La scienza economica e l'economia
Ogni collettività deve risolvere tre problemi della vita quotidiana: quali beni e servizi produrre, come produrli e per chi produrli. La scienza economica o economia studia i processi attraverso i quali le società contemporanee decidono che cosa, come e per chi produrre beni e servizi. I beni sono oggetti fisici utili o produttivi mentre i servizi sono prestazioni consumate o utilizzate nel momento in cui vengono prodotte. La scienza economica studia il comportamento umano nella produzione, nello scambio e nell'uso di beni e servizi. Il problema economico di una società è come risolvere il conflitto tra bisogni illimitati di beni e servizi e risorse scarse (lavoro, macchine, tempo, risorse naturali) disponibili per la loro produzione.
Una risorsa è scarsa quando, a un prezzo pari a zero, la sua domanda eccede l'offerta.
Crisi finanziaria del 2007
La crisi del 2007 avvenuta negli Stati Uniti viene considerata la peggiore dopo la Grande Depressione del 1929. Molti sistemi economici sono entrati in recessione, periodo di tempo durante il quale la produzione di beni e servizi di un sistema economico (il c.d. PIL) diminuisce. La crisi finanziaria è iniziata con i prestiti sub-prime, cioè i prestiti a lungo termine concessi alle persone (per comprare case ecc.) che non hanno un elevato standard di affidabilità nel mercato del credito. Con un prezzo degli immobili in crescita, il rischio di perdita sul credito concesso ai sub-prime era limitato. Se questi erano insolventi, il prestatore di denaro (sistema creditizio e finanziario statunitense) poteva rivendere l'immobile a un prezzo elevato. Il sistema finanziario incominciò ad aggregare queste formule di prestito in pacchetti obbligazionari da rivendere ad altre imprese finanziarie.
Dopo il 2002 il mercato obbligazionario legato ai mutui immobiliari è cresciuto. Quando i sub-prime non furono più capaci di pagare, le vendite all'asta degli immobili aumentarono e il boom dei prezzi immobiliari si arrestò per trasformarsi in un forte calo. I mutui sub-prime incominciarono a perdere valore con la diminuzione dei prezzi delle case e gli investitori che detenevano obbligazioni garantite da tali mutui registrarono pesanti perdite (banche perdite per 60 miliardi).
Queste perdite si trasformarono nel c.d. credit crunch, la riduzione del credito: le banche incominciarono a non prestare e il credito divenne una risorsa scarsa. La riduzione del credito ha peggiorato la situazione. A causa di un credito modesto o quasi inesistente molte imprese hanno chiuso, la disoccupazione è aumentata e ci fu una contrazione drastica dei consumi. La crisi ha causato un rallentamento della produzione mentre il settore immobiliare ha sofferto perdite elevate a causa di un indice dei prezzi in crollo e il numero delle nuove costruzioni durante la crisi si è contratto. La domanda di beni di lusso e non essenziali si è contratta. I Governi di molti paesi sono intervenuti con politiche di incentivazione e stimolo dei consumi approvando tra l'altro piani di salvataggio delle banche e degli operatori finanziari.
La crisi ha determinato una riallocazione delle risorse dei fattori della produzione mentre la disoccupazione è cresciuta. Le banche hanno registrato perdite elevate come gli investitori nel mercato borsistico. Il mercato immobiliare ha attratto acquirenti poiché i prezzi sono scesi. I primi segni di recupero si vedono alla fine del 2009.
Gli shock del prezzo del petrolio
Il petrolio è una risorsa essenziale (riscaldamento, trasporto, utensili in plastica). Nel 2000 molti Paesi hanno subito i contraccolpi negativi dei blocchi stradali provocati dalle proteste degli autotrasportatori per l’aumento del prezzo dei carburanti. Ciò è accaduto principalmente perché alcuni fra i principali paesi produttori di petrolio hanno costituito l’OPEC – Organization of Petroleum Exporting Countries (Organizzazione dei Paesi esportatori di Petrolio) che, attraverso la fissazione di quote produttive dei suoi aderenti, ha ristretto l’offerta mondiale di petrolio in modo da triplicarne il prezzo. Data l’assenza di sostituti del petrolio, la contrazione dell’offerta è risultata molto profittevole per i Paesi aderenti all’OPEC, che hanno registrato rilevanti aumenti dei ricavi da esportazione.
Il prezzo del petrolio è triplicato nel 1973-4 ed è raddoppiato nel biennio 1979-80 fino a che i mercati non hanno trovato una soluzione alle restrizioni produttive che l’OPEC ha indotto: i consumatori hanno incominciato a consumare meno petrolio e i produttori non OPEC sono riusciti a vendere di più cosicché il prezzo è calato alla metà degli anni Novanta. A partire dal 2001, con l’attacco terroristico alle torri gemelle e con l’intervento degli Stati Uniti e del Regno Unito in Iraq, il prezzo del petrolio è ri-aumentato. Questi aumenti sono noti come shock del prezzo del petrolio. Nella seconda metà del 2006 l’allentamento delle tensioni internazionali e la debolezza della domanda hanno favorito una temporanea discesa dei prezzi, fino a livelli vicini ai 50 dollari. Dal gennaio 2007 il prezzo è tornato a crescere poiché l’Arabia Saudita ha ridotto la produzione e gli altri membri dell’OPEC si sono allineati su tale decisione diminuendo di 1 milione di barili la produzione di petrolio. La crescita di economie come Cina e India, bisognose di materie prime, continua ad alimentare gli shock.
Poiché il prezzo del petrolio aumenta in modo rilevante le imprese tendono a ridurre l’utilizzo di prodotti derivati dal petrolio. Le imprese chimiche sviluppano sostituti artificiali, centrali elettriche sono incentivate a privilegiare generatori a gas e a carbone. In generale un aumento del prezzo del petrolio stimola l’organizzazione economica a produrre beni e servizi con un minore utilizzo di petrolio.
Imprese e famiglie riducono l’uso di prodotti basati sul petrolio che sono diventati più dispendiosi, acquistano automobili di minore cilindrata ecc. e quindi l’alto prezzo del petrolio riduce la domanda di beni e servizi collegati al petrolio e incoraggia i consumatori ad acquistare sostituti.
Il ricavo dell’OPEC derivante dalla vendita del petrolio è stato per lo più speso nell’acquisto di beni prodotti nei Paesi dell’Occidente industrializzato. I Paesi importatori di petrolio sono stati costretti a cedere una quota maggiore della loro produzione, in cambio del petrolio importato. L’aumento del prezzo del petrolio ha aumentato il potere d’acquisto dell’OPEC e ridotto il potere d’acquisto di Paesi importatori di petrolio (Germania, Giappone, Italia). Gli shock del prezzo del petrolio sono un esempio di come la scarsità relativa di questa fondamentale risorsa è provocata dalle decisioni dell’OPEC.
La distribuzione del reddito: La scarsità e gli usi alternativi delle risorse
Esempio: al crescere del numero di lavoratori impiegati aumenta la quantità totale di prodotto ottenibile (L1 P10 L2 P17 ecc.).
Secondo la legge dei rendimenti decrescenti ogni lavoratore addizionale fa aumentare la produzione totale di un ammontare minore di quello prodotto dai precedenti lavoratori addizionali. La frontiera delle possibilità produttive è una curva concava verso gli assi che rappresenta, per ogni livello di produzione di un bene, la massima quantità di un altro bene che un sistema economico è in grado di produrre. (Dati due beni, essa indica la quantità massima producibile di un bene per ogni data quantità dell'altro.)
La frontiera delle possibilità produttive rappresenta le combinazioni produttive efficienti che un sistema economico può realizzare, ossia mostra la quantità massima che può essere prodotta di un bene, dato il livello di produzione di un altro bene. È sempre inclinata negativamente per la non sazietà dei bisogni del consumatore: perché l’utilità del consumatore non aumenti è necessario che l’aumento del consumo di un bene sia compensato dal minor consumo di un altro bene. È una curva decrescente, cioè all'aumentare della produzione di un bene diminuisce quella dell'altro; inoltre, la curva è concava verso gli assi a causa della legge dei rendimenti decrescenti ed anche perché il saggio marginale di trasformazione è crescente.
L'incremento delle quantità dei fattori produttivi genera un incremento meno che proporzionale della quantità della produzione. Gli input sono tutti quei fattori produttivi che "inseriti" nel processo produttivo consentono all'impresa di produrre; gli output sono i beni ottenuti dalla combinazione dei vari fattori.
Il costo opportunità di un bene corrisponde alla quantità di altri beni che si deve sacrificare per un’unità addizionale del bene considerato. È il vantaggio a cui rinuncio dall’impiego alternativo di una risorsa. Il costo opportunità incide sulla pendenza della curva. Dati due beni o servizi x e y, il costo opportunità marginale è la quantità di beni o servizi x a cui si deve rinunciare per produrre un’unità addizionale al bene o servizio y e viceversa. L’efficienza produttiva implica che l’aumento della produzione di un bene o servizio può essere realizzato solo con il sacrificio della produzione di altri beni o servizi.
Mentre i punti che fanno parte della frontiera sono combinazioni producibili dei beni che risultano efficienti in termini produttivi (poiché massimizzano l'output/produzione di un bene date le risorse totali) in quanto solo quando si porta il mix produttivo in un punto della frontiera si è efficienti; i punti ricompresi tra l'origine e la frontiera, sebbene combinazioni possibili degli output, non sono efficienti poiché in questo caso si sprecano risorse. Punti al di sopra della frontiera sono combinazioni produttive non realizzabili poiché non vi sono risorse. La scarsità di risorse limita le possibilità di scelta della società alle combinazioni produttive che si trovano sulla frontiera o all’interno della frontiera delle possibilità produttive.
L'inclinazione della frontiera delle possibilità produttive dipende dal saggio marginale di trasformazione (detto anche costo-opportunità) ed indica la quantità di un bene a cui bisogna rinunciare per produrre una dose aggiuntiva dell'altro bene considerato. È crescente perché quanto si rinuncia in ordinata si acquista in ascissa e si rinuncia ad una quantità sempre maggiore di un bene per ottenere un’unità aggiunta dell’altro bene.
Un individuo o una società ha un vantaggio comparato quando la produzione di un bene o servizio è caratterizzata da un costo opportunità inferiore rispetto ad altrui produzione. Nel confronto internazionale, una società potrebbe avere un vantaggio nella produzione di un bene piuttosto che nella produzione di un altro. Solitamente è il Governo a decidere l’allocazione delle risorse scarse ma è comunque il funzionamento dei mercati che determina che cosa, come e per chi produrre i beni e i servizi e quindi l’allocazione delle scarse risorse disponibili.
Il ruolo del mercato
I mercati sono istituzioni che mettono in relazione acquirenti e venditori di beni e servizi. Un mercato è un processo attraverso il quale le decisioni delle famiglie circa il consumo di beni e servizi diversi (domanda di beni), delle imprese circa che cosa e come produrre e vendere (offerta di beni) e dei lavoratori circa quanto e per chi lavorare sono rese compatibili attraverso aggiustamenti di prezzi. È quindi un meccanismo istituzionale di allocazione e distribuzione di risorse scarse. Il meccanismo market clearing prevede che il prezzo di un bene varia per eliminare lo squilibrio tra domanda e offerta.
- Economia dirigistica/pianificata: la decisione circa che cosa, come e per chi produrre è presa da un’autorità (es. ufficio governativo di pianificazione) che impone dettagliati criteri di comportamento a famiglie, imprese e lavoratori. Le principali decisioni economiche (che cosa e quanto produrre, con quali tecniche, a quale prezzo vendere beni e servizi) vengono prese in base a un piano, elaborato da organismi governativi (ministeri, commissioni statali). Questo sistema presuppone una grande limitazione della proprietà privata, della libertà di impresa e del funzionamento delle leggi della domanda e dell'offerta (il prezzo e la quantità non sono, infatti, determinati dal mercato). Lo stato detiene la proprietà degli stabilimenti produttivi e delle risorse naturali e attraverso l’attività di pianificazione assume le più importanti decisioni in merito ai consumi delle famiglie, ai beni e ai servizi da produrre e alle persone che devono lavorare; in definitiva le risorse sono allocate da un’autorità pubblica centrale (es. Cina, Cuba ex URSS)
- Economia di libero mercato: i mercati nei quali non vi è intervento del Governo o di altre autorità sono detti mercati liberi. I liberi mercati sono quelli in cui i governi non intervengono direttamente ma attraverso regole generali. In un libero mercato gli individui perseguono i propri interessi senza direttive o interferenze imposte da qualche autorità, non vi è alcun intervento pubblico di regolamentazione del consumo, della produzione e dello scambio di beni e servizi. Secondo Smith tale sistema di organizzazione economica può risolvere i problemi sociali relativi a che cosa, come e per chi produrre. L’economista intuì che individui orientati al perseguimento dell’interesse personale sarebbero stati guidati da una sorta di Mano invisibile attraverso la quale avrebbero preso decisioni altresì nell’interesse della società nel suo complesso. La mano invisibile è l’azione del libero mercato che, attraverso i prezzi, spinge gli individui, orientati al perseguimento di interessi privati, a compiere scelte economiche efficienti per la società. Le decisioni degli individui che perseguono il loro interesse danno luogo ad una allocazione efficiente delle risorse.
- Economia mista: regime di un sistema economico in cui operano imprese private e imprese di proprietà pubblica, sotto una estesa regolamentazione amministrativa. In una economia mista il Governo e il settore privato interagiscono nella soluzione dei problemi economici fondamentali. Il Governo controlla una quota della produzione nazionale attraverso il prelievo fiscale e condiziona gli individui nel perseguimento dell’interesse privato. Le forze di mercato svolgono un ruolo rilevante ma l’intervento pubblico è diffuso.
La scienza economica positiva e normativa
La scienza economica positiva offre spiegazioni oggettive e scientifiche in merito al funzionamento di un sistema economico. L’economia positiva tratta l’argomento dei processi attraverso i quali la società umana assume decisioni circa il consumo, la produzione e lo scambio dei beni e dei servizi. Lo scopo è di soddisfare la curiosità scientifica in merito al funzionamento dell’organizzazione economica delle società umane e tentare di predire i futuri cambiamenti della società. Esempio: tassa sulla produzione di un bene, tenendo presente che il prezzo tenderà ad aumentare.
La scienza economica normativa propone criteri basati su giudizi di valore personale; suggerisce quindi cosa bisognerebbe fare per migliorare le condizioni di un sistema economico. Esempio: tassa sulle sigarette per limitarne il consumo. I due ambiti devono essere tenuti separati.
La micro e la macroeconomia
La microeconomia propone una trattazione dettagliata delle decisioni individuali in merito a beni particolari, quindi analizza nel dettaglio le attività economiche. Da questo tipo di analisi ci si attende di poter spiegare il meccanismo complessivo che determina il consumo, la produzione e lo scambio in un sistema economico nel suo complesso, in un dato istante. Quando l’analisi microeconomica trascura gli effetti indiretti, indotti da un evento in un settore o mercato del sistema economico, può essere definita analisi imparziale. Esempio: ragioni per le quali le famiglie preferiscono le automobili alle biciclette e i produttori decidono di produrre automobili o biciclette.
La macroeconomia si occupa dei fenomeni economici nel loro complesso. Essa semplifica gli aspetti dell’analisi che riguardano i comportamenti individuali al fine di consentire un’analisi gestibile delle interazioni a livello di intero sistema economico. Sono più interessati all’analisi dell’interazione tra spesa totale delle famiglie per i beni di consumo e spese delle imprese per macchine e immobili.
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti in un sistema economico in un dato periodo di tempo. Il PIL è la misura fondamentale della produzione totale di beni e servizi realizzata in un’economia. Il livello generale dei prezzi è un indicatore del livello medio dei prezzi dei beni e dei servizi in un sistema economico. Esprime il cambiamento medio dei prezzi. Quando questo indice aumenta, il sistema economico a cui si riferisce è soggetto all’inflazione, se diventa negativa si parla di deflazione. Il tasso di disoccupazione è la percentuale di forza lavoro senza occupazione. La forza lavoro è composta dalle persone in età lavorativa che sono disposte a lavorare dove esistano accettabili occasioni di lavoro. Coloro che in età...
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