Esperienze e casi di turismo sostenibile
Economia e gestione delle imprese turistiche
Il turismo è un fenomeno sociale nato con il Grand Tour, ovvero l’esplorazione nel 1600/’700
dell’Italia da parte dei figli degli aristocratici inglesi. Si è evoluto in tante forme, in Italia le
prima forme si sono avute alla fine dell’800, quando i nobili piemontesi e lombardi si recavano
sulle Alpi per praticare le prime forme di scii. Oggi il turismo è un fenomeno di massa e non
più sociale, appannaggio di poche classi sociali. Quindi da fenomeno sociale è diventato un
fenomeno economico. Si parla di 1,4 miliardi di turisti nel mondo nel 2018, ha avuto un grande
riverbero sul PIL (in Italia 70,88% di PIL nell’ambito dei servizi e 65% di forza lavoro). Va speci-
ficato però che non c’è nessuna correlazione diretta tra aumento dei turisti e aumento del PIL.
Es.: se Gallipoli cambiasse il turismo passando da turismo di massa, decidesse di non accogliere
più 15-16enni, crollerebbe il numero di turisti ma salirebbe il PIL. Le principali motivazioni che
permettono ad un operatore o manager del turismo di catturare il turista per fidelizzarlo sono:
la personalità del turista, fondamentale da conoscere per far sì che si crei la relazione, lo stile
di vita del turista, le precedenti esperienze, la percezione delle proprie forze e debolezze ed
infine l’immagine di sé che bisogna cercare di pubblicizzare nel miglior modo possibile.
Le imprese in generale possono essere classificate in: piccola impresa familiare, forma più
semplice e più diffusa di impresa. Piccole medie imprese (PMI), il panorama delle imprese
italiane in generale non è formato dalle grandi imprese, come avviene in molti altri Stati eu-
ropei e soprattutto nel mondo anglosassone. Negli USA, Germania, ecc. non esiste l’acronimo
PMI ma si parla di Corporation o Public Company. Anche nel caso delle imprese turistiche si
parla di piccole e medie imprese. Le piccole e medie imprese familiari sono dette single unit,
offrono un unico prodotto/servizio di qualità medio-bassa perché il problema della qualità è
direttamente proporzionale alla dimensione dell’impresa. Nella piccola impresa familiare la-
vora la stessa famiglia (es.: B&B). La seconda categoria riguarda la piccola impresa imprendi-
toriale (es.: ristorante un po’ più strutturato rispetto al piccolo ristorantino sulla costa o un
tour operator con pochi dipendenti). All’interno di quest’impresa c’è una struttura, organizza-
zione, hanno dei dipendenti. Dunque nella seconda c’è il carattere dell’imprenditorialità, nella
prima no. La terza categoria è la piccola impresa manageriale. La linea differenziale tra im-
prenditore e manager è l’istruzione, formazione. Tutti i manager sono imprenditori ma non
tutti gli imprenditori sono manager. Ancora, si può parlare di media impresa multiunit, ovvero
piccola catena in cui le unità produttive o erogatrici di servizi da una passano a più di una,
quindi una struttura più articolata a livello numerico (es.: piccola catena di alberghi, ristoranti).
Anche qui prevale l’aspetto manageriale. Il gradino successivo viene definito impresa multi-
catena in cui si hanno vari marchi, brand ed è evidente e necessario il carattere di manageria-
lità (es.: grandi gruppi alberghieri. Villa Romanazzi Carducci appartiene al gruppo Accor, brand
Mercure). Con l’aggregazione di imprese alberghiere si esce invece dall’ambito nazionale e si
entra in ambito internazionale. Il carattere predominante di quest’aggregazione è il brand e si
distinguono in relazione ai servizi offerti. Passo successivo è la catena in franchising, sempre
a livello internazionale in cui sono 2 soggetti: un franchisor proprietario del marchio e una
serie di affiliati. Il franchising in Italia ha sempre avuto una storia difficile mentre nel mondo
anglosassone è una forma di mercato assolutamente diffusa. Questo perché con il franchising
nel settore alberghiero si rinuncia a parte della propria identità e lo stile delle camere è rela-
tivamente simile perché il cliente ovunque esso sia deve sapere che è l’albergo di quella
catena. Infine l’ultima è l’aggregazione fissa, laddove si parla sempre di attività differenti tra
di loro nell’ambito di una sola aggregazione e il capitale non è privato ma misto, cioè pubblico
e privato.
Oggi il prodotto turistico deve adottare le moderne tecnologie della conoscenza e dell’infor-
mazione per adeguarsi alle richieste di clienti sempre più esigenti ed attenti alle mode ed al
rapporto qualità/prezzo. Per questo motivo si parla di knowledge worker, ovvero un lavora-
tore che sa, impara e vuole imparare. Viviamo nell’economia della conoscenza, in un momento
storico nel quale è necessario conoscere sempre di più. Questo concetto è applicabile nel set-
tore turismo, laddove c’è sempre più bisogno di knowledge workers. Secondo molti autori,
inoltre, la conoscenza diventa una possibilità di attrazione per il territorio. Se il territorio è
conosciuto e i turisti lo conoscono, diventa attrattivo. Quindi il turismo si basa sulla cono-
scenza, ed ecco perché esiste anche il marketing territoriale. Informazione è chiaramente con-
nessa alla conoscenza: quando l’operatore turistico vuole far conoscere il proprio territorio
deve avvalersi dello strumento dell’informazione. Esiste, inoltre, un rapporto stretto fra ter-
ritorio e impresa, l’uno beneficia dell’altro. È evidente che la sola presenza dell’impresa turi-
stica genera occupazione per il territorio stesso. L’impresa deve gestire in maniera ottimale il
territorio affinché gli stessi vantaggi che dà l’impresa al territorio, si ripercuotano anche
sull’impresa. Si parla poi di risorsa autentica, ovvero il territorio preso allo stato di ciò che è,
autenticità intesa nel senso di ambiente naturale. Per il turista risulta essere autentico soprat-
tutto ciò che rispecchia la cultura del luogo ospitante. Si parla di risorsa costruita, invece, nel
momento in cui il territorio viene mutato (Disneyland, Gardaland). La Puglia è ancora fonda-
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