuni enti come lo stato, oppure tralascia il risparmio delle famiglie, gli investimenti pubblici e privati, la spesa pubblica, le tasse, le transazioni tra imprese, le importazioni e le esportazioni. Per capire quindi come funziona un sistema economico, e per poterlo misurare si ha quindi il bisogno di creare un sistema di contabilità nazionale che definisca le macrovariabili per poi poterle inserire nel flusso circolare del reddito.

La contabilità nazionale: misurare il PIL

Il Prodotto Interno Lordo, misura il valore dei beni e servizi prodotti dai fattori della produzione localizzati in un sistema economico, indipendentemente dalla nazionalità dei proprietari dei fattori. Ad esempio, se un’azienda straniera produce su suolo italiano, quello che produce verrà conteggiato all’interno del PIL.

Inizialmente parleremo di un’economia chiusa, ovvero di un’economia che non effettua transazioni con l’estero, ovvero che non effettua importazioni ed esportazioni. In questo caso il valore della produzione coincide con il valore del reddito.

Se iniziamo ad allargare il flusso circolare del reddito, vediamo come le imprese non scambino solo servizi lavorati con le famiglie, ma acquistano anche materie prime da altre imprese. Quindi, per evitare doppi conteggi nella determinazione del PIL, si introduce il concetto di valore aggiunto. Il valore aggiunto è l’incremento del valore ottenuto da una merce quando questa è uscita da un processo produttivo. Questo valore si calcola sottraendo al valore del bene finito, il costo dei beni intermedi che sono serviti per produrlo:

Valore aggiunto = Valore bene finito – costo beni intermedi

Ma cosa sono i beni finali e i beni intermedi? I beni finali sono quelli acquistati dall’utilizzatore finale, come i beni di consumo acquistati dalle famiglie o i beni capitali, come i macchinari acquistati dalle imprese. I beni intermedi sono i beni parzialmente finiti che costituiscono gli input per altre imprese che li utilizzeranno nei propri processi produttivi, per arrivare anche loro al prodotto finito.

Un bene finale può essere un gelato, mentre un bene intermedio può essere l’acciaio, che nella sua forma grezza non serve a niente, e che quindi va lavorato da altre aziende. I beni capitali, invece, sono beni finali perché non vengono inglobati nei prodotti che hanno contribuito a costruire. Ad esempio, un macchinario non fa parte del prodotto finale, però il prodotto finale non si sarebbe potuto costruire senza il macchinario adatto.

Osservando la figura 17.4 di pg. 280, capiamo come si calcoli il PIL. Il produttore di acciaio, vende una quantità complessiva che è pari a 4000€ di cui 1000€ al produttore di macchinari e 3000€ al produttore di automobili. Se il proprietario della fabbrica di acciaio è anche il proprietario delle miniere da dove tira fuori questi minerali, allora il suo valore aggiunto sarà anch’esso pari alla somma venduta, ovvero 4000€.

Quello che si ricava dalla vendita verrà spartito per pagare i salari ai lavoratori, le eventuali rendite e i profitti, che finiscono in mano della famiglia proprietaria dell’impresa. Quindi anche l’ultima colonna della tabella, sommando le prime due voci, ovvero 1000 e 3000, dovrà dare lo stesso risultato, ovvero 4000€.

Tuttavia, le imprese che acquistano l’acciaio dal produttore, sanno che quest’ultimo non è un bene finale, e quindi andrà reimpiegato in altri processi produttivi. Quindi l’acciaio è un bene intermedio. Tuttavia, il produttore di macchinari, dopo aver prodotto il macchinario lo vende al produttore di automobili per un valore di 2000€. Quindi il valore aggiunto creato dal produttore di automobili sarà di 1000€, ovvero dai 2000€ spesi per acquistare macchinari, sottratto al valore che aveva l’acciaio, ovvero il bene intermedio che ha acquistato il produttore di macchinari per produrre lo stesso macchinario.

Questa differenza accresce i redditi delle famiglie che hanno partecipato al processo produttivo del macchinario. Il macchinario in questo caso è un bene capitale, perché non viene inglobato nel prodotto finale, ovvero nell’automobile, come ad esempio i penumatici. Anche il produttore di pneumatici fabbrica un bene intermedio. Se il produttore di pneumatici possiede anche gli alberi della gomma, allora il suo valore aggiunto contribuirà ad innalzare il reddito delle famiglie che hanno contribuito a costruire il penumatico.

Ora, il produttore di automobili sta per assemblare la sua automobile, ma a quanto la venderà? Di sicuro la venderà ad un prezzo che riesce a coprire i costi per beni intermedi, quali acciaio e pneumatici. Il macchinario non è un bene intermedio, bensì un bene finale che verrà utilizzato nel corso degli anni per produrre tante automobili. Quindi 3000 + 500 = 3500€ costo totale dei beni intermedi. L’automobile viene venduta a 5000€ quindi la differenza è 1500€. Questi soldi serviranno per aumentare il reddito delle famiglie che hanno contribuito a creare l’automobile, oppure viene destinato al profitto dell’impresa.

I 5000€ compaiono anche nella colonnina dei beni finali, perché l’automobile è un bene finale, venduto alle famiglie. Come si può vedere il valore complessivo delle transazioni è 11500€, tuttavia questo valore è sovrastimato, infatti, è pur vero che sommando tutte le voci il risultato è quello, ma non scordiamoci che nei 5000€ del prezzo di vendita della macchina, sono compresi sia i 500€ dei pneumatici, sia i 3000€ di acciaio che il produttore di automobili ha comprato dal produttore di acciaio. Quindi, in questo caso queste due voci sono ripetute. Tuttavia, se guardiamo il valore aggiunto, lì possiamo trovare la misura corretta dell’output del nostro sistema economico.

Questo indicatore mostra anche i pagamenti effettuati direttamente o indirettamente alle famiglie, infatti queste voci fanno tutte aumentare i redditi delle famiglie. Ecco perché il valore aggiunto corrisponde anche alla voce “redditi”. La tabella 17.4, ci dimostra che anche sommando la spesa per servizi e prodotti finali, si arriva allo stesso risultato di PIL. Quindi il Prodotto Interno Lordo si può calcolare in tre modi diversi:

  • Sommando tutti i valori aggiunti
  • Sommando la spesa per beni finali
  • Sommando i redditi delle famiglie

Gli investimenti e il risparmio

La tabella 17.4, non solo ha permesso di spiegare il valore aggiunto, il bene intermedio e il bene finale, ma ora potrà anche chiarire il concetto di investimento o di risparmio da parte delle famiglie. Come abbiamo visto il reddito delle famiglie è di 7000€, tuttavia per l’acquisto di beni finali, quale l’automobile, le famiglie hanno speso 5000€. Cosa hanno fatto le famiglie con il resto del loro reddito? E soprattutto chi altro sta spendendo nel nostro sistema economico? Per rispondere a queste due domande si deve introdurre il concetto di investimento e di risparmio. L’investimento è la spesa per acquisto di beni capitali, chiamati anche strumentali, effettuata dalle imprese. Il risparmio è quella parte di reddito

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andre911 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Besana Angela.
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