Capitolo 1 – L'impresa come creazione di ricchezza
L’impresa ha subito importanti cambiamenti dalla prima rivoluzione industriale ad oggi, fino ad arrivare all’impresa moderna:
- Prima: produzione in fabbrica; modo di organizzare la trasformazione fisica di materie in modo efficiente.
- Dopo: organizzazione complessa; pluralità di attività; relazioni articolate con l’ambiente; il tutto ruota attorno alla creazione di ricchezza dove l’obiettivo è la generazione di un profitto.
L’impresa è una cellula elementare del sistema economico che contribuisce alla creazione di ricchezza. Quest’ultima deriva dalla trasformazione di input in output materiali, immateriali e umane. Operando su risorse, queste generano valore quando il prodotto che si ottiene ha un valore di mercato superiore al valore di mercato delle risorse stesse.
Per acquistare risorse interne ed esterne, l’impresa necessita di risorse finanziarie: capitale proprio e capitale di terzi. Queste risorse hanno un costo, in quanto l’impresa dovrà remunerarli. Inoltre, l’impresa gode anche di risorse pubbliche (strade), che remunera attraverso i tributi.
A fronte di questi costi, l’impresa genera anche ricavi. Qualora i ricavi superino i costi, l’impresa ottiene un profitto, il quale costituisce la remunerazione dell’attività dell’imprenditore. Il profitto, a differenza dello stipendio che è fisso, dipende dal successo dell’impresa. Per questo motivo, l’imprenditore non sempre si appropria di tutto il profitto; anzi, nella maggior parte dei casi, decide di reinvestire una parte o il totale di esso nell’attività dell’impresa, per assicurarne lo sviluppo o per consolidarla patrimonialmente.
L’impresa ha due ambiti: quello finanziario relativo ai finanziamenti delle attività operative e quello reale relativo al ciclo di acquisto, produzione e vendita, e a tutto ciò che viene definito come operativo (prodotti, mercati, tecnologia).
L’imprenditore è colui che organizza professionalmente i fattori produttivi e forma l’azienda (organizzatore). Le caratteristiche di un imprenditore sono:
- Capacità di immaginare: costruire il futuro dell’impresa, flessibilità e orientamento al futuro.
- Capacità di leadership: capacità di coinvolgere chi collabora con l’imprenditore per raggiungere obiettivi specifici, incoraggiare i collaboratori e favorire l’emergere di tensione creativa.
In passato, il valore dell’imprenditore non veniva riconosciuto, per questo era associato allo sfruttamento. Oggi, invece, c’è una visione superata grazie ai cambiamenti storici e alla crescita economica, ma l’impresa vive grazie al contributo di diversi soggetti che sono chiamati stakeholder. Gli stakeholder sono tutti i soggetti che hanno verso l’impresa una posizione di interesse e quindi una capacità di influenza (confronta la visione dell’impresa di Adriano Olivetti – importanza dell’arte e delle relazioni personali).
Evoluzione degli studi d'impresa
-
Superamento della scuola neoclassica (1800):
- Obiettivo dell’impresa: massimizzazione del profitto di lungo periodo; teoria molto limitata: ignora la struttura interna dell'impresa e il modo in cui vengono prese le decisioni (sviluppata in contesti profondamente diversi);
- Suppone che esiste solo un soggetto che decide e il decisore è dotato di perfetta razionalità. Inoltre, l’informazione è perfetta.
-
Anni '60:
- Affermazioni multinazionali con dicotomia tra proprietà e controllo; obiettivo: crescita dimensionale;
- Sono le imprese a fissare il prezzo sulla base del comportamento dei concorrenti (oligopolio: poche imprese di grandi dimensioni).
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Anni '70 – '80: due teorie dominanti sulle finalità dell’impresa:
- Teoria degli azionisti (stockholder): perseguire obiettivi sociali a lungo termine danneggia la società (se l’obiettivo non è l’economicità si generano sprechi). L’obiettivo quindi è massimizzare la ricchezza degli azionisti. Due importanti punti a favore: l’obiettivo dell’impresa dovrebbe essere unico mentre tra stakeholder ci sono troppi trade-off, inoltre tra tutti i possibili obiettivi la creazione di ricchezza per gli azionisti è quello che meglio soddisfa l’interesse di tutti gli stakeholder (gli stakeholder sono tutelati dalla legge e ricevono un pagamento fisso, per questo il rispetto della legge tutela gli stakeholder mentre la creazione di ricchezza tutela gli azionisti). NB: il mantenimento di relazioni armoniche con l’ambiente è un fattore agevolante.
- Teoria degli stakeholder: l’impresa deve intrattenere rapporti positivi con gli stakeholder e soddisfare le loro aspettative. Inoltre, il successo stesso dell’impresa consiste nel soddisfacimento degli stakeholder. L’obiettivo quindi è di carattere sociale ed è difficile da misurare. La piramide della responsabilità sociale dell’impresa è la seguente:
- Responsabilità filantropiche: essere un buon cittadino, fornire risorse alla società.
- Responsabilità etiche: essere etici, obbligo di fare ciò che è corretto, giusto ed equo senza arrecare danno.
- Responsabilità legali: rispettare la legge, ossia la codifica fatta dalla società di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
- Responsabilità economiche: fare profitto.
Capitolo 2 – La creazione di valore economico
Il capitale netto (ricchezza investita dalla proprietà in un’impresa) è formato da:
- Conferimenti dei soci;
- Utili e perdite realizzate dall’impresa;
- Prelievi effettuati dai proprietari (dividendi).
Il capitale netto guarda al passato, ma il concetto di ricchezza degli azionisti deve guardare al futuro, ossia ai redditi che l’impresa sarà in grado di generare. Per questo, si parla di valore di capitale economico (valore dell’azienda nell’ipotesi di compravendita). Il valore di capitale economico è la somma attualizzata di benefici che l’azienda apporterà ai soci.
Formula generale: Divident Discount Model (modello di attualizzazione dei dividendi). “Il valore è pari al valore attuale di tutti i flussi di dividendo che l’impresa genera in futuro” (Fisher):
- Il valore attuale: il tempo ha un valore e tutti i tempi futuri vengono omogeneizzati;
- Il flusso: reddito (principio di competenza) e cassa (principio di cassa);
- Il futuro: ottica prospettica (strategia – pianificazione – controllo).
La prospettiva del valore comporta una trasformazione anche di altri concetti. Se quindi il capitale netto può essere visto come differenza tra il capitale investito e i debiti, il capitale economico può esere visto come differenza fra il valore dell’impresa e il valore del debito.
Valori sostanziali:
-
Valore dell’impresa: somma attualizzata dei flussi che l’impresa genera in futuro dal complesso dei suoi investimenti, a prescindere da chi verrà remunerato (nel campo reddituale è una grandezza equivalente all’EBITDA).
- FCFO (free cash flow operativo): flusso di cassa dove tutto è già stato pagato ed è garantita la continuità aziendale; operativo perché si esclude la gestione finanziaria.
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Valore del debito: valore attuale dei flussi che saranno pagati dall’azienda in futuro.
- Ft: flusso ricevuto dai finanziatori al tempo t
- Kd: tasso di attualizzazione
-
Capitale economico (fair value): valore attuale di tutti i flussi di dividendo che l’impresa genera in futuro.
- Dt: dividendo attualizzato
- Ke: costo del capitale equità (di rischio)
Questo non è un concetto astratto in quanto esprime una concreta capacità di trasformare le risorse in beni utili. Inoltre, la capacità reddituale trova riconoscimento nei mercati finanziari, infatti, dato che il capitale economico esprime le aspettative di reddito degli azionisti, questi ultimi non saranno disposti a cedere le loro azioni a prezzi inferiori alla frazione corrispondente di capitale economico. Il valore del capitale economico può anche essere diverso dal valore di mercato (fair market value). Le diverse cause di questa diversità sono:
- Investitori con intenti speculativi;
- Grado di trasparenza dei mercati;
- Dimensione dei mercati finanziari (minori dimensioni maggiore stabilità);
- Tendenza ad andamenti ciclici;
- Gioco delle aspettative (importanza psicologica).
Le imprese oltre che a creare valore devono anche diffonderlo (il nuovo valore deve trasformarsi in valore di mercato) attraverso una politica di comunicazione rivolta ai mercati finanziari, incentrata sulla dimostrazione dei fattori di successo aziendali.
Sviluppi storici
Secondo la teoria neoclassica, in un’impresa c’è un solo soggetto decisore, una perfetta razionalità, perfetta informazione e l’obiettivo dell’impresa è la massimizzazione del profitto. Poi, con l’introduzione della teoria della creazione di valore, si è capito che l’obiettivo del valore possiede tutte le caratteristiche per spingere i manager e le imprese verso un’economicità e una creazione di ricchezza di cui possano beneficiare tutti gli stakeholder. Questo obiettivo risulta razionale, largamente condivisibile, stimolante e misurabile.
Teoricamente creare valore per gli azionisti può essere equiparato all’obiettivo di massimizzare il profitto di lungo periodo (teoria neoclassica), ma il profitto è definito a livello di impresa e il valore è definito a livello di azionisti. La differenza è rilevante perché un’impresa può essere in utile e allo stesso tempo distruggere valore per gli azionisti. La teoria di creazione di valore ebbe allora il merito di costringere le imprese a dotarsi di sistemi decisionali specifici e nuove pratiche manageriali.
Nella gestione orientata al valore ci sono due aspetti:
- Interventi di ristrutturazione (drastici e pesanti);
- Costante orientamento al valore (value based management) attraverso la misurazione del valore creato, la pianificazione degli interventi e il sistema di incentivazione per creare valore per gli azionisti.
Capitolo 3 – La dimensione strategica e dimensionale
Leve della creazione di ricchezza
Le variabili da cui dipende la creazione di valore economico devono essere opportunamente manovrate dall’impresa.
- Durata
- Fatturato
- Margini
- Investimenti in capitale fisso o circolante
- Costo del capitale
- Aliquota fiscale effettiva
Scelte:
- Strategic operativ
- Investimenti finanziament
Ottenimento di un vantaggio competitivo:
- Massimizzare efficienza e vendite
- Trovare fonti che assicurino le risorse necessarie per lo sviluppo; impiegare le risorse in modo razionale
Le scelte strategiche
La creazione di valore per gli azionisti richiede un vantaggio competitivo:
- Produttività: collegamento tra vantaggio competitivo e creazione di valore. Il valore di lungo periodo dell’output è più grande dei costi totali, compreso il costo del capitale. Ci sono due livelli strategici: corporate (dove l’impresa vuole competere) e business (modo in cui l’impresa opera in un determinato settore).
- Teoria delle opzioni reali: tentativo di sottoporre l’analisi strategica a un approccio quantitativo. Le teorie tradizionali non consideravano che ogni investimento si traduce in un cambio dell’insieme delle opportunità dell’impresa, che si trova in una nuova posizione rispetto all’ambiente – considera la possibilità di cambiare idea. Questa teoria vede gli investimenti come flussi di cassa che generano opzioni ma richiede che si conoscono in anticipo tutte le fasi dell’investimento (poco pratica). La questione del vantaggio competitivo va affrontata con pensiero strategico (identificazioni di fonti relativamente stabili di superiorità rispetto ai concorrenti) quindi creare ricchezza attraverso una produzione efficiente e disporre di posizioni di forza che permettano all’impresa di appropriarsi di almeno parte del valore considerato.
Le scelte operative
- Scelte tese alla massimizzazione dell’efficienza. Si parla quindi di strategia funzionale in cui l’impresa va divisa in funzioni, a ciascuna delle quali spettano compiti particolari. La complessità dell’impresa moderna comporta la necessità di una pluralità di funzioni raggruppabili in due gruppi: funzioni primarie (riguardanti la creazione di ricchezza in senso stretto – esempio vendita) e funzioni di supporto (volte a creare i presupposti affinché le prime possono operare nelle migliori condizioni).
Excursus storico
- Anni '50: fine seconda guerra mondiale, esplosione della produzione di massa e tecnologie produttive su larga scala. L’obiettivo era accaparrarsi la maggiore quota di mercato (vendite impresa rispetto alle vendite dell’intero settore): FUNZIONE PRODUZIONE
- Anni '60: rallentamento della domanda a causa della saturazione del mercato e della piena occupazione. Il problema principale diventa l’identificazione dei gusti dei consumatori per vendere il più possibile: FUNZIONE DI MARKETING (segmenta la domanda)
- Anni '70: crisi shock petrolifero. Dinamica inflazionistica e processi di ristrutturazione e problemi di finanziamento delle imprese. FUNZIONE DELLA FINANZA: - Trovare le risorse finanziarie per investire; - Identificazione degli investimenti più profittevoli +PIANIFICAZIONE STRATEGICA (attività interna di coordinamento delle scelte e delle azioni di organizzazione sempre più complesse - sforzo per anticipare i cambiamenti ambientali).
- Anni '80: la riscoperta della scienza e della tecnologia (strumenti essenziali della competizione) portano nuovi sviluppi e ripresa economica: FUNZIONE DELLA LOGISTICA (per ottimizzare il servizio reso al cliente).
- Anni '90: temi come la tutela dell’ambiente, la sicurezza sul lavoro, le leggi statali ecc.: FUNZIONI DI PROTEZIONE DELLE RISORSE AZIENDALI.
NB: è fondamentale che la divisione funzionale non vada a ledere la sostanziale unità della gestione d’impresa. La prospettiva funzionale deve essere affiancata da quella per processi, insieme di attività, eventualmente appartenenti a più funzioni, svolte in modo sequenziale o parallele per realizzare una certa prestazione. È fondamentale che vi sia un output misurabile (esempio: la contabilizzazione di un ordine non è un processo). Macroprocessi: aggregazioni di processi omogenei. I processi possono essere visti come le fonti primarie del valore creato per gli azionisti. La creazione di ricchezza si riconduce alla creazione di lavoro in ognuno degli output che nella gestione si producono. Il valore degli azionisti dipende dalla capacità di avere successo a livelli differenti.
Capitolo 4 – La responsabilità d’impresa
La focalizzazione sulla creazione di valore per gli azionisti non deve far perdere di vista l’importanza degli altri stakeholder e il ruolo dell’ambiente sociale e politico. Nel lungo periodo, gli interessi degli azionisti e degli altri stakeholder tendono ad allinearsi, ma ciò non avviene in modo automatico. Ciò è tanto più vero nella realtà moderna, in cui le pressioni esterne sull’impresa tendono a moltiplicarsi.
Fattori di cambiamento
- Globalizzazione: integrazione progressiva tra i mercati di approvvigionamento e di sbocco. L’obiettivo è capire se i pro e i contro che essa comporta possono essere utilizzati a vantaggio dell’azienda. WTO e FMI, Europa verso l’integrazione, rinuncia a parte della sovranità nazionale, collasso del comunismo, abbasso dei costi di comunicazione, mercato finanziario unico globale, situazione politica internazionale fatica a trovare nuovi equilibri (tutti questi fattori portarono a pesanti critiche nei confronti della globalizzazione).
- Ipercompetizione: competizione accelerata, nessuno ha il vantaggio competitivo per il lungo periodo: lancio PROFITTO Ipercompetizione: contrattacco delle altre imprese TEMPO.
- Fattori ambientali: fonti energetiche e conservazione dell’ambiente e approccio proattivo (rispetta lo sviluppo sostenibile) attraverso la minimizzazione dell’utilizzo delle risorse, aumentare la riciclabilità e ridurre l’inquinamento (crescita della sensibilità del pubblico verso i temi dell’ambient...).
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