Economia e gestione delle imprese internazionali
Capitolo 1: La globalizzazione dei mercati
La globalizzazione indica il processo di integrazione crescente delle diverse economie di tutto il mondo atto a eliminare gli ostacoli e le barriere e favorire la libera circolazione dei beni, servizi, capitali e conoscenze. Tale processo mira a creare mercati globali.
Le implicazioni della globalizzazione
- L'integrazione dei mercati aumenta la tensione concorrenziale nei settori di attività economica;
- L'apertura dei mercati impone alle imprese di confrontarsi anche con nuovi clienti e con nuove regole di competizione;
- La presenza sui mercati internazionali impone una ridefinizione della divisione internazionale del lavoro.
L’economia mondiale ha vissuto 3 fasi della globalizzazione:
- 1870 - 1914 → si hanno le prime innovazioni come la costruzione di navi più veloci, l’apertura del canale di Suez e l’inaugurazione del servizio transatlantico. La compressione dei tempi e dei costi di trasporto, la maggior velocità di trasmissione delle informazioni, la riduzione dei dazi doganali diedero una grande spinta al commercio internazionale con crescita di investimenti all’estero, del PIL e dei flussi migratori.
- 1945 - 1980 → vennero stabiliti i capisaldi della globalizzazione a Bretton Woods:
- Libero scambio come via per la crescita economica,
- Deregolamentazione per rimuovere le barriere artificiali alla libera circolazione di beni e capitali;
- Costituzione della Banca Mondiale con il compito di eliminare la povertà nel mondo e alla costituzione del Fondo Monetario Internazionale con il compito di promuovere la cooperazione monetaria internazionale, la stabilità dei tassi e la crescita occupazionale;
- Vengono definite le premesse per la creazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
- 1980 - fino ad oggi → gli investimenti diretti esteri registrano una crescita dovuta al miglioramento delle infrastrutture mondiali, alla diffusione di servizi alle imprese e all’affermarsi di nuove tecnologie informatiche in grado di ridurre i costi di coordinamento di attività svolte in paesi lontani.
La maggiore differenza tra l'attuale fase della globalizzazione e quella del passato
- Partecipazione ai mercati globali di numerosi paesi in via di sviluppo che per la prima volta sono riusciti ad avvalersi dell'abbondanza di forza lavoro di cui dispongono ottenendo un vantaggio competitivo nei prodotti e nei servizi a maggiore intensità di lavoro.
- Struttura del commercio estero è radicalmente modificata, si hanno grandi volumi di commercio estero Intra-Industry (commercio orizzontale) ossia di beni appartenenti alla stessa categoria merceologica;
- Crescente dematerializzazione dei flussi commerciali per via dell'aumento degli scambi di servizi.
Le determinanti dell’integrazione di mercato
Le determinanti delle integrazioni nei mercati sono fondamentalmente quattro:
- Lo sviluppo scientifico e tecnologico è diventato sempre di più una risorsa produttiva ed assume un ruolo rilevante nei processi competitivi. Il sapere scientifico è per definizione transnazionale, può essere originato in diversi paesi e nessun paese può ritenersi autosufficiente e indipendente rispetto alle conoscenze tecnologiche sviluppate in altre nazioni. È anche interaziendale perché è difficile che la singola impresa disponga di risorse, conoscenze e competenze per affrontare lo sviluppo. In secondo luogo, l'entità degli investimenti connessi allo sviluppo scientifico e tecnologico in certi settori rende necessario trovare mercati di sbocco di dimensioni molto grandi: i singoli mercati nazionali non hanno dimensioni sufficienti a garantire vendite e ritorni adeguati rispetto agli investimenti sostenuti. In terzo luogo i tempi di obsolescenza dei nuovi prodotti sono abbreviati così tanto che è necessario ammortizzare gli investimenti effettuati in tempi sempre più ristretti. Ciò comporta la necessità di estendere i mercati per poter conseguire adeguati volumi di vendita in un periodo breve;
- L’evoluzione dei mercati grazie alla diffusione dell’economia di mercato (sistema economico in cui i processi di scambio sono regolati tramite il meccanismo dei prezzi) e alla riduzione delle barriere all’entrata che avviene attraverso accordi internazionali sottoscritti tra i vari paesi;
- Lo sviluppo di contesti istituzionali come enti, imprese e organizzazioni pubbliche che sostengono, tramite incentivi, l’internazionalizzazione delle imprese (SACE, SIMEST, ICE);
- Il comportamento dei consumatori poiché da una parte si assiste all’omogenizzazione dei gusti dei consumatori, alla standardizzazione dei prodotti; dall’altro lato la maggiore innovazione/diversificazione permette di soddisfare esigenze sempre più specifiche;
- Gli aspetti tributari per cui risulta più conveniente, da un punto di vista fiscale, spostare la sede legale all’estero. Una volta tale comportamento veniva messo in atto da imprese di grandi dimensioni. Oggi anche le piccole e le medie imprese, dove possibile, cercano tali percorsi.
L'Unione Europea ha inoltre stipulato con diversi paesi una serie di accordi di associazione, di partenariato e di cooperazione finalizzati a promuovere l'espansione degli scambi con i paesi extra europei.
Gli accordi di associazione tendono a facilitare l'integrazione tra i rispettivi spazi economici e a instaurare progressivamente una zona di libero scambio tra le parti con una conseguente reciproca riduzione dei dazi sulle merci. Gli accordi di cooperazione e di partenariato non hanno come scopo la creazione di una zona di libero commercio, bensì la creazione delle condizioni necessarie e delle relative regole per intrattenere relazioni economiche più intense.
Tra gli accordi di integrazione economica vanno ricordati
- Aree di libero scambio, che nascono quando i paesi si accordano per eliminare o ridurre le barriere tariffarie alla libera circolazione di merci e servizi. Il commercio di prodotti viene così liberalizzato limitatamente alle merci prodotte nell'area. Fra gli accordi di libero scambio di maggiore rilievo vi è il NAFTA, siglato tra Stati Uniti, Messico e Canada.
- Unioni doganali, caratterizzate sia dalla riduzione o dall'eliminazione delle barriere, come per le aree di libero scambio, sia dalla presenza di tariffe esterne comuni su prodotti importati da paesi terzi ma non dalla libera circolazione di lavoro e capitali. La comunità europea era un'unione doganale prima di diventare un mercato comune.
- Mercati comuni, che oltre agli accordi tipici dell’unione doganale prevedono la libera circolazione dei servizi, incluso il lavoro, e di capitali.
- Unioni politiche, che si formano per assicurare il miglior raggiungimento degli obiettivi economici monetari e sociali perseguiti da diversi paesi. Funzionano come un sistema politico autonomo con proprie istituzioni decisionali. L'Unione Europea ne è l’esempio più significativo.
Le imprese italiane nella competizione internazionale
L’Italia evidenzia uno scarso sviluppo della sua economia con un tasso di crescita del PIL inferiore alla media europea. Nonostante ciò l’Italia rimane uno dei primi dieci esportatori al mondo e il secondo in Europa riuscendo anche ad arginare in parte il calo dell’export dovuto ai cambiamenti nella geografia economica internazionale. Il sistema industriale italiano, data la sua specializzazione settoriale, subisce maggiormente la concorrenza dei paesi emergenti ma ha saputo sfruttare le potenzialità offerte dai mercati internazionali.
La specializzazione settoriale
I vantaggi comparati dell’Italia sono concentrati in due grandi raggruppamenti di settori, utilizzando la tassonomia di Pavitt si individuano i settori “tradizionali” e i settori a “offerta specializzata” che rappresentano le cosiddette “4A” dell’eccellenza manifatturiera italiana (Alimentari-bevande; Abbigliamento-moda; Arredo-casa; Automazione-meccanica-plastica-gomma).
I settori tradizionali riuniscono i beni di consumo legati alla persona e alla casa, in questi settori la competitività si basa su fattori di stile e su innovazione tecnologica dei macchinari. L’Italia in questi settori è diventata style setter, creando una sinergia virtuosa tra artigianato di lusso e creatività imprenditoriale. L’Italia ha a che fare con una concorrenza agguerrita soprattutto cinese, la quale sfrutta costi del lavoro inferiori, macchinari importati dall’estero, capacità di imitazione e miglioramento qualitativo dei prodotti.
I settori ad offerta specializzata comprendono la meccanica, l’elettromeccanica, costruzioni navali e ferrotranviarie, e la componentistica specializzata. In entrambi i settori si tratta di prodotti propri di una struttura industriale monopolistica composta da molte imprese orientate a servire mercati di nicchia con esigenze peculiari ed elevata differenziazione dei prodotti.
L’Italia è debole negli altri due raggruppamenti della tassonomia di Pavitt, cioè:
- I settori basati sulla scienza, ossia ad alta intensità di ricerca e sviluppo;
- I settori a forti economie di scala produttiva e commerciale, ossia settori oligopolistici in cui si producono in grande serie beni di consumo intermedi.
Questa debolezza è dovuta alla fragilità italiana nella creazione e diffusione delle conoscenze (ricerca, scuole) ed anche ad un tessuto industriale basato su imprese di piccole-medie dimensioni non in grado di sostenere i costi e i rischi degli investimenti in ricerca.
La struttura dimensionale
La dimensione aziendale impatta sulla capacità dell’impresa di espandersi all’estero, il 65% del nostro export è svolto da micro-esportatori che hanno un’incidenza del 1% sul totale dell’export italiano. Inoltre, le imprese di piccola dimensione tendono ad espandersi al massimo in un solo paese estero e con una sola linea di prodotti, denotando scarsa capacità di diversificazione geografica e forte dipendenza commerciale, che le rende vulnerabili. Grazie ai profondi cambiamenti tecnologici e organizzativi connessi allo sviluppo del digitale, i costi di accesso ai mercati esteri stanno diminuendo, permettendo anche alle piccole imprese di sfruttare sempre meglio le opportunità di internazionalizzarsi. Un’altra soluzione per il superamento dell’aspetto dimensionale consiste nella creazione di reti di imprese, le quali permettono di “fare sistema” e seguire un “programma comune” che permette una maggior crescita della capacità innovativa e competitiva.
Gli investimenti diretti all'estero
L’internazionalizzazione non si esaurisce solo con l’esportazione delle merci (internazionalizzazione mercantile) ma si estende anche ad altre modalità più idonee a radicarsi all’estero da insider, ovvero con una presenza diretta, in modo da coltivare con cura clienti e mercati (internazionalizzazione produttiva).
Se si considerano gli investimenti diretti all’estero (internazionalizzazione produttiva), l’Italia appare debole, significativamente inferiore ai partner europei.
Capitolo 2: L’impresa e le strategie internazionali
Internazionalizzare un'impresa vuol dire crescere al di là dei propri confini, cercando di penetrare nuovi mercati, trovare nuovi clienti e partner all'estero per espandere il business di un'azienda. L’internazionalizzazione non è solo commerciale nel mercato di vendita, ma anche nel mercato di fornitura vendendo e acquistando al di fuori del paese (noi ci soffermiamo su quella commerciale).
Consideriamo l'intero ciclo economico di un prodotto (= la catena del valore), dal reperimento dei fattori, alla produzione, fino al suo consumo-utilizzo, attraverso le seguenti fasi del processo:
- Disponibilità del capitale e acquisizione dei fattori (inputs);
- Trasformazione, marketing e vendita dei prodotti (outputs);
- Distribuzione;
- Consumo - Utilizzo.
La filiera
Una volta compreso il concetto di catena del valore è possibile definire il concetto di Filiera, vale a dire la concatenazione di tutte le imprese inserite nella catena del valore di un prodotto (vale a dire nel complesso processo di produzione e vendita). A ogni passaggio della filiera c’è un rapporto di fornitore-cliente (vale a dire uno scambio di mercato). Tutte le filiere concorrono al posizionamento e al vantaggio competitivo sul mercato finale.
Ogni soggetto (impresa) della filiera contribuisce alla efficienza/efficacia della stessa; coordinamento e integrazione fra i vari soggetti garantiscono la messa a punto di una strategia comune e le conoscenze condivise rendono più facile l’innovazione tecnologica, organizzativa e gestionale.
Nella filiera molto importante è la trasparenza (tracciabilità e rintracciabilità) che permette un'efficace azione di controllo e individuazione delle responsabilità, attraverso:
- Tracciabilità (TRACKING) vuole che a ogni stadio della filiera vengano lasciate opportune tracce (informazioni);
- Rintracciabilità (TRACING) è il processo che ne consegue, ossia individuazione e raccolta delle informazioni precedentemente rilasciate.
Si fa così strada un concetto di filiera sempre più attento alla natura composita e coerente delle varie fasi di approvvigionamento, trasformazione, distribuzione. Ricerca di una gestione complessiva, che tenda all’uso ottimale delle risorse e dei ruoli per dare maggiore efficienza ed efficacia alla concatenazione delle fasi di attività di produzione, acquisto e vendita che coprono l’intero ciclo economico.
Nella filiera, rispetto all’impresa che produce, abbiamo:
- “A monte” i mercati di fornitura (approvvigionamento) dei fattori di produzione;
- “A valle” il mercato rivolto al cliente distributore (1° mercato) a sua volta probabilmente fornitore di un successivo distributore (ancora più a valle).
La catena del valore si realizza, nelle sue varie fasi, in uno o più ambienti di riferimento che hanno una loro configurazione culturale, sociale, politica, istituzionale, infrastrutturale, tecnologica. La dimensione geografica di riferimento può essere:
- Locale;
- Nazionale;
- Regionale (area composta da più nazioni);
- Globale.
Tradizionalmente si è identificato:
- Il livello locale con una filiera attivata da piccole imprese;
- Quello regionale-nazionale da medie imprese;
- Quello di area o globale da grandi imprese ipotizzando che la dimensione d'impresa – almeno di quella dominante nella filiera - avesse diretto riferimento con la dimensione geografica del suo operare.
Oggi, questa corrispondenza (teorica) non può più essere considerata un punto di riferimento valido perché ormai la dimensione internazionale della filiera e quindi dell'ambiente di riferimento non sono più prerogativa delle grandi imprese.
Le relazioni di filiera
Un ruolo importante lo hanno anche le imprese ausiliarie che erogano servizi di varia natura ai soggetti della filiera (servizi di logistica, informazione, consulenza, finanziaria, assistenza tecnica, che possono servire più anelli della catena). Servizi che sempre più tendono ad essere esternalizzati (vantaggi di competenze specifiche, economie di scala...).
Nello studio di una filiera, e in particolare del suo processo di internazionalizzazione, è molto importante considerare la natura delle relazioni che si instaurano fra i soggetti che la presiedono. Da queste relazioni dipende la competitività dell’intera filiera.
Le relazioni all’interno della filiera possono essere:
- Di Mercato → si risolvono con la transazione fra le parti che si confrontano in una contrattazione (il singolo scambio e la definizione del contratto relativo);
- Di Cooperazione → i soggetti instaurano una collaborazione con obiettivi condivisi e una relazione di una certa durata che comporta scambi ripetuti;
- Gerarchiche → un’impresa costituisce o acquisisce soggetti a monte o valle della filiera (unità di fornitura, di vendita, di produzione, di R&S, ecc.), saldando così due o più anelli della filiera;
- Di Forte dipendenza → vi è asimmetria dimensionale, di capacità finanziaria, di conoscenze e informazione fra i soggetti della filiera. Il più forte agisce come channel leader e quindi controlla l’altra azienda ma senza acquisirla (es: IKEA è un punto vendita che distribuisce i prodotti ma non li produce, quindi è un’impresa commerciale, una channel leader, che ha una forte dipendenza sulle imprese industriali che producono per lei).
Le relazioni delle Filiera sono:
- Verticali, con un soggetto che appartiene alla stessa filiera (ci si sposta verso l’alto o il basso nella filiera);
- Orizzontali, con soggetti di pari livello (concorrenti) che possono avere varia natura (di scambio, cooperazione, acquisizione,...) a livello nazionale e internazionale.
Il rapporto B2B indica tutte le transazioni effettuate in una catena di valore prima che il prodotto finito venga venduto al consumatore finale, sono quindi relazioni fra imprese. Il rapporto B2C indica invece il rapporto fra impresa (sia essa industriale o commerciale) e consumatore finale.
Le articolazioni della filiera
Le imprese che appartengono a una Filiera, che articola le sue fasi a livello internazionale, attivano varie forme di contatto e penetrazione dei mercati esteri che creano flussi di interscambio. L'internazionalizzazione dell’impresa può avvenire:
- Nella fase di Fornitura;
- Nella fase di Produzione;
- Nella fase di Vendita.
L’internazionalizzazione nella fase di fornitura può avvenire tramite:
- Import di fattori (materie prime, semilavorati, Know-How, lavoro e capitali);
- Cooperazione con fornitori (subfornitura) al fine di produrre un bene insieme;
- Investimenti nella produzione di fattori (integrazione verticale).
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