Economia
Capitolo 1
I problemi fondamentali dell'economia
Ogni società deve risolvere tre problemi fondamentali:
- Quali beni/servizi produrre. Cosa?
- Come produrre determinati prodotti/servizi. Come? (vedere gli shock del petrolio)
- Per chi produciamo questi beni/servizi. Per chi?
L’economia studia i processi attraverso i quali le società fanno delle scelte, e soprattutto studia come le società rispondono, quindi esemplifica i processi che portano alle risposte delle domande, cosa, come e per chi produrre. La scienza economica è una scienza sociale, che studia i comportamenti dell’uomo della sfera della produzione, dello scambio e nel consumo di beni e servizi. Ogni collettività deve risolvere i tre problemi fondamentali (le 3 domande elencate sopra). Anche se in casi molto particolari, una di queste tre domande può essere ignorata.
La scarsità
La scienza economica ha il compito finale di riuscire a spiegare il problema che sta alla base di tutte le società, ovvero la scarsità di risorse, che devono far fronte a una domanda quasi infinita (problema economico di base). Infatti, l’industria deve riuscire a far fronte a una domanda sempre più grossa, però con sempre meno risorse a disposizione. Quindi una risorsa si può definire scarsa quando l’offerta non riesce a soddisfare completamente la domanda, o semplicemente quando la domanda supera l’offerta di quel determinato bene.
La crisi finanziaria del 2007
La crisi finanziaria, e successivamente economica, che è scoppiata nel 2007 a partire dagli Stati Uniti, è considerata la peggiore, da quella del 1929. All’interno di quest’ultima crisi, molti sistemi economici, e quindi paesi sono entrati in recessione, il che vuol dire che la produzione di beni e servizi, più comunemente chiamato PIL, è diminuita. Questa crisi finanziaria è stata innescata dalla crisi dei prestiti sub-prime. Ovvero le banche concedevano i prestiti troppo facilmente, a persone che non presentavano abbastanza garanzie. Purtroppo, tutti questi prestiti, da queste persone non sono stati restituiti, e quindi, le banche hanno iniziato ad avere problemi di credito, e quindi falliscono (vedi Lehman Brothers), e la crisi di liquidità, con conseguente panico finanziario.
Ma perché prestare soldi a persone che non potevano restituirli? Prima del 2007, il valore degli immobili continuava a salire, quindi se un debitore non pagava, il creditore, che in questo caso è la banca, si prendeva l’immobile acquistato dal debitore, e lo rivendeva ad un prezzo più alto con dei pacchetti obbligazionari, da rivendere ad altre imprese finanziarie. Con la diminuzione del valore, dei titoli sub-prime, le banche dal 2008 iniziarono a registrare perdite di denaro insostenibili, vedi Lehman Brothers. Inoltre, grazie ai mercati borsistici, la crisi finanziaria dagli Stati Uniti si trasferì su tutto il globo, e le nazioni, anche quelle europee, dovettero mettere in sicurezza le proprie banche nazionali, perché era troppo pericoloso rischiare un loro collasso. Le perdite di denaro che le banche mondiali hanno subito negli anni appena trascorsi, si ripercuotono ancora oggi con il credit crunch. Ovvero le banche non si fidarono più nel prestare i loro soldi, e questa diminuzione del credito disponibile ha iniziato a peggiorare la situazione, contribuendo a far nascere anche la crisi economica.
La crisi economica ha fatto chiudere molte aziende, che non poterono più contare sui prestiti delle banche, e che quindi chiusero. La disoccupazione si innalzò drasticamente e i cittadini di tutto il mondo, smisero di consumare, cercando di risparmiare sempre di più, a fronte di un futuro sempre più incerto ed insicuro. Molti mercati sono entrati in recessione, insieme alle nazioni di appartenenza, già dal 2007, mostrando segni di ripresa solo nel 2009. Il mercato immobiliare è praticamente fermo, quello dei beni di lusso ha contratto molto la domanda di suddetti beni, e il mercato dell’automobile si è praticamente dimezzato, costringendo i governi ad applicare politiche di incentivazione al consumo.
Quello appena sopra elencato risponde alle domande come e cosa produrre. Se proviamo a rispondere per chi produrre, o in questo caso per chi è stata più grave la crisi, possiamo rispondere dicendo che la crisi è stata molto pesante per le banche, in un mercato finanziario che ha rischiato il collasso, che avrebbe portato a conseguenze inimmaginabili oggi. Gli investitori del mercato borsistico hanno visto i loro soldi volare via come se li avessero lasciati su un davanzale durante un’improvvisa folata di vento, ed infine il mercato immobiliare ha invece attratto giovani (pochi), grazie al crollo dei prezzi degli immobili. Tra tutti questi settori, il settore che forse si può considerare, pieno di vita e in controtendenza, è il mercato dei beni e servizi low-cost, che riuscendo a rispondere ad una domanda sempre più debole, propone prodotti, sempre più vantaggiosi, per un povero ceto medio sempre più indebolito dalla grande crisi.
La distribuzione del reddito
Legge dei rendimenti decrescenti
La produzione di ciascun bene/servizio è condizionata dalla legge dei rendimenti decrescenti. Esempio: se un lavoratore riesce a produrre 10 unità di beni/servizi, due lavoratori non riusciranno a produrre 20, ma magari 17, e tre lavoratori non 30 unità ma magari 22. Quindi si produce con rendimento decrescente.
Perché succede questo? Basta pensare ad una qualsiasi industria con 1 macchinario ed un operaio. Se c’è solo un operaio, quell’operaio riuscirà a produrre il 100% da quella macchina, ma se le attrezzature rimangono invariate e gli operai aumentano, ogni operaio riuscirà a sfruttare il 70% di quella macchina perché devono spartirsela, e non più il 100%. Se diventano tre gli operai il loro potere produttivo sarà ancora più basso all’invariare del numero di macchine. Se questa ditta trasferisce operai in un'altra sua ditta che produce un altro bene, la produzione del primo bene scenderà ancora, a vantaggio della seconda ditta, che aumenterà la sua produzione che prima era a zero, perché senza operai. Questo meccanismo si chiama tradeoff.
Frontiera delle possibilità produttive
Il grafico qui di fianco ci fa capire come non possiamo produrre sia 30 di pasti che 30 di computer. Se vogliamo produrre 30 pasti, non possiamo produrre 30 computer (costo opportunità). Questa curva rappresenta la quantità massima di produzione di un bene tenendo conto della scarsità di risorse, che un sistema economico è in grado di produrre. Il costo opportunità è la quantità a cui si deve rinunciare di un bene per produrne un altro.
Il mercato
Un mercato è un'istituzione che mette in relazione acquirenti e venditori. Quindi un mercato può essere considerato un processo attraverso il quale le decisioni delle famiglie sul consumo di beni e servizi diversi, è un processo dove imprese decidono cosa e come produrre, ed è un processo che consente ai lavoratori di decidere quanto e per chi lavorare. Il mercato riesce a far prendere tutte queste decisioni, e le rende compatibili con continui aggiustamenti dei prezzi dei beni/servizi.
La maggior parte della scienza economica concentra le sue forze per capire come i mercati rispondano alle tre domande, cosa, come, per chi produrre. Facciamo un esempio: negli ultimi decenni, si sono sviluppati i fast food, ed hanno avuto un grande successo, perché sono veloci ed economici, anche se a discapito della qualità del cibo. Le persone vedendo che sono così vantaggiosi, hanno preferito mangiare hamburger, piuttosto che mangiare una bella bistecca, perché eccessivamente più costosa dell’hamburger. Quindi la gente preferisce mangiare hamburger, anche se molto più dannosi al corpo umano, di una genuina bistecca. Quindi la società e il mercato risolvono il problema “che cosa e per chi produrre” a favore dell’hamburger e di chi li preferisce, ovvero la maggioranza del mercato.
L'economia dirigistica
Un’economia dirigistica è un’economia totalmente priva di mercati, in cui i prezzi sono fissati da un’istituzione, nella totalità dei casi, governativa, che decide e regolamenta i prezzi. Queste economie impongono severe regole non solo ai produttori, ma anche ai consumatori e alle loro famiglie, e ai lavoratori dipendenti. Queste economie si trovano nelle dittature comuniste o totalitarie di estrema destra. Tuttavia, nella storia moderna dell’uomo non si conosce un’economia, quindi una nazione, che abbia imposto un’economia dirigistica totale, perché il meccanismo di controllo diventerebbe troppo complicato. La forma più applicata di economia dirigistica è avvenuta nella vecchia URSS, in Cina attualmente, e a Cuba. In queste economie, si è applicata un’organizzazione economica dirigistica basata su un’autorità pubblica di pianificazione centralizzata.
La mano invisibile e i mercati liberi
I mercati liberi sono il contrario dei mercati dove vige un regime di economia dirigistica. In questi mercati, il governo compie in minima parte un intervento nel mercato, lasciando via libera al meccanismo allocativo dei mercati e dei prezzi, che fa aggiustare da solo tutti i mercati. La mano invisibile è un’azione di libero mercato che attraverso i prezzi, più o meno concorrenziali, spinge gli individui a perseguire interessi di tipo privato, ma nello stesso momento compiono scelte economiche efficienti per la società e per il mercato stesso. Infatti, grazie alla scelta libera dei consumatori, il mercato è capace di autoregolamentare i suoi prezzi.
L'economia mista
In un sistema economico di libero mercato, gli individui fanno le loro scelte senza il condizionamento del governo e delle istituzioni nazionali e locali. Mentre nell’economia dirigistica i consumatori hanno poco spazio per adottare scelte spontanee. Tra questi due estremi si colloca l’economia mista, ovvero un’economia che lascia libero spazio ai consumatori, ma che cerca sempre di guidarli, senza mai costringerli a fare delle scelte contro la loro volontà. In un’economia mista, il governo e il settore privato interagiscono nella soluzione dei problemi economici fondamentali (cosa come e per chi produrre). Il governo controlla una quota significativa della produzione nazionale attraverso il prelievo fiscale, la politica dei trasferimenti alle imprese e alle famiglie e la fornitura di servizi come la difesa nazionale e la polizia. Esso condiziona altresì gli individui nel perseguimento dell’interesse privato di ciascun cittadino. La maggior parte dei mercati sono economie miste, anche se alcuni si avvicinano di più alle economie dirigistiche e altre a economie di libero mercato.
Scienza economica normativa e positiva
La scienza economica positiva offre spiegazioni oggettive e scientifiche in merito al funzionamento di un sistema economico. Quindi spiega in maniera scientifica, come un sistema economico prende decisioni, e risponde ai tre problemi fondamentali economici del per chi produrre, cosa produrre e come produrre. Mentre la scienza economica normativa, propone criteri basati su giudizi di valore personali. Ovvero, la scienza economica normativa suggerisce come bisognerebbe fare per migliorare le condizioni di un sistema economico, non in maniera oggettiva, ma in maniera soggettiva.
Micro e macroeconomia
La microeconomia propone una trattazione dettagliata delle decisioni individuali in merito a beni particolari. In poche parole, la microeconomia spiega le attività economiche nel dettaglio, quindi a una più ristretta area di analisi. Analizza le scelte individuali dei singoli individui, come la famiglia, o la singola impresa/istituzione. E studia come questi singoli soggetti interagiscono con il sistema economico. La macroeconomia, invece, pone l’accento sulle interazioni di eventi particolari con il sistema economico di riferimento nel suo complesso. Non studia quindi un singolo soggetto, ma analizza una branca molto più allargata, e studia le interazioni di una singola branca con il sistema economico di riferimento. I microeconomisti, quindi spiegheranno come le famiglie spendono i loro soldi per una determinata categoria merceologica, mentre i macroeconomisti studiano come le famiglie spendono i loro soldi nel complesso, per riuscire a vivere. Fanno un discorso molto più allargato e meno preciso. Quindi la macroeconomia si occupa dei fenomeni economici nel loro complesso.
Capitolo 2
Gli strumenti dell’analisi economica
Gli strumenti necessari all’analisi economica sono i dati e i modelli:
- Un modello è una semplificazione voluta della realtà. Questi modelli, attraverso le ipotesi semplificatrici, permettono di prevedere il comportamento degli agenti economici. I modelli possono essere anche chiamati teorie economiche.
- I dati evidenziano il comportamento degli agenti e dei fenomeni economici. Chiariscono quello che vogliono comunicare i modelli.
Quindi il collegamento tra modelli teorici e dati è importante. Quando il modello teorico e i dati hanno senso, danno vita a una legge economica.
I dati economici
Un dato molto importante è rappresentato dalla serie temporale. La serie temporale è una sequenza di valori assunti da una stessa variabile, quale, per esempio, il prezzo, in differenti istanti o periodi di tempo. Un altro dato molto importante, o per meglio dire, un'altra variabile molto importante è rappresentata dalla serie sezionale. La serie sezionale di dati, i valori di una variabile riferiti a individui o a gruppi di individui diversi. Quindi si mettono in evidenza dei dati, sia per un dato periodo di tempo, sia per più soggetti. Ad esempio, si può fare una tabella della disoccupazione media, dei più importanti paesi europei, come Italia, Francia, Germania, Inghilterra, per più anni ad esempio 2006, ’07, ’08, ’09, etc.
Il numero indice
Il numero indice serve per confrontare dati quantitativi espressi in unità di misura diverse. Per calcolare il numero indice si usa una semplice divisione e poi una moltiplicazione:
Numero indice = Anno corrente / Anno base * 100
Il tasso di inflazione viene misurato attraverso il tasso annuo di crescita dell’indice dei prezzi al consumo.
Le variabili nominali e reali
I valori nominali sono misurati ai prezzi correnti. Esempio tabella 2.7: si prende un anno base, come il 2009. Nel 2009 le case costano 161.000 euro, se guardiamo quanto costava la stessa casa nel 1963 scopriamo che costava 3.100 euro. Possibile che sia cresciuto di 50 volte? Se guardiamo il prezzo nominale sì, ma se guardiamo il prezzo reale no. Perché nel 1963, la moneta non aveva lo stesso valore. Quindi per calcolare quanto ci sarebbe costata quella casa nel 1963, con il valore della moneta attuale si fa un semplice calcolo:
Prezzo reale = Prezzo nominale con sterlina all'anno in considerazione (1963) * 100 / Indice dei prezzi dello stesso anno
La distinzione tra variabili nominali e reali è applicabile a tutte le variabili espresse in moneta. Non è invece applicabile a variabili espresse in unità fisiche o reali, come la produzione annua di qualsiasi prodotto/servizio. La distinzione tra variabili reali e nominali è talvolta espressa affermando che le variabili reali esprimono le misure monetarie come se il potere di acquisto della moneta fosse costante.
Per capire meglio come la nostra moneta varia di valore col passare del tempo è bene spiegare cos’è il potere d’acquisto: il potere d’acquisto della moneta è un indice della quantità di beni e servizi acquistabili con un’unità di moneta, in quel determinato istante.
La misurazione dei cambiamenti delle variabili economiche
Il cambiamento o variazione percentuale di una variabile è il rapporto tra cambiamento assoluto e valore iniziale della variabile, moltiplicato per 100. Esempio:
- Produzione tonnellate di carne bovina gennaio: 90.000
- Produzione tonnellate di carne bovina aprile: 50.000
- Differenza (cambiamento assoluto): -40.000
- Diminuzione (cambiamento percentuale): -40.000 / 90.000 * 100 = -44% di produzione
Il calcolo sopra scritto è il cambiamento percentuale, mentre se si vuole calcolare il cambiamento assoluto, si guardano le unità di misura, ovvero le tonnellate, e si fa la differenza. Quando si vogliono misurare le variabili economiche, per un periodo più lungo rispetto a quello preso in considerazione, per esempio si vuole analizzare un dato su scala annuale si utilizza il tasso di crescita: il tasso di crescita è il cambiamento percentuale di una variabile per periodo, che normalmente è un anno.
I modelli economici
Come esempio, prenderemo in esame il bilancio della ATM, azienda di trasporti Milanesi. Questa società secondo alcuni, non potrebbe sopravvivere senza i sussidi governativi, perché ha bilanci costantemente negativi. Ma come mai, e da cosa dipende il continuo bilancio negativo? Alcuni dicono dalla cattiva gestione delle risorse. Ma se provassimo a dare l’azienda in mano ad un economista cosa ne salterebbe fuori? L’economista sicuramente elaborerebbe un modello, e cercherebbe di capire come mai l’azienda ATM, è in rosso, e capirebbe che questo bilancio negativo, è dato dalla cattiva amministrazione delle risorse, e dal cattivo settaggio dei vari prezzi delle varie tratte. L’economista, tuttavia, deve tenere conto di moltissime variabili: sia quelle che riguardano il consumatore, come il suo reddito, la sua
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